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lunedì 4 dicembre 2017
giovedì 2 novembre 2017
Cento anni fa l’omicidio di Achille Ballori. Il Grande Oriente lo ha ricordato con una cerimonia davanti a Palazzo Giustiniani e con un incontro al Vascello

Il Grande Oriente d’Italia ha voluto ricordare, a cento anni dalla morte, Achille Ballori, il fratello martire ucciso a colpi di pistola nella serata del 31 ottobre del 1917 all’interno di Palazzo Giustiniani all’epoca sede della Comunione, poi confiscato dal fascismo, e che oggi ospita gli uffici del Senato. Il Gran Maestro Stefano Bisi, insieme al Primo Gran Sorvegliante Tonino Seminario, al Gran Segretario Michele Pietrangeli e al Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato Leo Taroni, nel pomeriggio del 30 ottobre, hanno deposto una corona d’alloro dinanzi all’ingresso laterale dello storico edificio. Il Gran Maestro ha ricordato la figura di Ballori, medico stimato, che era stato assessore e vicesindaco di Roma, e che quando venne assassinato ricopriva la carica di Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato ed era in attesa di diventare Gran Maestro al posto di Ettore Ferrari. Dopo la cerimonia Bisi, insieme agli altri alti rappresentanti del Goi ha visitato quello che un tempo era il Tempio Maggiore del Grande Oriente, ossia la bellissima sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, ospite speciale del senatore Lucio Barani, che ha il suo ufficio nella stanza che era lo studio dei Gran Maestri dell’epoca. Subito dopo, appuntamento a Villa il Vascello per un convegno dedicato a Ballori, nel corso del quale lo storio Massimo Nardini dell’Università di Firenze ha ricostruito il clima dell’epoca e il momento particolare che la Massoneria italiana si trovò ad attraversare in quel 1917. Un momento caratterizzato da profonde divisioni interne, che si acuirono dopo i due storici incontri della Libera Muratoria internazionale che si tennero a gennaio e giugno a Parigi, che posero le basi alla nascita della Società delle Nazioni e ai quali parteciparono in rappresentanza del Grande Oriente d’Italia Ernesto Nathan e il Gran Maestro Ettore Ferrari. I due eventi, come ha spiegato Nardini, tracciarono le linee di un nuovo percorso comune per le Massonerie europee all’indomani della sconfitta degli imperi centrali. Percorso che era in contraddizione con il Patto segreto di Londra che prevedeva che anche l’Italia partecipasse alla spartizione delle spoglie del vecchio mondo e al cui spirito aderirono Ferrari e Nathan. Un passo il loro che provocò una grande frattura interna – Ferrari rassegnò le dimissioni, per passare a Ballori il testimone- e che ebbe come effetto quello di dare il via ad una campagna mediatica dai toni esasperati contro la Massoneria, che sicuramente contribuì a gettare cattiva luce su di essa fino a spingere un fanatico paranoide come Lorenzo D’Ambrosio al folle gesto di colpire Ballori, l’uomo che in quel momento incarnava il simbolo della Libera Muratoria in Italia. Una campagna mediatica che per certi versi, ha sottolineato lo storico, assomiglia a quella in atto ai nostri giorni. “L’omicio Ballori è accaduto cento anni fa, ma sembra che parliamo di oggi”, ha detto anche il Sovrano Gran Commendatore del Rsaa, facendo anche appello ai fratelli, nel segno del grande impegno pubblico che caratterizzò la Massoneria a inizio secolo, a fare politica come allora in maniera seria. Ha concluso l’incontro il Gran Maestro invitando la Comunione a ricordare Ballori, vero martire massone la cui figura è rimasta troppo a lungo nell’oblio, anche intitolandogli delle officine. “Il clima di oggi -ha detto il Gran Maestro- non è bello. Nel momento della nostra massima apertura, con tantissimi eventi organizzati in tutt’Italia e le case massoniche aperte al pubblico, come a Genova dove l’inziativa ha riscosso grande successo, sono stati presentati -ha ricordato- due progetti di legge che mirano a colpirci e minano il diritto di associazione e di appartenenza a una associazione. Noi -ha sottolineato- continueremo la nostra battaglia. Nessun cavallo di Frisia o filo spinato potrà fermare il vento impetuoso della fratellanza e della libertà, che è il vento al quale noi diamo forza”.



Scheda

Il 31 ottobre 1917, mentre a Nord è in atto la ritirata di Caporetto, verso le 18,15 un uomo sulla quarantina con pizzetto, abito grigio e cappello a lobbia, di media statura e robusto, suona il campanello del portone in via della Dogana Vecchia di Palazzo Giustiniani a Roma. Si presenta come Giobbe Giobbi e chiede di parlare con il 67enne Gran Commendatore del Rito Scozzese Achille Ballori, nonché Gran Maestro Aggiunto e sicuro successore di Ettore Ferrari alla Gran Maestranza.
Il presunto Giobbi si era recato già, senza trovarlo, a casa di Ballori in Via San Martino al Macao dicendo che doveva parlargli di un affare importante, ma Filomena la governante gli aveva riferito che era uscito e che lo avrebbe trovato appunto nella sede della Massoneria a Palazzo Giustiniani.
L’uomo viene fatto accomodare dagli usceri di Palazzo Giustiniani su una sedia all’ingresso, mentre un impiegato, Santolini, raggiunge Ballori nel suo ufficio per avvisarlo dell’ospite. Ballori, che è in compagnia del professor Ulisse Bacci, il Gran Segretario della Massoneria, si reca dal visitatore.
Racconta Santolini che l’uomo chiese: “È lei il commendator Ballori?”. E che alla risposta affermativa del primo, gridò: “Voglio parlare con lei, solo, fuori tutti” e “così dicendo – è la testimonianza dell’impiegato- fece un gesto largo con la mano e si vide che era armato di rivoltella. Contemporaneamente cominciò a sparare dei colpi contro Ballori che mi sembrarono tre o quattro. Avvenne una grande confusione, ed io, che mi trovavo nella seconda camera, ove si trova l’archivio, corsi verso gli uffici per chiedere aiuto”.
Ballori è lasciato solo, si rincantuccia in un angolo ma quando tenta di fuggire l’assassino spara 4 colpi, uno fa cilecca. Rimette la pistola in tasca, non va però via subito, anzi si mette a fischiare l’incipit di Cavalleria. Tranquillo solo quando un altro abitante dello stabile sale le scale ed entra impugnando una pistola si allontana.
Continua Santolini. “Tornato nella camera, trovai in quella della Giunta il Comm. Ballori sorretto dal Bacci e da qualche altro, il quale disse solamente: mi pare che mi abbia ferito qui, ed accennando la nuca cadde per terra. Cercammo di sorreggerlo, trasportandolo poi sul divano, ma egli quasi subito spirò”.
Dall’esame autoptico, eseguito all’Istituto di Medicina Legale in San Bartolomeo all’Isola, emerge che la morte è avvenuta per un colpo entrato alle spalle che gli ha spappolato mezzo cuore.
L’assassino lascia Palazzo Giustiniani e in tram, alle sette e mezzo è al n. 9 di via Augusto Valenziani dove è la casa dell’ex Gran Maestro Ettore Ferrari. Si rivolge alla portiera Clorinda Discepoli, affermando di dovergli consegnare una grossa somma di denaro. Ma lei ha la prontezza di dirgli che non c’è, che rientrerà solo la mattina dopo.
Lasciata casa Ferrari l’assassino è a palazzo Sciarra, sede del “Giornale d’Italia” dove ferma un fattorino a cui chiede perché non sia ancora uscito il giornale. Quando però questi gli risponde che il ritardo è dovuto all’annuncio dell’uccisione del professor Ballori lui esulta. Quasi ne è felice.
La Questura, allertata decide di porre in sicurezza tutte le case dei massimi dirigenti della Massoneria, ed a ragione. Tant’è il sedicente Giobbe Giobbi viene arrestato il giorno dopo verso le tre e mezzo da due poliziotti proprio mentre si aggira in via Torino, dinanzi casa dell’ex Gran Maestro nonché ex sindaco di Roma Ernesto Nathan.
Interrogato in strada dai due agenti in borghese, l’uomo esibisce il passaporto. E’ intestato a Lorenzo D’Ambrosio di anni 47, nato ad Avellino e residente a Roma in via Carlo Alberto 63, di professione farmacista. Ha moglie e due figli. Portato al commissariato di P.S. di via Magnanapoli, viene perquisito. In tasca ha un coltello a serramanico «a foglia d’olivo» di 9 cm e un revolver Smith & Wesson a 5 colpi, calibro 7,65 scarico.
Anarchico individualista, dinanzi al commissario manifesta tutta la sua avversione psicotica contro la Massoneria, che accusa delle peggiori cose del mondo secondo un ossessivo canone persecutorio. Era stato edotto a questa visione sotto le armi dal commilitone Angiolillo, l’anarchico che nel 1897 ammazzò il primo ministro spagnolo Cánovas del Castillo.
Assurde le accuse che D’Ambrosio rivolge all’Obbedienza: la porta di casa imbrattata di sterco, ricoperta di «segni minatori». Eppoi minacce ai suoi clienti per dissuaderli dall’entrare nella sua farmacia al punto da essere costretto a venderla.
Ed ancora la considera colpevole del suo internamento nel manicomio di Nocera nel 1916, e di ogni altro accidente o follia connessa alla sua vita, come la morte della sorella Costantina in America, asfissiata dalle esalazioni di gas illuminante per un rubinetto lasciato aperto.
Uscito dal manicomio di Nocera Inferiore, D’Ambrosio decide di vendicarsi. Dopo esserci stato già altre volte, si trasferisce definitivamente a Roma, qui trova lavoro presso alcune farmacie da cui per comportamenti strani viene ripetutamente licenziato. Ha un buon stipendio, 250 lire al mese. Dopo essersi fatto ancora licenziare il 24 ottobre si reca dall’armiere Armando Frinchillucci, in via Quattro Fontane 118 e acquista per 40 lire un revolver. Trova gli indirizzi dei massoni sulla Guida Monaci. Ed inizia a pedinare per primo lo scultore Ettore Ferrari, ma decide che la sua prima vittima deve essere Achille Ballori, il futuro Gran Maestro.
Durante l’interrogatorio dirà: “Debbo dichiarare che non avevo ragione alcuna di speciale antipatia per il Ballori, persona di ottimo cuore e di grande onestà. La mia intenzione era di colpire la Massoneria nelle sue personalità più rappresentative: avevo idea di uccidere, oltre il povero Ballori, anche Ettore Ferrari ed Ernesto Nathan. Che io non avessi ragione di odio contro il Ballori ve lo dimostri il fatto che stamane ho comprato due mazzi di fiori per deporre sulla sua tomba. Se non mi aveste arrestato avrei seguito fino all’ultimo il mio programma. Sabato mi sarei recato ai funerali del Ballori, e avrei fatto una strage […]
Nel corso dell’istruttoria il giudice Mosca, per il sospetto che fosse pazzo, chiede una perizia psichiatrica dell’imputato. Da essa risulta che Lorenzo D’Ambrosio è un «alienato criminale» affetto da «demenza paranoide», pertanto ritengono che ai sensi dell’art. 46 del Codice Penale egli non sia imputabile, ma essendo la sua libertà «pericolosa a sé e agli altri» si ordina il suo ricovero in manicomio. (Autore: Servizio Biblioteca)
Chi era Achille Ballori
Achille Ballori: medico, nacque a Dicomano (Pisa) il 29 aprile 1850. Fu direttore dell’ospedale civile di Mantova prima e degli ospedali Riuniti di Roma poi. Sotto l’amministrazione Nathan fu assessore all’igiene al Comune di Roma.
Nel 1874 risulta Maestro nella Loggia “Umanità e Progresso” di Pisa e nel 1891 fu Maestro Venerabile della Loggia “Rienzi” di Roma. Nel 1893 fu eletto Grande Maestro Aggiunto del Grande Oriente d’Italia. Il 20 marzo 1899 fu insignito del 33° grado e nel 1906 divenne Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato, carica che ricoprì sino alla morte. Per sua volontà fu cremato e seppellito nella tomba monumentale dei Gran Maestri al Verano.
Un Radio dramma per ricordare la tragedia
Durante la Gran Loggia di Rimini del 2016, in apertura delle porte del tempio a conclusione della prima giornata di lavori, venne mandanta in onda una drammatizzazione radiofonica intitolata “Il delitto di Palazzo Giustiniani” che ricostruiva appunto l’assassinio di Achille Ballori. A firmare l’opera, della durata di circa 6 minuti, e realizzata sulla base di documenti giudiziari originali, rapporti della polizia che indagò sul caso, articoli pubblicati dalla stampa d’epoca, Enzo Antonio Cicchino e Andrea Giuliano. Ballori era un personaggio noto nella capitale – fu direttore degli Ospedali Riuniti, consigliere comunale, vicesindaco e assessore nella giunta Nathan – e i giornali si occuparono molto del suo omicidio. Il radio dramma ha ricostruito quei fatti e il delirio dell’omicida, Lorenzo D’Ambrosio, che riferì agli inquirenti: “debbo dichiarare che non avevo ragione alcuna di speciale antipatia per il Ballori, persona di ottimo cuore e di grande onestà. La mia intenzione era di colpire la Massoneria nelle sue personalità più rappresentative: avevo idea di uccidere, oltre il povero Ballori, anche Ettore Ferrari ed Ernesto Nathan”.
Della vicenda si interessò anche il criminologo Enrico Ferri: “D’Ambrosio è evidentemente un allucinato […] la sua forma di follia mi sembra essere la paranoia o il delirio di persecuzione”. Il 29 aprile 1918, l’assassino venne prosciolto perché ritenuto “totalmente infermo di mente” e rinchiuso per sempre in manicomio.
Per colloquia aedificare. Tanti fratelli a Palmi all’evento del 13 ottobre. Il prossimo appuntamento il 10 novembre
Terzo appuntamento nella Casa Massonica di Palmi il prossimo 10 novembre nell’ambito della diciassettesima edizione della rassegna “Per Colloquia Aedificare” organizzato dall’Officina Pitagora XXIX Agosto n. 1168 , che per quest’anno ha previsto come tema narrante “Libera Muratoria 1717 – 2017 : il futuro della memoria”. Protagonista sarà il Gran Maestro Aggiunto Santi Fedele. Lo scorso 13 ottobre è stato Carlo Ricotti, Presidente del Collegio Circoscrizionale del Lazio a trattenere i tantissimi fratelli arrivati da ogni parte per ascoltarlo con le sue acute e originali riflessioni sugli anni importanti per la Libera Muratoria italiana quale quelli del XIX secolo. La straordinaria partecipazione dei fratelli calabresi è stata ulteriormente arricchita dalla presenza ai lavori di Ugo Bellantoni – Gran Maestro Onorario del GOI – e Tonino Seminario – I° Gran Sorvegliante del GOI – che hanno voluto condividere i lavori della serata scanditi dal “farsi memoria” attraverso un reale “percorso di senso”.
lunedì 18 settembre 2017
Il coraggio di andare oltre. L’allocuzione del Gran Maestro Stefano Bisi
Ecco l’allocuzione pronunciata dal Gran Maestro Stefano Bisi in occasione del XX Settembre 2017
“È molto bello vedere il Vascello dopo i lavori di restauro della facciata, che sono stati fatti, e senza la tensostruttura, cosa che consente a tutti di ammirare la sede del Grande Oriente d’Italia in tutta la sua bellezza con la bandiera, il nostro labaro
, che sventola in cima a questo palazzo e che racchiude tutta la nostra storia. E per condividere con tutti voi questa gioia chiamo sul palco la giunta del Grande Oriente d’Italia, il nostro dream team per usare una metafora sportiva”. Il Gran Maestro Stefano Bisi, nel giorno di apertura dei festeggiamenti del XX Settembre, al momento dell’allocuzione, ha voluto accanto a sè sul palco del Vascello, come sempre, tutta la sua squadra: i due Gran Maestri Aggiunti Sergio Rosso e Santi Fedele, il primo Gran Sorvegliante Antonio Seminario, il Secondo Gran Sorvegliante Pasquale La Pesa, il Grande Oratore Claudio Bonvecchio, il Gran Segretario Michele Pietrangeli, i Gran Tesorieri Aggiunto Giuseppe Trumbatore ed Enzo Liaci, i due consiglieri dell’Ordine in Giunta Fabrizio Celani e Lello Sechi. “Questo è il nostro dream team”, ha ripetuto. Unico assente, giustificato, Emanuele Melani il Presidente degli Architetti, costretto a rientrare a Empoli.
, che sventola in cima a questo palazzo e che racchiude tutta la nostra storia. E per condividere con tutti voi questa gioia chiamo sul palco la giunta del Grande Oriente d’Italia, il nostro dream team per usare una metafora sportiva”. Il Gran Maestro Stefano Bisi, nel giorno di apertura dei festeggiamenti del XX Settembre, al momento dell’allocuzione, ha voluto accanto a sè sul palco del Vascello, come sempre, tutta la sua squadra: i due Gran Maestri Aggiunti Sergio Rosso e Santi Fedele, il primo Gran Sorvegliante Antonio Seminario, il Secondo Gran Sorvegliante Pasquale La Pesa, il Grande Oratore Claudio Bonvecchio, il Gran Segretario Michele Pietrangeli, i Gran Tesorieri Aggiunto Giuseppe Trumbatore ed Enzo Liaci, i due consiglieri dell’Ordine in Giunta Fabrizio Celani e Lello Sechi. “Questo è il nostro dream team”, ha ripetuto. Unico assente, giustificato, Emanuele Melani il Presidente degli Architetti, costretto a rientrare a Empoli.
“Il XX settembre, per noi liberi muratori del Grande Oriente è una grande ricorrenza, che ha grande importanza perché non è solo memoria del passato, di una Libertà riconquistata ma celebrazione di una Libertà che va sempre tutelata e difesa. Ovunque. In Italia, in Europa e nel mondo”, ha sottolineato. “Oggi – ha aggiunto- per la prima volta, dopo tanti anni, non è tra noi un combattente della libertà, un fratello, libero muratore, che qualche giorno fa è passato all’Oriente Eterno”, ha aggiunto poi Bisi ricordando Corrado Balacco Gabrieli. “Corrado Balacco Gabrieli era medico, uno scienziato, un fratello che aveva fatto parte della giunta del Grande Oriente d’Italia e che era stato per 9 anni Sovrano del Rito Scozzese Antico e Accettato. La sua caratteristica era la profonda umanità”, ha riferito Bisi, ricordando un episodio che di questo è testimonianza. “Una quindicina di anni fa a Firenze -ha raccontato il Gran Maestro- un fratello a me molto caro, che si chiamava Franco, stava perdendo la vista. Corrado lo volle incontrare e visitandolo capì subito che non c’era nulla da fare. Prese la faccia di Franco tra le mani e l’accarezzò e gli disse ‘forza’ Corrado è stato un uomo, uno scienziato, un fratello che ha reso onore al Grande Oriente d’Italia e alla comunità scientifica italiana e internazionale. Ho voluto ricordarlo, oggi, di fronte a tutti voi”.
“E i combattenti per la libertà – ha osservato- ci sono ovunque in Europa. Tanti fratelli, che combattono per la libertà. E oggi tra noi c’è il Gran Maestro della Gran Loggia Nazionale Francese Jean Pierre Servel, accompagnato da Gaspare Giallo. Siete i benvenuti. La nostra casa è la casa di tutti i liberi muratori e in particolare dei fratelli della Gran Loggia Nazionale francese. Un’amicizia che viene da lontano, un’amicizia che ci riempie di orgoglio e che deve riempire d’orgoglio tutti i fratelli liberi muratori italiani.Ed è per questo che oggi a nome della Giunta e a nome del Grande Oriente d’Italia desidero attribuirgli di fronte a tutti voi l’onorificenza Giordano Bruno, classe oro”, ha annunciato il Gran Maestro, che sulle note della Marsigliese, suonata dall’orchestra Garibaldina di Poggi Mirteto, ha consegnato al suo omologo francese, il prestigioso riconoscimento. Servel, visibilmente commosso, dopo l’inno, ha ringraziato il Gran Maestro, invitandolo alla Gran Loggia francese che si terrà il 2 dicembre.
Noi in questi anni – ha poi aggiunto Bisi- abbiamo fatto germogliare ovunque l’albero della Libertà, dell’Uguaglianza e della Fratellanza, abbiamo superato barriere che sembravano insormontabili, abbiamo fatto da scudo per tutti gli uomini. Noi ci siamo sempre stati nei momenti belli e in quelli bui dell’umanità. E oggi che assistiamo ad aberranti violenze contro delle donne,ad episodi drammatici di razzismo, ad attentati terroristici, con morti, sangue, scenari apocalittici e che viviamo in città talvolta disagiate e sfiorite. Ma vediamo anche- ha rimarcato il Gran Maestro- tante cose belle, tanti eroi positivi, come gli angeli del fango, che in questi giorni stanno aiutando la città di Livorno gravemente colpita dall’ alluvione. Questi ragazzi, questi giovani che non ci hanno pensato due volte a mettersi gli stivali e ad andare ad aiutare la popolazione colpita dalla alluvione dimostra che l’uomo dentro di sè ha la forza e la ragione per andare oltre queste fasi delicate del quotidiano divenire. E sottolineo questa parola, “oltre”, che ci accompagna da stamani, è una sorta di slogan, ma più che uno slogan è un programma per il futuro. Programma per il futuro perchè dire avanti è un po’ diventata una abitudine e perchè andare avanti è una scelta forzata, non si può andare indietro, le lancette dell’orologio camminano, non si fermano mai. Andare oltre invece è una scelta di volontà, vogliamo guardare oltre, oltre le differenze, le difficoltà, oltre gli ostacoli. E noi liberi muratori siamo gli uomini dell’oltre, coloro che irradiano luce con le loro mani fraterne e gli atti di un secolare lavoro che forgia dentro i templi persone nuove e capaci di mettere il loro talento al servizio del prossimo. Noi non ragioniamo facendo calcoli elettorali – ha detto Bisi- Purtroppo qualche politico guarda eccessivamente ai sondaggi e poco alla propria coscienza. Ma così si possono anche vincere le elezioni ma si perde la partita dell’umanità. E bisogna guardare oltre, bisogna guardare al futuro, non fermarsi all’oggi, al contingente. Noi, da sempre, costruiamo ponti, che uniscono diverse visioni. Per noi oltre significa essere capaci ognuno con le proprie competenze per offrire al mondo il meglio che un Libero Muratore può dare”.
“E allora – è stato il suo invito- cerchiamo tutti di andare “oltre”, svolgendo con coscienza e critica il nostro ruolo di cittadini che vogliono bene all’Italia. L’Italia è la nostra nazione, è la nostra patria. E non dico il nostro paese. A me non piace dire l’Italia è il nostro paese. Il paese per ognuno di noi è il luogo, la frazione, il comune, dove è cresciuto, dove è nato. Per me è Arbia Scalo “larga, colorata e rossa”. Sono nato e cresciuto in riva all’Arbia. Quello è il mio paese, l’Italia è la mia nazione, la mia patria, che è capace di accogliere, di accogliere anche chi nasce qui e che ha un colore della pelle scuro. Cosa vuol dire uomini di colore? Anch’io sono un uomo di colore, di colore bianco e l’altro di colore nero, di colore giallo,. o ha gli occhi celesti, o bruni, ma sono italiani. E sono le persone adulte che creano le barriere. Non sono i ragazzi”. “Noi -ha proseguito Bisi- dobbiamo insegnare e imparare a voler bene all’Italia e dobbiamo partire dalla scuola, dalla formazione, dalla cultura, per essere al passo con altre nazioni europee”.
“E ai nostri giovani – ha raccomandato il Gran Maestro- bisogna parlare senza paternalismo, ricordando che siamo stati tutti come loro, parlare, dialogare. Perchè dai ragazzi abbiamo noi tutti tanto da imparare. Perchè mentre il parlamento discute e non riesce ad andare avanti sullo ius soli, i ragazzi questa proposta di legge l’hanno già adottata, attuata. E vi racconto cosa è successo a un mio amico romano: una sera torna a casa e vede che il figlio studia con un ragazzo nero. Quando il ragazzino di colore se ne va, il padre chiede al figlio: “da dove viene il tuo compagno di scuola?”. “Dar Testaccio” è la risposta. Il ragazzo di colore è nato “ar Testaccio”, parla romano, tifa Roma, indossa la maglia numero 10 di Totti e il suo sogno è di giocare nella nazionale di calcio azzurra. Perché l’Italia è la sua patria, lui è nato qui, ha frequentato le scuole elementari qui. L’Italia è la sua patria”.
E per quanto riguarda la scuola, ha osservato il Gran Maestro, “tutti noi possiamo fare molto. Certo bisogna mettere studenti e insegnanti in grado di studiare e insegnare bene. Ognuno faccia la sua parte. Come noi, nel nostro piccolo abbiamo cercato di fare con le borse di studio che assegneremo agli studenti delle aree terremotate che hanno conseguito la maturità con il massimo dei voti. Quei ragazzi sono un esempio. Sono riusciti ad andare “oltre”, superando la forza dei terremoti con la voglia di guardare avanti, “oltre”. Come “oltre” ogni limite sono riusciti ad andare i ragazzi del basket in carrozzina di Reggio Calabria che la Giunta del Grande Oriente d’Italia ha deciso di sostenere nel loro straordinario impegno sportivo e umano. Il presidente, l’allenatore e i ragazzi domani saranno qui. Sono ragazzi che hanno le braccia da atleti e hanno le gambe inferme, chi ce l’ha. Sono infallibili nel tiro da tre punti ma non possono fare le schiacciate. Non si sono arresi. Così come non si è arreso, quando ha visto che una coetanea stava annegando Valerio Catoia, un giovane di 17 anni, che lo scorso luglio a Sabaudia ha salvato una sua coetanea che stava annegando in mare. Noi lo premieremo -ha annunciato Bisi- qui il 18 sera al Vascello con una medaglia”.
“Noi siamo uomini – ha rircordato il Gran Maestro- che vogliono favorire l’unione dei popoli, la crescita di questa nostra nazione, noi non permettiamo a nessuno di andare oltre la Costituzione. I liberi muratori vanno rispettati e non messi all’indice con tanti pregiudizi. Ci vogliono mettere paura, ci hanno provato. Ci stanno provando, venite a conoscerci, senza tanti “ma”. In troppi oggi, quando parlano della Massoneria, dicono ‘avete avuto Garibaldi ma…’ , ‘avete fatto il Risorgimento ma…’, ‘avete avuto Giosuè Carducci, ma…”. Tutti “maoisti” sono diventati, non nel senso del mitico leader della rivoluzione cinese. Bisogna dialogare, come ha detto Fausto Bertinotti, quando gli è stato chiesto ‘ma lei senatore va al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini?’. ‘Sì’, ha detto, ‘perchè di fronte a noi abbiamo un’impresa terribile, quella di ricostruire la democrazia e la democrazia si ricostruisce con il dialogo tra chi è distante. Così come andare oltre vuol dire dare una spinta a una nuova stagione di diritti”.
“E il primo diritto -ha rammentato Bisi- è quello del lavoro. Noi dobbiamo tenere ben presente i diritti che hanno conquistato i nostri nonni e genitori. E dobbiamo anche oltre su certi temi, come la bioetica, il diritto alla vita, rispettosi delle scelte di tutti. Guai a fermarsi in questo proposito. Andiamo “oltre”, da maratoneti che hanno in mano la fiaccola della libertà. Noi non possiamo fermarci. E non ci fermeremo. E non ci fermeranno, perchè in questo anno in cui ce l’hanno fatta di tutti i colori, per dirla alla Toscana, siamo cresciuti. I fratelli con grande forza, con grande coraggio, hanno intensificato la loro azione, sono stati una spinta al Grande Oriente d’Italia. Ci siamo abbracciati, come oggi tutti insieme per andare oltre e non ci fermeranno. Non morirà il Grande Oriente d’Italia. Non ci fermeranno perchè chi si ferma, lentamente muore – ha avvertito- chi si ferma, si arrocca su posizioni che non portano da nessuna parte. C’è una poesia molto bella, potente, una poesia di una giornalista brasiliana, che si chiama Martha Medeiro: è un programma di vita, un progetto di vita. Voglio leggerla insieme a voi”.
Lentamente muore/chi diventa schiavo dell’abitudine,/ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,/chi non cambia la marcia,/chi non rischia e cambiare colore dei vestiti,/chi non parla a chi non conosce./Muore lentamente chi evita una passione,/ chi preferisce il nero su bianco/e i puntini sulle “i”/piuttosto che un insieme di emozioni,/proprio quelle che fanno brillare gli occhi,/quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,/quelle che fanno battere il cuore/davanti all’errore e ai sentimenti./Lentamente muore/chi non capovolge il tavolo,/chi è infelice sul lavoro,/chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,/chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati./Lentamente muore chi non viaggia,/chi non legge,/chi non ascolta musica,/chi non trova grazia in se stesso./Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,/chi non si lascia aiutare/chi passa i giorni a lamentarsi/della propria sfortuna o della pioggia incessante./Lentamente muore/chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,/chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,/chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce./Evitiamo la morte a piccole dosi,/ricordando sempre che essere vivo/richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare./Soltanto l’ardente pazienza/porterà al raggiungimento/di una splendida felicità./
“Questa –ha concluso Bisi- non è semplicemente una poesia molto bella. È un programma di lavoro, un progetto di vita. Noi liberi muratori perseguiamo questa felicità, ma la felicità che perseguiamo è l’armonia che è la felicità di una comunità, mentre la felicità di per sè è uno stato di benessere egoistico. Noi inseguiamo l’armonia, che è la sublime Utopia di un mondo sorretto dai pilastri della Libertà, dell’Uguaglianza e della Fratellanza. E andando “oltre”. Per il bene dell’Umanità.
Viva il Grande Oriente d’Italia. Viva tutti noi”.
Viva il Grande Oriente d’Italia. Viva tutti noi”.
martedì 25 luglio 2017
B.I.C, il Grande Oriente d'Italia regala l'iscrizione della One Power al Campionato

Il presidente Stefano De Felice e tutta l’Associazione Sportiva Dilettantistica “R.C. Basket in Carrozzina” fa il più importante canestro, acquisendo nel team un nuovo compagno di squadra, uno dei più forti.
Il Grande Oriente d’Italia, infatti, ha abbracciato il progetto di questa nuova società, facendo in modo che i sogni si traducano in realtà, condividendo ancora una volta i problemi dello sport, realtà indispensabile per i ragazzi ed ancor più se con diverse abilità e così permettendo la realizzazione degli obiettivi di integrazione ed inclusione sociale attraverso lo sport del basket in carrozzina.
L’A.S.D. R.C. Basket in Carrozzina è un TEAM creato da uomini e donne, ognuno con il proprio background professionale e sportivo, che dal nulla ha iniziato a creare la propria storia, riuscendo a dare nella trascorsa stagione sportiva un umile insegnamento: con la volontà si possono superare tutti gli ostacoli fisici e/o mentali, andando al di là di qualsiasi barriera!
E loro ce l’hanno fatta. Risultando primi nel Campionato Nazionale di serie B di Basket in Carrozzina 2016/2017- Girone D, qualificandosi alle Final Four per l’accesso alla massima serie e classificandosi come seconda squadra più forte tra le trenta del campionato, così ricevendo l’attenzione dei mass media non da ultimo la Gazzetta dello Sport “In coda al Gruppo” (pagina dedicata agli sport paraolimpici).
Vi è che, le difficoltà economiche, hanno comportato l’unico limite che da soli non potevano superare, non potendo preiscriversi al Campionato Italiano di Basket in carrozzina di serie A, quale squadra tra le candidate alla massima serie.
Ostacolo che appariva insormontabile anche per partecipare al Campionato Nazionale di serie B di Basket in Carrozzina 2017/2018 a causa dei notevoli costi da sostenere, soprattutto, per una squadra della Calabria che deve confrontarsi con team della Puglia e Sicilia (nella c.d. regular season) e del resto d’Italia (Cross Over e successive Final Four).
Ma nel momento in cui la partita ormai sembrava persa, il Grande Oriente d’Italia ha fatto ingresso in campo, concedendo un importante sostegno economico alla A.S.D. R.C. Basket in carrozzina, così permettendo la realizzazione di un sogno, quello di poter vivere un altro anno insieme praticando lo sport del basket in carrozzina, di proseguire con la propria storia per il raggiungimento di quegli obiettivi e di quei sogni che tenta di realizzare quotidianamente, accompagnati dalla musica del rimbalzo della palla sul parquet, dal boato per un canestro sbagliato, dall'urlo di gioia ad ogni canestro realizzato e dallo stridio delle carrozzine in contrasto.
Ostacolo che appariva insormontabile anche per partecipare al Campionato Nazionale di serie B di Basket in Carrozzina 2017/2018 a causa dei notevoli costi da sostenere, soprattutto, per una squadra della Calabria che deve confrontarsi con team della Puglia e Sicilia (nella c.d. regular season) e del resto d’Italia (Cross Over e successive Final Four).
Ma nel momento in cui la partita ormai sembrava persa, il Grande Oriente d’Italia ha fatto ingresso in campo, concedendo un importante sostegno economico alla A.S.D. R.C. Basket in carrozzina, così permettendo la realizzazione di un sogno, quello di poter vivere un altro anno insieme praticando lo sport del basket in carrozzina, di proseguire con la propria storia per il raggiungimento di quegli obiettivi e di quei sogni che tenta di realizzare quotidianamente, accompagnati dalla musica del rimbalzo della palla sul parquet, dal boato per un canestro sbagliato, dall'urlo di gioia ad ogni canestro realizzato e dallo stridio delle carrozzine in contrasto.
Non si può, quindi, soprassedere dal dire un semplice ma immenso “Grazie al Grande Oriente d’Italia. Grazie al Gran Maestro, dott. Stefano Bisi, Grazie ad Antonio Seminario, Calabrese e membro della giunta del Grande Oriente d'Italia che saranno Ns. ospiti giorno 28 agosto alla presentazione ufficiale della squadra a Reggio Calabria ” per averci concesso alla A.S.D. R.C. Basket in carrozzina ed ai suoi atleti di poter nuovamente provare quelle piccole grandi emozioni, entrando a far parte di una realtà aperta a tutti coloro che ne vorranno far parte.
Il presidente
Stefano De Felice
Stefano De Felice
Tutti insieme con coraggio. Il Gran Maestro Stefano Bisi: “Qui per ringraziare i fratelli di Castelvetrano”
Una bellissima tornata sotto le stelle quella che si e’ svolta a Castelvetrano il 22 luglio alla presenza del Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, Stefano Bisi e che ha visto le colonne ornate da oltre 300 fratelli della Circoscrizione Sicilia e altri giunti dalla Calabria e da altri Orienti della Penisola.
Nel tempio all’aperto realizzato dai fratelli della Loggia Francisco Ferrer di Castelvetrano che ha organizzato l’evento all’interno del Baglio Trinità di Delia si sono svolti gli architettonici lavori rituali che hanno trattato un tema dal titolo significativo: “Essere Massoni in Sicilia e Calabria e’ più difficile”, il tutto anche alla luce delle vicende che hanno portato Castelvetrano alla ribalta per alcune inchieste giudiziarie e per lo scioglimento del Consiglio Comunale. Una terra Castelvetrano che vanta un forte tradizione massonica ed in cui i liberi muratori del Grande Oriente d’Italia operano con laboriosità e con le difficoltà di chi deve fare i conti con i pregiudizi e accostamenti che non hanno motivo di esistere.
Proprio per portare un forte messaggio di vicinanza e di solidarietà ai fratelli di questa terra e’ giunto il Gran Maestro Bisi il quale nel corso della sua allocuzione pubblica a lavori sospesi, ha fatto vibrare il cuore dei presenti ricordando l’impegno dei liberi muratori a favore dell’Umanita’ e la ferrea volontà di tutti di sgombrare il campo da quei pregiudizi e da false accuse e sospetti che generano mostri inesistenti e discriminano il lavoro e l’impegno di tanti massoni.
“Stasera la gioia di essere qui a Castelvetrano – ha detto il Gran Maestro – e’ molto forte. Non sono venuto a portare solidarietà, io sono venuto soprattutto per ringraziare Voi, perché la solidarieta’ l’hanno data i fratelli di Castelvetrano delle logge Francisco Ferrer e Mazzini all’Oriente di Partanna a tutti i fratelli del Grande Oriente d’Italia. Girando per gli Orienti e i collegi d’Italia in tanti mi dicevano: ma i fratelli siciliani di Castelvetrano e quelli calabresi che dicono? Nulla, fanno e continuano a fare quello che hanno sempre fatto; il lavoro rituale nei templi e l’impegno attivo nella vita di tutti i giorni nella Società. Perché non e’ reato essere massoni e al tempo stesso essere amministratori comunali, amministratori della cosa pubblica. Fratelli impegnati nel volontariato, nell’associazionismo che senza fare rumore, senza mettersi medagliette sulla giacca ma portandole nel cuore operano come devono fare i liberi muratori. Sono venuto qui felice di stare insieme a tanti fratelli, accompagnato da membri di Giunta come Tonino Seminario e Giuseppe Trumbatore, che e’ siciliano, dal Rappresentante del Consiglio dell’Ordine Fabrizio Celani, dal Gran Maestro onorario Ugo Bellantoni, da Leo Taroni garante d’amicizia e Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato, proprio per dire grazie ai liberi muratori di Castelvetrano. Perché quella che abbiamo passato, che non e’ finita e continuerà, e’ stata un’aggressione fisica e psicologica violenta, ma la vostra forza, la vostra tenacia, l’essere qui stasera Castelvetrano, in quella che viene dipinta come la patria del male, con il sorriso in volto, con la voglia di vedersi, di guardarsi negli occhi, di abbracciarsi, di stringersi la mano, di fare una foto insieme, di mangiare insieme attorniati dalle sorelle delle stelle d’Oriente, dai giovanissimi dell’Ordine De Molay e da tanti familiari ed amici, credo che sia la risposta forte e più bella che noi diamo all’esterno a chi ci vuole discriminare. Per fortuna nelle ultime settimane tre magistrati autorevoli come il procuratore nazionale Antimafia Roberti, il procuratore Capo di Catanzaro Gratteri e il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Paci hanno fatto delle importanti distinzioni dichiarando che non indagano sulla Massoneria regolare ma su quelle deviate, su quelle occulte. Non c’e’ niente di più regolare e trasparente del Grande Oriente d’Italia. Con il nostro lavoro, con il nostro impegno stiamo aprendo qualche breccia. E in questi giorni e’ stato molto bello ricevere i pensieri affettuosi dei sindaci di Norcia, Amatrice e Camerino, cioe’ delle zone terremotate più colpite che hanno ringraziato la nostra iniziativa denominata “La Scuola del coraggio” con la quale premieremo i maturandi dei comuni terremotati per l’impegno e il coraggio dimostrato quotidianamente nello studio nonostante la paura delle scosse e i disagi subiti. Così come saremo felici di sostenere la squadra femminile di basket in carrozzina di Reggio Calabria che lo scorso anno dopo aver vinto il campionato di B ha dovuto rinunciare alla A per i costi economici. Cercheremo di aiutare queste giovani donne a raggiungere il sogno della A. Questa e’ la Massoneria del Grande Oriente d’Italia che non ha nulla da nascondere e nulla da temere”.
Il Gran Maestro Stefano Bisi e il fratello Leo Taroni hanno ricevuto nel corso della tornata la fratellanza onoraria da parte del Maestro Venerabile della Francisco Ferrer, Quintino Paola, e questo ha dato alla tornata ulteriori emozioni.
La tavola su “Etica laica ed Etica come fratellanza, la specificità massonica” e’ stata tracciata dal fratello Francesco Coniglione della Iside di Catania.
La tavola su “Etica laica ed Etica come fratellanza, la specificità massonica” e’ stata tracciata dal fratello Francesco Coniglione della Iside di Catania.
Molta apprezzata per i contenuti e per i numerosi spunti di riflessione ha costituito un arricchimento per tutti i fratelli che hanno partecipato alla tornata. “L’etica della fratellanza – ha detto il relatore – dei massoni ha una sua specificità, e’ un valore aggiunto che non contrasta con quella laica, ma ad essa si unisce corroborandola, fortificandola e rendendola salda solo come e’ possibile da chi parte e si sente sostenuto da una comunità di fratelli. Ecco perché possiamo dire a voce alta di essere massoni e che in questa nostra identità v’e’ non una minaccia per la società – come da molte parti si insinua – ma una ricchezza per essa. E’ la nostra storia a testimoniarlo. Una storia di Libertà, lotta per il miglioramento dell’Umanita’ contro il dispotismo e l’intolleranza”. Ecco il carattere precipuo della fratellanza massonica. L’intensa giornata castelvetranese si e’ conclusa con un’agape fraterna. (a.d.r.)
mercoledì 5 luglio 2017
Essere massoni nel 2017, tornata a logge congiunte a Reggio Calabria
Il 12 giugno presso la Casa massonica di Reggio Calabria si è tenuta una tornata congiunta delle Logge Giuseppe Garibaldi n. 1213 e Giovanbattista Martelli n. 980di Soverato per discutere il tema “Essere Massoni nel 2017”, alla presenza del Gran Maestro Onorario Ugo Bellantoni, dei Grandi Ufficiali di Reggio Calabria, del Presidente del Collegio circoscrizionale della Calabria, Peppe Messina, degli Ispettori di Loggia e dei Maestri Venerabili di Reggio e provincia. Molto interessanti e lineari le riflessioni dei due Maestri Venerabili, Antonio Macrina e Alessandro Carellario, che hanno suscitato notevole interesse per la loro estrema attualità. Nella stessa tornata è stata conferita da parte della Garibaldi la Fratellanza Onoraria al Primo Gran Sorvegliante Tonino Seminario, con una cerimonia sobria e di rara intensità, accompagnata dalle musiche di Mozart e Bach, nel corso delle quale sono state sottolineate le doti di “perfezione morale, di finezza intellettuale e umiltà” che, contraddistinguono le persone di notevole spessore umano, come appunto il fratello Seminario.La serata si è conclusa in Agape fraterna.
martedì 6 giugno 2017
Bisi: “Nella Locride non c’è infiltrazione mafiosa nelle logge” | Riviera Web
Fortemente voluta dal Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani, si è svolta sulla Piana di Gerace una toccante e condivisa cerimonia con la deposizione di una corona d’alloro, per ricordare il 170° Anniversario della condanna a morte dei Cinque Martiri, caduti sotto il piombo di quaranta moschetti borbonici il 2 ottobre 1847 e gli oltre 220 anni della bandiera nazionale, nata come simbolo della Repubblica Cispadana con i colori verde, bianco e rosso, decretata nella seduta del 7 gennaio 1797.
Per l’occasione il Gran Maestro del G.O.I. Stefano Bisi, il I° Gran Sorvegliante Antonio Seminario, unitamente ai massimi esponenti della massoneria calabrese e una folta delegazione di sindaci e cittadini della Locride si sono ritrovati nella splendida Gerace per celebrare un avvenimento e ricordare ai posteri il sacrificio di: Rocco Verduci (Caraffa del Bianco – 1° agosto 1824); Domenico Salvadori (Bianco – 24 dicembre 1822); Pietro Mazzoni (Roccella – 21 febbraio 1819); Gaetano Ruffo (Bovalino – 15 novembre 1822) e Michele Bello (Ardore – 5 dicembre 1822).
E dinanzi al monumento dedicato ai Cinque Martiri, il Gran Maestro ha inteso ricordare ai presenti la restituzione al G.O.I. degli 800 faldoni fatti sequestrare nel 1992 dal Procuratore di Palmi Agostino Cordova nel corso dell’inchiesta sulla Massoneria e sui presunti intrecci con la criminalità organizzata avviata con grande fragore e poi conclusasi col nulla di fatto, archiviata dal gip Augusta Iannini che ha fatto risaltare il tutto mancante di “notizie di reato”.
Già a Rimini, nell’allocuzione tenuta alla Gran Loggia, Stefano Bisi ha affermato che “Il mondo della massoneria, è lontano anni luce dall’oscurità e dalla mala vita organizzata, al contrario di quello che certe anime candide pensano di far passare nell’opinione pubblica. Uomini e donne che pensano di fare dell’Antimafia il loro emblema, il loro hashtag nella carriera politica e che forse dovrebbero interessarsi maggiormente dei veri problemi dei cittadini e non fare della caccia all’untore o alle streghe come accadeva nel medioevo”. “Il libero muratore non tremola, non ha paura dei tanti beceri, rancorosi lupi che abbaiano alla luna e vogliono far credere una realtà che è ben diversa, totalmente diversa”.
Ha rammentato pure le oltre quattordici ore di perquisizione nella sede del Vascello da parte dello SCICO della Guardia di Finanza dicendosi vicino ai fratelli della Calabria e della Sicilia con riconoscenza e grande apprezzamento. “Lo dico forte e chiaro – ha ribadito ancora una volta – la massomafia vadano a cercarla altrove. Questo infame e mortale germe non abita tra noi. L’ho detto a Don Luigi Ciotti quando mi ha telefonato per chiarire la sua frase sbagliata pronunciata a Locri sulla Massoneria”.
E dinanzi al monumento dedicato ai Cinque Martiri, abbiamo conversato con il G. M. Bisi e il 1° Gran Sorvegliante Antonio Seminario e prima ancora con una troupe della RAI venuta a Gerace con l’intento di rintracciare eventuali rapporti “massoneria-‘ndrangheta”.
“La nostra è una libera associazione – sostiene il G. M. Stefano Bisi – che non è segreta e neppure riservata. Non è segreta perché sono note le sue finalità, sono noti i suoi dirigenti e non è neppure riservata perché sui nostri portoni ci sono le scritte e la denominazione Grande Oriente d’Italia. Certo, siamo un’associazione che quando si riuniscono i propri iscritti chiudono la porta come fa qualsiasi altra associazione o movimento quando le riunioni sono riservate ai propri appartenenti.
Di rimando viene da chiedersi: come mai nonostante si cerchi di parlare male dell’istituzione muratoria, specialmente i giovani bussano alle porte dei Templi? Come spiega allora questa inversione di tendenza?
“Perché in molti non ci stanno a vivere sul pregiudizio, vogliono conoscere, capire e molti decidono di entrare in contatto con noi. In un anno vi sono stati, attraverso il web, oltre mille richieste di adesione al G.O.I. Non è secondo un clic che ci s’iscrive, perché il percorso è molto lungo e faticoso. Vuol dire che vedono nel G.O.I. una fiamma di libertà, di solidarietà, di laicità. Noi siamo alfieri di libertà e di laicità e molti lo capiscono.
L’esempio di oggi è alquanto indicativo. Una risposta ben precisa che viene dalla società civile. E, poi, i sindaci con la loro presenza hanno rafforzato questi principi di sovranità, di partecipazione, di fratellanza, di giustizia sociale…
I sindaci con la fascia tricolore presenti oggi in massa a questa iniziativa per celebrare i Cinque Martiri di Gerace mi hanno commosso, mi hanno sinceramente commosso perché sono amministratori che vivono nel loro territorio a contatto con i cittadini con grandi sacrifici. Sono persone che cercano di fare del bene alle comunità in cui vivono. Bisognerebbe stare più vicino ai sindaci, chi ha la responsabilità politica e istituzionale dovrebbe fare un po’ di più.
Accanto a noi c’è pure il 1° Gran Sorvegliante del G.O.I. Antonio Seminario, calabrese ai massimi vertici del G.O.I. al quale facciamo notare che la massoneria non è un’istituzione con fini segreti, ma è formata da persone che si aprono al mondo che cambia, che propongono idee nuove…
Certamente è così. Qualora ce ne fosse bisogno, continueremo su questa strada. Siamo fiduciosi. Ne sono convinto e oggi la Locride ha dimostrato come in Calabria è possibile fare massoneria e alla luce del sole.
Si può dire, allora, che nella Locride non vi sono infiltrazioni di ‘ndrangheta…
L’ho già escluso in altre occasioni e in altre interviste. Nella Locride non c’è alcuna infiltrazione mafiosa all’interno delle nostre logge. E quelle che sono maldicenze sono state sfatate dalla realtà. Qualche loggia che è stata demolita è dovuta ad altre motivazioni non certo per infiltrazioni mafiose”.
Per l’occasione il Gran Maestro del G.O.I. Stefano Bisi, il I° Gran Sorvegliante Antonio Seminario, unitamente ai massimi esponenti della massoneria calabrese e una folta delegazione di sindaci e cittadini della Locride si sono ritrovati nella splendida Gerace per celebrare un avvenimento e ricordare ai posteri il sacrificio di: Rocco Verduci (Caraffa del Bianco – 1° agosto 1824); Domenico Salvadori (Bianco – 24 dicembre 1822); Pietro Mazzoni (Roccella – 21 febbraio 1819); Gaetano Ruffo (Bovalino – 15 novembre 1822) e Michele Bello (Ardore – 5 dicembre 1822).
E dinanzi al monumento dedicato ai Cinque Martiri, il Gran Maestro ha inteso ricordare ai presenti la restituzione al G.O.I. degli 800 faldoni fatti sequestrare nel 1992 dal Procuratore di Palmi Agostino Cordova nel corso dell’inchiesta sulla Massoneria e sui presunti intrecci con la criminalità organizzata avviata con grande fragore e poi conclusasi col nulla di fatto, archiviata dal gip Augusta Iannini che ha fatto risaltare il tutto mancante di “notizie di reato”.
Già a Rimini, nell’allocuzione tenuta alla Gran Loggia, Stefano Bisi ha affermato che “Il mondo della massoneria, è lontano anni luce dall’oscurità e dalla mala vita organizzata, al contrario di quello che certe anime candide pensano di far passare nell’opinione pubblica. Uomini e donne che pensano di fare dell’Antimafia il loro emblema, il loro hashtag nella carriera politica e che forse dovrebbero interessarsi maggiormente dei veri problemi dei cittadini e non fare della caccia all’untore o alle streghe come accadeva nel medioevo”. “Il libero muratore non tremola, non ha paura dei tanti beceri, rancorosi lupi che abbaiano alla luna e vogliono far credere una realtà che è ben diversa, totalmente diversa”.
Ha rammentato pure le oltre quattordici ore di perquisizione nella sede del Vascello da parte dello SCICO della Guardia di Finanza dicendosi vicino ai fratelli della Calabria e della Sicilia con riconoscenza e grande apprezzamento. “Lo dico forte e chiaro – ha ribadito ancora una volta – la massomafia vadano a cercarla altrove. Questo infame e mortale germe non abita tra noi. L’ho detto a Don Luigi Ciotti quando mi ha telefonato per chiarire la sua frase sbagliata pronunciata a Locri sulla Massoneria”.
E dinanzi al monumento dedicato ai Cinque Martiri, abbiamo conversato con il G. M. Bisi e il 1° Gran Sorvegliante Antonio Seminario e prima ancora con una troupe della RAI venuta a Gerace con l’intento di rintracciare eventuali rapporti “massoneria-‘ndrangheta”.
“La nostra è una libera associazione – sostiene il G. M. Stefano Bisi – che non è segreta e neppure riservata. Non è segreta perché sono note le sue finalità, sono noti i suoi dirigenti e non è neppure riservata perché sui nostri portoni ci sono le scritte e la denominazione Grande Oriente d’Italia. Certo, siamo un’associazione che quando si riuniscono i propri iscritti chiudono la porta come fa qualsiasi altra associazione o movimento quando le riunioni sono riservate ai propri appartenenti.
Di rimando viene da chiedersi: come mai nonostante si cerchi di parlare male dell’istituzione muratoria, specialmente i giovani bussano alle porte dei Templi? Come spiega allora questa inversione di tendenza?
“Perché in molti non ci stanno a vivere sul pregiudizio, vogliono conoscere, capire e molti decidono di entrare in contatto con noi. In un anno vi sono stati, attraverso il web, oltre mille richieste di adesione al G.O.I. Non è secondo un clic che ci s’iscrive, perché il percorso è molto lungo e faticoso. Vuol dire che vedono nel G.O.I. una fiamma di libertà, di solidarietà, di laicità. Noi siamo alfieri di libertà e di laicità e molti lo capiscono.
L’esempio di oggi è alquanto indicativo. Una risposta ben precisa che viene dalla società civile. E, poi, i sindaci con la loro presenza hanno rafforzato questi principi di sovranità, di partecipazione, di fratellanza, di giustizia sociale…
I sindaci con la fascia tricolore presenti oggi in massa a questa iniziativa per celebrare i Cinque Martiri di Gerace mi hanno commosso, mi hanno sinceramente commosso perché sono amministratori che vivono nel loro territorio a contatto con i cittadini con grandi sacrifici. Sono persone che cercano di fare del bene alle comunità in cui vivono. Bisognerebbe stare più vicino ai sindaci, chi ha la responsabilità politica e istituzionale dovrebbe fare un po’ di più.
Accanto a noi c’è pure il 1° Gran Sorvegliante del G.O.I. Antonio Seminario, calabrese ai massimi vertici del G.O.I. al quale facciamo notare che la massoneria non è un’istituzione con fini segreti, ma è formata da persone che si aprono al mondo che cambia, che propongono idee nuove…
Certamente è così. Qualora ce ne fosse bisogno, continueremo su questa strada. Siamo fiduciosi. Ne sono convinto e oggi la Locride ha dimostrato come in Calabria è possibile fare massoneria e alla luce del sole.
Si può dire, allora, che nella Locride non vi sono infiltrazioni di ‘ndrangheta…
L’ho già escluso in altre occasioni e in altre interviste. Nella Locride non c’è alcuna infiltrazione mafiosa all’interno delle nostre logge. E quelle che sono maldicenze sono state sfatate dalla realtà. Qualche loggia che è stata demolita è dovuta ad altre motivazioni non certo per infiltrazioni mafiose”.
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Ora, sulla Piana di Gerace, accanto alla stele dove furono disposti e fucilati, sorge il Monumento dedicato ai Cinque Martiri, con bassorilievo bronzeo, opera dello scultore Vincenzo Gerace, che riproduce il tragico epilogo “nel momento estremo in cui gli sgherri borbonici con i fucili spianati fanno fuoco recidendo la loro giovanissima esistenza là sullo storico piazzale della chiesa (dei Riformati n.d.r.) mentre dalle salme, quale caduta, e sul punto di cadere, col fatidico grido sulle labbra che nel ‘48 echeggiò trionfante dalla Calabria alle Alpi, sorge terribile il simulacro della Libertà che con le braccia possenti spezza le catene lanciandole nello spazio irraggiato dall’astro amoroso dei destini italici oggi felicemente compiutesi con Vittorio Veneto nella seconda guerra mondiale”.
Giovanni Pittari
Riviera web 5 maggio 2017
lunedì 22 maggio 2017
Il Grande Oriente d’Italia insieme a 18 sindaci della Locride ha ricordato i cinque martiri di Gerace
Una celebrazione ricca di partecipazione, di emozioni e all’insegna della più totale trasparenza in una terra e in una zona, la Locride, in cui la Massoneria ha forti radici che hanno fatto fiorire sani principi e alti ideali in tanti uomini che vogliono migliorare se stessi e la società e che nulla hanno da spartire con il malaffare e l’illegalita’. C’erano almeno 500 fratelli venerdì 19 maggio a Largo Piana di Gerace accanto al Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi per ricordare con una toccante cerimonia il 170 anniversario della fucilazione dei 5 Martiri di Gerace. E, a dimostrare quanto la Libera Muratoria costituisca per la popolazione Locroidea una Istituzione non segreta ne’ riservata ma trasparente e eticamente volta, senza pregiudizi e facili strumentalizzazioni, al miglioramento dell’Umanita’ c’erano ben 18 sindaci in rappresentanza di altrettanti comuni simbolo di questo lembo di Calabria spesso denigrato e martoriato.
Schierati con tanto di fascia tricolore ai lati del Gran Maestro Bisi, erano presenti il sindaco di Gerace, Giuseppe Pezzimenti, di Agnana Caterina Furfaro, di Ardore Giuseppe Grenci, di Bianco Aldo Canturi, di Bruzzano Zeffirio Franco Cuzzola, di Caraffa del Bianco Stefano Marrapodi, di Casignana Antonio Crino, di Gioiosa Jonica Maurizio Zavaglia, di Grotteria Vincenzo Loiero, di Monasterace Cesare De Leo, di Palizzi Walter Scerbo, di Roccella Giuseppe Certoma’, di Siderno Giuseppe Figliomeni, di Sant’Ilario Fernando Monteleone, di Candidoni Vincenzo Cavallaro, di Serrata Salvatore Vinci, di Plati’ Rosario Sergi, di Ferruzzano Francesco Marando. I primi cittadini hanno aperto il corteo insieme al Gran Maestro, al Primo Gran Sorvegliante Tonino Seminario, ai Gran Maestri onorari Ugo Bellantoni e Pino Lombardo, ai consiglieri dell’Ordine, ai grandi ufficiali e ai grandi rappresentanti. Dopo la deposizione di una corona d’alloro alla base del monumento che ricorda i 5 martiri, mentre risuonavano le note dell’inno d’Italia grazie alla tromba del Maestro Ascioti e alla voce del tenore Crucitti, e’ stato il sindaco di Gerace, onorevole Giuseppe Pezzimenti a sottolineare l’importanza della cerimonia con cui si ricordano le figure di Michele Bello, Gaetano Ruffo, Pietro Mazzoni, Domenico Salvadori e Rocco Verduci.
“Sono grato, come sindaco della Città di Gerace e come cittadino della Locride, e voglio salutare e ringraziare tutti coloro che hanno voluto questa commemorazione dei cinque valorosi martiri del nostro Risorgimento trucidati per ordine del potere borbonico il 2 ottobre del 1847, rei di possedere e di aver propagandato ideali di libertà e di uguaglianza sociale. I nostri cinque eroi, seppure trascurati nelle pagine della storiografia ufficiale, hanno tracciato un solco profondo tra la tirannide, che considerava queste terre “selvagge e primitive” ed i desideri di autentica ribellione all’oscurantismo ed al potere assolutistico portato avanti da giovani ufficiali, medici, avvocati, ma anche da uomini di Chiesa, appartenenti a quella borghesia in ascesa sconfitta dai Borboni, che erano entrati in contatto con le idee mazziniane e con quanti parlavano di un’Italia unita, e diventarono protagonisti di moti che anticiparono quelli che si sarebbero verificati nel resto d’Italia soltanto più tardi. Ecco perché sono riconoscente al Grande Oriente d’Italia ed al suo Gran Maestro Stefano Bisi, insieme ai suoi massimi rappresentanti sia nazionali che locali, per essere qui a commemorare il sacrificio di queste cinque giovani vite, in occasione del 170 anniversario della loro fucilazione. Voglio salutare e ringraziarli per la loro presenza anche i colleghi sindaci qui convenuti, testimoni di una sensibilità mai sopita nella Locride riguardo la memoria della nostra storia più fulgida ed esaltante, consapevoli che da queste pagine di storia così esaltanti, bisogna trarre la forza e l’entusiasmo per cambiare il volto e il destino di questa nostra martoriata terra. Tutto questo sta a dimostrare la grande umanità, tolleranza e rispetto per la vita di coloro che promossero e guidarono il moto rivoluzionario. Considerato che Michele Bello, Gaetano Ruffo, Pietro Mazzoni, Domenico Salvadori e Rocco Verduci erano propugnatori dei principi universali di libertà ed uguaglianza, ma anche di tolleranza e solidarietà e proprio dalla tolleranza da loro dimostrata, significante la prima virtù delll’uomo libero, così come l’eticità della convivenza sociale, attesta una consonanza con altre forze ed istituzioni che poggiano sulla moralità dell’uomo la loro dottrina. Tutto ciò – ha concluso il primo cittadino di Gerace – per continuare a credere in un mondo nuovo, dove l’Umanita’ liberale ed il rispetto verso il proprio fratello siano i pilastri contro il malaffare e la criminalità, a favore dello sviluppo e del progresso dei popoli, della nostra gente”.
È toccato poi al Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi sottolineare come l’Ordine abbia voluto celebrare con orgoglio la ricorrenza per ricordare i cinque martiri, tre dei quali erano liberi muratori, e stare a fianco dei cittadini calabresi nella battaglia vera della Legalita’, e non solo a parole, che va fatta contro le forze mafiose che arrecano danno all’immagine dei calabresi.
“Ringrazio il sindaco di Gerace – ha detto il Gm – e gli altri sindaci qui presenti per aver aderito all’invito dei liberi muratori di questa terra a partecipare insieme a noi a questa testimonianza di affetto, di fratellanza verso questi precursori di libertà come e’ scritto nella lapide. Loro ci hanno insegnato che per la Libertà si può morire. Il bisogno di Libertà c’è sempre, c’è in ogni epoca, c’è anche oggi. Il rischio di perdere la Libertà si presenta sotto altre forme, ma il rischio c’è. Leggevo in questi giorni di autorevoli esponenti politici di questo Paese parlare di allarme per la Democrazia. Lo dico ormai da diversi mesi che c’è un allarme per la Democrazia. La storia si ripete, purtroppo. Si ripete perché quando arrivo’ il Fascismo le condizioni vennero preparate. Che cosa successe? Il Partito nazionale fascista approvò all’Assemblea Costituente per acclamazione l’incompatibilità al PNF degli iscritti alle logge massoniche. Oggi ci sono dei partiti che prevedono l’incompatibilita nei loro statuti. Anche allora arrivo’ una Commissione presieduta dal senatore Giovanni Gentile. Alla fine dei lavori questa Commissione stabili’ che la Massoneria era il cancro della Società italiana. Oggi c’è una Commissione parlamentare d’inchiesta che manda tredici finanzieri a fare un sequestro ed una perquisizione. All’inizio volevano tutti e 23mila nomi dei liberi muratori del Grande Oriente d’Italia, poi si sono accontentati dei fratelli calabresi e siciliani. Un’angheria, un sopruso in più verso questo terra dove si vengono a prendere i voti per essere eletti. Allora nel segreto dell’urna tutti i voti sono buoni e chi s’incontra quando si gira in queste terre. Io incontro i miei fratelli liberi muratori. Nel 1924 si alzò una voce contro la proposta di legge che era contro la Massoneria e l’associazionismo. Quella di Antonio Gramsci, lui aveva ragione. Dopo un po’ vennero colpite non solo la Massoneria ma tutte le Libertà associative. Oggi il prodotto al momento di questa Commissione d’inchiesta, di un suo autorevole esponente è quella di una proposta di legge che sancisce l’incompatibilità fra l’appartenenza ad una loggia delle forze dell’ordine, dei dipendenti pubblici di livello elevato, ed addirittura professori e ricercatori universitari. A me non piace né essere garantista né giustizialista. Mi piace rispettare quella Costituzione della Repubblica Italiana che i liberi muratori promettono di osservare e ci sono due articoli, il 18 quello che sancisce la Libertà d’associazione che la Commissione parlamentare d’inchiesta vuole mettere in pericolo, e soprattutto c’è l’articolo 2 spesso dimenticato. Questo articolo della Costituzione afferma che la stessa tutela i diritti individuali, inviolabili dell’uomo sia come singoli sia nelle formazioni sociali dove si svolge la sua personalità ed impone dei doveri che sono doveri di solidarietà economica, politica e sociale. Noi siamo una formazione sociale, quindi ci ribelliamo e ci ribelleremo in tutte le sedi al sopruso che ci è stato fatto. Nel ricordo anche dei martiri, come erano questi precursori della libertà di Gerace. Eppoi bisogna stare attenti, lo dico da tempo ormai. Stamani un Twitter di una persona che non conosco la quale ha pubblicato un vecchio elenco di liberi muratori. Ci sono tanti fratelli passati all’Oriente Eterno, si vuole offendere anche la loro memoria. Hanno ripubblicato quelle liste che nel 1992 ci vennero sequestrate e sapete che cosa ha scritto quest’uomo? Ha scritto: “Non bisogna lasciarne neppure uno vivo. Cercateli”. Bisogna stare attenti, perché le parole sono come le frecce e possono alimentare le menti bislacche di qualche personaggio squilibrato. Non si può alimentare il sospetto è denigrare categorie intere di persone ed associazioni, intere associazioni che sono previste dalla Costituzione repubblicana. Noi combatteremo pure nel ricordo dei cinque martiri, di cui tre erano liberi muratori, per difendere il diritto di esistere in Democrazia. Lo dico anche ai sindaci che sono pilastri di senso civico, perché sono loro che stanno insieme ai cittadini per governare anche questi territori più complessi di altri. Noi massoni siamo dei guardiani della Libertà’ , delle sentinelle. E, quando colpiscono noi, colpiscono il diritto di esistere, di associarsi, di vivere tranquillamente in questa nostra amata Patria che anche i liberi muratori hanno contribuito a costruire”.
“Ringrazio il sindaco di Gerace – ha detto il Gm – e gli altri sindaci qui presenti per aver aderito all’invito dei liberi muratori di questa terra a partecipare insieme a noi a questa testimonianza di affetto, di fratellanza verso questi precursori di libertà come e’ scritto nella lapide. Loro ci hanno insegnato che per la Libertà si può morire. Il bisogno di Libertà c’è sempre, c’è in ogni epoca, c’è anche oggi. Il rischio di perdere la Libertà si presenta sotto altre forme, ma il rischio c’è. Leggevo in questi giorni di autorevoli esponenti politici di questo Paese parlare di allarme per la Democrazia. Lo dico ormai da diversi mesi che c’è un allarme per la Democrazia. La storia si ripete, purtroppo. Si ripete perché quando arrivo’ il Fascismo le condizioni vennero preparate. Che cosa successe? Il Partito nazionale fascista approvò all’Assemblea Costituente per acclamazione l’incompatibilità al PNF degli iscritti alle logge massoniche. Oggi ci sono dei partiti che prevedono l’incompatibilita nei loro statuti. Anche allora arrivo’ una Commissione presieduta dal senatore Giovanni Gentile. Alla fine dei lavori questa Commissione stabili’ che la Massoneria era il cancro della Società italiana. Oggi c’è una Commissione parlamentare d’inchiesta che manda tredici finanzieri a fare un sequestro ed una perquisizione. All’inizio volevano tutti e 23mila nomi dei liberi muratori del Grande Oriente d’Italia, poi si sono accontentati dei fratelli calabresi e siciliani. Un’angheria, un sopruso in più verso questo terra dove si vengono a prendere i voti per essere eletti. Allora nel segreto dell’urna tutti i voti sono buoni e chi s’incontra quando si gira in queste terre. Io incontro i miei fratelli liberi muratori. Nel 1924 si alzò una voce contro la proposta di legge che era contro la Massoneria e l’associazionismo. Quella di Antonio Gramsci, lui aveva ragione. Dopo un po’ vennero colpite non solo la Massoneria ma tutte le Libertà associative. Oggi il prodotto al momento di questa Commissione d’inchiesta, di un suo autorevole esponente è quella di una proposta di legge che sancisce l’incompatibilità fra l’appartenenza ad una loggia delle forze dell’ordine, dei dipendenti pubblici di livello elevato, ed addirittura professori e ricercatori universitari. A me non piace né essere garantista né giustizialista. Mi piace rispettare quella Costituzione della Repubblica Italiana che i liberi muratori promettono di osservare e ci sono due articoli, il 18 quello che sancisce la Libertà d’associazione che la Commissione parlamentare d’inchiesta vuole mettere in pericolo, e soprattutto c’è l’articolo 2 spesso dimenticato. Questo articolo della Costituzione afferma che la stessa tutela i diritti individuali, inviolabili dell’uomo sia come singoli sia nelle formazioni sociali dove si svolge la sua personalità ed impone dei doveri che sono doveri di solidarietà economica, politica e sociale. Noi siamo una formazione sociale, quindi ci ribelliamo e ci ribelleremo in tutte le sedi al sopruso che ci è stato fatto. Nel ricordo anche dei martiri, come erano questi precursori della libertà di Gerace. Eppoi bisogna stare attenti, lo dico da tempo ormai. Stamani un Twitter di una persona che non conosco la quale ha pubblicato un vecchio elenco di liberi muratori. Ci sono tanti fratelli passati all’Oriente Eterno, si vuole offendere anche la loro memoria. Hanno ripubblicato quelle liste che nel 1992 ci vennero sequestrate e sapete che cosa ha scritto quest’uomo? Ha scritto: “Non bisogna lasciarne neppure uno vivo. Cercateli”. Bisogna stare attenti, perché le parole sono come le frecce e possono alimentare le menti bislacche di qualche personaggio squilibrato. Non si può alimentare il sospetto è denigrare categorie intere di persone ed associazioni, intere associazioni che sono previste dalla Costituzione repubblicana. Noi combatteremo pure nel ricordo dei cinque martiri, di cui tre erano liberi muratori, per difendere il diritto di esistere in Democrazia. Lo dico anche ai sindaci che sono pilastri di senso civico, perché sono loro che stanno insieme ai cittadini per governare anche questi territori più complessi di altri. Noi massoni siamo dei guardiani della Libertà’ , delle sentinelle. E, quando colpiscono noi, colpiscono il diritto di esistere, di associarsi, di vivere tranquillamente in questa nostra amata Patria che anche i liberi muratori hanno contribuito a costruire”.
L’intensa giornata in Calabria (in mattinata il Gran Maestro Bisi era stato ricevuto in comune dal sindaco di Siderno, senatore Pietro Fuda insieme al Primo Gran Sorvegliante Tonino Seminario e al Gran Maestro onorario Ugo Bellantoni) si è conclusa con una tornata nella casa massonica di Siderno nel corso della quale Giuseppe Afflitto, Maestro Venerabile della loggia “Michele Bello” ha proceduto al conferimento della fratellanza onoraria al Primo Gran Sorvegliante del Grande Oriente d’Italia Tonino Seminario. (Angelo Di Rosa)ALLEGATI
lunedì 8 maggio 2017
“Valori e tradizioni”, a Reggio Calabria consegnati i premi Logoteta e Mallamaci. Il Gran Maestro agli studenti : “Ridestate l’Italia”
“Valori e Tradizioni 3.0”, il titolo del convegno che si è tenuto il 6 maggio nell’Auditorium Nicola Calipari del Consiglio Regionale di Reggio Calabria su iniziativa dell’Associazione Culturale Logoteta, emanazione dell’omonima loggia reggina del Grande Oriente d’Italia e nel corso del quale sono stati assegnati i premi “Giuseppe Logoteta” e “Paolo Mallamaci” che l’associazione bandisce da anni a favore degli studenti delle scuole superiori di Reggio Calabria. Il Gran Maestro ha fatto appello a una scuola più unita e capace di formare una solida classe dirigente per il futuro.
Significativa partecipazione di pubblico, tanto interesse per l’importanza dei temi trattati e la grande consapevolezza che bisogna puntare sulla scuola, sui giovani, sulla tecnologia per ridare all’Italia la speranza di ripartire e costruire un futuro migliore per le giovani generazioni. Il convegno e le borse di studio Logoteta-Mallamaci sono diventate da 11 anni un appuntamento fisso per gli studenti di Reggio Calabria e Provincia che ogni anno aderiscono con entusiasmo e interesse al premio organizzato dall’Associazione Giuseppe Logoteta con il patrocinio del Grande Oriente d’Italia e del Collegio dei Maestri Venerabili della Calabria.
All’evento che si è svolto sabato mattina nell’Auditorium Nicola Calipari del Consiglio Regionale della Calabria, hanno partecipato il Gran Maestro Stefano Bisi che ha aperto i lavori con il suo intervento, il Primo Gran Sorvegliante Tonino Seminario, i Gran Maestri aggiunti Ugo Bellantoni, Tonino Perfetti e Pino Lombardo, i Grandi Ufficiali, i Consiglieri dell’Ordine, e i Garanti d’Amicizia. Al tavolo dei relatori il Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico Ed Accettato, Leo Taroni, e il professor Pasquale Amato. Il convegno è stato moderato dal prof. Nicola Catalano e si è aperto con l’inno di Mameli.
Molto sentite ed apprezzate le parole del Gran Maestro Stefano Bisi che ha invitato studenti, professori, personale non docente, cittadini e politici a creare un scuola più unita e capace di aggregare maggiormente per consentire ai ragazzi di crescere e diventare la classe dirigente del domani in grado di risollevare il Paese. Un Paese in cui bisogna essere più che mai capaci di unire e non di alimentare divisioni.
“Sentendo il canto degli italiani – ha detto il Gran Maestro – qui a Reggio Calabria, e pensando che tra qualche ora volerò a Torino per un altro impegno istituzionale, mi viene in mente quanto sia bella l’Italia e quanto siano dalla parte sbagliata coloro che vogliono dividerla. L’Italia e’ una ed una sola. Ci siamo abituati ad ascoltare l’inno solo nella prima parte, mentre la seconda parte che va ascoltata di più e’ forse la più bella perché si dice che siamo derisi perché siamo divisi. L’invito che faccio a tutti quanti, e’ quello che l’Italia deve essere una ed indivisibile. La vostra folta presenza oggi in questa sala dimostra l’attenzione per i temi che le logge di Reggio Calabria lanciano ogni anno raccogliendo l’attenzione degli studenti, degli insegnanti, dei dirigenti scolastici. La comunità della Scuola deve fare ridestare l’Italia. Noi diciamo l’Italia s’e’ desta nel canto degli italiani. Ecco, ridestiamo l’Italia”.
“La nazione ha bisogno – ha aggiunto Bisi – della Scuola, partendo dal motivare studenti ed insegnanti ma anche i bidelli quella figura che ai miei tempi era il custode di tutti, capace di consolare chi aveva preso un brutto voto in matematica e che era fondamentale al pari delle altre componenti scolastiche. Lo dico senza paternalismi, che voi giovani odiate come li odiavamo noi ai nostri tempi. Oggi la Scuola va messa al primo posto delle priorità e va rilanciata. Bisogna affidarsi ai giovani che hanno più forza, più energia e anche la forza di fare ed essere comunità per riuscire nell’impresa.Ma come si può rilanciare la Scuola? Con il coraggio, la creatività, le nuove tecnologie che devono aiutare a creare la comunione delle persone. Una volta c’era il servizio militare che metteva in collegamento siciliani e calabresi con i piemontesi ed i veneti. Oggi ci sono le nuove tecnologie che ci permettono di fare Comunità. Ora, la Scuola, Voi tutti, rappresentate per me una candela accesa e una candela accesa nel cuore della notte illumina più del Sole. Guardiamo avanti con fiducia e speranza in questa terra spesso martoriata dalle cronache. Il Grande Oriente d’Italia il 19 maggio sarà a contatto con le amministrazioni locali di Locri, Siderno, Gerace per parlare di valori e Legalità”.
La chiusura il Gran Maestro l’ha riservata ai ragazzi con un messaggio che ha voluto essere un invito a guardare alla Massoneria con interesse e non lasciandosi mai fuorviare da pregiudizi e barriere ideologiche precostituite. “Voi giovani dovete guardare liberamente quello che facciamo, e chi siamo. Che opere portiamo avanti nella società contemporanea. E soprattutto cercate di non vedere negli altri il sospetto nel giudicare. Un grande magistrato, Giovanni Falcone, diceva che il sospetto non è l’anticamera della Verità ma della calunnia. E con questo messaggio invito voi giovani a fare del vostro meglio nella Società”.
Dopo il breve saluto portato dal presidente del Collegio dei Maestri Venerabili della Calabria, Giuseppe Messina, e’ toccato ai relatori entrare nel vivo della tematica del convegno.
Il Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico Ed Accettato, Leo Taroni, e’ intervenuto sul Trinomio Libertà-Uguaglianza-Fratellanza con queste parole. “Il libero muratore non identifica il Trinomio con un fatto politico contingente, perché rappresenta per lui invece uno dei molteplici risultati ai quali conduce l’essere Massone nella sua accezione più profonda e sostanziale. Posto che il Massone è per definizione “uomo libero e di buoni costumi”, cioè scevro dai pregiudizi e dai condizionamenti spesso imposti dalla vita quotidiana, libero nel suo vissuto e quindi testimone discreto ma fermo di questo status, non avverte la necessità del Trinomio. Necessità che, nell’accezione del termine, costituirebbe una limitazione del suo essere libero. Non può neppure accettare il Trinomio come un’utopia che ci condurrebbe all’astrazione, alla non realizzazione di noi stessi nel qui e nell’ora. Mentre è nel concreto che noi dobbiamo sentirci liberi, uguali e fratelli. E ciò avviene all’interno di una Loggia”.
Il professor Pasquale Amato, nel suo argomentare ricco di spunti e riferimenti storici ha voluto mettere in risalto nella parte finale della sua relazione come il Trinomio sia ancora oggi un’utopia necessaria ma a certe condizioni consigliate dall’esperienza.
“Qualunque sistema di valori che si afferma in una società è figlio della storia di quella comunità, della geografia, del clima, dell’economia, della religione o delle religioni. Ma e’ necessario abbandonare le utilizzazioni distorte del trinomio quali: la pretesa di imporre con la forza i propri valori a popoli che hanno una storia, una cultura, una religione e tradizioni differenti e sono tanti gli esempi. Poi la pretesa dell’integrazione che significa imposizione più raffinata della propria cultura sugli altri. Infine, occorre ripensare e riadattare quel trinomio al nuovo scenario del mondo sempre più multietnico, multiculturale e policentrico nel quale viviamo. E applicare il concetto egualitario della convivenza tra identità diverse nel rispetto reciproco”. Bello anche l’intervento sulla Tradizione portato dal presidente dell’Associazione “Le Muse”, Giuseppe Livoti.
La cerimonia si è conclusa con la premiazione degli studenti che hanno partecipato alle borse di studio. Il Premio artistico Paolo Mallamaci è stato vinto da Sabrina Giovanna Pirrotta del Liceo Artistico “Preti-Frangipane”. Al secondo posto si è classificata Sara Pirrotta del Liceo Artistico “Preti-Frangipane” , ed al terzo Romana Azzarà del Liceo Artistico “Preti-Frangipane”. Per quanto riguarda il premio letterario Giuseppe Logoteta si è classificata prima Alessandra Mesiti dell’Istituto d’Istruzione Superiore “L. Nostro-L. Repaci”. Al secondo posto Domenica Oliverio dell’Istituto Istruzione Superiore “E. Fermi”, e al terzo Filippo Tripodi del Liceo Scientifico Leonardo da Vinci.
di Angelo Di Rosa
giovedì 6 aprile 2017
Massoneria, Grande Oriente d’Italia: al via la Gran Loggia di Rimini – Affaritaliani.it
Tutto pronto al Palacongressi di Rimini per la Gran Loggia del Grande Oriente d’Italia che da domani e fino a domenica rinnova nella riviera romagnola l’appuntamento con l’assemblea annuale delle oltre 850 logge che fanno capo all’istituzione massonica più antica e numerosa del paese. “La memoria del passato, le radici nel futuro” è il tema generale dell’edizione 2017 che è dedicata ai 300 anni della Massoneria moderna. Anniversario che ricorre quest’anno ed è celebrato in tutto il mondo… continua su Affaritaliani.it 6 aprile 2017 Massoneria, Grande Oriente d’Italia: al via la Gran Loggia di Rimini – Affaritaliani.it
lunedì 27 marzo 2017
Celebrati a Locri i 50 anni di massoneria del fratello Aurelio Palmieri
“Esorto i più giovani ad avere fiducia nella strada tracciata dai maestri anziani, e chiamo questi ultimi al dovere di fungere da guida ed esempio affinché si possa realizzare un passaggio armonico dal passato al presente, nel rigoroso rispetto della ritualità”.
Sono le parole più significative pronunziate da Aurelio Palmieri durante un incontro del Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili della Calabria, appositamente riunito nell’occasione presso l’Hotel President di Siderno per la consegna al fr. Palmieri della Medaglia del Veterano, assegnatagli dal Gran Maestro Stefano Bisi per solennizzare i cinquant’anni di anzianità massonica. Visibilmente commosso ma sempre lucido e combattivo, circondato dall’entusiasmo e dall’affetto dei Maestri Venerabili e dei numerosi fratelli giunti nella Locride da ogni parte della Calabria, il fratello Palmieri ha rivolto al Collegio un messaggio dai toni alti a carichi della lezione pazientemente accumulata nel corso dei tanti anni di partecipazione alla vita interna dell’Istituzione. Il tasto su cui egli, dall’alto della sua esperienza, ha specificamente insistito è stata l’importanza del “rituale” ai fini di una formazione massonica veramente efficace, il rituale inteso quale rappresentazione simbolica della relazione analogica fra il libero muratore e l’universo, percorso sempre attuale che scandisce da più di tre secoli, dalle origini settecentesche della Libera Muratorìa, i passi di ogni massone al di là della razza, della nazionalità, della religione, della condizione sociale ed economica, in una dimensione realmente universalistica che rende l’appartenenza alla Massoneria un unicum in tutti i sensi.
Il rituale non come insieme di norme più o meno vincolanti, con una serie di premi o punizioni da distribuire in virtù di una presunta conformità alla giustezza detenuta da un corpo separato (come un clero o una frazione del corpo sociale), ma come realizzazione concreta dell’universale nell’individuale, inveramento dei limiti e delle contraddizioni ma anche con i momenti esaltanti e le altezze che caratterizzano la vita “concreta” di ognuno di noi. La cerimonia è stata aperta con un’agile introduzione del fratello Giuseppe Messina, Presidente del Collegio della Calabria, il quale, nel sottolineare le ormai proverbiali dedizione e attaccamento all’Istituzione del fratello Palmieri, ha inteso porre in particolare rilievo il suo contributo all’elevazione dei fratelli tutti grazie all’umile e diuturna fatica della veicolazione dei libri sulle cui pagine generazioni di massoni calabresi hanno potuto allargare e consolidare le loro conoscenze in materia di tradizioni storiche, di simbolismo, di filosofia misterica, di esoterismo, affinando in tal modo la loro competenza di un universo che costituisce per molti liberi muratori un vero percorso ad ostacoli, un labirinto che spesso ci ha spalancato i suoi segreti passaggi grazie agli opportuni suggerimenti di lettura generosamente forniti da Aurelio Palmieri.
Subito dopo Messina ha ceduto la parola a Lavalva, oratore del collegio, all’ex presidente del collegio Colloca, ai GMO Pino Lombardo e Ugo Bellantoni, i quali hanno rafforzato il loro plauso e l’espressione della loro riconoscenza verso il lavoro svolto dal fratello Palmieri, ringraziandolo per il contributo dato alla loro individuale crescita muratoria e a quella di tutta la Libera Muratorìa calabrese.
E’ stato infine Antonio Seminario, Primo Gran Sorvegliante del Grande Oriente d’Italia, a segnare il momento solenne dell’intera tornata procedendo prima alla consegna della Medaglia del Veterano e poi rivolgendo a Palmieri un indirizzo di saluto incentrato sul valore del rapporto disinteressato che ha unito in tanti anni la sua figura a quella di schiere di fratelli per i quali egli ha rivestito la funzione del portatore di Luce, illuminando i primi, spesso incerti passaggi del difficile impegno di percorrere con sicurezza la via iniziatica.
Con toni sentiti e a tratti vibranti, Seminario ha espresso l’augurio personale del Gran Maestro Stefano Bisi che durante il breve scorcio di Gran Maestranza finora trascorsa non ha perso l’occasione di indicare agli occhi di tutta la Comunione il fratello Aurelio Palmieri quale emblema di coerenza, dignità, forza e coraggio massonici uniti armoniosamente alla fiducia nell’intangibilità dei propri valori testimoniati da una lunga vita spesa al servizio dell’Istituzione.
La freschezza che, nonostante l’età avanzata, si esprime ancora nelle pagine dell’Almanacco che ogni mattina Palmieri fa giungere puntualmente sugli schermi pc del Gran Maestro prima e poi dei fratelli compresi nel suo indirizzario personale, rappresenta il miglior modo di dare inizio alla propria giornata per una fascia consistente di liberi muratori italiani. Si trasfonde in tale impegno, ha proseguito Seminario, un senso della vita muratoria sempre affrontata quale impegno primario, resa in ogni suo momento con una pienezza ed uno stile che in modo gioioso contraddistinguono l’impegno a svolgere la funzione di soggetto trainante e mai stanco di raggiungere traguardi viepiù ambiti e perseguiti giorno dopo giorno.
Palmieri rappresenta un patrimonio di tutta la Circoscrizione calabrese; egli incarna in pieno un exemplum che lo ha reso popolarissimo tra i fratelli e ne ha proiettato la figura in modo permanente nella sempre presente sollecitudine verso il massone bisognoso di aiuto, che fa le prime, imprecise prove di applicazione in un mondo che ancora non conosce e ancora percorre con un disequilibrio sostanzialmente profano. Avere qualcuno cui guardare come permanente fonte di ispirazione, percepire la sicurezza fornita dalla stretta di mano che serra con fermezza quella del neofita il cui universo di tenebra è stato appena squarciato perché egli cominci a vedere, a capire, a costruire il proprio Tempio interiore, tutti ritorniamo apprendisti di fronte a uomini della statura morale ed esoterica di Aurelio Palmieri.
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