Blog Ufficiale della Loggia Heredom 1224 di Cagliari, Emulation Lodge all'Obbedienza della Libera Muratoria Universale - Grande Oriente d'Italia - Palazzo Giustiniani
Parte a maggio il nuovo ciclo di “Per colloquia aedificare”, la rassegna culturale curata dalla Loggia Pitagora-Ventinove Agosto (1168) di Palmi che nel 2016 ha raggiunto la sedicesima edizione. Sono tre gli appuntamenti in programma che quest’anno sono dedicati al tema “Initium, tra percorsi, sogni e segni”. Intervengono: il 27 maggio, il presidente del Collegio Circoscrizionale della Calabria, Marcello Colloca; il 14 ottobre, il Gran Maestro Onorario Ugo Bellantoni; l’11 novembre il Primo Gran Sorvegliante Antonio Seminario.
Per tutti gli incontri, riservati agli esponenti del Grande Oriente d’Italia, appuntamento alle ore 19 nella casa massonica di Palmi.
Quando ero un bimbo di luce tutti i colori vennero a bussare: “Apri, apri” dicevano alle mie pupille clementi, e gareggiavano per rifrangersi blu dentro il blu. Il sole del crepuscolo mi scorse suoi raggi come due trecce chiare di bambine che conducono una vacca con un vincastro. Nella città di Lod quando ero un bimbo di luce le cime mi sollecitavano: “Sali, Sali”, nell’abbraccio delle nostre vette. Tutti gli steccati erano più bassi di me basso Quando ero un bimbo di luce le distanze mi assorbivano nella rapidità di un altro tempo. Erez Biton Da Canti di cecità, 2013
Erez Biton Nasce in Algeria nel 1942. La sua famiglia fugge dal paese nel 1948 e si trasferisce in Israele, prima in una baraccopoli e poi nella cittadina di Lod. Qui, ancora bambino, giocando con una granata, residuo bellico della guerra d’Indipendenza, Biton rimane gravemente ferito e perde la mano destra e la vista. Si laurea in scienze sociali e comincia a lavorare come giornalista. Presidente dell’Associazione scrittori israeliani, è una delle prime voci della lirica detta “mizrahi”, nonché una delle più originali. Emerge nel periodo in cui l’élite sionista si riconosceva solo attraverso l’identità europea e occidentale, ignorando o emarginando la ricca e millenaria cultura di centinaia di migliaia di nuovi immigrati dei paesi arabi. Nel 2015 Erez Biton ha vinto il Premio Israele per la letteratura e la poesia.
Il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia-Palazzo Giustiniani, Stefano Bisi, nella giornata conclusiva del convegno su Libertà e Valori che si è svolto a Lipari il 23-24-25 Aprile, ha ricordato l’alto valore della Liberazione che diede agli italiani la Democrazia e la libertà in tutte le sue forme. “In questo giorno simbolo della rinascita – ha detto Bisi – dell’Italia, della Resistenza che portò alla Liberazione e all’avvento della Democrazia, alla fine delle tenebre del Fascismo e all’aurora della nostra Repubblica, dobbiamo con gratitudine ed orgoglio ricordare la memoria di tanti eroi, di tanti uomini che con il loro sacrificio e la loro azione hanno contribuito a fare rivedere la luce al popolo italiano. E fra questi uomini, anche i volti e le storie di migliaia di massoni che al confino qui a Lipari o in esilio hanno lottato per il trionfo della Libertà. Uomini come il Gran Maestro Domizio Torrigiani, di cui oggi abbiamo onorato il ricordo con questa targa. Ma anche uomini come Meuccio Ruini che fu uno dei padri nobili della nostra Costituzione. Essi furono uomini per il bene di tutti e difensori del libero pensiero contro gli oppressori dello spirito e delle coscienze.
La grande eredità della Liberazione, il frutto che essa ha generato è stata la Repubblica, di cui il Grande Oriente sta celebrando i 70 anni con una serie significativa di convegni, come questo di Lipari sulla Libertà, e che ha nella Costituzione un tesoro di valori sempre vivi ed attuali. Non si tratta di fredde norme ma di solidi principi che vanno vissuti quotidianamente ed applicati perché sono una garanzia per tutti noi.
E noi questi principi di uguaglianza, di tolleranza, di solidarietà, di unione, abbiamo il dovere di difenderli e di tramandarli alle generazioni future con lo stesso entusiasmo e la responsabilità di chi ce li ha donati con tanto sacrificio ed amore. Ecco perché da massoni e da cittadini nelle piazze d’Italia oggi, fieramente, con la mano destra sul cuore gridiamo: Viva la Repubblica, viva la Costituzione, viva l’Italia”.
Il Gran Maestro, Stefano Bisi, insieme ai Gran Maestri aggiunti Sergio Rosso e Santi Fedele, e al presidente del Collegio Giuseppe Trumbatore, ha scoperto una targa alla memoria di Domizio Torrigiani, posta nel luogo dove il “Gran Maestro martire” dimorò nel 1925 ai tempi del suo confino nell’Isola. Toccante il momento in cui Bisi ha ricordato Torrigiani. “Di fronte a questo martire della Libertà tutti noi fratelli siamo orgogliosamente raccolti per celebrare la figura di chi si è battuto per la democrazia e non si è piegato alla tirannia. E le frasi scritte per commemorarlo sono ancora oggi più belle e vive che mai. “Noi – si legge nella lettera circolare annunciante la morte del Gran Maestro dell’Ordine ed inviata a tutte le Comunioni estere – i Massoni esuli, proscritti, noi che conserviamo accesa la fiamma che ci fu affidata, noi che la persecuzione fascista obbliga a cercare in una terra diversa dalla nostra asilo per i nostri Templi, per i nostri vessilli, per i nostri archivi, per i nostri Lavori rituali, noi attendiamo con ansia il giorno in cui potremo rientrare nella nostra terra finalmente liberata; allora noi ci riuniremo, secondo il rito, attorno alla sua tomba e, dopo averla ricoperta di ramoscelli d’acacia, noi chiameremo per nome il nostro Maestro e sicuramente, all’ultima chiamata, tutti i massoni risponderanno per lui “Presente”.
IL CONVEGNO
Molto ricco di spunti e di riflessioni il convegno su “Libertà e Valori”, promosso dalle logge dell’Oriente di Messina e dalla Francesco Crispi di Termini Imerese con la collaborazione del centro studi eoliano, che si è tenuto nella sala conferenze dell’hotel Tritone. I lavori della prima giornata sono stati moderati dal Gran Maestro aggiunto Sergio Rosso e si sono aperti con i saluti del sindaco di Lipari, Marco Giorgianni, del presidente circoscrizionale della Sicilia Giuseppe Trumbatore, del presidente del Consiglio dei maestri venerabili di Messina Antonio Biviano, del maestro venerabile della Loggia Francesco Crispi di Termini Imerese Piero Quattrocchi, e del presidente del Centro studi eoliani Antonio Saltalamacchia.
Roberto Roselli, primo dei relatori a parlare ha centrato il suo intervento sul rapporto tra libertà politica, obbedienza e dovere citando l’illuminista Locke. “Anche se a prima vista obbedienza e libertà ci potrebbero sembrare inconciliabili, questa apparente inconciliabilità sparisce se l’obbedire viene definito in modo più preciso. Se obbedire volesse dire soltanto sottostare allora noi non potremmo, obbedendo, rimanere liberi. Ma non è così. Basti pensare che l’obbedienza senza la libertà diventerebbe schiavitù e che la libertà senza l’obbedienza sarebbe un semplice appiglio. Solo in questa completa accezione i due concetti riescono ad essere perfettamente conciliabili. E nel caos che si verrebbe a instaurare per un eccesso di libertà, l’obbedienza fa sì che venga ristabilito l’ordine. Un ordine che però deve accompagnarsi in noi che lo accettiamo alla volontà di lasciarci guidare pur senza mai farci condizionare. Tale volontà riuscirà allora a discernere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, grazie al vaglio critico della ragione, in quella che sarà un’obbedienza ragionata in contrapposizione a quella che è un’obbedienza passiva”.
Andrea Pruiti Ciarello ha sottolineato come “La libertà, intesa come facoltà di pensare, di agire o di determinarsi a proprio piacimento ed in maniera autonoma è una facoltà che può essere esercitata solo nell’ambito di un Sistema sociale di riferimento, dal più piccolo, la Famiglia, al più grande, lo Stato. Oggi lo Stato Italiano ha bisogno di un immenso lavoro di sfoltimento e snellimento da sovrastrutture burocratiche, verso uno “stato minimo”.
La “libertà al confino” e’ stato il tema della relazione del prof. Pino La Greca, autore del bel libro che racconta, attraverso documenti inediti, la storia di Domizio Torrigiani a Lipari e il confino nell’isola di 500 persone. Una relazione accompagnata da significative immagini dell’epoca. “La nostra Repubblica di Lipari, fondata nel 580 a.C., è stata una Repubblica democratica sino al periodo dell’occupazione dei romani e contrariamente alle polis greche, quella di Lipari non ha avuto tiranni, né oligarchie, e la sua Costituzione è un caso da studiare, perché questa Costituzione comunitaria e’ tale che è diventata oggetto di studio da parte di facoltà estere ma stranamente non trova attenzione qui da noi in Sicilia. Eppoi un’altra novità rispetto a quanto detto circa gli inizi della Massoneria a Lipari sorta con la loggia Eolia. Ebbene, abbiamo le prove che la libera muratoria da noi è antecedente a quello che si pensava e si può retrodatare al 1799. Quanto all’argomento della mia relazione voglio sottolineare la cornice in cui si svolse il confino di tanti personaggi, avvocati, medici, ingegneri, architetti, piccoli imprenditori, che si trovarono a partire dal novembre 1926 e sino al 1927 su quest’Isola. La scelta di fare di Lipari l’unica sede dei confinati politici nasce dalla ribellione dei liparoti. I confinati arrivavano qui dalle città di residenza dopo un viaggio durissimo in treno e poi in nave, in condizioni igienico-sanitarie e morali incredibili. Gennaio-marzo e’ un periodo duro per loro che arrivano da Brrscia, Torino, Milano, e si trovano in un ambiente sconosciuto e povero. Sradicati dalle loro realtà si trovavano senza lavoro e con problemi di sopravvivenza visto che il sussidio del regime era troppo esiguo, 10 centesimi poi ridotti a cinque. Invito tutti a leggere il libro perché ci sono pure le loro testimonianze di vita. Da Bauer, a Torrigiani a tanti altri, si può capire come vivevano questi uomini privati della libertà e che non potevano superare determinati limiti del centro cittadino di Lipari”.
La seconda giornata del convegno e’ stata moderata dal Gran Maestro aggiunto Santi Fedele. L’intervento di Franco Celona ha avuto come parte centrale l’importanza della Costituzione della Repubblica e la sua stretta relazione con i principi e valori massonici. “I nomi di Torrigiani, di Leti, di tanti fratelli che hanno perso la vita per la causa della libertà, sono strettamente legati alla Costituzione della Repubblica. Qual è quel posto, nel dopoguerra, dove socialisti e liberali si incontravano per discutere e dialogare? Ebbene quel luogo erano i nostri templi. E non è un caso che i principi della Costituzione, ieri si è parlato di Meuccio Ruini, siano i nostri principi. Dall’articolo 1 della Repubblica fondata sul lavoro, laddove la Massoneria esalta il lavoro, al rispetto dei diritti inviolabili dell’uomo, quella che noi chiamiamo la dignità dell’altro, ma anche l’articolo 3 in cui c’è in maniera concreta il principio d’uguaglianza, all’articolo 4 ed altri. Quindi, noi dobbiamo essere orgogliosi di questo e ricordare a tutti quando parlano a sproposito di noi, ministri, senatori o sindaci, chi siamo e come i nostri valori siano radicati nella Costituzione. Da Lipari, da questa manifestazione parte un alto messaggio che ricorda Torrigiani e il ruolo dei massoni nella storia del Paese”.
Angelo Di Rosa ha infine centrato la sua relazione sulle tematiche moderne del concetto di libertà e della sua applicazione in una società in crisi, dove il lavoro e’ precario, dove insorgono egoismi, odii, terrorismo fondamentalista. Ed ha sottolineato, anche quello che è il vero problema attuale legato alla Libertà. “La paura della Libertà che diventa anche paura di scegliere. Quella che Erich Fromm aveva ben delineato nel 1942, oggi assale l’uomo contemporaneo. Il segno dei tempi che viene anche dal presente. C’è uno spot di una nota azienda telefonica che è sintomatico. Il testimonial alla fine dice queste parole: “Le nuove tecnologie ci stanno dando la libertà di non dover scegliere”. La Libertà obbliga l’uomo a prendere delle decisioni, e le decisioni comportano rischi che al giorno d’oggi la tecnica e il comune agire di una società che pensa meno alle grandi battaglie laiche e libertarie e più al soddisfacimento di interessi egoistici e personali comporta. Eppure, come hanno fatto tanti nobili padri e tanti massoni come Torrigiani, scegliere e’ l’unico verbo in grado di coniugarsi all’idea stessa di Liberta’. Io penso che noi oggi non dobbiamo avere paura della Libertà, dobbiamo difenderla in tutte le sue diramazioni. Dobbiamo difenderla abbattendo le barriere erette da chi professa la propria superiorità culturale, religiosa, ideologica, razziale, economica. Ma non bisogna dimenticare, come ha detto Aron – che godiamo di un privilegio raro nella storia e raro nello spazio. Per cui, dal grado con cui amiamo la libertà e le libertà, dipende essenzialmente il futuro delle nostre moderne democrazie”.
Nelle sue conclusioni il Gran Maestro Stefano Bisi, ha sottolineato l’importanza del convegno eoliano ed rivolto un grazie a coloro che l’anno scorso hanno avuto l’idea forte di celebrare a Lipari il 25 aprile, iniziativa che deve diventare una consuetudine. “È stato l’anno scorso l’inizio di un percorso che continua e continuerà, e credo che il prossimo 25 aprile saremo ancora più numerosi a ricordare un gran maestro fondamentale della storia della nostra comunita ma non solo per commemorare i morti, come diceva Franco Celona, che non bisogna mai dimenticare sopratutto quando uno è morto per una causa giusta ma sopratutto per attualizzare i principi del suo pensiero quel coraggio che lo portò’ a non piegare la testa per rendere viva sempre piu la nostra comunione e per combattere la dittatura. Nel 2017 ci sarà l’anniversario della Costituzione della Repubblica Italiana, è un bel appello quello che è stato da Santi Fedele e gli altri fratelli a dimostrare quanto I principi della libera muratoria siano presenti nella Costituzione della Repubblica Italiana. Dicevo un percorso che continuerà, tra pochi minuti scenderemo e andremo nel luogo dove Domizio Torrigiani ha vissuto quando era al confino, scopriremo una targa in memoria di un combattente della Libertà, di un operaio che ha combattuto per questo cantiere infinito della Libertà. Io ricordo ancora quando penso a Domizio Torrigiani una frase, una frase scritta nel documento, nel diario preparato da Alcide Garosi, dal medico di Giustino, in provincia di Siena,!che fu inviato a Montefiascone dove era ricoverato e confinato anche li’ Torrigiani per curarlo. Alcide Garosi disse che andò per curare gli occhi di Domizio Torrigiani ma fu Torrigiani che curò Alcide Garosi, il quale una volta tornato a Siena si affiliò alla libera muratoria nella storica Loggia Arbia, quindi la Luce che DomizioTorrigiani dette ad Alcide Garosi è la Luce che dà ancora a tutti I liberi muratori italiani”.
E’ approdata a Lipari la rassegna Repubblica70 inaugurata a febbraio a Reggio Emilia dalla Massoneria del Grande Oriente d’Italia per celebrare il settantesimo anniversario della Repubblica italiana e che in queste settimane sta realizzando convegni in varie città italiane, luoghi simboli del paese. “Conversando su libertà e valori”, questo è il titolo dell’evento patrocinato dal Comune e promosso dalle logge di Messina e dalla Francesco Crispi di Termini Imerese, in collaborazione con il Centro di studi eoliani. Tre giornate di studio – dal 23 al 25 aprile- dedicate a Domizio Torrigiani, il “Gran Maestro Martire” che la dittatura fascista confinò proprio a Lipari per quasi due anni. Al centro dell’incontro il tema della libertà, le emergenze dei nostri giorni e gli scenari delineati dalla nuova geopolitica. Clou dell’evento la cerimonia di svelamento,nei pressi di Villa Meligunis, da parte del Gran Maestro Stefano Bisi di una lapide che ricorda Domizio Torrigiani nel luogo del suo confino.
“Per il secondo anno consecutivo il Grande Oriente d’Italia sarà a Lipari il 25 aprile – ha anticipato il Gran Maestro Stefano Bisi -, in questo giorno simbolo della rinascita dell’Italia che portò alla Liberazione, alla fine delle tenebre del Fascismo e all’aurora della nostra Repubblica che stiamo celebrando in tutta Italia. Dobbiamo essere grati a quanti si sacrificarono per la libertà e ricordare le loro storie. Qui a Lipari c’è un pezzo di storia italiana che non va dimenticata e la nostra targa in memoria del Gran Maestro Domizio Torrigiani, nel luogo del suo confino e di tanti altri uomini coraggiosi, vuole essere una testimonianza duratura, un contributo alla memoria delle generazioni future perché rimanga sempre vivo il significato della libertà come bene comune”.
In apertura della prima giornata di lavori ha portato i saluti il sindaco di Lipari Marco Giorgianni, insieme al presidente circoscrizionale della Sicilia Giuseppe Trumbatore, al presidente del Consiglio dei maestri venerabili di Messina Antonio Biviano, al maestro venerabile della Loggia Francesco Crispi di Termini Imerese Piero Quattrocchi, e al presidente del Centro studi eoliani Antonio Saltalamacchia. Al convegno sono intervenuti Franco Celona, Lello Cusimano, Angelo Di Rosa, Roberto La Galla, Giuseppe La Greca, Andrea Pruiti e Roberto Roselli. A concludere i lavori, coordinati dai Gran Maestri Aggiunti del Grande Oriente d’Italia Sergio Rosso e Santi Fedele,il Gran Maestro Stefano Bisi.
Domizio Torrigiani (1876-1932), avvocato, entrò in Massoneria nel 1896, nella Loggia Humanitas di Empoli. Diventò Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia nel 1919 e fu rieletto nel 1922 e nel 1925. Fu incarcerato e confinato dal regime fascista che lo liberò poco prima della morte.
Chi era Domizio Torrigiani. Avvocato, nato a Lamporecchio, in provincia di Pistoia, il 19 luglio 1876, Domizio Torrigiani fu eletto per ben tre volte Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia: nel 1919, nel 1922 e nel 1925. Rimase formalmente in carica fino al 30 agosto del 1932, data della sua morte, anche se il Grande Oriente viveva ormai in esilio, dopo lo scioglimento delle logge decretata dallo stesso Torrigiani il 22 novembre 1925 a seguito della votazione al Senato, due giorni prima, della legge definita “sulle associazioni segrete”. La legge del 26 novembre 1925 n. 2029 (dal titolo “Regolarizzazione delle attività delle associazioni, enti e istituti e dell’appartenenza ai medesimi del personale dipendente dallo Stato, dalle provincie, dai comuni e da istituti sottoposti per legge alla tutela dello Stato, delle provincie e dei comuni”) restringeva il diritto di associazione, sottoponeva le associazioni al controllo della polizia e adottava misure repressive più severe. Fa parte di quel complesso di norme (leggi e decreti) conosciute come “leggi fascistissime” che il governo di Mussolini varò tra il 1925 e il 1926 per eliminare ogni espressione di libertà e perciò anche la Massoneria. Il periodo della gran maestranza di Domizio Torrigiani fino alla caduta del regime fascista fu il più tragico della storia del Grande Oriente d’Italia. Torrigiani, per la sua tenace e sofferta lotta per la libertà, è ricordato come il ‘Gran Maestro martire’. (continua a leggere)
Proseguendo il nostro viaggio attraverso i siti romanici delle Marche non poteva assolutamente mancare una visita alla Pieve di San Ginesio
San Ginesio è un comune italiano di 3 746 abitanti della provincia di Macerata nelle Marche. Fa parte del circuito de I borghi più belli d'Italia ed è anche uno dei 184 comuni che possiede il marchio turistico-ambientale della Bandiera arancione. La città è dedicata a San Ginesio martire protettore degli attori degli artisti e patrono della Diocesi di San Miniato. Il corpo del martire riposa all'interno della Collegiata, uno dei monumenti più interessanti di tutto il territorio maceratese. La facciata della Collegiata La Pieve di San Ginesio si presenta con un solo magnifico portale in travertino corrispondente alla navata centrale; essa è suddivisa in due parti di cui quella inferiore, di stile romanico, è la più antica. A pochi centimetri dal riquadro esterno del portale inizia la parte superiore di stile gotico realizzata oltre 300 anni dopo la costruzione della chiesa. Anche qui assistiamo al passaggio del tempo in cui, per motivazioni estetiche e di ristrutturazione legate a motivi strutturali sono largamente evidenti segni di rimaneggiamenti e ricostruzioni che segnano il passare dei secoli. Ma è opinioni di storici, e cultori dell’arte in generale legati al territorio, che tali rimaneggiamenti siano stati attuati allo scopo di nascondere evidenti collegamenti presenti tra questo edificio e i più noti Cavalieri Templari, che proprio in questa provincia, da documenti storici ritrovati, avevano ingenti possedimenti. È interessante sottolineare come, a differenza di quello che avvenne in altre regioni, qui nei processi che ebbero come protagonisti gli sfortunati Cavalieri si astennero dall’usare la tortura come metodologia di indagine al fine di estorcere delle confessioni, e quasi tutti i Templari furono assolti. Non impedì invece che i loro beni passassero agli Ospitalieri ed ai Cavalieri di Malta, non impedì il tentativo di eliminare, quanto fu più possibile, le loro tracce. La nostra fortuna è legata all’interesse ed alla passione di molti ricercatori Ginesini che si sono spesi in prima persona proprio per cercare di riscoprire un percorso di senso ancora attivo, che ricolleghi questo edificio con le gesta dei Cavalieri, molti come il Prof. Giovanni Cardarelli, scomparso nel 2015, hanno cercato , hanno con un attento esame di ricostruzione storica, tentato di dimostrare che la Collegiata, nel suo assetto originario, fu opera dell’Ordine legato a Bernanrdo da Chiaravalle, e come attenti ricercatori, dopo aver spulciato le fonti storiche alla ricerca delle prove, si sono attivati in prima persona andando a cercare le risposte li dove solo i veri cercatori osano: nella pietra. In tale percorso è di notevole interesse il testo del Cardarelli “ Il Mistero dei Templari a San Ginesio” di cui ci siamo serviti.
Il primo elemento in cui ci si imbatte è appunto una mano che regge un globo (espressione plastica della potenza divina), che è presente sul portale in alto sulla sinistra:
L’interno della Collegiata appare come “una galleria – scrive Febo Allevi – dove sei invitato a osservare i segni che dopo il Mille ogni secolo ha voluto imprimervi senza evidenti contrasti”. Questi segni iniziano a pochi centimetri dall’ingresso principale, nella controfacciata sinistra, con un’edicola affrescata da Stefano Folchetti, un pittore ginesino vissuto tra la seconda metà del Quattrocento e la prima del secolo successivo, il quale vi ha dipinto una Madonna in trono tra due santi e col bambino. L’affresco, di cui riportiamo un immagine, suscitò un forte interesse nell’allora Storico ed Archivista del Clan Sinclair Ian Sinclair, che fu portato a visitarla da alcuni soci fondatori del Clan Italia. Come si evince chiaramente dall’immagine quello che salta di più agli occhi è l’enorme Coppa che la Donna reca nelle sue mani, possibile riferimento al Graal, o altrettanto possibile riferimento all’ampolla di Maria Maddalena. Ciò che è evidente è la mancanza di proporzione del dipinto, la Coppa infatti è sovradimensionata rispetto agli elementi che compongono l’affresco, quasi come se il pittore volesse darle un posto di rilievo all’interno della composizione.
Nelle memorie degli storici locali si legge che: “ Intorno al secolo decimoprimo (1098) esisteva già una grande chiesa edificata dove il colle su cui si distende l’ampia piazza, attualmente intitolata ad Alberico Gentili, comincia a digradare verso il rione Trenzano. Il maestoso edificio, che, come tutte le chiese del periodo paleocristiano e dell’età di mezzo, fu eretto con la facciata rivolta a ponente e l’abside a levante, risulta adagiato per intero su un declino dal terreno scarsamente compatto che non di rado ha causato fenomeni di instabilità alle strutture murarie, nonostante la loro perfetta progettazione. I materiali con cui esso venne edificato furono reperiti in loco e si ridussero sostanzialmente a due: pietra calcarea proveniente dai vicini monti del preappennino e pietra arenaria, impiegata soprattutto nei muri esterni, abbondantissima anche nelle immediate adiacenze del paese”. Gli studi del Prof. Cardarelli si sono incentrati sui capitelli che adornano le colonne della collegiata, capitelli che a suo avviso sono sopravissuti alla scalfitura dell’Inquisizione e che mostrano simboli evidenti di matrice Templare, come il
Fiore della Vita o Esapetalo che resta uno dei simboli più diffusi nelle chiese templari, e che è un vero e proprio marchio o contrassegno intenzionale per comunicare una precisa presenza.
La Palma simbolo presente nel Vangelo di Giovanni, albero tipicamente orientale simboleggia il pellegrinaggio in Terrasanta, ma è altresì il simbolo della rigenerazione, della vittoria della Vita sulla Morte, simbolo quindi attribuito alla Resurrezione del Cristo.
Il Serpente simbolo della vita e delle forze presenti in ciascuno di noi, è strumento di salute, ma elemento maggiormente importante, come non manca mai di sottolineare Massimo Agostini Vice Presidente del Clan Italia, simbolo legato a Maria Maddalena perché rappresentazione della tribù di Dan.
La chiesa riserva un’ultima emozione: la cripta, denominata Oratorio di San Biagio, presenta affreschi di notevolissimo interesse. Alcune pitture, datate e firmate, si devono al pennello di Lorenzo Salimbeni, e hanno assunto di recente non poca rilevanza per definire meglio la personalità pittorica del severinate che, come è noto, lavorò spesso in collaborazione col fratello Jacopo.
Sul lunettone di fondo dell’Oratorio di San Biagio, è rappresentata la Vergine in trono tra Santo Stefano lapidato e San Ginesio in atto di suonare il violino.
L’immagine che vedete testimonia la visita di Ian Sinclair alla Collegiata accompagnato da Guido Vitali, Sven Bohen ed Estefania Monti e Fabio Zandri, tra gi altri, rimase particolarmente colpito dal ciclo di affreschi, non solamente per la pregevole fattura ma anche per aspetti legati alla simbologia nella quale intravedeva riferimenti di matrice alchemica.
Il lavoro di studio da fare su questi affreschi è ancora lungo e faticoso, ci auguriamo di riuscire un giorno a portarlo avanti e di poter pubblicare in questa rubrica un altro articolo che riguardi proprio San Ginesio.
Approda a Lipari la rassegna culturale Repubblica70 inaugurata a febbraio a Reggio Emilia dalla Massoneria del Grande Oriente d’Italia per celebrare il settantesimo anniversario della Repubblica italiana e che in queste settimane sta realizzando convegni in varie città italiane, luoghi simboli del paese. L’appuntamento “Conversando su libertà e valori”, questo è il titolo generale dell’incontro liparese, si svolge dal 23 al 25 aprile, alla presenza del Gran Maestro Stefano Bisi, con il patrocinio del Comune di Lipari ed è promosso dalle logge di Messina e dalla Francesco Crispi di Termini Imerese, in collaborazione con il Centro di studi eoliani, che hanno organizzato per tre giorni le Giornate di Studio dedicate a Domizio Torrigiani, il “Gran Maestro Martire” che la dittatura fascista confinò proprio nell’isola eoliana per quasi due anni. Nel convegno si parlerà di libertà e valori affrontando il tema “La libertà al confino” che, oltre a rievocare fatti e personaggi dell’epoca, esaminerà i nostri tempi e gli scenari delineati dalla nuova geopolitica in cui diritti e libertà appaiono minacciati da confini, fisici e ideali, che si credevano ormai superati.
Il convegno di Lipari avrà due sedi: il 23 e il 24 aprile presso l’Hotel Tritone dove si svolgeranno i lavori del convegno e lunedì 25 a Villa Meligunis Hotel nei cui pressi il Gran Maestro Stefano Bisi scoprirà una lapide che ricorda il luogo in cui Domizio Torrigiani scontò il confino.
In apertura della prima giornata porterà saluti il sindaco di Lipari Marco Giorgianni, insieme al presidente circoscrizionale della Sicilia Giuseppe Trumbatore, al presidente del Consiglio dei maestri venerabili di Messina Antonio Biviano, al maestro venerabile della Loggia Francesco Crispi di Termini Imerese Piero Quattrocchi, e al presidente del Centro studi eoliani Antonio Saltalamacchia. Nei due giorni porteranno contributi Franco Celona, Lello Cusimano, Angelo Di Rosa, Roberto La Galla, Giuseppe La Greca, Andrea Pruiti e Roberto Roselli. I lavori, coordinati dai Gran Maestri Aggiunti del Grande Oriente d’Italia Sergio Rosso e Santi Fedele, saranno conclusi dal Gran Maestro Stefano Bisi.
Domizio Torrigiani (1876-1932), avvocato, entrò in Massoneria nel 1896, nella Loggia Humanitas di Empoli. Diventò Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia nel 1919 e fu rieletto nel 1922 e nel 1925. Fu incarcerato e confinato dal regime fascista che lo liberò poco prima della morte.
Chi era Domizio Torrigiani. Avvocato, nato a Lamporecchio, in provincia di Pistoia, il 19 luglio 1876, Domizio Torrigiani fu eletto per ben tre volte Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia: nel 1919, nel 1922 e nel 1925. Rimase formalmente in carica fino al 30 agosto del 1932, data della sua morte, anche se il Grande Oriente viveva ormai in esilio, dopo lo scioglimento delle logge decretata dallo stesso Torrigiani il 22 novembre 1925 a seguito della votazione al Senato, due giorni prima, della legge definita “sulle associazioni segrete”. La legge del 26 novembre 1925 n. 2029 (dal titolo “Regolarizzazione delle attività delle associazioni, enti e istituti e dell’appartenenza ai medesimi del personale dipendente dallo Stato, dalle provincie, dai comuni e da istituti sottoposti per legge alla tutela dello Stato, delle provincie e dei comuni”) restringeva il diritto di associazione, sottoponeva le associazioni al controllo della polizia e adottava misure repressive più severe. Fa parte di quel complesso di norme (leggi e decreti) conosciute come “leggi fascistissime” che il governo di Mussolini varò tra il 1925 e il 1926 per eliminare ogni espressione di libertà e perciò anche la Massoneria. Il periodo della gran maestranza di Domizio Torrigiani fino alla caduta del regime fascista fu il più tragico della storia del Grande Oriente d’Italia. Torrigiani, per la sua tenace e sofferta lotta per la libertà, è ricordato come il ‘Gran Maestro martire’. (continua a leggere)
La Massoneria del Grande Oriente d’Italia ha inaugurato a febbraio a Reggio Emilia le celebrazioni per il settantesimo anniversario della Repubblica italiana. È stato il primo istituto nel nostro paese a varare per la ricorrenza un programma culturale che, per tutto il 2016, porta alla ribalta, in varie sedi, temi storici e di attualità che interessano la società italiana. Partendo dalla Costituzione, con i suoi principi normativi e i fondamenti etici che regolano la Repubblica italiana nata dal referendum del 2 giugno 1946. Marieli Ruini, nipote di Meuccio, il padre della nostra carta costituzionale, è stata ospite d’eccezione a Reggio Emilia (e sarà anche a Siena e Genova) nel convegno di studi “Il Tricolore e la Repubblica. Simbolo dell’Unità e principio fondamentale (articolo 12 Costituzione) di valori per i nuovi italiani” realizzato il 20 febbraio nella Sala del Capitano del Popolo del capoluogo reggiano. Meuccio Ruini, presidente della Commissione dei 75 incaricata dal 1947 di redigere la Costituzione repubblicana, fu anche esponente del Grande Oriente dai primi del Novecento. Insieme a Marieli Ruini, sociologa e antropologa, già docente dell’Università La Sapienza di Roma, hanno portato contributi lo storico Giovanni Greco e il giurista Angelo Scavone, entrambi dell’Università di Bologna. Giangiacomo Pezzano, presidente circoscrizionale dell’Emilia Romagna, ha introdotto il convegno le cui conclusioni sono state affidate al Gran Maestro Stefano Bisi. Il video integrale dell’incontro è ora on line su youtube nel canale del Grande Oriente d’Italia.
Il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Stefano Bisi ha indirizzato una ferma lettera di protesta al Procuratore aggiunto di Palermo, dottoressa Teresa Principato, in merito alle dichiarazioni rese dal magistrato al Tg1 nell’edizione delle 20.00 di domenica 17 aprile. Rispondendo ad una domanda della giornalista sulla rete di protezione che circonderebbe Il latitante Matteo Messina Denaro, il procuratore ha detto: «È coperto da mafia, massoneria, settori della borghesia professionale ed imprenditori».
Il Gran Maestro Bisi si è detto sconcertato ed indignato per una dichiarazione così semplicistica e generica che accomuna tutta la Massoneria come in odore di mafia. «Un’affermazione, secondo me, generica ed estremamente grave – ha scritto Bisi al Procuratore – che ha creato nel sottoscritto e nei 23mila fratelli dell’Istituzione massonica che rappresento un grande imbarazzo e, se mi consente, una fortissima e legittima indignazione. Mafia=Massoneria e massoni=mafiosi è un’equazione che non si può fare in maniera così semplicistica, e tirando in ballo tutti coloro che fanno parte della Libera Muratoria Universale».
Ed ha aggiunto: «Noi del Goi siamo per la legalità e combattiamo i mostri della ndrangheta, della camorra e della mafia. Noi siamo fedeli alla Repubblica ed ai suoi valori. Da qualche mese in tante località italiane si stanno svolgendo dei convegni in cui celebriamo l’ormai prossimo 70° anniversario della nostra amata Repubblica. Ecco perché siamo rimasti sconcertati nel sentire dire certe parole. Se ci sono delle prove di collusione bisogna agire contro quei soggetti ed evitare di sparare nel mucchio… La Procura della Repubblica di Palermo, di cui Lei è componente autorevole, deve continuare con decisione e con tutti i mezzi che ha a disposizione le indagini per arrivare alla cattura dei latitanti e al trionfo della Giustizia e della Legalità. Ma deve esercitare il suo operato senza creare problemi ed esporre anche a pericolosi rischi d’incolumità, vista la difficile epoca che stiamo vivendo, Istituzioni e persone che nulla hanno a che vedere e a che fare con la criminalita’ organizzata.
Per questo, Egregio Procuratore, Le chiedo vivamente in futuro di evitare incresciose e infamanti generalizzazioni. Non lo meritano le migliaia e migliaia di massoni che lavorano con trasparenza fuori e dentro i templi della Fratellanza e dedicano il loro tempo e il loro sacrificio a creare una sola rete di protezione: la tutela dell’Umanità».
Il 5 aprile il piccolo ma sempre attivo Collegio del Trentino Alto Adige ha celebrato a Bolzano sotto il maglietto del maestro venerabile Frank Nienstedt della Franz von Gumer una tornata a logge riunite di particolare alla presenza del Gran Maestro Aggiunto Sergio Rosso, Presidente della Federazione Italiana Solidarietà Massonica, degli Asili Notturni e del Piccolo Cosmo di Torino, accompagnato dal Segretario e principale collaboratore della Fism, il fratello Marco Cauda. L’evento è stato dedicato al tema della solidarietà, massonica e profana, ed ha coinvolti direttamente gli ospiti come relatori della tavola architettonica. Attraverso brevi filmati e testimonianze, Rosso e Cauda hanno spiegato il valore ed anche gli aspetti più pratici della loro esperienza ormai pluriennale nel sostegno ai più fragili, sottolineando quanto possa essere prezioso il contributo di ciascuno di noi. Non è necessario sentirsi obbligati ad agire per un dovere morale, ma quel che conta, ha rimarcato il Gran Maestro Aggiunto, è cercare di mettere in pratica la solidarietà come forma di miglioramento individuale e collettivo. In sostanza, ha detto, far del bene al prossimo fa bene prima di tutto a noi stessi. Nel corso della tornata è stato presentato anche il progetto che il fratello Domenico Musacchio di Cosenza sta portando avanti con l’Onlus Ipaea per ridare udito a chi lo ha perso o non lo ha mai avuto grazie all’ausilio di un nuovo dispositivo endo-cocleare.
Dalle parole ai fatti. Ha fruttato 10.800 euro la raccolta di fondi promossa dalla loggia “Lando Conti” (1058) di Sanremo e organizzata da Massimo Prato (ex Maestro Venerabile) e Giuseppe Corradi. Un generoso contributo, che l’officina aveva destinato agli Asili Notturni di Torino, ma che il Gran Maestro Aggiunto Sergio Rosso, presidente della storica Onlus piemontese e della la Federazione italiana di solidarietà massonica, ha deciso di mettere a disposizione dei fratelli liguri per accelerare la realizzazione di un centro di assistenza odontoiatrica rivolto alle fasce più fragili, che sta per nascere a Genova sul modello degli ambulatori dentistici già sperimentati dalla Fism. Un esempio pratico di come deve funzionare la rete di solidarietà messa in campo dal Grande Oriente attraverso la Fism e una bella sorpresa, che è stata contestuale alla consegna dell’assegno agli Asili Notturni, avvenuta l’11 aprile durante i lavori della “Lando Conti” . Il Gma Rosso non ha perso tempo e ha passato subito di mano la donazione–sotto forma di cambiale- al Presidente del Collegio dei Maestri Venerabili della Liguria, Carlo Alberto Melani. Con questo generoso contributo è più vicino il traguardo di completare al più presto il laboratorio dentistico di Genova nato sull’input di una generosa donazione del fratello Fabrizio Mariotti (‘Schiaffino’ n.93 all’Oriente di Camogli) che ha messo a disposizione del Collegio ligure i locali per l’ambulatorio. Ora il traguardo per la realizzazione dell’iniziativa è più vicino. Una tornata, dunque, caratterizzata da una bella gara di solidarietà. A dirigerla è stato il neo-Maestro Venerabile Fabio Marincola. Presenti accanto al Gma Rosso, il segretario nazionale della Fism, Marco Cauda, Innocente Ramoino (Presidente e Vice del Collegio Ligure), Patrizio Cipolli (Consigliere dell’Ordine per la Liguria, Marco Riolfo (Commissione Nazionale Diffusione Pensiero Massonico, vicepresidente) e Mariotti, oltre a numerosi maestri venerabili. Alla serata è intervenuto il Fratello Marco Bonelli Bassano, medico dentista e docente dell’Università di Genova che ha messo a disposizione per l’ambulatorio odontoiatrico sociale la propria disponibilità e competenza e un sostegno organizzativo/logistico strutturato.
Si è svolta ieri a Pesaro, nella sala del Consiglio provinciale ‘Pierangeli’ una conversazione tra Marco Rocchi e Marco Pivato, autore del volume «Noverar le stelle. Che cosa hanno in comune scienziati e poeti» (Donzelli). Un dibattito interessante sulla scienza e sulla poesia. La vera oggettività che ci accomuna in fondo è quella che siamo tutti meditatori seduti in un universo che si muove e che ci interroga e tutti proviamo a rispondergli e fargli domande a nostra volta ed è qui che entra la soggettività. Quello che lo psichiatra Jung chiamava processo di individuazione.
Massoneria e Rugby. Lo avreste detto mai? Che ci fosse una relazione, intendiamo. Sul piano simbolico, in una rete furbetta di senso, tutto c’entra con tutto, per cui operazioni di associazioni semantiche anche impervie tutto sommato sono sempre legittime. Il gioco di squadra, l’armonioso comporsi degli individualismi, la grinta e la forza, la meta. In realtà è stato pubblicato uno studio più analitico dove il guadagno della riflessione è oggettivamente proficuo. Ma c’è di più, pare, e qui aumenta la seduzione, che tutto abbia anche robuste radice storiche.