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mercoledì 27 gennaio 2010

PER NON DIMENTICARE


La Giornata della Memoria è stata istituita per non dimenticare, per mantenere vivo il ricordo della tragedia immane vissuta dal Popolo Ebraico: l'evento più tragico e insensato della nostra storia.

Il genere umano, per colpa della follia nazista, è precipitato in un dramma indicibile, colpendo la dignità ed il rispetto dovuti ad ogni Uomo.
Per questo è nostro dovere ricordare: per ribadire e diffondere la verità su quanto accaduto. Troppe voci tentano di negare, per pura sete di protagonismo e in perfetta malafede, i fatti di quei tragici tempi, o perlomeno di ridurne i numeri: come se uccidere un solo essere umano per la sua diversità “razziale” fosse peccato minore.

E' nostro dovere ricordare perché è dalla memoria che trae nuova vita la nostra stessa libertà.

Ed è nostro dovere educare le giovani generazioni al rispetto delle diversità, all'amore per la uguaglianza, alla fratellanza, alla solidarietà; dobbiamo chiamare i giovani alla partecipazione, contro ogni odio, affinché mai più nessuno possa dire “io non sapevo”.

La Libera Muratoria, da secoli, propugna questi principi e opera affinché questi siano patrimonio di tutti, perché non si può parlare di diritti e di uguaglianza se non c'è condivisione.

Come scrisse il nostro Fratello Rudjard Kipling in una pagina memorabile, nei nostri Templi siedono l'uno affianco all'altro Fratelli portatori di filosofie, religioni, esperienze diverse: per Lavorare, tutti insieme ma ognuno a partire dalla propria diversità, alla costruzione del bene comune. Perché ciò che rende gli Uomini liberi è proprio la possibilità di vivere secondo le proprie convinzioni.

Il Gran Maestro
Gustavo Raffi

venerdì 22 gennaio 2010

Christian Jacq, Il messaggio dei costruttori di cattedrali.


Le cattedrali medievali sparse per l'Europa sono uno dei tesori più preziosi che i nostri antenati ci abbiano lasciato in eredità. Anche l'osservatore meno attento prova un'intensa emozione quando si trova di fronte a una di esse. Facciate, campanili, sculture, capitelli, vetrate, chiostri testimoniano di un'epoca nella quale l'uomo raggiunse uno dei punti più alti della sua parabola.
Della loro costruzione conosciamo in genere molti dettagli, e così delle successive vicende di cui sono state protagoniste. Eppure, scrive Christian Jacq, conosciamo poco il loro significato più autentico. Il nostro tempo dominato dal razionalismo e dall'individualismo confina questi capolavori in una dimensione esclusivamente artistica e storica. Eppure essi parlano all'uomo a un livello assai più profondo perché racchiudono misteri e contengono simboli legati all'essenza stessa della vita spirituale. Le cattedrali gotiche sono scrigni di Saggezza, centri di quel sapere che va oltre i credo e le tradizioni e che appartiene a tutto il genere umano. Oscurato dalla civiltà greco-romana, questo patrimonio oggi negletto esprime la straordinaria ricchezza esoterica dell'Occidente, che trae la propria linfa dalle culture del bacino del Mediterraneo, in primo luogo dall' Egitto dei Faraoni.
Ma chi furono allora i costruttori delle cattedrali? Geniali artisti, abili capimastro, eccellenti artigiani? Oppure soprattutto i depositari di una sapienza antica espressa in simboli capaci di attraversare i secoli e le culture, per parlare di Dio a ogni uomo e portare a tutti la Conoscenza?

Christian Jacq è nato a Parigi nel 1947. Egittologo, scrittore di fama mondiale, è autore di numerosi romanzi e saggi dedicati all'antico Egitto, tra i quali i cinque volumi della «saga di Ramses». Tra le sue opere più recenti ricordiamo i quattro volumi del «romanzo di Mozart». Da molti anni, insieme alla moglie e a un gruppo di collaboratori, cura e incrementa un archivio fotografico dell'Egitto per la tutela dei siti archeologici in pericolo.

Le cattedrali medievali sparse per l'Europa sono uno dei tesori più preziosi che i nostri antenati ci abbiano lasciato in eredità.

Anche l'osservatore meno attento prova un'intensa emozione quando si trova di fronte a una di esse. Facciate, campanili, sculture, capitelli, vetrate, chiostri testimoniano di un'epoca nella quale l'uomo raggiunse uno dei punti più alti della sua parabola.

Della loro costruzione conosciamo in genere molti dettagli, e così delle successive vicende di cui sono state protagoniste. Eppure, scrive Christian Jacq, conosciamo poco il loro significato più autentico.

Il nostro tempo dominato dal razionalismo e dall'individualismo confina questi capolavori in una dimensione esclusivamente artistica e storica. Eppure essi parlano all'uomo a un livello assai più profondo perché racchiudono misteri e contengono simboli legati all'essenza stessa della vita spirituale. Le cattedrali gotiche sono scrigni di Saggezza, centri di quel sapere che va oltre i credo e le tradizioni e che appartiene a tutto il genere umano. Oscurato dalla civiltà greco-romana, questo patrimonio oggi negletto esprime la straordinaria ricchezza esoterica dell'Occidente, che trae la propria linfa dalle culture del bacino del Mediterraneo, in primo luogo dall' Egitto dei Faraoni.

Ma chi furono allora i costruttori delle cattedrali? Geniali artisti, abili capimastro, eccellenti artigiani? Oppure soprattutto i depositari di una sapienza antica espressa in simboli capaci di attraversare i secoli e le culture, per parlare di Dio a ogni uomo e portare a tutti la Conoscenza?

Christian Jacq è nato a Parigi nel 1947. Egittologo, scrittore di fama mondiale, è autore di numerosi romanzi e saggi dedicati all'antico Egitto, tra i quali i cinque volumi della «saga di Ramses». Tra le sue opere più recenti ricordiamo i quattro volumi del «romanzo di Mozart». Da molti anni, insieme alla moglie e a un gruppo di collaboratori, cura e incrementa un archivio fotografico dell'Egitto per la tutela dei siti archeologici in pericolo.

Il Gran Maestro esorta i fratelli del Grande Oriente d'Italia a sostenere il popolo haitiano vittima di questa immane tragedia.



Il Grande Oriente d'Italia, fedele al principio massonico della solidarietà umana, si mobilita a favore della popolazione haitiana sconvolta dal tremendo terremoto avvenuto nei giorni scorsi.

Il Gran Maestro Gustavo Raffi ha esortato tutti i fratelli dell'Obbedienza affinché l'affermazione di «lavorare per il bene dell'umanità» si materializzi portando un concreto aiuto a coloro che soffrono in quel martoriato paese.

Gli aiuti raccolti saranno probabilmente destinati all'organizzazione umanitaria "Medici senza frontiere", premio Nobel per la pace nel 1999, che fin dalle prime ore del disastro sta lavorando per portare i primi soccorsi, senza escludere la possibilità di aiutare anche altre organizzazioni eventualmente segnalate e che diano garanzia di efficienza e onestà.

Per maggiori informazioni Vi invitiamo a leggere il comunicato trasmesso dal Gran Maestro a tutti i Venerabili e ai Presidenti dei Collegi Circoscrizionali.

Leggi il comunicato del Gran Maestro

giovedì 21 gennaio 2010

159a Tornata di questa Loggia - 29 Gennaio 2010


Carissimo Signore e Fratello,

Sei cordialmente invitato a partecipare alla 159a Tornata di questa Loggia che si Terrà presso il Tempio n ° 4 della Casa dei Liberi Muratori di Piazza Indipendenza 1 a Cagliari, il prossimo Venerdì 29 Gennaio 2010, alle ore 19,45 per le ore 20.15.

Durante questa Tornata verrà data lettura della sesta Sezione della Prima lezione Emulation..

Scarica l'Agenda dei Lavori dall'area Riservata.

Su comando del Maestro Venerabile.

Sinceramente e Fraternamente

Ven. Fr. G.M., Segretario

sabato 16 gennaio 2010

Terremoto ad Haiti


Cari Amici e Fratelli,

siamo tutti profondamente rattristati dalla catastrofe che ha colpito Haiti questa settimana e preoccupati per coloro che vivono lì o si trovavano lì in viaggio.

Abbiamo pensato di condividere con voi questa lista di organizzazioni attualmente attive nel portare soccorso e aiuto, incoraggiandovi a dare un contributo.

Grazie.
I Fratelli della Loggia Heredom


Croce Rossa Italiana – www.cri.it

Medici Senza Frontiere – www.medicisenzafrontiere.it

Agire – www.agire.it

Unicef – www.unicef.it

Caritas – www.caritasitaliana.it

WPF – www.wfp.org/it


Questa lista è stata fornita unicamenyte per servire la nostra community.
La Loggia Heredom non ha alcun legame con le organizzazioni listate.

158a Tornata di Loggia - 22 Gennaio 2010


Carissimo Signore e Fratello,

Sei cordialmente Invitato a Partecipare alla 158a Tornata di questa Loggia che si Terrà presso il Tempio n ° 4 della Casa dei Liberi Muratori di Piazza Indipendenza 1 a Cagliari, il prossimo Venerdì 22 Gennaio 2010, alle ore 19,45 per le ore 20.15.

Durante questa Tornata Verrà celebrata la Cerimonia di Passaggio al Grado di Compagno di Mestiere del Fr. M. M.

Scarica l'Agenda dei Lavori dall'area Riservata del nostro Sito Ufficiale www.heredom1224.it.

Su comando del Maestro Venerabile.

Sinceramente e Fraternamente

Ven. Fr. G.M., Segretario

giovedì 14 gennaio 2010

13 Gennaio 1930: la prima striscia di “Topolino”

fantasia6Quando era ancora la carta stampata (e non la televisione) a decretare la fama di un personaggio, il signor Mickey Mouse viene consacrato definitivamente come “vip” il 13 Gennaio 1930, quando sui giornali americani appare la sua prima striscia a fumetti. Era appunto la consacrazione di un successo nato, non senza traversie, nelle sale cinematografiche due anni prima, quando il pubblico aveva conosciuto per la prima volta il personaggio ideato da uno squattrinato Walt Disney e da Ub Iwerks, l’unico collaboratore che gli era rimasto fedele, dopo il tracollo della sua casa di produzione e dopo che l’Universal gli aveva praticamente strappato sia la sua prima serie di successo a cartoni animanti, “Osvaldo il Coniglio”, sia il suo intero staff creativo.

cartoni_animati_7La perdita di Osvaldo il Coniglio, fu ampiamente ripagata dal successo di Mickey il Topo, conosciuto poi in Italia semplicemente come Topolino.
C’è da dire che l’infanzia americana di Mickey Mouse fu molto più scapestrata del Topolino, uomo di legge (investigatore privato) e cittadino modello, che hanno conosciuto i ragazzini italiani.

Le prime striscie a fumetti di Mickey Mouse pubblicate in America descrivevano infatti un topo sbruffone, un tipico monellaccio di una città di provincia.

Come aspetto e come comportamento l’originale creatura di Walt Disney si rifaceva infatti ad un altro personaggio a fumetti, in voga negli anni Venti-Trenta, ovvero Felix il Gatto (anche lui con il corpo nero e grandi occhi bianchi) contraddistinto anch’esso da un carattere comico surreale con un pizzico di cattiveria.

MonelloLa trasformazione di Mickey Mouse da topo scapestrato in cittadino modello avvenne due anni dopo, nel 1932, ad opera di un nuovo cartoonist Floyd Gottfredson che aveva affiancato Disney prendendo il posto del suo primo socio Iwerks che nel frattempo se n’era andato (per un’offerta economica molto più alta che gli aveva fatto la concorrenza, offerta di cui in seguito si pentì tornando da Disney che lo riassunse come dipendente nel settore degli effetti speciali).

Fu comunque proprio Gottfredson a trasformare il Mickey Mouse monello scansafatiche nell’infallibile e perspicace detective, pronto a battersi contro contrabbandieri e gangster (Topolino giornalista, 1935), contro finti fantasmi (Topolino nella Casa dei Fantasmi, 1936) e contro pirati (Topolino e il terribile S, terrore dei sette mari, 1935).

Oltre che dalla eterna fidanzata Minnie (al suo fianco fin dai primi cortometraggi), Topolino viene affiancato in seguito da diversi altri nuovi amici e nuovi nemici: fra i primi compaiono il fedele cane Pluto e l’inseparabile aiutante e compagno di avventure Pippo (ma al suo fianco compariranno anche Paperino, Orazio e Musone); mentre fra i “cattivi” prendono sempre più spessore antagonisti come il gatto Pietro Gambadilegno, il Professor Enigm, Macchia Nera e il pirata Orango.

Finti FantasmiQuando scoppierà la seconda guerra mondiale, Topolino farà il suo dovere, combattendo i nazisti e le loro spie nei fumetti pubblicati sui giornali americani per tutto il periodo bellico. E quando i personaggi terrestri non basteranno più, Topolino incontrerà anche un nuovo amico alieno, Eta Beta, conosciuto in una grotta, con il quale darà vita ad un nuovo ciclo di avventure (una specie di X Files a fumetti, ante litteram) fino al 1954.

In Italia Topolino compare in alcuni strisce quotidiane sui giornali già nel 1930. Ma il primo vero e proprio giornalino di Topolino viene pubblicato dall’editore Nerbini il 31 Dicembre 1932.

Non c’erano allora le classiche “nuvolette” dei fumetti di oggi. Ogni tavola era sottoscritta con didascalie in rima, Striscie Topolino Italiarealizzate dapprima da Giove Toppi, poi da Paolo Lorenzini (detto Collo di Nipote, in quanto nipote di Carlo Collodi, il creatore di Pinocchio). Un particolare curioso, probabilmente proprio per esigenze di rima, nelle prime strisce italiane di Topolino (edite da Salani) il suo stralunato assistente viene chiamato Medoro. Ma in seguito (per sua fortuna!) verrà definitivamente battezzato Pippo.

Per una contesa sui diritti, per qualche numero della rivista anche Topolino dovette comunque cambiare nome in Topo Lino.

Nell’Agosto del 1935 i fumetti di Topolino passarono dalla Nerbini alla Mondadori. Allo scoppio della guerra, Topolino fu l’unico personaggio a fumetti americano che ottenne dalla censura fascista il permesso di essere pubblicato in Italia, Topolino Gambadilegnoalmeno fino al 1942 (pare che piacesse molto ai figli del Duce). Dal 27 Gennaio di quell’anno anche Topolino dovette però subire una forzata “italianizzazione”, sostituito da Tuffolino, un ragazzetto con le stesse caratteristiche fisiche disegnato da Pierlorenzo De Vita.

Topolino e tutti gli altri personaggi di Topolonia (e della città gemella Paperopoli, dove abitano i “cugini” paperi dello stesso Topolino: Paperino, Paperina, Qui, Quo, Qua, Archimede, Paperon de Paperoni, ecc.) torneranno in edicola subito dopo la guerra, e continueranno puntualmente ad uscire fino a tutt’oggi, per circa 3000 numeri.

Oltre alle storie di provenienza americana, diventeranno sempre più frequenti le storie di Topolino inventate in Italia e diffuse poi in tutte le sue edizioni mondiali. Celebri soprattutto le grandi parodie a fumetti dei classici (“L’Inferno di Topolino”, tratto dalla Divina Commedia, ha fatto più volte il giro del mondo. Solo in Italia è stato ristampato ben 11 volte).

walt e TopolinoAlcune curiosità su Walt Disney e Topolino. Disney è stato l’inventore di Topolino, ma non l’ha mai disegnato. Fin dalle prime storie Disney è stato l’autore delle storie e dei testi, mentre i disegni erano fatti da altri (la “prima matita” a dar vita a Topolino fu come si è detto quella di Ub Iwerks).

Di Disney fu anche per molto tempo la voce di Topolino. Venne fatta a suo tempo una minuziosa ricerca fra i vari attori di Hollywood per trovare una voce adatta. Ma nessuno convinceva Disney, che alla fine volle doppiare da sé il suo personaggio.

Infine una nota esoterica sullo stesso Disney ed i suoi cartoni animati. Il creatore di Topolino e di tanti altri celebri personaggi a cartoni animati ed a fumetti era, come è noto, un convinto massone (come molti suoi collaboratori).

Un po’ come faceva Alfred Hitchcock che si divertiva ad apparire nei suoi film fra le comparse o in piccole scene secondarie, anche Walt Disney pare si sia divertito a disseminare simboli massonici in diverse tavole a fumetti di Topolino e Paperino (fortemente allusivo alla massoneria è ad esempio il personaggio di Archimede Pitagorico) ed i diverse sequenze dei suoi film animati. topomasUna tradizione che pare sia continuata anche dopo la morte dello stesso Walt Disney, fino agli ultimi cartoons prodotti dalla società che porta ancora il suo nome.

I nomi di Topolino nel mondo: in Cina si chiama Miqi Laoshu, in Finlandia Mikki Hiiri, in Indonesia Miki Tikus, in Polinia Myszka Miki, in Spagna Raton Mickey, in Svezia Musse Pigg, in Turchia Miki Fare, mentre il suo nome in esperanto, al lingua universale, sarebbe Micjo Muso.

lunedì 11 gennaio 2010

Sindone: quel che la storia non dice


Il matematico Bruno Barberis: l'enigma può essere risolto soltanto dalla scienza
di MARIO BAUDINO (www.lastampa.it)

L’ultima parola sulla Sindone difficilmente arriverà dagli storici. È agli scienziati che bisogna rivolgersi. Il professor Bruno Barberis, matematico di formazione e presidente del Centro internazionale di Sindonologia, su questo punto ha davvero pochi dubbi. Oggi si tiene in città un convegno dedicato al Sacro Lino; sarà l’occasione per presentare un’ambiziosa opera della Utet, ma anche per fare il punto sulla polemiche che nell’attesa della solenne ostensione, dal 10 aprile al 23 maggio, hanno diviso il mondo degli studiosi. Da una parte il Cicap ha dato rilievo a un esperimento del professor Luigi Garlaschelli, che è riuscito a riprodurre una Sindone usando tecniche accessibili nel Medioevo; dall’altra una studiosa vaticana, Barbara Frale, ha sostenuto in La Sindone di Gesù Nazareno (Il Mulino) che è possibile ricostruire la storia del lenzuolo fino al primo secolo.

Studiando una serie di scritte che nuovi procedimenti molto sofisticati riescono a evidenziare dalle antiche lastre fotografiche realizzate nell’Ottocento, la ricercatrice è arrivata all’affascinante conclusione che sarebbe rimasto sul retro lo stesso nome «Gesù Nazareno», quasi un verbale di sepoltura. Ma si sono levate molte critiche, soprattutto in campo cattolico. Sempre a Torino il settimanale diocesano La voce del popolo ne ha contestato la credibilità. E lo stesso Barberis ha molti dubbi. «Il problema è se queste scritte esistano realmente. Le ricerche sono state condotte su lastre del 1831, che per le loro caratteristiche rafforzavano il contrasto, dando immagini straordinariamente nitide, ma perdendo i grigi. Di qui il fortissimo rischio di leggere anche quello che non c’è».

Il Centro di Sindonologia, nato nell’ambito della Confraternita del Santissimo Sudario, non è solo composto da cattolici. Ci sono studiosi di varia estrazione. Barberis è un appassionato, da vent’anni si dedica all’argomento, e non è certo uno scettico. Ma si concede una battuta, molto torinese: «Sulla Sindone è stato trovato di tutto. Andiamoci piano, non è mica il Balon». Però val la pena di approfondire? «Senz’altro. Dovranno esserci nuovi esami, dopo quello del 1988 per la datazione col carbonio 14», che dava al Lino una data di nascita non anteriore al Medioevo (tra il 1260 e il 1390, cioè proprio il periodo a partire dal quale esistono documenti storici inoppugnabili) ed è stato anch’esso molto discusso e contestato. «Ora bisognerà studiare il problema delle scritte, e non solo. Confido che la Chiesa accoglierà le molte richieste che le sono giunte. Anche perché sul retro del lenzuolo non c’è proprio nulla, solo macchie di sangue. Non è neanche passata l’immagine del corpo, che è sottilissima e, ormai ne siamo certi, non è opera di un pittore».

Il professor Garlaschelli, e altri prima di lui a cominciare dall’antropologo Vittorio Pesce Delfino, hanno però creato sindoni «sperimentali»; e d’altra parte è evidente che un corpo avvolto in un lenzuolo non può lasciare un’impronta del genere. «In realtà - risponde Barberis - non sono esattamente eguali al Sudario di Torino. Non ne hanno tutte le caratteristiche chimiche e organiche». La Sindone resta qualcosa di unico, oggetto di una devozione antica ed enorme, almeno da quando comparve nella chiesa di Lirey, prima del 1543, per poi passare nella mani dei Savoia. «E questo basta ampiamente per un’ostensione, cioè per proporla ai fedeli come immagine della passione di Cristo», osserva Barberis. Non per trovare una «prova» storica dei Vangeli, anche se le coincidenze sono impressionanti. Dalle analisi, dice il matematico-sindonologo, è emerso chiaro che è rimasta intorno a un corpo umano per soli due giorni. Il sangue rimasto tra le fibre, inoltre, è in parte sgorgato da qualcuno che era ancora vivo, in parte da un cadavere.

È vero, impressionante è la parola giusta. Tanto che viene da chiedersi se non possa essere altrettanto plausibile il procedimento inverso: ossia che il Vangelo, la cui storicità è quantomeno discussa, sia servito da «manuale». Le crociate sono costellate di episodi feroci: perché qualcuno non potrebbe aver replicato, nei dettagli, la crocifissione? «Perché avrebbe dovuto avere a disposizione conoscenze e tecniche che a distanza di quasi un millennio non siamo in grado di riprodurre. E poi c’è la traccia, questa sì evidente, di un moneta romana sull’occhio. In epoca medioevale sarebbe poco plausibile». Il sospetto sulla Sindone non è recente. Quando era nella cappella di Lirey, il vescovo di Troyes, Pierre d’Arcis, preparò una lettera al Papa (ne possediamo la minuta, come scrivono Barberis e Gian Maria Zaccone nel libro della Utet) sostenendo che era un falso, già smascherato dal suo predecessore. Dopo l’incendio della cappella di Chambéry, Giovanni Calvino, il riformatore di Ginevra, commentò sprezzante che era andata bruciata, ma ne era stata subito realizzata un’altra, anche se il colore era così fresco che lo avrebbe capito chiunque.

Ora la nuova teoria storica riporta la Sindone al sepolcro di Cristo, per il tramite dell’impero bizantino, dove già la si venerava, e dei Templari. Tutto ciò è molto suggestivo. Ma Barberis chiude le porte agli «opposti fondamentalismi». I documenti, conclude, non consentono di tracciare un percorso dal primo secolo a oggi. «Forzare i pochi dati che abbiamo è fare un cattivo servizio. Le ipotesi pre-medievali sono più d’una; ma temo rimarranno tali per quanti documenti si possano trovare».

La Sindone tra sacro e profano


La prossima ostensione nel duomo di Torino della Sindone - il Sacro lino sarà mostrato ai fedeli dal 10 al 23 maggio - ha focalizzato l'interesse su questo oggetto di culto, attorno al quale c'è ancora tanto mistero. Il mistero, come ci insegnano i film di Indiana Jones e i libri di Dan Brown, è una delle componenti di un successo commerciale sicuro. Ma in Italia attorno alla Sindone non si sta verificando una speculazione commerciale, quanto un dibattito scientifico aperto da una storica e archivista presso la Biblioteca Vaticana. Parliamo di Barbara Frale, autrice del recente "La Sindone di Gesù Nazareno" e un anno fa de "I templari e la Sindone di Cristo", entrambi editi dal Mulino. Di quest'ultimo volume ci eravamo già occupati sul nostro blog.

Se con il precedente studio Barbara Frale aveva voluto dimostrare che la Sindone di Cristo era l'oggetto misterioso venerato dai Cavalieri Templari, nel suo nuovo libro avanza una tesi ancora più audace: che cioé sul Sacro lenzuolo sarebbero rimaste le parole Gesù Nazareno e altri segni comprovanti che risalirebbe al primo secolo.

Una tesi audace dalla quale hanno preso le distanze per primi i più eminenti studiosi cattolici della materia. In primis, Bruno Barberis che l'8 gennaio è stato intervistato dal nostro Antonio Carioti e oggi da Mario Baudino della "Stampa". Per Barberis, che è matematico e presidente del Centro internazionale di Sindonologia, il mistero della Sindone potrebbe essere svelato dalla scienza e non dalla storia. Sono gli scienziati infatti a eseguire le prove al cardonio 14 (una di queste condotta nel 1988 "provava" che il tessuto della Sindone non poteva essere anteriore a epoca medioevale, tra il 1260 e il 1390, cioè proprio il periodo, scrive Baudino, "a partire dal quale esistono documenti storici inoppugnabili"). Le ricerche condotte dalla Frale sarebbero basate su lastre del 1931 che sarebbero facilmente manipolabili.

Una cosa sono le prove, un'altra le coincidenze. E queste vengono sottolienate dallo stesso Barberis: la presenza del segno di una moneta romana su un occhio dell'immagine di Gesù, o il fatto che il corpo che ha lasciato il segno rimase avvolto dal telo per soli due giorni, oppure che il sangue trovato tra le fibre sia sgorgato da un corpo prima vivo e poi morto.

Come si faccia a stabilire con certezza queste cose io non lo so, certo se ne discuterà molto oggi alle 18 nell'Auditorium della Chiesa del Sacro Volto a Torino durante la presentazione del volume a diffusione limitata con 1649 scatti edito dalla Utet, "Sindone". Non crediamo che Barbara Frale sia stata invitata, ma sarà lei la tacita protagonista dell'incontro. La studiosa si è difesa citando le analisi effettuate nel 1998 da due fisici francesi dell'Istituto d'Orsay che avrebbero individuato i cartigli di papiro con le famose scritte.

Attendiamo nuovi capitoli di quest'avvincente discussione cominciata nel tardo Medioevo uando il vescovo di Troyes, Pierre d'Arcis, scrisse al papa dixcendo che il telo custodito nella cappella di Lirey era un evidente falso. Secondo il riformatore Giovanni Calvino, poi, il Sacro lino sarebbe andato distrutto nell'incendio della cappella di Chambéry e subito riprodotto. Insomma, stando alle parole di Calvino, la Sindone sarebbe il falso di un falso.

Comprensibile su questo terreno la cautela con cui si muovono gli studiosi cattolici più accreditati.

di Dino Messina (http://lanostrastoria.corriere.it)

Gran Loggia 2010 - Rimini 26/28 Marzo 2010


L'Ill.mo e Ven.mo Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, il Fr. Gustavo Raffi, con il Decreto Magistrale n° 38/GR del 23 Dicembre 2009, ha convocato la Gran Loggia, in sessione ordinaria, per i giorni 26, 27 e 28 Marzo 2010 a Rimini, presso il Palazzo dei Congressi - Via della Fiera 52.

"Scienza e etica: un dialogo per la vita"


Pisa, 30 gennaio 2010 - "Scienza e etica: un dialogo per la vita".

Convegno nazionale del Collegio Circoscrinale dei Maestri Venerabili della Toscana con massimi esponenti del mondo della cultura e dell'opinione.


Il Collegio Toscano organizza a Pisa per il 30 gennaio una Tavola Rotonda su "Scienza e Etica: un dialogo per la vita".
L'appuntamento è nell'Aula Magna nuova dell'Università di Pisa, a Palazzo della Sapienza (Via Curtatone e Montanara) alle ore 16,30. Dopo il saluto di Marco Pasquali, Rettore dell'Università di Pisa, intervengono: Antonio Baldassarre, Vito Mancuso, Giorgio Israel, Mauro Barni e Ignazio Marino.
Il Gran Maestro Gustavo Raffi chiude i lavori moderati dal presidente circoscrizionale della Toscana, Stefano Bisi.

Al termine è prevista una cena (ore 20,30) al Grand Hotel Duomo, in Via Santa Maria 94.
Info e prenotazioni per la cena (entro il 10 gennaio): 333 1504933 oppure 050 564167.

Altre informazioni: eticagoitoscana@libero.it

Leggi il programma

sabato 2 gennaio 2010

Installation Meeting - 16 Gennaio 2010


Carissimo Signore e Fratello,

sei cordialmente invitato a partecipare alla Cerimonia Rituale per l'Installation Meeting, 157a Tornata di questa Loggia, che si terrà presso il Tempio n° 1 della Casa Massonica di Piazza Indipendenza 1 a Cagliari, il prossimo Sabato 16 Gennaio 2010, alle ore 9.00 per le ore 9.30.

Scarica l'Agenda dei Lavori dall'Area Riservata.

Su comando del Maestro Venerabile.

Sinceramente e Fraternamente

Ven. Fr. G.M., Segretario

mercoledì 16 dicembre 2009

Il Venerabilissimo Fratello Bent Parodi di Belsito, Grande Oratore Aggiunto del Grande Oriente d'Italia, è passato all'Oriente Eterno.


Roma, 16 dic. (Adnkronos) - "I nostri labari oggi hanno un nastro nero: piangiamo un grande Fratello, un uomo di Luce, protagonista di mille battaglie di libertà". Cosi' Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia, ricorda insieme a tutta la Massoneria di Palazzo Giustiniani il giornalista Ben Parodi Di Belsito, Grande Oratore Aggiunto del Goi, scomparso oggi.
"I suoi scritti - conclude Raffi - ganno fatto strada al dialogo nel segno dell'umanità. Nel Pantheon del Grande Oriente d'Italia la voce di Bent Parodi Di Belsito ci chiamera' ancora a guardare lontano"."Stringendosi con profondo affetto al dolore della famiglia e di quanti lo hanno amato".



Morto Bent Parodi. In lutto il mondo del giornalismo.

Il giornalista, Presidente della Fondazione Culturale "Lucio Piccolo" di Capo d'Orlado, da tempo soffriva di problemi cardiaci.


È morto questa mattina a Palermo il giornalista Bent Parodi di Belsito, 66 anni, presidente dell'Ordine dei giornalisti di Sicilia sino al 2004.

Parodi, per molti anni redattore del Giornale di Sicilia, era attualmente a capo della presidenza della Fondazione Culturale "Lucio Piccolo" di Capo d'Orlando.

Autore di numerosi libri sul mito, sull'esoterismo, sulla storia del pensiero e della Sicilia, soffriva da tempo di problemi cardiaci. Questa mattina è stato colto da una grave crisi cardiaca. A nulla è valsa la corsa verso l'ospedale.
Parodi, infatti, è arrivato al pronto soccorso dell'ospedale Civico di Palermo già privo di vita.

di Alberto Visalli.

domenica 13 dicembre 2009

Itinerario in Sardegna sulle tracce dei Templari.


Oggi vi proponiamo qualcosa di particolare: un viaggio fra attualità e passato, un itinerario in una parte di Sardegna molto lontana dalla facciata vacanziera.
Per chi non è sardo può essere una buona occasione per un viaggio nella storia, nel silenzio e nel mistero. Per chi vive qui invece potrebbe essere un’opportunità per conoscere una zona poco battuta o, se la si conosce già, per collegare fra loro luoghi e atmosfere cariche di enigmi.
Ci troviamo nel nord-ovest della Sardegna, a poco più di 40 km da Sassari, vicino alla meravigliosa Castelsardo: siamo a Bulzi.
Proprio da qui comincia questo intrigante viaggio fra le tracce evidenti della storia: la Sardegna pare destinata a riservare sorprese mozzafiato.
Nel 12° secolo arrivano nell’isola degli uomini dal coraggio indomito, custodi di misteri: i Cavalieri Templari. Il loro ordine è stato istituito nel 1118 in Terrasanta da <> ai quali il re cattolico Baldovino III consegna le chiavi del Tempio di Salomone. La loro regola prevede, oltre ai voti di castità, povertà e obbedienza anche quello di lotta senza quartiere agli <>.
L’ordine viene quindi incaricato di controllare la sicurezza nelle strade del pellegrinaggio cristiano: i membi si dichiarano pronti a morire in difesa dei luoghi santi, dei pellegrini e del conseguente fiume di denaro che scorre in Palestina. Vestiti con la tunica bianca sormontata dalla croce rossa, i Cavalieri devono sottostare a regole durissime. Inibito qualsiasi contatto con le donne: non si può baciare nemmeno la propria madre. Abolito tutto ciò che è divertimento: vietato perfino parlare senza motivo.
I Templari però non sono soltanto soldati: grazie ad una organizzazione già modernissima e a generosi lasciti l’Ordine in pochi anni acquisisce terre, castelli, casali.
Costituisce in tutto il Mediterraneo -isole comprese- insediamenti agricoli ed economici. Gradualmente questi possedimenti diventano teste di ponte per i regni crociati d’Oltremare.
In epoca normanna, dopo il 1139, i Cavalieri approdano nel Sud Italia, aprendo le loro domus gerosolimitane soprattutto in Puglia, con la sede più importante a Barletta. In questa stessa fase arrivano anche in Sardegna e anche dalle nostre parti non pagano le tasse perchè esentati da Papa Innocenzo II proprio dal 1139.
Questo beneficio consente loro di finanziare e far costruire decine di chiese, monasteri e roccaforti nell’isola, rifugi per i pellegrini e centri di alchimie.
Il percorso sulle loro tracce in Sardegna non può che iniziare quindi dalle chiese, e riserva magnifiche sorprese.
Intraprendiamo questo viaggio a Bulzi, nella chiesa-orologio di San Pietro delle Immagini, teatro sacro di meraviglie insospettate.
Nota anche con la denominazione di “Su Rughifissu”, il crocefisso, per via del gruppo ligneo duecentesco della Deposizione, ora ospitato nella Parrocchia di Bulzi. Una copia del pannello è esposta sul lato sinistro del transetto, vicino all’antica acquasantiera con il fusto ricavato da un tronco d’albero fossilizzato proveniente dalla vicina foresta pietrificata.
Situata a tre km dal paese, nella vallata del Silanis, mostra un articolato sistema realizzato con antiche sapienze orientali che scandisce il passare del tempo religioso.
Le luci arrivano da aperture sui muri laterali e rischiarano l’interno con sprazzi a volte impercettibili e a volte più intensi.
I fasci illuminano quelli che in passato erano i luoghi di lavoro dei monaci e scandiscono le ore, sempre con un alone enigmatico.
Nella chiesa sopravvive infatti un labirinto di allegorie: strade tortuose, lastricate di metafore spesso oscure che toccano le strisce policrome sulla volta dell’abside e nelle navate laterali. Sentieri dell’intelletto che sembrano evocare gialli medievali.
Accogliendo la sfida che giunge fino a noi dalla profondità del Medioevo, tentiamo di riconoscere e decifrare i simboli, sopratutto numerici e apocalittici, presenti all’interno e all’esterno di questa chiesa.
Il segno della Trinità, il numero 3, è riconoscibile nel numero delle monofore dell’abside che permettono a tre fasci di luce di illuminare l’altare, fondendosi con altri due, due come la duplice natura di Cristo – provenienti dalle monofore del transetto.
La luce e l’ombra, ripresi dalla bicromia delle volte a botte del transetto e dal catino dell’abside, si uniscono a formare una penombra diffusa che rende facile la meditazione e la preghiera. Usciamo dalla chiesa attraverso la porticina laterale e vediamo ai suoi lati, incise sulla pietra, due meridiane, unici orologi per i monaci che regolavano la loro giornata di lavoro e di preghiera con il sorgere del sole, e con il tempo necessario alla recita di determinate orazioni.
Sollevando lo sguardo verso la parete del transetto osserviamo, sbalzato sotto il secondo archetto, il segno della fine, l’omega.
Qui, a ridosso della parete, recenti scavi hanno messo in luce antiche sepolture; le ossa che erano in alcune di esse trovano ora riposo all’interno dell’edificio, sotto la lastra di granito ai piedi dell’altare, nella stessa fossa probabilmente già ultima dimora di qualche Abate, e ormai violata da secoli.
Nella facciata il gioco di numeri è ancora più evidente: i numeri 3 e 2 sono presenti ovunque … basta cercarli.
È un richiamo continuo, ossessivo, che ci porta a riflettere come sia riduttivo fermarsi alle apparenze. Nella formella dell’architrave del portone di ingresso, tre figure sommariamente scolpite contrastano con l’eleganza della facciata: non si sa esattamente quale sia il loro significato, ma è ragionevole pensare che l’ignoto scultore, probabilmente un monaco, abbia voluto rappresentare S. Benedetto sorretto, in punto di morte, da due discepoli, così come vuole la tradizione. Forse la formella risale al primo ampliamento, ed è possibile che i monaci l’ abbiano voluta conservare ed evidenziare a perenne ricordo dei loro confratelli ai quali, probabilmente, dovevano anche la fondazione dell’adiacente monastero.
Le origini e le basi di San Pietro delle Immagini risalgono infatti a prima dell’anno Mille ma la chiesa assume l’attuale stile romanico-pisano dopo lo sbarco dei Templari nell’Isola: stile che nelle sue pietre si coniuga in un’incredibile bellezza, con caratteristiche architettoniche in grado di documentare perfino i solstizi e gli equinozi.
Sono evidenti i criteri della costruzione che presupponevano conoscenze nel taglio delle pietre, nell’astronomia sacra, nel simbolismo, nella liturgia, nell’arte e nella matematica, tutte discipline perfettamente dominate dai Templari.
Possiamo vedere ogni parte del giorno nei quattro tempi dell’anno: il momento di maggiore intensità mistica arriva la sera, quando la luce indica il tempo di compieta, ultima preghiera del dì, corrispondente in questo periodo alle ore 16:00.
Non sono questi, però, gli unici segni dei Cavalieri. San Pietro sorge in fondo ad un percorso monastico, dedalo di strade per i pellegrini, lungo il quale spiccano altre chiese del nord Sardegna. A poca distanza, la chiesa fortezza di San Pancrazio, a Sedini, altro centro dei Templari.
Se infatti queste due chiese sono gli emblemi più vistosi dell’Ordine nell’Isola, ci sono tanti altri luoghi che parlano delle loro gesta: San Giorgio, a Perfugas
E San Leonardo di Siete Fuentes, dove sorge un tempio di antica nobiltà.
San Nicola di Silanis, ormai distrutta,
La splendida Basilica di Saccargia:

La perla della Sardegna è comunque San Pietro delle Immagini, con le raffigurazioni esterne e, soprattutto, con il gruppo ligneo, ora custodito nella chiesa al centro di Bulzi, un tempo posizionato all’ingresso di San Pietro. Non un semplice crocefisso ma, forse, l’opera sacra più importante di tutta l’Isola.
Perchè allora non deviare un pò dai percorsi più classici per scoprire una perla quasi sconosciuta?
Prossimamente vi porteremo virtualmente a scoprire la più importante chiesa romanica della Sardegna e una delle più notevoli d’Europa: San Gavino a Porto Torres.

da www.unblogindue.it