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giovedì 4 gennaio 2018

La replica del Grande Oriente d'Italia all’Antimafia: “I nostri elenchi sono trasparenti…In Italia qualcuno vuole riportare indietro le lancette della storia”


“Siamo seriamente preoccupati. In Italia qualcuno vuole riportare indietro le lancette della storia reintroducendo di fatto leggi fasciste e illiberali soprattutto contro i massoni. Come denuncio’  allora Antonio  Gramsci,  puo’ essere l’inizio di un pericoloso ritorno al passato. È in grave pericolo innanzitutto la Democrazia e il libero pensiero”.  Lo ha detto il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi replicando alle affermazioni del presidente dell’Antimafia Rosy Bindi che ieri ha presentato la relazione sulle infiltrazioni di cosa nostra e della ‘ndrangheta nella massoneria in Sicilia e Calabria.
“C’è in particolare un passaggio della relazione che fa tremare le vene ed i polsi per la sua virulenza e pericolosità. Si dice: “Non si vuole di certo auspicare il ripristino delle disposizioni fasciste sopra riportate, seppure, non va dimenticato che, accanto a coloro che perseguivano evidenti volontà illiberali, insigni giuristi apprezzavano tali normative che, per l’eterogenesi dei fini tipica delle leggi, garantivano comunque un sistema di conoscenza e di trasparenza”.
“Quando si vogliono riesumare delle leggi che saranno pur commentate positivamente da insigni giuristi, come scrive la Commissione, ma hanno prodotto un regime repressivo violando ogni libertà – afferma Bisi – credo che si dimentichi il sangue versato da tanti cittadini e si faccia anche un’opera di negazionismo di un brutto passato. Come si fa ad avallare certe norme oggi come fanno i membri dell’Antimafia e dire che garantivano un sistema di conoscenza e trasparenza? Mi sembra forse di capire che il fine vero della Commissione era ed e’ quello di mettere all’indice la Massoneria e i suoi iscritti attraverso la violenza di una legge che la ingessi e la ingabbi. La trasparenza è tipica dei regimi totalitari diceva anche Stefano Rodota’”.
 Sulla vicenda delle infiltrazioni mafiose e sulla presenza di condannati ex 416 bis nelle Logge il Gran Maestro Bisi puntualizza: “Prendiamo atto dei risultati contenuti nella relazione e ribadiamo che oggi come allora siamo disposti a collaborare per l’accertamento della verità e che ci siamo opposti al sequestro di tutti gli elenchi perche’ cosi’ si criminalizza un’intera associazione. Respingiamo al mittente invece qualsiasi cattivo pensiero riguardo al nostro archivio cartaceo e digitale. I nostri elenchi sono di una trasparenza assoluta ed e’ un’offesa gravissima  pensare che la nostra gestione degli stessi non sia chiara o che ci siano magari zone occulte. Quanto ai presunti condannati per mafia sarebbe opportuno indicare oltre le persone fisiche il periodo temporale in cui sono o non sono stati iscritti alla nostra Obbedienza o alle altre. Noi i controlli li abbiamo sempre fatti con rigore e continueremo a farli con altrettanta severità ma i nostri organi ispettivi non hanno funzioni di polizia giudiziaria ne’ possono agire come  se lo fossero”.
In merito a tutta la vicenda che ha portato al sequestro degli elenchi e’ fuorviante sostenere la tesi della mancata collaborazione in quanto il Gran Maestro Bisi, sin dal primo istante in cui la presidente Bindi manifesto’ l’intenzione della Commissione a indagare, ha chiesto di essere audito dalla Commissione presentandosi per ben due volte dinanzi ai membri della stessa. Il Gran Maestro non ha mai rifiutato il confronto ed ha chiesto più volte che gli venissero fatti gli eventuali nomi dei presunti soggetti accostabili a ramificazioni malavitose. “Non ho mai negato la mia collaborazione e quanto viene scritto nei miei confronti e’ del tutto opinabile ed arbitrario. Ricordo poi ai membri della Commissione che nella vicenda di Castelvetrano i due fratelli del Goi presenti nel consiglio comunale non erano e non sono “impresentabili” come ha stabilito in una recente ordinanza il tribunale di Marsala riabilitandone l’immagine”.
Riguardo inoltre al riferimento riguardante l’ex Gran Maestro Di Bernardo che ha parlato delle  infiltrazioni mafiose nelle Logge calabresi del Goi, il suo ricordo a scoppio ritardato lascia basiti ed è anzi molto singolare che la Commissione Antimafia abbia preso per buone le dichiarazioni di un personaggio – fra l’altro a suo tempo “fratello coperto” come da sua esplicita richiesta scritta – che irresponsabilmente per l’istituzione di cui era il massimo rappresentante, non ha mai edotto l’allora Giunta del Grande Oriente d’Italia della gravità delle notizie in suo esclusivo possesso. Per queste sue tardive affermazioni il Goi intende intraprendere nei suoi confronti inziative giudiziarie”.
Il Grande Oriente d’Italia e’ pronto a difendere il suo sacrosanto diritto all’esistenza e alla riservatezza dei suoi iscritti nel pieno rispetto della legge e della Costituzione italiana di cui ricorre tra qualche giorno l’entrata in vigore. “Pensare di addossare i mali della politica ed i problemi della Nazione alla Massoneria esibendo una eventuale legge liberticida e’ profondamente antidemocratico. Non solo questo, eventualmente cos’altro si potrà richiedere poi ai liberi muratori? Di presentare ogni mese il certificato di buona condotta? Di fare solo lavori esterni alla Pubblica Amministrazione? Si vieterà loro di concorrere a posti pubblici? O di fare politica? Saranno messi in settori particolari e ben delimitati persino allo stadio? Pensiamo che questo modo di agire e di procedere non porti nulla di buono e sia la preoccupante spia di una
situazione generale ormai sfuggita di mano e nella quale al di là dei pregiudizi e dei teoremi da dimostrare i massoni sono rimasti fra i pochi soggetti istituzionali capaci di difendere antichi valori e quella libertà che qualcuno vuole duramente e pericolosamente reprimere”.
Il Gran Maestro Bisi ricorda l’esperienza del Ventennio. Per prima si colpi’ la Massoneria e poi finirono le liberta’ di tutti.

Lettera del Gran Maestro ai direttori dei giornali: “La quaestio massoneria ha assunto i crismi di una vera e propria crociata"


Gentile Direttore
Le scrivo questa lettera all’indomani della relazione della Commissione Antimafia sulle infiltrazioni mafiose nelle Logge delle diverse Obbedienze italiane per sottoporre ai lettori del suo autorevole quotidiano e all’opinione pubblica alcune necessarie e opportune riflessioni sul ruolo etico della Massoneria nella Società e sulla enorme gravità, a mio avviso, di alcune idee ispiratrici di proposte di legge che la stessa Commissione ha avanzato per porre una esorbitante ed allarmante Quaestio Massoneria che ha assunto di fatto piuttosto i crismi di una vera e propria crociata nei confronti dei liberi muratori alla luce degli intendimenti della presidente Rosy Bindi e delle possibili determinazioni legislative future che sono state proposte dai commissari.
In base ai numeri resi noti dopo il sequestro degli elenchi di Sicilia e Calabria al Grande Oriente d’Italia e ad altre tre Obbedienze sarebbero stati nell’arco temporale di 26 anni, 193 i soggetti indagati per fatti di mafia, in circa 350 procedimenti penali, e sei le persone che sono state condannate in via definitiva, mentre per altri 25 i procedimenti risulterebbero ancora in corso.
Per quanto riguarda poi il Grande Oriente d’Italia, la Comunione di cui sono il Gran Maestro dal 2014, queste figure risulterebbero due (un pensionato e un commercialista, di cui la Commissione non ha fornito i nomi opponendo motivi di privacy). Questi i numeri che, pur non sottovalutando affatto la questione e auspicando la via della Giustizia e della Verità, nella realtà credo si commentino subito da soli. Ma, lascio a Lei e ai lettori, ampia valutazione di giudizio e di visione del problema.
Secondo la Presidente Bindi e i membri dell’Antimafia, comunque questi numeri su un totale di 17.000 nomi passati al setaccio, basterebbero e/o sarebbero sufficienti per fare emergere un quadro a tinte fosche e preoccupante, per suffragare così l’equazione mafia-Massoneria e bollare a priori in modo infamante tanti onesti liberi muratori italiani.
Siamo nel Paese dei teoremi e dei sospetti, si sa, e basta poco per scatenare una inopportuna e pericolosa caccia al massone. Lo stesso Giovanni Falcone non a caso diceva che il sospetto è l’anticamera della calunnia. Noi ci siamo sempre opposti e ci opporremo da fedeli cittadini osservanti della Costituzione ai tentativi di creare una situazione di estremo disagio e di vera e propria ghettizzazione nei confronti di uomini di tutte le estrazioni sociali che hanno liberamente intrapreso la via iniziatica di Libertà, Uguaglianza e Fratellanza per l’elevazione personale e il miglioramento dell’Umanita’. Non certo per essere tacciati di collusioni con organizzazioni che sono lontane dal nostro Dna e dai nostri sani valori. Noi per primi abbiamo sempre condannato e condanniamo la Mafia e le criminalita che inquinano la Società e oscurano la Legalità.
Lo facciamo quotidianamente con le nostre azioni trasparenti dentro e fuori i Templi. Lo facciamo con la nostra solidarietà che ha portato la luce dell’impianto di illuminazione al campo di calcio di Norcia donato dall’Ordine ai ragazzi di questa area terremotata, e con le borse di studio ai maturandi delle scuole delle zone interessate dal Sisma che hanno studiato con coraggio, impegno e merito.
Ma, alla luce degli ultimi eventi, tornando nel merito della vicenda, la nostra trasparenza e le nostre note finalità, per certi politici sono lontani dalle loro idee e dal modo di vedere la Libera Muratoria qual essa veramente è. La Massoneria e i suoi membri restano per questi filosofi del pregiudizio, entità sospette e segrete, dedite a chissà quali trame occulte e con l’aggravante – non provata – della presunta infiltrazione mafiosa. Al di là di quelle che possono essere le convinzioni altrui, entrare in Massoneria non è affatto facile e scontato, i controlli sono estremamente rigorosi e non legati solo all’ingresso nell’Istituzione.
La nostra riservatezza eguale a quella di tutte le associazioni, non può essere fatta sconfinare in modo arbitrario e falso nell’accusa di segretezza. Ora l’onorevole Bindi e i membri dell’Antimafia propongono l’assoluta necessità di un intervento legislativo che vieti esplicitamente la segretezza delle associazioni. Ma lo fanno con toni, modi e soprattutto analogie di leggi fasciste che non esito a definire aberranti e inquietanti per chi ha a cuore la Storia, il sangue versato per la Libertà e la Democrazia. Questo è scritto nella relazione: “Non si vuole di certo auspicare il ripristino delle disposizioni fasciste sopra riportate, seppure, non va dimenticato che, accanto a coloro che perseguivano evidenti volontà illiberali, insigni giuristi apprezzavano tali normative che, per l’eterogenesi dei fini tipica delle leggi, garantivano comunque un sistema di conoscenza e di trasparenza”. Ebbene queste norme fasciste andrebbero tristemente rispolverate e fatte proprie oggi per mettere in riga la Massoneria, quella stessa Massoneria che il Fascismo colpi duramente sopprimendola. Il solo Gramsci con un discorso celebre si alzò in difesa del libero pensiero e della Libertà. Tutti quanti sappiamo cosa è accaduto dopo e quanto è costato il ritorno alla Democrazia.
Gli odierni sostenitori di questo grave e allarmante richiamo al passato vogliono riutilizzare questa legge per “trasparenza e conoscenza”. Ma, in realtà, dietro la loro reclamata e declamata azione c’è il fine di mettere i massoni in un recinto. Dovranno esibire il loro status per legge e essere messi costantemente all’angolo. Chissà se in seguito potranno insegnare nelle scuole e nelle università o concorrere per posti pubblici? Quando si inizia con questi fini si può arrivare ovunque. Ecco perché, caro Direttore, mi sono permesso di sottoporle questa lettera che è anche un campanello d’allarme. Perché la Democrazia e il libero pensiero sono un bene di tutti e non di parti o visioni politiche.
E dopo i liberi muratori potrebbe toccare ad altri soggetti essere destinatari di quella pregiudizievole attenzione che se non equilibrata può portare allo spegnimento della luce della ragione e al triste passato.
Cordiali Saluti
Stefano Bisi
Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia

Massoneria: Goi, si vogliono reintrodurre leggi fasciste/Ansa


++ Massoneria:Goi,si vogliono reintrodurre leggi fasciste ++
Gran maestro Bisi,in grave pericolo democrazia e libero pensiero (ANSA) – ROMA, 22 DIC – “Siamo seriamente preoccupati. In Italia qualcuno vuole riportare indietro le lancette della storia reintroducendo di fatto leggi fasciste e illiberali soprattutto contro i massoni. Come denunciò Antonio Gramsci, può essere l’inizio di un pericoloso ritorno al passato. È in grave pericolo innanzitutto la democrazia e il libero pensiero”. Lo ha detto il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi replicando alle affermazioni del presidente dell’Antimafia Rosy Bindi che ha presentato la Relazione sulla massoneria. (ANSA). VR 22-DIC-17 14:17 NNNN
 
Massoneria: Goi, si vogliono reintrodurre leggi fasciste (2) 
(ANSA) – ROMA, 22 DIC – “C’è in particolare un passaggio della relazione che fa tremare le vene ed i polsi per la sua virulenza e pericolosità. Si dice: “Non si vuole di certo auspicare il ripristino delle disposizioni fasciste sopra riportate, seppure, non va dimenticato che, accanto a coloro che perseguivano evidenti volontà illiberali, insigni giuristi apprezzavano tali normative che, per l’eterogenesi dei fini tipica delle leggi, garantivano comunque un sistema di conoscenza e di trasparenza””, sottolinea Bisi. “Quando si vogliono riesumare delle leggi che saranno pur commentate positivamente da insigni giuristi, come scrive la Commissione, ma hanno prodotto un regime repressivo violando ogni libertà – afferma Bisi – credo che si dimentichi il sangue versato da tanti cittadini e si faccia anche un’opera di negazionismo di un brutto passato. Come si fa ad avallare certe norme oggi come fanno i membri dell’Antimafia e dire che garantivano un sistema di conoscenza e trasparenza? Mi sembra forse di capire che il fine vero della Commissione era ed e’ quello di mettere all’indice la Massoneria e i suoi iscritti attraverso la violenza di una legge che la ingessi e la ingabbi. La trasparenza è tipica dei regimi totalitari diceva anche Stefano Rodota’”. Sulla vicenda delle infiltrazioni mafiose e sulla presenza di condannati ex 416 bis nelle Logge il Gran Maestro Bisi puntualizza: “Prendiamo atto dei risultati contenuti nella relazione e ribadiamo che oggi come allora siamo disposti a collaborare per l’accertamento della verità e che ci siamo opposti al sequestro di tutti gli elenchi perche’ cosi’ si criminalizza un’intera associazione. Respingiamo al mittente invece qualsiasi cattivo pensiero riguardo al nostro archivio cartaceo e digitale. I nostri elenchi sono di una trasparenza assoluta ed e’ un’offesa gravissima pensare che la nostra gestione degli stessi non sia chiara o che ci siano magari zone occulte. Quanto ai presunti condannati per mafia sarebbe opportuno indicare oltre le persone fisiche il periodo temporale in cui sono o non sono stati iscritti alla nostra Obbedienza o alle altre. Noi i controlli li abbiamo sempre fatti con rigore e continueremo a farli con altrettanta severità ma i nostri organi ispettivi non hanno funzioni di polizia giudiziaria ne’ possono agire come se lo fossero”. In merito a tutta la vicenda che ha portato al sequestro degli elenchi e’ fuorviante sostenere la tesi della mancata collaborazione, sostiene Bisi, in quanto “sin dal primo istante in cui la presidente Bindi manifesto’ l’intenzione della Commissione a indagare, ha chiesto di essere audito dalla Commissione presentandosi per ben due volte dinanzi ai membri della stessa”. Il Gran Maestro ricorda di non aver mai rifiutato il confronto ed ha chiesto più volte che gli venissero fatti gli eventuali nomi dei presunti soggetti accostabili a ramificazioni malavitose. “Non ho mai negato la mia collaborazione e quanto viene scritto nei miei confronti e’ del tutto opinabile ed arbitrario. Ricordo poi ai membri della Commissione che nella vicenda di Castelvetrano i due fratelli del Goi presenti nel consiglio comunale non erano e non sono “impresentabili” come ha stabilito in una recente ordinanza il tribunale di Marsala riabilitandone l’immagine”. Riguardo inoltre al riferimento riguardante l’ex Gran Maestro Di Bernardo che ha parlato delle infiltrazioni mafiose nelle Logge calabresi del Goi, “il suo ricordo a scoppio ritardato lascia basiti ed è anzi molto singolare che la Commissione Antimafia abbia preso per buone le dichiarazioni di un personaggio – fra l’altro a suo tempo “fratello coperto” come da sua esplicita richiesta scritta – che irresponsabilmente per l’istituzione di cui era il massimo rappresentante, non ha mai edotto l’allora Giunta del Grande Oriente d’Italia della gravità delle notizie in suo esclusivo possesso. Per queste sue tardive affermazioni il Goi intende intraprendere nei suoi confronti iniziative giudiziarie”. (ANSA). VR 22-DIC-17 14:20 NNNN
 
Massoneria: Goi, pronti a difendere esistenza e privacy 
Bisi, con Ventennio prima colpiti noi, poi tutti (ANSA) – ROMA, 22 DIC – “Il Grande Oriente d’Italia e’ pronto a difendere il suo sacrosanto diritto all’esistenza e alla riservatezza dei suoi iscritti nel pieno rispetto della legge e della Costituzione italiana di cui ricorre tra qualche giorno l’entrata in vigore”. Lo afferma il Gran Maestro del Goi, Stefano Bisi, replicando alle affermazioni della Commissione antimafia che ha presentato la relazione sulla massoneria. “Pensare di addossare i mali della politica ed i problemi della nazione alla Massoneria esibendo una eventuale legge liberticida e’ profondamente antidemocratico. Non solo questo, eventualmente cos’altro si potrà richiedere poi ai liberi muratori? Di presentare ogni mese il certificato di buona condotta? Di fare solo lavori esterni alla pubblica amministrazione? Si vieterà loro di concorrere a posti pubblici? O di fare politica? Saranno messi in settori particolari e ben delimitati persino allo stadio? Pensiamo che questo modo di agire e di procedere non porti nulla di buono e sia la preoccupante spia di una situazione generale ormai sfuggita di mano e nella quale al di là dei pregiudizi e dei teoremi da dimostrare i massoni sono rimasti fra i pochi soggetti istituzionali capaci di difendere antichi valori e quella libertà che qualcuno vuole duramente e pericolosamente reprimere”. Il Gran Maestro Bisi ricorda “l’esperienza del Ventennio. Per prima si colpi’ la Massoneria e poi finirono le liberta’ di  tutti”. (ANSA). VR 22-DIC-17 14:25 NNNN

Infiltrazioni mafiose nella massoneria: intervista a Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia/Radio Radicale

http://www.radioradicale.it/scheda/529204/infiltrazioni-mafiose-nella-massoneria-intervista-a-stefano-bisi


Infiltrazioni mafiose nella massoneria: intervista a Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia” realizzata da Michele Lembo .
L’intervista è stata registrata venerdì 22 dicembre 2017 alle 13:16.Nel corso dell’intervista sono stati trattati i seguenti temi: Amministrazione, Comunicazione, Costituzione, Criminalita’.

Dalle Newsletter di Daniele Capezzone: “Massoneria: ossessione, nevrosi e superstizioni di una Commissione Antimafia


Ho atteso un’intera settimana, per vedere (non si sa mai) se da un solo altro membro del Parlamento venisse per caso una parola, una sillaba, un sospiro. A meno di miei errori e omissioni (dei quali eventualmente mi scuso), silenzio totale.
E allora, un’altra volta, lo farò io. Certo – permettetemi di sorridere – il “complotto demo-pluto-giudaico-massonico” dev’essere piuttosto messo male se, per tutta questa legislatura, si è trovato un solo deputato – chi scrive – disponibile a difendere alcune elementari ragioni di libertà.
Sottolineo di non appartenere alla massoneria, istituzione che pure rispetto e credo di conoscere, nel suo contributo ideale ad alcune delle pagine più nobili della storia americana, inglese, italiana.
Ma non divaghiamo. Da circa un biennio, si è accettato che fosse la Commissione Antimafia a occuparsi di massoneria. E già qui siamo a una prima sgrammaticatura: perché la Commissione Antimafia? Perché dare per acquisita una competenza tutta da dimostrare, non maggiore né minore – lo dico per assurdo – della Commissione Cultura o di un’altra Commissione parlamentare?
Sta di fatto che, guidata dalla presidente Bindi, la Commissione ha lanciato una sorta di prolungata fatwa, fino a pretendere gli elenchi degli appartenenti alle logge. Anche in quel caso, ho fatto presente cosa sarebbe accaduto se una Commissione parlamentare avesse chiesto gli elenchi degli iscritti al Pd o alla Cgil. Apriti cielo! Avremmo avuto, in sequenza: piazze piene per la democrazia in pericolo, appelli degli intellettuali, firme di sdegno, maratone televisive.
Non avendo cavato un ragno dal buco (se non – che notizia! – che c’è un numero più elevato di iscritti in alcune regioni d’Italia), la Commissione ha votato una relazione conclusiva a metà tra trattatello sociologico e sceneggiatura di una fiction televisiva.
La solita paccottiglia: la mafia che entra nella massoneria, le zone d’ombra, le pagine scure della storia d’Italia, fino a passaggi involontariamente comici, tipo il fatto che, giurando sulla Costituzione, i massoni possano avere la riserva mentale di non rispettare il resto della legislazione italiana.
Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere.
E allora, ricompitiamo qui alcuni elementi rudimentali di educazione civica.
Primo: la responsabilità penale è personale.
Secondo: non esiste presunzione di colpevolezza – come avrebbe detto Totò: “a prescindere” – meno che mai a carico di organizzazioni, gruppi e associazioni.
Terzo: se ci sono notizie di reato a carico di uno, due, dieci o cento cittadini, scattino le doverose iniziative penali nei loro confronti. Di chiunque si tratti: preti, massoni, avvocati, sindacalisti, calciatori, cuochi, veline. A prescindere da ogni altra appartenenza.
Quarto: se invece non ci sono notizie di reato, cessino le ossessioni, le nevrosi e le superstizioni.
Quinto: è comico che pezzi di ceto politico che passano giornate a sgranare il rosario dell’antifascismo, poi improvvisamente evochino proprio le proposte del ventennio fascista di messa al bando della massoneria.
Sesto: ma davvero crediamo che, per “dialogare” in modo improprio o inopportuno, occorra essere iscritti alla massoneria?
Settimo: viviamo in un paese in cui da secoli, per nostra sventura, il senso della libertà, della legalità, dello stato di diritto è assai flebile, spesso ridotto a un flatus vocis (in qualche caso a una pernacchia, c’è da temere): davvero vogliamo darne la colpa a grembiuli e compassi?
Siamo seri. Buon anno
Dalla Newsletter di Daniele Capezzone

Stefano Bisi (Grande Oriente d’Italia): “Eliminare i massoni: ecco il vero obiettivo di Rosy Bindi…”/Il dubbio


La Massoneria spetta all’Antimafia. L’antifascista Bindi recupera le proposte del Ventennio/Italia Oggi


L’articolo di Daniele Capezzone
ALLEGATI

Il GOI invia al Presidente della Repubblica e alle altre alte cariche dello Stato il parere del giurista Giuseppe Bozzi sulla relazione dell’Antimafia


Ecco il testo della lettera inviata dal Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi al Capo dello Stato, al presidente del Consiglio ed ai ministri, ai capigruppo parlamentari, ai segretari di partito. In essa l’illustre giurista professor Giuseppe Bozzi, membro del pool di avvocati e docenti universitari che difendono le ragioni del GOI e della libertà di associazione, analizza punto per punto e rende evidenti le storture, le incongruenze e le travalicazioni contenute nella relazione prodotta dall’antimafia in merito alle infiltrazioni della malavita organizzata nella Massoneria.
La prima lettura della relazione della Commissione Bicamerale Antimafia presieduta dall’On.le Bindi impone le seguenti considerazioni critiche.
1) Tutta l’impostazione dell’inchiesta nonché l’ondivaga motivazione della relazione finale si caratterizzano per un evidente pregiudizio anti massonico, proprio di una storica tradizione clericale.
Come era stato già eccepito, la Commissione ha spostato l’oggetto dell’indagine ad essa assegnata dalla legge istitutiva dalle organizzazioni mafiose, cui era tenuta, ad una libera associazione di cittadini con fini leciti qual è il GOI nonché alle altre fratellanze.
La relazione, prolissa e ripetitiva, perviene a conclusioni aberranti sul piano giuridico-costituzionale tentando di supplire al vuoto probatorio circa un collegamento fra Massoneria e mafia e in ordine ad una responsabilità della prima per le asserite infiltrazioni mafiose in alcune logge con argomentazioni lacunose e contraddittorie, contorsioni logiche, petizioni di principio, interpretazioni dei fatti capziose e fuorvianti, errori giuridici.
Si è voluto, per un verso, fare assurgere a rango di prova della connessione fra N’drangheta e Massoneria acquisizioni investigative “ancora al vaglio del giudice dibattimentale” ed elementi privi di valore probatorio che gli stessi magistrati ascoltati nel corso dell’inchiesta hanno definito testualmente “ipotesi di lavoro”, “ spunti, elementi sui quali dobbiamo costruire ancora qualcosa di più significativo e importante” (deposizione del Procuratore aggiunto DDA di Reggio Calabria Michele Prestipino Giarritta); per altro verso, si è data una lettura capziosa, fuorviante e illogica alle univoche dichiarazioni del Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria Cafiero de Raho e dei suoi sostituti secondo le quali i soggetti mafiosi asseritamene infiltrati sono “ soggetti diversi dagli affiliati alla Loggia che restano occulti alla stessa Massoneria perché non possono esporsi a nessuna altra forma evidente quale il Grande Oriente d’Italia”.
Significativa di un’aporia concettuale è la valutazione degli scioglimenti disposti dal GOI di alcune logge calabresi: Rocco Verducci, I Cinque Martiri, Vincenzo de Angelis di Brancaleone e Lacinia in ordine alle quali non sussisteva alcun atto o provvedimento giudiziario che attestasse l’esistenza di infiltrazioni mafiose, ma unicamente atti segreti che soltanto la Commissione poteva acquisire, quali: “elementi di polizia consistenti in segnalazioni e denuncie” o relazioni contenute nel sistema informatico della DNAA, ossia dati che la stessa relazione riconosce che “non assumono alcuna rilevanza dal punto di vista giudiziario”.
Orbene, incredibilmente la Commissione invece di trarre da ciò la logica e corretta conseguenza che il GOI, non potendo avere accesso ad atti e documenti coperti dal segreto, era all’oscuro delle asserite, ma ancora non provate, infiltrazioni, la Commissione a corto di seri argomenti non si è peritata di lamentare di non aver potuto conoscere le ragioni formali del provvedimento di scioglimento disposto dal GOI.
Pur riconoscendo espressamente che alla Massoneria non può essere demandato il compito di vigilare sull’osservanza delle norme statali e che essa può reagire alle infiltrazioni soltanto qualora ne possa avere conoscenza da fonti giudiziarie, la Commissione nella pervicace e ostinata ricerca di una responsabilità della Massoneria purchè sia, non giustificata dalla realtà dei fatti accertati, si è spinta a criticare l’organizzazione interna del GOI la quale “agevolerebbe” inconsapevolmente le infiltrazioni mafiose.
In un crescendo di preconcetta avversità antimassonica, la Commissione ha fatto affermazioni molto gravi sul piano della lesione della reputazione e dell’onore della Massoneria e del GOI, in quanto frutto di mere e illogiche illazioni.
La segretezza strutturale delle associazioni massoniche e del GOI costituirebbe, secondo la Commissione, “carattere similare a quello delle associazioni mafiose” e “un habitat favorevole alla colonizzazione mafiosa”. Per tentare di offrire una giustificazione a tali gratuite affermazioni la Commissione si spinge a sostenere paradossalmente che il vincolo di solidarietà fra i fratelli, la giustizia interna, la condivisione e il perseguimento di ideali comuni, l’obbligo di riservatezza, il rispetto della Costituzione e delle leggi sono elementi rivelatori della segretezza delle associazioni massoniche e del GOI.
Sorprendentemente la Commissione ha ignorato che questi elementi sono , secondo il nostro ordinamento giuridico, l’espressione del comune vincolo ideale che unisce i fratelli, dell’autonomia normativa e organizzativa propria del fenomeno associativo tutelato dalla Costituzione quale proiezione della sfera individuale e quale potenziamento della personalità degli associati nonché come affermazione di un’istanza di tutela ed espressione dell’interesse confraternale volto a rappresentare istanze culturali e sociali presenti nel mondo contemporaneo.
2) La Commissione, sull’errato e indimostrato presupposto della segretezza delle associazioni massoniche e del GOI propone disinvoltamente al futuro legislatore di disporne lo scioglimento con atto amministrativo del Prefetto senza un previo accertamento giudiziario. Come è stato già denunciato pubblicamente, la misura proposta è palesemente illiberale, contrastante con gli articoli 2, 18 e 27 secondo comma Cost. e costituisce un ritorno al passato in quanto ripropone leggi liberticide tipiche di un regime autoritario di cui si è avuta tragica esperienza in Italia.
La relazione ignora che il diritto di associazione è un diritto di libertà tutelato dalla Costituzione come inviolabile da ogni interferenza esterna dei pubblici poteri, che i singoli possono esercitare in piena autonomia nei campi e per i fini leciti più svariati con il solo limite della legge penale quale unica fonte di qualificazione degli illeciti delle associazioni. Nessuno ha mai dubitato dell’illegittimità costituzionale di interventi del Potere Esecutivo limitativi della libertà delle associazioni o che ne comportino lo scioglimento i quali non dipendano dal preventivo accertamento con efficacia di giudicato di violazioni di precetti penali (Pace, Problematica delle libertà costituzionali).
Secondo lo stravagante assunto della Commissione, invece, quanto da essa proposto “attuerebbe finalmente la volontà dei Costituenti”. A supporto di questa affermazione i Commissari sono costretti a riesumare una tesi di fonte cattolica svolta in Assemblea costituente e rimasta del tutto minoritaria (Tupini, Moro, La Pira) secondo la quale la Costituzione nel disporre il divieto di associazioni segrete avrebbe accolto la nozione sostanziale di segretezza per cui “deve considerarsi segreto il sodalizio che mira a mantenere occulta la propria esistenza e la propria essenza” a prescindere dalla liceità dei fini da esso perseguiti.
Orbene, è stato dimostrato nell’istanza di revisione in autotutela che il GOI non occulta la propria storia, il proprio ruolo né la propria attività. Ciò non ha tuttavia impedito alla Commissione di qualificarlo immotivatamente quale associazione segreta, confondendo la riservatezza con la segretezza e dando, come si è detto, un’assurda interpretazione degli elementi e dei dati organizzativi caratterizzanti l’associazione.
Ma anche l’asserita, ma non vera, segretezza del GOI, ove mai fosse in mera ipotesti dimostrata, non sarebbe sufficiente a giustificarne lo scioglimento fondato sulla discrezionale decisione dell’Esecutivo e quindi di variabili maggioranze parlamentari e non già su di un previo accertamento giurisdizionale irrevocabile di violazione di leggi penali come oggi dispone la legge n. 17/1982.
A tal riguardo la Corte Costituzionale ha sottolineato la necessità che l’appartenenza ad una associazione segreta risulti da un accertamento del giudice penale e che l’intervento dell’autorità amministrativa “si colloca, come per qualsiasi altra categoria di reati, su un piano subordinato o addirittura eventuale, restando vincolato quanto all’an nel caso di sentenza penale di condanna e precluso nel caso di sentenza assolutoria piena” (Corte Cost. n. 978/1988).
Secondo la comune opinione, la Costituzione e la legge n. 17/1982 hanno fatto proprio il concetto strumentale e non sostanziale di segretezza come è stato già ampiamente illustrato nell’istanza di revisione in autotutela. La dottrina quasi unanime e il legislatore del 1982 hanno negato l’autonomia del limite della segretezza rispetto a quello dell’illiceità dei fini delle associazioni. Ne consegue che il limite della segretezza opera unicamente per quelle associazioni che, svolgendo istituzionalmente attività contrarie alla legge penale, debbono ricorrere al segreto come condizione della loro esistenza (Lavagna, Istituzioni di diritto pubblico; Cuomo, Studi Crisafulli).
Come si è detto, contrariamente a quanto è stato sostenuto apoditticamente dalla Commissione , la legge n. 17 del 1982 ha ritenuto la segretezza rilevante soltanto se sia finalizzata a scopi illeciti. L’applicazione del divieto è stata ristretta alle associazioni “politiche” nelle quali sia dimostrata l’esistenza di un collegamento fra segretezza e finalità volte all’interferenza nell’esercizio delle funzioni degli organi amministrativi e costituzionali, di amministrazioni pubbliche, di enti e servizi pubblici con la creazione di poteri occulti di incidenza sul processo di decisione politica (Ridola, Democrazia pluralistica e libertà associativa; Rodotà, Democrazia e diritto; Barile, Diritti dell’uomo).
In conclusione, ben può dirsi che, dopo tanto clamore, vani sforzi e notevole dispendio di denaro pubblico, la montagna ha partorito un ridicolo topo.

lunedì 23 ottobre 2017

“Fino a quando durerà la memoria…ci saremo”. Presentato a Genova il libro del Gmo Massimo Bianchi


“Sono entrato in massoneria nel 1967 e ho imparato che non si fanno buoni maestri se non ci sono buoni maestri. La memoria è importante, io ho conservato tutto”. Il Gran Maestro Onorario Massimo Bianchi ha presentato il suo libro “Fino a quando durerà la memoria… ci saremo” presso la Casa Massonica di via La Spezia 7 a Genova insieme al presidente del Collegio regionale Carlo Alberto Melani, con l’intervento del GMO Renzo Brunetti e del Consigliere dell’Ordine Renzo Repetti.
Il presidente Melani ha aperto l’incontro facendo gli onori di casa. “Il fratello massimo Bianchi è sempre stato un punto di riferimento per il collegio ligure e si è sempre attivato con una operosità encomiabile. Per questo siamo onorati di ospitarlo presso la nostra casa massonica per parlare del suo libro. La sintesi di un esempio di come dovrebbe essere il rapporto tra massoneria e mondo profano in ogni angolo del nostro paese”.
L’intervento del consigliere Repetti ha fatto chiarezza sul ruolo nella storia della Massoneria. “Nel Rinascimento nascono valori diversi che oggi affermiamo. Nasce la dignitas e il pensiero tradizionale di cui siamo portatori. Un periodo che può essere visto come uno specchio di ciò che è stata ed è la massoneria. È lì che tradizione e progresso per la prima volta vengono postulate come necessario nesso tra i due assiomi. Un passaggio importante che ritroviamo anche in Mazzini”.
Per il GMO Brunetti, “Bianchi ha vissuto la sua vita sposando l’impegno in famiglia e nella società, totalmente. Si intuisce dal libro, si percepisce quando ne parla. In comune abbiamo anche un passato in politica, un’attività che non è in dicotomia con la massoneria. L’istituzione per un fratello è la vita delle logge, non quella della propria loggia, perché dobbiamo avvertire – per viverla – le diverse sensibilità presenti”.
Il libro del GMO Bianchi racconta la storia della sua loggia, la ‘Adriano Lemmi’ (704) di Livorno nata nel 1969. Una storia utile per capire anche il percorso ancora da affrontare. “Oggi siamo una famiglia di disimpegnati. Nel mondo profano l’associazionismo è finito, noi invece siamo in crescita. Abbiamo attraversato luci e ombre, ma non esiste una istituzione che ha mantenuto per tanto tempo gli stessi crismi reggendo il confronto con la storia. Però facciamo troppi convegni sul ricordo e pochi sul futuro.”
E rispetto alla tensione tra Goi e Commissione antimafia, Bianchi non ha dubbi: “Dovremmo ringraziare Rosy Bindi perché, mai come in questo periodo, abbiamo ricevuto domande di ingresso”.
 


Porte aperte a Genova contro i luoghi comuni. Primo appuntamento il 28 e 29 ottobre


L’ingresso della casa massonica del Grande Oriente d’Italia a Genova in via La Spezia 8
Contro ipocrisie e luoghi comuni a Genova il Grande Oriente d’Italia apre al pubblico la sua casa massonica, il luogo deputato alle riunioni di loggia. Il Collegio Circoscrizionale della Liguria, massima autorità regionale del Grande Oriente, ha organizzato una serie di incontri aperti al pubblico per mostrare il luogo in cui i massoni genovesi si incontrano. “Contro le strumentalizzazioni e gli attacchi immotivati rispondiamo con la massima trasparenza”, sottolinea Carlo Alberto Melani, presidente circoscrizionale e vertice del Grande Oriente d’Italia in Liguria.
“La casa massonica di via La Spezia a Genova sarà aperta a tutti quelli che vogliono visitarla con iniziative di carattere storico, culturale e artistico che raccontano cos’è stata e cos’è la massoneria con i suoi principi universali di libertà, uguaglianza e fratellanza. Il primo appuntamento ci sarà il 28 e 29 ottobre, con una mostra di pittura dedicata ai tarocchi curata dal pittore Carlo Piterà”, prosegue Melani. Dopo le dichiarazioni della presidente della Commissione antimafia Rosy Bindi a “PresaDiretta” la Massoneria del Grande Oriente d’Italia prosegue sulla strada della trasparenza. “Ci possono essere dei clamorosi casi di omonimia e anche di persone che sono state espulse e che non hanno più rapporti con la Massoneria ufficiale”, commenta il Gran Maestro Stefano Bisi.
“Non abbiamo nulla da nascondere – aggiunge il presidente Melani – e invito tutti, soprattutto gli scettici, a incontrarci nella nostra casa massonica. Invito soprattutto i rappresentanti del Movimento 5 Stelle e della Lega Nord che nel loro statuto discriminano a priori gli iscritti alla nostra associazione. Di Maio ha detto che ha partecipato al forum Ambrosetti «perché anche lì ci sono brave persone e bravi imprenditori»”. “Conoscendoci – conclude Melani – scoprirà che anche la Massoneria è fatta di brava gente che si impegna per il progresso giorno dopo giorno rispettando leggi e Costituzione. Sono tutti invitati ai nostri appuntamenti, per superare insieme ipocrisie e luoghi comuni”.

giovedì 19 ottobre 2017

Massoneria: il Gran Maestro Stefano Bisi a Scampia tra i poveri



Massoneria, il Gran Maestro Stefano Bisi a Scampia tra i poveri, una visita importante e significativa di appoggio a coloro che soffrono ma cercano il riscatto.
Scampia è famoso per la criminalità organizzate ed  “alcune realizzazioni edilizie, oggi discusse, furono edificate in momenti di piena emergenza post-terremoto: le cosiddette zone 167. Non tutte le persone in stato di emergenza alle quali furono concesse le abitazioni lo erano per le recenti cause sismiche, ma raccoglievano il malcontento causato dall’esplosione di abusivismo edilizio avutosi a Napoli a partire dagli anni ’60. Tali immobili sarebbero poi diventati tristemente famosi col nome di Vele[1].”(wikipedia)
Iniziativa nuova e ancora più meritoria, seppure non sia l’unica del Gran Maestro Bisi della loggia più importante d’Italia, il Grande Oriente d’Italia.
L’apertura della Scugnizzeria, libreria particolare per il contesto in cui è nata, ha colpito tanti italiani, tra cui anche Bisi che ha voluto visitarla.
“Qualche settimana fa –ha raccontato poi in serata Bisi rivolgendosi al pubblico che affollava la sala conferenze dell’albergo- ho letto una bella notizia, una di quelle di cui abbiamo bisogno. L’inaugurazione dopo 40 anni a Scampia di una libreria.  Sono voluto andare a visitarla. Ho incontrato Rosario, l’animatore dell’associazione, che ha realizzato l’iniziativa. Un’associazione che produce prodotti biologici e anche libri. Io ho portato con me questa scatola…E questo stasera è il mio spot. Dentro c’è un libro, un cd, un vasetto di miele. Con pochi euro, possiamo dar forza a  questi giovani, aiutarli a realizzare il loro sogno. La loro libreria organizza corsi di yoga, di ginnastica, di lettura, di scrittura. Fanno cultura a Scampia”, ha sottolineato il Gran Maestro. E il diritto alla cultura, ha rimarcato entrando nel tema dell’incontro, è anche il diritto al confronto.
“L’esercizio al confronto –ha osservato-  è cultura”. Bisi ha riferito di aver visto nella Scugnizzeria di Scampia, che vende “Libri terroni”, cioè pubblicati al sud, un volume che lo ha particolarmente  incuriosito, “non per il titolo –ha spiegato- ma per l’autore, che si chiama Davide Mattiello”, ed è  il parlamentare del Pd, ispiratore e primo firmatario di una delle due proposte di legge contro la Massoneria presentate nei mesi scorsi. “Io non mi sottraggo al  confronto e cerco e voglio capire le ragioni dell’altro”, ha detto rievocando il contenzioso in atto da oltre un anno con  la Commissione Antimafia, di cui Mattiello fa parte,  e con Rosy Bindi che la presiede. Un contenzioso, che ha suscitato polemiche e innescato una nuova ondata mediatica di ostilità e pregiudizio nei confronti dei liberi muratori. La stessa che ha indotto il sindaco di Napoli Luigi De Magistris a non intervenire al convegno del Goi, al quale hanno preso parte Francesco Di Donato – docente di Storia delle Dottrine e delle Istituzioni Politiche; Giuseppe Benedetto – Presidente della Fondazione Einaudi; Andrea Cozzolino – Europarlamentare,  Massimo Calenda – Giornalista, oltre al Gran Maestro, che, annunciando di essere stato convocato per la terza volta davanti alla commissione, ha ricordato che il Grande Oriente ha denunciato i membri dell’Antimafia alla Corte Europea dei diritti dell’uomo e alla Procura di Roma.

Giuseppe Criseo
Varese Press

La Massoneria è la Cultura della Libertà. Stefano Bisi: «I momenti di partecipazione sono la risposta a chi ci vorrebbe cancellare»




Il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Stefano Bisi è intervenuto a Napoli annunciando tra l'altro di essere stato convocato per la terza volta davanti alla commissione. Bisi ha ricordato che il Grande Oriente ha denunciato i membri dell’Antimafia alla Corte Europea dei diritti dell’uomo e alla Procura di Roma.

“Riteniamo –ha spiegato- che la Commissione abbia commesso un abuso nei nostri confronti.  Come ha detto pochi giorni fa a Milano, anche  Davide Monti, un magistrato in servizio,  gli elenchi non si sequestrano a nessuno, a nessuna associazione. I parlamentari di questa Repubblica e anche i parlamentari europei dovrebbero riflettere su questo strumento. La commissione antimafia ha gli stessi poteri e limiti dell’autorità giudiziaria, ma solo in teoria. Se infatti il potere dell’Autorità Giudiziaria, che è  costituita dal  Pm, che esercita l’azione penale nei confronti delle persone indagate e dal giudice  che valuta le accuse mosse dal Pm, ascolta la difesa e decreta se debba essere celebrato il procedimento oppure no, è bilanciato, quello delle commissioni d’inchiesta, che possono anche utilizzare la polizia giudiziaria, come ha stabilito una storica sentenza della Consulta, è senza limiti. L’Antimafia è gip e pm al tempo stesso. C’è un corto circuito”.  È per questo, ha ribadito il Gran Maestro, “che ci siamo presentati anche davanti alla corte europea”. “Vogliamo tutelare e difendere –ha detto- non solo la nostra Istituzione, ma la libertà di tutti i cittadini. Non si tratta di essere garantisti o giustizialisti, che sono due categorie dello spirito che respingo, il problema è un altro. Abbiamo una Costituzione che va rispettata”. Bisi ha citato l’articolo 2 e l’articolo 18 della nostra Carta fondamentale.  Il primo, ha sottolineato, favorisce le formazioni sociali, perché è nelle formazioni sociali che si esercita e si migliora la personalità di ogni uomo, il secondo sancisce la libertà di associazione. “È questi due principi che noi difendiamo e che, mettendo sotto attacco noi, sono stati messi  a rischio. Un rischio che coinvolge tutti”.  Accadde qualcosa di simile, ha ricordato il Gran Maestro, agli albori del Fascismo, che perseguitò la Massoneria definendola il “cancro della società” e nel 1925  la mise al bando con una legge, che assomiglia molto alle proposte presentate nei mesi scorsi, che riguardava appunto le associazioni. Una legge contro la quale si scagliò in parlamento Antonio Gramsci, non per difendere i liberi muratori, ma perché aveva capito che quella norma era un grave vulnus, che avrebbe messo a rischio la libertà di tutti. Per il resto, “noi continuiamo a fare il nostro lavoro –ha aggiunto poi Bisi- a organizzare momenti di cultura. Ai nostri incontri, agli incontri che i nostri fratelli promuovono viene tanta gente, c’è sempre tanta partecipazione come stasera. Sono la nostra risposta a chi ci vorrebbe cancellare”.

Fonte: GOI

Massoneria. Grande Oriente, “Antimafia è gip e pm” “Tanta gente a incontri è risposta a chi ci vuole cancellare”/ANSA


(ANSA) – ROMA, 18 OTT – “Riteniamo che la Commissione Antimafia abbia commesso un abuso nei nostri confronti. Come ha detto pochi giorni anche Davide Monti, un magistrato in servizio, gli elenchi non si sequestrano a nessuno, a nessuna associazione. I parlamentari di questa Repubblica e anche i parlamentari europei dovrebbero riflettere su questo strumento”. Lo ha detto in visita a Scampia, ieri sera, il Gran Maestro del Grande oriente d’Italia, Stefano Bisi. “La commissione antimafia – ha affermato Bisi – ha gli stessi poteri e limiti dell’autorità giudiziaria, ma solo in teoria. Se infatti il potere dell’Autorità Giudiziaria, che è costituita dal Pm, che esercita l’azione penale nei confronti delle persone indagate, e dal giudice che valuta le accuse mosse dal Pm, ascolta la difesa e decreta se debba essere celebrato il procedimento oppure no, è bilanciato, quello delle commissioni d’inchiesta, che possono anche utilizzare la polizia giudiziaria, come ha stabilito una storica sentenza della Consulta, è senza limiti. L’Antimafia è gip e pm al tempo stesso. C’è un corto circuito”. “E’ per questo”, ha ribadito il Gran Maestro, “che ci siamo presentati anche davanti alla corte europea”. “Vogliamo tutelare e difendere – ha detto – non solo la nostra Istituzione, ma la libertà di tutti i cittadini. Non si tratta di essere garantisti o giustizialisti, che sono due categorie dello spirito che respingo, il problema è un altro. Abbiamo una Costituzione che va rispettata”. “Accadde qualcosa di simile – ha ricordato il Gran Maestro – agli albori del Fascismo, che perseguitò la MASSONERIA definendola il “cancro della società” e nel 1925 la mise al bando con una legge, che assomiglia molto alle proposte presentate nei mesi scorsi, che riguardava appunto le associazioni. Noi continuiamo a fare il nostro lavoro – ha concluso Bisi – a organizzare momenti di cultura. Ai nostri incontri viene tanta gente, c’è sempre tanta partecipazione. Sono la nostra risposta a chi ci vorrebbe cancellare”. (ANSA).


lunedì 9 ottobre 2017

La notte della democrazia. La Bindi su Rai 3 insiste. Il GM Stefano Bisi: «Un pericoloso clima di caccia alle streghe». Subito iniziative legali




La presidente Rosy Bindi ci dica i nomi, dica chiaramente a quale Obbedienza o a quali Obbedienze si riferisce quando parla genericamente dell'esistenza di alcuni condannati al 416 bis negli elenchi di massoni sequestrati. Noi vogliamo e pretendiamo, in questo preoccupante clima politico preelettorale di tutti contro tutti, che si faccia chiarezza nella massima trasparenza. Siamo stufi di strumentalizzazioni e di subire attacchi immotivati.
Si faccia chiarezza, quindi, e si precisi anche quando temporalmente gli eventuali nomi di cui la presidente parla e che sarebbero negli elenchi sequestrati a tutti sono stati affiliati. Affermo questo perché ci possono essere dei clamorosi casi di omonimia e anche di persone che sono state espulse e che non hanno più rapporti con la Massoneria ufficiale. La stessa cosa e' avvenuta ed avviene per quanto riguarda partiti politici ed altre associazioni. Anche lì ci sono stati condannati e indagati.
Non si possono lanciare proclami generici attraverso la TV di Stato e i media al termine di un'inchiesta violenta, aggressiva e discriminatoria, quella della Commissione Antimafia, che è stata portata avanti, a nostro giudizio, con palese violazione di leggi.
L'alto ruolo e la responsabilità che ricopre la presidente Bindi e le numerose situazioni giudiziarie che nel passato e nel presente hanno visti assolti da pesanti accuse, personaggi di spicco, dovrebbero indurre alla prudenza e soprattutto alla massima chiarezza nel parlare di un'indagine così delicata e che mette in gioco l'immagine e la vita di persone.
Vogliamo ricordare che qualche mese fa il capo della Procura di Catanzaro, Nicola Gratteri, in dichiarazioni rilasciate agli organi di stampa, aveva esplicitamente detto che le indagini non riguardavano le logge regolari e le sue parole testuali erano state queste: "stiamo parlando della Massoneria deviata, cioè di quelle logge massoniche non riconosciute da Palazzo Giustiniani". Intervistato in studio il procuratore ha ribadito il ruolo della massoneria deviata. Rassicuriamo, inoltre, il dottor Gratteri sulla richiesta dei certificati penali che viene fatta ad ogni aspirante massone.
E sulla questione era intervenuto pure il Procuratore nazionale Antimafia Franco Roberti parlando di "Massoneria occulta, deviata, ben diversa da quella ufficiale".
Alla luce di quanto emerso dalla trasmissione Rai "Presa Diretta" e delle dichiarazioni della presidente Bindi che ha parlato di riscontri di massoni appartenenti anche alle logge regolari
il Grande Oriente d'Italia si oppone e denuncia il pericoloso clima di caccia alle streghe che mina fortemente la libertà di associazione, la stessa democrazia, e mette in pericolo i suoi associati e da subito avvierà le opportune tutele legali a salvaguardia dell'immagine dell'Ordine e dei fratelli.

Il Gran Maestro Stefano Bisi a Radio Radicale: «Si vuole criminalizzare un'associazione intera»




Le ultime dichiarazioni di Rosi Bindi su condannati per 416 bis e massoneria hanno suscitato tante polemiche. Le iniziative della Commissione Antimafia hanno avuto infatti ritorni dal sapore antidemocratico e persecutorio. Un grave attentato alla libertà, a partire dalla folle 'notte della democrazia' di qualche mese fa. Michele Lembo su Radio Radicale fa di nuovo il punto sulla situazione con Stefano Bisi, gran Maestro del Grande Oriente d'Italia.

Ascolta l'intervista

L'uso politico e discriminatorio della Commissione Antimafia. Il Sostituto procuratore Monti: «Gli elenchi non si chiedono a nessuno».




«Il Pd sa essere antifascista, ma non riesce ad essere antitotalitario» (Daniele Capezzone)

“Pretendiamo il massimo rispetto perché siamo noi i primi a darlo ed a tutti. Quello che si da a tutte le associazioni. Non siamo figli di un Dio minore, non abbiamo solo i doveri, ma anche gli stessi diritti di tutti gli altri cittadini. Noi Liberi Muratori del Grande Oriente d’Italia lavoriamo esclusivamente per il miglioramento dell’uomo e della società. E, assieme alle altre culture di questo Paese, abbiamo ideato, voluto e creato lo Stato unitario e questa Repubblica, e penso, tra i tanti, a Meuccio Ruini, Massone e Presidente della Commissione dei 75 che ha scritto la Carta Costituzionale. Ed abbiamo difeso i valori e la tenuta democratica di questa Repubblica, e penso a Lando Conti, sindaco di Firenze, Massone, ucciso dalle Brigate Rosse”. Un lungo, interminabile applauso ha accolto le parole con cui, sabato 30 settembre all’Auditorium Giacomo Manzù (Fondazione Cariplo) di Milano, Antonino Salsone, Presidente del Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili della Lombardia del Goi ha aperto i lavori del convegno “La Bilancia della Giustizia. Diritti associativi e libertà civili”.

Il dibattito, moderato dal direttore  della Nazione Francesco Carrassi, ha messo a confronto, con vivaci botta e risposta, il senatore Gabriele Albertini, il deputato Daniele Capezzone,  il professore di diritto internazionale Attila Tanzi e Claudio Bonvecchio, professore di filosofia e Grande Oratore del Grande Oriente d’Italia, che ha concluso i lavori.  Alberto Jannuzzelli, in qualità di vicepresidente, ha portato i saluti della Società Umanitaria di Milano, che ha patrocinato l’iniziativa a cui hanno partecipato oltre 250 persone.

Sala piena, dunque.  Evento raro a Milano, un sabato mattina. Ma il tema in discussione è caldo e il livello degli interventi e dei partecipanti è stata la migliore risposta agli attacchi politici discriminatori della Commissione Parlamentare Antimafia presieduta dall’On. Rosi Bindi ed a quelli mediatici portati nelle case degli italiani da una rete della televisione di Stato.

“Mi viene in mente la leggenda del Santo Inquisitore” ha detto Albertini “che si presenta anonimo, grigio, nella piazza di Siviglia dove sono appena stati bruciati vivi 100 eretici. Vuole fare arrestare il Salvatore perché fa miracoli, restituisce la vista. L’incubo della libertà è un fardello pesante per gli uomini. Gesù lo bacia sulla bocca e il Grande inquisitore lo libera”. Ci vuole forza per praticare la libertà, intende dire Albertini. Ce ne vuole tanta “per vincere chi vuole calpestare questo bisogno”.

Con la sua consueta brillantezza Daniele Capezzone si è chiesto retoricamente: ”Perché dopo lo scandalo dei pedofili tra vescovi e preti non è stata istituita una Commissione che chiedesse gli elenchi di tutti i preti e di tutti gli affiliati alla Chiesa cattolica?”. Non solo la responsabilità penale è individuale, ma “siamo anche in uno Stato in cui si è colpevoli dopo il terzo grado di giudizio”. L’amara constatazione di Capezzone è che si contano forse sulle dita di una mano i parlamentari che manifestano il coraggio di esporsi per garantire la libertà di tutti ad esprimere la propria opinione e ad associarsi. Anche ai Massoni. “Non si fa campagna elettorale sulla pelle delle associazioni” ha concluso Capezzone.

Tra le tante peculiarità del Belpaese, c’è anche la particolare litigiosità. “Quello dei diritti associativi” ha detto infatti il professor Attila Tanzi “È un problema tutto italiano. È così dal Medioevo. Si premia l’individualità, si persegue la squadra che si radica”. Per fortuna che ci da una mano la Corte Suprema dei Diritti dell’Uomo, che ha condannato due volte l’Italia, proprio sul tema della Massoneria. “La prima” ha spiegato Tanzi “nel 2001 quando sanzionò il governo perché la Regione Marche vietava l’assunzione in incarichi amministrativi a persone iscritte alla Massoneria. La seconda, nel 2007, perché la Regione Friuli nelle domande di assunzione impose di specificare se si apparteneva a qualche associazione”.


Il dibattito, sollecitato dalla fluida e stimolante conduzione di Carrassi, ha toccato molti temi anche con il contributo del pubblico. Si è parlato di diritti costituzionali, di controverse leggi approvate dal governo in carica, di libertà.

Ma il colpo di scena inatteso e assai applaudito è stato l’intervento di David Monti, Sostituto procuratore del Tribunale di Milano applicato alla Direzione Distrettuale Antimafia.

Monti ha motivato così la sua presenza al convegno del Goi: “Trovo incredibile che un magistrato non debba andare dove si difende la libertà”.  “L’ Inquisizione” ha aggiunto Monti “È una categoria dello spirito umano. E agisce quando un potere scarsamente legittimato si sposa con la paura popolare. Ne nasce quello statuto odioso permanente che trova la mia contrarietà perché attribuisce uno stigma indelebile alle persone”. Sulla vicenda degli elenchi che tanta amarezza crea a chi combatte da sempre per la libertà, Monti non ha usato mezzi termini: ”Gli elenchi non si chiedono a nessuno”.

L’orgoglio di essere Massoni è stato il cuore delle conclusioni, del Grande Oratore del Goi Claudio Bonvecchio.  “Bisogna dare coraggio a persone libere, come il dottor Monti. Il Goi ha una fiducia assoluta nella magistratura, che è stata corretta anche nelle attuali circostanze. Ma la riflessione è sulla cultura, sulla conoscenza”. Bonvecchio lo ha spiegato con un simpatico aneddoto: “Un giorno in treno ho incontrato  il parlamentare  del Movimento Cinque Stelle Alessandro Di Battista. Gli ho spiegato chi sono. Abbiamo parlato tre ore. Avete diritto di critica, gli ho detto, ma dovete sapere di che cosa parlate. A scuola non spiegano che l’Unità d’Italia l‘hanno fatta i liberi muratori. O che tanti Fratelli sono morti anche alle Fosse Ardeatine. La Massoneria vuole essere al servizio dello Stato. Ma vuole essere rispettata. Ora basta prenderle, risponderemo botta su botta. Ci apriremo sempre di più alla società portando avanti i valori della Fratellanza, della Tolleranza e dell’Uguaglianza”.


Fonte: GOI