Al via un progetto per fornire a minori disagiati una villeggiatura nel mare d’Ogliastra. L’iniziativa è del maestro venerabile della loggia Agugliastra 1502 di Tortolì ( Nuoro) che ha deciso di mettere a disposizione, dal 10 aprile al 10 giugno, la struttura ricettiva della sua famiglia vicino alla spiaggia di Orrì, avvalendosi della collaborazione di altri liberi muratori dell’officina che si stanno occupando degli aspetti logistici e organizzativi. L’idea è stata presentata nel corso di una tornata alla quale hanno partecipato il Gran Maestro Aggiunto, Sergio Rosso, il Gran Segretario, Michele Pietrangeli, il Presidente del Collegio Circoscrizionale della Sardegna, Giancarlo Caddeo e altri fratelli impegnati nell’attività di aiuto solidale come Nicola Lucchi e Giancarlo Rossi Gutierrez. La nutrita partecipazione e la vicinanza dimostrano la stima di cui gode la loggia Agugliastra nella comunione sarda a poco più da un anno e mezzo dall’innalzamento delle Colonne fratelli di Loggia, che si stanno occupando degli aspetti logistici ed organizzativi. Nel suo intervento, Rosso ha ricordato tutte le iniziative portate avanti dalla Onlus degli “Asili notturni” a Torino e le tante altre frutto di sinergie tra la nostra Istituzione e la società civile.
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venerdì 26 gennaio 2018
lunedì 4 dicembre 2017
mercoledì 15 novembre 2017
Tornate a logge riunite della Lombardia il 12 novembre. Il Gran Maestro: “Nessuno fermerà il vento della libertà”
Il “Il vento del Goi soffierà per sempre. Nessuno fermerà il vento della libertà”. Con queste parole Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, ha concluso il suo intervento durante la Tornata a Logge riunite della Lombardia, tenutasi domenica 12 novembre 2017 all’hotel Melià di Milano.
I lavori, condotti dalla Rispettabile Loggia Leonessa Arnaldo all’Oriente di Brescia, insieme alle altre Rispettabili Logge della Provincia di Brescia (Fraglia Ed Stolper, Minerva e Giuseppe Zanardelli), si sono svolti intorno al tema chiaro e molto attuale, “Essere Liberi Muratori oggi, tra realtà geografica e realtà politica”.
Alla Tornata, alla quale sono stati presenti oltre seicento fratelli divisi tra le Colonne ed un Oriente gremitissimo, hanno anche preso parte: il Gran Maestro Onorario Massimo Bianchi, il Grande Oratore Claudio Bonvecchio, il Gran Segretario Michele Pietrangeli, i Grandi Tesorieri Aggiunti Enzo Liaci e Giuseppe Trumbatore, il Presidente degli Architetti Revisori Emanuele Melani, il Rappresentante in Gran Giunta del Consiglio dell’Ordine Fabrizio Celani, i Presidenti dei Collegi Circoscrizionali di Abruzzo, Emilia – Romagna, Liguria, Piemonte, Puglia, Toscana, Veneto, Trentino Alto Adige, l’ex Gran Maestro della Gran Loggia della Svizzera Alpina Alberto Menasche accompagnato dal Primo Gran Sorvegliante Giorgio Grandini, l’ex Deputato Gran Maestro della Gran Loggia di Turchia Ahmet Unan Erman.
I Fratelli hanno avuto la rara opportunità di ascoltare testimonianze di profilo alto e, per certi versi, drammatiche.
“Sì, essere Massoni in Calabria e in Sicilia è più difficile. Ma vorrei ricordare che la nostra terra è la terra di Giovanni Gentile”. Così Quintino Paola, Maestro Venerabile della Loggia Francisco Ferrer n. 908 all’Oriente di Castelvetrano. “Noi” ha continuato “siamo portatori di tolleranza e di accoglienza: l’anno scorso Stefano Bisi, il nostro Gran Maestro, venne a donare 100 tende, a nome del Goi, al campo profughi collegato a Libera: un po’ di sollievo a esseri umani che dormivano al freddo. Don Ciotti dovette correggere il tiro di quelle brutte parole che aveva rivolto alla Massoneria” . Quintino Paola ha ricordato quanto veemente sia stato l’attacco della Commissione antimafia e della sua Presidente Rosy Bindi. “Per due volte il Gran Maestro ha detto no alla consegna degli elenchi del Goi di Calabria e di Sicilia. L’Amministrazione comunale di Castelvetrano venne sciolta per infiltrazioni mafiose e 14 amministratori pubblici dichiarati ineleggibili, impresentabili. Tra loro anche due nostri Fratelli: gli assessori Giuseppe Rizzo e Mimmo Signorello. La loro grave colpa: essere Massoni. Ma il Tribunale di Marsala li ha prosciolti da ogni accusa. Ora sono di nuovo eleggibili, presentabili. Appartenere al Goi non è reato. Gli elenchi, ha detto recentemente un magistrato parlando qui da voi, a Milano, non si sequestrano a nessuno. Perché, come diceva Giovanni Falcone, il sospetto è l’anticamera della calunnia”.
“Sì, essere Massoni in Calabria e in Sicilia è più difficile. Ma vorrei ricordare che la nostra terra è la terra di Giovanni Gentile”. Così Quintino Paola, Maestro Venerabile della Loggia Francisco Ferrer n. 908 all’Oriente di Castelvetrano. “Noi” ha continuato “siamo portatori di tolleranza e di accoglienza: l’anno scorso Stefano Bisi, il nostro Gran Maestro, venne a donare 100 tende, a nome del Goi, al campo profughi collegato a Libera: un po’ di sollievo a esseri umani che dormivano al freddo. Don Ciotti dovette correggere il tiro di quelle brutte parole che aveva rivolto alla Massoneria” . Quintino Paola ha ricordato quanto veemente sia stato l’attacco della Commissione antimafia e della sua Presidente Rosy Bindi. “Per due volte il Gran Maestro ha detto no alla consegna degli elenchi del Goi di Calabria e di Sicilia. L’Amministrazione comunale di Castelvetrano venne sciolta per infiltrazioni mafiose e 14 amministratori pubblici dichiarati ineleggibili, impresentabili. Tra loro anche due nostri Fratelli: gli assessori Giuseppe Rizzo e Mimmo Signorello. La loro grave colpa: essere Massoni. Ma il Tribunale di Marsala li ha prosciolti da ogni accusa. Ora sono di nuovo eleggibili, presentabili. Appartenere al Goi non è reato. Gli elenchi, ha detto recentemente un magistrato parlando qui da voi, a Milano, non si sequestrano a nessuno. Perché, come diceva Giovanni Falcone, il sospetto è l’anticamera della calunnia”.
Della sofferenza e delle difficoltà dei Liberi muratori in un Paese con la democrazia incerta, dove sono confusi i confini tra politica e religione, ha parlato Ahmet Unan Erman, ex Gran Maestro e Grande Oratore della Gran Loggia di Turchia: “La Turchia, che Mustafa Kemal Atatürk aveva trasformato in un eden di laicità e di modernità” ha detto Erman, sta diventando un regime musulmano, nella palude del Medio Oriente e con rapporti difficili, sempre più difficili, con gli Stati confinanti. Gli Stati Uniti non ci concedono più il visto e le nazioni europee boicottano la nostra economia. Con l’Italia il rapporto è sempre stato di amore odio, più amore che odio: ci assomigliamo. E storicamente il Goi lo abbiamo fattivamente al nostro fianco. Suggerisco a questo proposito di leggere il libro di Eleonora Locci, Massoneria nell’Impero Ottomano”. Non è semplice, dunque, neanche in Turchia essere Massoni oggi. “In effetti” ha detto ancora Erman “ siamo un po’ passivi. Il governo turco per ora non ci sta facendo nulla. D’altro canto noi stiamo molto sotto traccia. Dobbiamo uscire tutti dall’impasse, per farlo io credo che in questi momenti difficili sia fondamentale aiutarci tra Fratelli difendendo fino in fondo i diritti umani. Come mio padre volle che fosse scritto nella sua lapide: se in un Paese sconosciuto esiste un solo uomo i cui diritti non si rispettano, quella persona sono io”.
Forte, ma equilibrato, è stato l’intervento del Fr. Tonino Salsone, Presidente del Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili della Lombardia: “Il 24 giugno scorso la Massoneria Universale ha compiuto 300 anni di vita e una doppia pagina del quotidiano Il Giorno lo ha ricordato benissimo. Tante sono state le manifestazioni, i convegni e le iniziative svolte. Penso a Varese, a Cremona, a Pavia, a Como. Sabato 18 novembre continueremo le celebrazioni a Brescia. Il 30 settembre scorso il convegno sulle libertà civili a Milano.
Ma non è tutto. “Il prossimo tre dicembre” ha proseguito Tonino Salsone, “al Conservatorio di Milano un evento eccezionale: l’incontro tra le Arti e la Libera Muratoria, con momenti di cultura condotti da Alessandro Cecchi Paone che, in quell’occasione, realizzerà anche un’intervista pubblica al Gran Maestro Stefano Bisi. Perché vedete Carissimi Fratelli, la Massoneria è un’istituzione in controtendenza: siamo attrattivi. E cresciamo. Stiamo con i più deboli, difendiamo la libertà. Abbiamo un Gran Maestro che va a Scampia. Come dice il Grande Oratore Claudio Bonvecchio: siamo gli autentici aristocratici del pensiero. E cresciamo perché bbiamo un progetto che non teme il tempo. Per questo ci attaccano, ci denigrano. Abbiamo subito inchieste giudiziarie che si sono rivelate di cartapesta. Vinceremo questa battaglia. Fra trecento anni ci saremo ancora. Ma degli uomini che ci vogliono male non ci sarà più nessuno e la memoria dell’uomo non ne conserverà traccia”, ha concluso Tonino Salsone.
Una verve particolarmente sintetica e battagliera quella di Claudio Bonvecchio, Grande Oratore del Grande Oriente d’Italia. “Noi siamo in tanti” ha detto Bonvecchio “ e rappresentiamo un esercito in marcia. Un esercito della pace che guarda oltre. Che combatte per il progresso dell’Umanità e per scavare profonde gallerie al vizio. E abbiamo la fortuna di avere una guida sicura, senza spocchia, senza protagonismo. Lo ringraziamo per la forza che ci da. E dobbiamo augurarci che continui a essere la nostra guida. Possiamo considerarci leader nella Massoneria europea, con i beni preziosi della Fratellanza e del coraggio. Siamo tutti siciliani, siamo tutti turchi”.
Prima che la parola passasse al Gran Maestro Stefano Bisi, vi sono stati i saluti della Gran Loggia Svizzera Alpina, che si è dichiarata al fianco del Goi in caso di necessità, della Gran Loggia nazionale francese, la consegna di alcune onorificenze e l’intervento del Gran Maestro Onorario del Goi Massimo Bianchi che ha ricordato come il Goi sia l’unica istituzione dove l’età media si abbassa e gli iscritti aumentano.
“Mi piace la guerra in trincea” ha detto Bisi “e la faccio come la fece mio nonno Pietro a Vittorio Veneto esattamente 100 anni fa. Allora c’era il sogno risorgimentale, oggi c’è il sogno della nostra dignità di Liberi Muratori. Io non tremo”. Evidente il riferimento del Gran Maestro agli attacchi portati alla nostra Istituzione da settori della politica e dalla Commissione antimafia presieduta da Rosy Bindi. “Io non consegnerò, non consegnerò, non consegnerò gli elenchi in cambio del mio proscioglimento!!! A fianco ho tanti Fratelli. E sono sicuro che ci saranno anche il 21 dicembre, giorno del solstizio d’inverno, che spero illumini la giudice che deve decidere se devo affrontare un processo”. Il Gran Maestro ha raccontato un episodio molto toccante dal quale, ha spiegato, ha preso molta forza per andare avanti, per combattere. “L’anno scorso, qui a Milano, un Fratello mi consegnò una lettera. Mi piace leggere le lettere dei Fratelli. Vado via sempre con le tasche della giacca piene dei loro messaggi. Ebbene, quel Fratello mi raccontava la sua storia: il fallimento dell’ azienda, il repentino cambio di tenore di vita, la fuga della moglie, la malattia. La leggevo in aereo mentre andavo in Calabria. La mia vicina di viaggio rimase colpita dall’espressione della mia faccia. Quella lettera mi ha dato la forza di andare avanti per difendere tutti noi. Quella lettera è stata un inno alla vita. Il Goi c’è e ci sarà sempre, perché ci siamo tutti noi in catena d’unione. Non ci sconfiggeranno i fanatici del terzo millennio se non ci facciano male da soli a causa della malattia di alcuni Fratelli: la sindrome del Tafazzismo. Ma non è contagiosa”. Contagiosa, invece, è la voglia di fare. “Valorizzeremo le cose belle che portiamo avanti” ha detto ancora Bisi “i nostri amici nel mondo, noi stessi. Chi ci guarda sa distinguere il grano dalla gramigna. Sono stato a Scampia: c’è una libreria che spaccia cultura. È nata una speranza tra le Vele. Il fanatismo è il male del nostro tempo. Noi no, noi non siamo come loro e guardiamo con attenzione chi ci denigra. Noi sappiamo abbracciare, ma sappiamo anche colpire. Chi ripagherà i due Fratelli assessori di Castelvetrano prosciolti da tutto e dichiarati presentabili dal Tribunale perché essere Massoni non significa essere mafiosi? Chi risarcirà Giuseppe Rizzo e Mimmo Signorello?” Infine l’imprinting per il futuro, la parola d’ordine :”Il Goi, con i suoi 23 mila Fratelli, con la ritualità fatta bene, con i convegni, non ha nulla da invidiare a nessuno”.
Infine, durante la Tornata il Gran Maestro ha insignito dell’Onorificenza Giordano Bruno il Fratello Antonio Bellino, Maestro Venerabile della R. L. Prospero Moisè Loria all’Or. di Milano e Gran Rappresentante del GOI, mentre il Presidente della Circoscrizione lombarda ha consegnato la medaglia del Collegio della Lombardia al Maestro Venerabile officiante (Angelo Ghiroldi) ed ai Maestri Venerabili coadiuvanti (Matteo Apostoli, Giovan Battista Inversini, Antonio Gallo). (di Marco Gregoretti)
giovedì 2 novembre 2017
Cento anni fa l’omicidio di Achille Ballori. Il Grande Oriente lo ha ricordato con una cerimonia davanti a Palazzo Giustiniani e con un incontro al Vascello

Il Grande Oriente d’Italia ha voluto ricordare, a cento anni dalla morte, Achille Ballori, il fratello martire ucciso a colpi di pistola nella serata del 31 ottobre del 1917 all’interno di Palazzo Giustiniani all’epoca sede della Comunione, poi confiscato dal fascismo, e che oggi ospita gli uffici del Senato. Il Gran Maestro Stefano Bisi, insieme al Primo Gran Sorvegliante Tonino Seminario, al Gran Segretario Michele Pietrangeli e al Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato Leo Taroni, nel pomeriggio del 30 ottobre, hanno deposto una corona d’alloro dinanzi all’ingresso laterale dello storico edificio. Il Gran Maestro ha ricordato la figura di Ballori, medico stimato, che era stato assessore e vicesindaco di Roma, e che quando venne assassinato ricopriva la carica di Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato ed era in attesa di diventare Gran Maestro al posto di Ettore Ferrari. Dopo la cerimonia Bisi, insieme agli altri alti rappresentanti del Goi ha visitato quello che un tempo era il Tempio Maggiore del Grande Oriente, ossia la bellissima sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, ospite speciale del senatore Lucio Barani, che ha il suo ufficio nella stanza che era lo studio dei Gran Maestri dell’epoca. Subito dopo, appuntamento a Villa il Vascello per un convegno dedicato a Ballori, nel corso del quale lo storio Massimo Nardini dell’Università di Firenze ha ricostruito il clima dell’epoca e il momento particolare che la Massoneria italiana si trovò ad attraversare in quel 1917. Un momento caratterizzato da profonde divisioni interne, che si acuirono dopo i due storici incontri della Libera Muratoria internazionale che si tennero a gennaio e giugno a Parigi, che posero le basi alla nascita della Società delle Nazioni e ai quali parteciparono in rappresentanza del Grande Oriente d’Italia Ernesto Nathan e il Gran Maestro Ettore Ferrari. I due eventi, come ha spiegato Nardini, tracciarono le linee di un nuovo percorso comune per le Massonerie europee all’indomani della sconfitta degli imperi centrali. Percorso che era in contraddizione con il Patto segreto di Londra che prevedeva che anche l’Italia partecipasse alla spartizione delle spoglie del vecchio mondo e al cui spirito aderirono Ferrari e Nathan. Un passo il loro che provocò una grande frattura interna – Ferrari rassegnò le dimissioni, per passare a Ballori il testimone- e che ebbe come effetto quello di dare il via ad una campagna mediatica dai toni esasperati contro la Massoneria, che sicuramente contribuì a gettare cattiva luce su di essa fino a spingere un fanatico paranoide come Lorenzo D’Ambrosio al folle gesto di colpire Ballori, l’uomo che in quel momento incarnava il simbolo della Libera Muratoria in Italia. Una campagna mediatica che per certi versi, ha sottolineato lo storico, assomiglia a quella in atto ai nostri giorni. “L’omicio Ballori è accaduto cento anni fa, ma sembra che parliamo di oggi”, ha detto anche il Sovrano Gran Commendatore del Rsaa, facendo anche appello ai fratelli, nel segno del grande impegno pubblico che caratterizzò la Massoneria a inizio secolo, a fare politica come allora in maniera seria. Ha concluso l’incontro il Gran Maestro invitando la Comunione a ricordare Ballori, vero martire massone la cui figura è rimasta troppo a lungo nell’oblio, anche intitolandogli delle officine. “Il clima di oggi -ha detto il Gran Maestro- non è bello. Nel momento della nostra massima apertura, con tantissimi eventi organizzati in tutt’Italia e le case massoniche aperte al pubblico, come a Genova dove l’inziativa ha riscosso grande successo, sono stati presentati -ha ricordato- due progetti di legge che mirano a colpirci e minano il diritto di associazione e di appartenenza a una associazione. Noi -ha sottolineato- continueremo la nostra battaglia. Nessun cavallo di Frisia o filo spinato potrà fermare il vento impetuoso della fratellanza e della libertà, che è il vento al quale noi diamo forza”.



Scheda

Il 31 ottobre 1917, mentre a Nord è in atto la ritirata di Caporetto, verso le 18,15 un uomo sulla quarantina con pizzetto, abito grigio e cappello a lobbia, di media statura e robusto, suona il campanello del portone in via della Dogana Vecchia di Palazzo Giustiniani a Roma. Si presenta come Giobbe Giobbi e chiede di parlare con il 67enne Gran Commendatore del Rito Scozzese Achille Ballori, nonché Gran Maestro Aggiunto e sicuro successore di Ettore Ferrari alla Gran Maestranza.
Il presunto Giobbi si era recato già, senza trovarlo, a casa di Ballori in Via San Martino al Macao dicendo che doveva parlargli di un affare importante, ma Filomena la governante gli aveva riferito che era uscito e che lo avrebbe trovato appunto nella sede della Massoneria a Palazzo Giustiniani.
L’uomo viene fatto accomodare dagli usceri di Palazzo Giustiniani su una sedia all’ingresso, mentre un impiegato, Santolini, raggiunge Ballori nel suo ufficio per avvisarlo dell’ospite. Ballori, che è in compagnia del professor Ulisse Bacci, il Gran Segretario della Massoneria, si reca dal visitatore.
Racconta Santolini che l’uomo chiese: “È lei il commendator Ballori?”. E che alla risposta affermativa del primo, gridò: “Voglio parlare con lei, solo, fuori tutti” e “così dicendo – è la testimonianza dell’impiegato- fece un gesto largo con la mano e si vide che era armato di rivoltella. Contemporaneamente cominciò a sparare dei colpi contro Ballori che mi sembrarono tre o quattro. Avvenne una grande confusione, ed io, che mi trovavo nella seconda camera, ove si trova l’archivio, corsi verso gli uffici per chiedere aiuto”.
Ballori è lasciato solo, si rincantuccia in un angolo ma quando tenta di fuggire l’assassino spara 4 colpi, uno fa cilecca. Rimette la pistola in tasca, non va però via subito, anzi si mette a fischiare l’incipit di Cavalleria. Tranquillo solo quando un altro abitante dello stabile sale le scale ed entra impugnando una pistola si allontana.
Continua Santolini. “Tornato nella camera, trovai in quella della Giunta il Comm. Ballori sorretto dal Bacci e da qualche altro, il quale disse solamente: mi pare che mi abbia ferito qui, ed accennando la nuca cadde per terra. Cercammo di sorreggerlo, trasportandolo poi sul divano, ma egli quasi subito spirò”.
Dall’esame autoptico, eseguito all’Istituto di Medicina Legale in San Bartolomeo all’Isola, emerge che la morte è avvenuta per un colpo entrato alle spalle che gli ha spappolato mezzo cuore.
L’assassino lascia Palazzo Giustiniani e in tram, alle sette e mezzo è al n. 9 di via Augusto Valenziani dove è la casa dell’ex Gran Maestro Ettore Ferrari. Si rivolge alla portiera Clorinda Discepoli, affermando di dovergli consegnare una grossa somma di denaro. Ma lei ha la prontezza di dirgli che non c’è, che rientrerà solo la mattina dopo.
Lasciata casa Ferrari l’assassino è a palazzo Sciarra, sede del “Giornale d’Italia” dove ferma un fattorino a cui chiede perché non sia ancora uscito il giornale. Quando però questi gli risponde che il ritardo è dovuto all’annuncio dell’uccisione del professor Ballori lui esulta. Quasi ne è felice.
La Questura, allertata decide di porre in sicurezza tutte le case dei massimi dirigenti della Massoneria, ed a ragione. Tant’è il sedicente Giobbe Giobbi viene arrestato il giorno dopo verso le tre e mezzo da due poliziotti proprio mentre si aggira in via Torino, dinanzi casa dell’ex Gran Maestro nonché ex sindaco di Roma Ernesto Nathan.
Interrogato in strada dai due agenti in borghese, l’uomo esibisce il passaporto. E’ intestato a Lorenzo D’Ambrosio di anni 47, nato ad Avellino e residente a Roma in via Carlo Alberto 63, di professione farmacista. Ha moglie e due figli. Portato al commissariato di P.S. di via Magnanapoli, viene perquisito. In tasca ha un coltello a serramanico «a foglia d’olivo» di 9 cm e un revolver Smith & Wesson a 5 colpi, calibro 7,65 scarico.
Anarchico individualista, dinanzi al commissario manifesta tutta la sua avversione psicotica contro la Massoneria, che accusa delle peggiori cose del mondo secondo un ossessivo canone persecutorio. Era stato edotto a questa visione sotto le armi dal commilitone Angiolillo, l’anarchico che nel 1897 ammazzò il primo ministro spagnolo Cánovas del Castillo.
Assurde le accuse che D’Ambrosio rivolge all’Obbedienza: la porta di casa imbrattata di sterco, ricoperta di «segni minatori». Eppoi minacce ai suoi clienti per dissuaderli dall’entrare nella sua farmacia al punto da essere costretto a venderla.
Ed ancora la considera colpevole del suo internamento nel manicomio di Nocera nel 1916, e di ogni altro accidente o follia connessa alla sua vita, come la morte della sorella Costantina in America, asfissiata dalle esalazioni di gas illuminante per un rubinetto lasciato aperto.
Uscito dal manicomio di Nocera Inferiore, D’Ambrosio decide di vendicarsi. Dopo esserci stato già altre volte, si trasferisce definitivamente a Roma, qui trova lavoro presso alcune farmacie da cui per comportamenti strani viene ripetutamente licenziato. Ha un buon stipendio, 250 lire al mese. Dopo essersi fatto ancora licenziare il 24 ottobre si reca dall’armiere Armando Frinchillucci, in via Quattro Fontane 118 e acquista per 40 lire un revolver. Trova gli indirizzi dei massoni sulla Guida Monaci. Ed inizia a pedinare per primo lo scultore Ettore Ferrari, ma decide che la sua prima vittima deve essere Achille Ballori, il futuro Gran Maestro.
Durante l’interrogatorio dirà: “Debbo dichiarare che non avevo ragione alcuna di speciale antipatia per il Ballori, persona di ottimo cuore e di grande onestà. La mia intenzione era di colpire la Massoneria nelle sue personalità più rappresentative: avevo idea di uccidere, oltre il povero Ballori, anche Ettore Ferrari ed Ernesto Nathan. Che io non avessi ragione di odio contro il Ballori ve lo dimostri il fatto che stamane ho comprato due mazzi di fiori per deporre sulla sua tomba. Se non mi aveste arrestato avrei seguito fino all’ultimo il mio programma. Sabato mi sarei recato ai funerali del Ballori, e avrei fatto una strage […]
Nel corso dell’istruttoria il giudice Mosca, per il sospetto che fosse pazzo, chiede una perizia psichiatrica dell’imputato. Da essa risulta che Lorenzo D’Ambrosio è un «alienato criminale» affetto da «demenza paranoide», pertanto ritengono che ai sensi dell’art. 46 del Codice Penale egli non sia imputabile, ma essendo la sua libertà «pericolosa a sé e agli altri» si ordina il suo ricovero in manicomio. (Autore: Servizio Biblioteca)
Chi era Achille Ballori
Achille Ballori: medico, nacque a Dicomano (Pisa) il 29 aprile 1850. Fu direttore dell’ospedale civile di Mantova prima e degli ospedali Riuniti di Roma poi. Sotto l’amministrazione Nathan fu assessore all’igiene al Comune di Roma.
Nel 1874 risulta Maestro nella Loggia “Umanità e Progresso” di Pisa e nel 1891 fu Maestro Venerabile della Loggia “Rienzi” di Roma. Nel 1893 fu eletto Grande Maestro Aggiunto del Grande Oriente d’Italia. Il 20 marzo 1899 fu insignito del 33° grado e nel 1906 divenne Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato, carica che ricoprì sino alla morte. Per sua volontà fu cremato e seppellito nella tomba monumentale dei Gran Maestri al Verano.
Un Radio dramma per ricordare la tragedia
Durante la Gran Loggia di Rimini del 2016, in apertura delle porte del tempio a conclusione della prima giornata di lavori, venne mandanta in onda una drammatizzazione radiofonica intitolata “Il delitto di Palazzo Giustiniani” che ricostruiva appunto l’assassinio di Achille Ballori. A firmare l’opera, della durata di circa 6 minuti, e realizzata sulla base di documenti giudiziari originali, rapporti della polizia che indagò sul caso, articoli pubblicati dalla stampa d’epoca, Enzo Antonio Cicchino e Andrea Giuliano. Ballori era un personaggio noto nella capitale – fu direttore degli Ospedali Riuniti, consigliere comunale, vicesindaco e assessore nella giunta Nathan – e i giornali si occuparono molto del suo omicidio. Il radio dramma ha ricostruito quei fatti e il delirio dell’omicida, Lorenzo D’Ambrosio, che riferì agli inquirenti: “debbo dichiarare che non avevo ragione alcuna di speciale antipatia per il Ballori, persona di ottimo cuore e di grande onestà. La mia intenzione era di colpire la Massoneria nelle sue personalità più rappresentative: avevo idea di uccidere, oltre il povero Ballori, anche Ettore Ferrari ed Ernesto Nathan”.
Della vicenda si interessò anche il criminologo Enrico Ferri: “D’Ambrosio è evidentemente un allucinato […] la sua forma di follia mi sembra essere la paranoia o il delirio di persecuzione”. Il 29 aprile 1918, l’assassino venne prosciolto perché ritenuto “totalmente infermo di mente” e rinchiuso per sempre in manicomio.
giovedì 19 ottobre 2017
II Gran Maestro della Gran Loggia del South Australia in visita al Vascello: “Una giornata che porterò nel cuore”

“Una giornata indimenticabile, che porterò sempre nel mio cuore”. Con queste parole il Gran Maestro della Gran Loggia del South Australia, Stephen Michalak ha salutato con una stretta di mano e un caloroso abbraccio il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi che lo ha ricevuto mercoledì mattina in visita ufficiale al Vascello. Il fratello Michalak era accompagnato dal Deputy Gran Master Bill Merril, dal secondo Gran Sorvegliante Dario Priori e dal Gran rappresentante del Goi Alessandro Antenore. Presenti le gentili consorti Jenny Michalak e Heather Merril. Ad accogliere gli ospiti erano presenti il Gran Segretario Michele Pietrangeli e il Gran Rappresentante in Giunta Fabrizio Celani. La delegazione australiana ha visitato la sede nazionale mostrando grande interesse per la Sala Giunta dove sono esposti i quadri dei Gran Maestri, la Biblioteca Paolo Ungari e la sala-biblioteca più piccola inaugurata pochi mesi fa e che ha suscitato grande ammirazione. Il Gm Bisi ha mostrato al fratello Michalak il collare storico originale indossato dai Gm italiani. Bisi ha poi conferito al Gm australiano la Giordano Bruno classe Athena. La delegazione ha visitato il parco del Vascello mostrando grande interesse per le piante e gli alberi rari che caratterizzano l’immensa area verde della villa.






lunedì 18 settembre 2017
Il coraggio di andare oltre. L’allocuzione del Gran Maestro Stefano Bisi
Ecco l’allocuzione pronunciata dal Gran Maestro Stefano Bisi in occasione del XX Settembre 2017
“È molto bello vedere il Vascello dopo i lavori di restauro della facciata, che sono stati fatti, e senza la tensostruttura, cosa che consente a tutti di ammirare la sede del Grande Oriente d’Italia in tutta la sua bellezza con la bandiera, il nostro labaro
, che sventola in cima a questo palazzo e che racchiude tutta la nostra storia. E per condividere con tutti voi questa gioia chiamo sul palco la giunta del Grande Oriente d’Italia, il nostro dream team per usare una metafora sportiva”. Il Gran Maestro Stefano Bisi, nel giorno di apertura dei festeggiamenti del XX Settembre, al momento dell’allocuzione, ha voluto accanto a sè sul palco del Vascello, come sempre, tutta la sua squadra: i due Gran Maestri Aggiunti Sergio Rosso e Santi Fedele, il primo Gran Sorvegliante Antonio Seminario, il Secondo Gran Sorvegliante Pasquale La Pesa, il Grande Oratore Claudio Bonvecchio, il Gran Segretario Michele Pietrangeli, i Gran Tesorieri Aggiunto Giuseppe Trumbatore ed Enzo Liaci, i due consiglieri dell’Ordine in Giunta Fabrizio Celani e Lello Sechi. “Questo è il nostro dream team”, ha ripetuto. Unico assente, giustificato, Emanuele Melani il Presidente degli Architetti, costretto a rientrare a Empoli.
, che sventola in cima a questo palazzo e che racchiude tutta la nostra storia. E per condividere con tutti voi questa gioia chiamo sul palco la giunta del Grande Oriente d’Italia, il nostro dream team per usare una metafora sportiva”. Il Gran Maestro Stefano Bisi, nel giorno di apertura dei festeggiamenti del XX Settembre, al momento dell’allocuzione, ha voluto accanto a sè sul palco del Vascello, come sempre, tutta la sua squadra: i due Gran Maestri Aggiunti Sergio Rosso e Santi Fedele, il primo Gran Sorvegliante Antonio Seminario, il Secondo Gran Sorvegliante Pasquale La Pesa, il Grande Oratore Claudio Bonvecchio, il Gran Segretario Michele Pietrangeli, i Gran Tesorieri Aggiunto Giuseppe Trumbatore ed Enzo Liaci, i due consiglieri dell’Ordine in Giunta Fabrizio Celani e Lello Sechi. “Questo è il nostro dream team”, ha ripetuto. Unico assente, giustificato, Emanuele Melani il Presidente degli Architetti, costretto a rientrare a Empoli.
“Il XX settembre, per noi liberi muratori del Grande Oriente è una grande ricorrenza, che ha grande importanza perché non è solo memoria del passato, di una Libertà riconquistata ma celebrazione di una Libertà che va sempre tutelata e difesa. Ovunque. In Italia, in Europa e nel mondo”, ha sottolineato. “Oggi – ha aggiunto- per la prima volta, dopo tanti anni, non è tra noi un combattente della libertà, un fratello, libero muratore, che qualche giorno fa è passato all’Oriente Eterno”, ha aggiunto poi Bisi ricordando Corrado Balacco Gabrieli. “Corrado Balacco Gabrieli era medico, uno scienziato, un fratello che aveva fatto parte della giunta del Grande Oriente d’Italia e che era stato per 9 anni Sovrano del Rito Scozzese Antico e Accettato. La sua caratteristica era la profonda umanità”, ha riferito Bisi, ricordando un episodio che di questo è testimonianza. “Una quindicina di anni fa a Firenze -ha raccontato il Gran Maestro- un fratello a me molto caro, che si chiamava Franco, stava perdendo la vista. Corrado lo volle incontrare e visitandolo capì subito che non c’era nulla da fare. Prese la faccia di Franco tra le mani e l’accarezzò e gli disse ‘forza’ Corrado è stato un uomo, uno scienziato, un fratello che ha reso onore al Grande Oriente d’Italia e alla comunità scientifica italiana e internazionale. Ho voluto ricordarlo, oggi, di fronte a tutti voi”.
“E i combattenti per la libertà – ha osservato- ci sono ovunque in Europa. Tanti fratelli, che combattono per la libertà. E oggi tra noi c’è il Gran Maestro della Gran Loggia Nazionale Francese Jean Pierre Servel, accompagnato da Gaspare Giallo. Siete i benvenuti. La nostra casa è la casa di tutti i liberi muratori e in particolare dei fratelli della Gran Loggia Nazionale francese. Un’amicizia che viene da lontano, un’amicizia che ci riempie di orgoglio e che deve riempire d’orgoglio tutti i fratelli liberi muratori italiani.Ed è per questo che oggi a nome della Giunta e a nome del Grande Oriente d’Italia desidero attribuirgli di fronte a tutti voi l’onorificenza Giordano Bruno, classe oro”, ha annunciato il Gran Maestro, che sulle note della Marsigliese, suonata dall’orchestra Garibaldina di Poggi Mirteto, ha consegnato al suo omologo francese, il prestigioso riconoscimento. Servel, visibilmente commosso, dopo l’inno, ha ringraziato il Gran Maestro, invitandolo alla Gran Loggia francese che si terrà il 2 dicembre.
Noi in questi anni – ha poi aggiunto Bisi- abbiamo fatto germogliare ovunque l’albero della Libertà, dell’Uguaglianza e della Fratellanza, abbiamo superato barriere che sembravano insormontabili, abbiamo fatto da scudo per tutti gli uomini. Noi ci siamo sempre stati nei momenti belli e in quelli bui dell’umanità. E oggi che assistiamo ad aberranti violenze contro delle donne,ad episodi drammatici di razzismo, ad attentati terroristici, con morti, sangue, scenari apocalittici e che viviamo in città talvolta disagiate e sfiorite. Ma vediamo anche- ha rimarcato il Gran Maestro- tante cose belle, tanti eroi positivi, come gli angeli del fango, che in questi giorni stanno aiutando la città di Livorno gravemente colpita dall’ alluvione. Questi ragazzi, questi giovani che non ci hanno pensato due volte a mettersi gli stivali e ad andare ad aiutare la popolazione colpita dalla alluvione dimostra che l’uomo dentro di sè ha la forza e la ragione per andare oltre queste fasi delicate del quotidiano divenire. E sottolineo questa parola, “oltre”, che ci accompagna da stamani, è una sorta di slogan, ma più che uno slogan è un programma per il futuro. Programma per il futuro perchè dire avanti è un po’ diventata una abitudine e perchè andare avanti è una scelta forzata, non si può andare indietro, le lancette dell’orologio camminano, non si fermano mai. Andare oltre invece è una scelta di volontà, vogliamo guardare oltre, oltre le differenze, le difficoltà, oltre gli ostacoli. E noi liberi muratori siamo gli uomini dell’oltre, coloro che irradiano luce con le loro mani fraterne e gli atti di un secolare lavoro che forgia dentro i templi persone nuove e capaci di mettere il loro talento al servizio del prossimo. Noi non ragioniamo facendo calcoli elettorali – ha detto Bisi- Purtroppo qualche politico guarda eccessivamente ai sondaggi e poco alla propria coscienza. Ma così si possono anche vincere le elezioni ma si perde la partita dell’umanità. E bisogna guardare oltre, bisogna guardare al futuro, non fermarsi all’oggi, al contingente. Noi, da sempre, costruiamo ponti, che uniscono diverse visioni. Per noi oltre significa essere capaci ognuno con le proprie competenze per offrire al mondo il meglio che un Libero Muratore può dare”.
“E allora – è stato il suo invito- cerchiamo tutti di andare “oltre”, svolgendo con coscienza e critica il nostro ruolo di cittadini che vogliono bene all’Italia. L’Italia è la nostra nazione, è la nostra patria. E non dico il nostro paese. A me non piace dire l’Italia è il nostro paese. Il paese per ognuno di noi è il luogo, la frazione, il comune, dove è cresciuto, dove è nato. Per me è Arbia Scalo “larga, colorata e rossa”. Sono nato e cresciuto in riva all’Arbia. Quello è il mio paese, l’Italia è la mia nazione, la mia patria, che è capace di accogliere, di accogliere anche chi nasce qui e che ha un colore della pelle scuro. Cosa vuol dire uomini di colore? Anch’io sono un uomo di colore, di colore bianco e l’altro di colore nero, di colore giallo,. o ha gli occhi celesti, o bruni, ma sono italiani. E sono le persone adulte che creano le barriere. Non sono i ragazzi”. “Noi -ha proseguito Bisi- dobbiamo insegnare e imparare a voler bene all’Italia e dobbiamo partire dalla scuola, dalla formazione, dalla cultura, per essere al passo con altre nazioni europee”.
“E ai nostri giovani – ha raccomandato il Gran Maestro- bisogna parlare senza paternalismo, ricordando che siamo stati tutti come loro, parlare, dialogare. Perchè dai ragazzi abbiamo noi tutti tanto da imparare. Perchè mentre il parlamento discute e non riesce ad andare avanti sullo ius soli, i ragazzi questa proposta di legge l’hanno già adottata, attuata. E vi racconto cosa è successo a un mio amico romano: una sera torna a casa e vede che il figlio studia con un ragazzo nero. Quando il ragazzino di colore se ne va, il padre chiede al figlio: “da dove viene il tuo compagno di scuola?”. “Dar Testaccio” è la risposta. Il ragazzo di colore è nato “ar Testaccio”, parla romano, tifa Roma, indossa la maglia numero 10 di Totti e il suo sogno è di giocare nella nazionale di calcio azzurra. Perché l’Italia è la sua patria, lui è nato qui, ha frequentato le scuole elementari qui. L’Italia è la sua patria”.
E per quanto riguarda la scuola, ha osservato il Gran Maestro, “tutti noi possiamo fare molto. Certo bisogna mettere studenti e insegnanti in grado di studiare e insegnare bene. Ognuno faccia la sua parte. Come noi, nel nostro piccolo abbiamo cercato di fare con le borse di studio che assegneremo agli studenti delle aree terremotate che hanno conseguito la maturità con il massimo dei voti. Quei ragazzi sono un esempio. Sono riusciti ad andare “oltre”, superando la forza dei terremoti con la voglia di guardare avanti, “oltre”. Come “oltre” ogni limite sono riusciti ad andare i ragazzi del basket in carrozzina di Reggio Calabria che la Giunta del Grande Oriente d’Italia ha deciso di sostenere nel loro straordinario impegno sportivo e umano. Il presidente, l’allenatore e i ragazzi domani saranno qui. Sono ragazzi che hanno le braccia da atleti e hanno le gambe inferme, chi ce l’ha. Sono infallibili nel tiro da tre punti ma non possono fare le schiacciate. Non si sono arresi. Così come non si è arreso, quando ha visto che una coetanea stava annegando Valerio Catoia, un giovane di 17 anni, che lo scorso luglio a Sabaudia ha salvato una sua coetanea che stava annegando in mare. Noi lo premieremo -ha annunciato Bisi- qui il 18 sera al Vascello con una medaglia”.
“Noi siamo uomini – ha rircordato il Gran Maestro- che vogliono favorire l’unione dei popoli, la crescita di questa nostra nazione, noi non permettiamo a nessuno di andare oltre la Costituzione. I liberi muratori vanno rispettati e non messi all’indice con tanti pregiudizi. Ci vogliono mettere paura, ci hanno provato. Ci stanno provando, venite a conoscerci, senza tanti “ma”. In troppi oggi, quando parlano della Massoneria, dicono ‘avete avuto Garibaldi ma…’ , ‘avete fatto il Risorgimento ma…’, ‘avete avuto Giosuè Carducci, ma…”. Tutti “maoisti” sono diventati, non nel senso del mitico leader della rivoluzione cinese. Bisogna dialogare, come ha detto Fausto Bertinotti, quando gli è stato chiesto ‘ma lei senatore va al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini?’. ‘Sì’, ha detto, ‘perchè di fronte a noi abbiamo un’impresa terribile, quella di ricostruire la democrazia e la democrazia si ricostruisce con il dialogo tra chi è distante. Così come andare oltre vuol dire dare una spinta a una nuova stagione di diritti”.
“E il primo diritto -ha rammentato Bisi- è quello del lavoro. Noi dobbiamo tenere ben presente i diritti che hanno conquistato i nostri nonni e genitori. E dobbiamo anche oltre su certi temi, come la bioetica, il diritto alla vita, rispettosi delle scelte di tutti. Guai a fermarsi in questo proposito. Andiamo “oltre”, da maratoneti che hanno in mano la fiaccola della libertà. Noi non possiamo fermarci. E non ci fermeremo. E non ci fermeranno, perchè in questo anno in cui ce l’hanno fatta di tutti i colori, per dirla alla Toscana, siamo cresciuti. I fratelli con grande forza, con grande coraggio, hanno intensificato la loro azione, sono stati una spinta al Grande Oriente d’Italia. Ci siamo abbracciati, come oggi tutti insieme per andare oltre e non ci fermeranno. Non morirà il Grande Oriente d’Italia. Non ci fermeranno perchè chi si ferma, lentamente muore – ha avvertito- chi si ferma, si arrocca su posizioni che non portano da nessuna parte. C’è una poesia molto bella, potente, una poesia di una giornalista brasiliana, che si chiama Martha Medeiro: è un programma di vita, un progetto di vita. Voglio leggerla insieme a voi”.
Lentamente muore/chi diventa schiavo dell’abitudine,/ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,/chi non cambia la marcia,/chi non rischia e cambiare colore dei vestiti,/chi non parla a chi non conosce./Muore lentamente chi evita una passione,/ chi preferisce il nero su bianco/e i puntini sulle “i”/piuttosto che un insieme di emozioni,/proprio quelle che fanno brillare gli occhi,/quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,/quelle che fanno battere il cuore/davanti all’errore e ai sentimenti./Lentamente muore/chi non capovolge il tavolo,/chi è infelice sul lavoro,/chi non rischia la certezza per l’incertezza per inseguire un sogno,/chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati./Lentamente muore chi non viaggia,/chi non legge,/chi non ascolta musica,/chi non trova grazia in se stesso./Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,/chi non si lascia aiutare/chi passa i giorni a lamentarsi/della propria sfortuna o della pioggia incessante./Lentamente muore/chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,/chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,/chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce./Evitiamo la morte a piccole dosi,/ricordando sempre che essere vivo/richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare./Soltanto l’ardente pazienza/porterà al raggiungimento/di una splendida felicità./
“Questa –ha concluso Bisi- non è semplicemente una poesia molto bella. È un programma di lavoro, un progetto di vita. Noi liberi muratori perseguiamo questa felicità, ma la felicità che perseguiamo è l’armonia che è la felicità di una comunità, mentre la felicità di per sè è uno stato di benessere egoistico. Noi inseguiamo l’armonia, che è la sublime Utopia di un mondo sorretto dai pilastri della Libertà, dell’Uguaglianza e della Fratellanza. E andando “oltre”. Per il bene dell’Umanità.
Viva il Grande Oriente d’Italia. Viva tutti noi”.
Viva il Grande Oriente d’Italia. Viva tutti noi”.
giovedì 22 giugno 2017
Seminario dei Maestri Venerabili della Lombardia. Appuntamento a Stresa il 1° luglio
È in programma per sabato 1 luglio il Seminario dei Maestri Venerabili della Lombardia organizzato dal Collegio Circoscrizionale della regione. L’evento si svolgerà a Stresa, sul Lago Maggiore, presso il Grand Hotel Des Iles Borromèes (Corso Umberto I, 67), ed è riservato esclusivamente ai maestri venerabili delle logge lombarde (o a un loro delegato), agli Ispettori e Giudici Circoscrizionali, agli ex Presidenti del Collegio della Lombardia, e a esponenti del Grande Oriente d’Italia con ruoli nazionali – purché a piè di lista di logge della circoscrizione lombarda – quali i membri di commissione permanenti, i Consiglieri dell’Ordine, i Gran Rappresentanti, i Giudici di Corte Centrale, i Grandi Ufficiali di Gran Loggia, gli ex Membri di Giunta, i Membri di Giunta. Il Gran Maestro Stefano Bisi parteciperà ai lavori.
Il seminario – a carattere interno – avrà inizio alle ore 10 con il saluto del presidente circoscrizionale Antonino Salsone e si articolerà con vari interventi fino a tardo pomeriggio.
La prima sessione, dalle 10 alle 12,45, vedrà le relazioni di Mariano Bianca (La storia della figura del Maestro Venerabile) e Federico Donati, Gran Consigliere per gli Affari Istituzionali (Lo stile del Maestro Venerabile). Nella seconda sessione, dalle 14,30 alle 17,30, sono previsti gli interventi del Gran Segretario Michele Pietrangeli (I compiti amministrativi del Maestro Venerabile), del Grande Oratore Claudio Bonvecchio (Il Maestro Venerabile e la tradizione esoterica) e del Gran Maestro Onorario Antonio Perfetti (La conduzione dei lavori di loggia). Le conclusioni saranno del Grande Oratore.
Il lunch break si svolgerà dalle 12,45 alle 14,30, sempre presso il Grand Hotel Des Iles Borromèes.
ALLEGATI
venerdì 26 maggio 2017
Cagliari. Il Grande Oriente d’Italia ospita ancora i Lions a Palazzo Sanjust

Pieno successo della serata organizzata a Cagliari il 20 maggio dal Collegio Circoscrizionale della Sardegna del Grande Oriente d’Italia con il Lions Club di Sinnai. Oltre cento persone hanno preso parte all’evento che si è tenuto a Palazzo Sanjust, sede centrale del Grande Oriente in Sardegna e luogo di riunione delle logge cagliaritane, replicando il successo dello scorso anno di un analogo incontro con il Lions Club Cagliari Host. Il Lions Club international è un’associazione umanitaria diffusa a livello mondiale con 46mila club in 210 paesi per un totale di oltre un milione e 400mila aderenti. I Lions compiono quest’anno cento anni e Melvin Jones, freemason della Garden City Lodge (141) di Chicago, fu il loro fondatore.

Il 20 maggio ha fatto gli onori di casa il Gran Segretario Michele Pietrangeli che ha dato il benvenuto ai partecipanti con un indirizzo di saluto e il particolare ringraziamento agli ospiti Lions per la loro presenza. La parola è poi andata alla presidente del Lions Club di Sinnai, Roberta Usai, che ha introdotto brevemente l’incontro. Relatore unico è stato Luciano Biggio, ex presidente del Collegio Circoscrizionale della Sardegna, che ha tenuto una conferenza sul tema “Esoterismo oggi” che ha suscitato molto interesse. Al termine gli ospiti hanno potuto visitare gli ambienti della casa massonica cagliaritana intrattenendosi all’interno dei vari templi dove hanno potuto conoscere la simbologia degli arredi e il loro significato. La serata si è conclusa in un clima conviviale con una cena sempre a Palazzo Sanjust.
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