lunedì 21 febbraio 2011
Intervista ad Alessandro Cecchi Paone
Merano: Seminario di Studio del Secondo Grado
giovedì 17 febbraio 2011
1861-2011, l'Unita' d'Italia - I Fratelli Tricolore
Tanti massoni tra i protagonisti del Risorgimento. Dai triumviri del governo provvisorio a Garibaldi
Sua Altezza Francesco Stefano di Lorena, Tommaso Crudeli, Antonio Cocchi, il marchese Piero Torrigiani, i triumviri Giuseppe Montanelli, Giuseppe Mazzoni e Francesco Domenico Guerrazzi, il fornaio rivoluzionario Giuseppe Dolfi, il «Barone di ferro» Bettino Ricasoli, Adriano Lemmi, Giuseppe Garibaldi, Ferdinanzo Zanetti, il chirurgo che gli estrasse la pallottola dalla gamba ferita sull’Aspromonte. E Giuseppe Mazzini. Tutti massoni e un carbonaro (il Mazzini). La storia del Risorgimento, della costruzione dell’unità d’Italia, è fatta anche dalla massoneria, presenza costante in Toscana nel Settecento e nell’Ottocento. Capitale della Fratellanza fu per continuità Livorno, dove gli ebrei dettero un apporto importante alle logge, e l’università pisana fu un altro fulcro delle attività. Ma per importanza il primato di anzianità spetta a Firenze. Fu in riva all’Arno, infatti, che nacque la prima loggia italiana.
È il 1732 e il maestro Sewallis Shirley, inglese, come quasi tutti i massoni dell’epoca, scrive ad Antonio Cocchi, medico, specialista in anatomia: «A tutti i Fratelli dell’Onorabilissima società dei framassoni, saluti. Per mezzo di questi segni e dei simboli vi è richiesta la presenza a Villa di Settignano per le ore dodici, oppure alle ore tredici a Maiano da dove in processione regolare, forniti di guanti, grembiuli e di tutto il resto vorrete marciare fino a Fiesole dove dopo aver esaminato secondo strette regole massoniche gli edifici, i colonnati e le altre nobili vestigia della nostra Arte edificati nell’antichità dai nostri Fratelli, gli antichi romani, voi farete ritorno a Maiano per il rinfresco. Poscia procederete regolarmente alla Villa di Settignano ove si ordina sia tenuta la Loggia» . Cocchi, che ebbe l’onore nel 1736 di essere tra gli scienziati che trasportarono le ossa di Galileo Galilei nel sepolcro in Santa Croce, fu forse il primo italiano ad essere ammesso ad una loggia e poco dopo toccò a Tommaso Crudeli, nato a Poppi. poeta casentinese però pagò carissima sua libertà di pensiero. I tempi erano diventati difficili quando nel 1738 Papa Clemente XII aveva emanato una bolla contro i framassoni e l’anno dopo Crudeli fu arrestato e incarcerato dall’Inquisizione a Santa Croce. Nonostante i tentativi di farlo fuggire, la prigionia, durissima, durò 16 mesi e quando fu liberato nel 1740 dopo la condanna per eresia il suo fisico era ormai minato dalla tubercolosi (Crudeli morì nel 1745 e il suo martirio fu cantato anche da Diderot). Nonostante la pressione della Chiesa e del «partito spagnolo » , la Fratellanza crebbe all’ombra della corte granducale, fino ad arrivare al nuovo secolo quando divenne filo-francese (celebre la Loggia Napoleone a Firenze fondata nel 1807). Nuove logge nacquero a Livorno e a Siena, varando rituali assurdi, guidati in Toscana dal Fratello Terribile, che miravano ad impaurire e confondere i tanti nuovi adepti. «In Italia sono attivi — scrisse in un rapporto Giuseppe Valtancoli, la famigerata ma poco affidabile spia infiltrata tra massoni e carbonari dal Granduca Lorena — 25 gradi di rito antico della Massoneria di Perfezione, 33 gradi del Rito antico accettato, 33 gradi del Rito antico scozzese filosofico, 12 gradi della Riforma del 1802-Massoneria napoleonica, 33 gradi del Rito antico scozzese templare» .
Con la restaurazione seguita alla fine di Napoleone l’attività delle logge cessò quasi completamente, per passare il testimone alla Carboneria. Tra i carbonari c’era un giovane, Giuseppe Mazzini, entrato nell’organizzazione segreta nel 1827. Mazzini nel 1829 collaborò all’Indicatore Livornese, presto soppresso dall’occhiuta polizia lorenese e al ritorno da un viaggio toscano per cercare aderenti alla Carboneria, fu tradito, denunciato alla polizia e arrestato. Nel 1831 il rivoluzionario uscì dalla Carboneria, denunciandone tutti i limiti democratici, per fondare la Giovine Italia ed altri seguirono l’esempio del patriota genovese. I tempi erano cambiati. Più dei complotti in Toscana si preferì la lotta politica: «Alle sette e alle logge, si sostituirono i caffè, i gabinetti di lettura e gli altri ritrovi — ha scritto Fulvio Conti— dove si svolse un intenso dibattito pubblico che preparò il terreno all’epilogo risorgimentale e alla riemersione delle strutture massoniche» . Le logge massoniche non sparirono mai (dopo i moti del 1848 e del 1849 e la fuga del Granduca il triumvirato che resse la Toscana fu formato da Giuseppe Montanelli, Francesco Domenico Guerrazzi e Giuseppe Mazzoni, tutti tre Fratelli, con il pratese Mazzoni che arrivò ad essere Gran Maestro della massoneria italiana) e riemersero col Regno d’Italia. Il più famoso massone fu Giuseppe Garibaldi, amico per la pelle di Giuseppe Dolfi, il fornaio fiorentino e massone. che impastava il pane della corte reale a Palazzo Pitti ma lottava per l’unità italiana. Dolfi, assieme al marchese Ferdinando Bartolommei, fu l’artefice della rivoluzione tranquilla del 27 aprile 1859 che vide la partenza del Granduca Canapone per un esilio che non avrebbe più avuto fine, l’instaurazione del governo provvisorio, e gli assembramenti già disciolti a metà pomeriggio perché «la rivoluzione andò a desinare».
L’apoteosi per il fornaio di Borgo San Lorenzo arrivò con la sua passeggiata in carrozza con Giuseppe Garibaldi in Firenze capitale e una folla di fiorentini applaudenti ed entusiasti (correva l’anno 1866). La rinascita della Libera Muratoria fu tumultuosa, ad iniziare dalla loggia Concordia fondata a Firenze nel 1861, portando ad un pullulare di logge in città— tanto che nel 1867 si arrivò a proporre la nascita di un Liceo Massonico Internazionale in riva all’Arno— molte delle quali filo-garibaldine. Proprio a Firenze Garibaldi fu nominato Gran Maestro e massone. Alle riunioni delle logge fiorentine, ci fu anche Bettino Ricasoli, il barone di Brolio che divenne primo ministro alla morte di Cavour. Protagonista della massoneria e del Risorgimento fu poi Adriano Lemmi, livornese, che dopo aver conosciuto Mazzini a Londra, finanziò la Repubblica Romana nel 1849, la spedizione di Carlo Pisacane nel 1857 ed i Mille (fu detto, non a caso, «il banchiere del Risorgimento» ) e alla fine divenne Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, riuscendo nell’impresa di riunificare tutte le varie obbedienze. Il Lemmi riformò la fratellanza, puntò a soci più ricchi, a professioni come quelle dei medici e dei notabili statali, al reticolo di relazioni personali come strumento di potere, mentre simboli e riti perdevano forza esoterica. Cospirazioni e rivoluzioni erano lontane, ma i Fratelli erano sempre attivi: «Molte e molto buone logge a Livorno, molte e molto buone logge a Firenze, operosissime officine a Viareggio, Pisa, Luca, Pistoja, Volterra, Orbetello, Rio Marina, Prato, ad Arezzo dimostrano come la gentile Toscana sia ancora vivo il sacro fuoco della libertà e di tutte le opere generose» , scriveva nel 1880 la Rivista Massonica Italiana. Con l’Ottocento si chiuse un mondo fatto anche di sette più o meno illuminate e progressiste e la massoneria cambiò ancora volto. Ma la Toscana è rimasta terra di logge e di massoni (a Livorno l’anno garibaldino vede in prima fila il Grande Oriente d’Italia), fiera del contributo che i Fratelli hanno dato all’unità d’Italia.
Mauro Bonciani.
Sua Altezza Francesco Stefano di Lorena, Tommaso Crudeli, Antonio Cocchi, il marchese Piero Torrigiani, i triumviri Giuseppe Montanelli, Giuseppe Mazzoni e Francesco Domenico Guerrazzi, il fornaio rivoluzionario Giuseppe Dolfi, il «Barone di ferro» Bettino Ricasoli, Adriano Lemmi, Giuseppe Garibaldi, Ferdinanzo Zanetti, il chirurgo che gli estrasse la pallottola dalla gamba ferita sull’Aspromonte. E Giuseppe Mazzini. Tutti massoni e un carbonaro (il Mazzini). La storia del Risorgimento, della costruzione dell’unità d’Italia, è fatta anche dalla massoneria, presenza costante in Toscana nel Settecento e nell’Ottocento. Capitale della Fratellanza fu per continuità Livorno, dove gli ebrei dettero un apporto importante alle logge, e l’università pisana fu un altro fulcro delle attività. Ma per importanza il primato di anzianità spetta a Firenze. Fu in riva all’Arno, infatti, che nacque la prima loggia italiana.
È il 1732 e il maestro Sewallis Shirley, inglese, come quasi tutti i massoni dell’epoca, scrive ad Antonio Cocchi, medico, specialista in anatomia: «A tutti i Fratelli dell’Onorabilissima società dei framassoni, saluti. Per mezzo di questi segni e dei simboli vi è richiesta la presenza a Villa di Settignano per le ore dodici, oppure alle ore tredici a Maiano da dove in processione regolare, forniti di guanti, grembiuli e di tutto il resto vorrete marciare fino a Fiesole dove dopo aver esaminato secondo strette regole massoniche gli edifici, i colonnati e le altre nobili vestigia della nostra Arte edificati nell’antichità dai nostri Fratelli, gli antichi romani, voi farete ritorno a Maiano per il rinfresco. Poscia procederete regolarmente alla Villa di Settignano ove si ordina sia tenuta la Loggia» . Cocchi, che ebbe l’onore nel 1736 di essere tra gli scienziati che trasportarono le ossa di Galileo Galilei nel sepolcro in Santa Croce, fu forse il primo italiano ad essere ammesso ad una loggia e poco dopo toccò a Tommaso Crudeli, nato a Poppi. poeta casentinese però pagò carissima sua libertà di pensiero. I tempi erano diventati difficili quando nel 1738 Papa Clemente XII aveva emanato una bolla contro i framassoni e l’anno dopo Crudeli fu arrestato e incarcerato dall’Inquisizione a Santa Croce. Nonostante i tentativi di farlo fuggire, la prigionia, durissima, durò 16 mesi e quando fu liberato nel 1740 dopo la condanna per eresia il suo fisico era ormai minato dalla tubercolosi (Crudeli morì nel 1745 e il suo martirio fu cantato anche da Diderot). Nonostante la pressione della Chiesa e del «partito spagnolo » , la Fratellanza crebbe all’ombra della corte granducale, fino ad arrivare al nuovo secolo quando divenne filo-francese (celebre la Loggia Napoleone a Firenze fondata nel 1807). Nuove logge nacquero a Livorno e a Siena, varando rituali assurdi, guidati in Toscana dal Fratello Terribile, che miravano ad impaurire e confondere i tanti nuovi adepti. «In Italia sono attivi — scrisse in un rapporto Giuseppe Valtancoli, la famigerata ma poco affidabile spia infiltrata tra massoni e carbonari dal Granduca Lorena — 25 gradi di rito antico della Massoneria di Perfezione, 33 gradi del Rito antico accettato, 33 gradi del Rito antico scozzese filosofico, 12 gradi della Riforma del 1802-Massoneria napoleonica, 33 gradi del Rito antico scozzese templare» .
Con la restaurazione seguita alla fine di Napoleone l’attività delle logge cessò quasi completamente, per passare il testimone alla Carboneria. Tra i carbonari c’era un giovane, Giuseppe Mazzini, entrato nell’organizzazione segreta nel 1827. Mazzini nel 1829 collaborò all’Indicatore Livornese, presto soppresso dall’occhiuta polizia lorenese e al ritorno da un viaggio toscano per cercare aderenti alla Carboneria, fu tradito, denunciato alla polizia e arrestato. Nel 1831 il rivoluzionario uscì dalla Carboneria, denunciandone tutti i limiti democratici, per fondare la Giovine Italia ed altri seguirono l’esempio del patriota genovese. I tempi erano cambiati. Più dei complotti in Toscana si preferì la lotta politica: «Alle sette e alle logge, si sostituirono i caffè, i gabinetti di lettura e gli altri ritrovi — ha scritto Fulvio Conti— dove si svolse un intenso dibattito pubblico che preparò il terreno all’epilogo risorgimentale e alla riemersione delle strutture massoniche» . Le logge massoniche non sparirono mai (dopo i moti del 1848 e del 1849 e la fuga del Granduca il triumvirato che resse la Toscana fu formato da Giuseppe Montanelli, Francesco Domenico Guerrazzi e Giuseppe Mazzoni, tutti tre Fratelli, con il pratese Mazzoni che arrivò ad essere Gran Maestro della massoneria italiana) e riemersero col Regno d’Italia. Il più famoso massone fu Giuseppe Garibaldi, amico per la pelle di Giuseppe Dolfi, il fornaio fiorentino e massone. che impastava il pane della corte reale a Palazzo Pitti ma lottava per l’unità italiana. Dolfi, assieme al marchese Ferdinando Bartolommei, fu l’artefice della rivoluzione tranquilla del 27 aprile 1859 che vide la partenza del Granduca Canapone per un esilio che non avrebbe più avuto fine, l’instaurazione del governo provvisorio, e gli assembramenti già disciolti a metà pomeriggio perché «la rivoluzione andò a desinare».
L’apoteosi per il fornaio di Borgo San Lorenzo arrivò con la sua passeggiata in carrozza con Giuseppe Garibaldi in Firenze capitale e una folla di fiorentini applaudenti ed entusiasti (correva l’anno 1866). La rinascita della Libera Muratoria fu tumultuosa, ad iniziare dalla loggia Concordia fondata a Firenze nel 1861, portando ad un pullulare di logge in città— tanto che nel 1867 si arrivò a proporre la nascita di un Liceo Massonico Internazionale in riva all’Arno— molte delle quali filo-garibaldine. Proprio a Firenze Garibaldi fu nominato Gran Maestro e massone. Alle riunioni delle logge fiorentine, ci fu anche Bettino Ricasoli, il barone di Brolio che divenne primo ministro alla morte di Cavour. Protagonista della massoneria e del Risorgimento fu poi Adriano Lemmi, livornese, che dopo aver conosciuto Mazzini a Londra, finanziò la Repubblica Romana nel 1849, la spedizione di Carlo Pisacane nel 1857 ed i Mille (fu detto, non a caso, «il banchiere del Risorgimento» ) e alla fine divenne Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, riuscendo nell’impresa di riunificare tutte le varie obbedienze. Il Lemmi riformò la fratellanza, puntò a soci più ricchi, a professioni come quelle dei medici e dei notabili statali, al reticolo di relazioni personali come strumento di potere, mentre simboli e riti perdevano forza esoterica. Cospirazioni e rivoluzioni erano lontane, ma i Fratelli erano sempre attivi: «Molte e molto buone logge a Livorno, molte e molto buone logge a Firenze, operosissime officine a Viareggio, Pisa, Luca, Pistoja, Volterra, Orbetello, Rio Marina, Prato, ad Arezzo dimostrano come la gentile Toscana sia ancora vivo il sacro fuoco della libertà e di tutte le opere generose» , scriveva nel 1880 la Rivista Massonica Italiana. Con l’Ottocento si chiuse un mondo fatto anche di sette più o meno illuminate e progressiste e la massoneria cambiò ancora volto. Ma la Toscana è rimasta terra di logge e di massoni (a Livorno l’anno garibaldino vede in prima fila il Grande Oriente d’Italia), fiera del contributo che i Fratelli hanno dato all’unità d’Italia.
Mauro Bonciani.
martedì 15 febbraio 2011
191a Tornata di Loggia - Venerdì 25 Febbraio 2011
Carissimo Signore e Fratello,
Sei cordialmente Invitato a
Partecipare alla 191a
Tornata di questa Loggia che si Terrà presso il Tempio n° 2 della Casa
dei Liberi Muratori di Piazza Indipendenza 1 a Cagliari, il prossimo Venerdì 25 Febbraio 2011, alle ore 19,45 per le ore 20.15.
Durante questa Tornata verrà celebrata la Cerimonia di Elevazione al Sublime Grado di Maestro Muratore del Fr. G.P.
Parteciperà alla Tornata dei Lavori una delegazione di Grandi Ufficiali della Grand Lodge of British Freemason of Germany.
Su comando del Maestro
Venerabile.
Sinceramente e Fraternamente
Ven. Fr. G.M., Segretario
giovedì 10 febbraio 2011
Novità dal Grande Oriente d'Italia
E' on-line l'ultima edizione del Telegiornale di GOI TV
In primo piano, l'inaugurazione a Torino degli studi dentistici promossi dalla Onlus "Asili Notturni"
Guarda il Video
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Gran Loggia 2011 Rimini, 1-3 aprile Elenco Hotel convenzionati Seminario di Studio sul Grado di Compagno Merano, 26 febbraio Programma Info e adesioni |
E' online l'ultimo numero di "Erasmo Notizie", il bollettino d'informazione del Grande Oriente d'Italia. Scarica in formato PDF |
ATTI DEL CONVEGNO DI CORINALDO
a cura di Pietro Ceccarelli
Ed. Gabbiano
Leggi la scheda
SCHIAVI DEGLI DEI
di Biagio Russo
Drakon Edizioni
Il sito web
IL SEGRETO DEI TAROCCHI MASSONICI
di Michele Marzulli
Mimesis
Leggi la scheda
GOI TV lancia la nuova veste grafica ed una sezione dedicata agli speciali per il centocinquantesimo
Area Multimediale GOI
In
occasione delle celebrazioni per il centocinquantesimo anniversario
dell'Unità d'Italia, il sito GoiTv si rinnova nella grafica e si
arricchisce di nuove funzionalità. In particolare, al fine di una
maggiore caratterizzazione dei numerosi servizi previsti per le
celebrazioni, è stata predisposta una nuova grafica anche per le sigle
dei telegiornali e degli speciali che saranno realizzati nel corso del
2011.
Inoltre, il sito del Grande Oriente d'Italia, a partire da marzo, si
avvarrà di un nuovo spazio multimediale appositamente dedicato ai
convegni organizzati in occasione delle manifestazioni per il
centocinquantesimo in cui sarà possibile visionare le registrazioni
integrali degli incontri.
Ragusa - Ritrovata e ristampata la biografica dell'eroe risorgimentale siciliano Luciano Nicastro
martedì 8 febbraio 2011
Torino - Convegno "L'alchimia e il Principe di Sansevero"
Milano - Convegno "Mario Tiengo: l'uomo, lo scienziato e la lotta la dolore"
Perugia - Celebrazione Tornata Funebre in memoria del carissimo Fratello Pier Luigi Tenti
lunedì 7 febbraio 2011
Firenze - Convegno "La Massoneria in Toscana nei 150 anni d'Unità d'Italia" con il patrocinio della Regione
Gallipoli - Cresce la Massoneria albanese: la Loggia "Arberia" di Tirana eleva primi fratelli Maestri
Gran Biblioteca - Mostra su "Carboneria e Unità d'Italia"
sabato 5 febbraio 2011
190a Tornata di Loggia - Venerdì 18 Febbraio 2011
Carissimo Signore e Fratello,
Sinceramente e Fraternamente
Sei cordialmente invitato a
Partecipare alla 190a
Tornata di questa Loggia che si Terrà presso il Tempio n° 4 della Casa
dei Liberi Muratori di Piazza Indipendenza 1 a Cagliari, il prossimo Venerdì 17 Febbraio 2011, alle ore 19,45 per le ore 20.15.
Durante questa Tornata verrà presentata la Spiegazione della Tavola di Tracciamento del Primo Grado.
Su comando del Maestro
Venerabile.
Sinceramente e Fraternamente
Ven. Fr. G.M., Segretario
mercoledì 2 febbraio 2011
Roma 31 gennaio 2011 - Ristabilite le relazioni con la Gran Loggia di Spagna.
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Il Grande Oriente nel cuore di Spagna
La Gran Loggia di Spagna ristabilisce le relazioni fraterne con Palazzo Giustiniani. Premiato il lavoro dei Gran Maestri Raffi e Ortega per rinsaldare la comunione e rilanciare la Massoneria europea. Un nuovo tratto di storia per la Massoneria europea: la Gran Loggia di Spagna ristabilisce le relazioni fraterne con il Grande Oriente d'Italia-Palazzo Giustiniani. L'importante atto, che premia il lavoro di dialogo e apertura all'Europa portato avanti in questi anni dal Gran Maestro Gustavo Raffi e dalla Giunta del GOI, è stato firmato a Barcellona il 22 novembre 2010 dal Gran Maestro Oscar de Alfonso Ortega. Nel decreto si sottolinea la forza delle relazioni e la fraternità che lega il Grande Oriente d'Italia alla Gran Loggia di Spagna, in uno spirito di collaborazione che intende lavorare al bene dell'Umanità e della Massoneria nel mondo. Ristabilite le relazioni fraterne tra Roma e Barcellona, viene così superato il provvedimento del 2 febbraio 2007, con il quale il Gran Maestro José Carretero aveva sospeso il mutuo riconoscimento. In una lettera al Gran Segretario Giuseppe Abramo, il Gran Segretariato della Loggia di Spagna non ha mancato di sottolineare la gioia di tutti i Fratelli Spagnoli per questa decisione. Soddisfazione anche da Villa Il Vascello, che fa dell'Europa uno dei punti cardine del proprio impegno, come è stato dimostrato nello storico incontro di Bruxelles tra il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, e i maggiori rappresentanti della Massoneria europea. Ora le due storiche Obbedienze guardano avanti, forti di un confronto costante che le vedrà lavorare fianco a fianco e con iniziative comuni al fine di rafforzare nel vecchio Continente il pensiero e l'azione dei Liberi Muratori che squadrano la pietra per costruire una società più giusta. |
| Foto: Raffi con il Gran Maestro spagnolo | Foto: Oscar de Alfonso Ortega - GM di Spagna |
| Leggi il Decreto. | [ Scarica file |
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