Blog Ufficiale della Loggia Heredom 1224 di Cagliari, Emulation Lodge all'Obbedienza della Libera Muratoria Universale - Grande Oriente d'Italia - Palazzo Giustiniani
A Messina a quanto pare va sempre più di moda attaccare la Massoneria per deresponsabilizzarsi da politiche fallimentari e da gravi situazioni giudiziarie personali.
Il sindaco di Messina, non nuovo a dichiarazioni generiche e stucchevoli sulla Libera Muratoria, la vede ad ogni angolo della città – che non è più il gioiello di un tempo e mostra evidenti crepe che tutti i cittadini possono constatare – anzi probabilmente la sogna pure di notte e la utilizza forse per allontanare da se’ tutte le problematiche non risolte dalla sua amministrazione. Le recenti sue comparse post elezioni regionali sono, a nostro avviso, solo il segno di estrema debolezza di un politico che cianfrusaglia di Massoneria solo per darsi un tono e sparare nel mucchio. Non è sparandola grossa e addossando le colpe ad un’Istituzione antica e ricca di valori e principi per l’elevazione dell’Uomo e dell’Umanita’ che si fa il bene della collettività. Il primo cittadino dovrebbe stare anche molto attento alla pericolosità sociale di certe sue dichiarazioni che possono scatenare gesti inconsulti. Appena qualche giorno fa a Roma, a Palazzo Giustiniani, abbiamo ricordato la figura di Achille Ballori, Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico Ed Accettato e futuro Gran Maestro, il quale venne ucciso a colpi di pistola nel 1917 da un folle che credeva che tutti i suoi mali provenissero dalla Massoneria. Credo che ciò dovrebbe fare riflettere il sindaco sulla pesantezza di certe parole.
Così come ci hanno lasciati esterrefatti le dichiarazioni affidate ad un videomessaggio del deputato messinese neoeletto all’Ars e finito a urne chiuse al centro di un’inchiesta giudiziaria che ha fatto scattare nei suoi confronti la detenzione ai domiciliari. Anche quest’ultimo, genericamente, ha utilizzato il termine Massoneria e fatto riferimento ad un “noto personaggio della politica siciliana, probabilmente facente parte della Massoneria” che lo avrebbe preavvertito di quanto gli sarebbe accaduto dopo l’elezione. Affermazioni proseguite con il solito ritornello dei poteri forti – Massoneria ovviamente in testa – che non avrebbero gradito la sua eventuale candidatura a sindaco di Messina. Dichiarazioni roboanti da indirizzare all’opinione pubblica e rese da un soggetto privato della libertà. Noi auguriamo a questo politico di dimostrare la sua estraneità ai fatti contestatigli ma lo Invitiamo a non lasciarsi andare a manifestazioni di pensiero arbitrarie se non supportate da fatti che andrebbero comunque denunciati agli organi competenti.
Voglio rivolgermi ai cittadini messinesi per ribadire che la Libera Muratoria del Grande Oriente d’Italia non si occupa di politica e non vuole essere strumentalizzata in vicende che non la riguardano. Siamo tolleranti per principio ma adesso basta col parlare a sproposito di Massoneria.
Il 23 novembre a Urbino, nel corso di Urbinoir (rassegna a tema dedicata al noir, appunto) si parla ancora una volta di Massoneria. Il prof. Marco Rocchi interverrà con una relazione dal titolo “L’omicidio di Achille Ballori e l’analisi criminologica di Enrico Ferri”. Negli anni scorsi, nell’ambito delle precedenti edizioni di Urbinoir, lo stesso Rocchi aveva proposto i seguenti interventi, tutti a tema liberomuratorio: “L’ombra della Massoneria su Conan Doyle e Sherlock Holmes”; “L’Icosameron di Casanova: viaggio massonico al centro della terra”; “Acacie, melograne e nontiscordardime: il simbolismo vegetale nella massoneria”; ““Il Marat assassiné di David: storia di un quadro e di una fratellanza massonica”. L’appuntamento è alle ore 11, presso la sede universitaria di Piazza Rinascimento 7 a Urbino.
E sempre ad Urbino, il 31 ottobre, come in altre città italiane (Siena capofila dell’iniziativa) il trekking urbano sul tema “Magie e misteri di Urbino”, di cui, per conto del Comune, sono stati organizzatori i professori Rocchi, Davide Riboli e Michele Betti. Nel corso dell’evento si è parlato si è parlato di alchimia, esoterismo, ma anche e soprattutto di Massoneria.
Lunedì 30 ottobre a Roma davanti a Palazzo Giustiniani verrà ricordato Achille Ballori ucciso a colpi di pistola da un folle alle 18.15 del 31 ottobre del 1917 mentre si trovava seduto nella sua stanza all’interno del Palazzo che allora era sede del Grande Oriente d’Italia e che il Fascismo confiscò ai massoni.
Stimato medico già direttore degli ospedali riuniti, assessore e vice sindaco di Roma, Ballori allora 67enne ricopriva la carica di Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico Ed Accettato in attesa dell’insediamento quale nuovo Gran Maestro del Grande Oriente al posto di Ettore Ferrari.
Alla cerimonia che avrà inizio alle 16.30 parteciperanno il Gran Maestro Stefano Bisi e il Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato Leo Taroni. Verrà deposta una corona d’alloro. Alle 18 invece al Vascello ci sarà un incontro nel corso del quale verrà ricordata la figura di Achille Ballori.
Scheda
Achille Ballori
Il 31 ottobre 1917, mentre a Nord è in atto la ritirata di Caporetto, verso le 18,15 un uomo sulla quarantina con pizzetto, abito grigio e cappello a lobbia, di media statura e robusto, suona il campanello del portone in via della Dogana Vecchia di Palazzo Giustiniani a Roma. Si presenta come Giobbe Giobbi e chiede di parlare con il 67enne Gran Commendatore del Rito Scozzese Achille Ballori, nonché Gran Maestro Aggiunto e sicuro successore di Ettore Ferrari alla Gran Maestranza.
Il presunto Giobbi si era recato già, senza trovarlo, a casa di Ballori in Via San Martino al Macao dicendo che doveva parlargli di un affare importante, ma Filomena la governante gli aveva riferito che era uscito e che lo avrebbe trovato appunto nella sede della Massoneria a Palazzo Giustiniani.
L’uomo viene fatto accomodare dagli usceri di Palazzo Giustiniani su una sedia all’ingresso, mentre un impiegato, Santolini, raggiunge Ballori nel suo ufficio per avvisarlo dell’ospite. Ballori, che è in compagnia del professor Ulisse Bacci, il Gran Segretario della Massoneria, si reca dal visitatore.
Racconta Santolini che l’uomo chiese: “È lei il commendator Ballori?”. E che alla risposta affermativa del primo, gridò: “Voglio parlare con lei, solo, fuori tutti” e “così dicendo – è la testimonianza dell’impiegato- fece un gesto largo con la mano e si vide che era armato di rivoltella. Contemporaneamente cominciò a sparare dei colpi contro Ballori che mi sembrarono tre o quattro. Avvenne una grande confusione, ed io, che mi trovavo nella seconda camera, ove si trova l’archivio, corsi verso gli uffici per chiedere aiuto”.
Ballori è lasciato solo, si rincantuccia in un angolo ma quando tenta di fuggire l’assassino spara 4 colpi, uno fa cilecca. Rimette la pistola in tasca, non va però via subito, anzi si mette a fischiare l’incipit di Cavalleria. Tranquillo solo quando un altro abitante dello stabile sale le scale ed entra impugnando una pistola si allontana.
Continua Santolini. “Tornato nella camera, trovai in quella della Giunta il Comm. Ballori sorretto dal Bacci e da qualche altro, il quale disse solamente: mi pare che mi abbia ferito qui, ed accennando la nuca cadde per terra. Cercammo di sorreggerlo, trasportandolo poi sul divano, ma egli quasi subito spirò”.
Dall’esame autoptico, eseguito all’Istituto di Medicina Legale in San Bartolomeo all’Isola, emerge che la morte è avvenuta per un colpo entrato alle spalle che gli ha spappolato mezzo cuore.
L’assassino lascia Palazzo Giustiniani e in tram, alle sette e mezzo è al n. 9 di via Augusto Valenziani dove è la casa dell’ex Gran Maestro Ettore Ferrari. Si rivolge alla portiera Clorinda Discepoli, affermando di dovergli consegnare una grossa somma di denaro. Ma lei ha la prontezza di dirgli che non c’è, che rientrerà solo la mattina dopo.
Lasciata casa Ferrari l’assassino è a palazzo Sciarra, sede del “Giornale d’Italia” dove ferma un fattorino a cui chiede perché non sia ancora uscito il giornale. Quando però questi gli risponde che il ritardo è dovuto all’annuncio dell’uccisione del professor Ballori lui esulta. Quasi ne è felice.
La Questura, allertata decide di porre in sicurezza tutte le case dei massimi dirigenti della Massoneria, ed a ragione. Tant’è il sedicente Giobbe Giobbi viene arrestato il giorno dopo verso le tre e mezzo da due poliziotti proprio mentre si aggira in via Torino, dinanzi casa dell’ex Gran Maestro nonché ex sindaco di Roma Ernesto Nathan.
Interrogato in strada dai due agenti in borghese, l’uomo esibisce il passaporto. E’ intestato a Lorenzo D’Ambrosio di anni 47, nato ad Avellino e residente a Roma in via Carlo Alberto 63, di professione farmacista. Ha moglie e due figli. Portato al commissariato di P.S. di via Magnanapoli, viene perquisito. In tasca ha un coltello a serramanico «a foglia d’olivo» di 9 cm e un revolver Smith & Wesson a 5 colpi, calibro 7,65 scarico.
Anarchico individualista, dinanzi al commissario manifesta tutta la sua avversione psicotica contro la Massoneria, che accusa delle peggiori cose del mondo secondo un ossessivo canone persecutorio. Era stato edotto a questa visione sotto le armi dal commilitone Angiolillo, l’anarchico che nel 1897 ammazzò il primo ministro spagnolo Cánovas del Castillo.
Assurde le accuse che D’Ambrosio rivolge all’Obbedienza: la porta di casa imbrattata di sterco, ricoperta di «segni minatori». Eppoi minacce ai suoi clienti per dissuaderli dall’entrare nella sua farmacia al punto da essere costretto a venderla.
Ed ancora la considera colpevole del suo internamento nel manicomio di Nocera nel 1916, e di ogni altro accidente o follia connessa alla sua vita, come la morte della sorella Costantina in America, asfissiata dalle esalazioni di gas illuminante per un rubinetto lasciato aperto.
Uscito dal manicomio di Nocera Inferiore, D’Ambrosio decide di vendicarsi. Dopo esserci stato già altre volte, si trasferisce definitivamente a Roma, qui trova lavoro presso alcune farmacie da cui per comportamenti strani viene ripetutamente licenziato. Ha un buon stipendio, 250 lire al mese. Dopo essersi fatto ancora licenziare il 24 ottobre si reca dall’armiere Armando Frinchillucci, in via Quattro Fontane 118 e acquista per 40 lire un revolver. Trova gli indirizzi dei massoni sulla Guida Monaci. Ed inizia a pedinare per primo lo scultore Ettore Ferrari, ma decide che la sua prima vittima deve essere Achille Ballori, il futuro Gran Maestro.
Durante l’interrogatorio dirà: “Debbo dichiarare che non avevo ragione alcuna di speciale antipatia per il Ballori, persona di ottimo cuore e di grande onestà. La mia intenzione era di colpire la Massoneria nelle sue personalità più rappresentative: avevo idea di uccidere, oltre il povero Ballori, anche Ettore Ferrari ed Ernesto Nathan. Che io non avessi ragione di odio contro il Ballori ve lo dimostri il fatto che stamane ho comprato due mazzi di fiori per deporre sulla sua tomba. Se non mi aveste arrestato avrei seguito fino all’ultimo il mio programma. Sabato mi sarei recato ai funerali del Ballori, e avrei fatto una strage […]
Nel corso dell’istruttoria il giudice Mosca, per il sospetto che fosse pazzo, chiede una perizia psichiatrica dell’imputato. Da essa risulta che Lorenzo D’Ambrosio è un «alienato criminale» affetto da «demenza paranoide», pertanto ritengono che ai sensi dell’art. 46 del Codice Penale egli non sia imputabile, ma essendo la sua libertà «pericolosa a sé e agli altri» si ordina il suo ricovero in manicomio. (Autore: Servizio Biblioteca)
Chi era Achille Ballori
Achille Ballori: medico, nacque a Dicomano (Pisa) il 29 aprile 1850. Fu direttore dell’ospedale civile di Mantova prima e degli ospedali Riuniti di Roma poi. Sotto l’amministrazione Nathan fu assessore all’igiene al Comune di Roma.
Nel 1874 risulta Maestro nella Loggia “Umanità e Progresso” di Pisa e nel 1891 fu Maestro Venerabile della Loggia “Rienzi” di Roma. Nel 1893 fu eletto Grande Maestro Aggiunto del Grande Oriente d’Italia. Il 20 marzo 1899 fu insignito del 33° grado e nel 1906 divenne Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato, carica che ricoprì sino alla morte. Per sua volontà fu cremato e seppellito nella tomba monumentale dei Gran Maestri al Verano.
Un Radio dramma per ricordare la tragedia
Durante la Gran Loggia di Rimini del 2016, in apertura delle porte del tempio a conclusione della prima giornata di lavori, venne mandanta in onda una drammatizzazione radiofonica intitolata “Il delitto di Palazzo Giustiniani” che ricostruiva appunto l’assassinio di Achille Ballori. A firmare l’opera, della durata di circa 6 minuti, e realizzata sulla base di documenti giudiziari originali, rapporti della polizia che indagò sul caso, articoli pubblicati dalla stampa d’epoca, Enzo Antonio Cicchino e Andrea Giuliano. Ballori era un personaggio noto nella capitale – fu direttore degli Ospedali Riuniti, consigliere comunale, vicesindaco e assessore nella giunta Nathan – e i giornali si occuparono molto del suo omicidio. Il radio dramma ha ricostruito quei fatti e il delirio dell’omicida, Lorenzo D’Ambrosio, che riferì agli inquirenti: “debbo dichiarare che non avevo ragione alcuna di speciale antipatia per il Ballori, persona di ottimo cuore e di grande onestà. La mia intenzione era di colpire la Massoneria nelle sue personalità più rappresentative: avevo idea di uccidere, oltre il povero Ballori, anche Ettore Ferrari ed Ernesto Nathan”.
Della vicenda si interessò anche il criminologo Enrico Ferri: “D’Ambrosio è evidentemente un allucinato […] la sua forma di follia mi sembra essere la paranoia o il delirio di persecuzione”. Il 29 aprile 1918, l’assassino venne prosciolto perché ritenuto “totalmente infermo di mente” e rinchiuso per sempre in manicomio.
Lunedì 30 ottobre a Roma davanti a Palazzo Giustiniani verrà ricordato Achille Ballori ucciso a colpi di pistola da un folle alle 18.15 del 31 ottobre del 1917 mentre si trovava seduto nella sua stanza all’interno del Palazzo che allora era sede del Grande Oriente d’Italia e che il Fascismo confiscò ai massoni.
Stimato medico già direttore degli ospedali riuniti, assessore e vice sindaco di Roma, Ballori allora 67enne era stato Venerabili della Loggia Rienzi di Roma e nel 1893 fu eletto Gran Maestro Aggiunto del Grande Oriente d’Italia.
Lunedì 30 ottobre a Roma davanti a Palazzo Giustiniani verrà ricordato Achille Ballori ucciso a colpi di pistola da un folle alle 18.15 del 31 ottobre del 1917 mentre si trovava seduto nella sua stanza all’interno del Palazzo che allora era sede del Grande Oriente d’Italia e che il Fascismo confiscò ai massoni.
Stimato medico già direttore degli ospedali riuniti, assessore e vice sindaco di Roma, Ballori allora 67enne ricopriva la carica di Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico Ed Accettato in attesa dell’insediamento quale nuovo Gran Maestro del Grande Oriente al posto di Ettore Ferrari.
Alla cerimonia che avrà inizio alle 16.30 parteciperanno il Gran Maestro Stefano Bisi e il Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato Leo Taroni. Verrà deposta una corona d’alloro. Alle 18 invece al Vascello ci sarà un incontro nel corso del quale verrà ricordata la figura di Achille Ballori.
Scheda
Achille Ballori
Il 31 ottobre 1917, mentre a Nord è in atto la ritirata di Caporetto, verso le 18,15 un uomo sulla quarantina con pizzetto, abito grigio e cappello a lobbia, di media statura e robusto, suona il campanello del portone in via della Dogana Vecchia di Palazzo Giustiniani a Roma. Si presenta come Giobbe Giobbi e chiede di parlare con il 67enne Gran Commendatore del Rito Scozzese Achille Ballori, nonché Gran Maestro Aggiunto e sicuro successore di Ettore Ferrari alla Gran Maestranza.
Il presunto Giobbi si era recato già, senza trovarlo, a casa di Ballori in Via San Martino al Macao dicendo che doveva parlargli di un affare importante, ma Filomena la governante gli aveva riferito che era uscito e che lo avrebbe trovato appunto nella sede della Massoneria a Palazzo Giustiniani.
L’uomo viene fatto accomodare dagli usceri di Palazzo Giustiniani su una sedia all’ingresso, mentre un impiegato, Santolini, raggiunge Ballori nel suo ufficio per avvisarlo dell’ospite. Ballori, che è in compagnia del professor Ulisse Bacci, il Gran Segretario della Massoneria, si reca dal visitatore.
Racconta Santolini che l’uomo chiese: “È lei il commendator Ballori?”. E che alla risposta affermativa del primo, gridò: “Voglio parlare con lei, solo, fuori tutti” e “così dicendo – è la testimonianza dell’impiegato- fece un gesto largo con la mano e si vide che era armato di rivoltella. Contemporaneamente cominciò a sparare dei colpi contro Ballori che mi sembrarono tre o quattro. Avvenne una grande confusione, ed io, che mi trovavo nella seconda camera, ove si trova l’archivio, corsi verso gli uffici per chiedere aiuto”.
Ballori è lasciato solo, si rincantuccia in un angolo ma quando tenta di fuggire l’assassino spara 4 colpi, uno fa cilecca. Rimette la pistola in tasca, non va però via subito, anzi si mette a fischiare l’incipit di Cavalleria. Tranquillo solo quando un altro abitante dello stabile sale le scale ed entra impugnando una pistola si allontana.
Continua Santolini. “Tornato nella camera, trovai in quella della Giunta il Comm. Ballori sorretto dal Bacci e da qualche altro, il quale disse solamente: mi pare che mi abbia ferito qui, ed accennando la nuca cadde per terra. Cercammo di sorreggerlo, trasportandolo poi sul divano, ma egli quasi subito spirò”.
Dall’esame autoptico, eseguito all’Istituto di Medicina Legale in San Bartolomeo all’Isola, emerge che la morte è avvenuta per un colpo entrato alle spalle che gli ha spappolato mezzo cuore.
L’assassino lascia Palazzo Giustiniani e in tram, alle sette e mezzo è al n. 9 di via Augusto Valenziani dove è la casa dell’ex Gran Maestro Ettore Ferrari. Si rivolge alla portiera Clorinda Discepoli, affermando di dovergli consegnare una grossa somma di denaro. Ma lei ha la prontezza di dirgli che non c’è, che rientrerà solo la mattina dopo.
Lasciata casa Ferrari l’assassino è a palazzo Sciarra, sede del “Giornale d’Italia” dove ferma un fattorino a cui chiede perché non sia ancora uscito il giornale. Quando però questi gli risponde che il ritardo è dovuto all’annuncio dell’uccisione del professor Ballori lui esulta. Quasi ne è felice.
La Questura, allertata decide di porre in sicurezza tutte le case dei massimi dirigenti della Massoneria, ed a ragione. Tant’è il sedicente Giobbe Giobbi viene arrestato il giorno dopo verso le tre e mezzo da due poliziotti proprio mentre si aggira in via Torino, dinanzi casa dell’ex Gran Maestro nonché ex sindaco di Roma Ernesto Nathan.
Interrogato in strada dai due agenti in borghese, l’uomo esibisce il passaporto. E’ intestato a Lorenzo D’Ambrosio di anni 47, nato ad Avellino e residente a Roma in via Carlo Alberto 63, di professione farmacista. Ha moglie e due figli. Portato al commissariato di P.S. di via Magnanapoli, viene perquisito. In tasca ha un coltello a serramanico «a foglia d’olivo» di 9 cm e un revolver Smith & Wesson a 5 colpi, calibro 7,65 scarico.
Anarchico individualista, dinanzi al commissario manifesta tutta la sua avversione psicotica contro la Massoneria, che accusa delle peggiori cose del mondo secondo un ossessivo canone persecutorio. Era stato edotto a questa visione sotto le armi dal commilitone Angiolillo, l’anarchico che nel 1897 ammazzò il primo ministro spagnolo Cánovas del Castillo.
Assurde le accuse che D’Ambrosio rivolge all’Obbedienza: la porta di casa imbrattata di sterco, ricoperta di «segni minatori». Eppoi minacce ai suoi clienti per dissuaderli dall’entrare nella sua farmacia al punto da essere costretto a venderla.
Ed ancora la considera colpevole del suo internamento nel manicomio di Nocera nel 1916, e di ogni altro accidente o follia connessa alla sua vita, come la morte della sorella Costantina in America, asfissiata dalle esalazioni di gas illuminante per un rubinetto lasciato aperto.
Uscito dal manicomio di Nocera Inferiore, D’Ambrosio decide di vendicarsi. Dopo esserci stato già altre volte, si trasferisce definitivamente a Roma, qui trova lavoro presso alcune farmacie da cui per comportamenti strani viene ripetutamente licenziato. Ha un buon stipendio, 250 lire al mese. Dopo essersi fatto ancora licenziare il 24 ottobre si reca dall’armiere Armando Frinchillucci, in via Quattro Fontane 118 e acquista per 40 lire un revolver. Trova gli indirizzi dei massoni sulla Guida Monaci. Ed inizia a pedinare per primo lo scultore Ettore Ferrari, ma decide che la sua prima vittima deve essere Achille Ballori, il futuro Gran Maestro.
Durante l’interrogatorio dirà: “Debbo dichiarare che non avevo ragione alcuna di speciale antipatia per il Ballori, persona di ottimo cuore e di grande onestà. La mia intenzione era di colpire la Massoneria nelle sue personalità più rappresentative: avevo idea di uccidere, oltre il povero Ballori, anche Ettore Ferrari ed Ernesto Nathan. Che io non avessi ragione di odio contro il Ballori ve lo dimostri il fatto che stamane ho comprato due mazzi di fiori per deporre sulla sua tomba. Se non mi aveste arrestato avrei seguito fino all’ultimo il mio programma. Sabato mi sarei recato ai funerali del Ballori, e avrei fatto una strage […]
Nel corso dell’istruttoria il giudice Mosca, per il sospetto che fosse pazzo, chiede una perizia psichiatrica dell’imputato. Da essa risulta che Lorenzo D’Ambrosio è un «alienato criminale» affetto da «demenza paranoide», pertanto ritengono che ai sensi dell’art. 46 del Codice Penale egli non sia imputabile, ma essendo la sua libertà «pericolosa a sé e agli altri» si ordina il suo ricovero in manicomio. (Autore: Servizio Biblioteca)
Chi era Achille Ballori
Achille Ballori: medico, nacque a Dicomano (Pisa) il 29 aprile 1850. Fu direttore dell’ospedale civile di Mantova prima e degli ospedali Riuniti di Roma poi. Sotto l’amministrazione Nathan fu assessore all’igiene al Comune di Roma.
Nel 1874 risulta Maestro nella Loggia “Umanità e Progresso” di Pisa e nel 1891 fu Maestro Venerabile della Loggia “Rienzi” di Roma. Nel 1893 fu eletto Grande Maestro Aggiunto del Grande Oriente d’Italia. Il 20 marzo 1899 fu insignito del 33° grado e nel 1906 divenne Sovrano Gran Commendatore del Rito Scozzese Antico ed Accettato, carica che ricoprì sino alla morte. Per sua volontà fu cremato e seppellito nella tomba monumentale dei Gran Maestri al Verano.
Un Radio dramma per ricordare la tragedia
Durante la Gran Loggia di Rimini del 2016, in apertura delle porte del tempio a conclusione della prima giornata di lavori, venne mandanta in onda una drammatizzazione radiofonica intitolata “Il delitto di Palazzo Giustiniani” che ricostruiva appunto l’assassinio di Achille Ballori. A firmare l’opera, della durata di circa 6 minuti, e realizzata sulla base di documenti giudiziari originali, rapporti della polizia che indagò sul caso, articoli pubblicati dalla stampa d’epoca, Enzo Antonio Cicchino e Andrea Giuliano. Ballori era un personaggio noto nella capitale – fu direttore degli Ospedali Riuniti, consigliere comunale, vicesindaco e assessore nella giunta Nathan – e i giornali si occuparono molto del suo omicidio. Il radio dramma ha ricostruito quei fatti e il delirio dell’omicida, Lorenzo D’Ambrosio, che riferì agli inquirenti: “debbo dichiarare che non avevo ragione alcuna di speciale antipatia per il Ballori, persona di ottimo cuore e di grande onestà. La mia intenzione era di colpire la Massoneria nelle sue personalità più rappresentative: avevo idea di uccidere, oltre il povero Ballori, anche Ettore Ferrari ed Ernesto Nathan”.
Della vicenda si interessò anche il criminologo Enrico Ferri: “D’Ambrosio è evidentemente un allucinato […] la sua forma di follia mi sembra essere la paranoia o il delirio di persecuzione”. Il 29 aprile 1918, l’assassino venne prosciolto perché ritenuto “totalmente infermo di mente” e rinchiuso per sempre in manicomio.
(AGENPARL) – Roma, 13 mar 2017 – Ancora una volta la Gran Loggia del Grande Oriente d’Italia presenta un documento sonoro che ricostruisce un momento della nostra storia. Dopo l’omicidio di Achille Ballori a Palazzo Giustiniani nel 1917 rievocato lo scorso anno, nell’edizione 2017 del prossimo aprile, intitolata “La memoria del passato. Le radici nel futuro”, sarà ricordata, sempre al Palacongressi di Rimini, la persecuzione operata dalla dittatura fascista nei confronti della Massoneria e, in particolare, l’approvazione – nel 1925 – della legge sulle associazioni che abolì in Italia il diritto ad associarsi liberamente e, tra i tanti, anche ai massoni.
1925-1945, Partito comunista, Partito fascista. Gramsci, Mussolini. Due modi di guardare la Massoneria e di interpretarla èil titolo del radio dramma di quest’anno del Servizio Biblioteca che sarà presentato il primo giorno di lavori, venerdì 7 aprile alle ore 10,30 e riproposto nell’arco dei tre giorni di attività pubbliche al Palacongressi.
Gramsci e Mussolini. Attento il primo, minaccioso e infido il secondo: ascolteremo le parole di Gramsci nel suo voto contro la legge che vietava il diritto di associazione e gli insulti di Mussolini contro tutte le democrazie demo-pluto-massoniche. Il radio dramma presentato nella Gran Loggia 2017 propone anche brevi estratti di cinque discorsi tenuti dal Duce nell’arco della sua dittatura. Dal primo di Torino, pronunciato ad ottobre del 1932, all’ultimo al Teatro Lirico di Milano del 16 dicembre 1944. I contributi sonori, immaginati come trasmessi da una radio, sono arricchiti di elementi audio dell’epoca come il famoso usignuolo-cicalino. Ognuno è introdotto dalla voce di un immaginario Giornale Radio. L’intero documento sonoro ha per incipit un frammento del famoso primo annuncio radiofonico della signora Donarelli nel 1924 per conto dell’Uri (Unione Radiofonica Italiana), predecessore dell’Eiar (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche). Chiude il radio dramma l’annuncio di Radio Milano Liberata che informa della uccisione di Mussolini. Le ultime note sono della sigla di Radio Bari.
“La memoria del passato. Le radici nel futuro” è il tema generale dell’edizione 2017 dell’assemblea di Gran Loggia che riunisce ogni anno tutte le logge del Grande Oriente d’Italia. L’appuntamento è fissato dal 7 al 9 aprile nella accogliente struttura del Palacongressi di Rimini. Rimane invariato il modulo delle attività, con una parte rituale per i maestri venerabili e gli altri esponenti accreditati e una pubblica per non massoni e apprendisti e compagni (cioè chi ricopre in Massoneria i primi due gradi) che intendono non perdere l’importante appuntamento di primavera ormai da anni affollatissimo in termini di presenze. Si valuta che nei tre giorni di attività l’affluenza sia di circa tremila persone. Un vero record che attesta l’evento annuale del Grande Oriente d’Italia tra i più seguiti nella riviera romagnola che ospita i meeting più importanti del paese.
Il programma culturale della Gran Loggia di quest’anno è ampiamente dedicato allo storico anniversario dei trecento anni della Massoneria moderna che fissa la sua nascita ufficiale il 24 giugno 1717. I festeggiamenti sono in corso in tutto il mondo.
Le attività pubbliche della Gran Loggia 2017 avranno inizio venerdì 7 aprile, alle ore 9:30, con l’inaugurazione di quattro mostre, che celebreranno l’opera massonica negli ultimi tre secoli evidenziando fatti e personaggi dei cinque continenti; si proseguirà, alle ore 10:30, con il convegno “Una fiamma per la libertà” che porterà i contributi di esponenti della cultura, della politica e del mondo dell’informazione per parlare di diritti e valori democratici a rischio anche nelle società più avanzate. Nel pomeriggio, alle ore 15, inizieranno i lavori rituali nel Tempio. Novità di quest’anno è il ricevimento, nel primo giorno di attività, dei rappresentanti delle Grandi Logge estere che potranno così seguire l’allocuzione del Gran Maestro, momento centrale della Gran Loggia, che si terrà nel corso dell’apertura pubblica del Tempio previsto alle ore 18. In questa occasione saranno ricordati due massoni contemporanei, Arnoldo Foà ed Enzo Maiorca, due figure esemplari del nostro paese, e porterà un saluto il Viceministro Riccardo Nencini. Chiudono la prima giornata di lavori due concerti.
Il Tempio della Gran Loggia del Grande Oriente d’Italia al Palacongressi di Rimini
Nei tre giorni ci sarà spazio per tantissime attività pubbliche che si svolgeranno a margine dei lavori nel Tempio. Dibattiti, mostre, libri, arte, musica targati Grande Oriente d’Italia saranno ancora a disposizione del grande pubblico. Interessante, come sempre, il corposo programma culturale presentato dal Servizio Biblioteca diretto da Bernardino Fioravanti: due mostre, undici libri in rassegna negli “Incontri con gli Autori” in programma venerdi 7 e sabato 8 aprile e un nuovo radio dramma (dopo quello dello scorso anno sull’omicidio di Achille Ballori a Palazzo Giustiniani nel 1917) che ricorderà ancora la storia d’Italia. Sarà rievocata la persecuzione operata dalla dittatura fascista nei confronti della Massoneria e l’approvazione della legge sulle associazioni che abolì in Italia il diritto ad associarsi liberamente e, tra i tanti, anche ai massoni. Alla votazione della legge alla Camera, nel maggio del 1925, il leader comunista Antonio Gramsci, uno dei più importanti pensatori del XX secolo, prese la parola, unica volta nella sua carriera parlamentare, per mettere in guardia sulla deriva liberticida che stava trascinando il paese. Il radio dramma, a più voci, riporterà alla ribalta le parole di Gramsci e Mussolini nell’atmosfera di un’epoca buia.
E nella Gran Loggia 2017 saranno naturalmente accesi i riflettori verso i più fragili con le attività benefiche del Grande Oriente d’Italia che anche quest’anno avranno al Palacongressi di Rimini uno spazio espositivo che testimonierà l’impegno delle associazioni umanitarie, interne al Grande Oriente, in difesa della dignità di ognuno e per la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali. Coordina la Federazione Italiana di Solidarietà Massonica (Fism) istituita nel novembre 2014 sotto l’egida del Grande Oriente d’Italia.
L’attenzione nei confronti dei bisognosi sarà al centro delle attività fino al termine della Gran Loggia 2017. Domenica 9 aprile chiude infatti il programma dei lavori il convegno “Una fiamma per la solidarietà” che presenterà le iniziative di solidarietà civile portate avanti dal Grande Oriente. Tra le tante, quelle a sostegno delle popolazioni terremotate del Centro Italia. Una, resa nota in questi giorni, è rivolta al comune di Norcia con l’illuminazione del campo di calcio della squadra locale, come hanno chiesto i ragazzi del centro umbro, il cui progetto è stato consegnato il 28 febbraio al sindaco Nicola Alemanno dal Gran Maestro Stefano Bisi. Il sindaco Alemanno interverrà al convegno del 9 aprile al Palacongressi di Rimini.
Ancora una volta la Gran Loggia del Grande Oriente d’Italia presenta un documento sonoro che ricostruisce un momento della nostra storia. Dopo l’omicidio di Achille Ballori a Palazzo Giustiniani nel 1917 rievocato lo scorso anno, nell’edizione 2017 del prossimo aprile, intitolata “La memoria del passato. Le radici nel futuro”, sarà ricordata, sempre al Palacongressi di Rimini, la persecuzione operata dalla dittatura fascista nei confronti della Massoneria e, in particolare, l’approvazione – nel 1925 – della legge sulle associazioni che abolì in Italia il diritto ad associarsi liberamente e, tra i tanti, anche ai massoni.
1925-1945, Partito comunista, Partito fascista. Gramsci, Mussolini. Due modi di guardare la Massoneria e di interpretarla èil titolo del radio dramma di quest’anno del Servizio Biblioteca che sarà presentato il primo giorno di lavori, venerdì 7 aprile alle ore 10,30 e riproposto nell’arco dei tre giorni di attività pubbliche al Palacongressi.
Gramsci e Mussolini. Attento il primo, minaccioso e infido il secondo: ascolteremo le parole di Gramsci nel suo voto contro la legge che vietava il diritto di associazione e gli insulti di Mussolini contro tutte le democrazie demo-pluto-massoniche. Il radio dramma presentato nella Gran Loggia 2017 propone anche brevi estratti di cinque discorsi tenuti dal Duce nell’arco della sua dittatura. Dal primo di Torino, pronunciato ad ottobre del 1932, all’ultimo al Teatro Lirico di Milano del 16 dicembre 1944. I contributi sonori, immaginati come trasmessi da una radio, sono arricchiti di elementi audio dell’epoca come il famoso usignuolo-cicalino. Ognuno è introdotto dalla voce di un immaginario Giornale Radio. L’intero documento sonoro ha per incipit un frammento del famoso primo annuncio radiofonico della signora Donarelli nel 1924 per conto dell’Uri (Unione Radiofonica Italiana), predecessore dell’Eiar (Ente Italiano per le Audizioni Radiofoniche). Chiude il radio dramma l’annuncio di Radio Milano Liberata che informa della uccisione di Mussolini. Le ultime note sono della sigla di Radio Bari.