Loggia

Official Web Site

www.heredom1224.it

giovedì 21 gennaio 2010

159a Tornata di questa Loggia - 29 Gennaio 2010


Carissimo Signore e Fratello,

Sei cordialmente invitato a partecipare alla 159a Tornata di questa Loggia che si Terrà presso il Tempio n ° 4 della Casa dei Liberi Muratori di Piazza Indipendenza 1 a Cagliari, il prossimo Venerdì 29 Gennaio 2010, alle ore 19,45 per le ore 20.15.

Durante questa Tornata verrà data lettura della sesta Sezione della Prima lezione Emulation..

Scarica l'Agenda dei Lavori dall'area Riservata.

Su comando del Maestro Venerabile.

Sinceramente e Fraternamente

Ven. Fr. G.M., Segretario

sabato 16 gennaio 2010

Terremoto ad Haiti


Cari Amici e Fratelli,

siamo tutti profondamente rattristati dalla catastrofe che ha colpito Haiti questa settimana e preoccupati per coloro che vivono lì o si trovavano lì in viaggio.

Abbiamo pensato di condividere con voi questa lista di organizzazioni attualmente attive nel portare soccorso e aiuto, incoraggiandovi a dare un contributo.

Grazie.
I Fratelli della Loggia Heredom


Croce Rossa Italiana – www.cri.it

Medici Senza Frontiere – www.medicisenzafrontiere.it

Agire – www.agire.it

Unicef – www.unicef.it

Caritas – www.caritasitaliana.it

WPF – www.wfp.org/it


Questa lista è stata fornita unicamenyte per servire la nostra community.
La Loggia Heredom non ha alcun legame con le organizzazioni listate.

158a Tornata di Loggia - 22 Gennaio 2010


Carissimo Signore e Fratello,

Sei cordialmente Invitato a Partecipare alla 158a Tornata di questa Loggia che si Terrà presso il Tempio n ° 4 della Casa dei Liberi Muratori di Piazza Indipendenza 1 a Cagliari, il prossimo Venerdì 22 Gennaio 2010, alle ore 19,45 per le ore 20.15.

Durante questa Tornata Verrà celebrata la Cerimonia di Passaggio al Grado di Compagno di Mestiere del Fr. M. M.

Scarica l'Agenda dei Lavori dall'area Riservata del nostro Sito Ufficiale www.heredom1224.it.

Su comando del Maestro Venerabile.

Sinceramente e Fraternamente

Ven. Fr. G.M., Segretario

giovedì 14 gennaio 2010

13 Gennaio 1930: la prima striscia di “Topolino”

fantasia6Quando era ancora la carta stampata (e non la televisione) a decretare la fama di un personaggio, il signor Mickey Mouse viene consacrato definitivamente come “vip” il 13 Gennaio 1930, quando sui giornali americani appare la sua prima striscia a fumetti. Era appunto la consacrazione di un successo nato, non senza traversie, nelle sale cinematografiche due anni prima, quando il pubblico aveva conosciuto per la prima volta il personaggio ideato da uno squattrinato Walt Disney e da Ub Iwerks, l’unico collaboratore che gli era rimasto fedele, dopo il tracollo della sua casa di produzione e dopo che l’Universal gli aveva praticamente strappato sia la sua prima serie di successo a cartoni animanti, “Osvaldo il Coniglio”, sia il suo intero staff creativo.

cartoni_animati_7La perdita di Osvaldo il Coniglio, fu ampiamente ripagata dal successo di Mickey il Topo, conosciuto poi in Italia semplicemente come Topolino.
C’è da dire che l’infanzia americana di Mickey Mouse fu molto più scapestrata del Topolino, uomo di legge (investigatore privato) e cittadino modello, che hanno conosciuto i ragazzini italiani.

Le prime striscie a fumetti di Mickey Mouse pubblicate in America descrivevano infatti un topo sbruffone, un tipico monellaccio di una città di provincia.

Come aspetto e come comportamento l’originale creatura di Walt Disney si rifaceva infatti ad un altro personaggio a fumetti, in voga negli anni Venti-Trenta, ovvero Felix il Gatto (anche lui con il corpo nero e grandi occhi bianchi) contraddistinto anch’esso da un carattere comico surreale con un pizzico di cattiveria.

MonelloLa trasformazione di Mickey Mouse da topo scapestrato in cittadino modello avvenne due anni dopo, nel 1932, ad opera di un nuovo cartoonist Floyd Gottfredson che aveva affiancato Disney prendendo il posto del suo primo socio Iwerks che nel frattempo se n’era andato (per un’offerta economica molto più alta che gli aveva fatto la concorrenza, offerta di cui in seguito si pentì tornando da Disney che lo riassunse come dipendente nel settore degli effetti speciali).

Fu comunque proprio Gottfredson a trasformare il Mickey Mouse monello scansafatiche nell’infallibile e perspicace detective, pronto a battersi contro contrabbandieri e gangster (Topolino giornalista, 1935), contro finti fantasmi (Topolino nella Casa dei Fantasmi, 1936) e contro pirati (Topolino e il terribile S, terrore dei sette mari, 1935).

Oltre che dalla eterna fidanzata Minnie (al suo fianco fin dai primi cortometraggi), Topolino viene affiancato in seguito da diversi altri nuovi amici e nuovi nemici: fra i primi compaiono il fedele cane Pluto e l’inseparabile aiutante e compagno di avventure Pippo (ma al suo fianco compariranno anche Paperino, Orazio e Musone); mentre fra i “cattivi” prendono sempre più spessore antagonisti come il gatto Pietro Gambadilegno, il Professor Enigm, Macchia Nera e il pirata Orango.

Finti FantasmiQuando scoppierà la seconda guerra mondiale, Topolino farà il suo dovere, combattendo i nazisti e le loro spie nei fumetti pubblicati sui giornali americani per tutto il periodo bellico. E quando i personaggi terrestri non basteranno più, Topolino incontrerà anche un nuovo amico alieno, Eta Beta, conosciuto in una grotta, con il quale darà vita ad un nuovo ciclo di avventure (una specie di X Files a fumetti, ante litteram) fino al 1954.

In Italia Topolino compare in alcuni strisce quotidiane sui giornali già nel 1930. Ma il primo vero e proprio giornalino di Topolino viene pubblicato dall’editore Nerbini il 31 Dicembre 1932.

Non c’erano allora le classiche “nuvolette” dei fumetti di oggi. Ogni tavola era sottoscritta con didascalie in rima, Striscie Topolino Italiarealizzate dapprima da Giove Toppi, poi da Paolo Lorenzini (detto Collo di Nipote, in quanto nipote di Carlo Collodi, il creatore di Pinocchio). Un particolare curioso, probabilmente proprio per esigenze di rima, nelle prime strisce italiane di Topolino (edite da Salani) il suo stralunato assistente viene chiamato Medoro. Ma in seguito (per sua fortuna!) verrà definitivamente battezzato Pippo.

Per una contesa sui diritti, per qualche numero della rivista anche Topolino dovette comunque cambiare nome in Topo Lino.

Nell’Agosto del 1935 i fumetti di Topolino passarono dalla Nerbini alla Mondadori. Allo scoppio della guerra, Topolino fu l’unico personaggio a fumetti americano che ottenne dalla censura fascista il permesso di essere pubblicato in Italia, Topolino Gambadilegnoalmeno fino al 1942 (pare che piacesse molto ai figli del Duce). Dal 27 Gennaio di quell’anno anche Topolino dovette però subire una forzata “italianizzazione”, sostituito da Tuffolino, un ragazzetto con le stesse caratteristiche fisiche disegnato da Pierlorenzo De Vita.

Topolino e tutti gli altri personaggi di Topolonia (e della città gemella Paperopoli, dove abitano i “cugini” paperi dello stesso Topolino: Paperino, Paperina, Qui, Quo, Qua, Archimede, Paperon de Paperoni, ecc.) torneranno in edicola subito dopo la guerra, e continueranno puntualmente ad uscire fino a tutt’oggi, per circa 3000 numeri.

Oltre alle storie di provenienza americana, diventeranno sempre più frequenti le storie di Topolino inventate in Italia e diffuse poi in tutte le sue edizioni mondiali. Celebri soprattutto le grandi parodie a fumetti dei classici (“L’Inferno di Topolino”, tratto dalla Divina Commedia, ha fatto più volte il giro del mondo. Solo in Italia è stato ristampato ben 11 volte).

walt e TopolinoAlcune curiosità su Walt Disney e Topolino. Disney è stato l’inventore di Topolino, ma non l’ha mai disegnato. Fin dalle prime storie Disney è stato l’autore delle storie e dei testi, mentre i disegni erano fatti da altri (la “prima matita” a dar vita a Topolino fu come si è detto quella di Ub Iwerks).

Di Disney fu anche per molto tempo la voce di Topolino. Venne fatta a suo tempo una minuziosa ricerca fra i vari attori di Hollywood per trovare una voce adatta. Ma nessuno convinceva Disney, che alla fine volle doppiare da sé il suo personaggio.

Infine una nota esoterica sullo stesso Disney ed i suoi cartoni animati. Il creatore di Topolino e di tanti altri celebri personaggi a cartoni animati ed a fumetti era, come è noto, un convinto massone (come molti suoi collaboratori).

Un po’ come faceva Alfred Hitchcock che si divertiva ad apparire nei suoi film fra le comparse o in piccole scene secondarie, anche Walt Disney pare si sia divertito a disseminare simboli massonici in diverse tavole a fumetti di Topolino e Paperino (fortemente allusivo alla massoneria è ad esempio il personaggio di Archimede Pitagorico) ed i diverse sequenze dei suoi film animati. topomasUna tradizione che pare sia continuata anche dopo la morte dello stesso Walt Disney, fino agli ultimi cartoons prodotti dalla società che porta ancora il suo nome.

I nomi di Topolino nel mondo: in Cina si chiama Miqi Laoshu, in Finlandia Mikki Hiiri, in Indonesia Miki Tikus, in Polinia Myszka Miki, in Spagna Raton Mickey, in Svezia Musse Pigg, in Turchia Miki Fare, mentre il suo nome in esperanto, al lingua universale, sarebbe Micjo Muso.

lunedì 11 gennaio 2010

Sindone: quel che la storia non dice


Il matematico Bruno Barberis: l'enigma può essere risolto soltanto dalla scienza
di MARIO BAUDINO (www.lastampa.it)

L’ultima parola sulla Sindone difficilmente arriverà dagli storici. È agli scienziati che bisogna rivolgersi. Il professor Bruno Barberis, matematico di formazione e presidente del Centro internazionale di Sindonologia, su questo punto ha davvero pochi dubbi. Oggi si tiene in città un convegno dedicato al Sacro Lino; sarà l’occasione per presentare un’ambiziosa opera della Utet, ma anche per fare il punto sulla polemiche che nell’attesa della solenne ostensione, dal 10 aprile al 23 maggio, hanno diviso il mondo degli studiosi. Da una parte il Cicap ha dato rilievo a un esperimento del professor Luigi Garlaschelli, che è riuscito a riprodurre una Sindone usando tecniche accessibili nel Medioevo; dall’altra una studiosa vaticana, Barbara Frale, ha sostenuto in La Sindone di Gesù Nazareno (Il Mulino) che è possibile ricostruire la storia del lenzuolo fino al primo secolo.

Studiando una serie di scritte che nuovi procedimenti molto sofisticati riescono a evidenziare dalle antiche lastre fotografiche realizzate nell’Ottocento, la ricercatrice è arrivata all’affascinante conclusione che sarebbe rimasto sul retro lo stesso nome «Gesù Nazareno», quasi un verbale di sepoltura. Ma si sono levate molte critiche, soprattutto in campo cattolico. Sempre a Torino il settimanale diocesano La voce del popolo ne ha contestato la credibilità. E lo stesso Barberis ha molti dubbi. «Il problema è se queste scritte esistano realmente. Le ricerche sono state condotte su lastre del 1831, che per le loro caratteristiche rafforzavano il contrasto, dando immagini straordinariamente nitide, ma perdendo i grigi. Di qui il fortissimo rischio di leggere anche quello che non c’è».

Il Centro di Sindonologia, nato nell’ambito della Confraternita del Santissimo Sudario, non è solo composto da cattolici. Ci sono studiosi di varia estrazione. Barberis è un appassionato, da vent’anni si dedica all’argomento, e non è certo uno scettico. Ma si concede una battuta, molto torinese: «Sulla Sindone è stato trovato di tutto. Andiamoci piano, non è mica il Balon». Però val la pena di approfondire? «Senz’altro. Dovranno esserci nuovi esami, dopo quello del 1988 per la datazione col carbonio 14», che dava al Lino una data di nascita non anteriore al Medioevo (tra il 1260 e il 1390, cioè proprio il periodo a partire dal quale esistono documenti storici inoppugnabili) ed è stato anch’esso molto discusso e contestato. «Ora bisognerà studiare il problema delle scritte, e non solo. Confido che la Chiesa accoglierà le molte richieste che le sono giunte. Anche perché sul retro del lenzuolo non c’è proprio nulla, solo macchie di sangue. Non è neanche passata l’immagine del corpo, che è sottilissima e, ormai ne siamo certi, non è opera di un pittore».

Il professor Garlaschelli, e altri prima di lui a cominciare dall’antropologo Vittorio Pesce Delfino, hanno però creato sindoni «sperimentali»; e d’altra parte è evidente che un corpo avvolto in un lenzuolo non può lasciare un’impronta del genere. «In realtà - risponde Barberis - non sono esattamente eguali al Sudario di Torino. Non ne hanno tutte le caratteristiche chimiche e organiche». La Sindone resta qualcosa di unico, oggetto di una devozione antica ed enorme, almeno da quando comparve nella chiesa di Lirey, prima del 1543, per poi passare nella mani dei Savoia. «E questo basta ampiamente per un’ostensione, cioè per proporla ai fedeli come immagine della passione di Cristo», osserva Barberis. Non per trovare una «prova» storica dei Vangeli, anche se le coincidenze sono impressionanti. Dalle analisi, dice il matematico-sindonologo, è emerso chiaro che è rimasta intorno a un corpo umano per soli due giorni. Il sangue rimasto tra le fibre, inoltre, è in parte sgorgato da qualcuno che era ancora vivo, in parte da un cadavere.

È vero, impressionante è la parola giusta. Tanto che viene da chiedersi se non possa essere altrettanto plausibile il procedimento inverso: ossia che il Vangelo, la cui storicità è quantomeno discussa, sia servito da «manuale». Le crociate sono costellate di episodi feroci: perché qualcuno non potrebbe aver replicato, nei dettagli, la crocifissione? «Perché avrebbe dovuto avere a disposizione conoscenze e tecniche che a distanza di quasi un millennio non siamo in grado di riprodurre. E poi c’è la traccia, questa sì evidente, di un moneta romana sull’occhio. In epoca medioevale sarebbe poco plausibile». Il sospetto sulla Sindone non è recente. Quando era nella cappella di Lirey, il vescovo di Troyes, Pierre d’Arcis, preparò una lettera al Papa (ne possediamo la minuta, come scrivono Barberis e Gian Maria Zaccone nel libro della Utet) sostenendo che era un falso, già smascherato dal suo predecessore. Dopo l’incendio della cappella di Chambéry, Giovanni Calvino, il riformatore di Ginevra, commentò sprezzante che era andata bruciata, ma ne era stata subito realizzata un’altra, anche se il colore era così fresco che lo avrebbe capito chiunque.

Ora la nuova teoria storica riporta la Sindone al sepolcro di Cristo, per il tramite dell’impero bizantino, dove già la si venerava, e dei Templari. Tutto ciò è molto suggestivo. Ma Barberis chiude le porte agli «opposti fondamentalismi». I documenti, conclude, non consentono di tracciare un percorso dal primo secolo a oggi. «Forzare i pochi dati che abbiamo è fare un cattivo servizio. Le ipotesi pre-medievali sono più d’una; ma temo rimarranno tali per quanti documenti si possano trovare».

La Sindone tra sacro e profano


La prossima ostensione nel duomo di Torino della Sindone - il Sacro lino sarà mostrato ai fedeli dal 10 al 23 maggio - ha focalizzato l'interesse su questo oggetto di culto, attorno al quale c'è ancora tanto mistero. Il mistero, come ci insegnano i film di Indiana Jones e i libri di Dan Brown, è una delle componenti di un successo commerciale sicuro. Ma in Italia attorno alla Sindone non si sta verificando una speculazione commerciale, quanto un dibattito scientifico aperto da una storica e archivista presso la Biblioteca Vaticana. Parliamo di Barbara Frale, autrice del recente "La Sindone di Gesù Nazareno" e un anno fa de "I templari e la Sindone di Cristo", entrambi editi dal Mulino. Di quest'ultimo volume ci eravamo già occupati sul nostro blog.

Se con il precedente studio Barbara Frale aveva voluto dimostrare che la Sindone di Cristo era l'oggetto misterioso venerato dai Cavalieri Templari, nel suo nuovo libro avanza una tesi ancora più audace: che cioé sul Sacro lenzuolo sarebbero rimaste le parole Gesù Nazareno e altri segni comprovanti che risalirebbe al primo secolo.

Una tesi audace dalla quale hanno preso le distanze per primi i più eminenti studiosi cattolici della materia. In primis, Bruno Barberis che l'8 gennaio è stato intervistato dal nostro Antonio Carioti e oggi da Mario Baudino della "Stampa". Per Barberis, che è matematico e presidente del Centro internazionale di Sindonologia, il mistero della Sindone potrebbe essere svelato dalla scienza e non dalla storia. Sono gli scienziati infatti a eseguire le prove al cardonio 14 (una di queste condotta nel 1988 "provava" che il tessuto della Sindone non poteva essere anteriore a epoca medioevale, tra il 1260 e il 1390, cioè proprio il periodo, scrive Baudino, "a partire dal quale esistono documenti storici inoppugnabili"). Le ricerche condotte dalla Frale sarebbero basate su lastre del 1931 che sarebbero facilmente manipolabili.

Una cosa sono le prove, un'altra le coincidenze. E queste vengono sottolienate dallo stesso Barberis: la presenza del segno di una moneta romana su un occhio dell'immagine di Gesù, o il fatto che il corpo che ha lasciato il segno rimase avvolto dal telo per soli due giorni, oppure che il sangue trovato tra le fibre sia sgorgato da un corpo prima vivo e poi morto.

Come si faccia a stabilire con certezza queste cose io non lo so, certo se ne discuterà molto oggi alle 18 nell'Auditorium della Chiesa del Sacro Volto a Torino durante la presentazione del volume a diffusione limitata con 1649 scatti edito dalla Utet, "Sindone". Non crediamo che Barbara Frale sia stata invitata, ma sarà lei la tacita protagonista dell'incontro. La studiosa si è difesa citando le analisi effettuate nel 1998 da due fisici francesi dell'Istituto d'Orsay che avrebbero individuato i cartigli di papiro con le famose scritte.

Attendiamo nuovi capitoli di quest'avvincente discussione cominciata nel tardo Medioevo uando il vescovo di Troyes, Pierre d'Arcis, scrisse al papa dixcendo che il telo custodito nella cappella di Lirey era un evidente falso. Secondo il riformatore Giovanni Calvino, poi, il Sacro lino sarebbe andato distrutto nell'incendio della cappella di Chambéry e subito riprodotto. Insomma, stando alle parole di Calvino, la Sindone sarebbe il falso di un falso.

Comprensibile su questo terreno la cautela con cui si muovono gli studiosi cattolici più accreditati.

di Dino Messina (http://lanostrastoria.corriere.it)

Gran Loggia 2010 - Rimini 26/28 Marzo 2010


L'Ill.mo e Ven.mo Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, il Fr. Gustavo Raffi, con il Decreto Magistrale n° 38/GR del 23 Dicembre 2009, ha convocato la Gran Loggia, in sessione ordinaria, per i giorni 26, 27 e 28 Marzo 2010 a Rimini, presso il Palazzo dei Congressi - Via della Fiera 52.

"Scienza e etica: un dialogo per la vita"


Pisa, 30 gennaio 2010 - "Scienza e etica: un dialogo per la vita".

Convegno nazionale del Collegio Circoscrinale dei Maestri Venerabili della Toscana con massimi esponenti del mondo della cultura e dell'opinione.


Il Collegio Toscano organizza a Pisa per il 30 gennaio una Tavola Rotonda su "Scienza e Etica: un dialogo per la vita".
L'appuntamento è nell'Aula Magna nuova dell'Università di Pisa, a Palazzo della Sapienza (Via Curtatone e Montanara) alle ore 16,30. Dopo il saluto di Marco Pasquali, Rettore dell'Università di Pisa, intervengono: Antonio Baldassarre, Vito Mancuso, Giorgio Israel, Mauro Barni e Ignazio Marino.
Il Gran Maestro Gustavo Raffi chiude i lavori moderati dal presidente circoscrizionale della Toscana, Stefano Bisi.

Al termine è prevista una cena (ore 20,30) al Grand Hotel Duomo, in Via Santa Maria 94.
Info e prenotazioni per la cena (entro il 10 gennaio): 333 1504933 oppure 050 564167.

Altre informazioni: eticagoitoscana@libero.it

Leggi il programma

sabato 2 gennaio 2010

Installation Meeting - 16 Gennaio 2010


Carissimo Signore e Fratello,

sei cordialmente invitato a partecipare alla Cerimonia Rituale per l'Installation Meeting, 157a Tornata di questa Loggia, che si terrà presso il Tempio n° 1 della Casa Massonica di Piazza Indipendenza 1 a Cagliari, il prossimo Sabato 16 Gennaio 2010, alle ore 9.00 per le ore 9.30.

Scarica l'Agenda dei Lavori dall'Area Riservata.

Su comando del Maestro Venerabile.

Sinceramente e Fraternamente

Ven. Fr. G.M., Segretario

mercoledì 16 dicembre 2009

Il Venerabilissimo Fratello Bent Parodi di Belsito, Grande Oratore Aggiunto del Grande Oriente d'Italia, è passato all'Oriente Eterno.


Roma, 16 dic. (Adnkronos) - "I nostri labari oggi hanno un nastro nero: piangiamo un grande Fratello, un uomo di Luce, protagonista di mille battaglie di libertà". Cosi' Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, ricorda insieme a tutta la Massoneria di Palazzo Giustiniani il giornalista Ben Parodi Di Belsito, Grande Oratore Aggiunto del Goi, scomparso oggi.
"I suoi scritti - conclude Raffi - ganno fatto strada al dialogo nel segno dell'umanità. Nel Pantheon del Grande Oriente d'Italia la voce di Bent Parodi Di Belsito ci chiamera' ancora a guardare lontano"."Stringendosi con profondo affetto al dolore della famiglia e di quanti lo hanno amato".



Morto Bent Parodi. In lutto il mondo del giornalismo.

Il giornalista, Presidente della Fondazione Culturale "Lucio Piccolo" di Capo d'Orlado, da tempo soffriva di problemi cardiaci.


È morto questa mattina a Palermo il giornalista Bent Parodi di Belsito, 66 anni, presidente dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia sino al 2004.

Parodi, per molti anni redattore del Giornale di Sicilia, era attualmente a capo della presidenza della Fondazione Culturale "Lucio Piccolo" di Capo d'Orlando.

Autore di numerosi libri sul mito, sull'esoterismo, sulla storia del pensiero e della Sicilia, soffriva da tempo di problemi cardiaci. Questa mattina è stato colto da una grave crisi cardiaca. A nulla è valsa la corsa verso l'ospedale.
Parodi, infatti, è arrivato al pronto soccorso dell'ospedale Civico di Palermo già privo di vita.

di Alberto Visalli.

domenica 13 dicembre 2009

Itinerario in Sardegna sulle tracce dei Templari.


Oggi vi proponiamo qualcosa di particolare: un viaggio fra attualità e passato, un itinerario in una parte di Sardegna molto lontana dalla facciata vacanziera.
Per chi non è sardo può essere una buona occasione per un viaggio nella storia, nel silenzio e nel mistero. Per chi vive qui invece potrebbe essere un’opportunità per conoscere una zona poco battuta o, se la si conosce già, per collegare fra loro luoghi e atmosfere cariche di enigmi.
Ci troviamo nel nord-ovest della Sardegna, a poco più di 40 km da Sassari, vicino alla meravigliosa Castelsardo: siamo a Bulzi.
Proprio da qui comincia questo intrigante viaggio fra le tracce evidenti della storia: la Sardegna pare destinata a riservare sorprese mozzafiato.
Nel 12° secolo arrivano nell’isola degli uomini dal coraggio indomito, custodi di misteri: i Cavalieri Templari. Il loro ordine è stato istituito nel 1118 in Terrasanta da <> ai quali il re cattolico Baldovino III consegna le chiavi del Tempio di Salomone. La loro regola prevede, oltre ai voti di castità, povertà e obbedienza anche quello di lotta senza quartiere agli <>.
L’ordine viene quindi incaricato di controllare la sicurezza nelle strade del pellegrinaggio cristiano: i membi si dichiarano pronti a morire in difesa dei luoghi santi, dei pellegrini e del conseguente fiume di denaro che scorre in Palestina. Vestiti con la tunica bianca sormontata dalla croce rossa, i Cavalieri devono sottostare a regole durissime. Inibito qualsiasi contatto con le donne: non si può baciare nemmeno la propria madre. Abolito tutto ciò che è divertimento: vietato perfino parlare senza motivo.
I Templari però non sono soltanto soldati: grazie ad una organizzazione già modernissima e a generosi lasciti l’Ordine in pochi anni acquisisce terre, castelli, casali.
Costituisce in tutto il Mediterraneo -isole comprese- insediamenti agricoli ed economici. Gradualmente questi possedimenti diventano teste di ponte per i regni crociati d’Oltremare.
In epoca normanna, dopo il 1139, i Cavalieri approdano nel Sud Italia, aprendo le loro domus gerosolimitane soprattutto in Puglia, con la sede più importante a Barletta. In questa stessa fase arrivano anche in Sardegna e anche dalle nostre parti non pagano le tasse perchè esentati da Papa Innocenzo II proprio dal 1139.
Questo beneficio consente loro di finanziare e far costruire decine di chiese, monasteri e roccaforti nell’isola, rifugi per i pellegrini e centri di alchimie.
Il percorso sulle loro tracce in Sardegna non può che iniziare quindi dalle chiese, e riserva magnifiche sorprese.
Intraprendiamo questo viaggio a Bulzi, nella chiesa-orologio di San Pietro delle Immagini, teatro sacro di meraviglie insospettate.
Nota anche con la denominazione di “Su Rughifissu”, il crocefisso, per via del gruppo ligneo duecentesco della Deposizione, ora ospitato nella Parrocchia di Bulzi. Una copia del pannello è esposta sul lato sinistro del transetto, vicino all’antica acquasantiera con il fusto ricavato da un tronco d’albero fossilizzato proveniente dalla vicina foresta pietrificata.
Situata a tre km dal paese, nella vallata del Silanis, mostra un articolato sistema realizzato con antiche sapienze orientali che scandisce il passare del tempo religioso.
Le luci arrivano da aperture sui muri laterali e rischiarano l’interno con sprazzi a volte impercettibili e a volte più intensi.
I fasci illuminano quelli che in passato erano i luoghi di lavoro dei monaci e scandiscono le ore, sempre con un alone enigmatico.
Nella chiesa sopravvive infatti un labirinto di allegorie: strade tortuose, lastricate di metafore spesso oscure che toccano le strisce policrome sulla volta dell’abside e nelle navate laterali. Sentieri dell’intelletto che sembrano evocare gialli medievali.
Accogliendo la sfida che giunge fino a noi dalla profondità del Medioevo, tentiamo di riconoscere e decifrare i simboli, sopratutto numerici e apocalittici, presenti all’interno e all’esterno di questa chiesa.
Il segno della Trinità, il numero 3, è riconoscibile nel numero delle monofore dell’abside che permettono a tre fasci di luce di illuminare l’altare, fondendosi con altri due, due come la duplice natura di Cristo – provenienti dalle monofore del transetto.
La luce e l’ombra, ripresi dalla bicromia delle volte a botte del transetto e dal catino dell’abside, si uniscono a formare una penombra diffusa che rende facile la meditazione e la preghiera. Usciamo dalla chiesa attraverso la porticina laterale e vediamo ai suoi lati, incise sulla pietra, due meridiane, unici orologi per i monaci che regolavano la loro giornata di lavoro e di preghiera con il sorgere del sole, e con il tempo necessario alla recita di determinate orazioni.
Sollevando lo sguardo verso la parete del transetto osserviamo, sbalzato sotto il secondo archetto, il segno della fine, l’omega.
Qui, a ridosso della parete, recenti scavi hanno messo in luce antiche sepolture; le ossa che erano in alcune di esse trovano ora riposo all’interno dell’edificio, sotto la lastra di granito ai piedi dell’altare, nella stessa fossa probabilmente già ultima dimora di qualche Abate, e ormai violata da secoli.
Nella facciata il gioco di numeri è ancora più evidente: i numeri 3 e 2 sono presenti ovunque … basta cercarli.
È un richiamo continuo, ossessivo, che ci porta a riflettere come sia riduttivo fermarsi alle apparenze. Nella formella dell’architrave del portone di ingresso, tre figure sommariamente scolpite contrastano con l’eleganza della facciata: non si sa esattamente quale sia il loro significato, ma è ragionevole pensare che l’ignoto scultore, probabilmente un monaco, abbia voluto rappresentare S. Benedetto sorretto, in punto di morte, da due discepoli, così come vuole la tradizione. Forse la formella risale al primo ampliamento, ed è possibile che i monaci l’ abbiano voluta conservare ed evidenziare a perenne ricordo dei loro confratelli ai quali, probabilmente, dovevano anche la fondazione dell’adiacente monastero.
Le origini e le basi di San Pietro delle Immagini risalgono infatti a prima dell’anno Mille ma la chiesa assume l’attuale stile romanico-pisano dopo lo sbarco dei Templari nell’Isola: stile che nelle sue pietre si coniuga in un’incredibile bellezza, con caratteristiche architettoniche in grado di documentare perfino i solstizi e gli equinozi.
Sono evidenti i criteri della costruzione che presupponevano conoscenze nel taglio delle pietre, nell’astronomia sacra, nel simbolismo, nella liturgia, nell’arte e nella matematica, tutte discipline perfettamente dominate dai Templari.
Possiamo vedere ogni parte del giorno nei quattro tempi dell’anno: il momento di maggiore intensità mistica arriva la sera, quando la luce indica il tempo di compieta, ultima preghiera del dì, corrispondente in questo periodo alle ore 16:00.
Non sono questi, però, gli unici segni dei Cavalieri. San Pietro sorge in fondo ad un percorso monastico, dedalo di strade per i pellegrini, lungo il quale spiccano altre chiese del nord Sardegna. A poca distanza, la chiesa fortezza di San Pancrazio, a Sedini, altro centro dei Templari.
Se infatti queste due chiese sono gli emblemi più vistosi dell’Ordine nell’Isola, ci sono tanti altri luoghi che parlano delle loro gesta: San Giorgio, a Perfugas
E San Leonardo di Siete Fuentes, dove sorge un tempio di antica nobiltà.
San Nicola di Silanis, ormai distrutta,
La splendida Basilica di Saccargia:

La perla della Sardegna è comunque San Pietro delle Immagini, con le raffigurazioni esterne e, soprattutto, con il gruppo ligneo, ora custodito nella chiesa al centro di Bulzi, un tempo posizionato all’ingresso di San Pietro. Non un semplice crocefisso ma, forse, l’opera sacra più importante di tutta l’Isola.
Perchè allora non deviare un pò dai percorsi più classici per scoprire una perla quasi sconosciuta?
Prossimamente vi porteremo virtualmente a scoprire la più importante chiesa romanica della Sardegna e una delle più notevoli d’Europa: San Gavino a Porto Torres.

da www.unblogindue.it

MASSONERIA: RAFFI, TEMPLI GOI CHIUSI PER CHI HA O HA AVUTO PROBLEMI CON LA GIUSTIZIA


Catania, 12 dic. (Adnkronos) - "Il Grande Oriente d'Italia e' una Istituzione massonica che ogni giorno e' 'lievito sano' per la societa' ed esempio di tolleranza e confronto, non solo per i suoi 21mila iscritti, e tra questi migliaia di giovani, ma per l'intera societa'. Nei nostri Templi non puo' accedere chi ha, o ha avuto problemi con la giustizia. Siamo portatori di una tradizione di liberta' e di democrazia ed e' per questo motivo che il Grande Oriente d'Italia cresce in numero e qualita' e, allo stesso tempo, la societa' civile considera ormai la Libera Muratoria come un corpo vivo ed attivo, attento e sensibile ai problemi e ai drammi del presente". Lo ha detto Gustavo Raffi, il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia.

A Roma arriva l'anagrafe degli eletti. I massoni dovranno "svelarsi"


Da Il Messaggero.it

Approvata delibera all'unanimità. Grande Oriente: ci schedano. Alemanno: nessuna avversione contro massoneria.

ROMA (11 dicembre) - A Roma verrà istituita un'anagrafe pubblica degli eletti: consiglieri e assessori o le persone nominate nelle società comunali dovranno dichiarare l'appartenenza ad associazioni e organizzazioni, anche quelle massoniche. Violenta reazione del Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Gustavo Raffi che ha parlato di schedature. Il testo approvato è stato emendato dalla maggioranza di centrodestra.


«Le facevano i nazisti e gli stalinisti» ha detto Raffi annunciando «le più ampie tutele in tutte le sedi». Commentando le dichiarazioni di ieri del sindaco Gianni Alemanno, secondo cui «i nominati e gli eletti non possono appartenere a società segrete, a prescindere se siano massoniche o meno» ha sottolineato: «Odorano di zolfo e riecheggiano, amiamo credere per ignoranza (nel senso latino del termine), le nefaste denunce del complotto demo, plutocratico, giudaico, massonico di triste e stucchevole memoria». Ribadendo che «la massoneria del Grande Oriente d'Italia di Palazzo Giustiniani non è una società segreta ma opera alla luce del sole».


Alemanno: nessuna avversione contro la massoneria. «Non nutro nessuna avversione nei confronti della massoneria - ha affermato il sindaco Gianni Alemanno - Inviterò presto il Gran Maestro Raffi in Campidoglio per chiarire ogni equivoco e trovare una soluzione che garantisca la massima trasparenza sull'anagrafe degli eletti senza discriminare nè offendere nessuna sensibilità e nessuna cultura».


In particolare sono stati approvati sei dei sette emendamenti presentati: con quelli della maggioranza, primi firmatari Federico Mollicone e Andrea De Priamo, si estende l'anagrafe anche ai nominati cioè i destinatari di incarichi nell'amministrazione comunale e nelle istituzioni culturali oltre che nelle aziende partecipate del Comune di Roma. Inoltre in base ad un altro emendamento eletti e nominati dovranno dichiarare la propria appartenenza «ad associazioni culturali e sportive, a enti morali, a Onlus, a cooperative sociali, ad associazioni massoniche, a fondazioni e ad ogni altro genere di forma associativa pubblica e privata non coperta dalla privacy».


Tra gli emendamenti approvati anche quello a firma del consigliere comunale del Pdl Berruti con cui si istituisce l'obbligo di inserire anche il riepilogo semestrale delle iniziative consiliari cioè mozioni, delibere e interrogazioni. È passato un emendamento del consigliere della lista civica per Alemanno Antonino Torre di inserire l'elenco degli assenti ingiustificati nelle sedute del consiglio nelle quali manca il numero legale.


I primi firmatari Mollicone e De Priamo si sono detti «disponibili ad incontrare tutte le associazioni, compreso il Grand'Oriente, che ne facciano richiesta per spiegare che quest'obbligo è esclusivamente conoscitivo». «Siamo soddisfatti per l'approvazione della delibera - ha detto il capogruppo del Pd Umberto Marroni - perchè la trasparenza è l'elemento fondante di una democrazia partecipativa ed è alla base di un processo teso ad un maggiore coinvolgimento dei cittadini alla vita politica e delle istituzioni». Il capogruppo del Pdl Dario Rossin ha spiegato che «l'estensione dell'anagrafe anche ad amministratori e nominati è una scelta che va nel segno di una totale nitidezza amministrativa verso i cittadini».

mercoledì 9 dicembre 2009

Dagli al massone italiano! Mentre Dan Brown esalta quello americano.


MASSONERIA: RAFFI (GOI), P2 VECCHIA STORIA DA PALUDE, ORA FAZIO MI INVITI IN TV DAN BROWN HA COLTO ALCUNI SEGNI DELL'ISTITUZIONE, MA RESPINGIAMO CON FORZA EQUAZIONE CON GELLI


Parigi, 7 dic. (Adnkronos) - ''Certo giornalismo qualunquista e nalzionalpopolano non perde occasione per passare legna ad anacronistici roghi''. Non ci sta a ridurre la Massoneria alla P2, il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, Gustavo Raffi, che in un’intervista da Parigi all'ADNKRONOS scuote le testa e con decisione spiega: ''Di fronte a Dan Brown, che giustamente parlava dello spirito della Massoneria come di una forza che unisce sotto lo stesso Tempio uomini di diverse fedi e storie nel segno dell'umanità e della tolleranza, Fabio Fazio ieri sera a 'Che tempo che fa', senza alcun contradditorio e parlando solo dalla sua parte di vetro, non trovava di meglio da fare che ricondurre la Massoneria italiana alla sola P2, evocando spettri e tristi periodi consegnati a un passato che non può ritornare e di cui siamo stati le prime vittime''.
''Per fare un esempio – aggiunge - sarebbe come parlare di tutta la Chiesa facendo riferimento ai roghi degli eretici e alla caccia alle streghe, o considerare il Pd ricordando di questo partito solo le radici comuniste. Ma gli esempi sarebbero milioni. L'equazione Massoneria uguale P2 e Licio Gelli - rimarca quindi il numero uno di Palazzo Giustiniani - è un'operazione che respingiamo con forza, tanto più che su quel signore di Villa Wanda ormai anche i muri sanno che fu messo alla porta dal Goi con sonore pedate al sedere e con una condanna morale senza appello. Ho ribadito sempre che Gelli sta al Grande Oriente come le Brigate Rosse stanno al Pci. Per questo non accettiamo improvvisate gogne mediatiche, da qualunque parte vengano''.
Quanto all'autore de 'Il Simbolo perduto', ''l'ho invitato da tempo al Vascello - rivendica Raffi - per un confronto a tutto campo e trasparente, come è nel nostro stile, sulle radici e il messaggio della Massoneria e anche per presentare il suo libro che in molti passaggi riesce a cogliere, da profano, alcuni spunti importanti della nostra scuola di pensiero che va oltre il tempo e le storie: per noi parlano i fatti, non i luoghi comuni di chi rimesta acque di palude''. (segue)
MASSONERIA: RAFFI (GOI), P2 VECCHIA STORIA DA PALUDE, ORA FAZIO MI INVITI IN TV (2) FA PIU' COMODO RIESUMARE UN EX MATERASSAIO CHE SEGNALARE IL LAVORO ONESTO DI VENTUNOMILA COSCIENZE
(Adnkronos) - ''A questo punto - incalza Raffi - se la terza rete Rai ha un sussulto di dignità, mi aspetto di sedere una sera, per pochi minuti, sulla poltrona di Fazio per spiegare agli italiani cosa è davvero la Massoneria e da quali uomini è formata. Se questo invito non dovesse arrivare, a mal partito si troverebbe chi pensa di detenere la verità entrando con delle falsità nelle case della gente e la televisione italiana avrebbe perso un'altra occasione per fare il suo compito: informare e raccontare come stanno le cose''.
''Rispetto alla P2, lo ripetiamo fino alla noia, abbiamo i guanti bianchi e puliti e il volto fermo. Forse, però - fa notare il Gran Maestro Raffi - fa più comodo riesumare le malefatte di un 'ex materassaio', come lo definisce il presidente Cossiga, che il lavoro silenzioso e operoso di 21mila persone e coscienze che ogni giorno portano il loro contributo onesto e costruttivo alla società italiana''.
''Ci permettiamo infine, con massonica umiltà e tolleranza, di ricordare al guru Fazio che la foresta che cresce fa meno rumore di un albero che cade, ma alla lunga quella foresta silenziosa è una boccata d'ossigeno per tutti. Nella vita, come nella tv, esiste il confronto e per farlo bisogna essere in due. E pensare che il primo dovere del giornalismo dovrebbe essere quello di verificare fatti e fonti. Nessuno - taglia corto l'avvocato ravennate alla guida del Goi - si stracci le vesti per queste doverose precisazioni: abbiamo un dovere morale di fare chiarezza, come abbiamo sempre fatto, nei confronti di migliaia di giovani che compongono come pietre di senso e di speranza le colonne dei nostri Templi. E costruiscono insieme a tutto il Grande Oriente il tempo della proposta per l'Italia, invitando al dialogo sempre. Il resto sono giochini da imbonitori catodici o chiacchiere da supermercato delle idee. E i trovarobe delle ideologie e degli schemi precostituiti da sempre non appartengono alla nostra storia di libertà di pensiero''.
(Red/Zn/Adnkronos)

mercoledì 2 dicembre 2009

Da “operativa” a “speculativa”: origini ed evoluzione della Massoneria


di Luigi Carlo Schiavone

“Il segreto della Libera Muratoria è inviolabile per sua propria natura, perché il libero muratore che lo conosce, lo conosce soltanto per averlo indovinato. Egli non lo ha appreso da alcuno. L’ha scoperto a forza di frequentare la loggia, di osservare, di ragionare di dedurre”.

Giacomo Casanova, “Memorie”Da sempre la Massoneria risulta oggetto di numerose disamine e copiose pubblicazioni ma tali opere presentano raramente un sufficiente grado di obiettività e veridicità. Alimentando il mercato del mistero, già fomentato dalle ansie e dalla richiesta di risposte tipico dei tempi di crisi, simile letteratura, infatti, tralascia gli aspetti specifici della Massoneria, le sue origini, il suo simbolismo ed i relativi rituali, preferendo far leva, sfruttando identità e coincidenze, su presunte derivazioni della stessa da altre fratellanze come, ad esempio, i Rosa-Croce od i Cavalieri Templari mischiando tradizioni e ritualità profondamente diverse al solo scopo di ingrossare il fruttuoso business gravitante nell’orbita del cosiddetto fenomeno “new age”. Tali coincidenze e affinità, (vedasi, ad esempio, quella rappresentata dal 18esimo grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato denominato del Sovrano Principe o Cavaliere Rosa-Croce) seppur esistenti, risultano essere, infatti, del tutto insufficienti a provare tale continuità o identità, non essendo supportata da alcun tipo di documento storico empiricamente verificabile. Scaturita dalle gilde e dalle corporazioni di muratori e carpentieri legate all’arte della costruzione che spopolavano nell’Europa medievale e che videro l’apice del loro successo nel periodo di costruzione delle cattedrali gotiche, la Massoneria, nella sua versione moderna, vede la luce il 24 giugno del 1717, data in cui si costituisce ufficialmente la Grande Loggia di Londra. La fase antecedente al 1717, tuttavia, è presa in considerazione dalla storiografia massonica quale periodo di massimo splendore della cosiddetta massoneria “operativa” in cui la maggior parte degli aderenti proviene ancora dalle fila dei professionisti dell’arte muratoria. Ciò, tuttavia, non significava l’esclusione in toto di elementi “profani” ovvero estranei a tale arte; costoro, infatti, potevano essere affiliati grazie alla pratica dell’accettazione. L’abuso di tale pratica, antica e consolidata, sarà, come vedremo, uno degli elementi che provocherà la fine della fase “operativa” della Massoneria accelerando lo sviluppo di quella “speculativa”.Sorta come società iniziatica “tradizionale” — volendo, con tale termine, intendere la volontà da parte massonica di richiamarsi ad una tradizione iniziatica trasmessa da uomo ad uomo fin dalla notte dei tempi — la Massoneria fonda il suo “sapere” su un “segreto” che è da sempre avvolto da connotati mitici e leggendari e che può essere raggiunto dai membri solo attraverso un “perfezionamento spirituale e mortale” perseguibile grazie ad una metodologia di lavoro graduale e ad un attento percorso conoscitivo incentrato su riti e simboli nella consapevolezza che, come afferma il Guénon: “[…] rito e simbolo non sono in fondo che due aspetti di una stessa realtà; e quest’ultima non è altro in definitiva che la corrispondenza che rilega fra loro tutti i gradi dell’Esistenza universale, sicché, per sua virtù, il nostro stato umano può essere messo in comunicazione con gli stati superiori dell’essere”. Questo sapere, dalle origini “non umane” e posto dai massoni in diretta correlazione con l’Essere Supremo permette di individuare, accanto alla storia concreta e documentabile della Massoneria moderna, una metastoria, che, per il suo ampio valore simbolico ed esoterico, risulta essere non meno importante della precedente. Le radici mitiche della massoneria, infatti, sono rintracciabili in arcaici manoscritti noti come gli Antichi Doveri apparsi fra il XIV e XVIII secolo. Tra questi il più antico risulta essere il Regius Manuscript del 1390. Oltre ad identificare l’Egitto come patria d’origine ed il matematico Euclide come primo maestro, questa importante opera, redatta in versi, espone l’origine leggendaria della Massoneria come geometria, arte e scienza applicata alla muratoria. È interessante, inoltre, l’appendice nominato Ars quatuor coronatorum dove, oltre al racconto della torre di Babele, dell’istituzione delle arti liberali da parte di Euclide e delle regole di condotta dei liberi muratori, appare, per la prima volta, la leggenda dei “Santi Quattro Coronati” ripresa, in maniera esaustiva, nella Legenda Aurea; altro testo fondamentale è il Cooke Manuscript del 1425 che arricchisce l’immaginario massonico introducendo altri personaggi biblici come Jabal, Jubal, Tubalcain. Legata all’immaginario biblico è, inoltre, la cosiddetta “leggenda del terzo grado” imperniata sulla figura di Hiram. I gradi massonici, infatti, erano inizialmente due, l’apprendista e il compagno, mentre il termine maestro serviva ad indicare il fratello incaricato di presiedere la seduta dell’Ordine. Tale termine subisce, con l’introduzione della figura di Hiram, un processo di tipizzazione tale che, oltre a caratterizzare in maniera indelebile il grado di Maestro, eleva a tre i gradi fondamentali della fratellanza forgiando una struttura che non sarà scalfita nemmeno dall’introduzione degli Alti Gradi avvenuta con le costituzioni del 1762 per i 25 gradi del cosiddetto Rito di Perfezione e nel 1801 con l’introduzione dei 33 gradi del Rito Scozzese Antico ed Accettato. Della figura di Hiram, tuttavia, esistono differenti versioni: nella Bibbia si parla di un “fonditore” di nome Hiram dotato di notevole abilità e perizia nel lavorare il bronzo. Questo “figlio della vedova” (appellativo qui utilizzato per la prima volta e successivamente esteso a tutti i massoni) fu inviato dal re di Tiro a Re Salomone affinché l’aiutasse nella costruzione del suo tempio dedicato a Yavhè. Ed è in questi lavori che egli “innalzò la colonna destra a cui diede nome di Iakin e innalzò la colonna di sinistra che chiamo Boaz” e che, ancora oggi, sono ritualmente erette nelle logge massoniche. Nella “leggenda massonica”, invece, Hiram ci è presentato come l’architetto del tempio preposto alla direzione dei lavori e degli operai; nominato confusamente per la prima volta nel testo Dumfries n. 4 del 1710, altri elementi simbolici, riferibili alla sua figura, sono rinvenibili nel Graham del 1726 mentre nel Wilkinson del 1727 si fa espressamente riferimento all’Hiram architetto. Il manoscritto “non autorizzato” Masonry dissected del 1730, invece, narra, sotto forma di catechismo o sistema di istruzione a domanda, l’intera leggenda soffermandosi sulla sorte del “Maestro” Hiram, ucciso da tre compagni, Jabal, Jubal e Tubalcain, a mezzogiorno durante la pausa dei lavori del Tempio. Motivo dell’assassinio fu il rifiuto da parte di Hiram di fornire loro la “parola del Maestro” in quanto essa poteva, a detta dell’architetto, essere acquisita solo col tempo e la pazienza e non estorta con la forza. Infine Origene, autore del Commento al Vangelo di Giovanni, considera la figura di Hiram come il “modello dell’uomo universale” identificandolo come il punto d’arrivo del processo di perfezionamento dell’Essere tramite la via iniziatica. Il riferimento a passi biblici non è da considerarsi una straordinarietà; la Massoneria, conformemente alla visione “deista” che la caratterizza fin dalle origini, ha uno stretto legame con la tradizione cristiana. Non è un caso, infatti, che originariamente il “Libro Sacro” su cui i massoni giuravano e che era aperto durante le sedute fosse la Bibbia né che tale Ordine fosse posto sotto il patronato di San Giovanni. Le logge, infatti, oltre a definirsi abitualmente come “logge di San Giovanni”, erano solite celebrare le loro feste obbligatorie il 24 giugno e il 27 dicembre giorni che, ancora oggi, sono rispettivamente dedicati a San Giovanni Battista ed a San Giovanni Evangelista e che, un tempo, erano dedicati alle divinità protettrici dell’anno come la dea celtica Dana. Il legame con la tradizione cristiana verrà allentandosi solo nel XIX secolo, epoca in cui ha inizio il processo di “decristianizzazione” della Massoneria.Interessante risulta, inoltre, il dibattito e lo scambio che si realizza, sempre nel periodo antecedente al 1717, fra le massonerie inglesi e scozzesi in merito alle interpretazioni riguardanti la Mason Word; se per alcuni essa non è altro che una sorta di segno di riconoscimento, per altri assume la valenza di un Nomen Dei o “nome di sostituzione” a cui il massone deve giungere tramite le proprie capacità.L’estrema rilevanza che tematiche appartenenti alla cultura ermetica, alchemica e qabbalistica, dilaganti in Europa già dal XV secolo, iniziarono ad avere in seno alla Massoneria è proporzionalmente legata al crescere del numero dei massoni “speculativi” all’interno dell’Ordine. Costoro, infatti, provenienti per la maggior parte dall’emergente ceto intellettuale ed iniziati grazie alla già citata pratica dell’accettazione, furono, congiuntamente al radicale declino dell’ordinamento corporativo e delle confraternite di mestiere, i fautori del mutamento di indirizzo di una Massoneria ormai in crisi.Il passaggio dalla fase “operativa” a quella “speculativa” viene sancito il 24 giugno del 1717, festa di San Giovanni Battista, quando quattro logge londinesi (The Goose and Gridiron, The Crown, The Apple Tree e The Rumbe and Grapes) si fusero, dando così vita alla Grande Loggia di Londra alla cui guida fu designato il Gran Maestro Anthony Sayer.Con la nascita della Grande Loggia di Londra, evento spartiacque della storia massonica, la Massoneria, infatti, inizia ad assumere una fisionomia del tutto nuova. Pur mantenendo i legami con la religiosità, che aveva caratterizzato l’epoca “operativa”, tale elemento, scosso dagli sconvolgimenti religiosi, dagli scismi e dalle crisi confessionali che attanagliarono l’Europa dal XVI al XVII secolo, inizia ad assumere un peso inferiore all’interno delle logge e ciò, insieme al peso crescente assunto dagli elementi provenienti dal ceto intellettuale e dalle loro istanze, portò le logge ad essere non più preminentemente un “centro spirituale”, ma a tramutarsi, come afferma la Jacob, “[…] in microrganismi politici della società civile, spazi pubblici di tipo nuovo: in pratica, scuole di governo costituzionale […]”. Il prevalere degli “speculativi” e la “crisi religiosa”, quindi, comportano un inevitabile cambiamento in una società che, sorta come confraternita di mestiere e basata su una tradizione iniziatica, s’avvia verso un nuovo tipo di organizzazione in cui elementi un tempo considerati “profani” pongono nuovi interessi e valori. La nascita della Gran Loggia di Londra non significò, tuttavia, la fine sic et simpliciter delle vecchie massonerie né tanto meno vide l’adesione immediata ad essa di tutte le logge preesistenti. Nel 1738 la Gran Loggia di Londra, approvò delle nuove Costituzioni che, oltre a ribadire il divieto di discutere di religione e di politica nell’ambito delle logge senza che ciò condizionasse le convinzioni del singolo, ribadivano il valore della figura del Grande Architetto dell’Universo al fin di soddisfare l’impianto “deista” originario della Massoneria. Con il passare del tempo la Gran Loggia di Londra introdusse altre innovazioni, come la decristianizzazione dei rituali ed il loro abbreviamento, la mancata osservanza delle festività di San Giovanni, l’abolizione della recitazione degli antichi doveri all’atto dell’iniziazione e l’eliminazione delle spade dai rituali, che provocarono una violenta reazione tra le fila della Massoneria. Capeggiatori della protesta furono i cosiddetti Antients i quali, considerandosi come i continuatori della massoneria “operativa”, criticavano duramente le innovazioni introdotte da coloro che, con disprezzo, bollavano come Moderns. La controversia assunse toni durissimi e condusse, il 17 luglio 1751, alla nascita della loggia tradizionalista degli Antiens sviluppando una dualità organizzativa in ambito massonico che durò fino al 1813. Tale lotta, tuttavia, non impedì lo sviluppo della Massoneria nel vecchio e nuovo continente. Strumento molto utile in tal senso furono le cosiddette “logge militari” che, costituite tra le fila dell’esercito inglese, favorirono la diffusione della “luce massonica” da un punto all’altro dell’impero segnando un rapido attecchimento nel Nord America, dove la presenza di logge divenne ben presto molto cospicua. Oltre all’impero britannico sorsero, in questo periodo, logge a Madrid (1728), Firenze (1731), Roma, Milano, Verona, Padova, Vicenza, Venezia (1735) e Amburgo (1737). Con la fine delle guerre napoleoniche e per meglio fronteggiare la minaccia proveniente dall’introduzione di una legislazione fortemente repressiva in materia introdotta dal governo britannico all’indomani della rivoluzione francese, le due obbedienze del Regno Unito, grazie anche alla contemporanea elezione del Duca di Sussex al titolo di Gran Maestro dei Moderns e di suo fratello, il Duca di Kent, a Gran Maestro degli Antients, decisero, al fine di salvaguardare l’intero corpo massonico, di porre fine alla preesistente diatriba. Il 27 dicembre 1813, festa di San Giovanni Evangelista, infatti, Moderns e Antients si fusero dando vita alla Gran Loggia Unita degli Antichi Liberi Muratori d’Inghilterra (United Grand Lodge of Ancient Freemasons of England). Con le Costituzioni del 1815, inoltre, venne nuovamente modificato il principio “deista” della Massoneria; queste, infatti, oltre ribadire che un massone non “sarà mai né ateo né stupido” ma un uomo dedito ad ottemperare i sacri doveri della morale e a rinsaldare la fede nel Grande Architetto dell’Universo, annullano definitivamente ogni differenza di fede. Non possono essere, infatti, professioni di fede differenti a dividere gli “uomini virtuosi” perché: “[…] la Massoneria è il centro di unione tra uomini buoni e leali ed il felice mezzo per stabilire amicizia tra coloro i quali, altrimenti, sarebbero rimasti in perpetuo estranei”.Il principio “deista” più volte modificato, tuttavia, fu rimesso di nuovo in discussione dal Grande Oriente di Francia che, nel 1877, decise di abolire tutti gli articoli della Costituzione che menzionavano e tutelavano la figura del Grande Architetto dell’Universo. Di fronte a un simile atto la Gran Loggia Unita d’Inghilterra decise di nominare una commissione che, dopo due mesi di lavoro, bollò tali provvedimenti come incompatibili con lo spirito massonico. La polemica non si placò e si tramutò in un vero e proprio scisma. Il Grande Oriente di Francia, tacciato di ateismo dalla sempre più influente Gran Loggia Unita d’Inghilterra divenuta “Madre del Mondo”, si trovò ben presto posto ai margini della fratellanza universale in quanto considerato una vera e propria “bestia nera” dalla Gran Loggia Unita d’Inghilterra e da tutte le altre che si attenevano alla sua linea. Secoli sono passati dal sorgere della Massoneria e, tuttavia, tale argomento risulta essere sempre di viva attualità. Un interesse dettato non da coloro che, ancora oggi, nel chiuso delle logge cercano, attraverso la via iniziatica, di soddisfare la lecita aspirazione umana del perfezionamento spirituale, ma che si incentra su coloro i quali, dando vita a fratellanze all’interno della fratellanza e a cerchie ristrette all’interno di una già ristretta cerchia, a nessun altro scopo tendono se non a quello di soddisfare i loro biechi interessi che, molto spesso, confliggono con quelli di intere Nazioni ed interi popoli.