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martedì 24 novembre 2009

Francia: "No a donne massoni, ma sostenitori fanno ricorso"


Roma, 23 nov. (Apcom) -


Fatto più unico che raro nella più grande loggia massonica della Francia, il G.O.F. "Grande Oriente di Francia", la giustizia interna ha deciso di cassare il voto dei membri che a settembre avevano rifiutato di far entrare le donne e di iniziarle ai riti segreti.
Il Grande Oriente di Francia - scrive Le Figaro che riporta la notizia - attraversa una nuova crisi sull'ammissione delle donne al suo interno. La Camera suprema della giustizia ha annullato il voto sovrano del grande convento (equivalente della sua assemblea generale annuale), che si è riunito a Lione il 4 settembre scorso. Dopo molti anni di dibattito, la questione se le logge possono o no iniziare le donne, e ammettere come membri delle donne già iniziate, è stata sottoposta al voto dei 1.200 delegati. Questi hanno risposto con un "no": il 56% contro l'iniziazione delle donne e il 58,7% contrario all'affiliazione delle sorelle già iniziate in altre logge.
I sostenitori della causa, tuttavia, hanno fatto ricorso e hanno vinto la causa il 20 novembre. L'annullamento della votazione - scrive il quotidiano francese - è quasi senza precedenti.
L'attuale Gran Maestro, Pierre Lambicchi, nega che ci sia una crisi interna. Domenica prossima presiederà un Consiglio dell'ordine mensile, sotto forma di comitato segreto, per decidere quando il tema dell'ammissione delle donne sarà rivotato dal Grande Oriente di Francia: a settembre prossimo o durante un convegno straordinario che si riunirà prima. La strada alle donne massoni è però ormai aperta.

lunedì 23 novembre 2009

"Sotto il cielo della libertà"


Santena (Torino) Castello Cavour - 21 novembre

Libertà è sinonimo di un "agire" privo di condizionamenti? Le scelte per raggiungerla sono "apparentemente" libere? Sono guidate da un'etica?


Questi e altri quesiti saranno discussi il 21 novembre nel Castello di Cavour a Santena in occasione del convegno Sotto il cielo della Libertà.


Filosofie e culture a confronto organizzato dal Collegio circoscrizionale di Piemonte-Valle d'Aosta.


Su questo tema, come recita il titolo, si confronteranno specialisti in varie discipline, esponenti di religioni ed esperti di culture diverse.I lavori si svolgeranno nell'arco di una giornata (dalle ore 10) e al termine, nel pomeriggio, è prevista una visita guidata al Castello di Cavour.

Info:
http://www.grandeoriente.it/eventi.php?id=1045&task=view&t=109 http://www.grandeoriente.it/img/Convegno-21-11-09.pdf

Processo a Gioacchino Murat. Convegno della Loggia partenopea "Giuseppe Mazzini" patrocinato dal Collegio Circoscrizionale.


La bellissima sede delle logge napoletane e della circoscrizione di Campania e Lucania (Galleria Umberto I, 27) ospita la mattina del 21 novembre il Processo a Gioacchino Murat. L'iniziativa è della loggia "Giuseppe Mazzini" (206) di Napoli con il patrocinio del Collegio campano.


Il programma prevede:
ore 10:00 divertissement musical (Mozart e Bach) con M° Luigi Biondi al pianoforte e M° Luigi Tufano al violino
ore 10:30 Il Processo
La Giuria
Presidente Giuseppe Troise, Secondo Gran Sorvegliante del Grande Oriente d'Italia Giudice Giovanni Esposito, Presidente del Collegio Circoscrizionale di Campania e Lucania .Giudice Ciro Furfaro, Presidente del Consiglio dei maestri venerabili di Napoli ,Giudice Rocco Spera, Maestro Venerabile della loggia "Giuseppe Mazzini" (206) di Napoli ,Pubblico Ministero Generoso Romano, avvocato Collegio difesa Pietro Formisano, storico e saggista assistente alla difesa dott. Valentina Mottola voce recitante M° Mario Aterrano, attore (Murat) ore 12:30 Visita guidata alla Casa massonica

Cerimonia di Iniziazione al Grado di Apprendista Ammesso Libero Muratore


Il prossimo Venerdì 27 Novembre 2009, alle ore 19.45 per le ore 20.15, presso il Tempio n° 4 della Casa dei Liberi Muratori del Grande Oriente d'Italia, in Piazza Indipendenza 1 a Cagliari, verrà celebrata la Cerimonia di Iniziazione al Grado di Apprendista Ammesso Libero Muratore del Sig. A. S.

L'invito è esteso a tutti i Fratelli.

Seguirà il Convivio Fraterno.

Raffi: "nessuna infiltrazione nella Istituzione. Le nostre mani sono sempre pulite. Palazzo Giustiniani non ha nulla da temere"


"Le nostre mani sono pulite, come lo sono i nostri guanti rituali. Non temiamo davvero nulla perché nel Tempio di Palazzo Giustiniani i criminali e i mafiosi non possono entrare". E' dura e chiara la presa di posizione di Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, che risponde così all'articolo pubblicato ieri da ‘Il Giornale di Sicilia’, con il titolo "L'accusa della Chiesa: Poca distanza tra boss e massoni»", che registra, da un lato, le accuse del Presidente Nazionale del Gris, Giuseppe Ferrari e, dall'altro, le aperture di quest'ultimo al dialogo. "Respingiamo con sdegno le accuse di contiguità e di sostegno reciproco fra Libera Muratoria e alta criminalità organizzata. Al riguardo la Massoneria di Palazzo Giustiniani diffida formalmente il Presidente del GRIS ad uscire dalle denunce generiche ed indiscriminate, dalle ombre che non aiutano a comprendere i fatti, per chiarire invece senza indugi – e assumendosi ogni responsabilità civile e penale - se gli addebiti infamanti riguardino il Grande Oriente d'Italia e, in caso affermativo, a denunciare fatti circostanziati e a fornire nomi e cognomi dei responsabili". "Ovviamente – sottolinea ancora il Gran Maestro Raffi - il Grande Oriente d'Italia si riserva fin d'ora di agire giudizialmente a tutela della propria onorabilità. Prendiamo atto con amarezza dei cambiamenti di rotta del vertice del GRIS che, dopo anni di proficui confronti pubblici e civili, sembra ora aver optato per il confronto nelle aule di giustizia. Se questo è il terreno del dialogo cui fa riferimento il Presidente del GRIS, da uomini liberi e di buoni costumi, noi non ci sottrarremo". "Fin d'ora però una cosa sia chiara a tutti: chi profila anacronistici scenari da P2 e chi lancia palle incatenate sulla nostra Istituzione – conclude Raffi - non avrà come risposta il silenzio. Rispetto a una comunione massonica che ogni giorno è lievito sano per la società ed esempio di tolleranza e confronto, rispetto al Grande Oriente dItalia che conta 21.000 persone e tra questi migliaia di giovani, il nostro primo dovere è fare verità. Ed è quello che faremo in tutte le sedi, a schiena dritta come sempre. Chi agita spettri, rimarrà deluso".

Cultura: Siena, consegnati Mille euro alla Mensa dei poveri con lo Stradario Massonico


da http://www.agenziaimpress.it/


È nato un nuovo modo di visitare la città di Siena, e non solo il suo celebre e celebrato centro storico, patrimonio mondiale Unesco dell’umanità: il trekking urbano per le strade Intitolate ai massoni illustri. Non solo quelli risorgimentali, che hanno contribuito all’Unità d’Italia (Garibaldi, Cavour, Mazzini, Mameli, Ricasoli) ma anche i senesi del Novecento, da Artemio Franchi a Silvio Gigli, da Paolo Cesarini a Dario Neri. È stato, infatti, presentato in palazzo pubblico, nella sala-museo del Risorgimento, lo Stradario Massonico di Siena (primamedia editore, pp. 112, Euro 12) di Stefano Bisi. Di fronte ad un pubblico numeroso ed attento, il giornalista ha voluto sottolineare il valore e la presenza dell’Istituzione massonica, soprattutto nei suoi aspetti solidaristici e di fratellanza.


Serata di solidarietà - E nel corso della serata sono stati raccolti 1.060,00 Euro subito consegnati alla Mensa dei poveri di Suor Ginetta. “Un modo per dimostrare – ha detto Bisi - che si deve essere solidali nei fatti e non a parole. E mi piace pensare che a Milano vi sia l’associazione massonica “Pane Quotidiano” mentre a Siena sia attiva la Mensa dei Poveri. Strutture che non chiedono a chi bussa a quale religione appartenga, ma gli danno da mangiare senza nulla volere in cambio. Per questo io sento suor Ginetta “mia sorella” e per questo sono orgoglioso di contribuire alla sua causa”.

Lo stradario - A parlare dell’originale guida di Siena (con traduzione inglese e due o più foto di Alessandro Vagheggini per ogni strada) tre interlocutori d’eccezione, il sindaco Maurizio Cenni e gli ex primi cittadini Mauro Barni e Roberto Barzanti, moderati da Luigi Oliveto che nel volume è presente con lo scritto “Un nome, una storia”.“Questo libro può diventare una chiave importante per far conoscere ai più giovani gli uomini che hanno segnato con le loro opere la nostra vita e fornire loro uno strumento mnemonico per ricordare più facilmente – ha detto il sindaco Maurizio Cenni -. Lo Stradario di Bisi attinge la sua capacità di comunicare non solo alla forza della parola, ma anche a semplici tecniche mnemoniche che ci invitano a pensare per immagini, a ricordare i grandi del passato associandoli alle nostre strade perché abbiano più possibilità di restare impressi nella nostra memoria”.

Parola agli ex sindaci di Siena - Roberto Barzanti poi ha voluto sottolineare come con questa operazione lo stesso Bisi abbia voluto sgomberare il campo dalle tante curiosità legate alla Massoneria: “A chi si domanda continuamente chi siano i massoni – ha detto -, Stefano risponde facendoci vedere che questi sono sotto i nostri occhi tutti i giorni, nelle strade che regolarmente percorriamo, nelle figure che conosciamo da sempre”. Mauro Barni, infine, ha ricordato alcuni dei personaggi senesi del novecento compresi nello stradario cui Siena ha dedicato una strada o una piazza. In primo luogo Artemio Franchi, che fu presidente della Federcalcio, Uefa e vicepresidente Fifa, e che scomparve quando lui era primo cittadino. “Fui tra i primi ad accorrere sul tragico luogo dell’incidente – ha ricordato Barni – e quando qualche tempo dopo al Coni a Firenze ne venne ricordata la figura me ne andai sentendo dire che Franchi era morto su un strada in un paese senza storia”.

Sindone firmata: è già polemica


di Lorenzo Fazzini (Avvenire, 21 Novembre 2009)

«In base ai confronti svolti, oggi sono convinta che le tracce di scrittura identificate sul lino della Sindone possano appartenere ad un testo derivato direttamente o indirettamente dai documenti originati fatti produrre per la sepoltura di Yeshua ben Yosef Nazarani, più noto come Gesù di Nazareth detto il Cristo». È questo il sasso lanciato nello stagno della scienza della Sindone, il celebre (e discusso) sudario di Cristo conservato a Torino, da una storica di recente balzata agli onori delle cronache per i suoi saggi medievalistici. Già il volume I Templari e la sindone di Cristo (Il Mulino), uscito a inizio anno, di Barbara Frale, funzionaria dell’Archivio Segreto Vaticano, aveva diviso gli esperti.
Ora, con La Sindone di Gesù nazareno (Il Mulino, pp. 254, euro 28), la Frale - nata a Viterbo nel 1970 - lancia un’altra ipotesi suggestiva: che sul lino custodito all’ombra della Mole si annidino alcune scritte multilingue vergate da un funzionario addetto alla sepoltura dei condannati a morte nella Gerusalemme del I secolo. Qui Barbara Frale interpreta un’iscrizione compatibile con la tradizione che vede nel sudario il telo che avvolse il corpo di Gesù di Nazareth, che nella primavera prossima verrà di nuovo mostrato in pubblico: a Torino si recherà pellegrino anche Benedetto XVI.
La Frale ha interpretato la seguente scritta: «Gesù Nazareno deposto sul far della sera, a morte, perché trovato» colpevole. Il tutto scritto con termini di tre idiomi: latino, greco ed ebraico. E al profluvio di critiche che si preannunciano, la giovane addetta dell’Archivio vaticano risponde così nelle conclusioni del suo volume, anticipato ieri da Repubblica: «L’ipotesi che le scritte siano state messe da un falsario per avvalorare l’autenticità della Sindone è da scartare: infatti questo truffatore avrebbe dovuto inventare un sistema complicato per lasciare sul telo certe tracce che sarebbero divenute visibili ai posteri solo tanti secoli dopo, con l’invenzione della fotografia; inoltre qualunque falsario avrebbe usato le diciture del titulus crucis, quelle descritte dall’evangelista: non certo quelle strane parole che con i Vangeli non c’entrano proprio nulla».
E la discussione si infiamma. «Sono molto stupito». Monsignor Giuseppe Ghiberti, vicepresidente del Comitato per l’ostensione della Sindone, non nasconde la sua perplessità, sebbene metta le mani avanti: «Prima di tutto bisogna leggere l’opera. Sono stato di fronte alla Sindone ore e ore e mai ho avuto sentore di nulla del genere. E nemmeno l’hanno avuto professori competenti in elaborazione di immagini». Circa il carattere multilinguistico della ricostruzione, Ghiberti afferma: «L’unico precedente che può dare peso a questa ipotesi è il titolo della croce di Gesù, che era in più lingue». Ma alla domanda se ritenga realistica la tesi della studiosa laziale, Ghiberti risponde con un eloquente sospiro. E riprende: «Quando non si conoscono bene gli argomenti altrui, si preferisce sospendere il giudizio. Ma tutto questo non mi convince».
«Non voglio essere ironico né polemico», esordisce Luciano Canfora, docente di Filologia greca e latina all’università di Bari. «Ma secondo me Barbara Frale si è avventurata in qualcosa di molto insidioso». Per lo studioso barese «la ricchezza di particolari nascosti nelle fibre di lino fa pensare a una vera falsificazione». Canfora qualifica come errata l’ipotesi della Frale in base a due elementi: la ricchezza di dettagli e il poliglottismo della scritta decifrata. «Si presenta tutto ciò come una gigantesca novità, ma così non è. La prima, forte perplessità è la presenza di tre lingue nella scritta ritrovata. La Frale spiega tale riscontro con il pluriculturalismo della Gerusalemme del tempo. Ma un conto è l’ambiente culturale di una città - annota Canfora -, altra cosa un documento che racchiude tre lingue. È come se oggi un taxista di origine indiana a Londra, per scrivere una ricevuta, utilizzasse tre idiomi diversi».
Canfora sottolinea un altro particolare per spiegare la sua disapprovazione: «Tutto si basa sull’idea che al collo del condannato vi sia il verbale del giudizio di Caifa su Gesù». L’affermazione che si trattasse di uno scritto fatto da un becchino trova l’antichista pugliese nettamente scettico: «Non è ovvio che esistesse una figura del genere. Non abbiamo ancora una trattazione sistematica sulla figura di funzionari addetti alla sepoltura dei condannati a morte nella Giudea del I secolo: vi sono testimonianze contraddittorie al riguardo».
Canfora stabilisce un parallelo tra il papiro di Artemidoro e la Sindone, o meglio tra la contestata autenticità della seconda e la dimostrata falsità del primo: «I numerosi dettagli, che vogliono avvalorare l’autenticità, indicano invece che questi elementi scritturistici sono aggiunte tardive. Com’è stato constatato dalla polizia scientifica per il papiro di Artemidoro». Canfora riconosce che Barbara Frale non propone una tesi: «Lei dice: io ho trovato questo. Ma ha riscontrato cose tutt’altro che univoche!».
A Canfora replica Franco Cardini, medievalista e docente all’università di Firenze: «Primo: dobbiamo difendere Barbara Frale dai sindonologi che si scagliano con durezza contro quanti sostengono ipotesi troppo forti. La sua non è ancora una tesi ma un’ipotesi, ragionevole e affascinante, basata su indizi. Si tratta di una pista interessante. Ritengo che gli indizi che lei individua siano troppo coerenti per poterli considerare frutto del caso. Si è limitata a riempire dei vuoti di documentazione come solitamente si fa nella ricerca storica. La sua è un’interpretazione con forti basi storiche, niente a che fare con la fantastoria di Dan Brown». Insomma, per lo storico fiorentino siamo davanti a «un lavoro serio, da prendere in considerazione, in cui ci sono osservazioni geniali».
È poi singolare che Cardini giudichi in maniera opposta il particolare del plurilinguismo rinvenuto dalla Frale sul lino di Torino, cosa che Canfora bolla come «artefatto»: «Se si trattasse di un documento di ambiente caratterizzato da un forte monolinguismo, capirei l’obiezione. Ma la Gerusalemme del I secolo era un luogo di straordinario incrocio linguistico: il latino era la lingua ufficiale ma il greco rappresentava il "basic english" del tempo. Poi c’erano il caldeo, l’ebraico, e altre lingue che poggiavano su una grande tradizione grafica». Cardini guarda all’oggi per suffragare la plausibilità dell’interpretazione plurilinguistica della Frale: «I ragazzini arabi dei suk della Gerusalemme attuale, quando scrivono, passano tranquillamente dalla grafia araba a quella latina dell’inglese. Il plurilinguismo della scritta della Sindone non mi sorprende affatto».
Invece Bruno Barberis, direttore del Centro internazionale di Sindonologia di Torino, non concorda con la Frale: «Premetto che devo leggere il libro per un giudizio completo. Comunque, già nell’opera precedente, questa studiosa faceva un accenno a tali ipotesi. Il nodo è che queste scritte sono tutt’altro che confermate. Non è mai stato fatto un rilievo fotografico che dia risposte definitive se sulla Sindone ci siano delle scritte. Del resto in molti vi hanno rinvenuto tantissime parole: sembra più un’enciclopedia che un sudario!». Barberis afferma che è prioritario «stabilire se queste scritte esistono. Che poi si giunga a conclusioni del genere della Frale, mi sembra fantascienza e fantastoria. Sono inoltre estremamente critico su queste ipotesi perché possono essere strumentalizzate dagli avversari della Sindone».

Ecco l’uomo che firmò la Sindone


di Michele Smargiassi (la Repubblica, 20.11.2009)

Nessun Vangelo, neppure gli apocrifi, parla di lui, lo scriba dell’atto di sepoltura di Gesù. I grandi libri della fede preferiscono i personaggi grandiosi agli sbiaditi comprimari rimasti al di qua del bene e del male. Eppure eccolo riemergere da duemila anni di oblio, così stagliato che par di vederlo. Un funzionario dell’Impero romano, un anziano impiegato ebreo della morgue di Gerusalemme, mano tremolante, parsimonioso, sbrigativo ma accurato. In una Deposizione barocca potremmo immaginarlo un po’ in disparte, intento a stilare i documenti richiesti dalla minuziosa burocrazia imperiale per il rilascio del cadavere di un giustiziato. Non sappiamo il suo nome. Ma quello scritto, che per lui era solo l’incombenza quotidiana di un poco gratificante mestiere, ora lo possediamo. Forse per gli anni passati a inseguirlo, forse per la familiarità coi misteri che deve avere una Ufficiale degli Archivi segreti del Vaticano, Barbara Frale non sembra emozionata nel confermarci quello che potrebbe essere uno dei ritrovamenti più sorprendenti dell’era cristiana: «Sì, penso di essere riuscita a leggere il certificato di sepoltura di Gesù il Nazareno». E quel che pare esservi scritto non solo accredita, ma arricchisce il racconto degli evangelisti.
È stato, per la verità, sotto i nostri occhi per secoli, impresso come una fotocopia sul telo più venerato della storia, la Sindone di Torino; ma per estrarlo di lì occorreva frugare il lino fibra per fibra, con sapere archeologico, storico, paleografico. Ciò che la dottoressa Frale assicura di aver decifrato, e come lo ha fatto, ce lo racconta lei stessa nel volume La sindone di Gesù Nazareno (Il Mulino, 375 pagine, 28 euro), sul quale prevedibilmente si scateneranno le controdeduzioni degli specialisti. Ma questo è il meno: se Frale vede giusto, allora si riapre clamorosamente, proprio alla vigilia della nuova ostensione torinese prevista in primavera, non solo la questione della datazione della Sindone, ma quella ben più scottante della sua autenticità come «la reliquia più splendida della Passione» (Giovanni Paolo II) e non più come semplice «icona veneranda» (cardinal Ballestrero).
La presenza di scritture sulla Sindone è nota da oltre trent’anni. Stringhe di caratteri latini greci e ebraici circondano il volto dell’Uomo, impresse in negativo: macchie chiare visibili solo dove si sovrappongono al colore rossastro che disegna l’immagine più controversa del mondo. Se ne accorse per primo nel 1978 il chimico Piero Ugolotti esaminando alcuni negativi fotografici del Telo, e sentendosi incompetente a decifrarle chiamò in aiuto il classicista Aldo Marastoni. Altri studiosi, francesi e italiani, recuperarono poi nuovi frammenti di vocaboli. L’insieme sembrava promettente: iber poteva essere un moncone di Tiberios, nome dell’imperatore regnante al tempo della Passione; l’apparente neazare suggeriva ovviamente un nazarenos, e quell’innece(m) poteva alludere alle circostanze di una morte. Il senso, però, restava un puzzle insolubile. A che genere di testo appartenevano quelle parole, ma prima ancora: come si stamparono sul lino?
Reperti che presentano ricalchi e impressioni delle scritture con cui vennero casualmente a contatto non sono rari in archeologia: tavolette d’argilla, persino strati di fango ci hanno trasmesso testi il cui supporto originario è andato perduto. Il metallo contenuto nell’inchiostro di un foglio venuto a contatto con la Sindone può aver rilasciato sul telo particelle poi "rivelate" dalla misteriosa reazione chimica che ha impresso l’immagine dei misteri. Ma di che foglio si trattava? Forse l’etichetta, la cedola, di uno dei reliquiari che custodirono la Sindone quando era già oggetto di culto? Ad ogni modo, quando nel 1988 la famosa e clamorosa prova del radiocarbonio stabilì per il Lenzuolo una data di nascita tardomedievale, l’interesse per la questione delle scritte crollò a zero: a chi poteva ormai interessare la presenza di complicati graffiti su una falsa reliquia?
Barbara Frale però è tra quanti non hanno mai creduto a quella datazione scientifica. Per lei, che ne ha tracciato la storia nel suo recente I Templari e la Sindone, il telo di Torino è il bizantino Mandylion di Edessa, trafugato durante il sacco di Costantinopoli del 1204, poi clandestinamente adorato dai monaci guerrieri. Dunque le scritte possono risalire ai primi secoli dell’era cristiana.
Devono, anche? Non mancherà chi accusi la ricercatrice di aver forzato le sue ipotesi per arrivare alla spiegazione più clamorosa. Lei lo mette in conto, e replica: «Non ho voluto dimostrare verità di fede. Io sono cattolica, ma tutti i miei maestri sono stati atei o agnostici, l’unico credente era ebreo. Il mio libro non si esprime sull’origine miracolosa o meno dell’immagine della Sindone. Fin dall ’inizio mi sono imposta, anche per disinnescare l’emozione che avrebbe potuto travolgermi, di lavorare come avrei fatto su qualsiasi reperto archeologico».
Frale procede per deduzione, confronto ed esclusione, come un detective. Impossibile, è la sua prima conclusione, che quelle scritte provengano da un testo scritto da cristiani; infatti, osserva, se oggi è abituale chiamare Gesù "il Nazareno", quell’appellativo diventò pressoché eretico per i fedeli dei primi secoli: troppo legato alla sola dimensione umana, terrena del Salvatore. «Sarebbe stata un ’offesa suprema scrivere Nazareno in un testo destinato al culto. Avremmo dovuto trovare invece Cristo: ma di quella parola sulla Sindone non c’è traccia». Quelle parole straordinariamente salvate dal ricalco, ne deduce, provengono da un documento pre-cristiano. E del tutto "laico". Parlano di Gesù dal punto di vista di chi lo considera solo un uomo. Un documento "gesuano", dunque, non "cristologico".
Ma a che scopo ne parlano? Il confronto con le sepolture coeve, lo studio delle procedure giudiziarie romane e dei regolamenti necrofori giudaici suggerisce alla fine questa ipotesi: un povero corpo crocifisso dopo una condanna poteva essere riconsegnato ai parenti solo dopo un anno di "purificazione" nella fossa comune; per identificarlo, evitando che si perdesse nel caos del sepolcreto di Gerusalemme, i necrofori utilizzavano cartigli incollati con colla di farina all ’esterno del sudario già avvolto attorno al cadavere, a incorniciarne il volto nascosto dalla tela. Corriamo avanti, alla ricostruzione finale proposta da Frale: un funzionario al servizio dell ’amministrazione romana, attingendo ai documenti del processo e nel rispetto delle leggi sulle inumazioni, redige con la mano un po’ tremolante (per l’età?) e con calligrafia un po’ demodé ma ancora in uso nel primo secolo una sorta di "bolla di accompagnamento necroforo", come i cartellini appesi ancor oggi all’alluce dei cadaveri negli obitori; un informale certificato di sepoltura che, visto lo scopo pratico, può essere steso su sparsi scampoli di papiro e vergato in fretta, con errori e incertezze ortografiche.
Frale riprende là dove la decifrazione si era arenata, lancia nuove ipotesi, corregge quelle vecchie, completa le lacune, ricorre ai vocabolari greco, latino ed ebraico e alla fine propone la sua lettura. Eccola: quel testo riferisce di un certo (I)esou(s) Nnazarennos che nell’anno 16 dell’impero di (T)iber(iou), una volta "deposto sul far della sera", (o)psé kia(tho), dopo essere stato condannato "a morte", in nece(m), da un giudice romano "perché trovato", mw ms’, secondo la denuncia di un’autorità che parlava ebraico (il Sinedrio?), colpevole di qualcosa, viene avviato a sepoltura con l’obbligo di essere consegnato ai parenti solo dopo un anno esatto, ossia nel mese di ada(r); c’è infine l’"io sottoscritto", o meglio "io eseguo", pez(o), del nostro umile burocrate.
Tutto torna, il puzzle va miracolosamente a posto. L’anno 16 di Tiberio è l’anno 30 dopo Cristo, il periodo è la primavera, l’ora è la nona, quella del Golgota, le parole superstiti di quella che potrebbe essere una copia del verbale del processo (un testo greco lungo ma illeggibile appare sotto il mento) coincidono con le espressioni che i Vangeli attribuiscono al Sinedrio di Caifa, quell’in necem sarebbe dunque una citazione delle parole della sentenza del romano Pilato; la mescolanza di citazioni in tre lingue non farebbe problema visto l’ambiente poliglotta in cui si muovono gli attori della Passione. Questo complicato puzzle di parole, conclude Frale, è «l’anello mancante» tra dati della storia e racconto del Vangelo. Tutto torna perfettamente.
Magari un po’ troppo, dottoressa? «Io ho incontrato un documento archeologico che parla della condanna e della sepoltura di un uomo di nome Yeshua Nazarani: a lui ho intitolato il mio lavoro. Se quell’uomo fosse anche il Cristo, il Figlio di Dio, non è compito mio stabilirlo»

giovedì 19 novembre 2009

152a Tornata di Loggia - Venerdì 27 Novembre 2009


Carissimo Signore e Fratello,


sei cordialmente invitato a partecipare alla 152a Tornata di questa Loggia che si terrà presso il Tempio n° 4 della Casa dei Liberi Muratori di Piazza Indipendenza 1 a Cagliari, il prossimo Venerdì 27 Novembre 2009, alle ore 19.45 per le ore 20.15.


Durante questa Tornata verrà celebrata la Cerimonia di Iniziazione al Grado di Apprendista Ammesso Libero Muratore del Signor A. S.


Su comando del Maestro Venerabile.

Sinceramente e Fraternamente

Ven. Fr. G.M.,

Segretario

152a Tornata di Loggia - Venerdì 27 Novembre 2009

Carissimo Signore e Fratello,


sei cordialmente invitato a partecipare alla 152a Tornata di questa Loggia che si terrà presso il Tempio n° 4 della Casa dei Liberi Muratori di Piazza Indipendenza 1 a Cagliari, il prossimo Venerdì 27 Novembre 2009, alle ore 19.45 per le ore 20.15.


Durante questa Tornata verrà celebrata la Cerimonia di Iniziazione al Grado di Apprendista Ammesso Libero Muratore del Signor A. S.


Su comando del Maestro Venerabile.

Sinceramente e Fraternamente

Ven. Fr. G.M.,

Segretario

martedì 17 novembre 2009

CONTRO I CLERICALI. DAL DIVORZIO AL TESTAMENTO BIOLOGICO - LA GRANDE SFIDA DEI LAICI


Il Servizio Biblioteca del Grande Oriente d’Italia vi ricorda i prossimi appuntamenti:


LUNEDI’ 30 NOVEMBRE 2009

ore 18:30 Teatro Il Vascello

(Via Giacinto Carini, 78)


PRESENTAZIONE DEL VOLUME:


CONTRO I CLERICALI.
DAL DIVORZIO AL TESTAMENTO BIOLOGICO
LA GRANDE SFIDA DEI LAICI

di Massimo Teodori


Interverranno:

MASSIMO BORDIN (Giornalista e Direttore di Radio Radicale),

ENRICO CISNETTO (Giornalista e Presidente di Società Aperta),

LUIGI COMPAGNA (Senatore e Docente Università LUISS “Guido Carli” – Roma),

GIORDANO BRUNO GUERRI (Storico e Presidente del Vittoriale),

MASSIMO TEODORI (Autore).

Conclusioni del GRAN MAESTRO GUSTAVO RAFFI

ROMA SEGRETA. CHIAVI DI VOLTA DI UN PERCORSO TRA MITO E STORIA DAL RINASCIMENTO ALL’ILLUMINISMO


Il Servizio Biblioteca del Grande Oriente d’Italia vi ricorda i prossimi appuntamenti:

LUNEDI’ 16 NOVEMBRE 2009

ore 18:30 - Teatro Il Vascello

(Via Giacinto Carini, 78)

Il Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili del Lazio, d’intesa con il Servizio Biblioteca del Grande Oriente d’Italia, vi invitano all’incontro

ROMA SEGRETA.

CHIAVI DI VOLTA DI UN PERCORSO TRA MITO E STORIA DAL RINASCIMENTO ALL’ILLUMINISMO

L’incontro sarà introdotto da BRUNO BATTISTI D’AMARIO (Presidente Collegio dei Maestri Venerabili del Lazio)

Interverranno:

CLAUDIO STRINATI Dirigente Generale del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, già Soprintendente della Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della Città di Roma. Esperto del ‘500 classicista e manierista, della pittura e della scultura del ‘600. Ha curato numerose mostre e manifestazioni culturali in Italia e all'estero.

MINO GABRIELE Professore Ordinario di Iconografia e Iconologia all’Università di Udine. E’ autore di numerosi saggi tra cui: Alchimia e iconologia (Forum Edizioni, 2008).

EUGENIO LO SARDO Direttore dell’Archivio di Stato di Roma, ha pubblicato numerosi saggi e ha curato i cataloghi delle mostre Athanasius Kircher. Il Museo del mondo (De Luca, 2001) e La Lupa e la Sfinge. Roma e l’Egitto dalla storia al mito (Electa, 2008).

ALDO MASTROIANNI Storico dell’Arte e Direttore-Coordinatore della Galleria Borghese di Roma è autore del saggio su Suggestioni massoniche: L’Egitto tra moda ed esoterismo nel XVIII secolo (Electa, 2008).

Conclusioni del GRAN MAESTRO GUSTAVO RAFFI

lunedì 16 novembre 2009

In Gran Bretagna i giudici non dovranno più dichiarare la loro appartenenza alla Massoneria.


In Gran Bretagna i giudici non dovranno più dichiarare la loro appartenenza alla Massoneria. Lo ha Annunciato il Governo che, sollecitato dalla Gran Loggia Unita d'Inghilterra, ha ritenuto applicabile la sentenza della Corte Europea dei Diritti Umani sul ricorso dei massoni italiani.


Di seguito l'articolo pubblicato dal Guardian.


Massoni scrollarsi di dosso pronunciarsi sulla magistratura dei giudici delle prospettive non saranno più costretti a dichiarare se sono massoni, il governo ha annunciato. Negli ultimi 11 anni, tutti chiedono di essere un giudice o un magistrato per la prima volta ha avuto a dichiarare in un modulo di domanda se appartengono alla massoneria. Ma Jack Straw, il segretario della giustizia, ha detto che come un riesame aveva mostrato alcuna prova di irregolarità o di negligenza, a seguito di un giudice di essere un massone che sarebbe "sproporzionato" per continuare con la pratica, introdotta nel 1998. Non ci sono "misure di salvaguardia esistenti che aiutano a sostenere il corretto svolgimento delle funzioni giudiziarie", tra cui il giuramento giudiziaria e da un funzionario procedura di reclamo, ha detto Straw. Gran Loggia Unita d'Inghilterra è intervenuta presso i ministri Maggio e indicato può chiedere il controllo giurisdizionale della politica. Questo a seguito di due casi alla Corte europea dei diritti dell'uomo, dove i massoni italiani hanno sostenuto con successo è stato discriminatorio essere chiesto di dichiarare l'appartenenza ad una società non segreta. Il ministero della Giustizia ha detto che tutti i livelli della magistratura sono stati colpiti dalla decisione, ma non coroner, che sono nominati dalle autorità locali. Chris Connop, il contabile della Gran Loggia Unita d'informazione e di un magistrato per 17 anni, ha dichiarato: "Siamo felici per la decisione. Siamo stati sentimento molto seccata di questo per molto tempo." Anche quando la norma è stata introdotta nel 1998, dopo una relazione da parte degli affari interni comitato ad hoc, ci è stato detto non vi era alcuna prova di irregolarità da parte dei giudici che sono stati iscritti, ma solo che ci fosse una percezione che potrebbe essere un problema, il che è ridicolo ". Connop ha detto spera che il ministero degli Interni sarebbe ora possibile modificare le norme che attualmente richiedono agenti di polizia potenziale e tutti coloro che operano per la libertà vigilata o servizio penitenziario di dichiarare se sono massoni. La massoneria è "palesemente non è" una società segreta, ha detto Connop, aggiungendo che i membri erano proibite Massoneria di utilizzare a scopo di lucro. "Non abbiamo mai contestato la dichiarazione, ma ha contestato di essere individuato. Dove credi più affari si svolgono? Sul campo da golf. Quindi non dovrebbero le persone devono dichiarare quale campo da golf di cui sono membri? ", Ha aggiunto. Ci sono più di 330.000 massoni in Inghilterra e Galles, e circa 6 milioni nel mondo.

sabato 14 novembre 2009

Massoneria: Raffi (GOI), Dan Brown salga al Vascello per stanare 'Il Simbolo Perduto' L'intervista del Gran Maestro Gustavo Raffi


(Adnkronos) - Roma 11 novembre 2009

INVITO DEL GRAN MAESTRO ALLO SCRITTORE AMERICANO, SOLO UN ROMANZO MA E’ BELLO CERCARE INSIEME UN PEZZO DI VERITÀ.


La richiesta è già partita, la risposta non dovrebbe tardare. "Abbiamo invitato Dan Brown per un confronto aperto su 'Il Simbolo perduto' e la vera sapienza della Massoneria". In un'intervista all'ADNKRONOS Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia spiega che lo scrittore americano, autore del nuovo romanzo thriller pubblicato in Italia da Mondadori, potrebbe presto salire al Vascello, la villa con squadra e compasso collocata nel verde romano di Porta S. Pancrazio, sede di Palazzo Giustiniani, che con i suoi 21.000 membri è la più grande comunità massonica italiana."La nostra – spiega Gustavo Raffi - è sempre una casa di vetro, aperta al dialogo e al confronto con tutti. Siamo uomini del dubbio e sappiamo quanto è bello cercare insieme ad altri un pezzo di verità da portare all'alba. Qualche volta possiamo farlo anche in modo simpatico e questa è una di quelle occasioni"."Nel nuovo romanzo di Dan Brown – aggiunge l'avvocato ravennate, al terzo mandato alla guida del Goi - la Massoneria è infatti la spina dorsale della narrazione. La Massoneria americana in primo luogo, anche come 'pietra' fisica, ma a essere presa in considerazione è poi in realtà un pezzo dell'itinerario di bellezza vissuto dalla fratellanza universale"."Certo – nota Raffi - nelle pagine de 'Il simbolo perduto' non mancano inesattezze che balzano subito agli occhi di un iniziato. Ma si tratta 'solo' di un romanzo, non di un testo sacro. E tuttavia al di là dell'atmosfera di mistero che nella scenografia dell'avvincente thriller circonda l'istituzione, la traccia percorsa dal testo mostra che il vero segreto è come vivere e soprattutto, l'autore lo ricorda dall'inizio alla fine della narrazione, 'come morire'.E poi – rimarca il Gran Maestro del Goi - un dato è chiaro: anche in questo racconto di fantasia i liberi muratori hanno sempre il volto dei solitari cercatori di sapienza"."Sono eredi di percorsi di infinito e libero confronto, maestri nell'arte del taglio della pietra e nella pratica della tolleranza. Questo – ricorda il numero uno di Palazzo Giustiniani - è anche il motivo per il quale ogni anno migliaia di giovani bussano alle porte del nostro Tempio per intraprendere il fraterno cammino di chi conosce le fatiche della storia e la verità di quell'Ordo ab chao, l'ordine che viene dal caos, che è anche una spia testuale, quasi un ritornello, del simbolo perduto e alla fine ritrovato". NEL THRILLER L’ELOGIO DELLA TOLLERANZA MASSONICA, MA IL CODICE VERO VA CERCATO NELLA VITA.Per Raffi ha ancora ragione l'autore del thriller di 604 pagine quando ricorda che la Massoneria può essere un dono per la società perché "permette – citazione testuale del libro, spiega il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia - la coesistenza di fedi diverse al suo interno. 'Un'apertura mentale non da poco', dirà il protagonista Robert Langdon, professore di simbologia, in un'epoca in cui popoli di culture diverse arrivano a uccidersi per stabilire qual è la definizione migliore di Dio. Ecco perché, aggiungerà il cacciatore di simboli e codici segreti, la tradizione di tolleranza della Massoneria 'mi sembra assolutamente encomiabile'. Essa accoglie uomini di tutte le razze, di tutti i colori e di tutte le fedi e propugna una fratellanza spirituale che non discrimina in alcun modo"."Così massone nel libro è Peter Solomon, il misterioso custode della piramide del mistero, simbolo sempre incompiuto dell'illuminazione, ma lo sono anche altri personaggi che si muovono sotto il sigillo della fenice a due teste con il numero 33 sul petto, il tradizionale simbolo del massimo grado della Massoneria"."E a suo modo – sottolinea Raffi - la vera Massoneria deve sempre difendersi, con la verità dei percorsi, dai 'Mal'akh' di turno, ovvero dai personaggi che vorrebbero carpirne il segreto con la forza o a buon mercato, come indica anche il romanzo di Dan Brown, collegando l'oscuro uomo tatuato alla menzogna delle credenze costruite sull'odio o sulla noia"."Ma oltre all'invasato che non ha compreso il vero messaggio dei discepoli di Hiram, ci sono altri rimandi da decodificare tra lettere e cifre, segni da cogliere nella pietra come nella ormai proverbiale corsa contro il tempo di Langdon, stavolta all'interno della Rotonda del Campidoglio, a Washington".Ma, mette in chiaro Raffi, "il codice vero occorre cercarlo nella vita, declinando le cifre di una laicità che si mette al servizio della verità. È questo il sale della Loggia: l'ottimismo di credere -stavolta sì lo diciamo pienamente e anche con simpatia con Dan Brown - che 'l'ora più buia è quella prima dell'alba'. Ma è pur sempre un'ora di passaggio, aggiunge la Massoneria di ogni tempo e di ogni storia, perché la luce sta per arrivare nella storia".Non a caso, a Peter che nel testo chiede a Langdon perché i massoni posino sempre la pietra angolare di un edificio a nordest, il professore di simbologia ad Harvard replica deciso: "Perché l'angolo nordest è' quello che riceve i primi raggi del sole al mattino". SIAMO COME SOLOMON, IDEALISTI ANCHE IN MOMENTI DI CRISI – IL SEGRETO DI UNA STRADA ‘SIN-CERA’.Mentre nel romanzo lo scettico Langdon si sforza di comprendere il segreto del cerchietto col puntino al centro, "nella Massoneria vera – sorride Raffi poggiando il libro sulla grande scrivania di legno del Vascello - a volte siamo un po' come il Peter Solomon del romanzo: 'idealisti anche nei momenti di crisi', così lo descrive in un passaggio Dan Brown. Sappiamo che 'tutto può mutare', come ricorda in queste pagine il massone padre Galloway. Anche se a noi, con tutto il rispetto per l'autore del 'Codice Da Vinci', lo aveva già insegnato Giordano Bruno. Ma non ci mettiamo sulla torre a sparare palle incatenate contro chi cerca di masticare un po' di sale della Massoneria. Piuttosto siamo contenti di ritrovare ogni tanto tracce profonde di sapienza massonica seminate nella coscienza, il vero sacrario dell'uomo. Piccoli pezzi di verità che sono come il vento della sera: in silenzio entrano in modo diverso nei cuori e allargano le menti. Davvero – allarga le braccia Raffi - la forza dell'umanità non ha confini".E a chi gli chiede quale passaggio lo abbia fatto riflettere leggendo 'Il Simbolo perduto', il Gran Maestro del Goi, che di libri di antica sapienza è anche il 'Primo Custode', replica: "Ho apprezzato quando si racconta della 'piramide massonica che ha sempre custodito il suo segreto sinceramente'. Qui l'agile e qualche volta pure sulfurea penna di Dan Brown ricorda il significato di quel 'sin-cera', spiegando che fin dai tempi di Michelangelo gli scultori avevano l'abitudine di nascondere i difetti delle loro opere colando cera fusa nelle fessure e poi coprendola con polvere di marmo. Il metodo era ovviamente un inganno, perciò tutto ciò che era 'sine cera', era autentica. Dalla pietra allo scritto, dalla parola alla vita, le dimensioni 'senza cera' hanno da allora in poi marcato la differenza tra il vero e il falso. E la Massoneria – rivendica Raffi - si colloca da sempre nel vero degli uomini, nel 'sin-cero' delle scelte, in quel segreto che sta dentro il cuore delle cose, mai all'esterno delle apparenze"."E' un segreto – aggiunge il Gran Maestro Raffi - che il romanzo rincorre pagina dopo pagina, aprendo griglie e simboli e sfiorandoli in maniera tangenziale nella corsa alla Parola perduta. E quando Robert Langdon si ritroverà faccia a faccia con il busto in bronzo del massone Albert Pike, sul piedistallo leggerà una frase che dice: 'Cio' che abbiamo fatto solo per noi stessi muore con noi. Ciò che abbiamo fatto per gli altri e per il mondo resta ed è immortale". L'ULTIMA PAROLA E' LA SPERANZA – GELLI? I VERI LIBRI DELL'ISTITUZIONE NON LI HA MAI CONOSCIUTI."Poi è chiaro – aggiunge il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia - che Dan Brown anche in questo romanzo fa un mix di tante cose e dimensioni, ma questo è il suo mestiere e anche il suo segreto narrativo, che il lettore dei suoi best seller conosce e sa valutare. Lo storico si muoverà su piani diversi, come farà anche chi nella realtà ha tracciato la sua tavola di iniziato"."Anche per questo sarà interessante – sorride ancora Raffi - parlarne con Dan Brown, mostrandogli le vere carte e pietre, ma soprattutto il vero volto della Libera Muratoria. Almeno per evitare quanto lui stesso scrive in corsivo nelle pagine finali del libro, avvertendo del rischio che la 'verità possa essere travisata, come succede sempre quando ci sono di mezzo i massoni. I cercatori di obelischi sono avvisati...".E parlando dei massoni con un altro 'codice esoterico', il Gran Maestro aggiunge: "La differenza tra gli uomini e i fratelli muratori sta in questa storia: un giorno un uomo passò davanti a un edificio in costruzione. C'erano tre persone al lavoro. 'Cosa stai facendo?', chiese loro. 'Mi guadagno da vivere', rispose il primo. 'Taglio la pietra', aggiunse il secondo. E il terzo artigiano disse: 'Costruisco una cattedrale all'umanità.Ecco – traccia la tavola Raffi - i liberi muratori hanno il grembiule del terzo artigiano a far loro da stella lungo il sentiero".Pensa che Licio Gelli leggerà 'Il Simbolo perduto'? Raffi alza le spalle e affonda: "Mi auguro che legga almeno i romanzi a sfondo massonico, visto che i veri libri dell'Istituzione, quelli scritti da migliaia di uomini con l'inchiostro dell'impegno e della verità per gli altri, non solo non li ha vissuti ma non li ha nemmeno intravisti"."Forse – aggiunge il numero uno di Palazzo Giustiniani - il miglior modo per rimarcare la distanza siderale che separa il Grande Oriente dalla P2 sta nelle parole di Katherine, la sorella di Solomon, che allo scettico Langdon ricorda ciò per cui noi lavoriamo: 'il secondo avvento è l'avvento dell'uomo, il momento in cui finalmente l'umanità costruirà il tempio della propria mente"."E' per fare strada a questa umanità – tiene a rimarcare Raffi - che al di là delle suggestioni di Dan Brown, ogni giorno e con serietà cerchiamo di costruire prigioni al vizio spianando la strada al dialogo tra gli uomini. Un lavoro profondo e spesso silenzioso, ma alla fine sarà compreso.Non a caso – conclude il Gran Maestro del Goi - l'ultima parola de 'Il simbolo perduto', quando il sole si alza su Langdon e sul Campidoglio, è: speranza".

giovedì 12 novembre 2009

Lo Stradario Massonico di Siena


Cosa lega Giuseppe Garibaldi, Goffredo Mameli, Bettino Ricasoli, figure centrali del Risorgimento, ai senesi Paolo Cesarini, Silvio Gigli, Artemio Franchi, che nei loro rispettivi settori furono protagonisti indiscussi nello scorso Novecento? La comune adesione ai principi e agli ideali della Massoneria. Ad ognuno di loro, ed a molti altri ancora, Siena ha dedicato un viale, una strada, una piazza. Adesso sono tutti raccolti in questo Stradario che, per la prima volta, racconta la città in un modo inedito, sconosciuto, sorprendente.
Lo Stradario Massonico di Siena è un’utile guida (tradotta anche in inglese) che non si ferma al centro storico, patrimonio mondiale Unesco dell’umanità, ma invita a visitare anche le vie realizzate nell’ottocento e novecento. E permette di conoscere meglio la storia di una Istituzione che “da secoli si compone di uomini liberi, di grandi ideali e meritori di essere ricordati. Anche con una strada”, come scrive nella introduzione il suo autore, il giornalista Stefano Bisi. Il libro contiene anche uno scritto di Luigi Oliveto titolato "Un nome, una storia".
Presentazione - Il librò sarà presentato il prossimo mercoledì 18 novembre a Siena, palazzo comunale ore 18, nell'ambito della rassegna "Leggere è Volare".