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lunedì 22 agosto 2016

“Cara Rosy Bindi, noi massoni non siamo criminali” (Libero)


bindifotoIl Gran Maestro Stefano Bisi
«Cara Rosy Bindi, noi massoni non siamo criminali»
Ventitremila e cinquantadue
per l’esattezza. Sparsi per tutta Italia.
Perché la Massoneria, anzi il Grande Oriente d’Italia, non è una bocciofila ma un’associazione ramificata sul territorio
e culturalmente forte, divisa in
850 logge. Tanto forte da indurre la presidente della commissione
Antimafia, Rosy Bindi, a rispolverare un evergreen: vogliamo le liste con i
nomi degli affiliati. «Così potranno vedere se ci sono quelli che immaginano poterci essere». La mente, per rapida associazione di idee,
passa in rassegna i titoli dedicati ai big del Pd, della maggioranza e del governo. E se non dovessero esserci, «diranno che esistono le logge coperte e le liste segrete», afferma Stefano Bisi, Gran Maestro del
Grande Oriente d’Italia. Solita vecchia storia, insomma, ma sempre utile quando c’è da mettere in moto il ventilatore della macchina del
fango. Il problema è che, nella guerra per bande che dilania il Pd, tutti i mezzi sono leciti. Compreso quello di colpire nel mucchio, senza calcolare i possibili effetti collaterali. E di questi tempi ce ne sono tante
di variabili impazzite. Un esempio: «Nella rivista del Califfato», dice Bisi a
Libero, «c’è scritto che bisogna colpire chiese, supermercati e logge massoniche. Bisogna stare attenti quando si parla perché non vorremmo ritrovarci a piangere». E sì, le parole sono importanti.
Molto. Bisi non ha la scorta e davanti alla sede romana del Grande
Oriente d’Italia non c’è nessuna sorveglianza. È il Belpaese, bellezza, e la
breccia di Porta Pia è ancora una ferita aperta. Ma non solo quella.
«Diciamo che l’effetto Geli c’è ancora», ammette Bisi, «nell’immaginario
collettivo si continua a fare questa associazione di idee. Sbagliando, però». E in questo errore sembra cadere ancora, forse perseguendo uno strano disegno, anche la Bindi. «Possiamo discutere sino a domani se possano essere resi pubblici o meno gli elenchi del Pd», sostiene l’esponente dem durante l’audizione di Bisi in commissione, «o della Loggia del Grande Oriente, ma una cosa è certa: alla nostra commissione non li può negare». Insomma, la Bindi vuole i nomi dei 23.052 fratelli massoni. Per una ragione molto semplice. Per la commissione
vale il teorema massoneria uguale criminalità organizzata. «Ma se il libero
pensiero di cui siamo portatori è un antidoto alla mafia!», dice Bisi. «Abbiamo attuato da tempo delle procedure di fortissimo controllo».
E quando parla il Gran Maestro parla per tutti. Cosa che non fa lo Stato.
Che parla tante, troppe lingue. Come nel caso della vicenda di Palazzo Giustiniani, dependance di lusso del Senato. Ebbene una porzione dello storico stabile, a due passi del Pantheon, è di pertinenza del Grande Oriente. «Ma quei 120 metri quadri non ci sono stati ancora restituiti. Stavolta, però, andremo sino in fondo nella battaglia legale per vedere riconosciuti i nostri diritti visto che da italiani fedeli alla Repubblica ne rispettiamo i doveri». Merce rara di questi tempi…
E. PA.

Il martire Cecco d’Ascoli ricordato in un convegno | Corriere Adriatico Ascoli Piceno


Corriere Adriatico 10.08.2016
Corriere Adriatico, Ascoli Piceno del 10 agosto 2016
ALLEGATI

Terzo defibrillatore nel Comune di Radicofani | Sienafree


Sienafree del 13 agosto 2016
Sienafree del 13 agosto 2016

A proposito del massone Giovanni Bovio | La Città di Salerno


La Città di Salerno del 16 agosto 2016
La Città di Salerno del 16 agosto 2016

Massoneria, Stefano Bisi: “Ecco perché non darò l’elenco all’Antimafia”. Intervista ad “Affaritaliani”


  1. imageMassoneria, Stefano Bisi: “Ecco perché non darò l’elenco all’Antimafia”
    Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, spiega ad Affari Italiani perché non darà l’elenco degli iscritti all’Antimafia di Rosy Bindi. L’intervista è di Lorenzo Lamperti.
“Vogliono una schedatura di massa. Ma la legge va rispettata”. Stefano Bisi, il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia (la più nutrita loggia massonica italiana), spiega in un’intervista ad Affaritaliani.it perché non intende esaudire la richiesta della Commissione Antimafia di consegnare l’elenco degli iscritti.
Stefano Bisi, come si è arrivati alla richiesta della Commissione Antimafia guidata da Rosy Bindi di consegnare l’elenco degli iscritti? “Quando la presidente della Commissione Antimafia, dopo i fatti di Trapani, ha detto che avrebbe convocati i gran maestri delle grandi logge regolari io ho scritto subito una lettera dicendo che ero disponibile a essere ascoltato quando volevano. Mi sono presentato subito in commissione per dimostrare tutte la mia disponibilità alla collaborazione sulle cose che mi avrebbero chiesto”.
E che cosa le hanno chiesto? “L’incontro è durato un’ora e 40, durante la quale mi hanno chiesto una serie di cose che ho cercato di spiegare. Anche perché ho visto che molti commissari conoscevano poco o nulla della nostra comunione e della massoneria in generale. Uno di loro mi ha anche simpaticamente chiesto se mi poteva toccare visto che era la prima volta un massone in carne e ossa che si dichiarava come tale. Si è parlato di Castelvetrano, perché la Commissione si è detta preoccupata dell’esistenza di molte logge massoniche nella città di Matteo Messina Denaro. In realtà a Castelvetrano c’è solo una loggia del Grande Oriente la quale, su richiesta della Digos, ha consegnato l’elenco dei propri appartenenti. Ho spiegato alla Commissione che i massoni hanno gli stessi diritti e doveri di tutti i cittadini. Se un massone si vuole impegnare in politica può farlo. Poi c’è stato il passaggio degli elenchi”.
Perché trova ingiusta la richiesta della Commissione di consegnare l’elenco dei vostri iscritti? “E’ una richiesta che non capisco. Ci sono delle leggi approvate dal Parlamento italiano che tutelano il diritto alla riservatezza sui dati sensibili. E l’appartenenza ad associazioni di qualsiasi tipo è un dato sensibile. La cosiddetta legge sulla privacy l’ha fatta il Parlamento italiano. E’ ingiusto chiedere a qualsiasi associazione l’elenco dei propri affiliati. Non è un problema del Grande Oriente ma di tutte le associazioni come partiti, sindacati, associazioni culturali o di volontariato. Qualche tempo fa Stefano Rodotà ha detto che la trasparenza assoluta è tipica dei regimi totalitari. Siccome in Italia non siamo in un regime totalitario non vedo il motivo di questa ossessione del rendere pubblico l’elenco degli iscritti al Grande Oriente. Tanto che, giustamente, anche partiti come il Pd e altri non pubblicano gli elenchi dei propri iscritti. Non è detto che un iscritto a un partito voglia sbandierarlo ai quattro venti. Così come c’è chi non vuole che tutti sappiano che è un massone. Io l’ho detto 34 anni fa, ma chi non vuole dirlo ha diritto, secondo la legge, a non farlo”.
Quindi conferma che non consegnerà l’elenco? “Credo si debba rispettare la legge. Ci sono leggi che tutelano la riservatezza dei dati sensibili. La Commissione invita a infrangere una legge? Mi pare strano. Non capisco questa voglia di schedatura di massa. Anche perché con queste cose si comincia in un modo e non si sa come si finisce. Vogliono che i massoni vadano in giro con una fascia al braccio per riconoscerli? E poi a chi toccherà?”
Cambiando argomento, c’è ancora una questione aperta su Palazzo Giustiniani. Come sta andando avanti? “A metà settembre presenteremo un dossier integrato con nuovi documenti. A proposito di trasparenza e legalità il Senato dovrebbe dire perché non vuole dare esecuzione a una transazione firmata ormai più di 20 anni fa nella quale si diceva che venivano concessi 120 metri quadrati di Palazzo Giustiniani al Grande Oriente d’Italia per realizzare il museo della massoneria. Si predicano legalità e trasparenza ma poi non si dà seguito a documenti ufficiali”.
Crede che in Italia l’idea che si ha della massoneria sia ancora travisata dai fatti legati alla P2? “Sì, purtroppo ci sono ancora pregiudizi e ignoranza. Eppure basterebbe guardare sul nostro sito per capire quante iniziative fa il Grande Oriente, tra l’altro in campi importanti come la solidarietà. Per esempio stiamo costruendo una rete di laboratori odontoiatrici dove si faranno visite gratuite. Stiamo poi facendo molte celebrazioni per i 70 anni della Repubblica. Siamo stati “lusingati” dal fatto che il ministero dell’Interno, lo scorso 2 giugno, abbia copiato il logo che rappresenta le nostre iniziative. Siamo tra l’altro l’unica associazione che celebra i 70 anni della Repubblica con continuità e iniziative importanti in luoghi simbolici come la moschea di Colle Val d’Elsa, la sala auditorio del Consiglio Regionale di Reggio Calabria, a Lipari dove il Gran Maestro Torrigiani venne mandato al confino e si ammalò fino a diventare cieco. Il prossimo evento sarà il 17 settembre a Roma con la partecipazione, tra gli altri, del dottor Bartolo, il medico di Lampedusa diventato famoso per l’accoglienza dei migranti. Insomma, per tornare al principio. La nostra richiesta di tutelare e rispettare il diritto alla riservatezza non è una battaglia del Grande Oriente d’Italia per tutelare i propri iscritti ma per tutelare tutti i cittadini italiani”.

ALLEGATI

“Non darò all’Antimafia i nomi dei massoni”. Intervista del Gran Maestro a “Il Tempo”



iltempo“Non darò all’Antimafia i nomi dei massoni”. Grande Oriente d’Italia, Stefano Bisi: “Non darò gli elenchi dei massoni. Ecco perché l’Antimafia sbaglia”. Articolo di Alberto Di Majo.
La Commissione Antimafia  gli ha chiesto di rendere pubblici i nomi degli iscritti al Grande Oriente d’Italia, la loggia massonica che ha più «fratelli» nel nostro Paese, ma il gran maestro Stefano Bisi non ci sta. Una decina di giorni fa, durante l’audizione di fronte alla presidente Rosy Bindi, ha dato vita a un vivace scambio  di battute. “L’altro giorno leggevo lo statuto del Partito Democratico ha detto Bisi alla Bindi Anche lì ci sono vincoli di solidarietà e i vostri nomi non sono pubblici. I nomi di nessun partito e di nessuna organizzazione sono pubblici”. Ma la Bindi è stata perentoria: “Una cosa è certa, alla nostra Commissione non li può negare”. L’attenzione sulla massoneria si è riaccesa con un’inchiesta che ha coinvolto la provincia di Trapani, soprattutto Castelvetrano, il paese del boss latitante Matteo Messina Denaro, dove già nel 1986 fu scoperta una loggia segreta (Iside 2). Oggi sarebbero ben sei, diciannove a Trapani, i gruppi attivi. Gli elenchi degli iscritti alle logge di Castelvetrano sono stati resi pubblici.
Gran maestro Bisi, è proprio sicuro? Non consegnerà gli elenchi del Grande Oriente d’Italia all’Antimafia? “Siamo disposti a collaborare ma ci sono delle leggi che valgono per tutti i cittadini, leggi approvate dal Parlamento che vanno rispettate, come quella sulla privacy. Il Grande Oriente d’Italia non può certo violare le norme: esiste il diritto alla riservatezza”.
Quali sono le ragioni che hanno spinto la Commissione a sentirla? “L’Antimafia sta svolgendo alcune audizioni. In Sicilia la Bindi ha annunciato che avrebbe convocato i gran maestri e io mi sono presentato subito accogliendo la richiesta perché noi agiamo con trasparenza e nella totale legalità. Loro vogliono capire se ci siano logge segrete”.
Ci sono? “Nel Grande Oriente d’Italia no, né ci sono fratelli coperti”.
Allora perché non rendere pubblici gli elenchi? “Le nostre logge fanno anche attività pubbliche e di solidarietà e va tutelata l’incolumità dei fratelli. Nella rivista del Califfato c’è scritto che bisogna colpire chiese, supermercati e logge massoniche. Dobbiamo stare attenti, altro che pubblicare i nomi di cittadini rispettosi, di gente perbene”.
Il caso di Castelvetrano pesa. “Sì, ma lì c’è una sola loggia del Grande Oriente d’Italia, e peraltro ha consegnato gli elenchi alle forze dell’ordine”.
In Commissione hanno detto, però, che alcuni «fratelli» non hanno condannato la mafia. “Per la massoneria parla il gran maestro e io dico che darei la mia vita per la cattura di Messina Denaro ma sono contro quelle che possono essere schedature di massa”.
Le indagini proseguono e nel Trapanese stanno facendo emergere una realtà preoccupante. “Ma non ci sono esponenti del Grande Oriente d’Italia coinvolti, almeno a quello che si legge sui giornali. Noi abbiamo delle regole di ingresso e controllo molto rigide. Come disse anni fa Mauro Paissan, non si può usare una bomba atomica per uccidere una zanzara. Tra l’altro ricordo che anche noi abbiamo partecipato alla costruzione della Repubblica.
Peraltro il ministero dell’Interno ci ha pure copiato, ha usato il nostro logo proprio perla celebrazione dei settant’anni della Repubblica”.
Nei vostri elenchi ci sono molti parlamentari? “Ma anche se ci fossero cosa farebbero di male? Non sono cittadini come gli altri? Si vuole forse ghettizzare e discriminare chi è iscritto regolarmente al nostro ordine? Nei nostri templi è esplicitamente vietato parlare di politica ma ognuno nella vita quotidiana, come recita l’articolo 21 della Costituzione repubblicana, è libero di manifestare il proprio pensiero con la parola, lo scritto ed ogni altro mezzo di diffusione. Il nostro ruolo primario di massoni è quello di lavorare al miglioramento dell’uomo attraverso un cammino iniziatico e spirituale. E non quello di fare affari, di tramare piani o magari di nascondere i boss mafiosi. Noi siamo quelli che in tutta Italia stanno formando una rete di studi dentistici in cui i fratelli odontoiatri curano i denti a chi non può permetterselo e finanzieremo un camper per portare dentisti nei campi profughi. Noi siamo quelli che imparano ad ascoltare gli altri, disposti a cambiare la propria opinione. Questo è quello che facciamo. Peraltro ricordo ai politici, proprio perché si parla di legalità, che il Senato dovrebbe restituirci Palazzo Giustiniani, dove ci sono gli studi dei senatori a vita. Era nostro ma, nonostante gli accordi, non ci è stato più restituito, nemmeno una parte”.
Crede che nella Commissione ci siano pregiudizi verso la massoneria? “Purtroppo in alcuni li ho trovati. Pregiudizi che sono frutto della non conoscenza. Alcuni parlamentari invece mi hanno ringraziato per la tempestività del mio intervento, uno mi ha detto addirittura che non aveva mai incontrato
e toccato un massone». Leggi l’articolo 
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I 70 anni “ufficiali” del canto degli italiani (Corriere Nazionale)


corriere nazionale

mameliGli italiani alla corte dell’Inno di Mameli

60 milioni di “fratelli” alla corte di Mameli
I 70 anni “ufficiali” del canto degli italiani
Un’estate ricca di eventi sportivi; gli europei di calcio e soprattutto i meravigliosi Giochi Olimpici di Rio de Janeiro. Ci commuoviamo all’unisono quando sale in alto il tricolore e vola in cielo il tanto amato “canto degli italiani”. Tiro a segno, tuffi, nuoto, scherma, fioretto, canottaggio, tutto appare come un sogno e ogni medaglia strappata con sudore e fatica è – per ognuno di noi – fonte inesauribile d’orgoglio. In quel contesto la politica si unisce, le divergenze ideologiche si annientano, il credo religioso scompare e – come per magia e (è giusto dirlo) grazie ai massoni – l’unione italica ci accomuna affettuosamente.
Nonostante ciò, non si riesce ancora a capire perché qualche “ben pensate” ce l’abbia ancora a morte con i tanto odiati “fratelli” massoni d’Italia. Quelle stesse persone che spesso siedono caldi e comodi sugli scranni più alti del nostro potere, che si alzano in piedi boriosi con fasce al petto e che muovono i labiali per mostrare la loro conoscenza della bella melodia, in realtà, sembrano disprezzare e discriminare l’antichissimo ordine iniziatico, pur sapendo benissimo che il nostro amatissimo Paese si nutre – sin dal risorgimento – di quei sani valori su cui poggia da secoli la Massoneria.
L’intero comparto sportivo non paga gli sbagli di un singolo atleta dopato, coloro che salvano le vite nelle corsie di ospedali giustamente non vengono demonizzati in toto per l’inettitudine di un singolo medico distratto e improvvisato, la classe politica si indigna quando viene alla luce la corruzione di qualche “mariuolo” isolato e l’imprenditoria che paga le tasse si sente ovviamente irritata dal finanziere che evade in paradisi fiscali. Non si capisce dunque perchè, in base alla teoria sbagliatissima della generalizzazione, la Massoneria (quella eccellente) viene da anni ghettizzata come se fosse il male assoluto della nostra società. Appaiono – inspiegabilmente – due pesi e due misure.
Eppure dovrebbe essere nota a tutti l’affascinante storia del “canto” o Inno nazionale che tutti oggi conosciamo con il nome di Fratelli d’Italia, scritto da Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro nell’autunno del 1847.  Entrambi gli artisti non solo erano genovesi ma soprattutto devoti massoni. Il buon Mameli, profondo patriota, insieme all’altro massone Nino Bixio combatté per la tanto agognata unificazione d’Italia al fianco dell’Eroe dei due mondi; il Gran Maestro di grado 33 del Grande Oriente d’Italia, il fu’ Giuseppe Garibaldi! Goffredo infatti aiutò Bixio durante i moti di Milano con 300 volontari nella primavera del 1848 e – l’anno seguente – ancora giovanissimo e poco più che vent’enne, con il grado di capitano perse la vita nella famosa e gloriosa battaglia del Gianicolo.
Nell’immediato secondo dopo guerra (liberati dalla ferocia nazista grazie alle scelte strategiche dei maestri massoni statunitensi Franklin Delano Roosevelt e Harry Truman), la neonata repubblica italiana, il 12 ottobre 1946, decise di utilizzare definitivamente il capolavoro di Mameli e Novaro (a sostituzione della vecchia Marcia Reale) come inno provvisorio, ancora oggi in uso.
Ma è dell’onorevole repubblicano Cipriano Facchinetti, Ministro della Guerra del Governo De Gasperi ma soprattutto Primo Sorvegliante nel Consiglio dell’Ordine del G.O.I appartenente alla Loggia “Eugenio Chiesa” di Parigi, l’idea – ampiamente accettata dai colleghi – di scegliere il suddetto canto in occasione del giuramento delle nostre Forze Armate datato 4 novembre ‘46.
Stessa sorte (tanto per rimanere in tema di ufficialità), poco dopo, tocca all’attuale emblema della nostra patria, la stella a cinque punte o comunemente nota come “stellone” sovrastata da una ruota dentata d’acciaio, sorretta da un ramo di quercia sulla destra e uno d’olivo sulla sinistra. L’intenzione illuminante del disegnatore piemontese, anch’esso massone, Paolo Paschetto era quella di racchiudere e rappresentare in un unico vessillo gli altissimi significati sociali della nuova era post-bellica quali; solidarietà, lavoro, forza e libertà. Lo stemma del nostro Stato viene approvato dall’Assemblea Costituente il 31 gennaio 1948 e suggellato con la firma del Presidente Enrico De Nicola il 5 maggio.
Per ciò che concerne l’Inno, nel 2012, con legge 23 novembre n. 222, si decide di prescrivere la conoscenza di esso nelle scuole unitamente ad altri importanti simboli della nostra nazione.
Dalla spedizione dei Mille agli Ori olimpici, “Fratelli” d’Italia è stato scritto e musicato dai due grandi massoni così come l’emblema che sovrasta le mura dei nostri uffici istituzionali. All’inizio – probabilmente – il Sig. Mameli con quel “Fratelli”, data la sua appartenenza all’ordine, non voleva rivolgere l’invito di unificazione della Penisola ai compatrioti, ai connazionali o ai conterranei ma solo ed esclusivamente ai suoi “con-fratelli”. E, se tanto mi da tanto, visto e considerato che quei pochi “Fratelli massoni” di un tempo a cui si riferiva Mameli sono oggi diventati inevitabilmente (visto il bel canto) un po’ tutti, ci appare quasi paradossale ma ironicamente logico che in certi particolari momenti il Bel paese sia composto da 60 milioni di orgogliosi Massoni!!!
Ciò che di bello è stato fatto anche dalla Massoneria (macchie P2 a parte) va detto, menzionato, ribadito e ben suffragato con i fatti. Ogni volta che ascoltate l’Inno e vi emozionate davanti ad un successo sportivo o ad una cerimonia istituzionale ricordatevi sempre quanto poc’anzi detto, poiché la conoscenza talvolta è tutto! Insomma, qualcosa di veramente positivo e bello questi “maledetti” Massoni pare che lo abbiano fatto nella vita; Inno, stemma, unificazione e perfino – per certi aspetti – la nascita della forma repubblicana.
E se qualcuno dovesse dissentire riguardo alla storia vera del nostro Paese chiosate come avrebbe fatto il Principe “Massone” (tanto per cambiare) Antonio De Curtis in arte Toto’; “Ma mi faccia il piacere”.
Mirko Crocoli
m.crocoli@redazione@corrierepl.it

Online il terzo numero di “Nuovo Hiram”


Copertina Nuovo Hiram 3/2016
E’ uscito il numero 3 del 2016 di “nuovo Hiram”, il periodico culturale del Grande Oriente d’Italia. La rivista ha cambiato veste e il restyling di grafica e contenuti ha trovato l’apprezzamento di vecchi e nuovi lettori, tra loro moltissimi non massoni che leggono la rivista direttamente sul web insieme alle altre due pubblicazioni del Grande Oriente, “Erasmo Notizie” e “MassonicaMente” anche queste diffuse on line gratuitamente.
Apre il numero di settembre di Hiram l’editoriale del Gran Maestro Stefano Bisi su “Democrazia e Libertà” in cui vengono richiamati i nostri ideali e alti scopi iniziatici in una “fase delicata e complessa della Società”: “La forza del nostro capillare associazionismo è la forza di ogni singolo Libero Muratore che lavora per migliorare se stesso e insieme agli altri fratelli migliorare il mondo che lo circonda. È questo il vero potere che chiunque può esercitare entrando nell’Ordine. Noi siamo uomini che attraverso la Fratellanza crediamo di poter donare a tutti i talenti che ci sono stati donati. Forse restiamo e resteremo degli inguaribili utopisti sino all’ultimo giro di ruota del grande carro dell’Universo. Ma lo faremo sempre con grande passione, coraggio e con i simboli imperituri e potenti della nostra Tradizione. È per questo che noi facciamo paura a chi come l’Isis, vuole distruggere la Civiltà e ci ha indicato fra gli obiettivi da colpire. Perché i nostri ideali e la nostra azione a livello planetario sono una barriera invalicabile contro chi vuole eliminare la Democrazia e la Libertà. Noi liberi muratori siamo tutti iscritti in un solo grande elenco: quello dei portatori di Luce per l’Umanità.”
Ricco e vario il contenuto del terzo numero del 2016 con gli articoli: Massoneria, Architettura, Geometria: il Tempio dell’Umanità di Francesco Ventani, L’iniziazione massonica e l’iniziazione sciamani di Francesco Maria Gaspare Giannelli, La complessa e indispensabile relazione tra mito e logos di Francesco Coniglione, L’Inno alla Gioia di F. Schiller Federico Cinelli, Kosmopolis: l’«ordine» internazionale e i suoi problemi di Salvatore Zappalà, Per una musica Rituale della Comunione di Dario Scarfì e Joe Schittino, Logos e Nomos: La dialettica irrisolta tra la Parola e la Legge di Corrado Svasata, Attilio Marchetti, musicista e massone nell’America della Grande Depressione di Piergabriele Mancuso e, infine, Essere Apprendisti Libero Muratori nel terzo millennio Claudio Bonvecchio. Recensioni a cura di Gianmichele Galassi.

venerdì 5 agosto 2016

Genesi




«Vorrei partire dal principio e il principio di Genesi, lo sappiamo, riguarda la creazione del mondo».  Così Claudio Saporetti introduce il suo ultimo lavoro per Tipheret. «Segue la storia del “Paradiso Terrestre”, il peccato originale, il diluvio, e le generazioni che partono dai figli di Noè, con l’intermezzo della torre di Babele. Ho messo accanto al testo, allora, degli excursus su argomenti che richiedono una trattazione particolare, ed alla fine, un po’ per completare un po’ per abbellire, una piccola scelta di “fonti” per chi voglia consultarle. È da tempo che penso e dico che il “giardino dell’Eden” non era né un giardino né un Eden e che, sopra il conto, non c’erano serpenti. Per chi mi ha ascoltato in qualche peregrina conferenza, e non ne è uscito convinto, ha qui l’occasione di approfondire e, se ancora continua a non essere convinto, di dissentire con tutti i dati per farlo».

Un mattone per il futuro museo massonico. In dono al Gran Maestro Bisi prezioso grembiule antico della Gran Loggia di Scozia


Un mattone per futuro museo massonico. Il Gran Maestro Stefano Bisi ha ricevuto in dono da un Fratello un prezioso grembiule di Gran Tesoriere della Gran Loggia di Scozia (seconda metà del XIX secolo) in stoffa e pelle. La manifattura è di George Kenning & Son, Little Britain con sedi a London, Liverpool, Manchester, Glasgow. Il Gran Maestro, con l’augurio che presto si possa costituire il Museo Massonico del Grande Oriente d’Italia in una sede storica adeguata, ha donato il grembiule all’Archivio del Goi auspicando che altre donazioni arricchiscano le nostre collezioni. Tra le fonti consultate per l’individuazione del grembiule ci si è avvalsi dell’apparato iconografico dell’opera in sei volumi “The history of Freemasonry. Its antiquities, symbols, constitutions, customs, etc. Embracing an investigation of the records of the organisations of the fraternity in England, Scotland, Ireland, British colonies, France, Germany and the United States” di Robert Freke Gould (London, The Caxton Publishing Company, 1901, Tav. VI Insegne dei Grandi Ufficiali della Gran Loggia di Scozia) (Biblioteca Goi M 040 GOU HIS 1901/1).

giovedì 4 agosto 2016

Che cosa è esattamente il potere iniziatico?


di Quirino Tirelli






Ha senso parlare di potere quando si parla di esoterismo?
È questa una domanda fondante che prima o poi, chi si occupa di esoterismo deve, in qualche modo, affrontare.
Le società iniziatiche si definiscono differenti dalle organizzazioni profane. Nel mondo profano assistiamo, quotidianamente, ad un'eterna lotta per la supremazia, ad una continua prevaricazione per l'affermazione della propria superiorità (homo homini lupus). Se le società esoteriche vogliono differenziarsi dalle organizzazioni profane devono, necessariamente, farlo anche sotto questo punto di vista. La domanda che tutti ci poniamo, però, è questa: «Ma sono davvero diverse le società iniziatiche dalle organizzazioni profane?».
Frequentando ambienti esoterici mi sono accorto che, anche qui, esiste una volontà di supremazia, voglia di comandare, voglia di sentirsi superiori ad altri fratelli (a volte solo in virtù del fatto di indossare orpelli colorati).
Certo, essendo le società esoteriche costituite da gruppi di persone, devono esserci delle regole che servono a scandire il corretto andamento dei lavori ed i rapporti interpersonali. Essendoci delle regole, per forza di cosa, debbono esserci dei rappresentanti  (ognuno con i propri compiti) preposti al controllo e alla corretta applicazione di queste regole.
Si discute tanto (discussione quanto mai attuale) in ambienti latomisti del doversi o del non doversi occupare di questioni di politica e di religione. Molto si è detto e molto si è scritto su questo punto e non è mia intenzione entrare nel merito di questa spinosa questione. Voglio, però, solo puntualizzare che la politica e la religione sono le espressioni più evidenti di un'estrinsecazione profana di un potere piramidale. I nostri padri fondatori (ispirati da un sapere ancestrale), evidentemente, avevano intuito il pericolo insito nell'occuparsi di politica e di religione. Evitare di farsi corrompere dal virus mortale che corrobora le nostre menti ed innalza il nostro ego. Come fare a conciliare l'eguaglianza con il potere? Come fare a sentirsi liberi con il potere?
Sia ben chiaro, non sto dicendo che è mia intenzione voler suggerire, a chi si occupa di esoterismo, di chiudersi al mondo esterno, anzi! Bisogna aprirsi al mondo esterno (ormai unica possibilità in una società interconnessa) ma evitando di farsi corrompere, evitando di entrare in circoli viziosi, DIFFERENZIANDOSI, come Iniziati, da logiche profane. E' questo il significato più profondo dei nostri lavori ed è questo l'insegnamento che possiamo, attraverso il nostro esempio, trasmettere all'esterno.
Sono infatti convinto che tutti noi abbiamo molto da trasmettere al mondo profano e che in effetti, tutti gli iniziati, hanno un potere intrinseco. In cosa consiste questo potere?
Per capire questo, dobbiamo scendere nel profondo e capire cosa vuol dire essere un Iniziato. Essere un Iniziato vuol dire aver acquisito un valore aggiunto, una plus valenza, che ci rende capaci di guardare e capire il mondo con occhi diversi. Proprio per il fatto che riusciamo a percepire, in maniera più intima, i sottili meccanismi a cui soggiacciono le cose sensibili, questo dovrebbe evitarci di cadere nelle trappole della materia. Andare oltre la materia, distaccarsi da essa, tendere allo spirituale. Essere immersi nella materia e proiettarsi mentalmente fuori di essa! Questo è il nostro potere. Solo capendo questo possiamo evitare l'altra trappola in cui cadono molti iniziati. Il voler differenziare LORO (i non iniziati) da NOI (gli Iniziati). Questa dicotomia perversa che tante vittime illustri ha mietuto. Un potere, quindi, il nostro, basato sull'esperienza, sul lavoro costante ed incessante. Non vi sembra già questa una differenza sostanziale che ci differenzia dal “mondo profano”?
Sono queste le basi, le fondamenta, da cui dobbiamo partire per cercare di incidere sulle umani sorti. Solo allora potremmo dire di lavorare per il bene ed il progresso dell'umanità, solo allora potremmo dire di avere un peso e di poter incidere sulla società. E' questa la rivoluzione che tutti auspicano!

mercoledì 3 agosto 2016

In God we trust


Questa sera il Webinar dello York




Ricordiamo a tutti gli iscritti che questa sera, ore 20, si terrà una nuova lezione sul webinar introduttivo alla Qabalah curato dal nostro blog. Mercoledì 10 agosto l'ultimo appuntamento prima della pausa di ferragosto.

“Il Goi non c’entra nulla con le inchieste su ‘ndrangheta e massoneria”. Il Gran Maestro intervistato da Giornalistidazione.it


IL GRAN MAESTRO DEL GOI SU GIORNALISTIDAZIONE.IT

by  on  • 06:17
Il numero uno della principale obbedienza massonica italiana lo ha anticipato in una video intervista al sito Giornalistidazione.it
“Il GOI non c’entra nulla con le inchieste su ‘ndrangheta e massoneria”
È quello che dirà domani alla Bindi Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, nell’audizione in Commissione parlamentare antimafia
“C’è il pregiudizio che è frutto dell’ignoranza. Bisogna vedere queste inchieste, di cui io non so nulla e di cui leggo solo sui giornali,  bene di cosa parlano. Si fa spesso riferimento alla massoneria, ma occorre chiarire che non è la massoneria regolare, quella che io rappresento e a cui sono iscritti oltre 2600 calabresi. Diciamolo chiaramente che si tratta di massoneria deviata. O forse non è neppure massoneria deviata, non si tratta di gruppi massonici. Sono delle persone che si mettono assieme per compiere atti illeciti. Che c’entra la massoneria? Potrebbe essere qualunque tipo di associazione”.  Stefano Bisi, 58 anni, giornalista, di Siena, è Gran Maestro del Goi, il Grande Oriente d’Italia , la più numerosa obbedienza massonica italiana, dal 2014. Domani Bisi sarà ascoltato dalla Commissione parlamentare antimafia sui presunti rapporti tra massoneria e ‘ndrangheta. Il numero uno del Goi a anticipato a “Giornalistidazione.it” quello che dirà al presidente Rosy Bindi. “Le dirò che il Goi non c’entra nulla; che non esistono contiguità tra la nostra massoneria e le mafie. Anzi, la cultura del libero pensiero che propugna la libera muratoria del Grande Oriente d’Italia è un antidoto contro la ‘ndrangheta.  Al presidente Bindi dirò che la nostra è una comunione di 23 mila fratelli; che conosco quello che fanno e come operano, e quanto sono impegnati in azioni di solidarietà esterna, ad esempio in provincia di Cosenza, i fratelli liberi muratori del Goi hanno collaborato con l’associazione volontari ospedalieri per il cordone ombelicale, ad esempio. Dirò che da noi – continua  Bisi – ci sono uomini liberi che parlano nelle logge e che hanno la possibilità di confrontarsi su temi filosofici, spirituali, storici. E lo fanno sapendo che gli interlocutori non solo li lasceranno parlare nella consapevolezza che ne trarranno dei benefici culturali.  Quindi queste inchieste di sui si parla non riguardano il Grande Oriente d’Italia.  Conosco quello che fanno e come operano”.  Circa l’accusa di eccesso di riservatezza che in molti muovono alla massoneria, il Gran Maestro a Giornalistidazione.it dice: “Tutto nasce dal fatto che non pubblichiamo i nomi dei fratelli. Ma il diritto alla privacy riconosciuto con una legge dello Stato non deve valere per chi è iscritto alla massoneria? Tantissime associazioni hanno il carattere della riservatezza. Volete che i massoni vadano in giro con una fascia al braccio? Facciano una legge e noi ci adegueremo, ma non si può obbligare i nostri fratelli a non godere di ciò che la legge permette loro”.  Alla domanda su come la massoneria può difendersi dal rischio di fare entrare nelle sue logge dei mafiosi, Bisi risponde che “il proselitismo che facciamo è molto severo. Chiediamo a tutti coloro che bussano al Goi per essere ammessi il certificato dei carichi pendenti e il casellario giudiziario. E, soprattutto, nel corso delle attività delle logge,  c’è un “Consiglio delle Luci”, così si chiama e che è formato dal maestro venerabile, dal primo e dal secondo sorvegliante,  che sono una sorta di dirigenti delle 850 logge sparse sul territorio italiano, che hanno il compito di vedere quello che fanno i fratelli , come si comportano. Abbiamo anche una sorta di probiviri che intervengono quando ci sono fratelli che non si comportano secondo gli antichi doveri e le fondamenta del Grande Oriente d’Italia”.

martedì 2 agosto 2016

Una 'dimora filosofale' a Gangi




Il libro “Gli Affreschi di Palazzo Bongiorno ‘dimora filosofale’ a Gangi” di Francesco Paolo Pinello non solo illustra la bellezza di un palazzo nobiliare, che si attesta uno dei migliori esempi di architettura settecentesca delle Madonie, ma rivela, nel cuore della Sicilia, uno scrigno di cultura ‘sapienzale’ di raro valore. L’autore definisce questa antica dimora “una piccola biblioteca completa e compiuta, di alta e profonda cultura filogiansenistica e filomassonica alchemico-speculativa”. Una “dimora filosofale”, appunto, che nei suoi affreschi racchiude insegnamenti riconducibili al simbolismo della “Tabula Smaragdina Hermetis”, con perle di dottrina teologica agostiniana.

Pinello, libero muratore del Grande Oriente d’Italia, non è estraneo ai cosiddetti ‘studi tradizionali’ (ha al suo attivo vari saggi) e ha perciò potuto approfondire il significato recondito dell’iconografia degli affreschi di Palazzo Bongiorno che, in quest’ottica, acquista nuovo fascino anche agli occhi dei non addetti ai lavori.

Fonte: GOI