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giovedì 4 gennaio 2018

La Chiesa e lo spettro massonico. Troppo spesso sopravvalutato di Paolo Mieli/Corriere della Sera


Un saggio di Fulvio Conti, pubblicato in un volume a cura di Giorgio Fabre e Karen Venturini (il Mulino), mostra che le logge ebbero una parte di rilievo nella Rivoluzione francese e sotto Napoleone, non nel Risorgimento italiano
LO SPETTRO MASSONICO LA CHIESA CONDANNÒ I «LIBERI MURATORI» ESAGERANDO MOLTO LA LORO INFLUENZA
di Paolo Mieli
Perfino Gioacchino Belli, che pure fu un implacabile fustigatore del malcostume nello Stato pontificio, ebbe sentimenti non simpatizzanti nei confronti della massoneria e condivise al fondo l’ostilità della Chiesa ai liberi muratori. Nel 1838 Belli scrisse un sonetto, Li rivoltosi, in cui lasciò trasparire la propria diffidenza per i massoni: «Chiameli allibberàli o fframmasoni/ O ccarbonari, è sempre una pappina/ È sempre canaijaccia ggiacubbina/ Da levàssela for de li cojjoni». Segno che il pregiudizio antimassotiico si diffuse nell’Ottocento anche in ambienti che non possono essere considerati di stretta osservanza cattolica. Nel saggio Dalla condanna al dialogo: tre secoli di relazioni tra Chiesa e massoneria che uscirà nel libro, edito dal Mulino, curato da Giorgio Fabre e Karen Venturini, La Chiesa tra restaurazione e modernità (1815-2015) Ful- vio Conti ricostruisce le condanne della Chiesa a partire dalla lettera apostolica In eminenti (1738), con la quale, esattamente un secolo prima del sonetto del Belli, papa Clemente XII stabiliva il divieto, pena la scomunica, di affiliazione alla massoneria e ad altre associazioni dello stesso tipo «contrarie alla sicurezza dei regni» nonché a suo dire in grado di causare «mali gravissimi non solo alla tranquillità degli Stati, ma anche alla spirituale salvezza delle anime». La massoneria aveva all’epoca 21 anni. II suo atto di nascita, ricorda Conti, viene infatti comunemente individuato nella decisione adottata da quattro logge inglesi, i124 giugno 1717, di dar vita alla Grand Lodge of London. Sei anni dopo la «loggia madre» si dotò di un corpo di norme statutarie, Constitutions of the FreeMasons, codificate dal reverendo James Anderson, pastore della Chiesa presbiteriana scozzese. La Chiesa cattolica intuì immediatamente che quello dei «Liberi muratori» era un fenomeno con grandi potenzialità di proselitismo e si sentì minacciata. Nel 1739, l’anno successivo a quello della succitata lettera del Papa, un editto del cardinale Giuseppe Firmo, segretario dello Stato pontificio, ribadì il divieto per i fedeli di affiliarsi a quelle «perniciosissime aggregazioni», minacciando la confisca dei beni e addirittura la pena di morte per coloro che non avessero obbedito all’ingiunzione del pontefice. Proprio così: la pena di morte. Punizioni che per di più avrebbero dovuto essere inflitte, secondo l’editto, «irrimediabilmente e senza speranza di grazia». Ma queste disposizioni caddero sostanzialmente nel vuoto. E, anzi, durante la guerra di Successione austriaca (il conflitto che tra i11740 e il 1748 consacrò, su versanti opposti, Maria Teresa d’Asburgo e Federico II di Prussia) «ideali e modello associativo della libera muratoria», scrive Conti, «conobbero una grande espansione grazie alla nascita di logge militari, che ebbero una particolare diffusione nel mondo germanico». Così il successore di papa Clemente, Benedetto XIV, con la bolla Providas Romanorum Pontificum nel 1751 si sentì in dovere di aggiungere di suo uno specifico invito a tutti i sovrani e ai governi a che bandissero la massoneria. Tra i più lesti ad accogliere l’esortazione papale, in quello stesso anno, furono Carlo di Borbone a Napoli e Ferdinando VI a Madrid. Nel contempo però a bilanciamento dell’iniziativa pontificia si ebbe una certa sovrapposizione tra le idee della massoneria e quelle dell’Illuminismo. Poi la Rivoluzione americana del 1776 presentò, secondo Conti, «la realizzazione empirica, nell’elaborazione costituzionale e nella pratica di governo, dei valori espressi dalla cultura dell’Illuminismo». E della massoneria. La Gran loggia d’Austria giunse a proclamare che «ogni loggia era una democrazia», mentre la massoneria danese negli anni Sessanta affermava che la «libertà repubblicana» era un bene oltremodo prezioso. Ne11779 la loggia parigina Noef Soeurs, a cui era affiliato Voltaire assieme a molti altri intellettuali, accolse con grandi elogi Benjamin Franklin e presentò i propri appartenenti come «cittadini della democrazia massonica». E a ridosso della Rivoluzione francese come ha individuato Giuseppe Giarrizzo in Massoneria e Illuminismo nell’Europa del Settecento (Marsilio) non pochi segmenti europei dell’universo libero muratorio divennero vere e proprie «strutture terroristiche» dirette a favorire la conquista francese dei Paesi confinanti, nonché l’avvento di governi repubblicano-rivoluzionari in vari Stati italiani e tedeschi, in Svizzera e in Austria. È in questo contesto che viene pubblicato, nel 1797, il celeberrimo libro del gesuita Augustin Barruel considerato primogenito di ogni teoria «cospirazionista»: Memorie per una storia del giacobinismo. In esso viene esposta la tesi del complotto massonico che sarebbe stato all’origine della Rivoluzione francese. Tesi che nella seconda metà del Novecento sarebbe stata oggetto di un importante studio di Reinhart Koselleck, Critica illuministica e crisi della società borghese (Mulino) e per certi versi anche della Critica della Rivoluzione francese (Laterza) di Fratnois Furet. Conti ritiene che queste ipotesi interpretative siano suggestive, ma debbano essere contestualizzate e fortemente circoscritte nel tempo e nello spazio. Senza indulgere «alla costruzione di simili teoremi, i cui passaggi risultano talora difficilmente dimostrabili», l’influenza della massoneria sulla Rivoluzione francese «appare tuttavia indubbia… sia dal punto di vista ideologico (basti pensare all’apporto dato dalle logge alla diffusione dell’idea egualitaria e alla sperimentazione di forme di rappresentanza democratica), sia sotto il profilo organizzativo, con molte figure del mondo liberomuratorio che rivestirono contemporaneamente ruoli direttivi durante l’esperienza rivoluzionaria o nel giacobinismo europeo». Successivamente ha notato Franco Della Peruta in un saggio che compare nel volume, curato da Aldo Alessandro Mola, La massoneria nella storia d’Italia (Atanòr) tutti quelli che raccolsero le bandiere della rivoluzione fecero propri metodi organizzativi e simboli massonici. In toto o quasi, ha scritto Giarrizzo. Ma, secondo Della Peruta, i rivoluzionari si differenziavano dalla massoneria per la pratica attivistica e cospiratoria. Sotto questo aspetto «il terreno sul quale germinarono non è tanto quello delle logge deirranchi muratori quanto piuttosto quello delle congiure repubblicane de11794-95, delle cospirazioni patriottico-unitarie de11798-99, delle esperienze giacobine». Il periodo napoleonico, prosegue Conti, vide la massoneria divenire «un fenomeno à la page», svuotata del messaggio cosmopolita delle origini e «impegnata apertamente a sostenere i disegni espansionistici dell’impero». Napoleone la utilizzò come strumento di governo e «nelle terre cadute sotto il suo dominio favorì la diffusione delle logge, che si riempirono di militari, di burocrati e di funzionari del regime». Nel 1805 fu fondato a Milano un Grande Oriente d’Italia che «sancì l’aggregazione delle numerose logge sotto un unico centro organizzativo nazionale». Il ruolo di gran maestro, «ad eloquente testimonianza degli stretti legami esistenti fra potere politico e cariche massoniche», fu affidato a Eugenio di Beauharnais, appena insediato come viceré del Regno d’Italia. Qualche tempo dopo si costituì un Grande Oriente napoletano che, fra í11806 e il 18o8, fu guidato dal re di Napoli Giuseppe Bonaparte e, in seguito, da Gioacchino Murat. Conti accredita le stime secondo cui «nei territori italiani a egemonia francese si contarono circa ventimila affiliati, in larga parte funzionari civili e militari», che frequentarono le logge assieme ai rappresentanti dei ceti emergenti dei commerci, delle imprese e delle professioni. E riprende le tesi di Gian Mario Cazzaniga curatore di La massoneria. Storia d’Italia, Annali, 21 (Einaudi) secondo cui l’adesione alle logge fu per molti un fenomeno di convenienza ma, ad un tempo, esse costituirono un veicolo di circolazione delle idee liberali e un «laboratorio dell’unità nazionale». È sempre Cazzaniga a mettere in evidenza la «doppia realtà» della massoneria milanese e di quella napoletana: «Da una parte una adesione di massa, superficiale e provvisoria, a liturgie più dinastiche che muratorie, dall’altra una più ristretta e convinta rete liberale di spirito repubblicano, figlia spirituale degli Idéologues e degli Illuminati di Baviera, non senza presenze dell’esoterismo cristiano, che prepara ed anticipa le battaglie per le riforme costituzionali e per l’indipendenza nazionale». Ma, come documenta Aldo Alessandro Mola in Storia della massoneria italiana (Bompiani), dopo la sconfitta del Bonaparte e in epoca di Restaurazione la Libera muratoria cedette gradualmente il passo ad altre associazioni segrete. Rimase, per così dire, sullo sfondo. La massoneria fu sostanzialmente inerte tra il 1830 e il 187o. Inoltre mette in chiaro l’autore «non ebbe alcun coinvolgimento diretto nelle prime due guerre di indipendenza e, più in generale, non prese parte alcuna alla cospirazione patriottica e dei moti risorgimentali». Di qui, il paradosso. Mentre «la massoneria risultava di fatto pressoché annientata, la Chiesa continuava a vedere in essa l’oscura ispiratrice di tutti i suoi principali nemici: il liberalismo, la democrazia repubblicana, il movimento patriottico che si batteva per l’Italia unita con Roma capitale, il laicismo positivista e materialista». Di questa bizzarria si accorse Gaetano Salvemini, che nel febbraio 1914 così scrisse ad Alessandro Luzio: «La leggenda che il Risorgimento italiano sia stato opera della massoneria è stata creata dai clericali, i quali, incapaci di rendersi conto di questo fenomeno, lo attribuirono al diavolo» (la lettera è riportata in un libro dello stesso Luzio, La Massoneria e il Risorgimento italiano, edito da Zanichelli). Ma Pio IX e il suo successore Leone XIII continuarono a osteggiare senza tregua i Liberi muratori. Lo stesso fecero i Papi successivi. In Francia da11884 nacquero associazioni e giornali (cattolici) antimassonici. Ne11887 «La Civiltà Cattolica» annunciò la formazione di una Lega per combattere la massoneria. Che poi confluì nell’Unione antimassonica, la quale nel 1896 tenne un convegno a Trento, città (all’epoca austriaca) che nel 1545 aveva ospitato il Concilio antiluterano. Adesso anche per effetto dell’offensiva cattolica il clima era cambiato e, dopo l’avvento al potere della Sinistra (1876), la massoneria ebbe ben cinque presidenti del Consiglio: Depretis, Crispi, Zanardelli, Fortis e Boselli. Oltreché gli amministratori di alcune importanti città, primo tra tutti il sindaco di Roma (tra 111907 e 111913) Ernesto Nathan. All’avvento del fascismo, per avviare il percorso che avrebbe portato nel 1929 ai Patti lateranensi la Chiesa di Pio XI pretese e ottenne da Mussolini la messa al bando delle «associazioni segrete». E impose a don Sturzo le dimissioni dalla segreteria del Partito popolare, accusandolo di favorire, con il suo antifascismo, proprio la massoneria. Cosa che provocò una risentita lettera del sacerdote 1’8 luglio del 1923. E neanche dopo la caduta del fascismo, la fine della guerra e il ripristino in Italia della democrazia le cose cambiarono. Né con Pio XII, né con Giovanni XXIII. Fu solo all’epoca di Paolo VI che si allentò la presa. Nel 1974 una lettera del prefetto della Sacra congregazione per la dottrina della fede, il cardinale croato Franjo Seper, all’arcivescovo di Filadelfia, pur ribadendo il veto ai fedeli di iscriversi ad associazioni massoniche, affermava che la scomunica doveva applicarsi soltanto a «quei cattolici iscritti ad associazioni che veramente cospirano contro la Chiesa». Il gesuita Giovanni Caprile fece notare che implicitamente si ammetteva l’esistenza di «associazioni massoniche che nulla hanno di cospiratorio contro la Chiesa e contro la fede». Le cose si fermarono lì. Ma quando nel 1978 morì Paolo VI, la «Rivista massonica» pubblicò un corsivo anonimo in cui si leggeva: «E la prima volta nel- la storia della massoneria moderna che muore il capo della più grande religione occidentale, non in istato di ostilità coi massoni». Nel 1980 la Conferenza episcopale tedesca, dopo sei anni di incontri con esponenti delle Grandi logge di Germania, dava alle stampe una «Dichiarazione circa l’appartenenza di cattolici alla massoneria» in cui si accusava la Libera muratoria di non essere «mutata nella sua essenza» e si dichiarava che l’adesione ad essa metteva «in questione i fondamenti dell’esistenza cristiana». Successivamente tutte le principali personalità della Chiesa, fino a Joseph Ratzinger, hanno ribadito pur senza particolare enfasi la condanna della massoneria. Finché, a sorpresa (quantomeno per i toni), nel febbraio 2016 è comparso sul «Sole 24 Ore» un articolo del cardinale Gianfranco Ravasi dal titolo Cari fratelli massoni che ha riproposto le aperture della stagione di Paolo VI. Ma i tempi di una deposizione delle armi che possa essere considerata definitiva appaiono ancora lontani. paolo.mieliercs.it RIPRODUZIONE RISERVATA IMMIMINIMMACOMM Bibtiograria Una nuova collana di testi che esplorano il passato Il saggio di Fulvio Conti Dalla condanna al dialogo: tre secoli di relazioni tra Chiesa e massoneria si trova nel volume La Chiesa tra restaurazione e modernità 0815-2015/ a cura di Giorgio Fabre e Karen Venturini (il Mulino, pp. 256, ? 2o), che sarà in libreria dall’il gennaio. Questa raccolta fa parte di una nuova collana del Mulino, Critica storica, che scaturisce dagli studi del dipartimento di Storia e cultura dell’Università di San Marino, diretto da Luciano Canfora. Altri libri sui massoni: Giuseppe Giarrizzo, Massoneria e Illuminismo nell’Europa del Settecento (Marsilio,1994); Reinhart Koselleck, Critica illuminista e crisi della società borghese (traduzione di Giuseppina Panieri, il Mulino, 1972). Da segnalare inoltre il volume La massoneria negli «Annali» della Storia d’Italia Einaudi, a cura di Gian Mario Cazzaniga, edito nel 2006. Pontefice Il papa Clemente XII (qui in un ritratto realizzato dal pittore Agostino Masucci) fu il primo capo della Chiesa cattolica a condannare la massoneria, nel 1738. Nato a Firenze il 7 aprile 1652, Lorenzo Corsini venne eletto al Soglio pontificio il 12 luglio 1730 e assunse il nome di Clemente XII. Morì il 6 febbraio 1740 Coordinamento Nel 1805 venne fondato a Milano un Grande Oriente d’Italia che «sancì l’aggregazione di varie realtà in un unico centro nazionale» La svolta Solo negli anni Settanta, con Paolo VI, si ammise l’esistenza di associazioni massoniche che nulla avevano di cospiratorio contro la fede cristiana Il rito L’iniziazione di un apprendista massone intorno ai primi anni del XIX secolo. La data di nascita ufficiale della massoneria viene fissata comunemente al 24 giugno 1717, quando quattro logge inglesi assunsero la decisione di dar vita alla Grand Lodge of London. La condanna ecclesiastica giunse circa vent’anni dopo.
http://www.corriere.it/cultura/17_dicembre_26/dalla-condanna-al-dialogo-chiesa-massoneria-a9ccbea8-ea71-11e7-9b28-00bf098db776.shtml

martedì 24 ottobre 2017

Torino. Tre secoli di battaglie per la libertà. Due appuntamenti il 27 e il 28 ottobre


Il Collegio Circoscrizionale Piemonte – Valle d’Aosta, il Consiglio dei Maestri Venerabili di Torino e il “Centro Ricerche Storiche sulla Libera-Muratoria” celebrano i trecento anni di Massoneria moderna con una due giorni dedicata alla memoria conservata e valorizzata, la storia, il presente e il futuro. Venerdì 27 ottobre si terrà, presso la Casa massonica, il primo seminario dal titolo “Dagli archivi alla ricerca: confronto per una nuova stagione di studi sulla Libera Muratoria”. Vi prenderanno parte i membri del Comitato scientifico del Centro Ricerche, di cui per altro ricorre il ventesimo anniversario: Marco Novarino (Direttore scientifico – Università di Torino);  Pierre Yves Beaurepaire (Université de Nice); Gian Mario Cazzaniga (Università di Pisa); Fulvio Conti (Università di Firenze); Marco Cuzzi (Università Statale di Milano); Ricardo Martinez Esquivel (Universidad de Costa Rica); Santi Fedele (Università di Messina); José Antonio Ferrer Benimeli (Universidad de Zaragoza); Luis P. Martin (Université de Pau et des Pays de l’Adour ) e Rosalino Sacchi (Università di Torino).
Interverranno anche 14 giovani ricercatori provenienti da archivi pubblici e privati europei, tra cui Susan Snell della  Library and Museum of Freemasonry di Londra. Il 28 ottobre presso lo Starhotel Majestic si terrà il convegno “Libera Muratoria e battaglie di libertà”: interverranno oltre ai rappresentanti del CRSLM anche il Gran Maestro Aggiunto Sergio Rosso, il Gran Maestro Onorario Eugenio Boccardo, due maestri torinesi, il Presidente della Circoscrizione del Lazio Carlo Ricotti. Introdurrà i lavori del mattino il Presidente del Consiglio dei Maestri Venerabili di Torino, Daniele Lanzavecchia, mentre i lavori pomeridiani saranno coordinati dal Presidente della Circoscrizione Piemonte – Valle d’Aosta Renato Lavarini. Le due giornate di lavori vedranno, in parte, la presenza del Gran Maestro Stefano Bisi.

lunedì 23 ottobre 2017

Torino. Tre secoli di battaglie per la libertà. Due appuntamenti il 27 e il 28 ottobre


Il Collegio Circoscrizionale Piemonte – Valle d’Aosta, il Consiglio dei Maestri Venerabili di Torino e il “Centro Ricerche Storiche sulla Libera-Muratoria” celebrano i trecento anni di Massoneria moderna con una due giorni dedicata alla memoria conservata e valorizzata, la storia, il presente e il futuro. Venerdì 27 ottobre si terrà, presso la Casa massonica, il primo seminario dal titolo “Dagli archivi alla ricerca: confronto per una nuova stagione di studi sulla Libera Muratoria”. Vi prenderanno parte i membri del Comitato scientifico del Centro Ricerche, di cui per altro ricorre il ventesimo anniversario: Marco Novarino (Direttore scientifico – Università di Torino);  Pierre Yves Beaurepaire (Université de Nice); Gian Mario Cazzaniga (Università di Pisa); Fulvio Conti (Università di Firenze); Marco Cuzzi (Università Statale di Milano); Ricardo Martinez Esquivel (Universidad de Costa Rica); Santi Fedele (Università di Messina); José Antonio Ferrer Benimeli (Universidad de Zaragoza); Luis P. Martin (Université de Pau et des Pays de l’Adour ) e Rosalino Sacchi (Università di Torino).
Interverranno anche 14 giovani ricercatori provenienti da archivi pubblici e privati europei, tra cui Susan Snell della  Library and Museum of Freemasonry di Londra. Il 28 ottobre presso lo Starhotel Majestic si terrà il convegno “Libera Muratoria e battaglie di libertà”: interverranno oltre ai rappresentanti del CRSLM anche il Gran Maestro Aggiunto Sergio Rosso, il Gran Maestro Onorario Eugenio Boccardo, due maestri torinesi, il Presidente della Circoscrizione del Lazio Carlo Ricotti. Introdurrà i lavori del mattino il Presidente del Consiglio dei Maestri Venerabili di Torino, Daniele Lanzavecchia, mentre i lavori pomeridiani saranno coordinati dal Presidente della Circoscrizione Piemonte – Valle d’Aosta Renato Lavarini. Le due giornate di lavori vedranno, in parte, la presenza del Gran Maestro Stefano Bisi.

lunedì 22 maggio 2017

Pregiudizio e chiarezza, gli elenchi dei massoni vent’anni dopo. Convegno a Firenze il 27 maggio




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Sono passati ormai 25 anni da quando l’allora procuratore capo di Palmi Agostino Cordova s’interessò alla Massoneria e fece partire in Italia una inchiesta di incredibili dimensioni che portò al sequestro di una mole straordinaria di documenti e di elenchi lunghissimi di nomi. Un’indagine archiviata nel luglio del 2000 senza capi d’imputazione. Solo oggi quelle carte, per quanto riguarda il Grande Oriente d’Italia, tornano al Vascello dopo essere state dissequestrate ma il ricordo di quegli anni è ancora vivo. La vicenda recentissima del sequestro degli elenchi da parte della Commissione Antimafia ha fatto riemergere quell’epoca triste per la Libera Muratoria italiana vedendo riproposti vecchi teoremi indimostrabili.
Anche in Toscana quegli anni non sono passati indenni. Tre logge fiorentine del Grande Oriente d’Italia, la “Avvenire”, la Giuseppe Dolfi e la Fedeli d’Amore organizzano il 27 maggio un convegno pubblico intitolato “Pregiudizio e chiarezza” che rievocherà la vicenda, di 24 anni fa, della pubblicazione degli elenchi dei massoni toscani .
Era il 13 ottobre 1993 quando il quotidiano l’Unità uscì in edicola con il supplemento “La Toscana delle logge”, un opuscolo che riportava l’elenco degli iscritti toscani alle principali istituzioni massoniche del paese. Inutile raccontare il successo commerciale dell’operazione sebbene la pubblicazione degli elenchi avvenisse già da giorni a puntate. Quell’operazione, definita  “trasparenza”, ebbe strascichi giudiziari ma ciò che non fu mai palese è la discriminazione che centinaia di cittadini onesti subirono in silenzio per mesi e negli anni successivi, pagando per atti mai commessi. E solo per essere iscritti alla Massoneria.
Alla discriminazione di oggi, al pregiudizio strisciante che dilaga, e non solo verso i massoni, è dedicato il convegno delle tre logge fiorentine del 27 maggio. Il Palazzo degli Affari di Firenze, in Piazza Adua, ospiterà l’incontro dalle ore 15,30 e sarà presente il Gran Maestro Stefano Bisi. Porteranno contributi: lo storico Fulvio Conti, l’avvocato Ignazio Fiore, legale nel 1993 del quotidiano l’Unità, l’ex senatore Graziano Cioni, il vice ministro Riccardo Nencini. Modera  il giornalista  Francesco Carrassi.
Nel corso del convegno ci sarà spazio anche per la solidarietà. La Fratellanza Fiorentina onlus, associazione di volontariato, apolitica, non religiosa e senza finalità di lucro sostenuta da esponenti di logge massoniche toscane e dell’Ordine della Stella d’Oriente, comunicherà la donazione al reparto di neonatologia dell’Ospedale fiorentino di Torregalli di un apparecchio per il sostentamento vitale dei neonati. Si tratta di uno strumento elettromedicale che serve a prolungare il legame madre-bambino tramite il  cordone ombelicale. La donazione, che rientra nel Progetto LIFESTART dell’associazione, sarà formalizzata al Direttore di neonatologia Marco Pezzati dal presidente di Fratellanza Fiorentina Michele Polacco insieme a uno dei fondatori Felice Scaringi.
La serata si concluderà a Villa Stibbert con i festeggiamenti dei 50 anni della Loggia Avvenire.
Ingresso libero al convegno.

mercoledì 19 aprile 2017

Pregiudizio e chiarezza, gli elenchi dei massoni vent’anni dopo. Convegno a Firenze il 27 maggio





Sono passati ormai 25 anni da quando l’allora procuratore capo di Palmi Agostino Cordova s’interessò alla Massoneria e fece partire in Italia una inchiesta di incredibili dimensioni che portò al sequestro di una mole straordinaria di documenti e di elenchi lunghissimi di nomi. Un’indagine archiviata nel luglio del 2000 senza capi d’imputazione. Solo oggi quelle carte, per quanto riguarda il Grande Oriente d’Italia, tornano al Vascello dopo essere state dissequestrate ma il ricordo di quegli anni è ancora vivo. La vicenda recentissima del sequestro degli elenchi da parte della Commissione Antimafia ha fatto riemergere quell’epoca triste per la Libera Muratoria italiana vedendo riproposti vecchi teoremi indimostrabili.
Anche in Toscana quegli anni non sono passati indenni. Tre logge fiorentine del Grande Oriente d’Italia, la “Avvenire”, la Giuseppe Dolfi e la Fedeli d’Amore organizzano il 27 maggio un convegno pubblico intitolato “Pregiudizio e chiarezza” che rievocherà la vicenda, di 24 anni fa, della pubblicazione degli elenchi dei massoni toscani .
Era il 13 ottobre 1993 quando il quotidiano l’Unità uscì in edicola con il supplemento “La Toscana delle logge”, un opuscolo che riportava l’elenco degli iscritti toscani alle principali istituzioni massoniche del paese. Inutile raccontare il successo commerciale dell’operazione sebbene la pubblicazione degli elenchi avvenisse già da giorni, anche se a puntate. Quell’operazione, definita  “trasparenza”, ebbe strascichi giudiziari ma ciò che non fu mai palese è la discriminazione che centinaia di cittadini onesti subirono in silenzio per mesi e negli anni successivi, pagando per atti mai commessi. E solo per essere iscritti alla Massoneria.
Alla discriminazione di oggi, al pregiudizio strisciante che dilaga, e non solo verso i massoni, è dedicato il convegno delle tre logge fiorentine del 27 maggio. Il Palazzo degli Affari di Firenze, in Piazza Adua, ospiterà l’incontro dalle ore 15,30 e sarà presente il Gran Maestro Stefano Bisi. Porteranno contributi: lo storico Fulvio Conti, l’avvocato Ignazio Fiore, legale nel 1993 del quotidiano l’Unità, l’ex senatore Graziano Cioni, il vice ministro Riccardo Nencini. Modera  il giornalista  Francesco Carrassi, responsabile relazioni del Gruppo Monti Riffeser. 
Ingresso libero al convegno.


lunedì 27 marzo 2017

Firenze. Convegno “1917, l’anno dell’utopia. La Russia dalla Massoneria ai Soviet” seguito da Radio Radicale | audio



Nel centenario della Rivoluzione Russa che si celebra quest’anno, la Loggia Altius (1261) di Firenze, che fa capo al Grande Oriente d’Italia, ha realizzato nel capoluogo toscano il convegno “1917, l’anno dell’utopia. La Russia dalla Massoneria ai Soviet”. All’incontro, realizzato al Grand Hotel Mediterraneo e presieduto dallo storico Santi Fedele, Gran Maestro Aggiunto del Grande Oriente d’Italia, hanno portato contributi due docenti dell’Università di Firenze, Fulvio Conti, Ordinario di Storia Contemporanea nella Scuola di Scienze Politiche “Cesare Alfieri”, e Stefania Pavan, professoressa di Letteratura Russa, ai quali si sono aggiunti gli interventi del presidente del Collegio Circoscrizionale della Toscana Francesco Borgognoni e dell Console d’Italia nella Federazione Russa Gianguido Breddo. In apertura il saluto del maestro venerabile della Loggia Altius, Giuseppe Cardillo.

Ascoltala qui:
http://www.grandeoriente.it/31353/


lunedì 20 marzo 2017

Alle radici della modernità. Online la registrazione




Tiziano Busca ha partecipato nei giorni scorsi al Convegno del distretto di Cosenza del Kiwanis «Alle radici della modernità». Ai lavori, coordinati dal prof. Giovanni Gallina, hanno partecipato anche Claudio Azzara, Università di Salerno, Fulvio Conti, Università di Firenze, Vincenzo Ferrari, Università della Calabria. Vi proponiamo la registrazione.

Ascoltala qui.