giovedì 26 ottobre 2017
Persone e Libertà nel terzo Millennio. Evento questa sera a Milano
Persone e Libertà nel terzo Millennio. E’ questo il tema dell’incontro che si terrà oggi, 26 ottobre, a Milano nella sala degli Affreschi della Società Umanitaria alle ore 18. Ha organizzato l’evento la loggia I Nuovi Cavalieri di Scozia n. 34 , che, prendendo spunto dalla propria storia che affonda le radici nel 1911, intende proporre e stimolare il dibattito sui diritti civili in Italia.L’officina, che ha vissuto l’abbattimento delle colonne imposto dal regime fascista ma ha continuato ad esistere ed alla nascita dello stato democratico ha ripreso a lavorare, sente più che mai oggi, in questo momento di grande confusione sui Diritti dell’Uomo, la necessità di promuovere un approfondimento sul valore sociale della “Libertà”, guardato soprattutto sotto il profilo delle “Libertà civili”, valori su cui la Libera Muratoria Universale poggia la sua stessa essenza. Interverranno Nicola Sorrentino (Maestro Venerabile della loggia I nuovi cavalieri di Scozia 34), Corrado Augias (Libertà ch’è sì cara…), Marco Cappato (Non violenza e Libertà civili), il Gran Maestro Aggiunto Santi Fedele (Dallo Statuto albertino alla Costituzione repubblicana), Salvatore Veca (Dalla libertà di pensiero al sistema delle libertà). Concluderà Claudio Bonvecchio, Grande Oratore del Grande Oriente.”
ALLEGATI
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mercoledì 25 ottobre 2017
Il Rituale Emulation - Riflessioni sull'Esoterismo

di Daniele Mansuino
Giugno 2008
Non è possibile, per un Maestro Massone, accostarsi al rituale Emulation senza un sentimento di rispettosa reverenza. Se è vero che l’intero cammino massonico è tutto sintetizzato nei tre Gradi Azzurri, il rituale messo a punto nel 1823 dalla ELOI (Emulation Lodge Of Improvement ) ne distilla l’essenza, concentrando il meglio delle diverse tradizioni in pochi tratti fondamentali.
Negli anni settanta, Emulation venne introdotto in Italia ad opera di Fratelli provenienti dalla ritualità scozzese, e da allora in poi fu sempre praticato in Templi massonici concepiti e arredati in origine per il rituale scozzese. Questi due fatti hanno determinato un curioso effetto : per quanto esistano ormai moltissimi Fratelli italiani assai competenti riguardo all’esecuzione di Emulation, pochi tra loro sono in grado di distinguere esattamente i supporti simbolici strettamente pertinenti alla sua ritualità.
E’ quest’ultimo un argomento che, se trattato per esteso, potrebbe occupare centinaia di pagine ; qui mi limiterò ad alcuni brevissimi accenni, cogliendo l’occasione per segnalare alcuni spunti di riflessione inediti che, a mio modesto parere, potrebbero essere proficuamente sviluppati.
Trattandosi di un articolo aperto al pubblico, fatta esclusione per due brevi citazioni avulse dal contesto ho omesso di riprodurre letteralmente i dialoghi rituali ; tutte le descrizioni riguardo a quanto avviene nel Tempio sono parafrasate, e limitate a quanto che basta per avviare la riflessione.
Una premessa è necessaria : esistono due modi per analizzare il simbolismo di un rituale massonico. Il primo è rapportarlo con il simbolismo massonico tradizionale ; non ho scelto questa strada perché non mi sentivo sufficientemente qualificato a percorrerla. Infatti l’Emulation è il prodotto di un tale titanico lavoro di rielaborazione che per analizzarlo, anche soltanto in minima parte, è necessario un livello di conoscenza della storia della Massoneria che pochi fuori dall’Inghilterra possono vantare, e tra quei pochi io non ci sono.
Il secondo è rapportarlo con il simbolismo esoterico in generale : metodo meno seguito ma non per questo meno interessante. Soprattutto di questi tempi in cui la Massoneria è affiancata in Occidente dalla presenza di altre organizzazioni iniziatiche, un grande interesse si va sviluppando intorno ai possibili “esperanti” che consentano di conciliare le diverse esperienze esoteriche, ma spesso questi tentativi improvvisati denotano approssimazione e confusione su temi che richiederebbero invece riflessioni misurate e prudenti.
E’ in questo senso che ho cercato di avviare il discorso, perlomeno sotto forma di spunti che il lettore è libero di sviluppare come il cuore gli suggerisce. E’ un approccio che può essere considerato più facile o più difficile, secondo il lato da cui lo si prende : da una parte è indubbiamente è molto più ampia la gamma di analogie offerta all’immaginazione dal mare magnum dell’esoterismo extramassonico, ma proprio per questo è anche più facile “barare”, a volte involontariamente, prendendo in considerazione nell’oggetto della nostra analisi soltanto le cose che abbiamo interesse a vederci.
Da questo punto di vista l’esame dell’Emulation è particolarmente rischioso, perché la sua diffusione in Italia è stata sempre accompagnata da più o meno velate polemiche – sporadicamente già trattate in altri articoli di questa rubrica – che si sono già ripercosse anche sulle (poche) analisi del rituale già presenti in rete e altrove. Ho avuto la conferma di questo fatto quando alcuni Fratelli – dopo aver letto il mio articolo Orizzonti del Grande Oriente – mi sono venuti a chiedere come sia possibile che un Massone laico e “di sinistra” come me si schieri a favore di un rituale “autoritario”: tale almeno è l’Emulation ai loro occhi.
Gli ho risposto che io sono innanzitutto un esoterista, e che il valore di un rituale – massonico o meno – lo considero in base al suo contenuto di “influenze C” (per usare un termine gurdjieffiano) : ovvero alla sua capacità di trarre fuori chi lo pratica dalla dimensione profana e di avviarlo sul cammino della conoscenza.
A parte questo, non credo proprio che l’accusa di autoritarismo sia appropriata a questo caso, e uno dei modi per combatterla consiste proprio nel dare risalto all’umile semplicità dell’attrezzatura necessaria perché una Loggia Emulation possa intraprendere regolarmente i lavori.
Attenendosi ai testi che dell’Emulation sono la fonte (ovvero il rituale ELOI e il cosiddetto “rituale nigeriano”), i soli simboli prescritti per il locale sono : la lettera G, disposta sull’asse est-ovest della sala (è questa la sola decorazione muraria richiesta) e il Pavimento a scacchi ospitante nel suo centro il Quadro di Loggia, che è simile in Emulation a quello delle Logge Scozzesi.
Ancora, nell’Emulation praticato al di fuori dei Templi scozzesi le colonne J e B nonfanno parte dell’arredamento. Facoltativa è la Pietra Cubica sul banco del Primo Sorvegliante, e la Pietra Grezza sul banco del Secondo.
Sul banco di entrambi i Sorveglianti sono invece presenti le classiche colonnine, l’una da alzare e l’altra da abbassare in Apertura dei Lavori. Del tutto analoghe a quelle del rituale scozzese sono anche le Tre Luci (materialmente rappresentate da tre piccole colonne, recanti le candele del Maestro Venerabile e dei due Sorveglianti) ; analoga è anche la consueta dotazione di collari, attrezzi e spade.
Un’altra differenza risiede nella mancanza del Maestro delle Cerimonie. Nell’Emulation che viene praticato in seno ai principali Ordini, tale figura è stata introdotta ; nell’Emulation originario invece esiste soltanto un “Direttore delle Cerimonie”, il cui compito è di coordinare le “riunioni di istruzione” (che in teoria dovrebbero essere organizzate almeno con la stessa frequenza delle tornate di Loggia).
Molto significativamente (e se vogliamo, con un pizzico d’orgoglio), nella ELOI la carica di Direttore delle Cerimonie non viene assegnata ; di qui l’ostinazione con cui certi puristi dell’Emulation ostentano di non considerare il Maestro delle Cerimonie una presenza necessaria per lo svolgimento della tornata, ma nelle nazioni latine il loro punto di vista non ha incontrato, fino ad oggi, nessuna fortuna.
La disposizione degli Ufficiali e dei Fratelli nella Loggia Emulation non è diversa sostanzialmente da quella scozzese. Certe differenze che si possono talora osservare non sono da ricondurre a una presunta divergenza di prescrizioni in materia, quanto piuttosto alla libertà che entrambi i rituali concedono alle Logge su questo punto.
E’ invece prescritto a livello rituale che, in Emulation, i Fratelli si rechino direttamente al loro posto, ovvero senza percorrere il Tempio a squadra (fatta eccezione per alcuni casi particolari).
Non esiste neanche una procedura standard per l’ingresso in Loggia. Ogni Officina è lasciata libera di regolarsi come vuole, salvo per gli ultimi ingressi che devono seguire l’ordine seguente : Past Master, Diaconi, Sorveglianti e Maestro Venerabile. L’ingresso del Maestro Venerabile e dei Sorveglianti può essere annunciato dal Direttore delle Cerimonie, ma l’annuncio è facoltativo.
La processione e l’insediamento del Maestro Venerabile e dei Sorveglianti seguono un itinerario prescritto accompagnato da gesti ben precisi, che non ritengo opportuno riportare.
Mi è stato invece consentito di fornire una traduzione libera (non corrispondente a quella in uso presso le Logge Emulation italiane) dell’Inno di Apertura dei Lavori :
Eterno Autore del Mondo
Per la cui grazia tutto abbonda,
Cantiamo i Tuoi ampi disegni,
Grande Architetto divino.
Concedi che, nei nostri lavori
La Fede nella Tua Legge
Che apre la cerimonia
Apporti pace e armonia.
Per la Tua insigne maestà,
Per i nostri simboli e segni,
Esaudisci i nostri voleri umani,
Grande Architetto Divino.
Dopo il canto, il Maestro Venerabile e i Sorveglianti battono un colpo, e i lavori della Loggia vengono aperti in grado di Apprendista. La procedura in questa fase è molto vicina a quella scozzese, salvo che la messa all’ordine in grado di Apprendista viene sempre (quando la struttura del Tempio lo consente) preceduta da un passo. Anche le risposte degli Ufficiali di Loggia alle domande del Maestro Venerabile sono leggermente più prolisse, integrate da curiosi richiami simbolici – estratti, a suo tempo, dai coloriti rituali degli Antients – che mi dolgo assai di non sentirmi autorizzato a citare e commentare.
Portata a termine l’Apertura e assolti i doveri all’ordine del giorno, il Maestro Venerabile chiede agli Apprendisti di ritirarsi. Accompagnati dal Direttore delle Cerimonie, abbandonano il Tempio senza percorrere la Loggia a squadra e senza salutare. Non avrebbero motivo di farlo, perché il loro corpo energetico ha già ricevuto le istruzioni necessarie al suo processo evolutivo, e di questo non devono dire grazie perché è un loro diritto ottenerle ; ci si aspetta da loro tacitamente che tale insegnamento sia messo a frutto.
Segue immediatamente l’Apertura in grado di Compagno d’Arte, per la quale valgono le stesse osservazioni fatte sopra. Appena reso il dovuto omaggio al Grande Geometra dell’Universo, il Maestro Venerabile invita anche i Compagni ad uscire.
L’Apertura in grado di Maestro è, nella mia percezione soggettiva, uno dei riti più commoventi del rituale massonico. Le due precedenti Aperture hanno intensificato l’atmosfera al punto di trasformare il sentimento di Fratellanza che aleggia tra le colonne in qualcosa di tangibile : questo avviene sempre, anche quando la Loggia è divisa da contrasti o conflitti. Ogni “emozione negativa” in quel momento è messa da parte, e tutti in silenzio si abbeverano alla generosa fonte della maestranza massonica, destinata a non estinguersi mai finché sulla Terra esisterà l’uomo.
Fratello Primo Sorvegliante, dove è diretto il vostro cammino ?
Verso Occidente.
Per quale motivo avete lasciato l’Oriente per recarvi all’Occidente ?
Per cercare ciò che venne perduto, e che noi speriamo di ritrovare grazie ai Vostri insegnamenti e ai nostri sforzi.
(…)
Dove sperate di ritrovarlo ?
Con il centro…
“Con” il centro, e non “nel” centro : non si tratta di un errore, ma di un’allusione alla “quadratura della Pietra”. Secondo una leggenda massonica, fu Euclide che mostrò ai Liberi Muratori come si può formare un quadrato, in qualunque posizione dello spazio, partendo dal centro di un cerchio.
Perché con il centro ?
Perché è il punto nel quale un Maestro Massone non può fallire.
Nel corso di una tornata ordinaria, portate a termine le tre Aperture si passa direttamente alle tre Chiusure, ad esse simmetriche. Ma in Emulation, viene ogni anno il momento in cui un nuovo Maestro Venerabile deve essere creato, e deve essere messo in opera il rituale dell’Installazione.
Nell’ambito di certi Orienti nazionali è previsto che anche i Maestri Venerabili eletti nelle Logge di rituale scozzese vengano installati, ma non è così dappertutto. Di conseguenza, se alla tornata di Installazione fosse presente nella Loggia anche un Maestro Venerabile non installato, la sua carica non verrebbe riconosciuta. Poiché non conosce né il segno né la parola di passo, è tenuto a uscire dal Tempio insieme ai Maestri comuni : nel corso della storia massonica, non si contano i piccoli “incidenti diplomatici” determinati da questo inconveniente non secondario. Per questo non mi stancherò mai di segnalare l’opportunità che l’Installazione dei Maestri Venerabili scozzesi sia promossa anche in Italia.
Questo rituale può essere ricondotto a due temi fondamentali :
- il simbolismo dei punti cardinali, il cui dominio da parte del Maestro Massone Installato equivale simbolicamente al dominio sul piano della materia ;
- la leggenda di Adonhiram. La sua interpretazione “tradizionale” pone l’accento sul dettaglio dell’ “Esaltazione” (il Re Salomone rialza per le braccia Adonhiram, prostrato dinnanzi a lui), e lo ricollega a Sal. 89: 20 ( “Io ho esaltato un eletto di mezzo al popolo”) per ravvisare in questo gesto la trasmissione di un’ “influenza spirituale” ; chi invece ha qualche dubbio riguardo all’esistenza di una cosa del genere, vi legge comunque un limpido e splendido apologo sul valore e le modalità della trasmissione diretta in campo iniziatico.
La stessa leggenda, come è noto, è anche al centro del 4° grado (Maestro Segreto) nel Rito Scozzese. Per quanto non abbia molto senso confrontare due sistemi massonici (entrambi sono espressione di una tradizione iniziatica regolare, entrambi quindi sono “giusti e perfetti” nel rispondere alle esigenze delle individualità che ad essi si rivolgono), è doveroso rilevare ancora una volta che le concordanze tra Emulation e ritualità scozzese sono assai ampie : si differenziano solo per quanto concerne dettagli marginali, conciliabili tra loro senza la minima difficoltà.
Per esempio, in Emulation troviamo piccole differenze a livello dei segni d’ordine : leggermente diverso è il saluto del Compagno. Inoltre gli Apprendisti non sono tenuti a stare all’ordine quando sono in piedi (salvo qualora si tratti di dare il benvenuto a un importante visitatore) : la loro posizione abituale è con entrambe le braccia distese lungo i fianchi.
Altrettanto doveroso è tuttavia notare che, fatta astrazione dal livello simbolico, a livello operativo la differenza i due sistemi è assai più grande, come ben sa chiunque abbia lavorato con entrambi.
Il fatto è che il rituale scozzese è strutturato in modo tale da incoraggiare una lettura del simbolismo massonico soprattutto “visiva” (come viene evidenziato, in modo abbastanza lineare ed esplicito, in certe parti del rituale di iniziazione al grado di Compagno), mentre Emulation pone una maggiore enfasi sulla chiave “auditiva”, che ha come immediata conseguenza un maggiore coinvolgimento a livello corporeo.
Soltanto nel lavoro di Loggia questa diversità si può cogliere con chiarezza, a partire dal dettaglio (di per sé piuttosto banale) che il Maestro Venerabile Emulation è assai più economo del suo collega scozzese nell’uso del maglietto ; in quanto è previsto (salvo eccezioni) che ogni colpo da lui battuto sia sempre ripetuto da entrambi i Sorveglianti, e questo potrebbe causare in alcuni casi effetti grotteschi.
Più in generale, in Emulation molta attenzione è consacrata all’esecuzione di segni, toccamenti e passi. Viene considerato un grave errore, per esempio, mettersi in movimento prima che il Maestro Venerabile abbia finito di parlare.
Ancora, dopo le deambulazioni l’esecuzione di tutti i segni e toccamenti deve essere preceduta dai “passi”, e non è concesso al Fratello che deve eseguirli di indugiare goffamente per aggiustare la posizione dei piedi : dopo un breve arresto, deve passare dalla normale camminata all’esecuzione dei passi con un movimento fluido e spontaneo.
Sono questi soltanto alcuni dei dettagli che trasformano una tornata di Emulation eseguita a regola d’arte in uno spettacolo indimenticabile anche dal punto di vista coreografico. Nelle migliori Officine, grande cura viene posta nell’intervallare a ritmo i colpi di maglietto e scandire in base a quel ritmo i passi e i gesti dei Fratelli, secondo una tecnica che si tramanda direttamente dai giorni più remoti della Massoneria operativa ; la sua applicazione determina effetti ben precisi a livello inconscio, che valgono ad avviare il processo di trasmutazione interiore.
Questo risultato viene ottenuto con mezzi analoghi a quelli attuati da Gurdjieff per tramite della danza e del “lavoro sui movimenti” : porre in atto il risveglio della consapevolezza allenando l’attenzione.
Per quanto sia inopportuno parlare in questo caso di trance sciamanica, si può notare tuttavia che la ritualità massonica vale in questo caso all’ottenimento dello stesso fine : uniformare i ritmi del corpo alle condizioni spaziotemporali che differenziano la dimensione rituale da quella profana.
Tutti i Massoni, secondo qualsiasi rituale lavorino, hanno sperimentato una volta o l’altra questa esperienza. Si entra nel Tempio distratti e sonnacchiosi, e all’improvviso ci si ritrova ben desti, in una dimensione nuova nella quale lo Spazio e il Tempo hanno magicamente acquistato un diverso valore.
Sono momenti impareggiabili che soltanto la Massoneria è capace di dare, in cui si ha la sensazione di comprendere pienamente la dimensione in cui l’essere umano è chiamato a vivere ; ad essi alludeva il Fratello Réné Guénon, quando parlava di uno Spazio e di un Tempo qualificati. Ad essi allude anche l’uso Emulation di accendere le Tre Luci prima dell’ingresso dei Fratelli nel Tempio : a significare che è la natura del lavoro massonico operativo a innescare il processo di evoluzione interiore dei Fratelli e non l’azione individuale di questi ultimi, ovvero non viceversa.
E’ forse un po’ semplicistico affermare, come scrissi con giovanile entusiasmo una ventina d’anni fa, che la Massoneria è una confraternita sciamanica il cui totem è l’Acacia ; eppure, con il passar del tempo – come avvenne una trentina di anni fa a proposito dei rapporti tra Massoneria e Sufismo - sempre più chiare le analogie tra Massoneria e sciamanesimo vengono alla luce ; e quando saranno supportate da serie ricerche svolte in questo senso, il ruolo dell’istituzione massonica nel difficile e complesso momento storico che stiamo vivendo ci apparirà più chiaro.
Daniele Mansuino
(con la collaborazione di Giovanni Domma)
"THE BLUE Forget-Me-Not " ANOTHER SIDE OF THE STORY
By W.Bro. ALAIN BERNHEIM
[We have been asked about the four leaf clover and the Forget-Me-Not and Freemasonry. We know of no connection with the former but much has been written regarding the latter. Here is an article that analyses the subject in great detail - Ed.]
In a paper that was published in The Philalethes in February 1997, I contrasted the little-known courage of a small minority of German Masons who opposed the Nazis publicly with the until-recently-ignored cooperative attitude of the great majority of German Freemasons and Grand Lodges toward the Hitler regime in the 1930s.
It was outside the scope of that paper to mention that about 1946 leading German Masons secretly agreed never to mention Masonic events from the 1920-1935 period. The first public Declaration of the United Grand Lodge of Germany, issued on 22 January 1949, gave a version of the past which had little in common with factual truth. It asserted that not one single German Mason had taken part in the Nazi crimes, which may have been true. Nevertheless, in 1949, former members of the Nazi party such as Wilhelm Lorenz (a member since 1 July 1936), Hermann Dörner (1 March 1937), Udo Sonanini (1 January 1938), Kurt Hendrikson (1 January 1941), Herbert Kessler (1 May 1941) and Karl Hoede (with the personal authorization of Hitler from 4 August 1942 since he was a Mason from 1920 to July 1933; Hoede’s son married Theodor Vogel’s daughter) already were or became soon prominent Masons under the new German republic.
In February 1953, German Grand Master Theodor Vogel said before the Grand Master’s Conference in Washington: ‘It will therefore be apparent to you all how immensely difficult it was after fifteen years of ban and persecution to found the Lodges again and build them up. It is to the credit of my good friend and brother Ray Denslow, P.G.M., who, together with P.G.M. Dietz, visited Germany on behalf of the Masonic Service Association in 1949, that he in his report “After Fifteen Years” described this work with all its difficulties, its troubles, its obstacles...’.[iii] With these words, he was merely acknowledging the fact that his public relations operation had been a success.
In 1945 and in 1949, The Masonic Service Association had sent two delegations headed by Bro. Ray V. Denslow, P.G.M. of Missouri, to Germany. Among the first delegation was Judge (Bro.) George Edward Bushnell, then Grand Lieutenant Commander of the Supreme Council, Northern Masonic Jurisdiction of the U.S.A. Bro. Martin Dietz, P.G.M. of New Jersey, who spoke German fluently, belonged to the second one. The report signed by Denslow and Dietz proves that American delegates received biased and incomplete information. It did not mention once the Symbolic Grand Lodge of Germany or the Supreme Council for Germany, both founded in 1930, the only German Masonic bodies which openly resisted Hitler. Nor did it mention the declarations of Prussian Grand Lodges which openly supported him in 1933 and 1934. It depicted an imaginary German Freemasonry too weak to resist the Nazis and forcibly dissolved in 1933. That information, which reflected the agreement to forget the past, mostly originated in Theodor Vogel. Had the American delegates been fully informed of the attitude of most German Masons in the 1930s, I presume that their report would have been different.
Vogel (1901-1977) was made a Mason in 1926, became Assistant Grand Master of the Grand Lodge of the Sun (Bayreuth) in 1947 and its Grand Master one year later. He certainly tried his best to unite the pre-war German Grand Lodges, partly succeeded, and was elected at the head of the (first) United Grand Lodge (singular) of Germany, 8 October 1948. His success was a partial one only, then the National Grand Lodge (Grosse Landesloge) declined to join Vogel’s United Grand Lodge and founded a Union of Christian Grand Lodges of Germany of its own which was recognized by the Swedish Grand Lodge in 1953.
However contemporary relevant speeches and declarations, especially those made by the German Christian Orders – as the three Prussian Grand Lodges chose to rename themselves – were kept secret for a long time. In a paper he read in June 1973 before Quatuor Coronati Lodge in London, Ellic Howe was the first English-speaking Mason to quote from their circular letters issued in 1933. He came to the following conclusion: ‘The position in January 1934, a year after the Nazis came to power, was that the three German Christian Orders had at least survived. In spite of all their protestations of loyalty to the National Socialist regime and its ideology they were tolerated but no more’. The United Grand Lodge of England prevented the paper from being printed in AQC 86. A typewritten note at the head of the distributed advance copies of Howe’s paper said: ‘The UGL of England, for reasons best known to its “Rulers of the Craft” refused publication to this article’. It appeared eventually in AQC 95 (1982).
ALLEN E. ROBERTS’ LETTER AND THE PAMPHLET
In 1996, I received a letter from Bro. Allen Roberts, announcing I had been elected a member of the Masonic Brotherhood of the Blue Forget-Me-Not, and explaining: ‘This symbol was born in the face of Nazi persecution of Freemasonry under the Hitler regime. Although the dictator ordered thousands of Freemasons murdered, tortured and incarcerated, those who would not renounce the Craft and its teachings continued to practice Freemasonry in secret. So they might know each other, a little flower was selected as their emblem.’
Together with his letter, Bro. Roberts sent me a pamphlet of twelve unnumbered pages, The Masonic Brotherhood of the Blue Forget-Me-Not. On page 3, a short text of three paragraphs, possibly written by Roberts himself, began thus: ‘As early as 1934, it became evident that Hitler and his Nazi dupes would endeavor to eradicate Freemasonry. The Grossloge zur Sonne(Grand Lodge of the Sun) needed a more subtle symbol than the Square and Compasses to identify its Brethren. An unobtrusive little blue flower, the , was chosen as its Masonic symbol.’ The second paragraph quoted words by David C. Boyd from a paper issued in The Philalethes in April 1987 which is mentioned below. There then followed the prerequisites for becoming a member. Page 4 was devoted to a meeting of the Grand Chapter of Royal Arch Masons in the Province of Ontario in April 1973 and to the Address on the little blue flower then made by a visitor named Gunter Gall. Pages 5-6 explained who the Founders were, and stated ‘The first awards were made on January 1, 1971’. The remaining pages contained the list of ‘Members Awarded The Masonic Brotherhood of the Blue Forget-Me-Not (Masonic Educators and Writers) January 1, 1971 to January 1, 1993’.
I was moved by the distinction, especially since I had been arrested by the Gestapo in Paris when I was twelve. However, since I was somewhat familiar with the history of German Freemasonry between both World Wars, the mention of an emblem worn by German Freemasons under the Hitler regime sounded a bit odd. Many German Freemasons wear nowadays a pin instead of the more conspicuous square and compasses to show that they belong to the Craft. But since when and why? I did not know.
ERNST GEPPERT’S POINTS
Two years later, my friend Bro. Pierre Noël sent me the copy of a letter recently written by one of Germany’s foremost living historians, Bro. Ernst-G. Geppert. Geppert, who was born in 1918, and has been a Freemason since 1951. Besides numerous papers, he published in 1974 a tremendous piece of scholarship: the first full list of all German lodges since 1737. His letter was addressed to the Master of a newly-founded German Lodge which had selected the blue Forget-Me-Not as Lodge jewel, and explained why in a printed note. Geppert wrote to the Master correcting the mistakes in the note and closed with the dry remark: ‘You might perhaps at some time choose to adjust your version to the factual one’.
Geppert made the following points :
1. The Grand Lodge zur Sonne (Bayreuth) used to let a pin be made for its yearly meetings and it gave one to each delegate. Those made for the meeting held in Bremen about 1926 represented a , and were manufactured in a factory located in Selb, a small town near Bayreuth. The Brethren from Bayreuth never thought of replacing the Square and Compasses with a Forget-Me-Not.
2. In 1934, the Nazis invented the so-called Winterhilfswerk, which consisted in collecting money on the streets during specific weeks in winter. The money was in fact used for rearmament. Youngsters were requested to participate, and Geppert happened to be one of those who received about one hundred badges, sometimes pins, to be sold at a minimum price. Different ones were chosen each winter and they were worn only during the time of a collection to identify those who had already contributed.
3. By an extraordinary coincidence, the badge used by the Nazis for the collection made in March 1938 happened to be the very pin chosen by the Freemasons in 1926 and it was made by the same factory in Selb. No doubt, comments Geppert, Freemasons who attended the Bremen meeting of 1926 were glad to wear it again twelve years later. However it is out of question that such a pin could have been worn after the March 1938 collection: wearing a mark or a badge which did not originate in the Party was a criminal offence under the Nazi regime.
4. When Grand Master Vogel installed a new Lodge at Selb in 1948, he remembered the story of the pin. Since the factory and the mould still existed, he let a large quantity be made anew and distributed them as a token of friendship whenever he made official visits abroad, especially in the U.S.A., where Geppert accompanied him in 1961.
5. This explains why the blue Forget-Me-Not turned out to be regarded as an official German Masonic emblem after the war. Geppert heard Grand Master Vogel tell the 1938 story while in America, and admits he told it himself. However, writes Geppert, the point made was outwitting the Nazis and their Winterhilfe badge.
6. This also explains why, when American Masons later founded military Lodges in Germany, some of them chose that flower as a Lodge’s name. Such is the case of Lodge No. 896, ‘Forget me not’, in Heilbronn, warranted by the American Canadian Grand Lodge in 1965.
1. The Grand Lodge zur Sonne (Bayreuth) used to let a pin be made for its yearly meetings and it gave one to each delegate. Those made for the meeting held in Bremen about 1926 represented a , and were manufactured in a factory located in Selb, a small town near Bayreuth. The Brethren from Bayreuth never thought of replacing the Square and Compasses with a Forget-Me-Not.
2. In 1934, the Nazis invented the so-called Winterhilfswerk, which consisted in collecting money on the streets during specific weeks in winter. The money was in fact used for rearmament. Youngsters were requested to participate, and Geppert happened to be one of those who received about one hundred badges, sometimes pins, to be sold at a minimum price. Different ones were chosen each winter and they were worn only during the time of a collection to identify those who had already contributed.
3. By an extraordinary coincidence, the badge used by the Nazis for the collection made in March 1938 happened to be the very pin chosen by the Freemasons in 1926 and it was made by the same factory in Selb. No doubt, comments Geppert, Freemasons who attended the Bremen meeting of 1926 were glad to wear it again twelve years later. However it is out of question that such a pin could have been worn after the March 1938 collection: wearing a mark or a badge which did not originate in the Party was a criminal offence under the Nazi regime.
4. When Grand Master Vogel installed a new Lodge at Selb in 1948, he remembered the story of the pin. Since the factory and the mould still existed, he let a large quantity be made anew and distributed them as a token of friendship whenever he made official visits abroad, especially in the U.S.A., where Geppert accompanied him in 1961.
5. This explains why the blue Forget-Me-Not turned out to be regarded as an official German Masonic emblem after the war. Geppert heard Grand Master Vogel tell the 1938 story while in America, and admits he told it himself. However, writes Geppert, the point made was outwitting the Nazis and their Winterhilfe badge.
6. This also explains why, when American Masons later founded military Lodges in Germany, some of them chose that flower as a Lodge’s name. Such is the case of Lodge No. 896, ‘Forget me not’, in Heilbronn, warranted by the American Canadian Grand Lodge in 1965.
THE TAU PAPER BY KLAUS MÜLLER AND THE ‘ENGLISH’ DOCUMENT
In volume II. (1995) of TAU, the biannual publication of the German Quatuor Coronati Lodge of Research, I discovered a short paper written by the Master of the Lodge, Bro. Klaus Müller, stating that each newly-admitted Mason within the Grand Lodge of British Freemasons in Germany received a pin together with a printed story of the emblem, whereas the American Canadian Grand Lodge gave such a pin to Master Masons when they were raised. The paper included the facsimile of a text entitled ‘The True Story behind This Beloved Emblem of the Craft in Germany’ which ended thus: ‘In most Lodges, this is presented to new Master Masons, at which time its history is briefly explained’. Klaus Müller did not specify which Masonic body issued that text, though he introduced it as ‘the English text’.
HAROLD DAVIDSON’S DOCUMENTS
I asked Harold Davidson, Librarian of The Philalethes Society, to send me any paper or document he might be aware of related to the story. He did so at once, and I wish to express my gratitude for his brotherly help.
One document Harold sent me was the Xerox copy of an undated ‘Presentation card issued by the American Canadian Grand Lodge, AF&AM, within the United Grand Lodges of Germany’ entitled ‘The Story behind This Beloved Emblem of the Craft in Germany’. It mentions that a pin is presented to newly-made Masons in most Lodges of that Jurisdiction (accordingly, one of Klaus Müller’s statements appears likely wrong).
Harold also sent me a paper written by David G. Boyd, MPS, ‘Das Vergissmeinnicht’, which appeared in The Philalethes in April 1987. The author relied on Ellic Howe’s paper for general information about German Freemasonry and the Nazis. For the Masonic origin of the blue Forget-Me-Not, Bro. Boyd’s authority was a speech made by a Bro. Gunter Gall at the Royal Arch Grand Chapter Meeting of April 1973, quoted in the pamphlet Allen Roberts sent to me: ‘Throughout the entire Nazi era, a little blue flower in a lapel marked a brother. In the concentration camps and in the cities, a little blue [flower] distinguished the lapels of those who refused to allow the Light of Masonry to be extinguished. When in 1947, the Grand Lodge of the Sun was reopened in Bayreuth, a little blue pin; the shape of a Forget-Me-Not was proposed and adopted as the official emblem of the first Annual Convention of those who had survived the bitter years of semi-darkness, bringing the Light of Masonry once again into the Temples. A year later, at the first Annual Convention of the United Grand Lodges of Germany, A.F. and A.M., the pin was adopted as an official Masonic emblem honouring those valiant brethren who carried on their work under adverse [!] conditions. Thus did a simple little flower blossom forth into a meaningful emblem of the Fraternity, becoming perhaps the most widely worn pin among Freemasons in Germany.’
Bro. Boyd’s comment to the above: ‘it is unlikely that it was often worn even in the dark days of the Third Reich... it is unlikely such a symbol would have long remained unknown, unless it was employed most sparingly’.
ALLEN E. ROBERTS’ WRITINGS
In his famous Seekers of Truth (1988), Allen E. Roberts wrote ‘But not all German Freemasons submitted the wiles of Adolf Hitler and his regime. Some of the more dedicated Master Masons went underground. For identification they wore a little flower called a “blue [flower].” This later became a national Masonic symbol in Germany.’
Two years later in The Northern Light, he sounded a bit more cautious: ‘Myth: Persecuted German Freemasons wore a blue Forget-Me-Not for identification after 1934. Fact: This has been accepted as fact by most scholars but still questioned by a few. Cyril Batham of England, for instance, disputes the date. He claims it was adopted in the 1920s as a badge of friendship. His report and previous accounts agree that it was the Grossloge zur sonne (Grand Lodge of the Sun) that developed the symbol. Earlier reports say this Grand Lodge designed it as a means of evading the Gestapo; Batham claims it was simply an emblem selected because the Square and Compasses wasn’t worn by Freemasons. Most important, though, the early accounts and Batham do agree the blue Forget-Me-Not was worn throughout the Nazi terror. This emblem was also chosen to honor Masonic writers and educators through The Masonic Brotherhood of the Blue Forget-Me-Not. This group was organized in 1972.’
CONCLUSION
Nobody ever said seriously ‘I have just invented a tradition’. A clever person would like his friends to believe that the legend which had just come to his mind was an old one which, for some unknown reason, became forgotten, extinct, or both. He would rather say: ‘I have rediscovered a very old tradition’. In October 1987 Bro. Boyd wrote: ‘The more you dig into any facet of Freemasonry, the more you inevitably find. Unfortunately, it often happens that what you find may be difficult to prove or downright untrue. The story of the Forget-Me-Not is just one such case’. How right he was!
What I was able to find about the Masonic tradition surrounding the blue Forget-Me-Not amounts to very little. It is true that the flower was used by some German Masons about 1926, and it appears likely that in March 1938 some of them did wear it again as a Nazi badge, even though by an extraordinary coincidence, it had been chosen as a Masonic emblem twelve years earlier. It is likely not true that it was ever worn after March 1938 as a secret mean of recognition. However, even if many German Masons (together with the great majority of German citizens of that time) never objected to the Nazi politics and went so far as to support Hitler, some were brave enough to fight him openly. My estimation, based on the membership of all the then existing German Lodges, is that they amounted to 1 or 2%. Out of the 174 Lodges which participated in the creation of the first United Grand Lodge of Germany, five only belonged to the Symbolical Grand Lodge of 1930, the only German Grand Lodge which resisted Hitler.
For human and political reasons as well, those Masons who thought it their duty to rebuild German Freemasonry once the War was over could hardly tell the whole truth to their foreign brethren. I personally believe they might have told the story of those dark years in a different way, but I am ready to admit that it is probably easier to say so in 2000 than in the 1950s.
Accordingly a legend was born. Not the legend of the Forget-Me-Not, but that of a German Freemasonry too weak to resist, banned as soon as Hitler became Chancellor of the German Reich, wearing a badge on the streets and – of all things! – in concentration camps!! [This would have been Punishable by Death] That legend was likely born as the result of an unconscious effort to inhibit the past as well as a conscious maneuver. It was believed not only because it was the logical thing to do, but also because it was reassuring to imagine Freemasons acting according to their ideals, fighting for freedom and defending it.
Let’s keep it at that and let us admit to the Masonic Brotherhood of the Forget-Me-Not [all Freemasons] are those who, as Allen E. Roberts put it once, ‘continue the battle’.
Il demiurgo ovvero l'Anticristo
Con questo breve testo l’Autore ricollega il problema dell’Anticristo all’esistenza degli Arconti e del loro Capo, il Demiurgo. Il percorso è arduo, perché richiede che si affronti l’esistenza del mundus imaginalis, quella dimensione ulteriore rispetto alla nostra realtà di cui hanno parlato Henry Corbin e Gustav Jung, l’esistenza in esso di esseri buoni (che chiamiamo Angeli) e di esseri malvagi, gli Arconti appunto. L’Autore afferma l’attualità dell’Anticristo considerando lo stato della civiltà occidentale, estenuata nella sua creatività, dominata dal relativismo e dal nichilismo anche filosofico, priva ormai del senso del Sacro e conclude manifestando la propria fiducia nella vittoria del Bene, grazie agli uomini illuminati dalla Vera Luce. Tipheret - Gruppo Editoriale Bonanno.
Pubblicato da ArcoReale
Grammatica universale diritti umani/Capri event (video)
L’intervista è a cura della giornalista Nicoletta Lanzano del gruppo Kompetere.
Inoltre, di seguito, riportiamo le testate su cui è stato pubblicato l’articolo e/o il servizio
dell’evento:
– Corriere del Mezzogiorno
– Gruppo Julie Italia
– Gruppo Telecapri
– Canale 21
– Diversi portali on-line locali
La Massoneria del Marchio e i suoi side degrees
di Daniele Mansuino
La Massoneria del Marchio è un corpo rituale tra i più caratteristici della Massoneria inglese, la cui funzione è di rilasciare ai Maestri Massoni che ne fanno richiesta un Marchio personale.
La tradizione narra che questa usanza risale alla fabbrica del Tempio di Salomone: tanto gli scalpellini che lavoravano nelle cave quanto i costruttori usavano apporre su ogni Pietra il proprio Marchio, uso che consentiva ai Sovraintendenti di conteggiare quante Pietre ogni Compagno aveva lavorato e determinare il suo salario.
Come ho già accennato nell’articolo Massoneria in 4 gradi?, nell’ambito della muratoria operativa il Marchio – alla cui assegnazione era già collegato un rito, ma non un grado - veniva considerato un rituale protettivo volto a tutelare dai pericoli dell’individuazione: ovvero in sostanza dall’orgoglio, che minacciava i Compagni per la loro abilità professionale e il Maestro della gilda per i suoi privilegi.
Mediante il rituale del Marchio, questo naturale sentimento veniva incanalato in modo tale che non fosse cagione di rivalità e contrasti, bensì uno stimolo a integrare fruttuosamente il proprio lavoro con quello degli altri.
Col trascorrere dei secoli si svilupparono rituali del Marchio differenti: alla “famiglia” maggioritaria facente capo al mito di Salomone se ne affiancarono altre due, una fondata sulla tradizione di Caino marchiato da Dio e un’altra sulle vicende relative all’edificazione del “Secondo Tempio”, descritte nel Libro di Esdra. Poi, in seguito alla calata degli antient degrees dalla Scozia (vedi il mio articolo Massoneria operativa e speculativa) tutte e tre le famiglie del Marchio operativo si travasarono poco per volta nella Massoneria speculativa.
In base alla distinzione operativa tra i Marchi dei Compagni e quello del Maestro di Loggia, si delinearono due gradi diversi: Mark Man (nella recente traduzione italiana, Operaio del Marchio) e Mark Master (Maestro del Marchio), che può essere considerato una delle più antiche forme di terzo grado massonico.
La Leggenda del Maestro del Marchio narra della realizzazione da parte di un umile Compagno della Chiave di Volta, la cui scoperta consentì di foggiare l’Arco per il quale si accede alla parte più segreta del Tempio. Questa Pietra scolpita in forma insolita era stata dapprima respinta dai Sovraintendenti, e il Compagno punito; poi, quando se ne conobbe l’uso, l’errore venne riparato con la sua elevazione a Maestro del Marchio.
La maggiore ricchezza simbolica del Mark Master rispetto al Mark Man determinò ben presto la tendenza ad accorpare i due gradi (processo che, tuttavia, sarebbe giunto a definitivo compimento solo nel diciannovesimo secolo), e dopo che la Gran Loggia d’Inghilterra ebbe fissato il terzo grado massonico nelle modalità oggi conosciute la pratica del grado di Mark Master divenne una delle principali bandiere degli Antients, i quali predicavano la riammissione di tutte le forme di antient degrees nell’Ordine o – perlomeno – l’adozione di altre forme tradizionali di terzo grado in alternativa al rituale detto hiramita.
Invece, il Marchio fu uno dei grandi esclusi dall’accordo del 1813 tra Antients e Moderns, in base al quale il solo antient degree ammesso in seno all’Ordine era l’Arco Reale, e per quasi mezzo secolo le Mark Lodges (Logge del Marchio) furono costrette a lavorare nell’irregolarità.
Nel corso di questo periodo, venne portato a compimento il processo di saldatura dei due gradi di Operaio del Marchio e Maestro del Marchio, che oggi vengono rilasciati successivamente in un’unica tornata, e prese forma lentamente un rituale del Marchio unificato; inoltre si affermò definitivamente la regola di rilasciare il Marchio non ai Compagni, bensì ai Maestri.
Nel 1856 le sopravvivenze del Marchio che si potevano contare in tutta l’Inghilterra si federarono nella Grand Lodge of Mark Master Masons of England and Wales. Il Marchio fu il primo degli antient degrees esclusi dall’Ordine a compiere questo importante passo, ma come vedremo più avanti altri lo imitarono nel mezzo secolo successivo, e mano a mano che si organizzavano tendevano ad appoggiarsi alla struttura già esistente delle Logge del Marchio: questo fu all’origine del fenomeno noto come side degrees – gradi laterali.
Prima di allora, venivano definiti side degrees quei gradi massonici che avevano la caratteristica di poter essere trasmessi personalmente da un Massone all’altro, al di fuori cioè dal regolare lavoro di Loggia; ma dopo che gli antient degreescominciarono ad essere praticati in associazione alle Logge del Marchio, la definizione passò a designare i gradi che siano associati a un determinato corpo massonico senza far parte del suo sistema iniziatico. Può essere che per poter lavorare un dato side degree sia richiesto di rivestire un dato grado nella gerarchia del corpo ospitante, ma non per questo il side degree va considerato di rango superiore: è laterale, appunto.
Nel frattempo, la Gran Loggia Unita d’Inghilterra aveva ormai consolidato la riforma dei tre gradi, e preso atto che gli antient degrees anziché sparire continuavano a prosperare, poté permettersi di guardare al Marchio con occhi diversi.
Avevano di fronte l’esempio di ciò che era accaduto nei Paesi latini, dove allo strutturarsi della Massoneria Azzurra in tre gradi aveva fatto seguito il sorgere dei Riti; dopodiché, l’istituzione di protocolli d’amicizia tra Ordini e Riti aveva garantito alla Massoneria una forza enorme. I tempi erano maturi perché qualcosa di simile potesse accadere anche in Inghilterra, e la pace tra la Gran Loggia Unita d’Inghilterra e la Grand Lodge of Mark Master Masons (side degrees inclusi) nacque così.
Ebbero origine in questo modo numerosi corpi rituali della Massoneria inglese che in Italia sono ancora in gran parte sconosciuti, e qui di seguito ho compilato una lista dei principali.
E’ da notare che, sebbene quasi tutte le organizzazioni sottoelencate si autodefiniscano Ordini, dal punto di vista della nomenclatura in uso presso le Massonerie latine sono Riti: la loro scelta di definirsi Ordini recava in origine una sfumatura polemica, in quanto esprimeva la rivendicazione del diritto negato di praticare gli antient degrees in seno all’Ordine (in Inghilterra, del resto, il termine Rito nella sua accezione latina non ebbe mai corso).
Occorre anche precisare che, mentre il primo tra i gradi di cui tratteremo - l’Ark Mariner - è praticato all’obbedienza delle Gran Logge nazionali del Marchio, i corpi rituali di cui si parla successivamente hanno una struttura autonoma, e sono legati al Marchio da protocolli di amicizia.
Come ho già accennato nell’articolo Massoneria in 4 gradi?, nell’ambito della muratoria operativa il Marchio – alla cui assegnazione era già collegato un rito, ma non un grado - veniva considerato un rituale protettivo volto a tutelare dai pericoli dell’individuazione: ovvero in sostanza dall’orgoglio, che minacciava i Compagni per la loro abilità professionale e il Maestro della gilda per i suoi privilegi.
Mediante il rituale del Marchio, questo naturale sentimento veniva incanalato in modo tale che non fosse cagione di rivalità e contrasti, bensì uno stimolo a integrare fruttuosamente il proprio lavoro con quello degli altri.
Col trascorrere dei secoli si svilupparono rituali del Marchio differenti: alla “famiglia” maggioritaria facente capo al mito di Salomone se ne affiancarono altre due, una fondata sulla tradizione di Caino marchiato da Dio e un’altra sulle vicende relative all’edificazione del “Secondo Tempio”, descritte nel Libro di Esdra. Poi, in seguito alla calata degli antient degrees dalla Scozia (vedi il mio articolo Massoneria operativa e speculativa) tutte e tre le famiglie del Marchio operativo si travasarono poco per volta nella Massoneria speculativa.
In base alla distinzione operativa tra i Marchi dei Compagni e quello del Maestro di Loggia, si delinearono due gradi diversi: Mark Man (nella recente traduzione italiana, Operaio del Marchio) e Mark Master (Maestro del Marchio), che può essere considerato una delle più antiche forme di terzo grado massonico.
La Leggenda del Maestro del Marchio narra della realizzazione da parte di un umile Compagno della Chiave di Volta, la cui scoperta consentì di foggiare l’Arco per il quale si accede alla parte più segreta del Tempio. Questa Pietra scolpita in forma insolita era stata dapprima respinta dai Sovraintendenti, e il Compagno punito; poi, quando se ne conobbe l’uso, l’errore venne riparato con la sua elevazione a Maestro del Marchio.
La maggiore ricchezza simbolica del Mark Master rispetto al Mark Man determinò ben presto la tendenza ad accorpare i due gradi (processo che, tuttavia, sarebbe giunto a definitivo compimento solo nel diciannovesimo secolo), e dopo che la Gran Loggia d’Inghilterra ebbe fissato il terzo grado massonico nelle modalità oggi conosciute la pratica del grado di Mark Master divenne una delle principali bandiere degli Antients, i quali predicavano la riammissione di tutte le forme di antient degrees nell’Ordine o – perlomeno – l’adozione di altre forme tradizionali di terzo grado in alternativa al rituale detto hiramita.
Invece, il Marchio fu uno dei grandi esclusi dall’accordo del 1813 tra Antients e Moderns, in base al quale il solo antient degree ammesso in seno all’Ordine era l’Arco Reale, e per quasi mezzo secolo le Mark Lodges (Logge del Marchio) furono costrette a lavorare nell’irregolarità.
Nel corso di questo periodo, venne portato a compimento il processo di saldatura dei due gradi di Operaio del Marchio e Maestro del Marchio, che oggi vengono rilasciati successivamente in un’unica tornata, e prese forma lentamente un rituale del Marchio unificato; inoltre si affermò definitivamente la regola di rilasciare il Marchio non ai Compagni, bensì ai Maestri.
Nel 1856 le sopravvivenze del Marchio che si potevano contare in tutta l’Inghilterra si federarono nella Grand Lodge of Mark Master Masons of England and Wales. Il Marchio fu il primo degli antient degrees esclusi dall’Ordine a compiere questo importante passo, ma come vedremo più avanti altri lo imitarono nel mezzo secolo successivo, e mano a mano che si organizzavano tendevano ad appoggiarsi alla struttura già esistente delle Logge del Marchio: questo fu all’origine del fenomeno noto come side degrees – gradi laterali.
Prima di allora, venivano definiti side degrees quei gradi massonici che avevano la caratteristica di poter essere trasmessi personalmente da un Massone all’altro, al di fuori cioè dal regolare lavoro di Loggia; ma dopo che gli antient degreescominciarono ad essere praticati in associazione alle Logge del Marchio, la definizione passò a designare i gradi che siano associati a un determinato corpo massonico senza far parte del suo sistema iniziatico. Può essere che per poter lavorare un dato side degree sia richiesto di rivestire un dato grado nella gerarchia del corpo ospitante, ma non per questo il side degree va considerato di rango superiore: è laterale, appunto.
Nel frattempo, la Gran Loggia Unita d’Inghilterra aveva ormai consolidato la riforma dei tre gradi, e preso atto che gli antient degrees anziché sparire continuavano a prosperare, poté permettersi di guardare al Marchio con occhi diversi.
Avevano di fronte l’esempio di ciò che era accaduto nei Paesi latini, dove allo strutturarsi della Massoneria Azzurra in tre gradi aveva fatto seguito il sorgere dei Riti; dopodiché, l’istituzione di protocolli d’amicizia tra Ordini e Riti aveva garantito alla Massoneria una forza enorme. I tempi erano maturi perché qualcosa di simile potesse accadere anche in Inghilterra, e la pace tra la Gran Loggia Unita d’Inghilterra e la Grand Lodge of Mark Master Masons (side degrees inclusi) nacque così.
Ebbero origine in questo modo numerosi corpi rituali della Massoneria inglese che in Italia sono ancora in gran parte sconosciuti, e qui di seguito ho compilato una lista dei principali.
E’ da notare che, sebbene quasi tutte le organizzazioni sottoelencate si autodefiniscano Ordini, dal punto di vista della nomenclatura in uso presso le Massonerie latine sono Riti: la loro scelta di definirsi Ordini recava in origine una sfumatura polemica, in quanto esprimeva la rivendicazione del diritto negato di praticare gli antient degrees in seno all’Ordine (in Inghilterra, del resto, il termine Rito nella sua accezione latina non ebbe mai corso).
Occorre anche precisare che, mentre il primo tra i gradi di cui tratteremo - l’Ark Mariner - è praticato all’obbedienza delle Gran Logge nazionali del Marchio, i corpi rituali di cui si parla successivamente hanno una struttura autonoma, e sono legati al Marchio da protocolli di amicizia.
Per questo, l’Ark Mariner non figura abitualmente nelle liste dei side degrees elaborate dalle varie Gran Logge nazionali del Marchio, ed è piuttosto consuetudine trattarlo come una sorta di secondo grado del Marchio stesso (benché questo non sia esatto); ma poiché non aveva senso escludere dal mio articolo proprio il side degree che è più vicino al Marchio di tutti gli altri, mi sono preso la libertà di sorvolare su questa distinzione.
Come il nome del grado suggerisce, l’Ark Mariner è legato alle circostanze che portarono al Diluvio e ai vari atti compiuti da Noè nell’edificazione dell’Arca. La sua storia è abbastanza oscura, e le sue precise origini non sono note: relativamente tardo è il primo Verbale di tornata in cui risulta lavorato, a Bath nel 1790. Ma il mito del Diluvio era abitualmente messo in scena nei misteri religiosi medievali, e sta all’origine di numerosi gradi e corpi rituali massonici (viene spontaneo il riferimento a quella che è una vera gloria della Massoneria italiana: l’Antico Rito Noachita).
Un ruolo importante nella diffusione dell’Ark Mariner fu rivestito da Thomas Dunckerley, grande personaggio della Massoneria inglese settecentesca, cui presto dedicherò un articolo. Sappiamo che a partire dal 1793 egli rivestì la carica di Gran Comandante della Society of Ancient Masons of the Diluvian Order of Royal Ark Mariners e nominò come suo successore Lord Rancliffe, ma questo primo tentativo di conferire al grado una struttura autonoma naufragò nel 1799.
Prima del 1813, il grado risulta essere abitualmente praticato in numerose Logge inglesi secondo vari rituali. Alcuni suoi tratti sono rimasti parte del patrimonio delle Logge Azzurre: per esempio l’usanza di associare ai Diaconi il simbolo della Colomba recante il Ramoscello d’Ulivo.
Nel 1843, John F. Dorrington fu protagonista del primo tentativo di radunare le rimanenze del grado, ma l’organizzazione da lui creata non riusciva a decollare. Il suo successore al Soglio di Noè, Morton Edwards, ebbe allora l’intuizione di porre la Grand Lodge of Royal Ark Mariners sotto la protezione della Gran Loggia del Marchio, e dopo alcuni anni i due corpi si fusero definitivamente.
Da allora, il Gran Maestro della Grand Lodge of Mark Master Masons è anche Gran Comandante della Ancient and Honourable Fraternity of Royal Ark Mariners, e il grado di Royal Ark Mariner può essere conferito soltanto ai Maestri del Marchio.
Royal and Secret Masters – il Grand Council of Royal & Select Masters of England and Wales si costituì nel 1873 su licenza americana, perché mentre in Inghilterra la pratica regolare dei suoi gradi non era sopravvissuta all’accordo del 1813, la filiazione americana – derivata dalle “logge militari” britanniche – non aveva mai interrotto i lavori.
Questo corpo rituale raduna quattro gradi aventi la funzione di collegare il Marchio all’Arco Reale:
1 - Select Master: tratta dell’edificazione della Volta Segreta.
2 – Royal Master: tratta dei Segreti in essa custoditi.
3 – Most Excellent Master: tratta del completamento del Tempio e dell’installazione dell’Arca dell’Alleanza nel Santissimo.
4 – Super Excellent Master: tratta della distruzione del Tempio ad opera di Nabucodonosor, e della sepoltura dei Segreti tra le macerie.
A questo insigne corpo rituale sono ammessi tutti i Maestri Massoni del Marchio che siano anche Maestri dell’Arco Reale da almeno un anno.
Come il nome del grado suggerisce, l’Ark Mariner è legato alle circostanze che portarono al Diluvio e ai vari atti compiuti da Noè nell’edificazione dell’Arca. La sua storia è abbastanza oscura, e le sue precise origini non sono note: relativamente tardo è il primo Verbale di tornata in cui risulta lavorato, a Bath nel 1790. Ma il mito del Diluvio era abitualmente messo in scena nei misteri religiosi medievali, e sta all’origine di numerosi gradi e corpi rituali massonici (viene spontaneo il riferimento a quella che è una vera gloria della Massoneria italiana: l’Antico Rito Noachita).
Un ruolo importante nella diffusione dell’Ark Mariner fu rivestito da Thomas Dunckerley, grande personaggio della Massoneria inglese settecentesca, cui presto dedicherò un articolo. Sappiamo che a partire dal 1793 egli rivestì la carica di Gran Comandante della Society of Ancient Masons of the Diluvian Order of Royal Ark Mariners e nominò come suo successore Lord Rancliffe, ma questo primo tentativo di conferire al grado una struttura autonoma naufragò nel 1799.
Prima del 1813, il grado risulta essere abitualmente praticato in numerose Logge inglesi secondo vari rituali. Alcuni suoi tratti sono rimasti parte del patrimonio delle Logge Azzurre: per esempio l’usanza di associare ai Diaconi il simbolo della Colomba recante il Ramoscello d’Ulivo.
Nel 1843, John F. Dorrington fu protagonista del primo tentativo di radunare le rimanenze del grado, ma l’organizzazione da lui creata non riusciva a decollare. Il suo successore al Soglio di Noè, Morton Edwards, ebbe allora l’intuizione di porre la Grand Lodge of Royal Ark Mariners sotto la protezione della Gran Loggia del Marchio, e dopo alcuni anni i due corpi si fusero definitivamente.
Da allora, il Gran Maestro della Grand Lodge of Mark Master Masons è anche Gran Comandante della Ancient and Honourable Fraternity of Royal Ark Mariners, e il grado di Royal Ark Mariner può essere conferito soltanto ai Maestri del Marchio.
Royal and Secret Masters – il Grand Council of Royal & Select Masters of England and Wales si costituì nel 1873 su licenza americana, perché mentre in Inghilterra la pratica regolare dei suoi gradi non era sopravvissuta all’accordo del 1813, la filiazione americana – derivata dalle “logge militari” britanniche – non aveva mai interrotto i lavori.
Questo corpo rituale raduna quattro gradi aventi la funzione di collegare il Marchio all’Arco Reale:
1 - Select Master: tratta dell’edificazione della Volta Segreta.
2 – Royal Master: tratta dei Segreti in essa custoditi.
3 – Most Excellent Master: tratta del completamento del Tempio e dell’installazione dell’Arca dell’Alleanza nel Santissimo.
4 – Super Excellent Master: tratta della distruzione del Tempio ad opera di Nabucodonosor, e della sepoltura dei Segreti tra le macerie.
A questo insigne corpo rituale sono ammessi tutti i Maestri Massoni del Marchio che siano anche Maestri dell’Arco Reale da almeno un anno.
Invito alla 384a Tornata Rituale della Loggia Heredom 1224 - Venerdì 27 Ottobre 2017
Carissimo Signore e Fratello,
Sei cordialmente invitato a partecipare alla 384a Tornata di questa Loggia che si terrà presso il Tempio n° 2 della Casa dei Liberi Muratori di Piazza Indipendenza 1 a Cagliari, il prossimo Venerdì 27 Ottobre 2017, alle ore 19,30 per le ore 20.00.
Durante questa Tornata verrà presentata la Terza Sezione della Prima Lettura Prestoniana.
Scarica l'Agenda dei Lavori dall'area Riservata.
Su comando del Maestro Venerabile.
Sinceramente e Fraternamente
Fr. B.L.,
Segretario
I Puffi? Una loggia massonica
di Massimo Introvigne
I Puffi – i simpatici ometti blu creati dal belga Peyo (Pierre Cullifford, 1928-1992) – sono in realtà una metafora della massoneria. Il villaggio dei Puffi è una loggia massonica e Gargamella, il cattivo che ce l’ha con i Puffi, è un profano che non fa parte della massoneria e cerca di carpirne i segreti. Lo sostiene Antonio Soro, finora noto come studioso di scintoismo, in un curioso opuscolo dal titolo I Puffi, la “vera” conoscenza e la massoneria (EDES - Editrice Democratica Sarda, Sassari 2005), dove compie un vero e proprio tour de force per cercare di documentare la sua tesi. Nel libro si avverte anche l’eco di polemiche intra-massoniche: i Puffi rappresenterebbe un esoterismo massonico di natura gnostica che la massoneria moderna, imboccata la via del razionalismo, avrebbe in gran parte smarrito.
Secondo Soro, già i colori dei Puffi sono massonici. Il blu è il colore “pneumatico” dei figli del Dio misterioso nelle scuole gnostiche antiche. Il berretto bianco dei Puffi rappresenta la purezza cui lo gnostico aspira. Il Grande Puffo è “il Maestro di Loggia”, vestito – solo lui – con cappuccio e pantaloncini rossi, che rimandano al fuoco dello Spirito e alla simbologia del grado massonico dell’Arco Reale. Se si esclude l’unica femmina, Puffetta, i Puffi sono novantanove, come i gradi di certe massonerie esoteriche e i saggi vestiti di bianco nella Nuova Atlantide (1643)di Francesco Bacone (1561-1626), un’opera che esercita un’influenza notevole sui primi massoni britannici. Le case dei Puffi assomigliano a funghi, anzi a un fungo particolare, l’amanita muscaria, che può essere velenoso: ma l’iniziato massonico trasforma il veleno in elisir di rigenerazione. Soro avrebbe anche potuto aggiungere che in piccole dose l’amanita muscaria è stata usata come allucinogeno lungo un arco storico che va dagli sciamani agli hippie, e che secondo il curioso esoterista John Allegro (1923-1988), oggetto oggi di una riscoperta negli ambienti accademici americani, lo avrebbero usato anche i primi cristiani, così che molti miracoli di Gesù sarebbero in realtà esperienze allucinogene.
I Puffi non sono uomini. Nell’interpretazione di Soro sembrano essere – o meglio essere riusciti misteriosamente a ridiventare - quelli che una vasta tradizione esoterica chiama “pre-adamiti”, esseri vissuti prima di Adamo in uno “stato edenico primordiale”. Prima di Adamo, e del caos causato dagli uomini e rappresentato dall’episodio biblico della Torre di Babele, non è necessario un vocabolario completo. Nell’edenico stato di natura ci si comprende con poche parole. Così per i Puffi il verbo “puffare” sostituisce quasi tutti i nostri verbi. Quando un Puffo, anziché “Voglio mangiare una mela”, dice “Voglio puffare una mela”, Soro spiega che “per una comunità tornata all’Eden cosmico le cose hanno tendenze naturali, sicché nel contesto del vissuto è perfettamente chiaro ciò che si intende. L’unica lingua con un vocabolario ‘essenziale’ si è di nuovo affermata sulla moltitudine di parlate grazie all’azione dello Spirito, e i pensieri procedono nella direzione naturale degli eventi”.
Si tratta di una vera e propria “Gran Loggia dei Puffi”, dove l’iniziazione è data per sempre. Il Puffo Selvaggio è voluto uscire dal villaggio dei Puffi (la Gran Loggia) e andare a vivere nella foresta (il mondo profano, fuori della massoneria), ma la porta per lui “rimane sempre aperta, perché egli è sempre – e sempre rimarrà – un Puffo”.
La Gran Loggia dei Puffi che pratica l’arte massonica secondo la cosmologia gnostica degli Ancients – e non, per usare terminologie massoniche settecentesche, secondo il razionalismo illuminista dei Moderns – è insidiata da Gargamella. Questi è il profano che cerca di entrare nel villaggio dei Puffi senza mai riuscirci, perché la Gran Loggia rimane chiusa al non iniziato. Gargamella è vestito di nero, il che potrebbe evocare la magia nera, ma per Soro è più probabile che si tratti di una “toga ecclesiastica” da prete o da rabbino ortodosso anti-massonico: “Il Gargamella prete/rabbino è implacabile cacciatore della sapienza massonica, perché la sua tradizione non possiede più quella conoscenza capace di rinnovare l’uomo, di trasfigurare la banale realtà ilica in dorata realtà pleromatica. Egli combatte la massoneria ma allo stesso tempo ne ha bisogno, deve carpirne i segreti da tradurre in una pastorale, per non perdere la base dei fedeli”. Ma a quale espediente ricorre Gargamella per insidiare la Gran Loggia dei Puffi? Come nel mito gnostico dalla caduta di Sofia, egli cerca di rompere l’“androginia divina” che regna nel villaggio del Grande Puffo introducendovi l’elemento femminile, Puffetta, l’unica Puffa femmina. Ma l’operazione, pur creando notevoli perturbazioni, non riesce, perché il Grande Puffo possiede un’alchimia superiore a quella di Gargamella e vigila.
Soro sa bene che i Puffi sono stati interpretati in molti modi diversi, tra l’altro come metafora di una società socialista utopistica. A sostegno della sua tesi cita un dato filologico: i Puffi compaiono per la prima volta sul Journal de Spirou il 23 ottobre1958, mentre due personaggi che danno il titolo a una serie precedente di Peyo, Johan e Pirlouit, sono alla ricerca di un flauto magico, che evoca immediatamente l’opera omonima di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791), la cui relazione con la massoneria è ben nota.
Si potrebbe obiettare che il clima della scuola belga del fumetto, quella delle “linee chiare”, in cui matura la fortunata creazione di Peyo è piuttosto cattolicheggiante, e corrisponde a una reazione, ispirata ai valori morali e familiari, al fumetto americano considerato poco adatto alle buone famiglie cattoliche. E Soro pattina sul ghiaccio sottile – rischiando che qualcuno dei talebani nostrani, che tuonano contro Streghe o la serie di romanzi che hanno come protagonista Harry Potter, vieti agli incolpevoli figlioletti anche i Puffi – quando presenta gli ometti blu come esponenti di un satanismo “buono”, un luciferismo pienamente giustificato da una prospettiva coerentemente gnostica.
L’opera di Soro nasce, al contrario, da una simpatia per i Puffi. Se la si prende troppo alla lettera si rischia di cadere nei rischi che Umberto Eco collegava alla “interpretazione infinita”. Ma i capolavori – e i Puffi, nel loro genere, lo sono – sono tali appunto perché sono aperti a una pluralità di interpretazioni. Per chi invece si interessa di cose massoniche, il quesito di Soro rimane: riuscirà Gargamella a “puffare la massoneria”? A giudicare da certe tristi considerazioni dell’autore sulla massoneria razionalista di oggi, sembrerebbe che la risposta sia già implicita e che Gargamella in gran parte se la sia già puffata.
DeMolay: cerimonia di ‘installazione’ al Capitolo Roma n.1 – Racconto esclusivo e foto

Alcuni giovani DeMolay del Capitolo Roma n.1
(di Clara Salpietro) – “Il DeMolay prepara i giovani alla società che verrà, in pratica forma i leader del domani” con queste parole i ragazzi che fanno parte del DeMolay Italia Capitolo Roma n.1, mi spiegano in sintesi l’obiettivo della grande organizzazione fraterna della gioventù.
L’occasione per incontrarli e dialogare con loro mi è data dalla partecipazione straordinaria ad una importante cerimonia: l’“installazione”, cioè l’ingresso, di un giovane al Capitolo.

Un momento della cerimonia di installazione al Capitolo Roma n. 1
L’evento è stato ospitato presso Casa Nathan, sede romana del Grande Oriente d’Italia, ed è qui che i giovani, due volte al mese, si riuniscono per confrontarsi su temi di attualità, per definire attività benefiche oppure per organizzare competizioni sportive e molte altre iniziative che vengono direttamente proposte ed amministrate dai ragazzi.
Per far parte del DeMolay bisogna avere un’età compresa tra i 12 e i 21 anni, essere disposti a socializzare con altri giovani, entrare in contatto con una realtà internazionale in continua evoluzione, rispettare le comuni regole del vivere civile e credere nell’esistenza di un Essere Supremo, per cui all’interno dell’Ordine si trovano ragazzi di ogni religione e ceto sociale.
L’Ordine è strutturato in Capitoli ed ognuno è composto da almeno quindici ragazzi che in seduta plenaria propongono e decidono le attività da intraprendere. Il Capitolo viene seguito da un gruppo di Advisors, cioè Consiglieri adulti, che hanno il compito di supervisionare l’attività e favorire lo sviluppo morale, fisico e culturale dei giovani che ne fanno parte.
I Capitoli vengono istituiti con criterio geografico per permettere in concreto la frequentazione e le attività. Oggi in Italia ci sono 9 Capitoli – con 140 ragazzi partecipanti – e si trovano a: Torino, Milano, Roma, Arezzo, Cagliari, Napoli, Cosenza, Palermo, Taranto.
L’Ordine internazionale del DeMolay è nato nel 1919 a Kansas City per volontà di Frank Sherman Land. In quegli anni più di un giovane americano era rimasto orfano del padre caduto in Europa con le forze statunitensi nel corso della I Guerra Mondiale.

Frank Sherman Land
Land, che non aveva avuto la felicità di essere padre, si trovò casualmente a conoscere uno di questi giovani ed iniziò ad aiutarlo facendosi suo punto di riferimento e spingendo il ragazzo a frequentare i suoi coetanei per sviluppare con loro attività adatte alla loro età che favorissero la crescita comune nel rispetto reciproco.
Il nucleo originario di ragazzi decise di ammettere tutti i coetanei desiderosi di farne parte e scelsero di chiamare il loro gruppo “DeMolay”, con riferimento all’ultimo Gran Maestro dei Cavalieri Templari Jacques de Molay, in quanto colpiti dalla sua figura e dall’atto eroico di sacrificare la sua vita invece di tradire i suoi fratelli. L’originario gruppo dei fondatori si è sviluppato fino a diventare ‘Ordine Internazionale del DeMolay’, che nel tempo ha interessato decine di migliaia di giovani negli Stati Uniti e in altri numerosi Stati tra cui anche l’Italia.
DAD Land (Papà Land), come lo chiamavano tutti i giovani DeMolay, supportava i ragazzi nella scelta delle attività da svolgere in comune affinché fossero consone all’età giovanile e legittime dal punto di vista legale e soprattutto morale.
In Italia il seme del DeMolay arriva nel 1997 con Paolo Messina, fino ad allora l’Italia era sotto la giurisdizione della Germania.
A raccontare la nascita del DeMolay Italia e i principi ispiratori è Luciano Critelli, Ufficiale esecutivo per la Giurisdizione Italiana e membro Attivo del Supremo Consiglio del DeMolay Internazionale, nomina ricevuta nel 2004 da Frederick Welch all’epoca Gran Master DeMolay International.
Entrato a far parte del DeMolay nel ’97 come Advisor, dal 2008 Critelli rappresenta il DeMolay nelle varie logge massoniche ed inoltre a lui si deve l’installazione – cioè l’apertura – del Capitolo del DeMolay in Serbia, Romania, Francia e da poco anche in Albania.

Un momento del rituale nel corso della cerimonia di installazione

Un momento del rituale nel corso della cerimonia di installazione
“A settembre del 1997 – afferma Critelli – alcuni militari americani della base NATO di Aviano, i cui figli facevano parte del DeMolay, hanno ‘installato‘ il Capitolo in Italia e nello stesso anno Paolo Messina è diventato Chairman del Capitolo Roma n. 1. La mia partecipazione al DeMolay è iniziata proprio in quell’anno. Nel 2002 il Gran Maestro del DeMolay International mi ha nominato suo rappresentante nella giurisdizione italiana”.
“Insieme a Eugenio Iencinella – aggiunge -, siamo membri Attivi del Supremo Consiglio del DeMolay Internazionale e questo ci consente il diritto di voto al Congresso Internazionale su tematiche di grande rilevanza come ad esempio la modifica delle regole”.
“Lo scopo dell’Ordine di DeMolay – evidenzia – è quello di formare uomini principalmente onesti e rispettosi della famiglia e della patria, pronti a mettersi sempre in gioco per aiutare coloro che sono nel bisogno. Uomini che, fondando tutti i loro princìpi sul valore della fratellanza, onorano il nome di Jacques de Molay. I ragazzi che crescono all’interno dell’Ordine si trovano a toccare con mano i veri valori dell’essere umano, partecipando attivamente ad iniziative benefiche, condividendo anche attività ludiche e sportive, disprezzando e combattendo le attività disoneste. Un esempio per tanti ragazzi che, invece, non vedono alternative al superficialismo imperante di questo nostro tempo e sfogano tutto il loro smarrimento in bullismo ed alcool”.

Un rituale durante la cerimonia
Nella sala del Capitolo Roma n.1 i giovani DeMolay si dispongono in base al proprio ruolo e carica, ai lavori partecipano gli Advisor e i Senior DeMolay. Per quanti come me assistono per la prima volta ad una simile cerimonia, la cui presenza è però garantita da un Advisor, prima dell’inizio dei lavori del Capitolo bisogna pronunciare la ‘solenne promessa di riservatezza‘ secondo un determinato rituale.
Una regola importante per ogni DeMolay è infatti la ‘riservatezza‘, non tutto si può raccontare e non tutto può essere visto da chi è presente alla cerimonia di installazione o alla cerimonia rituale.
Nella sala sono presenti diversi oggetti ed ognuno ha un valore, ognuno racchiude un significato. Alcuni rappresentano le sette virtù di un DeMolay, cioè i sette precettifondamentali sui quali si dovrà basare la vita dei membri di quest’Ordine, che sono: amore filiale, riverenza per le cose consacrate, cortesia, fratellanza, fedeltà, purezza, patriottismo.
Al centro della stanza c’è l’altare, con sopra la Bibbia, considerata il libro della Legge Sacra, sulla quale i ragazzi pronunciano la loro promessa, accanto ci sono dei libri di scuola che rappresentano la libertà di espressione. Vi sono anche candelee candelabri disposti in un certo modo, la campana, il maglietto e il battente, una corona poggiata su un cuscino, la bandiera nazionale, lo stendardodell’Ordine DeMolay ed altri arredamenti.

L’altare con sopra la Bibbia considerata il libro della Legge Sacra

La corona e la campana

Lo stendardo dell’Ordine DeMolay
I giovani DeMolay – con un mantello sulle spalle – seguono un rituale ben preciso, fatto di passi, gesti, strette di mano, frasi, parole. Viene fatto il giuramento alla bandiera italiana e si canta l’inno di Mameli. I gradi a cui i giovani possono ambire sono due: quello iniziale e quello dell’Ordine DeMolay.

I giovani DeMolay durante la cerimonia

Una stretta di mano durante la cerimonia
La cerimonia di ‘installazione’ al Capitolo di un giovanissimo ragazzo è stata suggestiva e a tratti scenografica, dopo la promessa solenne sulla Sacra Bibbia e vari rituali, gli è stato posto sulle spalle il mantello dell’Ordine DeMolay dal genitore del ragazzo alla presenza del maestro consigliere.

Il neo DeMolay pronuncia la promessa solenne sulla Sacra Bibbia

Il neo DeMolay pronuncia la promessa davanti al maestro consigliere

Un momento della cerimonia di installazione al Capitolo Roma n.1

Il momento in cui al giovanissimo ragazzo viene posto il mantello dell’Ordine DeMolay sulle spalle

Un momento della cerimonia di installazione
A conclusione dei lavori mi sono soffermata a raccogliere i commenti dei giovani DeMolay e a conversare con loro. Il Capitolo Roma n.1 conta più di 20 ragazziprovenienti da vari quartieri di Roma, dalla provincia ed anche da altre città del Lazio.
“I valori presenti nel DeMolay noi giovani li conosciamo già, ma qui abbiamo imparato a interiorizzarli. È una crescita individuale tramite il lavoro di gruppo”, osserva Arnaldo, 21 anni, studente a Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’università della Tuscia di Viterbo. Entrato nel DeMolay a 17 anni, oggi è membro dello staff Jurisdictional young man DeMolay International e il suo periodo all’interno del Capitolo sta per concludersi. “Il maestro consigliere – sottolinea – è il leader e gli appartenenti lavorano per il leader. La fratellanza nel DeMolay ha un grande valore”.

Un momento della cerimonia di installazione al Capitolo Roma n. 1
Matteo ha 19 anni, studia Economia e Management, è entrato nel DeMmolay a 16 anni ed è anche lui membro dello staff Jurisdictional young man DeMolay International.
“Il DeMolay – mi dice – trasmette ai giovani i valori necessari per diventare dei buoni leader. È un training endogeno di preparazione alla società. È un percorso spirituale e di relazioni pubbliche. Veniamo abituati a relazionarci anche con ragazzi di altre culture e a rapportarci con persone diverse, possiamo avere ideali diversi ma ci accomuna l’impegno a comportarci secondo determinate regole”.
“Siamo sponsorizzati dal Grande Oriente d’Italia – conclude Matteo – che ringraziamo per averci messo a disposizione i locali dove ci riuniamo”.
Una particolarità del Capitolo Roma n.1 è trovare tra gli Advisor un filippino: Juan, Deputy al DeMolay International, è arrivato in Italia nel 2003 e subito dopo il suo arrivo, come lui stesso mi racconta, ha preso contatti con il Capitolo romano.
“In qualunque parte del mondo – commenta – c’è sempre un Capitolo del DeMolay. Ho fatto parte del DeMolay nelle Filippine e al mio arrivo a Roma mi sono subito attivato per trovare un Capitolo e mettermi in contatto”.
“I valori che sono alla base del DeMolay – aggiunge – li ho trasmessi a mio figlioche oggi è un DeMolay attivo del Capitolo Roma n.1, è entrato a farne parte due anni fa all’età di 12 anni”.
“I valori che sono alla base del DeMolay – aggiunge – li ho trasmessi a mio figlioche oggi è un DeMolay attivo del Capitolo Roma n.1, è entrato a farne parte due anni fa all’età di 12 anni”.
Nel 2019 per i 100 anni di esistenza dell’Ordine Internazionale DeMolay si terrà una grande festa a Kansas City.
Nella bacheca dei DeMolay famosi figurano gli astronauti statunitensi Frank Borman e Vance D. Brand; l’ex presidente degli Stati Uniti Bill Clinton; il creatore di Topolino e fondatore di Disneyland, Walt Disney; John Steinbeck vincitore di un Premio Pulitzer e di un Premio Nobel per la Letteratura; l’attore John Wayne e molti altri.
Foto di Clara Salpietro

Un giovane DeMolay chiude la Bibbia dopo la cerimonia di installazione

La Bibbia sulla quale i ragazzi pronunciano la loro promessa solenne

Un giovane DeMolay spegne le candele a conclusione della cerimonia

Il saluto dei DeMolay. Con il consenso dei due giovani rendo pubblico il loro volto
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