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giovedì 23 marzo 2017

Eccidio Fosse Ardeatine. Il 24 marzo il Grande Oriente d'Italia rende omaggio alle vittime. Tra loro 19 massoni.

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​​Renato Guttuso - "Fosse Ardeatine".



A Roma l’eccidio delle Fosse Ardeatine del 1944 è una pagina tragica della Resistenza. Per la sua efferatezza, per l’alto numero di vittime e per le circostanze che portarono al suo compimento, divenne l’evento-simbolo della spietatezza dell’occupazione nazista della capitale. Nel dopoguerra le cave scelte per l’esecuzione e per occultare i cadaveri degli uccisi sono state trasformate in un sacrario-monumento nazionale e oggi visitabili a perenne memoria.

Il Grande Oriente d’Italia renderà omaggio il 24 marzo, anniversario dell’eccidio, alle 335 vittime della furia nazifascista recandosi presso il Mausoleo delle Fosse Ardeatine che accoglie le spoglie dei martiri. L’appuntamento è alle ore 11 e il Gran Maestro Stefano Bisi deporrà una corona in ricordo.Tutti i Fratelli sono invitati a partecipare. Nel tardo pomeriggio dello stesso giorno un convegno pubblico a Casa Nathan, alle ore 18, ricorderà quegli eventi e il sacrificio di questi martiri per la libertà. La ricostruzione storica sarà del Gran Maestro Aggiunto Santi Fedele, professore ordinario di Storia contemporanea all’Università di Messina, mentre la testimonianza diretta sarà portata da Giovanni Polgar, un ‘bambino fortunato’ – così si definisce – di quell’epoca, che riuscì a sopravvivere alla furia nazifascista.

La mattina del 24 marzo 1944 le vittime, scelte a caso tra i detenuti delle carceri di Regina Coeli e di via Tasso, furono condotte nelle cave di pozzolana lungo la via Ardeatina, destinate ad essere luogo dell’esecuzione. Il giorno dopo un trafiletto sul Messaggero rese noto il massacro. I martiri erano prigionieri politici, ebrei, civili. Tra loro, 19 massoni, come l’avvocato Placido Martini, liberale, medaglia d’oro al valor militare alla memoria della resistenza, e Silvio Campanile. Entrambi erano della Loggia Pisacane fondata nel 1931 nel confino dell’isola di Ponza dall’allora Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Domizio Torrigiani.




Il 24 Marzo 2017 ricorre il settantatreesimo Anniversario dall'Eccidio delle Fosse Ardeatine.













Roma - Via Rasella




​Dopo l'attentato



Nel corso della II Guerra Mondiale e durante l’occupazione tedesca di Roma, per rappresaglia contro l'attentato partigiano di via Rasella, il 23 Marzo 1944, nel quale perirono 33 soldati altoatesini appartenenti al Reggimento di Polizia "Bolzano" e dopo consultazioni tra i comandi tedeschi, inclusi il quartier generale in Italia del feldmaresciallo Albert Kesselring ed il quartier generale di Hitler, si stabilì che dovevano essere uccisi 10 italiani per ogni soldato tedesco morto. Herbert Kappler, Tenente Colonnello delle SS, comandante della polizia tedesca a Roma, insieme al questore di Roma Pietro Caruso, che a seguito degli stessi fatti venne poi processato e condannato a morte, attese alla scelta di una parte delle vittime: in gran parte civili ed ebrei che vennero condotti, il 24 marzo 1944, dai soldati tedeschi comandati dal Capitano Erich Priebke, vice comandante del quartier generale della Gestapo a Roma, ed al Maggiore delle SS, Karl Hass, presso le Fosse Ardeatine, una cava di tufo situata tra le catacombe di Domitilla e di San Callisto sulla via Ardeatina, e fucilati in gruppi di cinque.

Furono 335 gli italiani assassinati, cinque uomini in più del numero previsto di 330 a causa della confusione dell'azione finale di rastrellamento dei condannati a morte, fra detenuti politici (civili e militari), ebrei o semplici sospetti. Il massacro avvenne a 23 ore dall’attentato e fu reso noto solo a esecuzione avvenuta. Qualche giorno dopo il massacro, che riguardò un numero di vittime maggiore rispetto a quello che l’ordine originario aveva prescritto, fecero saltare con la dinamite le volte della galleria per ostruire l’accesso alla cava.











Nel 1947 Kappler, che era stato arrestato dagli inglesi, fu processato e condannato all’ergastolo da un tribunale militare italiano. Rinchiuso nel carcere di Gaeta, nel 1976 fu trasferito all’ospedale militare del Celio per motivi di salute. Da qui però evase, con l’aiuto della moglie, e con la sospetta complicità di una struttura occulta dei servizi segreti italiani, detta "Noto servizio" o "Anello", il 15 Agosto 1977, provocando un enorme scandalo e le dimissioni dell’allora ministro della Difesa Vito Lattanzio (peraltro nominato quasi immediatamente Ministro della Marina Mercantile). Kappler morì in Germania nel febbraio 1978. Erich Priebke, aiutante di Kappler, fu arrestato in Argentina ed estradato in Italia solo nel 1995. Fu processato per l’eccidio nel 1996, ma il tribunale militare giudicò il reato estinto, suscitando le proteste dei familiari delle vittime e sdegno nell’opinione pubblica. Condannato all’ergastolo dalla Corte d’appello (1998), lo ha scontato agli arresti domiciliari fino alla morte avvenuta a Roma l'11 ottobre 2013. Karl Hass fu processato per l'eccidio delle Fosse Ardeatine e, nel marzo 1998, fu condannato assieme ad Erich Priebke all'ergastolo da una Corte d'Appello militare. Karl Hass si è spento a Castelgandolfo, all'età di 92 anni, il 21 aprile 2004.

Tra i 335 Martiri delle Fosse Ardeatine c'erano almeno 20 Massoni.

Citiamo ​i loro nomi:

ALBANESE TEODATO nato a Cerignola nel 1904, avvocato

AVOLIO CARLO nato a Siracusa nel 1895, impiegato

BUCCI UMBERTO nato a Lucera nel 1892, impiegato

CAMPANILE SILVIO nato a Roma nel 1905, commerciante

CANALIS SALVATORE nato a Sassari nel 1908, professore

CELANI GIUSEPPE nato a Roma nel 1901, impiegato

FABBRI RENATO nato a Vetralia nel 1888, commerciante

FIORINI FIORINO nato a Poggio Nativo nel 1880, musicista

GELSOMINI MANLIO nato a Roma nel 1907, medico

GRANI UMBERTO nato a Roma nel 1897, colonnello di aviazione

MAGRI MARIO nato a Arezzo nel 1896, colonnello di artiglieria

MARTINI PLACIDO nato a Montecompatri nel 1879, avvocato

PALIANI ATTILIO nato a Roma nel 1891, commerciante

RAMPULLA GIOVANNI nato a Messina nel 1894, colonnello di fanteria

SCATTONI UMBERTO nato a Roma nel 1884, commerciante

TAPPARELLI Mario nato a Vicenza nel 1891, commerciante

VIVANTI ANGELO nato a Roma nel 1884, commerciante

VOLPI GIULIO nato a Fabriano nel 1907, impiegato

ZACCAGNINI CARLO nato a Roma nel 1913, avvocato






I nomi più conosciuti tra questi sono quelli di Silvio Campanile ma soprattutto quello di Placido Martini, nato a Montecompatri (Roma) il 7 Maggio del 1879.







Placido Martini​







Nel 1897 era tra i 1500 italiani che, nonostante l'ostilità del governo italiano dell'epoca verso la missione, riuscirono a raggiungere la Grecia ed ad organizzarsi in un “Corpo garibaldino” guidato da Ricciotti, figlio dell’Eroe dei due mondi e di Anita e combatterono valorosamente a fianco del popolo greco a Domokos. Non è nota la data esatta della sua iniziazione massonica, ma nel 1904 risulta attivo nella Loggia "Roma" del Grande Oriente d'Italia. In seguito fu Maestro Venerabile della Loggia "Concordia" di Montecompatri, carica che mantenne fino alla cessazione delle attività massoniche, imposta dalle persecuzioni fasciste, nel 1925.


Volontario durante la Prima guerra mondiale, combattè nel Corpo di spedizione italiano in Francia. Sotto la dittatura di Mussolini, alla quale si opponeva da posizioni massoniche, fu preso di mira dalla polizia e finì per essere confinato a Ponza e, dopo il 1940, a Manfredonia e all'Aquila.


Durante gli anni del confino a Ponza, fondò con altri prigionieri (tra cui il Gran Maestro Domizio Torrigiani) la Loggia "Pisacane", venendone eletto Maestro Venerabile. Tornato a Roma durante i quarantacinque giorni del Governo Badoglio, Martini fondò l'Unione nazionale della democrazia italiana, di tendenza liberale, il cui organo di stampa fu l'Unione nazionale. Dopo l'armistizio, l'avvocato Martini divenne capo delegato della Massoneria italiana di Palazzo Giustiniani e di quella Scozzese di Rito Antico ed Accettato. Durante l'occupazione tedesca militò nelle file della Resistenza romana sino a che, il 22 gennaio 1944, fini nelle mani delle SS in seguito a delazione. Torturato per settimane nella prigione di via Tasso, Placido Martini fu uno dei fucilati dai tedeschi alle Fosse Ardeatine. La massima decorazione alla memoria di Martini recita: "Intrepido ed infaticabile combattente nella lotta armata contro gli oppressori nazifascistì, esponente del fronte clandestino romano, fu di esempio costante ed eroico ai suoi uomini. Ricercato dal nemico, arrestato, seviziato, andò impavido verso la morte con la visione di quella grande Patria libera che fu il sogno di tutta la sua vita".


Oggi ben tre Logge del Grande Oriente d'Italia sono a lui intitolate ( la Placido Martini n° 899 all'Oriente di Roma, la Placido Martini n° 991 all'Oriente di Catanzaro Lido e la Giordano Bruno - Placido Martini n° 1017 all'Oriente di Milano).









Attentato a Londra. Cordoglio del Grande Oriente d’Italia alla Gran Loggia Unita d’Inghilterra


Sentito cordoglio del Grande Oriente d’Italia alla Massoneria britannica per le vittime colpite ieri a Londra dal nuovo attacco terroristico che ha colpito la comunità internazionale. Il Gran Maestro Stefano Bisi, a nome della Giunta e di tutto il Grande Oriente, ha indirizzato oggi un messaggio al Gran Maestro della Gran Loggia Unita d’Inghilterra, il Duca di Kent, esprimendo dolore e sgomento per l’accaduto che colpisce una città cosmopolita, simbolo di libertà.
“È difficile immaginare – ha scritto il Gran Maestro – come esistano persone che possano decidere di agire in modo così violento. L’attacco terroristico che è stato perpetrato ieri a Westminster, ci spaventa profondamente ma ci lascia più risoluti a continuare il nostro percorso lungo i principi e i valori massonici.
Il Gran Maestro ha chiuso il suo messaggio esprimendo ancora le condoglianze a nome di tutto il Grande Oriente d’Italia.

Massoneria, il gran maestro Bisi a don Ciotti: «Offesi e indignati dalle sue parole» | Lacnews24.it


Il capo del Goi in una lettera aperta si definisce deluso per le parole pronunciate dal sacerdote fondatore di “Libera”: «Le devo sinceramente dire che quella sua frase sulla massoneria accostata alla ‘ndrangheta, alla corruzione e all’illegalità mi ha personalmente ferito come uomo e come massone del Grande Oriente d’Italia»… continua su Lacnews24.it Massoneria, il gran maestro Bisi a don Ciotti: «Offesi e indignati dalle sue parole» – Lacnews24.it

La notte della democrazia. Il Gran Maestro risponde a don Ciotti: «La Legalità non ha bandiere»




A Don Luigi Ciotti

Le parole che ella ha pronunciato a Locri hanno profondamente offeso e indignato migliaia di liberi muratori e persone perbene che nulla hanno a che fare con le mafie che lei associa con disdicevole certezza e libera facilità d’espressione tout court alla Massoneria.

Le devo sinceramente dire che quella sua frase sulla massoneria accostata alla n’drangheta, alla corruzione e all’illegalita’ mi ha personalmente ferito come uomo e come massone del Grande Oriente d’Italia, Istituzione e scuola etica-iniziatica la cui storia e i cui meriti per l’affermazione della Libertà,  dei diritti dell’Uomo, la nascita dello Stato Italiano e della Repubblica sono state ampiamente riconosciute e vivono nei valori e nella grande ed alta considerazione di tanti Italiani non tutti appartenenti alla Libera Muratoria che lei ha messo sui roghi della più odiosa inquisizione.

Dal suo pulpito calabrese e con un populismo di facile presa Lei ha arringato la folla ed attaccato gli appartenenti alla Libera Muratoria come delle persone che non fanno parte della categoria buona del Paese ma della componente cattiva secondo quella che è la sua idea profondamente e vergognosamente sbagliata degli ideali e dei principi filantropici e umanitari portati avanti da 300 anni dai massoni in tutto il Mondo.

Mi spiace e sono deluso che una personalità del suo calibro si metta in prima fila fra i tanti, facili opportunisti e professionisti dell’Antimafia e che inneggi pure lei alla caccia alle streghe che qualcuno ha voluto forzosamente mettere in atto e che qualche altro utilizza e sbandiera come paladino della più totale legalità.
Sono deluso perché un simile affronto alla dignità ed alla lealtà di tanti uomini che affermano i principi di Libertà-Uguaglianza-Fratellanza sia venuto da un prete, cioè da chi dovrebbe unire gli uomini, anche se hanno visioni diverse o divergenti, non soltanto per la sua missione spirituale.

Invece, carissimo Don Ciotti, se mi permette di chiamarla così senza livore e senza alcuna ironia, lei con le sue provocatorie parole ha soltanto diviso, ha scavato un profondo solco fra italiani e italiani, fra calabresi della stessa generosa e martoriata terra, di un Sud di cui e’ facile parlare sempre male senza poi risolvere i problemi di quella terra.

In base al suo pregiudizievole assunto chi è massone non può rientrare nella folta schiera degli angeli che lei ha iscritto di diritto nel suo personale libro della purezza assoluta e della vera ed insindacabile Legalità condannando a destra ed a manca chi fa parte di una nobile associazione di uomini liberi e che, il sottoscritto lo ha dichiarato pubblicamente all’Antimafia, sono pronti a dare la vita per la cattura del superlatitante Matteo Messina Denaro. Come sono pronti a combattere da sempre contro la malavita organizzata.
Caro don Ciotti, noi che siamo tolleranti e pazienti, che non siamo supponenti e che non ci scagliamo avventatamente contro nessuno, siamo uomini che hanno un’alta considerazione di tutti gli altri uomini e che ascoltano e aiutano il loro prossimo. Ha mai sentito qualcuno di noi attaccare la Chiesa di fronte ai numerosi e preoccupanti casi di pedofilia di tanti sacerdoti? Forse qualcuno ha chiesto le liste dei sacrestani calabresi di fronte all’indagine su un noto prelato coinvolto nelle inchieste di Reggio?
Qualora non lo sapesse, o lo avesse dimenticato, la invito a chiedere anche alle istituzioni della sua Torino chi sono i massoni e cosa fanno per l’Umanità. Asili notturni, vuol dire pasti caldi e cure dentistiche ai bisognosi e agli indigenti. Vuol dire Solidarietà che noi facciamo generosamente non certo per coprire le nefandezze che Lei pensa possano appartenere alla massoneria.

Ma perché i liberi muratori sono uomini di pensiero e di cuore. Che regalano le tende per dormire ai giovani operai africani che lavorano la terra a Campobello di Mazara e la luce per illuminare il campo di calcio dei ragazzi terremotati di Norcia.

È per tutto quello che facciamo, nella maggior parte dei casi sempre in silenzio, che non possiamo permettere a nessuno di offendere la nostra dignità usando un linguaggio e dei luoghi comuni che sono opposti a quella che dentro e fuori i Templi è la nostra sublime Opera.
E, siccome, pur offesi nell’animo, non portiamo rancore nei confronti di nessuno, e siamo convinti che anche il più acerrimo avversario può redimersi, La invitiamo sin d’ora ad incontrarci. La invitiamo a partecipare con noi, domani, alla cerimonia delle Fosse Ardeatine dove ricorderemo i morti dell’eccidio nazista fra cui vennero barbaramente uccisi diciannove fratelli massoni.

La invitiamo a sfilare insieme a noi contro la malavita organizzata, che non deve avere bandiere, colori, coalizioni ma essere un monito costante di tutti i liberi cittadini italiani. Fra i quali ci sono certamente anche i fratelli del Grande Oriente d’Italia.

Con cordialità

Il Gran Maestro
Stefano Bisi

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Giornata memoria, Rito Scozzese Antico ed Accettato a Don Ciotti: Ci sentiamo tutti calabresi e sbirri ma non accettiamo di essere identificati con ‘ndrangheta e la corruzione






(AGENPARL) – Roma, 22 mar 2017 – Nel corso della manifestazione nazionale per la Giornata della memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie,svoltasi a Locri don Luigi Ciotti, fondatore di “Libera” parlando dal palco ha pronunciato le seguenti parole.

«Oggi ci sentiamo tutti calabresi e sbirri. Siamo qui per sostenere e valorizzare quella Calabria che non accetta di essere identificata con la ‘ndrangheta, la massoneria e la corruzione».

A don Ciotti, che certamente ha tanto grandi, riconosciute benemerenze per il suo impegno a promuovere la cultura della legalità e nel “dare voce a chi voce non ha” vogliamo dire apertamente, ad alta voce, che anche noi del Rito Scozzese Antico e Accettato ci sentiamo tutti calabresi e sbirri e che non accettiamo, nemmeno da Lui, di essere identificati con la ‘ndrangheta e la corruzione. Come non ci permettiamo, e non ci permetteremo mai di offendere la Chiesa Cattolica per la presenza di preti indegni della loro missione coinvolti nei recenti scandali di pedofilia, così ci sentiamo di esigere da Lui e da altri di non confondere l’istituzione massonica con qualcosa che nulla ha a che fare con la Libera Muratoria.

E’ cosa ben risaputa che i comitati del malaffare, cui si appoggiano corruzione e criminalità, purtroppo diffusi in maniera endemica nel nostro Paese, si mascherano sotto le coperture più diverse, per cui oltre a essere poco cristiano è senz’altro poco civile offendere con un’affermazione diffamatoria migliaia di cittadini onesti appartenenti a un’antica e nobile istituzione.

Giornata della memoria, Bisi (Goi): Lettera aperta a Don Luigi Ciotti.






(AGENPARL) – Roma, 23 mar 2017 – A Don Luigi Ciotti,

Le parole che ella ha pronunciato a Locri hanno profondamente offeso e indignato migliaia di liberi muratori e persone perbene che nulla hanno a che fare con le mafie che lei associa con disdicevole certezza e libera facilità d’espressione tout court alla Massoneria.

Le devo sinceramente dire che quella sua frase sulla massoneria accostata alla n’drangheta, alla corruzione e all’illegalita’ mi ha personalmente ferito come uomo e come massone del Grande Oriente d’Italia, Istituzione e scuola etica-iniziatica la cui storia e i cui meriti per l’affermazione della Libertà, dei diritti dell’Uomo, la nascita dello Stato Italiano e della Repubblica sono state ampiamente riconosciute e vivono nei valori e nella grande ed alta considerazione di tanti Italiani non tutti appartenenti alla Libera Muratoria che lei ha messo sui roghi della più odiosa inquisizione.

Dal suo pulpito calabrese e con un populismo di facile presa Lei ha arringato la folla ed attaccato gli appartenenti alla Libera Muratoria come delle persone che non fanno parte della categoria buona del Paese ma della componente cattiva secondo quella che è la sua idea profondamente e vergognosamente sbagliata degli ideali e dei principi filantropici e umanitari portati avanti da 300 anni dai massoni in tutto il Mondo.

Mi spiace e sono deluso che una personalità del suo calibro si metta in prima fila fra i tanti, facili opportunisti e professionisti dell’Antimafia e che inneggi pure lei alla caccia alle streghe che qualcuno ha voluto forzosamente mettere in atto e che qualche altro utilizza e sbandiera come paladino della più totale legalità.

Sono deluso perché un simile affronto alla dignità ed alla lealtà di tanti uomini che affermano i principi di Libertà-Uguaglianza-Fratellanza sia venuto da un prete, cioè da chi dovrebbe unire gli uomini, anche se hanno visioni diverse o divergenti, non soltanto per la sua missione spirituale.

Invece, carissimo Don Ciotti, se mi permette di chiamarla così senza livore e senza alcuna ironia, lei con le sue provocatorie parole ha soltanto diviso, ha scavato un profondo solco fra italiani e italiani, fra calabresi della stessa generosa e martoriata terra, di un Sud di cui e’ facile parlare sempre male senza poi risolvere i problemi di quella terra.

In base al suo pregiudizievole assunto chi è massone non può rientrare nella folta schiera degli angeli che lei ha iscritto di diritto nel suo personale libro della purezza assoluta e della vera ed insindacabile Legalità condannando a destra ed a manca chi fa parte di una nobile associazione di uomini liberi e che, il sottoscritto lo ha dichiarato pubblicamente all’Antimafia, sono pronti a dare la vita per la cattura del superlatitante Matteo Messina Denaro. Come sono pronti a combattere da sempre contro la malavita organizzata.

Caro don Ciotti, noi che siamo tolleranti e pazienti, che non siamo supponenti e che non ci scagliamo avventatamente contro nessuno, siamo uomini che hanno un’alta considerazione di tutti gli altri uomini e che ascoltano e aiutano il loro prossimo. Ha mai sentito qualcuno di noi attaccare la Chiesa di fronte ai numerosi e preoccupanti casi di pedofilia di tanti sacerdoti? Forse qualcuno ha chiesto le liste dei sacrestani calabresi di fronte all’indagine su un noto prelato coinvolto nelle inchieste di Reggio?

Qualora non lo sapesse, o lo avesse dimenticato, la invito a chiedere anche alle istituzioni della sua Torino chi sono i massoni e cosa fanno per l’Umanita’. Asili notturni, vuol dire pasti caldi e cure dentistiche ai bisognosi e agli indigenti. Vuol dire Solidarietà che noi facciamo generosamente non certo per coprire le nefandezze che Lei pensa possano appartenere alla massoneria.

Ma perché i liberi muratori sono uomini di pensiero e di cuore. Che regalano le tende per dormire ai giovani operai africani che lavorano la terra a Campobello di Mazara e la luce per illuminare il campo di calcio dei ragazzi terremotati di Norcia.

È per tutto quello che facciamo, nella maggior parte dei casi sempre in silenzio, che non possiamo permettere a nessuno di offendere la nostra dignità usando un linguaggio e dei luoghi comuni che sono opposti a quella che dentro e fuori i Templi è la nostra sublime Opera.

E, siccome, pur offesi nell’animo, non portiamo rancore nei confronti di nessuno, e siamo convinti che anche il più acerrimo avversario puo’ redimersi, La invitiamo sin d’ora ad incontrarci. La invitiamo a partecipare con noi, domani, alla cerimonia delle Fosse Ardeatine dove ricorderemo i morti dell’eccidio nazista fra cui vennero barbaramente uccisi diciannove fratelli massoni.

La invitiamo a sfilare insieme a noi contro la malavita organizzata, che non deve avere bandiere, colori, coalizioni ma essere un monito costante di tutti i liberi cittadini italiani. Fra i quali ci sono certamente anche i fratelli del Grande Oriente d’Italia.

Con cordialità

Il Gran Maestro
Stefano Bisi

La busta filatelica emessa in occasione del 20°anniversario del DeMolay Italia.


Renfrew Masons reflect on past as Grand Lodge of England marks 300th anniversary


Celebration planned June 3





There are 65 men in Renfrew who are members of a fraternal organization who seek to improve themselves all based on the golden rule.
All this while quietly giving back to the community. 
The Renfrew Mason Lodge No. 122 is marking 157 years and the Grand Lodge of England is celebrating 300 years of existence. The local lodge has a number of special events planned for June 3 and encourages the community to get involved. 
Andrew Dick, who has been a Mason for three years, is the chair person of the 300th committee. He describes the organization as a fraternity of men who take good men and make them better with the key principles of brotherly love, relief and truth. 
“We are a brotherhood of men,” said Dick. “We like to do charity work that all goes on behind the scenes.” 
Keith Richard is the Worshipful Master of the Renfrew Lodge and has been a Mason for 34 years. 
“All the charity work is done internally,” said Richard. “We don’t solicit for charity.” 
In Renfrew they have helped with doctor recruitment donating $5,000 over five years and donated the same commitment to Hospice Renfrew. 
After its 125th anniversary the Renfrew Masons donated money to purchase an electronic pain-suppressing device for the physiotherapy department of the Renfrew Victoria Hospital. Locally they also hand out bursaries at to both Renfrew high schools for students not with the highest grade, but those who are in a financial need wanting to continue with post-secondary studies. 
The Grand Lodge of Canada in the Province of Ontario sponsors the MasoniChIP child identification program. And every year the Ontario Masons support the Canadian Blood Services donor program with about 35,000 donations. 
“We don’t do it to say Masons are doing it,” Dick stated. “We do it because we are a fraternity giving back.”
There are 3.2 million Masons across the world and more than 40,000 in Ontario, including those at the Renfrew Lodge, which was established one year after Renfrew was incorporated as a town. 
The lodge was constituted on Oct. 27, 1859 and the first meeting was held on Dec. 19, 1859. 
Next to the Sons of Temperance, it is the oldest fraternal organization in Renfrew. 
The first Worshipful Master was Abel Dowswell, who was also the first justice of the peace to be appointed in Arnprior. The lodge purchased its first set of collars and jewels for officers on March 6, 1860 for $37.75. 
Over the last 157 years their history books state a number of times they have had trouble maintaining membership, not uncommon with any service club. But at 65 members the group continues to grow in Renfrew. 
Jason Verbruggen has been a Mason for five years and is now the Junior Warden. He joined to become more active in the community. 
“That’s what being a Mason is all about,” said Verbruggen. “I wanted to get out and help. We are not a charity organization, we are a fraternity first and we have social events once a month. Because of it I’ve been more involved in the community.” 
Richard also joined for the fraternal and camaraderie bonds he has formed over the years but there is more to it for him as well. 
“I joined because I like to do charity work but I don’t look for recognition,” said Richard. “The challenge of making myself better, not only from the personal point of view but to help all members of society. It’s the satisfaction of being able help others for all the cause of good.” 
As the Master of the Lodge he has a unique role to play.
“I’m there to serve members of the lodge,” said Richard. “There is more personal satisfaction to make other men better because they want to be better. It’s working for the cause of good, our community and its members.” 
On the Mason’s website it states “Masonry is not a secret society … we’re happy to share what we know. Any information Masons can be found at a well-stocked bookstore or local library.” 
“We are not a secret society, but we are a society with secrets,” said Scott Rodden, Junior Deacon and four-year member. “I think there is a misconception that we are a secret society.” 
The Masonic Lodge in Renfrew, located on Raglan Street, is right downtown and well marked as are most lodges. The Masons own the building at 340 Raglan St. as the Renfrew Temple Group became landlords of the building in 1984, after renting or borrowing space for 125 years. 
The first lodge room was the upper part of Munro’s Hotel, in 1866 at the Temperance Hall, 1872 Muir China Hall, 1894 Barnet Block and O’Brien Block. 
To join you have to know a Mason. Richard notes there is no advertising involved when seeking new members. 
The website continues on how you know who are Masons “members often identify themselves by wearing Masonic jewelry.”
When asked about the jewelry all the men proudly presented their rings. 
“I discovered a Mason by his ring,” said Dick. “He pushed something across the table and I saw the ring and I said I had always wanted to be a Mason.” 
Celebration
The Renfrew Masons will be officially marking the 300th anniversary of the Grand Lodge of England on June 3. They will be providing tours of the lodge and building and want the entire community to get involved. 
They are planning on a parade with other lodges and service groups (yet to be confirmed), free barbecue, bike rodeo, a show by Little Ray’s Reptile Zoo, RY-J’s bouncy castle and more all free for the community. As well, they recently helped out at Superhero Fun Day and are set to volunteer with students to help clean up for Earth Day. 
For more information on the Masons check them out on their social media page on Facebook: Renfrew Freemasons-Lodge No. 122.

Attentato terroristico di Londra. L'elicottero dei soccorsi donato dalla Massoneria inglese



Lettera aperta del Gran Maestro Stefano Bisi a Don Luigi Ciotti. “Le sue parole ci feriscono e ci offendono”.


A Don Luigi Ciotti
Le parole che ella ha pronunciato a Locri hanno profondamente offeso e indignato migliaia di liberi muratori e persone perbene che nulla hanno a che fare con le mafie che lei associa con disdicevole certezza e libera facilità d’espressione tout court alla Massoneria.
Le devo sinceramente dire che quella sua frase sulla massoneria accostata alla n’drangheta, alla corruzione e all’illegalita’ mi ha personalmente ferito come uomo e come massone del Grande Oriente d’Italia, Istituzione e scuola etica-iniziatica la cui storia e i cui meriti per l’affermazione della Libertà,  dei diritti dell’Uomo, la nascita dello Stato Italiano e della Repubblica sono state ampiamente riconosciute e vivono nei valori e nella grande ed alta considerazione di tanti Italiani non tutti appartenenti alla Libera Muratoria che lei ha messo sui roghi della più odiosa inquisizione.
Dal suo pulpito calabrese e con un populismo di facile presa Lei ha arringato la folla ed attaccato gli appartenenti alla Libera Muratoria come delle persone che non fanno parte della categoria buona del Paese ma della componente cattiva secondo quella che è la sua idea profondamente e vergognosamente sbagliata degli ideali e dei principi filantropici e umanitari portati avanti da 300 anni dai massoni in tutto il Mondo.
Mi spiace e sono deluso che una personalità del suo calibro si metta in prima fila fra i tanti, facili opportunisti e professionisti dell’Antimafia e che inneggi pure lei alla caccia alle streghe che qualcuno ha voluto forzosamente mettere in atto e che qualche altro utilizza e sbandiera come paladino della più totale legalità.
Sono deluso perché un simile affronto alla dignità ed alla lealtà di tanti uomini che affermano i principi di Libertà-Uguaglianza-Fratellanza sia venuto da un prete, cioè da chi dovrebbe unire gli uomini, anche se hanno visioni diverse o divergenti, non soltanto per la sua missione spirituale.
Invece, carissimo Don Ciotti, se mi permette di chiamarla così senza livore e senza alcuna ironia, lei con le sue provocatorie parole ha soltanto diviso, ha scavato un profondo solco fra italiani e italiani, fra calabresi della stessa generosa e martoriata terra, di un Sud di cui e’ facile parlare sempre male senza poi risolvere i problemi di quella terra.
In base al suo pregiudizievole assunto chi è massone non può rientrare nella folta schiera degli angeli che lei ha iscritto di diritto nel suo personale libro della purezza assoluta e della vera ed insindacabile Legalità condannando a destra ed a manca chi fa parte di una nobile associazione di uomini liberi e che, il sottoscritto lo ha dichiarato pubblicamente all’Antimafia, sono pronti a dare la vita per la cattura del superlatitante Matteo Messina Denaro. Come sono pronti a combattere da sempre contro la malavita organizzata.
Caro don Ciotti, noi che siamo tolleranti e pazienti, che non siamo supponenti e che non
ci scagliamo avventatamente contro nessuno, siamo uomini che hanno un’alta considerazione di tutti gli altri uomini e che ascoltano e aiutano il loro prossimo. Ha mai sentito qualcuno di noi attaccare la Chiesa di fronte ai numerosi e preoccupanti casi di pedofilia di tanti sacerdoti? Forse qualcuno ha chiesto le liste dei sacrestani calabresi di fronte all’indagine su un noto prelato coinvolto nelle inchieste di Reggio?
Qualora non lo sapesse, o lo avesse dimenticato, la invito a chiedere anche alle istituzioni della sua Torino chi sono i massoni e cosa fanno per l’Umanita’. Asili notturni, vuol dire pasti caldi e cure dentistiche ai bisognosi e agli indigenti. Vuol dire Solidarietà che noi facciamo generosamente non certo per coprire le nefandezze che Lei pensa possano appartenere alla massoneria.
Ma perché i liberi muratori sono uomini di pensiero e di cuore. Che regalano le tende per dormire ai giovani operai africani che lavorano la terra a Campobello di Mazara e la luce per illuminare il campo di calcio dei ragazzi terremotati di Norcia.
È per tutto quello che facciamo, nella maggior parte dei casi sempre in silenzio, che non possiamo permettere a nessuno di offendere la nostra dignità usando un linguaggio e dei luoghi comuni che sono opposti a quella che dentro e fuori i Templi è la nostra sublime Opera.
E, siccome, pur offesi nell’animo, non portiamo rancore nei confronti di nessuno, e siamo convinti che anche il più acerrimo avversario puo’ redimersi, La invitiamo sin d’ora ad incontrarci. La invitiamo a partecipare con noi, domani, alla cerimonia delle Fosse Ardeatine dove ricorderemo i morti dell’eccidio nazista fra cui vennero barbaramente uccisi diciannove fratelli massoni.
La invitiamo a sfilare insieme a noi contro la malavita organizzata, che non deve avere bandiere, colori, coalizioni ma essere un monito costante di tutti i liberi cittadini italiani. Fra i quali ci sono certamente anche i fratelli del Grande Oriente d’Italia.
Con cordialità
Il Gran Maestro
Stefano Bisi

mercoledì 22 marzo 2017

Gran Loggia 2017. La filatelia massonica celebra i 300 anni della Libera Muratoria moderna


Annullo per la Gran Loggia 2017
Annullo per la Gran Loggia 2017
Come ogni anno l’Associazione Italiana di Filatelia Massonica del Grande Oriente d’Italia propone un annullo postale speciale realizzato in collaborazione con le Poste Italiane e una busta filatelica con i simboli della Gran Loggia. Nell’edizione 2017 sarà presentata anche un’emissione speciale, con relativo annullo e busta filatelica, dedicata ai 300 anni della Massoneria moderna. Lo stand dell’Aifm-Goi presenterà inoltre il catalogo delle sue emissioni più recenti, compresa la rassegna completa dedicata alle celebrazioni del Grande Oriente per il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia e per i 70 anni della Repubblica italiana. Sarà disponibile anche una emissione per il 20esimo anniversario di fondazione del DeMolay Italia che si celebra quest’anno.
Busta filatelica per la Gran Loggia 2017
Busta filatelica per la Gran Loggia 2017
Ma non è tutto perché l’Associazione Italiana di Filatelia Massonica, per la Gran Loggia 2017, realizza la mostra “Opera massonica, 1717-2017. L’Arte Reale dei Liberi Muratori”. Si tratta della seconda edizione, la prima è dell’anno 2000, di cento volti di massoni tratta dalla Collezione Boeri del Grande Oriente d’Italia. L’esposizione rimarrà allestita nel tre giorni di Gran Loggia, dal 7 al 9 aprile, e sarà inaugurata dal Gran Maestro Stefano Bisi.
Busta Filatelica per i 300 anni della Massoneria moderna
Busta Filatelica per i 300 anni della Massoneria moderna

Busta Filatelica per il 20esino anniversario del DeMolay Italia
Busta Filatelica per il 20esino anniversario del DeMolay Italia










Gran Loggia 2017. Convegno “Una fiamma per la libertà”, cultura, politica e informazione a confronto al Palacongressi di Rimini


Fronte brochure GL 2017“Chi resta in piedi se cade la libertà?” È l’interrogativo che si pone il massone Rudyard Kipling. Una bella immagine letteraria, ma anche la traccia di tre secoli di cammino della Massoneria moderna per l’affermazione di diritti e libertà. E diritti, libertà e valori democratici a rischio anche nelle società più avanzate sarà il filo rosso del convegno dal titolo “Una fiamma per la libertà”, tra i primi appuntamenti in apertura della Gran Loggia 2017 – in programma la mattina di venerdì 7 aprile alle ore 10,45. Il radio dramma Gramsci, Mussolini. Due modi di guardare la Massoneria e di interpretarla del Servizio Biblioteca precede l’incontro al quale interverranno esponenti del mondo della cultura, della politica e dell’informazione.

Gran Loggia 2017. Apertura pubblica del Tempio con l’allocuzione del Gran Maestro. L’omaggio ad Arnoldo Foà ed Enzo Maiorca, due massoni contemporanei


Tempio RiminiL’allocuzione del Gran Maestro è il momento centrale dell’assemblea di Gran Loggia. Come ogni anno sarà pronunciata subito dopo l’apertura pubblica del Tempio che nella Gran Loggia 2017 “La memoria del passato. Le radici nel futuro” è prevista il primo giorno di lavori, venerdì 7 aprile, per le ore 18. Tutti potranno accedere nel Tempio. In questa edizione, l’allocuzione del Gran Maestro Stefano Bisi sarà preceduta da un saluto del Viceministro Riccardo Nencini, già ospite due anni fa nell’analogo momento aperto al grande pubblico dalla Gran Loggia del Grande Oriente d’Italia. Altro evento particolare sarà l’omaggio ad Arnoldo Foà ed Enzo Maiorca, massoni contemporanei e figure esemplari del nostro paese. Saranno ricordati con testimonianze dirette della moglie di Foà e della figlia di Maiorca.
Arnoldo Foà
Arnoldo Foà
La “voce di Dio” • Arnoldo Foà amava definirsi semplicemente un pensatore. Ma era molto di più. Era un Fratello del Grande Oriente d’Italia, iniziato nel 1947 nella loggia Alto Adige di Roma. Intellettuale straordinario, che, con la sua passione civile ha dato lustro al nostro paese, Foà, che era nato a Ferrara il 24 gennaio 1916 e che si è spento l’11 gennaio 2014 a Roma, è stato un grandissimo attore, poeta, pittore, scultore e doppiatore. Ebreo, che miracolosamente sfuggì alle leggi razziali, fu proprio lui ad annunciare l’Armistizio dell’8 settembre del 1943 alla Radio degli alleati. Fu la sua voce a dare l’annuncio all’Italia, una voce inconfondibile, che passerà alla storia del cinema come la “voce di Dio”, che Foà doppiò infatti nel colossal “La Bibbia” di John Houston. Figura poliedrica del secolo scorso, Foà ha lavorato tantissimo per il teatro e il cinema ed è stato protagonista di grandi sceneggiati televisivi. Tra i registi che lo hanno diretto: Visconti, Squarzina, Ronconi, Strehler, Blasetti, Scola e Orson Wells.  Esponente di quella schiera di personaggi dello spettacolo , come il bolognese Gino Cervi o il napoletano Totò o il romano  Alighiero Noschese, e tanti altri – che avevano cercato e trovato proprio nella Massoneria un’ ancora spirituale ed esistenziale, loro che per il mestiere di attore erano costretti a navigare fra tante vite diverse, entrando ed uscendo da un personaggio all’altro.
Enzo Maiorca, insieme ad Arnoldo Foà, sarà ricordato al Palacongressi di Rimini nel corso dell’apertura pubblica del Tempio nel pomeriggio del 7 aprile. Maiorca apparteneva alla Loggia Archimede di Siracusa del Grande Oriente d’Italia
Enzo Maiorca
Il “re degli abissi” • Enzo Maiorca, nato a Siracusa il 21 giugno 1931, è stato un apneista italiano, più volte detentore del record mondiale di immersione in apnea, tanto da conquistarsi il titolo di re degli abissi, e senatore di An tra il 1994 al 1996. Il suo nome è diventato leggenda nel 1960 quando coronò il suo sogno toccando prima quota -45 metri e poi  raggiungendo i -46 metri e subito dopo i -49.  Protagonista dell’apnea per 16 anni, fino al ritiro nel 1976, Maiorca è tornato in attività nel 1988 per raggiungere il suo ultimo record di -101 metri. Abbandonata la sua grande passione si è poi dedicato alla salvaguardia dell’ambiente marino. Massone, fu iniziato nel 1977 nella loggia di Archimede di Siracusa del Grande Oriente d’Italia. Maiorca ci ha lasciato il 13 novembre dello scorso anno.


Gran Loggia 2017. Una fiamma per la solidarietà, convegno al Palacongressi con il sindaco di Norcia


Nicola Alemanno, sindaco di Norcia, sarà a Rimini accompagnato dal Complesso Bandistico “Città di Norcia” che si esibirà al Palacongressi la mattina del 9 aprile in occasione del convegno del Grande Oriente d’Italia.

Ogni uomo è colpevole di tutto il bene che non ha fatto”, diceva il massone Voltaire. Le sue parole lontane nel tempo sono la risposta ai piccoli e grandi egoismi di oggi. I riflettori della Gran Loggia 2017 “La memoria del passato le radici nel futuro” saranno accesi anche, come di consueto, sulla solidarietà verso i più fragili e sulle attività messe in campo dal Grande Oriente che saranno presentate al Palacongressi di Rimini in uno spazio espositivo ad hoc a testimonianza dell’impegno delle associazioni umanitarie, interne alla Comunione, in difesa della dignità di ognuno e per la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali. Coordina la Federazione Italiana di Solidarietà Massonica (Fism) istituita nel novembre 2014 sotto l’egida del Grande Oriente d’Italia. Momento clou domenica 9 aprile con un convegno, che avrà inizio alle 9,30, dal titolo “Una fiamma per la solidarietà” in cui si farà il punto sull’attività finora svolta e sulle iniziative  in cantiere. Tra le tante, quelle a sostegno delle popolazioni terremotate del Centro Italia. In particolare il progetto dell’illuminazione del campo di calcio della squadra di Norcia, per realizzare il quale sono stati gli stessi giovani della cittadina umbra a rivolgersi al Grande Oriente. Progetto, consegnato dal Gran Maestro Stefano Bisi il 28 febbraio scorso al sindaco Nicola Alemanno, che interverrà all’incontro“A lei Gran Maestro e al Grande Oriente d’Italia va il nostro sentito grazie – ha detto Alemanno all’atto della consegna – per quanto state facendo per i ragazzi di Norcia. Siamo alle prese con mille problemi ma lo sport è indispensabile per i ragazzi di questa comunità duramente colpita. Faremo di tutto perché l’opera da voi finanziata possa essere eseguita in tempi rapidi”.
Il sindaco Alemanno sarà accompagnato a Rimini dalla Banda di Norcia, diretta dal M° Filippo Salemmi, che si esibirà al Palacongressi portando la sua verve e la sua storia gloriosa di oltre duecento anni. Il concerto è previsto la mattina del 9 aprile nell’ambito del convegno “Una fiamma per la solidarietà” ma è previsto un fuori programma la sera prima, negli ampi spazi del Palacongressi di Rimini, dopo la chiusura dei lavori rituali nel tempio.

Banda NorciaIl Complesso Bandistico “Città di Norcia” ha una storia lunga e gloriosa. Le sue origini risalgono al 1806 quando due appassionati di musica, Ferdinando Margiotta, dipendente comunale con mansione di “Trombetta”, e Andrea Massaccesi Landolfi, di professione “Coppaio”, dettero il via alla Storia della gloriosa Banda. È l’istituzione più longeva della città di Norcia. Nel corso dei due secoli dalla sua nascita, quasi tutte le famiglie di Norcia hanno avuto almeno un componente nella banda. Alla guida del Complesso si sono succeduti vari Direttori: M° Adami, M° Giusti, M°Berardelli, M° Bartoloni, M° Tomassetti, M° Marini.
Dal 1999 il Complesso Bandistico “Città di Norcia” è diretto dal M° Filippo Salemmi ed è attualmente presieduto da Carlo Maneri. È impegnato in un’attività concertistica piuttosto intensa durante l’anno, esibendosi all’interno di manifestazioni culturali, civili e religiose sia in Italia che all’estero. Dal 2012 fa parte dell’ANBIMA (Associazione Nazionale Bande Italiane Musicali Autonome). Attualmente il complesso è formato quasi esclusivamente da giovani che, mossi da una grande passione per la musica, si impegnano costantemente per migliorare il proprio livello musicale e quello del complesso stesso, sotto la guida del M° Salemmi che ha contribuito alla crescita musicale di questo gruppo, inserendo nel repertorio, accanto ai brani tradizionali, brani originali per orchestra di fiati. I giovani provengono tutti dalla Scuola di Musica “Armando Bartoloni”, diretta dal M° Salemmi. Uno degli obiettivi più importanti della scuola è quello di formare musicalmente i propri allievi e di offrire loro l’opportunità e le giuste basi per proseguire il percorso musicale in modo professionale, iscrivendosi presso Conservatori e Accademie musicali. I giovani musicisti sono impegnati continuamente in stage, master e seminari internazionali di Studio con Direttori, Docenti, Compositori di alte Istituzioni Accademiche quali: il M° Giancarlo Aquilanti, Direttore, Docente, Compositore della Stanford University di Stanford, California (Direttore ospite, Campus Musicale estivo Norcia settembre 2010, agosto 2011, 2012 e 2013); il M° Wesley Broadnax, Direttore Wind Ensemble East Bay State University, California (Direttore ospite, Seminario Internazionale per Orch. Di Fiati Norcia, Agosto 2012 e 2013) il M° Marco Pierobon, trombettista di fama internazionale, Docente titolare della cattedra di Tromba presso i Conservatori di Bolzano e Reggio Emilia (Ospite a Norcia, Concerto della Befana, 5 gennaio 2013 e Master di studio, nell’ambito di un progetto dell’ANBIMA, dal 15 al 17 luglio 2013 con la realizzazione di un CD e concerto finale il 17 luglio); il M° Larry Harper, Direttore Wind Ensemble Carroll University, Wisconsin (giugno 2013). Negli anni 2011 e 2012 il Complesso bandistico “Città di Norcia” è risultato al primo posto in una graduatoria regionale di bande umbre.
Le ultime esibizioni sono state in Olanda e in Germania, a Ottobeuren., la cittadina tedesca con la quale Norcia è gemellata.

Nostalgia gnostica


di Filippo Goti



È facile per il lettore esaltarsi nella meraviglia, o sprofondare nello sconforto, innanzi ai raffinati miti gnostici. Le elaborate teogonie, le machiavelliche cosmogonie, gli oscuri nomi, gli eoni infedeli, le suicide missioni salvifiche, sono gli ingredienti comuni ad ogni scuola e comunità gnostica, realizzando così un intricato, quanto raffinato, ordito per mente e anima.  All'estraneo, al curioso, potrebbe sembrare che nessuna di queste fratellanze gnostiche cristiane avessero pace, fino a quando non si differenziava rispetto alle altre per qualche peculiarità, per un nuovo estroso nome demoniaco, o per qualche particolare mitologico. Vi è però differenza fra ciò che appare all'estraneo, e la sostanza che coglie l'adepto, ed è proprio su questo binomio ( apparenza –sostanza) che si fonda l'intera speculazione gnostica cristiana.

Prima di proseguire nella trattazione, è però necessario ricordare come la comunicazione gnostica non ha mai avuto come finalizzazione l'universalità umana, bensì di trasmettere all'interno delle strette fratellanze nella luce, il verbo, i fondamentali, della scuola. Tale distinzione ragionevolmente ci porta a considerare che è l'uomo moderno, il non gnostico per eccellenza, che deve sforzarsi di comprendere, ciò che i pneumatici riservavano ai loro simili, e non stupirsi per la presunta incomunicabilità di questi ultimi, che certamente non volevano e non potevano parlare per colui che è esterno al cerchio.

Dobbiamo costatare come solitamente gli studiosi, i curiosi, gli esterni in generale, danno lettura del mito gnostico in chiave involutiva. Tale chiave discende dall'umana tendenza di ricercare ciò che è fuori, e non ciò che è dentro, l'esatto opposto dell'azione percettiva-cognitiva gnostica, che si muove dall’esterno verso l’interno.

La quiete del Pleroma è rotta dal desiderio di un Eone ( Sophia ), che in virtù della propria colpa lunare, crea un Dio inferiore che a sua volta plasma altre potenze psichiche, il mondo, e l'uomo. Nell'uomo è prigioniera una particola di pneuma, che anela a tornare al mondo celeste, sfuggendo dalla ferrea presa degli Arconti. Questo a grandi linee, salvo modifiche formali, è il tracciato del mito gnostico involutivo, com’è stato definito. Purtroppo tale lettura, o meglio la direzione della stessa, non corrisponde al moto iniziale, alla molla, della speculazione gnostica. Essa non è una nevrotica rappresentazione della Creazione, e della Genesi della Creatura per eccellenza innanzi ad un Dio prima di Dio, ma bensì, come mostreremo a breve, una risposta intimistica, e scevra dall'onnipresente fardello degli dei, sul perché pochi anelano a non essere, a liberarsi di ogni umano limite, di ogni imposizione posta dall’uomo a se stesso.

Lo gnostico è l'unità di misura d’ogni fenomeno, e ogni fenomeno è esterno allo gnostico, in tale prospettiva intima è negata ogni sostanza, ogni assolutezza, ogni immutabilità a tutto ciò che lo circonda. Lo gnostico intuisce ( attraverso i doni divini, conseguenti alla propria naturale condizione di risveglio ), la profonda caducità della creazione, il vacillare della mente nel trovare giustificazione omnicomprensiva a quanto la circonda, la persistente insoddisfazione che le cose di questo mondo gli procurano e, di riflesso, l'incapacità di trovare nel mondo ristoro per l'anima. Leggiamo:

«L'anima erra in un labirinto, infelice, non c'è via di uscita davanti al male... tenta di sfuggire al caos amaro, ma non sa dove dirigersi» ( salmo Nasoni )

L’anima gnostica è racchiusa nel corpo fisico, e resa in catene dalla percezione dei sensi, incapace di trovare soddisfazione, appagamento, in quanto la circonda. Il mondo esterno  assume forma di intricato un intricato labirinto. Essa non trova linimento alcuno al dolore, che anzi è amplificato dalla constatazione che ad esso non vi è uscita. Questo salmo Naaseno rappresenta al meglio l'origine della speculazione gnostica, che non è riconducibile a  fenomeno depressivo, ammantato di retorica o aulico fraseggio, ma bensì attivo interrogarsi su di uno stato di disagio, di perenne insoddisfazione, d’intuizione che vi è altro oltre il fitto ordito della realtà. Lo gnostico riconosce un disagio intimo, non dettato dall’avere, ma dall’essere, ed ad esso vuole dare risposta e rimedio. Il primo atto dell'anima gnostica è rappresentato dal riconoscimento di una prigione, e dalla ricerca di una via verso la libertà. Non è, infatti, il primo atto di colui che desidera evadere, quello di rendersi conto della prigionia in cui versa ? Questa volontà di trascendenza non è forse ciò un attivo relarsi ?

«Questo fuoco è ingannevole, poichè dà agli uomini un'illusione di verità e li imprigiona in una dolcezza tenebrosa» ( tratto dal Libro di Tommaso l'atleta )

Una sorta di profonda malinconia pervade tutto il pensiero gnostico, fino a prendere la forma della nostalgia che accompagna il pneumatico lungo il proprio viatico terreno. Se ogni aspetto di questo mondo è avvertito come estraneo ed alieno, è perché lo gnostico nella visione che incarna, è figlio di un'altra terra, di un reame lontano, e si trova per caso, capriccio o colpa, proiettato in una nazione lontana dagli usi incomprensibili. Attraverso i sensi l'anima è inebriata, portata a dimenticare una condizione di stato, precedente a questa in cui adesso si ritrova, ma che persiste a livello di rimembranza. Ecco che individuiamo nella nostalgia, la radice di ogni costruzione mitologica gnostica. E' la nostalgia, intesa sia come profondo lamento per ciò che fu, sia come, perenne, richiamo verso quella che sarà definito il Ritorno al Pleroma.      

«1 Quand'ero un piccolo fanciullo dimoravo nel mio regno, nella casa di mio padre 2 lieto della ricchezza e del fasto dei miei nutritori. 3 Dall'Oriente, nostra casa, i miei genitori mi equipaggiarono e mi mandarono,.... (tratto dall'Inno della Perla)»

Ritorno al Pleroma, o casa del Padre, è lo Zenit del percorso gnostico, la conclusione del sentiero di luce, e verso la luce, che l'anima deve compiere, guidata dalla voce della nostalgia, potente Koan interiore. La nostalgia è la creazione del mito dal mito, o per meglio dire la germinazione della mitologia e cosmogonia gnostica, dove il Nadir è rappresentato dalla condizione umana. Un mito titanico, per pochi eletti, che dal basso dalla prigionia, cercano di risollevarsi verso ciò che è perduto. È necessario rilevare come sia proprio la nostalgia, frutto della considerazione di ciò che si è, e di ciò che si prova a divenire, la pietra fondante di tutto il pensiero gnostico, il cardine attorno cui tutto ruota. È nel dilemma dell'uomo, nel dramma di uno spirito incorruttibile in un corpo corruttibile che si forgia il pensiero gnostico. Un pensiero che si articola nel rapporto fra uomo e uomo, uomo e creazione e uomo dio.

Lo gnostico non trova risposte nella Creazione, nella ciclicità del tempo, nel deperimento della materia, alla propria condizione. Egli si pone domande, cerca risposte, che incarnano uno spirito antisociale, anticomunitario, in quanto non vede nella comunità, nel sociale, negli ideali, nella religione, soluzione al lamento, termine al movimento di ricerca.

L'unica soluzione ad un universo feroce, che divora la vita per donarsi la vita, è volgere lo sguardo interiore verso un Dio prima di dio, estraneo al dolore del cosmo. Se attorno all’uomo vi è disperazione, e morte, ciò non può essere frutto del vero Dio, ma di un Demiurgo, di una divinità inferiore e di maligna, che si manifesta nell'ordine costituito, nella catena degli eventi. Ecco quindi il Dio oltre Dio: Altissimo, luminosissimo, e assolutamente incomprensibile per l'uomo non gnostico. Un Dio così diverso e lontano dal carnale Dio del mondo monoteistico giudaico, circondato da un Abisso di Silenzio.  Come estremità opposta lo gnostico ha un'idea infima della materia e della Creazione, proprio in virtù di quanto esposto in precedenza: la non risposta che essa fornisce al dilemma umano.
L'indagare i costrutti gnostici attorno a questo tema, esulano l'attuale portata di questo lavoro, teso esclusivamente ad evidenziare la molla che tutto pone in movimento: la nostalgia.

«Rifletto in che modo questo avvenuto. Chi mi ha trasportato in prigionia lontano dal mio luogo e dalla mia dimora, dalla casa dei miei genitori che mi hanno allevato ?» ( G 328)

L'anima gnostica s’interroga sul come e sul perché è oggi relegata in un corpo. Ecco il punto fondamentale che allontana ogni ombra di depressione dall'universo gnostico. Il pneumatico si pone delle domande sulla sofferenza che attanaglia il cuore, ed ad essa cerca risposta, individuando una via di uscita:

«O quanto mi rallegrerò allora, io che sono ora afflitta e paurosa nell'abitazione dei malvagi! O quanto si rallegrerà il mio cuore fuori delle opere che ho fatto in questo mondo! Per quanto tempo sarò vagabonda e per quanto tempo affonderò in tutti i mondi?» (J 196)

L'anima gnostica non si lascia schiacciare dal peso della vita senza senso, ma anzi individua in essa un momento di purificazione, per quanto dolorosa necessaria alla risalita. Constata lo stato delle cose, comprende che deve darsi, e mantenere al contempo coscienza di se.

«Sono una vite, una vite solitaria che sta nel mondo. Non ho un sublime piantatore, non ho un coltivatore, non un mite aiuto che venga ad istruirmi su tutte le cose» (G.346)

L'anima gnostica è sola, ma questo non l'abbatte, non distrugge l'anelito salvifico. Nessuna indicazione “diretta e lineare” nella creazione, della via del ritorno, ma ciò non le impedisce di essere una pianta solare ( l'uva è un frutto cristico). Apprendimento, ecco la via di uscita. Attraverso il porsi nel mondo, nel trarre esperienza da ogni accadimento, vi è la risposta ad ogni quesito. Se manca l’istruttore, allora è lo gnostico che si istruisce.

I Sette mi hanno oppressa e i Dodici sono diventati la mia persecuzione. La Prima Vita mi ha dimenticato e la Seconda non si da pensiero di me>> (J 62)

Oltre alle considerazioni che hanno accompagnato il nostro percorso fino a questo momento, non possiamo disconoscere come emerga una triplicità di elementi, che nelle loro relazioni determinano e formano l'essere gnostico: il suo sentire. Spirito, Anima (gnostica) e Creato, dove la seconda sostanza è posta al centro, dilaniata, attratta, dall'uno e dall'altro polo. Un polo superiore che avverte, che intuisce, che anela, e un polo inferiore che la invade, la inebria tramite il desiderio, i sensi, i bisogni della materia. La nostalgia gnostica perdura per tutta la vita, durante il tragitto infinito nel labirinto dei sensi, delle ombre e luci della mente... Ad un passo dalla follia, ad un passo dalla santità. In quanto la gnosi salvifica e liberatoria non è un tendere, è un essere o non essere, e fino a quando non è raggiunta perdura lo stato nostalgico, che anzi tende a dilaniare con maggiore violenza l'animo dello gnostico che più si inerpica lungo la via senza ritorno.  Chi sono i sette se non i le pulsioni, i desideri dei sensi, e i dodici non sono forse la ciclicità del tempo attraverso il ripetersi dei giorni, dei mesi e delle stagioni ? Tempo e desideri ci legano a questo mondo.

Da questo straziante condizione di essere e non essere, da questa amara constatazione sulla natura umana, si determina  la convinzione nello gnostico, di essere diverso: straniero, in terra straniera.

Sulla nostalgia gnostica, la Mater del Mito, incontriamo la germinazione del mito gnostico, che oltre gli Arconti, i bisessuati, la Sophia, la Zoe, gli Eoni Incorruttibili, la Barbelo e il Pleroma, trova conclusione nel ritorno, dopo l'epica lotta dei pochi, del solo, contro la moltitudine delle cose tutte. In un titanico sforzo di ricomposizione di ogni porzione psicotica dispersa, di ogni brandello di memoria, in quel mosaico chiamato Uomo, in un anelito sussurrato del Dio prima di Dio: dell'Uomo prima dell'Uomo.

99 Chinai il capo e adorai la maestà del padre mio che mi aveva mandato:

100 io avevo adempiuto i suoi comandamenti ed egli mantenne quanto aveva promesso

101 alla sua porta mi associai con i suoi principi:

102 egli si rallegrò di me e mi accolse ed io fui con lui, nel suo regno,

103 mentre lo lodava la voce di tutti i suoi servi.

104 Promise che anche alla porta del re dei re sarei andato con lui

105 con la mia offerta e con la perla mi sarei, con lui, presentato al nostro re.

Sicuri che vi è altro oltre i sensi, la carne e la mente, e che vive in noi attraverso il ricordo di un Ideale Superiore. Questa reminescenza ci anima, e ci guida nella follia di un mondo che muore ad ogni istante, per poi rinascere, come un Dio cannibale che si nutre dei figli che ha creato, per poi crearne di nuovi. Se questa molla fa difetto, se questo ricordo è assente, se questa volontà è un fuoco fatuo o spento, allora la nostra vita non sarà altro che un non senso, che un'occasione sprecata, che un servire da pasto alla Luna vorace e famelica. La nostalgia non come rammarico e fuga, ma come pallido ricordo di ciò che fu, e che può tornare ad essere: peso insostenibile per alcuni, via di redenzione per altri.