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martedì 17 novembre 2009

ROMA SEGRETA. CHIAVI DI VOLTA DI UN PERCORSO TRA MITO E STORIA DAL RINASCIMENTO ALL’ILLUMINISMO


Il Servizio Biblioteca del Grande Oriente d’Italia vi ricorda i prossimi appuntamenti:

LUNEDI’ 16 NOVEMBRE 2009

ore 18:30 - Teatro Il Vascello

(Via Giacinto Carini, 78)

Il Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili del Lazio, d’intesa con il Servizio Biblioteca del Grande Oriente d’Italia, vi invitano all’incontro

ROMA SEGRETA.

CHIAVI DI VOLTA DI UN PERCORSO TRA MITO E STORIA DAL RINASCIMENTO ALL’ILLUMINISMO

L’incontro sarà introdotto da BRUNO BATTISTI D’AMARIO (Presidente Collegio dei Maestri Venerabili del Lazio)

Interverranno:

CLAUDIO STRINATI Dirigente Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, già Soprintendente della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma. Esperto del ‘500 classicista e manierista, della pittura e della scultura del ‘600. Ha curato numerose mostre e manifestazioni culturali in Italia e all'estero.

MINO GABRIELE Professore Ordinario di Iconografia e Iconologia all’Università di Udine. E’ autore di numerosi saggi tra cui: Alchimia e iconologia (Forum Edizioni, 2008).

EUGENIO LO SARDO Direttore dell’Archivio di Stato di Roma, ha pubblicato numerosi saggi e ha curato i cataloghi delle mostre Athanasius Kircher. Il Museo del mondo (De Luca, 2001) e La Lupa e la Sfinge. Roma e l’Egitto dalla storia al mito (Electa, 2008).

ALDO MASTROIANNI Storico dell’Arte e Direttore-Coordinatore della Galleria Borghese di Roma è autore del saggio su Suggestioni massoniche: L’Egitto tra moda ed esoterismo nel XVIII secolo (Electa, 2008).

Conclusioni del GRAN MAESTRO GUSTAVO RAFFI

lunedì 16 novembre 2009

In Gran Bretagna i giudici non dovranno più dichiarare la loro appartenenza alla Massoneria.


In Gran Bretagna i giudici non dovranno più dichiarare la loro appartenenza alla Massoneria. Lo ha Annunciato il Governo che, sollecitato dalla Gran Loggia Unita d'Inghilterra, ha ritenuto applicabile la sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani sul ricorso dei massoni italiani.


Di seguito l'articolo pubblicato dal Guardian.


Massoni scrollarsi di dosso pronunciarsi sulla magistratura dei giudici delle prospettive non saranno più costretti a dichiarare se sono massoni, il governo ha annunciato. Negli ultimi 11 anni, tutti chiedono di essere un giudice o un magistrato per la prima volta ha avuto a dichiarare in un modulo di domanda se appartengono alla massoneria. Ma Jack Straw, il segretario della giustizia, ha detto che come un riesame aveva mostrato alcuna prova di irregolarità o di negligenza, a seguito di un giudice di essere un massone che sarebbe "sproporzionato" per continuare con la pratica, introdotta nel 1998. Non ci sono "misure di salvaguardia esistenti che aiutano a sostenere il corretto svolgimento delle funzioni giudiziarie", tra cui il giuramento giudiziaria e da un funzionario procedura di reclamo, ha detto Straw. Gran Loggia Unita d'Inghilterra è intervenuta presso i ministri Maggio e indicato può chiedere il controllo giurisdizionale della politica. Questo a seguito di due casi alla Corte europea dei diritti dell'uomo, dove i massoni italiani hanno sostenuto con successo è stato discriminatorio essere chiesto di dichiarare l'appartenenza ad una società non segreta. Il ministero della Giustizia ha detto che tutti i livelli della magistratura sono stati colpiti dalla decisione, ma non coroner, che sono nominati dalle autorità locali. Chris Connop, il contabile della Gran Loggia Unita d'informazione e di un magistrato per 17 anni, ha dichiarato: "Siamo felici per la decisione. Siamo stati sentimento molto seccata di questo per molto tempo." Anche quando la norma è stata introdotta nel 1998, dopo una relazione da parte degli affari interni comitato ad hoc, ci è stato detto non vi era alcuna prova di irregolarità da parte dei giudici che sono stati iscritti, ma solo che ci fosse una percezione che potrebbe essere un problema, il che è ridicolo ". Connop ha detto spera che il ministero degli Interni sarebbe ora possibile modificare le norme che attualmente richiedono agenti di polizia potenziale e tutti coloro che operano per la libertà vigilata o servizio penitenziario di dichiarare se sono massoni. La massoneria è "palesemente non è" una società segreta, ha detto Connop, aggiungendo che i membri erano proibite Massoneria di utilizzare a scopo di lucro. "Non abbiamo mai contestato la dichiarazione, ma ha contestato di essere individuato. Dove credi più affari si svolgono? Sul campo da golf. Quindi non dovrebbero le persone devono dichiarare quale campo da golf di cui sono membri? ", Ha aggiunto. Ci sono più di 330.000 massoni in Inghilterra e Galles, e circa 6 milioni nel mondo.

sabato 14 novembre 2009

Massoneria: Raffi (GOI), Dan Brown salga al Vascello per stanare 'Il Simbolo Perduto' L'intervista del Gran Maestro Gustavo Raffi


(Adnkronos) - Roma 11 novembre 2009

INVITO DEL GRAN MAESTRO ALLO SCRITTORE AMERICANO, SOLO UN ROMANZO MA E’ BELLO CERCARE INSIEME UN PEZZO DI VERITÀ.


La richiesta è già partita, la risposta non dovrebbe tardare. "Abbiamo invitato Dan Brown per un confronto aperto su 'Il Simbolo perduto' e la vera sapienza della Massoneria". In un'intervista all'ADNKRONOS Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia spiega che lo scrittore americano, autore del nuovo romanzo thriller pubblicato in Italia da Mondadori, potrebbe presto salire al Vascello, la villa con squadra e compasso collocata nel verde romano di Porta S. Pancrazio, sede di Palazzo Giustiniani, che con i suoi 21.000 membri è la più grande comunità massonica italiana."La nostra – spiega Gustavo Raffi - è sempre una casa di vetro, aperta al dialogo e al confronto con tutti. Siamo uomini del dubbio e sappiamo quanto è bello cercare insieme ad altri un pezzo di verità da portare all'alba. Qualche volta possiamo farlo anche in modo simpatico e questa è una di quelle occasioni"."Nel nuovo romanzo di Dan Brown – aggiunge l'avvocato ravennate, al terzo mandato alla guida del Goi - la Massoneria è infatti la spina dorsale della narrazione. La Massoneria americana in primo luogo, anche come 'pietra' fisica, ma a essere presa in considerazione è poi in realtà un pezzo dell'itinerario di bellezza vissuto dalla fratellanza universale"."Certo – nota Raffi - nelle pagine de 'Il simbolo perduto' non mancano inesattezze che balzano subito agli occhi di un iniziato. Ma si tratta 'solo' di un romanzo, non di un testo sacro. E tuttavia al di là dell'atmosfera di mistero che nella scenografia dell'avvincente thriller circonda l'istituzione, la traccia percorsa dal testo mostra che il vero segreto è come vivere e soprattutto, l'autore lo ricorda dall'inizio alla fine della narrazione, 'come morire'.E poi – rimarca il Gran Maestro del Goi - un dato è chiaro: anche in questo racconto di fantasia i liberi muratori hanno sempre il volto dei solitari cercatori di sapienza"."Sono eredi di percorsi di infinito e libero confronto, maestri nell'arte del taglio della pietra e nella pratica della tolleranza. Questo – ricorda il numero uno di Palazzo Giustiniani - è anche il motivo per il quale ogni anno migliaia di giovani bussano alle porte del nostro Tempio per intraprendere il fraterno cammino di chi conosce le fatiche della storia e la verità di quell'Ordo ab chao, l'ordine che viene dal caos, che è anche una spia testuale, quasi un ritornello, del simbolo perduto e alla fine ritrovato". NEL THRILLER L’ELOGIO DELLA TOLLERANZA MASSONICA, MA IL CODICE VERO VA CERCATO NELLA VITA.Per Raffi ha ancora ragione l'autore del thriller di 604 pagine quando ricorda che la Massoneria può essere un dono per la società perché "permette – citazione testuale del libro, spiega il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia - la coesistenza di fedi diverse al suo interno. 'Un'apertura mentale non da poco', dirà il protagonista Robert Langdon, professore di simbologia, in un'epoca in cui popoli di culture diverse arrivano a uccidersi per stabilire qual è la definizione migliore di Dio. Ecco perché, aggiungerà il cacciatore di simboli e codici segreti, la tradizione di tolleranza della Massoneria 'mi sembra assolutamente encomiabile'. Essa accoglie uomini di tutte le razze, di tutti i colori e di tutte le fedi e propugna una fratellanza spirituale che non discrimina in alcun modo"."Così massone nel libro è Peter Solomon, il misterioso custode della piramide del mistero, simbolo sempre incompiuto dell'illuminazione, ma lo sono anche altri personaggi che si muovono sotto il sigillo della fenice a due teste con il numero 33 sul petto, il tradizionale simbolo del massimo grado della Massoneria"."E a suo modo – sottolinea Raffi - la vera Massoneria deve sempre difendersi, con la verità dei percorsi, dai 'Mal'akh' di turno, ovvero dai personaggi che vorrebbero carpirne il segreto con la forza o a buon mercato, come indica anche il romanzo di Dan Brown, collegando l'oscuro uomo tatuato alla menzogna delle credenze costruite sull'odio o sulla noia"."Ma oltre all'invasato che non ha compreso il vero messaggio dei discepoli di Hiram, ci sono altri rimandi da decodificare tra lettere e cifre, segni da cogliere nella pietra come nella ormai proverbiale corsa contro il tempo di Langdon, stavolta all'interno della Rotonda del Campidoglio, a Washington".Ma, mette in chiaro Raffi, "il codice vero occorre cercarlo nella vita, declinando le cifre di una laicità che si mette al servizio della verità. È questo il sale della Loggia: l'ottimismo di credere -stavolta sì lo diciamo pienamente e anche con simpatia con Dan Brown - che 'l'ora più buia è quella prima dell'alba'. Ma è pur sempre un'ora di passaggio, aggiunge la Massoneria di ogni tempo e di ogni storia, perché la luce sta per arrivare nella storia".Non a caso, a Peter che nel testo chiede a Langdon perché i massoni posino sempre la pietra angolare di un edificio a nordest, il professore di simbologia ad Harvard replica deciso: "Perché l'angolo nordest è' quello che riceve i primi raggi del sole al mattino". SIAMO COME SOLOMON, IDEALISTI ANCHE IN MOMENTI DI CRISI – IL SEGRETO DI UNA STRADA ‘SIN-CERA’.Mentre nel romanzo lo scettico Langdon si sforza di comprendere il segreto del cerchietto col puntino al centro, "nella Massoneria vera – sorride Raffi poggiando il libro sulla grande scrivania di legno del Vascello - a volte siamo un po' come il Peter Solomon del romanzo: 'idealisti anche nei momenti di crisi', così lo descrive in un passaggio Dan Brown. Sappiamo che 'tutto può mutare', come ricorda in queste pagine il massone padre Galloway. Anche se a noi, con tutto il rispetto per l'autore del 'Codice Da Vinci', lo aveva già insegnato Giordano Bruno. Ma non ci mettiamo sulla torre a sparare palle incatenate contro chi cerca di masticare un po' di sale della Massoneria. Piuttosto siamo contenti di ritrovare ogni tanto tracce profonde di sapienza massonica seminate nella coscienza, il vero sacrario dell'uomo. Piccoli pezzi di verità che sono come il vento della sera: in silenzio entrano in modo diverso nei cuori e allargano le menti. Davvero – allarga le braccia Raffi - la forza dell'umanità non ha confini".E a chi gli chiede quale passaggio lo abbia fatto riflettere leggendo 'Il Simbolo perduto', il Gran Maestro del Goi, che di libri di antica sapienza è anche il 'Primo Custode', replica: "Ho apprezzato quando si racconta della 'piramide massonica che ha sempre custodito il suo segreto sinceramente'. Qui l'agile e qualche volta pure sulfurea penna di Dan Brown ricorda il significato di quel 'sin-cera', spiegando che fin dai tempi di Michelangelo gli scultori avevano l'abitudine di nascondere i difetti delle loro opere colando cera fusa nelle fessure e poi coprendola con polvere di marmo. Il metodo era ovviamente un inganno, perciò tutto ciò che era 'sine cera', era autentica. Dalla pietra allo scritto, dalla parola alla vita, le dimensioni 'senza cera' hanno da allora in poi marcato la differenza tra il vero e il falso. E la Massoneria – rivendica Raffi - si colloca da sempre nel vero degli uomini, nel 'sin-cero' delle scelte, in quel segreto che sta dentro il cuore delle cose, mai all'esterno delle apparenze"."E' un segreto – aggiunge il Gran Maestro Raffi - che il romanzo rincorre pagina dopo pagina, aprendo griglie e simboli e sfiorandoli in maniera tangenziale nella corsa alla Parola perduta. E quando Robert Langdon si ritroverà faccia a faccia con il busto in bronzo del massone Albert Pike, sul piedistallo leggerà una frase che dice: 'Cio' che abbiamo fatto solo per noi stessi muore con noi. Ciò che abbiamo fatto per gli altri e per il mondo resta ed è immortale". L'ULTIMA PAROLA E' LA SPERANZA – GELLI? I VERI LIBRI DELL'ISTITUZIONE NON LI HA MAI CONOSCIUTI."Poi è chiaro – aggiunge il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia - che Dan Brown anche in questo romanzo fa un mix di tante cose e dimensioni, ma questo è il suo mestiere e anche il suo segreto narrativo, che il lettore dei suoi best seller conosce e sa valutare. Lo storico si muoverà su piani diversi, come farà anche chi nella realtà ha tracciato la sua tavola di iniziato"."Anche per questo sarà interessante – sorride ancora Raffi - parlarne con Dan Brown, mostrandogli le vere carte e pietre, ma soprattutto il vero volto della Libera Muratoria. Almeno per evitare quanto lui stesso scrive in corsivo nelle pagine finali del libro, avvertendo del rischio che la 'verità possa essere travisata, come succede sempre quando ci sono di mezzo i massoni. I cercatori di obelischi sono avvisati...".E parlando dei massoni con un altro 'codice esoterico', il Gran Maestro aggiunge: "La differenza tra gli uomini e i fratelli muratori sta in questa storia: un giorno un uomo passò davanti a un edificio in costruzione. C'erano tre persone al lavoro. 'Cosa stai facendo?', chiese loro. 'Mi guadagno da vivere', rispose il primo. 'Taglio la pietra', aggiunse il secondo. E il terzo artigiano disse: 'Costruisco una cattedrale all'umanità.Ecco – traccia la tavola Raffi - i liberi muratori hanno il grembiule del terzo artigiano a far loro da stella lungo il sentiero".Pensa che Licio Gelli leggerà 'Il Simbolo perduto'? Raffi alza le spalle e affonda: "Mi auguro che legga almeno i romanzi a sfondo massonico, visto che i veri libri dell'Istituzione, quelli scritti da migliaia di uomini con l'inchiostro dell'impegno e della verità per gli altri, non solo non li ha vissuti ma non li ha nemmeno intravisti"."Forse – aggiunge il numero uno di Palazzo Giustiniani - il miglior modo per rimarcare la distanza siderale che separa il Grande Oriente dalla P2 sta nelle parole di Katherine, la sorella di Solomon, che allo scettico Langdon ricorda ciò per cui noi lavoriamo: 'il secondo avvento è l'avvento dell'uomo, il momento in cui finalmente l'umanità costruirà il tempio della propria mente"."E' per fare strada a questa umanità – tiene a rimarcare Raffi - che al di là delle suggestioni di Dan Brown, ogni giorno e con serietà cerchiamo di costruire prigioni al vizio spianando la strada al dialogo tra gli uomini. Un lavoro profondo e spesso silenzioso, ma alla fine sarà compreso.Non a caso – conclude il Gran Maestro del Goi - l'ultima parola de 'Il simbolo perduto', quando il sole si alza su Langdon e sul Campidoglio, è: speranza".

giovedì 12 novembre 2009

Lo Stradario Massonico di Siena


Cosa lega Giuseppe Garibaldi, Goffredo Mameli, Bettino Ricasoli, figure centrali del Risorgimento, ai senesi Paolo Cesarini, Silvio Gigli, Artemio Franchi, che nei loro rispettivi settori furono protagonisti indiscussi nello scorso Novecento? La comune adesione ai principi e agli ideali della Massoneria. Ad ognuno di loro, ed a molti altri ancora, Siena ha dedicato un viale, una strada, una piazza. Adesso sono tutti raccolti in questo Stradario che, per la prima volta, racconta la città in un modo inedito, sconosciuto, sorprendente.
Lo Stradario Massonico di Siena è un’utile guida (tradotta anche in inglese) che non si ferma al centro storico, patrimonio mondiale Unesco dell’umanità, ma invita a visitare anche le vie realizzate nell’ottocento e novecento. E permette di conoscere meglio la storia di una Istituzione che “da secoli si compone di uomini liberi, di grandi ideali e meritori di essere ricordati. Anche con una strada”, come scrive nella introduzione il suo autore, il giornalista Stefano Bisi. Il libro contiene anche uno scritto di Luigi Oliveto titolato "Un nome, una storia".
Presentazione - Il librò sarà presentato il prossimo mercoledì 18 novembre a Siena, palazzo comunale ore 18, nell'ambito della rassegna "Leggere è Volare".

Il Mistero dei templari: conferenza e letture in Biblioteca


Secondo appuntamento per la serie di incontri dal titolo “Personaggi che hanno fatto la Storia” mercoledì 11 novembre alle ore 17,30 nella sala conferenze della Biblioteca Comunale di via dei Pileati, ad Arezzo. Il titolo dell’incontro è “Il Mistero dei Templari”, curato da Alessandro Boncompagni, ed organizzato dalla I^ Sezione Archeosofica di Arezzo.

Con l’aiuto di immagini proiettate su grande schermo e della lettura di brani tratti dal De laude Novae Militiae di san Bernardo da Chiaravalle, da Dante Alighieri e da altri autori che hanno parlato delle gesta dei Milites Templi, saranno illustrate le tappe fondamentali della nascita, dell’ascesa e del declino di questo ordine monastico e cavalleresco ad un tempo, creato nel 12° secolo per rendere più facile la pericolosa via del pellegrinaggio verso la Città Santa, Gerusalemme. Personaggi eroici attorno ai quali si è da sempre creato un alone di mistero e di leggenda, metà monaci e metà guerrieri, dediti alla preghiera e all’ascesi spirituale così come al combattimento contro i nemici del cristianesimo. Rispettati e temuti da Vescovi e sovrani, capaci di una ferrea e funzionale organizzazione civile e militare, non riuscirono però ad evitare la trappola che Filippo il Bello congegnò contro di loro, al processo che ne seguì e che si concluse con i terribili roghi del 1314. Ancora oggi un’onta nella storia di Francia…L’ingresso è libero e la cittadinanza è invitata.

La stessa conferenza-lettura sarà replicata Sabato pomeriggio, 14 novembre 2009, sempre alle ore 17,30 presso la sede dell’Associazione posta in via Teofilo Torri 40 ad Arezzo.

Grande Fratello Pinocchio


Quando nel 1881, Carlo Lorenzini, meglio conosciuto col cognome Collodi, iniziò la pubblicazione de Le avventure di Pinocchio, lo scrittore aveva già avuto modo di maneggiare materiale favolistico di diversa provenienza, avendo curato la traduzione in italiano dello opere di Perrault ed altri scrittori francesi dediti a questo particolare genere letterario. Spesso, inoltre, egli stesso interveniva pesantemente sul testo originale, esplicitando la morale già contenuta nella storia, o inserendovene ex novo una vergata di proprio pugno.
All'atto della stesura del suo capolavoro, dunque, lo scrittore di Pescia aveva la piena padronanza dell'universo archetipico sotteso alla millenaria tradizione della favola, sotto la cui trasfigurazione mitologica si maschera un inalterato corredo antropologico, una sorta di abisso della precoscienza che stenta a farsi logos, discorso razionale, e si rifugia nel mythos, la narrazione paradossale di ciò che non si può narrare: ecco allora affiorare nelle belle addormentate tutta l'angoscia della pubertà femminile, che culminava spesso nel suicidio prima dell'approdo sicuro nelle braccia di un marito-padrone, il cui bacio del risveglio suona violento e voglioso come un imeneo, ed ecco il lupo cattivo, trasfigurazione dell'antico guerriero-belva, il bersekr, l'essere umano invasato dalla furia combattiva conciliata da droghe e riti di furore collettivo. Strutture antropologiche, dicevamo, e pertanto di lungo periodo, parte integrante del "fondale marino" della storia, per dirla alla Marc Bloch, figure che si riverberano nell'immaginario odierno come materiale narrativo di sicura presa, perché dialogano con il nucleo più profondo, ancestrale delle paure umane.
Il Pinocchio di Collodi si inserisce prepotentemente in questo solco, mescolando favola e romanzo di formazione nella narrazione del viaggio dell'uomo verso la sua umanità, che non è semplice fattura biologica, ma anche e soprattutto conquista culturale: il burattino disegnato con la squadra di Dio (ricordiamoci che Collodi era un massone) ha come Bibbia un abbecedario, lontano dal quale incorre nel pericolo di degradarsi allo stato ferino, nell'assunzione smodata e perniciosa di piaceri, o di restare affisso al legaccio della schiavitù nel teatro dei burattini, sorprendentemente e profeticamente simile ad un reality show. Non credo debba stupire che l'ennesima riduzione televisiva dell'opera collodiana, andata in onda poche sere fa sull'ammiraglia Rai, abbia riscosso tanto successo, pur scontrandosi col Grande Fratello e con la scarsa qualità del prodotto in sé, non indimenticabile per la qualità della recitazione e del doppiaggio: ha vinto il fascino universale del percorso iniziatico, legato alle nostre più intime rappresentazioni del bene e del male, ha vinto la voglia di sentirci ri-educati, riverginati ad una possibilità di crescita più autenticamente umana, sotto la guida del sogno d'antichi valori e liberi dalla morsa opprimente dell'analfabetismo morale mascherato da retto moralismo.Poi, purtroppo, è iniziato Porta a Porta.

di Andy Violet, 09 novembre 2009

"IN MEMORIA DI GIORDANO GAMBERINI, GRAN MAESTRO DEL GRANDE ORIENTE D'ITALIA"


di Luca Bagatin


Di Giordano Gamberini, chissà perché, si parla davvero poco ed è un vero peccato, in quanto fu figura eminente del panorama massonico ed esoterico italiano. Ravennate, scomparso all'età di 88 anni il 30 giugno del 2003, Gamberini militò nelle file del Partito Socialdemocratico Italiano, lottando nella Resistenza contro l'occupazione nazifascista e, successivamente - a Ravenna - ricoprì la carica di Vicepresidente provinciale dell'Istituto Case Popolari, nonché membro del Consiglio di Amministrazione della Banca del Monte. Fu Vescovo valdese della Chiesa Gnostica Italiana con il nome di Tau Julianus ed eletto per la prima volta Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia nel 1961, rimanendo in carica sino al 1970. Direttore dal 1966 della "Rivista Massonica", fu promotore della sua rinascita. Massone con spiccate propensioni allo studio del simbolismo, della filosofia e della spiritualità, partecipò alla stesura della "Bibbia concordata" nell'ambito della quale tradusse il Vangelo di San Giovanni. Passò purtuttavia alla Storia della Massoneria italiana più che altro per le sue doti di diplomatico, sia per il suo dialogo con la Chiesa cattolica al fine di far rimuovere la scomunica che pesava sui massoni sin dal 1738, sia con la Gran Loggia Unita d'Inghilterra al fine di far ottenere il riconoscimento di regolarità massonica al Grande Oriente d'Italia. Fu inoltre autore dei volumi "Mille volti di massoni italiani" (1975); "Attualità della massoneria. Contenti gli operai ?" (1978) e "Storia e costituzione della Repubblica Romana attraverso i manifesti" (1981). Con questo breve profilo desideriamo qui ricordarlo auspicando che magari, presto, qualche storico di razza - pensiamo ad esempio all'ottimo Aldo Alessandro Mola - renda merito a questa figura con una biografia completa e dettagliata.


lunedì 9 novembre 2009

XL Anniversario della Fondazione della Loggia Monte Sion - Har Tzion 705 di Roma


In occasione del XL Anniversario della sua Fondazione, la Loggia Monte Sion - Har Tzion 705 di Roma organizza i seguenti eventi:

19 Novembre 2009 ore 20:00 - Tornata Rituale c/o la Casa Massonica di Roma - Via Penta 51;

27 Novembre 2009 ore 20:00 - Agape Bianca c/o Hotel de la Ville di Roma, via Sistina 67;

28 Novembre 2009 ore 9:30 - 18:00 - Seminario c/o Hotel de la Ville di Roma, via Sistina 67, su : "Il Gnesi ed i Nomi Divini nella Tradizione Cabalista".
Visita il sito ufficiale della loggia Monte Sion all'indirizzo www.montesion.it

Dopo il terremoto anche la Massoneria aquilana torna a riunirsi


L’AQUILA. Sabato 7 novembre, alla presenza dell'Ill.mo e Ven.mo Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia - Palazzo Giustiniani, l'Avv. Gustavo Raffi, si terrà una celebrazione per la ripresa dei lavori massonici.

L’appuntamento è alle 18 ma l’evento non è pubblico.

Risorge a l’Aquila anche la Massoneria del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani dopo il tragico terremoto dell’aprile scorso.

Per sabato 7 novembre, infatti, è in programma a Villa Feronia (località Gignano) – con la partecipazione del Gran Maestro Gustavo Raffi, di numerosi Dignitari e di massoni provenienti da tutta Italia – una solenne celebrazione rituale per la ripresa dei lavori della Loggia “Guglia D’Abruzzo”.

I Liberi Muratori aquilani potranno quindi nuovamente tornare a riunirsi nella nuova Casa Massonica della città, situata in via Aldo Moro che sostituisce quella precedente, andata distrutta dal terremoto.

«I Massoni aquilani», ha detto il Gran Maestro Raffi, «possono tornare ad essere ancora più vicini alla vita della città che ha bisogno delle energie di tutti nella difficile e delicata fase della ricostruzione».

Raffi ha poi ricordato che «i Liberi Muratori sono storicamente animati dal desiderio di aiutare concretamente chi soffre, rispettando la dignità di ciascuno in quanto partecipe di uno stesso destino, al di fuori delle vicende contingenti che lo costringono a chiedere aiuto». «Nella sua progettualità - ha concluso il Gran Maestro – il Massone intende ricostruire un mondo a misura d’uomo che ancori nelle sue fondamenta i valori della solidarietà, dell’uguaglianza, della libertà e della tolleranza, che costituiscono i principi regolatori della civile convivenza».

venerdì 6 novembre 2009

151a Tornata di Loggia - Venerdì 20 Novembre 2009


Carissimo Signore e Fratello,

sei cordialmente invitato a partecipare alla 151a Tornata di questa Loggia che si terrà presso il Tempio n° 4 della Casa dei Liberi Muratori di Piazza Indipendenza 1 a Cagliari, il prossimo Venerdì 20 Novembre 2009, alle ore 19.45 per le ore 20.15.

Durante questa Tornata si terrà l'Elezione del Maestro Venerabile e degli Ufficiali di Loggia per l'Anno Massonico 2010.


Su comando del Maestro Venerabile.


Sinceramente e Fraternamente

Ven. Fr. G.M., Segretario

giovedì 5 novembre 2009

La Libera Muratoria verrà studiata nell’Universita californiana della UCLA

La Gran Loggia della California e la prestigiosa Università UCLA hanno firmato un documento storico in cui si stipula che l’università introdurrà fra le materie di studio anche la Massoneria.
Grazie al programma del Gran Maestro della Gran Loggia di California, nell’anno 2010, l’Università della California, a Los Angeles, conosciuta di tutti noi come l’UCLA, inizierà una serie di corsi destinati esclusivamente al nostro amato Ordine.


Questo evento rappresenta la prima e la più importante partnership accademica con una Università.

I corsi che saranno inclusi nell’area di studio sono:

1. La storia della Libera Muratoria Europea;

2. La storia della Libera Muratoria Americana.

Il Gran Maestro, il Fratello Larry L. Adamson, ha dichiarato per la rivista della Gran Loggia, quanto segue: E' arrivato il tempo di fare un passo avvanti nella definizione della Libera Muratoria per il mondo, sostenendo la ricerca che selezionerà cosi i fatti dalla finzione concludendo cosi il nostro vero ruolo nella storia”.

martedì 3 novembre 2009

I massoni, la Costituzione e i diritti dell'uomo


Fonte: L'Unione Sarda del 2 Novembre 2009

Convegno all'Hotel mediterraneo promosso dal Collegio dei maestri venerabili


«Il compito della massoneria? Lavorare per il bene e il progresso dell'umanità promuovendo sempre il dialogo e lo scambio di idee», spiega Andrea Allieri. Cagliaritano, 57 anni, ingegnere, è il presidente del “Collegio circoscrizionale dei maestri venerabili della Sardegna”, l'organismo massonico che ieri, in una delle sale dell'Hotel Mediterraneo, ha organizzato un interessante convegno dedicato al tema “Costituzione e diritti dell'uomo”, con annessa tavola rotonda su “Diritti umani: conquiste e prospettive”. La giornata era patrocinata dai presidenti di Giunta e Consiglio regionale e della Provincia e dal sindaco Emilio Floris. Il “gran maestro” Gustavo Raffi, massone numero uno in Italia, la cui presenza era stata annunciata, non ha potuto partecipare ai lavori perché si trova in Germania. A rappresentare il Grand'oriente d'Italia c'era il “grande oratore” Morris Ghezzi. A discutere, dietro il coordinamento del direttore del Corriere di Siena Stefano Bisi, Paolo Virginio Gastaldi (associato di Storia del pensiero politico contemporaneo all'Università di Pavia), Marcello Flores d'Arcais (ordinario di Storia comparata all'Università di Siena), Claudio Bonvecchio (ordinario di Filosofia delle scienze sociali e comunicazione politica all'Università dell'Insubria), Carlo Ricotti (docente di Storia delle istituzioni politiche alla Luiss-Guido Carli di Roma) e altri studiosi. «Attualmente i massoni sardi sono circa un migliaio - afferma Allieri - di cui 650 residenti nella sola provincia di Cagliari. Alta la percentuale di quarantenni. Di questi tempi è sempre più difficile trovare persone che abbiano i requisiti per diventare massoni: in giro c'è sempre meno pensiero ed è sempre meno libero. Il candidato deve dimostrare di avere le mani pulite e di condividere i valori di libertà, uguaglianza, fratellanza». La cattiva fama? Solo un problema di ignoranza. «A chi ci giudica negativamente ricordo solo che anche Pascoli era un massone, così come Carducci». ( p. l. )

Carissimo Fratello Pinocchio


Da: Carlo Collodi - "PINOCCHIO"
Introduzione di Fernando Tempesti.

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Da aggiungere non abbiamo che qualche nuova informazione o domanda. La prima riguarda la militanza del Lorenzini, dopo i suoi inizi negli ambienti mazziniani, nelle fila della massoneria. Che il figlio del cuoco cortonese nel corso della sua via avesse murato liberamente, per dirla col nostro grande Giorgio Pasquali, lo si era già pensato. Nè pochi erano i segni, o gli accenni, che incoraggiavano tale ipotesi, anche se positivamente il suo nome non compare in nessuna di quelle raccolte storiche, nelle quali si vanno a cercare i nomi dei massoni illustri, distintisi nelle scienze o nelle discipline umanistiche. L'ipotesi, tuttavia, aveva un tale fascino in sé, che due specialisti, Nicola Coco e Alfredo Zambrano, nel 1984, pur rispettandola come tale, fondavano su di essa un lungo lavoro, che si concretava in un ampio e denso volume dal titolo non equivoco: Pinocchio e i simboli della 'Grande Opra" (Roma Atanor). La prova, che avrebbe voltato l'ipotesi in certezza, come spesso le prove e altri piccoli e grandi tesori, era più a portata di mano di quanto, a tutti quanti che cercavamo, era dato immaginare. Dormiva da più di un secolo nella chiusa di una lettera, inviata dal Nostro i l 4 marzo 1884 a un massone notorio, Piero Barbèra, figlio del più risorgimentale Gaspero.
Lettera che si poteva leggere anche a stampa dal 1980, perché pubblicata da Maria Jole Minicucci nel volume degli Atti, titolo Pinocchio Oggi, pp. 230-231, di un convegno che aveva avuto luogo a Pescia fra il settembre e l'ottobre del 1978. In questa lettera il Lorenzini conclude (il corsivo è nostro): "In ogni modo mi creda il fratello Collodi".
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E ci si ricorda di Emilio Servadio, psicanalista collodista e massone: chissà come avrebbe esultato al sapere per certo che il "suo" Collodi si firmava Fratello.
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Detto fatto, prese subito l’ascia arrotata per cominciare a levargli la scorza e a digrossarlo.


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In quel punto fu bussato alla porta. – Passate pure, – disse il falegname, senza aver la forza di rizzarsi in piedi.
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Vi prometto, babbo, che imparerò un’arte.


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Mi pare un burattino fatto di un legname molto asciutto, e sono sicuro che, a buttarlo sul fuoco, mi darà una bellissima fiammata all’arrosto.
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– Ho capito, – disse allora uno di loro, – bisogna impiccarlo! Impicchiamolo! – Impicchiamolo, – ripeté l’altro.

Detto fatto, gli legarono le mani dietro le spalle e passatogli un nodo scorsoio intorno alla gola, lo attaccarono penzoloni al ramo di una grossa pianta detta la Quercia grande. Poi si posero là, seduti sull’erba, aspettando che il burattino facesse l’ultimo sgambetto: ma il burattino, dopo tre ore, aveva sempre gli occhi aperti, la bocca chiusa e sgambettava più che mai. Annoiati finalmente di aspettare, si voltarono a Pinocchio e gli dissero sghignazzando:– Addio a domani. Quando domani torneremo qui, si spera che ci farai la garbatezza di farti trovare bell’e morto e con la bocca spalancata.E se ne andarono. Intanto s’era levato un vento impetuoso di tramontana,che soffiando e mugghiando con rabbia, sbatacchiava in qua e in là il povero impiccato. In quel mentre che il povero Pinocchio impiccato dagli assassini a un ramo della Quercia grande, pareva oramai più morto che vivo, la bella Bambina dai capelli turchini si affacciò daccapo alla finestra, e impietositasi alla vista di quell’infelice che, sospeso per il collo, ballava il trescone alle ventate di tramontana, batté per tre volte le mani insieme, e fece tre piccoli colpi.

.....

Pinocchio prese di mala voglia il bicchiere in mano e vi ficcò dentro la punta del naso: poi se l’accostò alla bocca:
poi tornò a ficcarci la punta del naso: finalmente disse:
– È troppo amara! troppo amara! Io non la posso bere.
.....
A questo punto, la porta della camera si spalancò ed entrarono dentro quattro conigli neri come l’inchiostro, che portavano sulle spalle una piccola bara da morto.
.....

– Quanto siete buona, Fata mia, – disse il burattino, asciugandosi gli occhi, – e quanto bene vi voglio! – Ti voglio bene anch’io, – rispose la Fata, – e se tu vuoi rimanere con me, tu sarai il mio fratellino e io la tua
buona sorellina.


.....

QUI GIACE LA BAMBINA DAI CAPELLI TURCHINI
MORTA DI DOLORE PER ESSERE STATA ABBANDONATA
DAL SUO FRATELLINO PINOCCHIO
.....

– L’ho caro dimolto, perché così, invece di sorellina, vi chiamerò la mia mamma. Gli è tanto tempo che mi struggo di avere una mamma come tutti gli altri ragazzi!... Ma come avete fatto a crescere così presto? – È un segreto. – Insegnatemelo: vorrei crescere un poco anch’io. Non lo vedete? Sono sempre rimasto alto come un soldo di cacio. – Ma tu non puoi crescere, – replicò la Fata. – Perché? – Perché i burattini non crescono mai. Nascono burattini, vivono burattini e muoiono burattini. – Oh! sono stufo di far sempre il burattino! – gridò Pinocchio, dandosi uno scappellotto. – Sarebbe ora che diventassi anch’io un uomo come tutti gli altri. – E lo diventerai, se saprai meritartelo.
.....
Pinocchio, cascando giù in corpo al Pesce-cane, batté un colpo così screanzato, da restarne sbalordito per un quarto d’ora.Quando ritornò in sé da quello sbigottimento, non sapeva raccapezzarsi, nemmeno lui, in che mondo si fosse. Intorno a sé c’era da ogni parte un gran buio: ma un buio così nero e profondo, che gli pareva di essere entrato col capo in un calamaio pieno d’inchiostro.
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E più andava avanti, e più il chiarore si faceva rilucente e distinto: finché, cammina cammina, alla fine arrivò: e quando fu arrivato... che cosa trovò? Ve lo do a indovinare in mille: trovò una piccola tavola apparecchiata, con sopra una candela accesa infilata in una bottiglia di cristallo verde, e seduto a tavola un vecchiettino tutto bianco.
.....
Ora immaginatevi voi quale fu la sua maraviglia quando, svegliandosi, si accorse che non era più un burattino di legno: ma che era diventato, invece, un ragazzo come tutti gli altri. Dette un’occhiata all’intorno e invece delle solite pareti di paglia della capanna, vide una bella camerina ammobiliata e agghindata con una semplicità quasi elegante. Saltando giù dal letto, trovò preparato un bel vestiario nuovo, un berretto nuovo e un paio di stivaletti di pelle, che gli tornavano una vera pittura. Appena si fu vestito gli venne fatto naturalmente di mettere la mani nelle tasche e tirò fuori un piccolo portamonete d’avorio, sul quale erano scritte queste parole:
«La Fata dai capelli turchini restituisce al suo caro Pinocchio i quaranta soldi e lo ringrazia tanto del suo buon cuore». Aperto il portamonete, invece dei quaranta soldi di rame,vi luccicavano quaranta zecchini d’oro, tutti nuovi di zecca.
Dopo andò a guardarsi allo specchio, e gli parve d’essere un altro. Non vide più riflessa la solita immagine della marionetta di legno, ma vide l’immagine vispa e intelligente di un bel fanciullo coi capelli castagni, cogli occhi celesti e con un’aria allegra e festosa come una pasqua di rose. In mezzo a tutte queste meraviglie, che si succedevano le une alle altre, Pinocchio non sapeva più nemmeno lui se era desto davvero o se sognava sempre a occhi aperti. – E il mio babbo dov’è? – gridò tutt’a un tratto: ed entrato nella stanza accanto trovò il vecchio Geppetto sano, arzillo e di buonumore, come una volta, il quale, avendo ripreso subito la sua professione d’intagliatore in legno, stava appunto disegnando una bellissima cornice ricca di fogliami, di fiori e di testine di diversi animali. – Levatemi una curiosità, babbino: ma come si spiega tutto questo cambiamento improvviso? – gli domandò Pinocchio saltandogli al collo e coprendolo di baci. – Questo improvviso cambiamento in casa nostra è tutto merito tuo, – disse Geppetto. – Perché merito mio?... – Perché quando i ragazzi, di cattivi diventano buoni, hanno la virtù di far prendere un aspetto nuovo e sorridenteanche all’interno delle loro famiglie. – E il vecchio Pinocchio di legno dove si sarà nascosto?– Eccolo là, – rispose Geppetto; e gli accennò un grosso burattino appoggiato a una seggiola, col capo girato su una parte, con le braccia ciondoloni e con le gambe incrocicchiate e ripiegate a mezzo, da parere un miracolo se stava ritto. Pinocchio si voltò a guardarlo; e dopo che l’ebbe guardato un poco, disse dentro di sé con grandissima compiacenza:
– Com’ero buffo, quand’ero un burattino!... e come ora son contento di essere diventato un ragazzino perbene!...

"Fratelli d'Italia" merita di essere il nostro inno.


La Repubblica Italiana non ha ancora un Inno ufficiale perché l’Inno di Mameli da ben 63 anni è solo l’inno “provvisorio”. E regolarmente sui giornali appare la polemica se adottarlo in via definitiva o sostituirlo con “Va pensiero”. Nel 1943, dopo l’armistizio dell’8 settembre, il governo presieduto dal generale Pietro Badoglio adotta come Inno nazionale “La canzone del Piave”. Il 14 ottobre 1946 un provvedimento governativo adotta l’Inno di Mameli come inno nazionale della Repubblica Italiana, senza che il provvedimento venga approvato dal Parlamento. Indubbiamente l’Inno di Mameli ha una esaltante storia: il 23 dicembre 1822 nasce a Genova il maestro Michele Novaro compositore della musica. Il 5 settembre 1827 nasce a Genova Goffredo Mameli che nel 1847, ad appena venti anni, scrive il testo dell’Inno, prima interpretato su basi musicali di ripiego, e poi il 10 dicembre presentato a Genova, nella versione musicale di Novaro, davanti a un pubblico di 30mila patrioti. Nel 1848 le note dell’Inno risuonano sulle barricate delle Cinque giornate di Milano. Goffredo Mameli muore a 22 anni a seguito di una ferita durante i combattimenti per la Repubblica Romana a Villa del Vascello (dove attualmente è la sede della Massoneria del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani). Nel 1862 Giuseppe Verdi scrive l’“Inno delle nazioni”, richiamando il motivo di “Fratelli d’Italia” accanto alla Marsigliese ignorando sistematicamente la Marcia Reale. L’Inno di Mameli acquista particolare significato dopo la elezione a presidente della Repubblica di Carlo Azeglio Ciampi, che rivaluta i simboli patriottici e soprattutto la bandiera e l’inno nazionale. Purtroppo la maggior parte degli italiani non conosce bene tutti i significati del nostro Inno, che è una significativa lettura del nostro Risorgimento. Tarquinio Maiorino, Giuseppe Marchetti Tricamo e Pietro Giordana, nel loro libro “Fratelli d’Italia - la vera storia dell’Inno”, edito a Milano nel 2001 per i tipi della Casa Editrice Mondadori, affermano e giustamente che la strofa chiave dell’Inno è quella che dice: “Dall’Alpi a Sicilia / Ovunque è Legnano / Ogni uom di Ferruccio / Ha il cuore e la mano / I bimbi d’Italia / Si chiaman Balilla / Il suon d’ogni squilla / I Vespri suonò”. In non più di otto versi, Mameli riuscì a concentrarvi un “campione” di momenti libertari in punti diversi d’Italia: poco conta che non fossero contemporanei e che ognuno abbia avuto propri connotati. Il primo è la battaglia di Legnano del 1176 in cui la Lega Lombarda sconfisse il Barbarossa. Il secondo è l’estrema difesa di Firenze assediata nel 1530 da Carlo V (d’intesa con papa Clemente VII) per rimettere sul trono i Medici; nella battaglia di Gavinana si distinse il capitano Francesco Ferrucci, che riportò una vittoria campale, ma cadde poi prigioniero ferito e fu trucidato da un italiano al soldo straniero, Fabrizio Maramaldo. Il terzo episodio porta alla Genova del 1746, quando un ragazzo, Giovanni Battista Perasso, soprannominato “il Balilla”, lanciando sassate, fu il simbolo della rivolta anti-austriaca. Infine “il suon d’ogni squilla” è il suono delle campane che la sera del 30 marzo 1282 chiamarono i parlamentari all’insurrezione (I vespri siciliani) contro i francesi di Carlo d’Angiò”.Quindi l’Inno di Mameli non è solo “L’Italia s’è desta, le porga la chioma, che schiava di Roma, Iddio la creò”, ma la sintesi della epopea di tutta l’Italia - Nord, Centro e Sud - per l’unità e la libertà.E sulla battaglia di Gavinana occorre ancora dire qualche cosa: fu un grande tentativo di Francesco Ferrucci (in poesia diventato Ferruccio) per salvare la Repubblica. Al comando di 400 fanti e quattromila cavalieri, Francesco Ferrucci uscì da Pisa il 31 luglio 1530, cercando di evitare lo scontro con le milizie imperiali di Carlo V comandate da Maramaldo. La sua intenzione era quella di risparmiare le forze per accettare battaglia. Ferrucci aveva scelto di arrivare a Firenze attraverso un percorso che comprendeva la montagna pistoiese, Montale, la Val di Bisenzio e il Mugello. Agli inizi di agosto, tallonato dalle truppe di Maramaldo, e ignaro dei movimenti di quelle del principe di Orange che si erano staccate da Firenze per affrontarlo, Ferrucci giunse a Gavinana. Accerchiato e nella impossibilità di disporre l’artiglieria, il condottiero fiorentino fu costretto a giocare l’ultima disperata carta e sfondare il fronte avversario. Quella del 3 agosto fu una battaglia combattuta corpo a corpo nel borgo e nei boschi circostanti. Lo stesso principe d’Orange rimase ucciso da una prima carica. La vittoria sembrava arridere ai fiorentini quando entrarono in campo i Lanzichenecchi che sbaragliarono la retroguardia fiorentina di Giampaolo Orsini. Con un ultimo pugno di valorosi, fra cui Fanfulla da Lodi (uno dei tredici cavalieri della disfida di Barletta), Ferrucci tentò una ultima difesa asserragliandosi in un casolare. Ricoperto di ferite, ma non ancora domo, Francesco Ferrucci venne giustiziato nella piazza del Paese. Si calcola che nel corso della battaglia, entrata poi nell’epica risorgimentale per il suo alto valore patriottico, siano morti quasi 10mila uomini: anche in anni recenti, i resti di alcuni di quegli uomini sono riaffiorati a testimonianza della crudezza dello scontro.Come dicevo all’inizio, alcuni vogliono sostituirlo con “Va pensiero” del Nabucco. Senza nulla togliere a questo meraviglioso Inno, sia per il suo alto significato di libertà, sia per quello che rappresenta, ritengo che sia meno indicato dell’Inno di Mameli. Il Nabucco è una opera in quattro atti di Giuseppe Verdi, su libretto di T. Solera. In questa opera si avverte chiaramente la tendenza di Verdi ad affrontare temi patriottici. Il Nabucco non è un dramma di personaggi, bensì un affresco corale dove il più alto livello di vita scenica e di liricità è raggiunto senza dubbio dalla massa del popolo ebraico. L’azione di svolge a Gerusalemme e in Babilonia. Si assiste al conflitto fra gli ebrei e gli assiri che guidati dal loro re Nabucodonosor hanno invaso la città di Gerusalemme. La vittoria finale arride agli ebrei e al Dio di Israele si convertono sia la figlia di Nabucco, Fenena che ama riamata Ismaele nipote del re di Gerusalemme, sia lo stesso re di Assiria.Settantacinque anni fa veniva inaugurato a Firenze il “Maggio Fiorentino” con il Nabucco. La rappresentazione fu voluta da Benito Mussolini per esaltare l’impegno musicale del regime fascista e al concerto vi fu la presenza di Vittorio Emanuele III. Eravamo nel 1933 e forse Mussolini non aveva ancora assorbito i germi antiebraici del suo collega Hitler. Nel settembre di nove anni fa, sul quotidiano “Il Sole 24 Ore” Francesco Maria Colombo scriveva: “Che cosa si richiede a un Inno? Primo, di incarnare l’animo della nazione che lo ha scelto. Secondo, di essere facilmente cantabile. Non a caso l’Italia ha la canzone di Novaro e di Mameli. La costruzione fra intervalli (la distanza fra le note) ridotti, gli incisi ritmici di elementare quadratura, l’iterazione delle frasi su gradi diversi della scala, rendono il nostro Inno nazionale facilissimo da intonare e da ritenere a memoria. E i versi serbano quell’aura misteriosa e generica che è uno dei punti di forza del nostro melodramma: l’elmo di Scipio fa vibrare anche un animo che non abbia dimestichezza con Scipio, proprio come il verso “all’egre soglie ascese” (nella “Traviata” di Verdi) riesce a commuovere anche chi non abbia la minima idea di cosa le “egre soglie” siano. Negare all’Inno di Mameli dignità poetica e musicale sarebbe un gioco troppo facile e privo di senso: è una pagina che, per la semplicità della struttura e l’ardimento alla portata di tutti che riesce a innestare, non si potrebbe immaginare più efficace”.

Dedico questo mio pezzo all’onorevole Umberto Bossi, con il quale - credo - ho in comune la grande idea di Cattaneo.


di Aldo Chiarle
Gran Maestro Onorario del Grande Oriente d'Italia.

lunedì 2 novembre 2009

E' online il nuovo numero di Ersmo Notizie


ERASMO NOTIZIE N. 17-18, 15-31 Ottobre 2009


E' online il nuovo numero di Ersmo Notizie, il Bollettino d'informazione del Grande Oriente d'Italia