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lunedì 15 febbraio 2010

La chiesa Templare di Santa Maria di Norbello


La presenza dei Templari in Sardegna è accertata a partire dal XII secolo in tutti i giudicati. Nel giudicato di Torres furono introdotti da Gonario II al suo ritorno dalla Terrasanta, mentre nel giudicato d’Arborea arrivarono dopo il matrimonio di Barisone I con la giovanissima Agalbursa di Bas, imparentata con la famiglia dei Torroja, cui apparteneva Arnaud, Maestro Generale del Tempio dal 1180 al 1184. Nella scorta della sposa erano sicuramente presenti alcuni cavalieri rossocrociati e la numerosa colonia catalana stabilitasi in seguito sull’isola favorì, senza dubbio, l’insediamento dell’Ordine.
Agli inizi del XIII secolo, i Templari furono incaricati dal papa Innocenzo III di esigere il censo dovuto dai sardi alla Santa Sede.
E’ anche certo, e ve n’è conferma dalla lettura della bolla “Fratribus Militiae Templi per Sardiniam constitutis” emanata da Innocenzo IV, che nel 1249 i Templari erano fortemente radicati sul territorio. Nel 1291 fu persino celebrato un concilio, convocato dall’arcivescovo di Cagliari per espressa disposizione del pontefice Nicolò IV, in merito alla questione dell’unificazione degli ordini militari.

Nonostante l'impegno di storici e ricercatori, l'analisi dei documenti disponibili e le verifiche condotte presso i siti non hanno ancora portato ad identificare, con chiarezza, la consistenza e la dislocazione delle proprietà templari nell’isola, tant'è che, ad oggi, sono ancora rarissimi gli insediamenti riconosciuti. Tra questi, la chiesa di Santa Corona de Rivora (o d’Errivora) presso l’odierna Riòla Sardo, località del giudicato d’Arborea, alla quale è possibile associare l’esistenza di una precettoria.
Vi è però una chiesetta le cui singolari caratteristiche, collegate a rilevanti indizi, consentono di ipotizzarne il possesso o quantomeno la vicinanza all’Ordine del Tempio.


Esiste in Norbello, grazioso paesino dell’entroterra nell’attuale provincia di Oristano, una chiesa dedicata a Santa Maria della Mercede, un piccolo edificio in stile romanico realizzato su una necropoli alto-medievale risalente al VI–VII secolo. Il periodo della costruzione è compreso fra la seconda metà del XII secolo e i primi decenni del XIII. Al suo interno compaiono iscrizioni dedicatorie intervallate da croci, tutte dipinte in minio rosso, venute alla luce durante recenti lavori di restauro e consolidamento che ne certificano l’età. La datazione delle pitture deriva dalla relazione dei tecnici della Soprintendenza ed è confermata dai pareri di notissimi docenti universitari quali Renata Serra e Roberto Coroneo. I documenti storici la segnalano nella disponibilità della famiglia Puddu, un esponente della quale, divenuto padre mercedario, avviò nella chiesa, attorno al 1770, il culto della Madonna della Mercede.

Dell’esistenza della chiesa di Sancta Maria de Norgillo si ha notizia nel Condaghe di Santa Maria di Bonarcado alla scheda n.126, il cui contenuto è collocabile tra il 1164 e il 1171. Una seconda scheda, la n.174, riporta un atto datato 1229 menzionante, fra i testimoni, Barusone Pinna e Dorgotori de Sogos, nomi che appaiono simili a quelli dei due personaggi citati nelle scritte dedicatorie presenti nella chiesa. Quest’ultimo, Dorgotori de Sogos, viene indicato come “curatore de Norghillos”, anche se, in realtà, le iscrizioni della chiesetta nominano un Dorgotorio Pinna. Fatto indiscutibile, è che compare sicuramente il nome di Barisone Pinna. Dal contenuto di queste dediche è possibile supporre il restauro della chiesa da parte dei due committenti, appartenenti, con tutta probabilità, ad un ordine di crociati.


Un aspetto del tutto insolito, sul quale è lecito avviare congetture, è che croci e scritte sono rimaste a lungo celate sotto il manto d’intonaco che avvolgeva le pareti e che, una volta demolito, ha svelato le immagini sottostanti.
Ma chi fu a ricoprire le pitture? E soprattutto, perchè? Damnatio memoriae o semplice occultamento in attesa di tempi migliori?
Secondo alcuni documenti del 1919 sembra che all’epoca del restauro l’arcivescovo di Oristano, E. M. Piovella, fosse già al corrente dell’esistenza di dipinti nascosti e che, pertanto, raccomandasse di adottare nell’operazione la massima perizia. La prima ad effettuare la sensazionale scoperta fu comunque Bianca Miselli, studiosa ed animatrice culturale, la quale individuò le croci sotto uno strato di intonaco del secondo dopo-guerra.

La chiesa di Santa Maria, piccola e ad unica navata, è la classica chiesetta romanica della Sardegna; classica sia nelle forme architettoniche che nei materiali utilizzati per l’edificazione. Come accennato, le pareti interne presentano scritte e disegni che si alternano tra dieci grandi croci rosse graffite di tipo “templare”, inserite in clipei ed equamente distribuite sui due muri maggiori. Tali croci, tutte di forma latina, rimandano in maniera inequivocabile alla croce raffigurata sul sigillo del precettore d’Aquitania. L’analogia, per nulla casuale, è supportata dalla presenza, nella parte inferiore, del cosiddetto “ardiglione” (che non è altro che la punta della spada), palese riferimento al carattere militare dell’istituzione. Tra i disegni sono pure riconoscibili dei cavalieri stilizzati ed alcuni simboli dell’apparato iconografico cristiano, come l’asinello e i pesci. Altrettanto significativa e degna di rilievo è la presenza della caratteristica croce intrecciata, simbolo di chiara influenza cistercense.


Maria Cristina Cannas, studiosa cagliaritana, autrice del libro “Nel segno della croce – Le pitture murali della chiesa di Santa Maria della Mercede a Norbello”, ritiene che le immagini disegnate sulle pareti dell’edificio rappresentino un rito di consacrazione da parte di due templari, identificati in Barisone e Dorgotorio Pinna. I due crociati costruiscono o meglio, restaurano e consacrano la chiesa, con una simbologia che è tipica templare. Secondo l’autrice c’è poi un particolare significato nella croce racchiusa dentro la mandorla e nell’asinello che la sostiene. Affiora, così, una finalità quasi penitenziale, ipotesi avvalorata proprio dalla presenza dell’asino, animale spesso associato ai valori della semplicità e della povertà, dell’umiltà e della penitenza. Sono molteplici i simboli riprodotti lungo le due pareti ma tutto l’insieme viene letto come un itinerario, una serie di stazioni del viaggio di purificazione compiuto dal cavaliere cristiano.

Sia la tipologia che il colore delle croci, la loro foggia propriamente militare, la presenza del caratteristico nodo cistercense, per logica attinenza non possono che orientare le ricerche verso l’Ordine Templare. Anche l’intitolazione mariana della chiesa non può essere considerata del tutto occasionale. Pur in mancanza di documenti certi, l’appartenenza al Tempio di Santa Maria di Norbello appare quindi possibile ed anche molto probabile.
Per quanto riguarda l’esistenza di possedimenti templari nella zona interessata, è utile rammentare che all’epoca del tragico epilogo il papa Clemente V affidò all’arcivescovo d’Arborea, Oddone Sala, uomo particolarmente legato al pontefice, il mandato di inquisire i Templari che risiedevano nelle diocesi di Arborea, Cagliari e Torres. Allo stesso tempo, il delicato incarico di amministrare i beni confiscati ai Templari fu assegnato, non a caso, al vescovo di Bosa, Nicolò.

venerdì 12 febbraio 2010

L'Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”


Fondata nel 1906


invita

NEL NOME DI GIORDANO BRUNO
il valore laico della libertà
mercoledì 17 febbraio 2010 – ore 16.45
Roma - Piazza Campo dei Fiori



alla commemorazione – convegno

Cerimonia deposizione corone
partecipazione della Banda Musicale del Corpo di Polizia Municipale del Comune di Roma

Saluti
on.Umberto Croppi, Assessore alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma
Bruno Segre, presidente onorario Associazione Nazionale del Libero Pensiero “Giordano Bruno”

Interventi
Maria Mantello (Giordano Bruno: la forza della ragione - il coraggio della libertà )
Andrea Frova (l’infinito cosmico di Bruno nei suoi attuali sviluppi)
Luigi Lombardi Vallauri (Il diritto umano alla libertà di pensiero ha vinto a Strasburgo)


partecipazione artistica
Fabio Cavalli (Centro Studi Enrico Maria Salerno)

parole e musica
Geovani Ciconte, Filippo Bizzaglia, Alessandra De Angelis, Daria Giacomini, Fabiola Perna

presenta: Antonella Cristofaro


giovedì 11 febbraio 2010

Gran Loggia 2010 - Rimini 26/28 Marzo 2010


Il Gran Maestro Gustavo Raffi ricorda l'assassinio di Lando Conti


Firenze, 10 feb. - (Adnkronos) - ''A quasi 25 anni da una morte irragionevole e mai chiarita, nel pantheon della libertà la Libera Muratoria rende onore a uno dei suoi figli più cari e più liberi: Lando Conti. Lo ricordiamo come uomo del dialogo e di profonda sensibilita', esempio di tolleranza e ragione applicata alla politica contro quella che lui definiva l'egemonia come uniformita'. La storia ha dato ragione a quell'uomo buono che vive nei nostri cuori. Il piombo della violenza cieca non potra' cancellarne il ricordo''. Cosi' Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia ricorda Lando Conti, ucciso dalle Brigate Rosse il 10 febbraio del 1986 con diciassette colpi di pistola mentre scendeva, in automobile, dalla sua casa all'Olmo, sulle colline fiesolane, alle porte di Firenze. Conti stava andando in consiglio comunale, aveva solo 52 anni e lasciava la moglie e quattro figli.

''Compiuti i suoi doveri di imprenditore e di politico nei quali metteva la passione di chi e' abituato a lottare per gli ideali - sottolinea il Gran Maestro del Goi - erano la famiglia e gli amici la sua ricchezza. Si rifugiava negli affetti veri, che lo aiutavano a coltivare la speranza insieme al verde e al silenzio della casa dell'Olmo. Sapeva declinare ogni giorno, in maniera gioviale, quei principi di umanita' e di fratellanza che la famiglia gli aveva insegnato attraverso il pensiero repubblicano e la scuola di vita della Massoneria''.

''Fratello massone della Loggia ''Abramo Lincoln'' del Grande Oriente d'Italia, oggi ''Lando Conti'', e repubblicano convinto, Lando - sottolinea ancora Raffi - testimonio' con la vita e con le opere che la politica deve operare per il bene di tutti e mai a vantaggio di una parte sola. La sua lezione di profonda umanita' ci fa ancora strada''.

L'ALDOPARLANTE di Aldo Chiarle


“Per non dimenticare”: anche la Massoneria del Grande Oriente d’Italia ha ricordato il “Giorno della memoria” con una dichiarazione del Gran Maestro, Gustavo Raffi: “Non dimentichiamo mai la tragedia immane vissuta dal popolo ebraico. Il genere umano, per colpa della follia nazista, è precipitato in un dramma indicibile contro la dignità ed il rispetto dovuti ad ogni uomo. Per questo è nostro dovere ricordare per ribadire e diffondere la verità su quanto accaduto. È nostro dovere educare le giovani generazioni al rispetto, all’amore, alla fratellanza, alla solidarietà. La Massoneria da secoli propugna questi principi ed opera perché siano patrimonio di tutti. Come scrisse il nostro Fratello Rudyard Kipling in una pagina memorabile, nei nostri Templi siedono uno accanto all’altro fratelli portatori di filosofie, religioni, esperienze diverse, per lavorare tutti assieme, ma ognuno a partire dalla propria diversità, alla costruzione del bene comune. Perché ciò che rende gli Uomini liberi è proprio la possibilità di vivere secondo le proprie convinzioni”.

di Aldo Chiarle, da l'Avanti!

domenica 7 febbraio 2010

161a Tornata di Loggia - Venerdì 19 Febbraio 2010


Carissimo Signore e Fratello,

Sei cordialmente Invitato a Partecipare alla 161a Tornata di questa Loggia che si Terrà presso il Tempio n ° 4 della Casa dei Liberi Muratori di Piazza Indipendenza 1 a Cagliari, il prossimo Venerdì 19 Febbraio 2010, alle ore 19,45 per le ore 20.15.

Durante questa Tornata verrà data lettura della Prima Sezione della Terza Lezione Emulation.

Scarica l'Agenda dei Lavori dall'area Riservata.

Su comando del Maestro Venerabile.

Sinceramente e Fraternamente

Ven. Fr. G.M., Segretario

venerdì 5 febbraio 2010

Esoterismo, Simbolismo, Musica


San Severo 13 febbraio 2010
Esoterismo, Simbolismo, Musica.

L'Associazione "Luigi Zuppetta" di San Severo ha organizzato per il 13 febbraio, alle ore 18,30, un convegno dal titolo "Tracce di esoterismo e simbolismo nella musica".

Patrocinata dal Comune di San Severo, l'iniziativa si svolgerà nell'Auditorium del Teatro Comunale "Giuseppe Verdi", in Corso Garibaldi, in collaborazione con il Grande Oriente d'Italia, il Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili della Puglia e la Loggia "Pitagora" n° 923 di San Severo.

Partecipa il Venerabilissimo Gran Maestro Aggiunto, il Fr. Massimo Bianchi.

Leggi il programma

Alla fine del convegno è prevista una cena. Costo a persona 35 euro.

Info e prenotazioni alla segreteria organizzativa: ciro.desinno@tin.it

Medicina: il contributo dei massoni toscani.



La casa massonica fiorentina del Grande Oriente d'Italia, in Borgo degli Albizi 18, ospita il 13 febbraio, alle ore 15, il convegno del Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili della Toscana su "Il corpo umano: studio, rappresentazione e cura nella tradizione dei massoni toscani - I casi di Antonio Cocchi, Paolo Mascagni e Alcide Garosi".

Dopo l'introduzione di Moreno Milighetti, vicepresidente del Collegio, intervengono: Delfreo Bianchi, Bruno Frediani, Massimo Gulisano, Fabio Reale, Carlo Maria Rotella e Riccardo Viligiardi.

Le conclusioni sono state affidate a Stefano Bisi, presidente circoscrizionale della Toscana. Presenta Francesco Borgognoni, Bibliotecario del Collegio.

Testamento biologico, diritti e libertà di scelta


Convegno della Lidu con esponenti della massoneria toscana.

Si tiene il 6 febbraio (ore 15) all'Hotel Alexander di Firenze (Viale Guidoni 101) il convegno della Lidu su "Il diritto alla vita, la libertà di decidere, il testamento biologico".

La Lega Italiana dei Diritti dell'Uomo (Lidu) deve per lo più la sua storia e attività per la nascita e la difesa dei diritti civili ad esponenti della Massoneria italiana, primo tra tutti il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Ernesto Nathan.

Il convegno di Firenze è una delle tante iniziative messe in campo dall'associazione su temi di attualità di grande interesse sociale.

Dopo il saluto di Olinto Dini, presidente della Sezione fiorentina della LIDU (organizzatrice dell'incontro) intervengono Antonio Panti, Luigi Aricò, Pietro Bayeli, Giovanni Barbagli, Piero Cioni, Adriano Peris e Alfredo Zuppiroli.

Modera Riccardo Viligiardi, oratore del Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili della Toscana.

Scarica il programma

Info: Olinto Dini o Riccardo Viligiardi

Dibattito su Radio Radicale sul progetto di legge sul testamento biologico oggetto di discussione parlamentare

Per saperne di più sulla Lidu


Nuova edizione del Tg del Grande Oriente d'Italia


Nuova edizione del Tg sui rapporti tra scienza ed etica.

Il tema dei rapporti tra scienza ed etica è al centro della nuova edizione del Tg. Un argomento molto sentito dai liberi Muratori e al quale il Collegio dei Maestri Venerabili della Toscana ha dedicato la tavola rotonda: "Scienza ed etica: un dialogo per la vita" che sì è tenuta a Pisa lo scorso 30 gennaio.

Hanno partecipato al confronto alcuni tra i massimi pensatori ed opinionisti del momento: il teologo Vito Mancuso, il matematico Giorgio Israel, l'esperto di bioetica Mauro Barni, ed il chirurgo e senatore Ignazio Marino.

Il telegiornale si chiude con l'annuncio della Gran Loggia 2010 che si terrà a Rimini dal 26 al 28 marzo e che avrà come titolo "Etica della libertà, etica della responsabilità".


Clicca qui per vedere

domenica 31 gennaio 2010

Un geniale Principe maledetto


Trecentesimo anniversario della nascita di Raimondo Di Sangro, Principe di Sansevero - Prima parte

di Roberto Santucci

Un personaggio controverso, additato come stregone, pazzo sadico, vicino come pochi all’icona diabolica, temuto e maledetto dal popolo e dalla stessa aristocrazia conservatrice, ma in realtà uomo di vasta cultura, di illuminato intelletto e una sete di conoscenza infinita, geniale applicatore nella realtà di tutte le nozioni apprese.

Il principe Raimondo Di Sangro, VII Principe di Sansevero, nacque trecento anni fa, il 30 gennaio del 1710 a Torremaggiore, Foggia, ma divenne napoletano a tutti gli effetti, da quando a 20 anni andò ad abitare nel palazzo di famiglia, nei pressi di Piazza S.Domenico Maggiore, per non abbandonare mai più questa città.

La madre morì giovanissima, quando il piccolo aveva poco meno di un anno, ma il legame inconscio con l’impossibile ricordo di lei rimase forte; altrettanto importante fu la figura del padre che, pur avendo avuto una vita dissoluta tra amori, delitti e carcere, prese alla fine i voti e rinunciò a diventare Principe di Sansevero. Il vincolo, pur apparentemente senza basi, con i suoi genitori è talmente importante da ritrovarli, poi, rappresentati in due delle opere più importanti della Cappella di famiglia.

A 10 anni Raimondo fu preso in cura dal nonno Paolo (VI principe), che lo avviò agli studi e gli passò, alla sua morte, il titolo. Da subito si notò una grande passione per il sapere: retorica, filosofia, scienze, fisica, matematica, greco, latino, tutto era fonte di attrazione per la mente del giovane principe.

Preso possesso del Palazzo di famiglia a Napoli nel 1730, continuò i suoi studi e iniziò la strada della sperimentazione che gli portò tanta fama e diffidenza, entrando a far parte della Scuola Alchemica napoletana. Nel 1744 entrò a far parte della Massoneria, della quale scalò ben presto le gerarchie diventando Gran Maestro di tutte le Logge napoletane, cosa, questa, che ha dato la stura all’interpretazione in chiave simbolica del suo testamento spirituale, la Cappella.

Una svolta importante si ebbe nel 1751; quando Papa Benedetto XIV ordinò lo scioglimento delle logge, Carlo III non potè far altro che emettere un editto che bandiva la massoneria dal regno; Di Sangro fece una mossa, consegnare al Re la lista dei componenti le logge, che se da un lato salvò tutti i confratelli –il sovrano non ebbe il coraggio di punire buona parte dell’aristocrazia napoletana e li redarguì semplicemente– dall’altro lo fece diventare inviso alle alte sfere della massoneria italiana ed europea e ciò pesò negativamente dopo la sua morte, se è vero, come sembra, che i parenti distrussero buona parte dei documenti e studi riferibili alla massoneria, proprio per paura di rivalse nei loro confronti, facendoci perdere così importanti informazioni su eventuali invenzioni che avrebbero potuto anticipare di qualche secolo molte scoperte.

Nel suo palazzo il Principe Raimondo passava buona parte del tempo a fare esperimenti di ogni genere, solo ad ideare o proprio a mettere a punto le sue invenzioni, delle quali abbiamo notizia soprattutto tramite uno scritto da lui stesso redatto: la “Lettera Apologetica dell'Esercitato accademico della Crusca contenente la difesa del libro intitolato Lettere di una Peruana per rispetto alla supposizione de' Quipu scritta dalla Duchessa di S… e dalla medesima fatta pubblicare” , in cui descrive alcuni dei suoi progetti, non è dato sapere se tutti realizzati o meno.

Tra questi spiccano Il Palco Pieghevole, usato, sembra, durante una rappresentazione teatrale presso il collegio gesuitico in cui l’allora diciannovenne Raimondo studiava; il Cannone Leggero fabbricato utilizzando una lega metallica leggera al posto del pesante bronzo; un mantello “impermeabilizzato” regalato al re Carlo III; la Carrozza marittima –di cui esiste un disegno e una cronaca di “navigazione”– somigliante ad una carrozza normale ma con cavalli di sughero e, al posto della ruote, delle pale; la stampa a più colori realizzata con “una unica passata di torchio”, impensabile all’epoca.

Ma più interessanti furono i suoi studi nell’ambito delle scienze naturali e della chimica, come gli esperimenti sulla palingenesi, segretissimi e di cui, purtroppo, nessuna documentazione certa ci è pervenuta; sulla realizzazione di gemme artificiali in tutto e per tutto uguali a quelle originali; sulla pittura oloidrica, che riusciva a mantenere inalterata la brillantezza dei colori e utilizzata per la realizzazione degli affreschi della Cappella, ancora perfettamente limpidi e vivi dopo centinaia d’anni e nessun restauro; sui marmi alchemici, marmi e stucchi sintetici o anche sistemi di marmorizzazione, di cui sono rimaste testimonianze, ancora nella Cappella, sia in parte del pavimento dove esistono tracce di un cordone marmoreo ininterrotto, sia, come pare ormai assodato, nella sublime opera del Cristo Velato (e probabilmente anche nelle altre due opere più famose, la Pudicizia e il Disinganno).

Da due sue lettere ci si può rendere conto di quanto le conoscenze del Di Sangro fossero molto più avanzate di quelle dei suoi contemporanei.
In una, illustra le cure prestate ad un paziente –pare fosse uno zio– affetto da un male allora sconosciuto ai medici, il carcinoma allo stomaco. Il Principe racconta di aver utilizzato un estratto di pervinca, descrivendo poi come il paziente reagisse alla terapia perdendo i capelli; ricordiamo che le attuali cure oncologiche prevedono somministrazioni di sostanze derivanti dalla vinca rosea, la vinblastina e la vincristina.
Nella seconda, racconta di aver scoperto che un minerale “cristallino e luminescente al buio” datogli in dono dal Re di Prussia, opportunamente ripulito, provocava la morte di alcune farfalle esposte a queste pietre, ma sperimentò che frapponendo una lastra di piombo gli insetti restavano in vita; chiamò ciò che proveniva da quel minerale il “raggio-attivo”. Solo 150 anni più tardi, i coniugi Curie avrebbero isolato il Radio e scoperto la radioattività utilizzando materiale grezzo estratto in Boemia.

E’ chiaro che tutte queste invenzioni e sperimentazioni, siano esse reali o no –del resto ne abbiamo notizia solo da suoi scritti–, sono di una modernità sconvolgente e nella Napoli del settecento potevano spaventare, non solo il popolo ma soprattutto l’aristocrazia del tempo.
Raimondo di Sangro discendeva per parte di madre da una famiglia di intellettuali, mecenati di Vico e Solimena e da parte di padre da una delle famiglie più potenti del tempo, ricca di condottieri dell’esercito spagnolo e con il nonno Paolo nominato Grande di Spagna di Prima Categoria, titolo estensibile a tutti i discendenti maschi.
Queste radici, da un lato, lo portarono ad approfondire tutta la cultura, anche quella di autori come Bayle, Shaftesbury, Collins, che esaltavano la tolleranza religiosa e la libertà di pensiero, o a dedicare la sua attenzione alle idee illuministe sul superamento dei dogmi nel campo della religione, della filosofia, della scienza, dall’altro lo ponevano, suo malgrado, tra quella élite nobiliare che faceva della vita di corte e dei privilegi feudali l’argomento principale delle proprie conversazioni.

Qui nasce la rottura, un Principe troppo vicino alla borghesia o ai liberi pensatori creava malumore e discredito presso gli aristocratici dell’epoca, da parte del Di Sangro c’era, invece, la ferma intenzione di considerare nobili l’ingegno, la virtù ed l’onestà, uniamo a ciò la grande voglia di stupire i suoi contemporanei, alimentando la sua fama di essere diabolico invece di smentirla e la messa all’indice diventa cosa facile, oltre che opportuna.
Pochissime prove concrete delle sue scoperte e delle sue invenzioni ci sono giunte: accortezza del Principe che non vi fossero tracce a smentire la sua fama di anima nera, o furono davvero i parenti a distruggere tutto dopo la sua morte? L’ennesimo mistero che Raimondo Di Sangro si è portato nella tomba.

Anche intorno alla sua morte, o meglio, ciò che successe dopo di essa vi è una leggenda in linea con la sua aura maledetta e diabolica.
Si narra che il Principe, vista vicina la sua fine, diede mandato che dopo di essa, il suo corpo fosse tagliato a pezzi e chiuso in una cassa, probabilmente insieme con una pozione da lui inventata, che si sarebbe dovuta aprire solo dopo un preciso lasso temporale, in modo che lui ne uscisse di nuovo vivo; così fu fatto, ma la sua famiglia trovò la cassa troppo presto e l’aprì credendo di trovarci chissà quali tesori, ne uscì il corpo del defunto ancora in via di “composizione”, che guardò gli astanti con occhi atterriti e si disfece in un urlo agghiacciante.

Solo una leggenda, ovviamente, mentre ben reale fu il suo testamento, in cui lasciò precise indicazioni agli eredi, di non modificare alcunché all’interno della Cappella gentilizia.
Questo ci porta a quella che è, in pratica, la sua opera più grande, il suo “progetto iconografico” cui dedicò buona parte della sua vita e tutti i suoi averi e che ha voluto preservare, nella sua interezza, ai posteri...

(continua)

venerdì 29 gennaio 2010

Il misterioso Tempio Massonico del Parco di Villa Finzi a Milano


Un tempio massonico, sotterraneo, piccolo gioiello del Neoclassicismo lombardo, edificato nell’Ottocento dalla famiglia Batthyany e poi abbandonato nell’incuria e nel degrado.
L’ultima trincea per difendere la Milano dell’arte passa da qui: Parco di Villa Finzi, quartiere di Gorla, a pochi passi da viale Monza.
Sopra una collina, all’interno di una cavità artificiale, si nasconde il Tempio della Notte, unico esempio a Milano di architettura massonica ipogea. Per la prima volta, il tempio è stato aperto al pubblico in occasione del Solstizio d’Inverno.
L’iniziativa, promossa da Legambiente e dalla Scam (Associazione Speleologia Cavità Artificiali Milano) rientra nell’ambito della campagna «Salva l’arte» per il recupero e la valorizzazione dei beni artistici minori, poco conosciuti e per questo dimenticati.
Come il Tempio della Notte, ridotto a discarica e rifugio per drogati, senza che nessuno ne sapesse l’esistenza. Fino a quando, lo scorso settembre, Legambiente e la Scam non hanno smurato un ingresso al tempio, e con il contributo dei volontari e delle autorità locali coinvolte nella campagna «Puliamo il mondo», lo hanno in gran parte ripulito.
«L’obiettivo è di continuare il lavoro di recupero, inserendo un programma di visite periodiche – spiega Franco Beccari, responsabile di Legambiente Milano –. Faremo una proposta al Comune per la valorizzazione di questo luogo, che è unico nel suo genere e per questo va tutelato».
A pianta circolare, il tempio ha una struttura a doppia parete e copertura a cupola, comunicante con l’esterno attraverso un oculo sommitale dal quale proviene la luce. Alla muratura interna sono addossate otto colonne in marmo bianco con capitelli di ordine corinzio. Il primo avvistamento risale al 2005, quando lo speleologo Andrea Thum della Scam notò nel Parco di Villa Finzi un’apertura circolare coperta da una grata. Sopraluoghi successivi portarono alla luce una grotta, fatta di mattoni e blocchi di conglomerato, che conduceva a un tempio sotterraneo.
Da fonti storiche risulta che la grotta e il tempio furono edificati per volere del conte Antonio Giuseppe Batthyany che acquistò la proprietà nel 1829. Alla famiglia Batthyany si deve l’impianto neoclassico della villa, il giardino paesaggistico, il lago, la grotta e, all’interno di una cavità artificiale un tempo utilizzata come ghiacciaia, la costruzione del Tempio della notte. «La struttura rientra in un complesso progetto architettonico, astronomico e simbolico legato alla massoneria e alla moda del giardino all’inglese del XIX secolo» spiega Claudia Ninni, architetto e socia della Scam, che sottolinea come la scelta di aprire il tempio domani, 20 dicembre, giorno del Solstizio d’Inverno, risponda a una logica precisa: «Secondo i nostri studi, durante i solstizi la luce filtra dalla cupola in modo particolare, tale da illuminare una delle nicchie del tempio». Oggi le nicchie sono vuote, ma all’epoca dovevano ospitare delle statue, o essere deputate a qualche rito propiziatorio.


( tratto da Il Giornale)

160a Tornata di Loggia - Venerdì 5 Febbraio 2010


Carissimo Signore e Fratello,

Sei cordialmente Invitato a Partecipare alla 160a Tornata di questa Loggia che si Terrà presso il Tempio n ° 4 della Casa dei Liberi Muratori di Piazza Indipendenza 1 a Cagliari, il prossimo Venerdì 5 Febbraio 2010, alle ore 19,45 per le ore 20.15.

Durante questa Tornata verrà data lettura della Quinta Sezione della Seconda lezione Emulation..

Scarica l'Agenda dei Lavori dall'area Riservata.

Su comando del Maestro Venerabile.

Sinceramente e Fraternamente

Ven. Fr. G.M., Segretario

giovedì 28 gennaio 2010

Cagliari 30 gennaio 2010 - Giornata della Memoria


Giornata della Memoria. Celebrazioni del Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili della Sardegna con il Gran Segretario del Grande Oriente d'Itali, Fr. Giuseppe Abramo.

Le vittime del nazismo, del fascismo, dell'Olocausto e quanti hanno protetto i perseguitati a rischio della propria vita saranno ricordati dalla Massoneria Sarda il 30 Gennaio 2010 con una Giornata della Memoria nella casa massonica cagliaritana a Palazzo Sanjust (Piazza Indipendenza 1).

L'appuntamento è fissato alle ore 16 con una conferenza del Gran Segretario del Grande Oriente d'Italia, il Fr. Giuseppe Abramo, su "Le origini dell'antisemitismo".

Seguirà la proiezione del film "Memoria. I sopravissuti raccontano" del regista Ruggero Gabbai.

L'ingresso è libero.

Scarica il programma della manifestazione


"Istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti" pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 177 del 31 luglio 2000.

Art. 1.
1. La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonchè coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

Art. 2.
1. In occasione del "Giorno della Memoria" di cui all’articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinchè simili eventi non possano mai più accadere.

Legge 20 luglio 2000, n. 211

ERASMO NOTIZIE


E' online l'ultimo numero di ERASMO NOTIZIE, il Bollettino d'informazione del Grande Oriente d'Italia.

(Leggi la versione in pdf)