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domenica 31 gennaio 2010

Un geniale Principe maledetto


Trecentesimo anniversario della nascita di Raimondo Di Sangro, Principe di Sansevero - Prima parte

di Roberto Santucci

Un personaggio controverso, additato come stregone, pazzo sadico, vicino come pochi all’icona diabolica, temuto e maledetto dal popolo e dalla stessa aristocrazia conservatrice, ma in realtà uomo di vasta cultura, di illuminato intelletto e una sete di conoscenza infinita, geniale applicatore nella realtà di tutte le nozioni apprese.

Il principe Raimondo Di Sangro, VII Principe di Sansevero, nacque trecento anni fa, il 30 gennaio del 1710 a Torremaggiore, Foggia, ma divenne napoletano a tutti gli effetti, da quando a 20 anni andò ad abitare nel palazzo di famiglia, nei pressi di Piazza S.Domenico Maggiore, per non abbandonare mai più questa città.

La madre morì giovanissima, quando il piccolo aveva poco meno di un anno, ma il legame inconscio con l’impossibile ricordo di lei rimase forte; altrettanto importante fu la figura del padre che, pur avendo avuto una vita dissoluta tra amori, delitti e carcere, prese alla fine i voti e rinunciò a diventare Principe di Sansevero. Il vincolo, pur apparentemente senza basi, con i suoi genitori è talmente importante da ritrovarli, poi, rappresentati in due delle opere più importanti della Cappella di famiglia.

A 10 anni Raimondo fu preso in cura dal nonno Paolo (VI principe), che lo avviò agli studi e gli passò, alla sua morte, il titolo. Da subito si notò una grande passione per il sapere: retorica, filosofia, scienze, fisica, matematica, greco, latino, tutto era fonte di attrazione per la mente del giovane principe.

Preso possesso del Palazzo di famiglia a Napoli nel 1730, continuò i suoi studi e iniziò la strada della sperimentazione che gli portò tanta fama e diffidenza, entrando a far parte della Scuola Alchemica napoletana. Nel 1744 entrò a far parte della Massoneria, della quale scalò ben presto le gerarchie diventando Gran Maestro di tutte le Logge napoletane, cosa, questa, che ha dato la stura all’interpretazione in chiave simbolica del suo testamento spirituale, la Cappella.

Una svolta importante si ebbe nel 1751; quando Papa Benedetto XIV ordinò lo scioglimento delle logge, Carlo III non potè far altro che emettere un editto che bandiva la massoneria dal regno; Di Sangro fece una mossa, consegnare al Re la lista dei componenti le logge, che se da un lato salvò tutti i confratelli –il sovrano non ebbe il coraggio di punire buona parte dell’aristocrazia napoletana e li redarguì semplicemente– dall’altro lo fece diventare inviso alle alte sfere della massoneria italiana ed europea e ciò pesò negativamente dopo la sua morte, se è vero, come sembra, che i parenti distrussero buona parte dei documenti e studi riferibili alla massoneria, proprio per paura di rivalse nei loro confronti, facendoci perdere così importanti informazioni su eventuali invenzioni che avrebbero potuto anticipare di qualche secolo molte scoperte.

Nel suo palazzo il Principe Raimondo passava buona parte del tempo a fare esperimenti di ogni genere, solo ad ideare o proprio a mettere a punto le sue invenzioni, delle quali abbiamo notizia soprattutto tramite uno scritto da lui stesso redatto: la “Lettera Apologetica dell'Esercitato accademico della Crusca contenente la difesa del libro intitolato Lettere di una Peruana per rispetto alla supposizione de' Quipu scritta dalla Duchessa di S… e dalla medesima fatta pubblicare” , in cui descrive alcuni dei suoi progetti, non è dato sapere se tutti realizzati o meno.

Tra questi spiccano Il Palco Pieghevole, usato, sembra, durante una rappresentazione teatrale presso il collegio gesuitico in cui l’allora diciannovenne Raimondo studiava; il Cannone Leggero fabbricato utilizzando una lega metallica leggera al posto del pesante bronzo; un mantello “impermeabilizzato” regalato al re Carlo III; la Carrozza marittima –di cui esiste un disegno e una cronaca di “navigazione”– somigliante ad una carrozza normale ma con cavalli di sughero e, al posto della ruote, delle pale; la stampa a più colori realizzata con “una unica passata di torchio”, impensabile all’epoca.

Ma più interessanti furono i suoi studi nell’ambito delle scienze naturali e della chimica, come gli esperimenti sulla palingenesi, segretissimi e di cui, purtroppo, nessuna documentazione certa ci è pervenuta; sulla realizzazione di gemme artificiali in tutto e per tutto uguali a quelle originali; sulla pittura oloidrica, che riusciva a mantenere inalterata la brillantezza dei colori e utilizzata per la realizzazione degli affreschi della Cappella, ancora perfettamente limpidi e vivi dopo centinaia d’anni e nessun restauro; sui marmi alchemici, marmi e stucchi sintetici o anche sistemi di marmorizzazione, di cui sono rimaste testimonianze, ancora nella Cappella, sia in parte del pavimento dove esistono tracce di un cordone marmoreo ininterrotto, sia, come pare ormai assodato, nella sublime opera del Cristo Velato (e probabilmente anche nelle altre due opere più famose, la Pudicizia e il Disinganno).

Da due sue lettere ci si può rendere conto di quanto le conoscenze del Di Sangro fossero molto più avanzate di quelle dei suoi contemporanei.
In una, illustra le cure prestate ad un paziente –pare fosse uno zio– affetto da un male allora sconosciuto ai medici, il carcinoma allo stomaco. Il Principe racconta di aver utilizzato un estratto di pervinca, descrivendo poi come il paziente reagisse alla terapia perdendo i capelli; ricordiamo che le attuali cure oncologiche prevedono somministrazioni di sostanze derivanti dalla vinca rosea, la vinblastina e la vincristina.
Nella seconda, racconta di aver scoperto che un minerale “cristallino e luminescente al buio” datogli in dono dal Re di Prussia, opportunamente ripulito, provocava la morte di alcune farfalle esposte a queste pietre, ma sperimentò che frapponendo una lastra di piombo gli insetti restavano in vita; chiamò ciò che proveniva da quel minerale il “raggio-attivo”. Solo 150 anni più tardi, i coniugi Curie avrebbero isolato il Radio e scoperto la radioattività utilizzando materiale grezzo estratto in Boemia.

E’ chiaro che tutte queste invenzioni e sperimentazioni, siano esse reali o no –del resto ne abbiamo notizia solo da suoi scritti–, sono di una modernità sconvolgente e nella Napoli del settecento potevano spaventare, non solo il popolo ma soprattutto l’aristocrazia del tempo.
Raimondo di Sangro discendeva per parte di madre da una famiglia di intellettuali, mecenati di Vico e Solimena e da parte di padre da una delle famiglie più potenti del tempo, ricca di condottieri dell’esercito spagnolo e con il nonno Paolo nominato Grande di Spagna di Prima Categoria, titolo estensibile a tutti i discendenti maschi.
Queste radici, da un lato, lo portarono ad approfondire tutta la cultura, anche quella di autori come Bayle, Shaftesbury, Collins, che esaltavano la tolleranza religiosa e la libertà di pensiero, o a dedicare la sua attenzione alle idee illuministe sul superamento dei dogmi nel campo della religione, della filosofia, della scienza, dall’altro lo ponevano, suo malgrado, tra quella élite nobiliare che faceva della vita di corte e dei privilegi feudali l’argomento principale delle proprie conversazioni.

Qui nasce la rottura, un Principe troppo vicino alla borghesia o ai liberi pensatori creava malumore e discredito presso gli aristocratici dell’epoca, da parte del Di Sangro c’era, invece, la ferma intenzione di considerare nobili l’ingegno, la virtù ed l’onestà, uniamo a ciò la grande voglia di stupire i suoi contemporanei, alimentando la sua fama di essere diabolico invece di smentirla e la messa all’indice diventa cosa facile, oltre che opportuna.
Pochissime prove concrete delle sue scoperte e delle sue invenzioni ci sono giunte: accortezza del Principe che non vi fossero tracce a smentire la sua fama di anima nera, o furono davvero i parenti a distruggere tutto dopo la sua morte? L’ennesimo mistero che Raimondo Di Sangro si è portato nella tomba.

Anche intorno alla sua morte, o meglio, ciò che successe dopo di essa vi è una leggenda in linea con la sua aura maledetta e diabolica.
Si narra che il Principe, vista vicina la sua fine, diede mandato che dopo di essa, il suo corpo fosse tagliato a pezzi e chiuso in una cassa, probabilmente insieme con una pozione da lui inventata, che si sarebbe dovuta aprire solo dopo un preciso lasso temporale, in modo che lui ne uscisse di nuovo vivo; così fu fatto, ma la sua famiglia trovò la cassa troppo presto e l’aprì credendo di trovarci chissà quali tesori, ne uscì il corpo del defunto ancora in via di “composizione”, che guardò gli astanti con occhi atterriti e si disfece in un urlo agghiacciante.

Solo una leggenda, ovviamente, mentre ben reale fu il suo testamento, in cui lasciò precise indicazioni agli eredi, di non modificare alcunché all’interno della Cappella gentilizia.
Questo ci porta a quella che è, in pratica, la sua opera più grande, il suo “progetto iconografico” cui dedicò buona parte della sua vita e tutti i suoi averi e che ha voluto preservare, nella sua interezza, ai posteri...

(continua)

venerdì 29 gennaio 2010

Il misterioso Tempio Massonico del Parco di Villa Finzi a Milano


Un tempio massonico, sotterraneo, piccolo gioiello del Neoclassicismo lombardo, edificato nell’Ottocento dalla famiglia Batthyany e poi abbandonato nell’incuria e nel degrado.
L’ultima trincea per difendere la Milano dell’arte passa da qui: Parco di Villa Finzi, quartiere di Gorla, a pochi passi da viale Monza.
Sopra una collina, all’interno di una cavità artificiale, si nasconde il Tempio della Notte, unico esempio a Milano di architettura massonica ipogea. Per la prima volta, il tempio è stato aperto al pubblico in occasione del Solstizio d’Inverno.
L’iniziativa, promossa da Legambiente e dalla Scam (Associazione Speleologia Cavità Artificiali Milano) rientra nell’ambito della campagna «Salva l’arte» per il recupero e la valorizzazione dei beni artistici minori, poco conosciuti e per questo dimenticati.
Come il Tempio della Notte, ridotto a discarica e rifugio per drogati, senza che nessuno ne sapesse l’esistenza. Fino a quando, lo scorso settembre, Legambiente e la Scam non hanno smurato un ingresso al tempio, e con il contributo dei volontari e delle autorità locali coinvolte nella campagna «Puliamo il mondo», lo hanno in gran parte ripulito.
«L’obiettivo è di continuare il lavoro di recupero, inserendo un programma di visite periodiche – spiega Franco Beccari, responsabile di Legambiente Milano –. Faremo una proposta al Comune per la valorizzazione di questo luogo, che è unico nel suo genere e per questo va tutelato».
A pianta circolare, il tempio ha una struttura a doppia parete e copertura a cupola, comunicante con l’esterno attraverso un oculo sommitale dal quale proviene la luce. Alla muratura interna sono addossate otto colonne in marmo bianco con capitelli di ordine corinzio. Il primo avvistamento risale al 2005, quando lo speleologo Andrea Thum della Scam notò nel Parco di Villa Finzi un’apertura circolare coperta da una grata. Sopraluoghi successivi portarono alla luce una grotta, fatta di mattoni e blocchi di conglomerato, che conduceva a un tempio sotterraneo.
Da fonti storiche risulta che la grotta e il tempio furono edificati per volere del conte Antonio Giuseppe Batthyany che acquistò la proprietà nel 1829. Alla famiglia Batthyany si deve l’impianto neoclassico della villa, il giardino paesaggistico, il lago, la grotta e, all’interno di una cavità artificiale un tempo utilizzata come ghiacciaia, la costruzione del Tempio della notte. «La struttura rientra in un complesso progetto architettonico, astronomico e simbolico legato alla massoneria e alla moda del giardino all’inglese del XIX secolo» spiega Claudia Ninni, architetto e socia della Scam, che sottolinea come la scelta di aprire il tempio domani, 20 dicembre, giorno del Solstizio d’Inverno, risponda a una logica precisa: «Secondo i nostri studi, durante i solstizi la luce filtra dalla cupola in modo particolare, tale da illuminare una delle nicchie del tempio». Oggi le nicchie sono vuote, ma all’epoca dovevano ospitare delle statue, o essere deputate a qualche rito propiziatorio.


( tratto da Il Giornale)

160a Tornata di Loggia - Venerdì 5 Febbraio 2010


Carissimo Signore e Fratello,

Sei cordialmente Invitato a Partecipare alla 160a Tornata di questa Loggia che si Terrà presso il Tempio n ° 4 della Casa dei Liberi Muratori di Piazza Indipendenza 1 a Cagliari, il prossimo Venerdì 5 Febbraio 2010, alle ore 19,45 per le ore 20.15.

Durante questa Tornata verrà data lettura della Quinta Sezione della Seconda lezione Emulation..

Scarica l'Agenda dei Lavori dall'area Riservata.

Su comando del Maestro Venerabile.

Sinceramente e Fraternamente

Ven. Fr. G.M., Segretario

giovedì 28 gennaio 2010

Cagliari 30 gennaio 2010 - Giornata della Memoria


Giornata della Memoria. Celebrazioni del Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili della Sardegna con il Gran Segretario del Grande Oriente d'Itali, Fr. Giuseppe Abramo.

Le vittime del nazismo, del fascismo, dell'Olocausto e quanti hanno protetto i perseguitati a rischio della propria vita saranno ricordati dalla Massoneria Sarda il 30 Gennaio 2010 con una Giornata della Memoria nella casa massonica cagliaritana a Palazzo Sanjust (Piazza Indipendenza 1).

L'appuntamento è fissato alle ore 16 con una conferenza del Gran Segretario del Grande Oriente d'Italia, il Fr. Giuseppe Abramo, su "Le origini dell'antisemitismo".

Seguirà la proiezione del film "Memoria. I sopravissuti raccontano" del regista Ruggero Gabbai.

L'ingresso è libero.

Scarica il programma della manifestazione


"Istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti" pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000.

Art. 1.
1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Art. 2.
1. In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinchè simili eventi non possano mai più accadere.

Legge 20 luglio 2000, n. 211

ERASMO NOTIZIE


E' online l'ultimo numero di ERASMO NOTIZIE, il Bollettino d'informazione del Grande Oriente d'Italia.

(Leggi la versione in pdf)

mercoledì 27 gennaio 2010

PER NON DIMENTICARE


La Giornata della Memoria è stata istituita per non dimenticare, per mantenere vivo il ricordo della tragedia immane vissuta dal Popolo Ebraico: l'evento più tragico e insensato della nostra storia.

Il genere umano, per colpa della follia nazista, è precipitato in un dramma indicibile, colpendo la dignità ed il rispetto dovuti ad ogni Uomo.
Per questo è nostro dovere ricordare: per ribadire e diffondere la verità su quanto accaduto. Troppe voci tentano di negare, per pura sete di protagonismo e in perfetta malafede, i fatti di quei tragici tempi, o perlomeno di ridurne i numeri: come se uccidere un solo essere umano per la sua diversità “razziale” fosse peccato minore.

E' nostro dovere ricordare perché è dalla memoria che trae nuova vita la nostra stessa libertà.

Ed è nostro dovere educare le giovani generazioni al rispetto delle diversità, all'amore per la uguaglianza, alla fratellanza, alla solidarietà; dobbiamo chiamare i giovani alla partecipazione, contro ogni odio, affinché mai più nessuno possa dire “io non sapevo”.

La Libera Muratoria, da secoli, propugna questi principi e opera affinché questi siano patrimonio di tutti, perché non si può parlare di diritti e di uguaglianza se non c'è condivisione.

Come scrisse il nostro Fratello Rudjard Kipling in una pagina memorabile, nei nostri Templi siedono l'uno affianco all'altro Fratelli portatori di filosofie, religioni, esperienze diverse: per Lavorare, tutti insieme ma ognuno a partire dalla propria diversità, alla costruzione del bene comune. Perché ciò che rende gli Uomini liberi è proprio la possibilità di vivere secondo le proprie convinzioni.

Il Gran Maestro
Gustavo Raffi

venerdì 22 gennaio 2010

Christian Jacq, Il messaggio dei costruttori di cattedrali.


Le cattedrali medievali sparse per l'Europa sono uno dei tesori più preziosi che i nostri antenati ci abbiano lasciato in eredità. Anche l'osservatore meno attento prova un'intensa emozione quando si trova di fronte a una di esse. Facciate, campanili, sculture, capitelli, vetrate, chiostri testimoniano di un'epoca nella quale l'uomo raggiunse uno dei punti più alti della sua parabola.
Della loro costruzione conosciamo in genere molti dettagli, e così delle successive vicende di cui sono state protagoniste. Eppure, scrive Christian Jacq, conosciamo poco il loro significato più autentico. Il nostro tempo dominato dal razionalismo e dall'individualismo confina questi capolavori in una dimensione esclusivamente artistica e storica. Eppure essi parlano all'uomo a un livello assai più profondo perché racchiudono misteri e contengono simboli legati all'essenza stessa della vita spirituale. Le cattedrali gotiche sono scrigni di Saggezza, centri di quel sapere che va oltre i credo e le tradizioni e che appartiene a tutto il genere umano. Oscurato dalla civiltà greco-romana, questo patrimonio oggi negletto esprime la straordinaria ricchezza esoterica dell'Occidente, che trae la propria linfa dalle culture del bacino del Mediterraneo, in primo luogo dall' Egitto dei Faraoni.
Ma chi furono allora i costruttori delle cattedrali? Geniali artisti, abili capimastro, eccellenti artigiani? Oppure soprattutto i depositari di una sapienza antica espressa in simboli capaci di attraversare i secoli e le culture, per parlare di Dio a ogni uomo e portare a tutti la Conoscenza?

Christian Jacq è nato a Parigi nel 1947. Egittologo, scrittore di fama mondiale, è autore di numerosi romanzi e saggi dedicati all'antico Egitto, tra i quali i cinque volumi della «saga di Ramses». Tra le sue opere più recenti ricordiamo i quattro volumi del «romanzo di Mozart». Da molti anni, insieme alla moglie e a un gruppo di collaboratori, cura e incrementa un archivio fotografico dell'Egitto per la tutela dei siti archeologici in pericolo.

Le cattedrali medievali sparse per l'Europa sono uno dei tesori più preziosi che i nostri antenati ci abbiano lasciato in eredità.

Anche l'osservatore meno attento prova un'intensa emozione quando si trova di fronte a una di esse. Facciate, campanili, sculture, capitelli, vetrate, chiostri testimoniano di un'epoca nella quale l'uomo raggiunse uno dei punti più alti della sua parabola.

Della loro costruzione conosciamo in genere molti dettagli, e così delle successive vicende di cui sono state protagoniste. Eppure, scrive Christian Jacq, conosciamo poco il loro significato più autentico.

Il nostro tempo dominato dal razionalismo e dall'individualismo confina questi capolavori in una dimensione esclusivamente artistica e storica. Eppure essi parlano all'uomo a un livello assai più profondo perché racchiudono misteri e contengono simboli legati all'essenza stessa della vita spirituale. Le cattedrali gotiche sono scrigni di Saggezza, centri di quel sapere che va oltre i credo e le tradizioni e che appartiene a tutto il genere umano. Oscurato dalla civiltà greco-romana, questo patrimonio oggi negletto esprime la straordinaria ricchezza esoterica dell'Occidente, che trae la propria linfa dalle culture del bacino del Mediterraneo, in primo luogo dall' Egitto dei Faraoni.

Ma chi furono allora i costruttori delle cattedrali? Geniali artisti, abili capimastro, eccellenti artigiani? Oppure soprattutto i depositari di una sapienza antica espressa in simboli capaci di attraversare i secoli e le culture, per parlare di Dio a ogni uomo e portare a tutti la Conoscenza?

Christian Jacq è nato a Parigi nel 1947. Egittologo, scrittore di fama mondiale, è autore di numerosi romanzi e saggi dedicati all'antico Egitto, tra i quali i cinque volumi della «saga di Ramses». Tra le sue opere più recenti ricordiamo i quattro volumi del «romanzo di Mozart». Da molti anni, insieme alla moglie e a un gruppo di collaboratori, cura e incrementa un archivio fotografico dell'Egitto per la tutela dei siti archeologici in pericolo.

Il Gran Maestro esorta i fratelli del Grande Oriente d'Italia a sostenere il popolo haitiano vittima di questa immane tragedia.



Il Grande Oriente d'Italia, fedele al principio massonico della solidarietà umana, si mobilita a favore della popolazione haitiana sconvolta dal tremendo terremoto avvenuto nei giorni scorsi.

Il Gran Maestro Gustavo Raffi ha esortato tutti i fratelli dell'Obbedienza affinché l'affermazione di «lavorare per il bene dell'umanità» si materializzi portando un concreto aiuto a coloro che soffrono in quel martoriato paese.

Gli aiuti raccolti saranno probabilmente destinati all'organizzazione umanitaria "Medici senza frontiere", premio Nobel per la pace nel 1999, che fin dalle prime ore del disastro sta lavorando per portare i primi soccorsi, senza escludere la possibilità di aiutare anche altre organizzazioni eventualmente segnalate e che diano garanzia di efficienza e onestà.

Per maggiori informazioni Vi invitiamo a leggere il comunicato trasmesso dal Gran Maestro a tutti i Venerabili e ai Presidenti dei Collegi Circoscrizionali.

Leggi il comunicato del Gran Maestro

giovedì 21 gennaio 2010

159a Tornata di questa Loggia - 29 Gennaio 2010


Carissimo Signore e Fratello,

Sei cordialmente invitato a partecipare alla 159a Tornata di questa Loggia che si Terrà presso il Tempio n ° 4 della Casa dei Liberi Muratori di Piazza Indipendenza 1 a Cagliari, il prossimo Venerdì 29 Gennaio 2010, alle ore 19,45 per le ore 20.15.

Durante questa Tornata verrà data lettura della sesta Sezione della Prima lezione Emulation..

Scarica l'Agenda dei Lavori dall'area Riservata.

Su comando del Maestro Venerabile.

Sinceramente e Fraternamente

Ven. Fr. G.M., Segretario

sabato 16 gennaio 2010

Terremoto ad Haiti


Cari Amici e Fratelli,

siamo tutti profondamente rattristati dalla catastrofe che ha colpito Haiti questa settimana e preoccupati per coloro che vivono lì o si trovavano lì in viaggio.

Abbiamo pensato di condividere con voi questa lista di organizzazioni attualmente attive nel portare soccorso e aiuto, incoraggiandovi a dare un contributo.

Grazie.
I Fratelli della Loggia Heredom


Croce Rossa Italiana – www.cri.it

Medici Senza Frontiere – www.medicisenzafrontiere.it

Agire – www.agire.it

Unicef – www.unicef.it

Caritas – www.caritasitaliana.it

WPF – www.wfp.org/it


Questa lista è stata fornita unicamenyte per servire la nostra community.
La Loggia Heredom non ha alcun legame con le organizzazioni listate.

158a Tornata di Loggia - 22 Gennaio 2010


Carissimo Signore e Fratello,

Sei cordialmente Invitato a Partecipare alla 158a Tornata di questa Loggia che si Terrà presso il Tempio n ° 4 della Casa dei Liberi Muratori di Piazza Indipendenza 1 a Cagliari, il prossimo Venerdì 22 Gennaio 2010, alle ore 19,45 per le ore 20.15.

Durante questa Tornata Verrà celebrata la Cerimonia di Passaggio al Grado di Compagno di Mestiere del Fr. M. M.

Scarica l'Agenda dei Lavori dall'area Riservata del nostro Sito Ufficiale www.heredom1224.it.

Su comando del Maestro Venerabile.

Sinceramente e Fraternamente

Ven. Fr. G.M., Segretario

giovedì 14 gennaio 2010

13 Gennaio 1930: la prima striscia di “Topolino”

fantasia6Quando era ancora la carta stampata (e non la televisione) a decretare la fama di un personaggio, il signor Mickey Mouse viene consacrato definitivamente come “vip” il 13 Gennaio 1930, quando sui giornali americani appare la sua prima striscia a fumetti. Era appunto la consacrazione di un successo nato, non senza traversie, nelle sale cinematografiche due anni prima, quando il pubblico aveva conosciuto per la prima volta il personaggio ideato da uno squattrinato Walt Disney e da Ub Iwerks, l’unico collaboratore che gli era rimasto fedele, dopo il tracollo della sua casa di produzione e dopo che l’Universal gli aveva praticamente strappato sia la sua prima serie di successo a cartoni animanti, “Osvaldo il Coniglio”, sia il suo intero staff creativo.

cartoni_animati_7La perdita di Osvaldo il Coniglio, fu ampiamente ripagata dal successo di Mickey il Topo, conosciuto poi in Italia semplicemente come Topolino.
C’è da dire che l’infanzia americana di Mickey Mouse fu molto più scapestrata del Topolino, uomo di legge (investigatore privato) e cittadino modello, che hanno conosciuto i ragazzini italiani.

Le prime striscie a fumetti di Mickey Mouse pubblicate in America descrivevano infatti un topo sbruffone, un tipico monellaccio di una città di provincia.

Come aspetto e come comportamento l’originale creatura di Walt Disney si rifaceva infatti ad un altro personaggio a fumetti, in voga negli anni Venti-Trenta, ovvero Felix il Gatto (anche lui con il corpo nero e grandi occhi bianchi) contraddistinto anch’esso da un carattere comico surreale con un pizzico di cattiveria.

MonelloLa trasformazione di Mickey Mouse da topo scapestrato in cittadino modello avvenne due anni dopo, nel 1932, ad opera di un nuovo cartoonist Floyd Gottfredson che aveva affiancato Disney prendendo il posto del suo primo socio Iwerks che nel frattempo se n’era andato (per un’offerta economica molto più alta che gli aveva fatto la concorrenza, offerta di cui in seguito si pentì tornando da Disney che lo riassunse come dipendente nel settore degli effetti speciali).

Fu comunque proprio Gottfredson a trasformare il Mickey Mouse monello scansafatiche nell’infallibile e perspicace detective, pronto a battersi contro contrabbandieri e gangster (Topolino giornalista, 1935), contro finti fantasmi (Topolino nella Casa dei Fantasmi, 1936) e contro pirati (Topolino e il terribile S, terrore dei sette mari, 1935).

Oltre che dalla eterna fidanzata Minnie (al suo fianco fin dai primi cortometraggi), Topolino viene affiancato in seguito da diversi altri nuovi amici e nuovi nemici: fra i primi compaiono il fedele cane Pluto e l’inseparabile aiutante e compagno di avventure Pippo (ma al suo fianco compariranno anche Paperino, Orazio e Musone); mentre fra i “cattivi” prendono sempre più spessore antagonisti come il gatto Pietro Gambadilegno, il Professor Enigm, Macchia Nera e il pirata Orango.

Finti FantasmiQuando scoppierà la seconda guerra mondiale, Topolino farà il suo dovere, combattendo i nazisti e le loro spie nei fumetti pubblicati sui giornali americani per tutto il periodo bellico. E quando i personaggi terrestri non basteranno più, Topolino incontrerà anche un nuovo amico alieno, Eta Beta, conosciuto in una grotta, con il quale darà vita ad un nuovo ciclo di avventure (una specie di X Files a fumetti, ante litteram) fino al 1954.

In Italia Topolino compare in alcuni strisce quotidiane sui giornali già nel 1930. Ma il primo vero e proprio giornalino di Topolino viene pubblicato dall’editore Nerbini il 31 Dicembre 1932.

Non c’erano allora le classiche “nuvolette” dei fumetti di oggi. Ogni tavola era sottoscritta con didascalie in rima, Striscie Topolino Italiarealizzate dapprima da Giove Toppi, poi da Paolo Lorenzini (detto Collo di Nipote, in quanto nipote di Carlo Collodi, il creatore di Pinocchio). Un particolare curioso, probabilmente proprio per esigenze di rima, nelle prime strisce italiane di Topolino (edite da Salani) il suo stralunato assistente viene chiamato Medoro. Ma in seguito (per sua fortuna!) verrà definitivamente battezzato Pippo.

Per una contesa sui diritti, per qualche numero della rivista anche Topolino dovette comunque cambiare nome in Topo Lino.

Nell’Agosto del 1935 i fumetti di Topolino passarono dalla Nerbini alla Mondadori. Allo scoppio della guerra, Topolino fu l’unico personaggio a fumetti americano che ottenne dalla censura fascista il permesso di essere pubblicato in Italia, Topolino Gambadilegnoalmeno fino al 1942 (pare che piacesse molto ai figli del Duce). Dal 27 Gennaio di quell’anno anche Topolino dovette però subire una forzata “italianizzazione”, sostituito da Tuffolino, un ragazzetto con le stesse caratteristiche fisiche disegnato da Pierlorenzo De Vita.

Topolino e tutti gli altri personaggi di Topolonia (e della città gemella Paperopoli, dove abitano i “cugini” paperi dello stesso Topolino: Paperino, Paperina, Qui, Quo, Qua, Archimede, Paperon de Paperoni, ecc.) torneranno in edicola subito dopo la guerra, e continueranno puntualmente ad uscire fino a tutt’oggi, per circa 3000 numeri.

Oltre alle storie di provenienza americana, diventeranno sempre più frequenti le storie di Topolino inventate in Italia e diffuse poi in tutte le sue edizioni mondiali. Celebri soprattutto le grandi parodie a fumetti dei classici (“L’Inferno di Topolino”, tratto dalla Divina Commedia, ha fatto più volte il giro del mondo. Solo in Italia è stato ristampato ben 11 volte).

walt e TopolinoAlcune curiosità su Walt Disney e Topolino. Disney è stato l’inventore di Topolino, ma non l’ha mai disegnato. Fin dalle prime storie Disney è stato l’autore delle storie e dei testi, mentre i disegni erano fatti da altri (la “prima matita” a dar vita a Topolino fu come si è detto quella di Ub Iwerks).

Di Disney fu anche per molto tempo la voce di Topolino. Venne fatta a suo tempo una minuziosa ricerca fra i vari attori di Hollywood per trovare una voce adatta. Ma nessuno convinceva Disney, che alla fine volle doppiare da sé il suo personaggio.

Infine una nota esoterica sullo stesso Disney ed i suoi cartoni animati. Il creatore di Topolino e di tanti altri celebri personaggi a cartoni animati ed a fumetti era, come è noto, un convinto massone (come molti suoi collaboratori).

Un po’ come faceva Alfred Hitchcock che si divertiva ad apparire nei suoi film fra le comparse o in piccole scene secondarie, anche Walt Disney pare si sia divertito a disseminare simboli massonici in diverse tavole a fumetti di Topolino e Paperino (fortemente allusivo alla massoneria è ad esempio il personaggio di Archimede Pitagorico) ed i diverse sequenze dei suoi film animati. topomasUna tradizione che pare sia continuata anche dopo la morte dello stesso Walt Disney, fino agli ultimi cartoons prodotti dalla società che porta ancora il suo nome.

I nomi di Topolino nel mondo: in Cina si chiama Miqi Laoshu, in Finlandia Mikki Hiiri, in Indonesia Miki Tikus, in Polinia Myszka Miki, in Spagna Raton Mickey, in Svezia Musse Pigg, in Turchia Miki Fare, mentre il suo nome in esperanto, al lingua universale, sarebbe Micjo Muso.

lunedì 11 gennaio 2010

Sindone: quel che la storia non dice


Il matematico Bruno Barberis: l'enigma può essere risolto soltanto dalla scienza
di MARIO BAUDINO (www.lastampa.it)

L’ultima parola sulla Sindone difficilmente arriverà dagli storici. È agli scienziati che bisogna rivolgersi. Il professor Bruno Barberis, matematico di formazione e presidente del Centro internazionale di Sindonologia, su questo punto ha davvero pochi dubbi. Oggi si tiene in città un convegno dedicato al Sacro Lino; sarà l’occasione per presentare un’ambiziosa opera della Utet, ma anche per fare il punto sulla polemiche che nell’attesa della solenne ostensione, dal 10 aprile al 23 maggio, hanno diviso il mondo degli studiosi. Da una parte il Cicap ha dato rilievo a un esperimento del professor Luigi Garlaschelli, che è riuscito a riprodurre una Sindone usando tecniche accessibili nel Medioevo; dall’altra una studiosa vaticana, Barbara Frale, ha sostenuto in La Sindone di Gesù Nazareno (Il Mulino) che è possibile ricostruire la storia del lenzuolo fino al primo secolo.

Studiando una serie di scritte che nuovi procedimenti molto sofisticati riescono a evidenziare dalle antiche lastre fotografiche realizzate nell’Ottocento, la ricercatrice è arrivata all’affascinante conclusione che sarebbe rimasto sul retro lo stesso nome «Gesù Nazareno», quasi un verbale di sepoltura. Ma si sono levate molte critiche, soprattutto in campo cattolico. Sempre a Torino il settimanale diocesano La voce del popolo ne ha contestato la credibilità. E lo stesso Barberis ha molti dubbi. «Il problema è se queste scritte esistano realmente. Le ricerche sono state condotte su lastre del 1831, che per le loro caratteristiche rafforzavano il contrasto, dando immagini straordinariamente nitide, ma perdendo i grigi. Di qui il fortissimo rischio di leggere anche quello che non c’è».

Il Centro di Sindonologia, nato nell’ambito della Confraternita del Santissimo Sudario, non è solo composto da cattolici. Ci sono studiosi di varia estrazione. Barberis è un appassionato, da vent’anni si dedica all’argomento, e non è certo uno scettico. Ma si concede una battuta, molto torinese: «Sulla Sindone è stato trovato di tutto. Andiamoci piano, non è mica il Balon». Però val la pena di approfondire? «Senz’altro. Dovranno esserci nuovi esami, dopo quello del 1988 per la datazione col carbonio 14», che dava al Lino una data di nascita non anteriore al Medioevo (tra il 1260 e il 1390, cioè proprio il periodo a partire dal quale esistono documenti storici inoppugnabili) ed è stato anch’esso molto discusso e contestato. «Ora bisognerà studiare il problema delle scritte, e non solo. Confido che la Chiesa accoglierà le molte richieste che le sono giunte. Anche perché sul retro del lenzuolo non c’è proprio nulla, solo macchie di sangue. Non è neanche passata l’immagine del corpo, che è sottilissima e, ormai ne siamo certi, non è opera di un pittore».

Il professor Garlaschelli, e altri prima di lui a cominciare dall’antropologo Vittorio Pesce Delfino, hanno però creato sindoni «sperimentali»; e d’altra parte è evidente che un corpo avvolto in un lenzuolo non può lasciare un’impronta del genere. «In realtà - risponde Barberis - non sono esattamente eguali al Sudario di Torino. Non ne hanno tutte le caratteristiche chimiche e organiche». La Sindone resta qualcosa di unico, oggetto di una devozione antica ed enorme, almeno da quando comparve nella chiesa di Lirey, prima del 1543, per poi passare nella mani dei Savoia. «E questo basta ampiamente per un’ostensione, cioè per proporla ai fedeli come immagine della passione di Cristo», osserva Barberis. Non per trovare una «prova» storica dei Vangeli, anche se le coincidenze sono impressionanti. Dalle analisi, dice il matematico-sindonologo, è emerso chiaro che è rimasta intorno a un corpo umano per soli due giorni. Il sangue rimasto tra le fibre, inoltre, è in parte sgorgato da qualcuno che era ancora vivo, in parte da un cadavere.

È vero, impressionante è la parola giusta. Tanto che viene da chiedersi se non possa essere altrettanto plausibile il procedimento inverso: ossia che il Vangelo, la cui storicità è quantomeno discussa, sia servito da «manuale». Le crociate sono costellate di episodi feroci: perché qualcuno non potrebbe aver replicato, nei dettagli, la crocifissione? «Perché avrebbe dovuto avere a disposizione conoscenze e tecniche che a distanza di quasi un millennio non siamo in grado di riprodurre. E poi c’è la traccia, questa sì evidente, di un moneta romana sull’occhio. In epoca medioevale sarebbe poco plausibile». Il sospetto sulla Sindone non è recente. Quando era nella cappella di Lirey, il vescovo di Troyes, Pierre d’Arcis, preparò una lettera al Papa (ne possediamo la minuta, come scrivono Barberis e Gian Maria Zaccone nel libro della Utet) sostenendo che era un falso, già smascherato dal suo predecessore. Dopo l’incendio della cappella di Chambéry, Giovanni Calvino, il riformatore di Ginevra, commentò sprezzante che era andata bruciata, ma ne era stata subito realizzata un’altra, anche se il colore era così fresco che lo avrebbe capito chiunque.

Ora la nuova teoria storica riporta la Sindone al sepolcro di Cristo, per il tramite dell’impero bizantino, dove già la si venerava, e dei Templari. Tutto ciò è molto suggestivo. Ma Barberis chiude le porte agli «opposti fondamentalismi». I documenti, conclude, non consentono di tracciare un percorso dal primo secolo a oggi. «Forzare i pochi dati che abbiamo è fare un cattivo servizio. Le ipotesi pre-medievali sono più d’una; ma temo rimarranno tali per quanti documenti si possano trovare».

La Sindone tra sacro e profano


La prossima ostensione nel duomo di Torino della Sindone - il Sacro lino sarà mostrato ai fedeli dal 10 al 23 maggio - ha focalizzato l'interesse su questo oggetto di culto, attorno al quale c'è ancora tanto mistero. Il mistero, come ci insegnano i film di Indiana Jones e i libri di Dan Brown, è una delle componenti di un successo commerciale sicuro. Ma in Italia attorno alla Sindone non si sta verificando una speculazione commerciale, quanto un dibattito scientifico aperto da una storica e archivista presso la Biblioteca Vaticana. Parliamo di Barbara Frale, autrice del recente "La Sindone di Gesù Nazareno" e un anno fa de "I templari e la Sindone di Cristo", entrambi editi dal Mulino. Di quest'ultimo volume ci eravamo già occupati sul nostro blog.

Se con il precedente studio Barbara Frale aveva voluto dimostrare che la Sindone di Cristo era l'oggetto misterioso venerato dai Cavalieri Templari, nel suo nuovo libro avanza una tesi ancora più audace: che cioé sul Sacro lenzuolo sarebbero rimaste le parole Gesù Nazareno e altri segni comprovanti che risalirebbe al primo secolo.

Una tesi audace dalla quale hanno preso le distanze per primi i più eminenti studiosi cattolici della materia. In primis, Bruno Barberis che l'8 gennaio è stato intervistato dal nostro Antonio Carioti e oggi da Mario Baudino della "Stampa". Per Barberis, che è matematico e presidente del Centro internazionale di Sindonologia, il mistero della Sindone potrebbe essere svelato dalla scienza e non dalla storia. Sono gli scienziati infatti a eseguire le prove al cardonio 14 (una di queste condotta nel 1988 "provava" che il tessuto della Sindone non poteva essere anteriore a epoca medioevale, tra il 1260 e il 1390, cioè proprio il periodo, scrive Baudino, "a partire dal quale esistono documenti storici inoppugnabili"). Le ricerche condotte dalla Frale sarebbero basate su lastre del 1931 che sarebbero facilmente manipolabili.

Una cosa sono le prove, un'altra le coincidenze. E queste vengono sottolienate dallo stesso Barberis: la presenza del segno di una moneta romana su un occhio dell'immagine di Gesù, o il fatto che il corpo che ha lasciato il segno rimase avvolto dal telo per soli due giorni, oppure che il sangue trovato tra le fibre sia sgorgato da un corpo prima vivo e poi morto.

Come si faccia a stabilire con certezza queste cose io non lo so, certo se ne discuterà molto oggi alle 18 nell'Auditorium della Chiesa del Sacro Volto a Torino durante la presentazione del volume a diffusione limitata con 1649 scatti edito dalla Utet, "Sindone". Non crediamo che Barbara Frale sia stata invitata, ma sarà lei la tacita protagonista dell'incontro. La studiosa si è difesa citando le analisi effettuate nel 1998 da due fisici francesi dell'Istituto d'Orsay che avrebbero individuato i cartigli di papiro con le famose scritte.

Attendiamo nuovi capitoli di quest'avvincente discussione cominciata nel tardo Medioevo uando il vescovo di Troyes, Pierre d'Arcis, scrisse al papa dixcendo che il telo custodito nella cappella di Lirey era un evidente falso. Secondo il riformatore Giovanni Calvino, poi, il Sacro lino sarebbe andato distrutto nell'incendio della cappella di Chambéry e subito riprodotto. Insomma, stando alle parole di Calvino, la Sindone sarebbe il falso di un falso.

Comprensibile su questo terreno la cautela con cui si muovono gli studiosi cattolici più accreditati.

di Dino Messina (http://lanostrastoria.corriere.it)

Gran Loggia 2010 - Rimini 26/28 Marzo 2010


L'Ill.mo e Ven.mo Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, il Fr. Gustavo Raffi, con il Decreto Magistrale n° 38/GR del 23 Dicembre 2009, ha convocato la Gran Loggia, in sessione ordinaria, per i giorni 26, 27 e 28 Marzo 2010 a Rimini, presso il Palazzo dei Congressi - Via della Fiera 52.

"Scienza e etica: un dialogo per la vita"


Pisa, 30 gennaio 2010 - "Scienza e etica: un dialogo per la vita".

Convegno nazionale del Collegio Circoscrinale dei Maestri Venerabili della Toscana con massimi esponenti del mondo della cultura e dell'opinione.


Il Collegio Toscano organizza a Pisa per il 30 gennaio una Tavola Rotonda su "Scienza e Etica: un dialogo per la vita".
L'appuntamento è nell'Aula Magna nuova dell'Università di Pisa, a Palazzo della Sapienza (Via Curtatone e Montanara) alle ore 16,30. Dopo il saluto di Marco Pasquali, Rettore dell'Università di Pisa, intervengono: Antonio Baldassarre, Vito Mancuso, Giorgio Israel, Mauro Barni e Ignazio Marino.
Il Gran Maestro Gustavo Raffi chiude i lavori moderati dal presidente circoscrizionale della Toscana, Stefano Bisi.

Al termine è prevista una cena (ore 20,30) al Grand Hotel Duomo, in Via Santa Maria 94.
Info e prenotazioni per la cena (entro il 10 gennaio): 333 1504933 oppure 050 564167.

Altre informazioni: eticagoitoscana@libero.it

Leggi il programma

sabato 2 gennaio 2010

Installation Meeting - 16 Gennaio 2010


Carissimo Signore e Fratello,

sei cordialmente invitato a partecipare alla Cerimonia Rituale per l'Installation Meeting, 157a Tornata di questa Loggia, che si terrà presso il Tempio n° 1 della Casa Massonica di Piazza Indipendenza 1 a Cagliari, il prossimo Sabato 16 Gennaio 2010, alle ore 9.00 per le ore 9.30.

Scarica l'Agenda dei Lavori dall'Area Riservata.

Su comando del Maestro Venerabile.

Sinceramente e Fraternamente

Ven. Fr. G.M., Segretario