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giovedì 12 novembre 2009

Il Mistero dei templari: conferenza e letture in Biblioteca


Secondo appuntamento per la serie di incontri dal titolo “Personaggi che hanno fatto la Storia” mercoledì 11 novembre alle ore 17,30 nella sala conferenze della Biblioteca Comunale di via dei Pileati, ad Arezzo. Il titolo dell’incontro è “Il Mistero dei Templari”, curato da Alessandro Boncompagni, ed organizzato dalla I^ Sezione Archeosofica di Arezzo.

Con l’aiuto di immagini proiettate su grande schermo e della lettura di brani tratti dal De laude Novae Militiae di san Bernardo da Chiaravalle, da Dante Alighieri e da altri autori che hanno parlato delle gesta dei Milites Templi, saranno illustrate le tappe fondamentali della nascita, dell’ascesa e del declino di questo ordine monastico e cavalleresco ad un tempo, creato nel 12° secolo per rendere più facile la pericolosa via del pellegrinaggio verso la Città Santa, Gerusalemme. Personaggi eroici attorno ai quali si è da sempre creato un alone di mistero e di leggenda, metà monaci e metà guerrieri, dediti alla preghiera e all’ascesi spirituale così come al combattimento contro i nemici del cristianesimo. Rispettati e temuti da Vescovi e sovrani, capaci di una ferrea e funzionale organizzazione civile e militare, non riuscirono però ad evitare la trappola che Filippo il Bello congegnò contro di loro, al processo che ne seguì e che si concluse con i terribili roghi del 1314. Ancora oggi un’onta nella storia di Francia…L’ingresso è libero e la cittadinanza è invitata.

La stessa conferenza-lettura sarà replicata Sabato pomeriggio, 14 novembre 2009, sempre alle ore 17,30 presso la sede dell’Associazione posta in via Teofilo Torri 40 ad Arezzo.

Grande Fratello Pinocchio


Quando nel 1881, Carlo Lorenzini, meglio conosciuto col cognome Collodi, iniziò la pubblicazione de Le avventure di Pinocchio, lo scrittore aveva già avuto modo di maneggiare materiale favolistico di diversa provenienza, avendo curato la traduzione in italiano dello opere di Perrault ed altri scrittori francesi dediti a questo particolare genere letterario. Spesso, inoltre, egli stesso interveniva pesantemente sul testo originale, esplicitando la morale già contenuta nella storia, o inserendovene ex novo una vergata di proprio pugno.
All'atto della stesura del suo capolavoro, dunque, lo scrittore di Pescia aveva la piena padronanza dell'universo archetipico sotteso alla millenaria tradizione della favola, sotto la cui trasfigurazione mitologica si maschera un inalterato corredo antropologico, una sorta di abisso della precoscienza che stenta a farsi logos, discorso razionale, e si rifugia nel mythos, la narrazione paradossale di ciò che non si può narrare: ecco allora affiorare nelle belle addormentate tutta l'angoscia della pubertà femminile, che culminava spesso nel suicidio prima dell'approdo sicuro nelle braccia di un marito-padrone, il cui bacio del risveglio suona violento e voglioso come un imeneo, ed ecco il lupo cattivo, trasfigurazione dell'antico guerriero-belva, il bersekr, l'essere umano invasato dalla furia combattiva conciliata da droghe e riti di furore collettivo. Strutture antropologiche, dicevamo, e pertanto di lungo periodo, parte integrante del "fondale marino" della storia, per dirla alla Marc Bloch, figure che si riverberano nell'immaginario odierno come materiale narrativo di sicura presa, perché dialogano con il nucleo più profondo, ancestrale delle paure umane.
Il Pinocchio di Collodi si inserisce prepotentemente in questo solco, mescolando favola e romanzo di formazione nella narrazione del viaggio dell'uomo verso la sua umanità, che non è semplice fattura biologica, ma anche e soprattutto conquista culturale: il burattino disegnato con la squadra di Dio (ricordiamoci che Collodi era un massone) ha come Bibbia un abbecedario, lontano dal quale incorre nel pericolo di degradarsi allo stato ferino, nell'assunzione smodata e perniciosa di piaceri, o di restare affisso al legaccio della schiavitù nel teatro dei burattini, sorprendentemente e profeticamente simile ad un reality show. Non credo debba stupire che l'ennesima riduzione televisiva dell'opera collodiana, andata in onda poche sere fa sull'ammiraglia Rai, abbia riscosso tanto successo, pur scontrandosi col Grande Fratello e con la scarsa qualità del prodotto in sé, non indimenticabile per la qualità della recitazione e del doppiaggio: ha vinto il fascino universale del percorso iniziatico, legato alle nostre più intime rappresentazioni del bene e del male, ha vinto la voglia di sentirci ri-educati, riverginati ad una possibilità di crescita più autenticamente umana, sotto la guida del sogno d'antichi valori e liberi dalla morsa opprimente dell'analfabetismo morale mascherato da retto moralismo.Poi, purtroppo, è iniziato Porta a Porta.

di Andy Violet, 09 novembre 2009

"IN MEMORIA DI GIORDANO GAMBERINI, GRAN MAESTRO DEL GRANDE ORIENTE D'ITALIA"


di Luca Bagatin


Di Giordano Gamberini, chissà perché, si parla davvero poco ed è un vero peccato, in quanto fu figura eminente del panorama massonico ed esoterico italiano. Ravennate, scomparso all'età di 88 anni il 30 giugno del 2003, Gamberini militò nelle file del Partito Socialdemocratico Italiano, lottando nella Resistenza contro l'occupazione nazifascista e, successivamente - a Ravenna - ricoprì la carica di Vicepresidente provinciale dell'Istituto Case Popolari, nonché membro del Consiglio di Amministrazione della Banca del Monte. Fu Vescovo valdese della Chiesa Gnostica Italiana con il nome di Tau Julianus ed eletto per la prima volta Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia nel 1961, rimanendo in carica sino al 1970. Direttore dal 1966 della "Rivista Massonica", fu promotore della sua rinascita. Massone con spiccate propensioni allo studio del simbolismo, della filosofia e della spiritualità, partecipò alla stesura della "Bibbia concordata" nell'ambito della quale tradusse il Vangelo di San Giovanni. Passò purtuttavia alla Storia della Massoneria italiana più che altro per le sue doti di diplomatico, sia per il suo dialogo con la Chiesa cattolica al fine di far rimuovere la scomunica che pesava sui massoni sin dal 1738, sia con la Gran Loggia Unita d'Inghilterra al fine di far ottenere il riconoscimento di regolarità massonica al Grande Oriente d'Italia. Fu inoltre autore dei volumi "Mille volti di massoni italiani" (1975); "Attualità della massoneria. Contenti gli operai ?" (1978) e "Storia e costituzione della Repubblica Romana attraverso i manifesti" (1981). Con questo breve profilo desideriamo qui ricordarlo auspicando che magari, presto, qualche storico di razza - pensiamo ad esempio all'ottimo Aldo Alessandro Mola - renda merito a questa figura con una biografia completa e dettagliata.


lunedì 9 novembre 2009

XL Anniversario della Fondazione della Loggia Monte Sion - Har Tzion 705 di Roma


In occasione del XL Anniversario della sua Fondazione, la Loggia Monte Sion - Har Tzion 705 di Roma organizza i seguenti eventi:

19 Novembre 2009 ore 20:00 - Tornata Rituale c/o la Casa Massonica di Roma - Via Penta 51;

27 Novembre 2009 ore 20:00 - Agape Bianca c/o Hotel de la Ville di Roma, via Sistina 67;

28 Novembre 2009 ore 9:30 - 18:00 - Seminario c/o Hotel de la Ville di Roma, via Sistina 67, su : "Il Gnesi ed i Nomi Divini nella Tradizione Cabalista".
Visita il sito ufficiale della loggia Monte Sion all'indirizzo www.montesion.it

Dopo il terremoto anche la Massoneria aquilana torna a riunirsi


L’AQUILA. Sabato 7 novembre, alla presenza dell'Ill.mo e Ven.mo Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia - Palazzo Giustiniani, l'Avv. Gustavo Raffi, si terrà una celebrazione per la ripresa dei lavori massonici.

L’appuntamento è alle 18 ma l’evento non è pubblico.

Risorge a l’Aquila anche la Massoneria del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani dopo il tragico terremoto dell’aprile scorso.

Per sabato 7 novembre, infatti, è in programma a Villa Feronia (località Gignano) – con la partecipazione del Gran Maestro Gustavo Raffi, di numerosi Dignitari e di massoni provenienti da tutta Italia – una solenne celebrazione rituale per la ripresa dei lavori della Loggia “Guglia D’Abruzzo”.

I Liberi Muratori aquilani potranno quindi nuovamente tornare a riunirsi nella nuova Casa Massonica della città, situata in via Aldo Moro che sostituisce quella precedente, andata distrutta dal terremoto.

«I Massoni aquilani», ha detto il Gran Maestro Raffi, «possono tornare ad essere ancora più vicini alla vita della città che ha bisogno delle energie di tutti nella difficile e delicata fase della ricostruzione».

Raffi ha poi ricordato che «i Liberi Muratori sono storicamente animati dal desiderio di aiutare concretamente chi soffre, rispettando la dignità di ciascuno in quanto partecipe di uno stesso destino, al di fuori delle vicende contingenti che lo costringono a chiedere aiuto». «Nella sua progettualità - ha concluso il Gran Maestro – il Massone intende ricostruire un mondo a misura d’uomo che ancori nelle sue fondamenta i valori della solidarietà, dell’uguaglianza, della libertà e della tolleranza, che costituiscono i principi regolatori della civile convivenza».

venerdì 6 novembre 2009

151a Tornata di Loggia - Venerdì 20 Novembre 2009


Carissimo Signore e Fratello,

sei cordialmente invitato a partecipare alla 151a Tornata di questa Loggia che si terrà presso il Tempio n° 4 della Casa dei Liberi Muratori di Piazza Indipendenza 1 a Cagliari, il prossimo Venerdì 20 Novembre 2009, alle ore 19.45 per le ore 20.15.

Durante questa Tornata si terrà l'Elezione del Maestro Venerabile e degli Ufficiali di Loggia per l'Anno Massonico 2010.


Su comando del Maestro Venerabile.


Sinceramente e Fraternamente

Ven. Fr. G.M., Segretario

giovedì 5 novembre 2009

La Libera Muratoria verrà studiata nell’Universita californiana della UCLA

La Gran Loggia della California e la prestigiosa Università UCLA hanno firmato un documento storico in cui si stipula che l’università introdurrà fra le materie di studio anche la Massoneria.
Grazie al programma del Gran Maestro della Gran Loggia di California, nell’anno 2010, l’Università della California, a Los Angeles, conosciuta di tutti noi come l’UCLA, inizierà una serie di corsi destinati esclusivamente al nostro amato Ordine.


Questo evento rappresenta la prima e la più importante partnership accademica con una Università.

I corsi che saranno inclusi nell’area di studio sono:

1. La storia della Libera Muratoria Europea;

2. La storia della Libera Muratoria Americana.

Il Gran Maestro, il Fratello Larry L. Adamson, ha dichiarato per la rivista della Gran Loggia, quanto segue: E' arrivato il tempo di fare un passo avvanti nella definizione della Libera Muratoria per il mondo, sostenendo la ricerca che selezionerà cosi i fatti dalla finzione concludendo cosi il nostro vero ruolo nella storia”.

martedì 3 novembre 2009

I massoni, la Costituzione e i diritti dell'uomo


Fonte: L'Unione Sarda del 2 Novembre 2009

Convegno all'Hotel mediterraneo promosso dal Collegio dei maestri venerabili


«Il compito della massoneria? Lavorare per il bene e il progresso dell'umanità promuovendo sempre il dialogo e lo scambio di idee», spiega Andrea Allieri. Cagliaritano, 57 anni, ingegnere, è il presidente del “Collegio circoscrizionale dei maestri venerabili della Sardegna”, l'organismo massonico che ieri, in una delle sale dell'Hotel Mediterraneo, ha organizzato un interessante convegno dedicato al tema “Costituzione e diritti dell'uomo”, con annessa tavola rotonda su “Diritti umani: conquiste e prospettive”. La giornata era patrocinata dai presidenti di Giunta e Consiglio regionale e della Provincia e dal sindaco Emilio Floris. Il “gran maestro” Gustavo Raffi, massone numero uno in Italia, la cui presenza era stata annunciata, non ha potuto partecipare ai lavori perché si trova in Germania. A rappresentare il Grand'oriente d'Italia c'era il “grande oratore” Morris Ghezzi. A discutere, dietro il coordinamento del direttore del Corriere di Siena Stefano Bisi, Paolo Virginio Gastaldi (associato di Storia del pensiero politico contemporaneo all'Università di Pavia), Marcello Flores d'Arcais (ordinario di Storia comparata all'Università di Siena), Claudio Bonvecchio (ordinario di Filosofia delle scienze sociali e comunicazione politica all'Università dell'Insubria), Carlo Ricotti (docente di Storia delle istituzioni politiche alla Luiss-Guido Carli di Roma) e altri studiosi. «Attualmente i massoni sardi sono circa un migliaio - afferma Allieri - di cui 650 residenti nella sola provincia di Cagliari. Alta la percentuale di quarantenni. Di questi tempi è sempre più difficile trovare persone che abbiano i requisiti per diventare massoni: in giro c'è sempre meno pensiero ed è sempre meno libero. Il candidato deve dimostrare di avere le mani pulite e di condividere i valori di libertà, uguaglianza, fratellanza». La cattiva fama? Solo un problema di ignoranza. «A chi ci giudica negativamente ricordo solo che anche Pascoli era un massone, così come Carducci». ( p. l. )

Carissimo Fratello Pinocchio


Da: Carlo Collodi - "PINOCCHIO"
Introduzione di Fernando Tempesti.

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Da aggiungere non abbiamo che qualche nuova informazione o domanda. La prima riguarda la militanza del Lorenzini, dopo i suoi inizi negli ambienti mazziniani, nelle fila della massoneria. Che il figlio del cuoco cortonese nel corso della sua via avesse murato liberamente, per dirla col nostro grande Giorgio Pasquali, lo si era già pensato. Nè pochi erano i segni, o gli accenni, che incoraggiavano tale ipotesi, anche se positivamente il suo nome non compare in nessuna di quelle raccolte storiche, nelle quali si vanno a cercare i nomi dei massoni illustri, distintisi nelle scienze o nelle discipline umanistiche. L'ipotesi, tuttavia, aveva un tale fascino in sé, che due specialisti, Nicola Coco e Alfredo Zambrano, nel 1984, pur rispettandola come tale, fondavano su di essa un lungo lavoro, che si concretava in un ampio e denso volume dal titolo non equivoco: Pinocchio e i simboli della 'Grande Opra" (Roma Atanor). La prova, che avrebbe voltato l'ipotesi in certezza, come spesso le prove e altri piccoli e grandi tesori, era più a portata di mano di quanto, a tutti quanti che cercavamo, era dato immaginare. Dormiva da più di un secolo nella chiusa di una lettera, inviata dal Nostro i l 4 marzo 1884 a un massone notorio, Piero Barbèra, figlio del più risorgimentale Gaspero.
Lettera che si poteva leggere anche a stampa dal 1980, perché pubblicata da Maria Jole Minicucci nel volume degli Atti, titolo Pinocchio Oggi, pp. 230-231, di un convegno che aveva avuto luogo a Pescia fra il settembre e l'ottobre del 1978. In questa lettera il Lorenzini conclude (il corsivo è nostro): "In ogni modo mi creda il fratello Collodi".
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E ci si ricorda di Emilio Servadio, psicanalista collodista e massone: chissà come avrebbe esultato al sapere per certo che il "suo" Collodi si firmava Fratello.
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Detto fatto, prese subito l’ascia arrotata per cominciare a levargli la scorza e a digrossarlo.


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In quel punto fu bussato alla porta. – Passate pure, – disse il falegname, senza aver la forza di rizzarsi in piedi.
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Vi prometto, babbo, che imparerò un’arte.


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Mi pare un burattino fatto di un legname molto asciutto, e sono sicuro che, a buttarlo sul fuoco, mi darà una bellissima fiammata all’arrosto.
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– Ho capito, – disse allora uno di loro, – bisogna impiccarlo! Impicchiamolo! – Impicchiamolo, – ripeté l’altro.

Detto fatto, gli legarono le mani dietro le spalle e passatogli un nodo scorsoio intorno alla gola, lo attaccarono penzoloni al ramo di una grossa pianta detta la Quercia grande. Poi si posero là, seduti sull’erba, aspettando che il burattino facesse l’ultimo sgambetto: ma il burattino, dopo tre ore, aveva sempre gli occhi aperti, la bocca chiusa e sgambettava più che mai. Annoiati finalmente di aspettare, si voltarono a Pinocchio e gli dissero sghignazzando:– Addio a domani. Quando domani torneremo qui, si spera che ci farai la garbatezza di farti trovare bell’e morto e con la bocca spalancata.E se ne andarono. Intanto s’era levato un vento impetuoso di tramontana,che soffiando e mugghiando con rabbia, sbatacchiava in qua e in là il povero impiccato. In quel mentre che il povero Pinocchio impiccato dagli assassini a un ramo della Quercia grande, pareva oramai più morto che vivo, la bella Bambina dai capelli turchini si affacciò daccapo alla finestra, e impietositasi alla vista di quell’infelice che, sospeso per il collo, ballava il trescone alle ventate di tramontana, batté per tre volte le mani insieme, e fece tre piccoli colpi.

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Pinocchio prese di mala voglia il bicchiere in mano e vi ficcò dentro la punta del naso: poi se l’accostò alla bocca:
poi tornò a ficcarci la punta del naso: finalmente disse:
– È troppo amara! troppo amara! Io non la posso bere.
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A questo punto, la porta della camera si spalancò ed entrarono dentro quattro conigli neri come l’inchiostro, che portavano sulle spalle una piccola bara da morto.
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– Quanto siete buona, Fata mia, – disse il burattino, asciugandosi gli occhi, – e quanto bene vi voglio! – Ti voglio bene anch’io, – rispose la Fata, – e se tu vuoi rimanere con me, tu sarai il mio fratellino e io la tua
buona sorellina.


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QUI GIACE LA BAMBINA DAI CAPELLI TURCHINI
MORTA DI DOLORE PER ESSERE STATA ABBANDONATA
DAL SUO FRATELLINO PINOCCHIO
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– L’ho caro dimolto, perché così, invece di sorellina, vi chiamerò la mia mamma. Gli è tanto tempo che mi struggo di avere una mamma come tutti gli altri ragazzi!... Ma come avete fatto a crescere così presto? – È un segreto. – Insegnatemelo: vorrei crescere un poco anch’io. Non lo vedete? Sono sempre rimasto alto come un soldo di cacio. – Ma tu non puoi crescere, – replicò la Fata. – Perché? – Perché i burattini non crescono mai. Nascono burattini, vivono burattini e muoiono burattini. – Oh! sono stufo di far sempre il burattino! – gridò Pinocchio, dandosi uno scappellotto. – Sarebbe ora che diventassi anch’io un uomo come tutti gli altri. – E lo diventerai, se saprai meritartelo.
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Pinocchio, cascando giù in corpo al Pesce-cane, batté un colpo così screanzato, da restarne sbalordito per un quarto d’ora.Quando ritornò in sé da quello sbigottimento, non sapeva raccapezzarsi, nemmeno lui, in che mondo si fosse. Intorno a sé c’era da ogni parte un gran buio: ma un buio così nero e profondo, che gli pareva di essere entrato col capo in un calamaio pieno d’inchiostro.
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E più andava avanti, e più il chiarore si faceva rilucente e distinto: finché, cammina cammina, alla fine arrivò: e quando fu arrivato... che cosa trovò? Ve lo do a indovinare in mille: trovò una piccola tavola apparecchiata, con sopra una candela accesa infilata in una bottiglia di cristallo verde, e seduto a tavola un vecchiettino tutto bianco.
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Ora immaginatevi voi quale fu la sua maraviglia quando, svegliandosi, si accorse che non era più un burattino di legno: ma che era diventato, invece, un ragazzo come tutti gli altri. Dette un’occhiata all’intorno e invece delle solite pareti di paglia della capanna, vide una bella camerina ammobiliata e agghindata con una semplicità quasi elegante. Saltando giù dal letto, trovò preparato un bel vestiario nuovo, un berretto nuovo e un paio di stivaletti di pelle, che gli tornavano una vera pittura. Appena si fu vestito gli venne fatto naturalmente di mettere la mani nelle tasche e tirò fuori un piccolo portamonete d’avorio, sul quale erano scritte queste parole:
«La Fata dai capelli turchini restituisce al suo caro Pinocchio i quaranta soldi e lo ringrazia tanto del suo buon cuore». Aperto il portamonete, invece dei quaranta soldi di rame,vi luccicavano quaranta zecchini d’oro, tutti nuovi di zecca.
Dopo andò a guardarsi allo specchio, e gli parve d’essere un altro. Non vide più riflessa la solita immagine della marionetta di legno, ma vide l’immagine vispa e intelligente di un bel fanciullo coi capelli castagni, cogli occhi celesti e con un’aria allegra e festosa come una pasqua di rose. In mezzo a tutte queste meraviglie, che si succedevano le une alle altre, Pinocchio non sapeva più nemmeno lui se era desto davvero o se sognava sempre a occhi aperti. – E il mio babbo dov’è? – gridò tutt’a un tratto: ed entrato nella stanza accanto trovò il vecchio Geppetto sano, arzillo e di buonumore, come una volta, il quale, avendo ripreso subito la sua professione d’intagliatore in legno, stava appunto disegnando una bellissima cornice ricca di fogliami, di fiori e di testine di diversi animali. – Levatemi una curiosità, babbino: ma come si spiega tutto questo cambiamento improvviso? – gli domandò Pinocchio saltandogli al collo e coprendolo di baci. – Questo improvviso cambiamento in casa nostra è tutto merito tuo, – disse Geppetto. – Perché merito mio?... – Perché quando i ragazzi, di cattivi diventano buoni, hanno la virtù di far prendere un aspetto nuovo e sorridenteanche all’interno delle loro famiglie. – E il vecchio Pinocchio di legno dove si sarà nascosto?– Eccolo là, – rispose Geppetto; e gli accennò un grosso burattino appoggiato a una seggiola, col capo girato su una parte, con le braccia ciondoloni e con le gambe incrocicchiate e ripiegate a mezzo, da parere un miracolo se stava ritto. Pinocchio si voltò a guardarlo; e dopo che l’ebbe guardato un poco, disse dentro di sé con grandissima compiacenza:
– Com’ero buffo, quand’ero un burattino!... e come ora son contento di essere diventato un ragazzino perbene!...

"Fratelli d'Italia" merita di essere il nostro inno.


La Repubblica Italiana non ha ancora un Inno ufficiale perché l’Inno di Mameli da ben 63 anni è solo l’inno “provvisorio”. E regolarmente sui giornali appare la polemica se adottarlo in via definitiva o sostituirlo con “Va pensiero”. Nel 1943, dopo l’armistizio dell’8 settembre, il governo presieduto dal generale Pietro Badoglio adotta come Inno nazionale “La canzone del Piave”. Il 14 ottobre 1946 un provvedimento governativo adotta l’Inno di Mameli come inno nazionale della Repubblica Italiana, senza che il provvedimento venga approvato dal Parlamento. Indubbiamente l’Inno di Mameli ha una esaltante storia: il 23 dicembre 1822 nasce a Genova il maestro Michele Novaro compositore della musica. Il 5 settembre 1827 nasce a Genova Goffredo Mameli che nel 1847, ad appena venti anni, scrive il testo dell’Inno, prima interpretato su basi musicali di ripiego, e poi il 10 dicembre presentato a Genova, nella versione musicale di Novaro, davanti a un pubblico di 30mila patrioti. Nel 1848 le note dell’Inno risuonano sulle barricate delle Cinque giornate di Milano. Goffredo Mameli muore a 22 anni a seguito di una ferita durante i combattimenti per la Repubblica Romana a Villa del Vascello (dove attualmente è la sede della Massoneria del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani). Nel 1862 Giuseppe Verdi scrive l’“Inno delle nazioni”, richiamando il motivo di “Fratelli d’Italia” accanto alla Marsigliese ignorando sistematicamente la Marcia Reale. L’Inno di Mameli acquista particolare significato dopo la elezione a presidente della Repubblica di Carlo Azeglio Ciampi, che rivaluta i simboli patriottici e soprattutto la bandiera e l’inno nazionale. Purtroppo la maggior parte degli italiani non conosce bene tutti i significati del nostro Inno, che è una significativa lettura del nostro Risorgimento. Tarquinio Maiorino, Giuseppe Marchetti Tricamo e Pietro Giordana, nel loro libro “Fratelli d’Italia - la vera storia dell’Inno”, edito a Milano nel 2001 per i tipi della Casa Editrice Mondadori, affermano e giustamente che la strofa chiave dell’Inno è quella che dice: “Dall’Alpi a Sicilia / Ovunque è Legnano / Ogni uom di Ferruccio / Ha il cuore e la mano / I bimbi d’Italia / Si chiaman Balilla / Il suon d’ogni squilla / I Vespri suonò”. In non più di otto versi, Mameli riuscì a concentrarvi un “campione” di momenti libertari in punti diversi d’Italia: poco conta che non fossero contemporanei e che ognuno abbia avuto propri connotati. Il primo è la battaglia di Legnano del 1176 in cui la Lega Lombarda sconfisse il Barbarossa. Il secondo è l’estrema difesa di Firenze assediata nel 1530 da Carlo V (d’intesa con papa Clemente VII) per rimettere sul trono i Medici; nella battaglia di Gavinana si distinse il capitano Francesco Ferrucci, che riportò una vittoria campale, ma cadde poi prigioniero ferito e fu trucidato da un italiano al soldo straniero, Fabrizio Maramaldo. Il terzo episodio porta alla Genova del 1746, quando un ragazzo, Giovanni Battista Perasso, soprannominato “il Balilla”, lanciando sassate, fu il simbolo della rivolta anti-austriaca. Infine “il suon d’ogni squilla” è il suono delle campane che la sera del 30 marzo 1282 chiamarono i parlamentari all’insurrezione (I vespri siciliani) contro i francesi di Carlo d’Angiò”.Quindi l’Inno di Mameli non è solo “L’Italia s’è desta, le porga la chioma, che schiava di Roma, Iddio la creò”, ma la sintesi della epopea di tutta l’Italia - Nord, Centro e Sud - per l’unità e la libertà.E sulla battaglia di Gavinana occorre ancora dire qualche cosa: fu un grande tentativo di Francesco Ferrucci (in poesia diventato Ferruccio) per salvare la Repubblica. Al comando di 400 fanti e quattromila cavalieri, Francesco Ferrucci uscì da Pisa il 31 luglio 1530, cercando di evitare lo scontro con le milizie imperiali di Carlo V comandate da Maramaldo. La sua intenzione era quella di risparmiare le forze per accettare battaglia. Ferrucci aveva scelto di arrivare a Firenze attraverso un percorso che comprendeva la montagna pistoiese, Montale, la Val di Bisenzio e il Mugello. Agli inizi di agosto, tallonato dalle truppe di Maramaldo, e ignaro dei movimenti di quelle del principe di Orange che si erano staccate da Firenze per affrontarlo, Ferrucci giunse a Gavinana. Accerchiato e nella impossibilità di disporre l’artiglieria, il condottiero fiorentino fu costretto a giocare l’ultima disperata carta e sfondare il fronte avversario. Quella del 3 agosto fu una battaglia combattuta corpo a corpo nel borgo e nei boschi circostanti. Lo stesso principe d’Orange rimase ucciso da una prima carica. La vittoria sembrava arridere ai fiorentini quando entrarono in campo i Lanzichenecchi che sbaragliarono la retroguardia fiorentina di Giampaolo Orsini. Con un ultimo pugno di valorosi, fra cui Fanfulla da Lodi (uno dei tredici cavalieri della disfida di Barletta), Ferrucci tentò una ultima difesa asserragliandosi in un casolare. Ricoperto di ferite, ma non ancora domo, Francesco Ferrucci venne giustiziato nella piazza del Paese. Si calcola che nel corso della battaglia, entrata poi nell’epica risorgimentale per il suo alto valore patriottico, siano morti quasi 10mila uomini: anche in anni recenti, i resti di alcuni di quegli uomini sono riaffiorati a testimonianza della crudezza dello scontro.Come dicevo all’inizio, alcuni vogliono sostituirlo con “Va pensiero” del Nabucco. Senza nulla togliere a questo meraviglioso Inno, sia per il suo alto significato di libertà, sia per quello che rappresenta, ritengo che sia meno indicato dell’Inno di Mameli. Il Nabucco è una opera in quattro atti di Giuseppe Verdi, su libretto di T. Solera. In questa opera si avverte chiaramente la tendenza di Verdi ad affrontare temi patriottici. Il Nabucco non è un dramma di personaggi, bensì un affresco corale dove il più alto livello di vita scenica e di liricità è raggiunto senza dubbio dalla massa del popolo ebraico. L’azione di svolge a Gerusalemme e in Babilonia. Si assiste al conflitto fra gli ebrei e gli assiri che guidati dal loro re Nabucodonosor hanno invaso la città di Gerusalemme. La vittoria finale arride agli ebrei e al Dio di Israele si convertono sia la figlia di Nabucco, Fenena che ama riamata Ismaele nipote del re di Gerusalemme, sia lo stesso re di Assiria.Settantacinque anni fa veniva inaugurato a Firenze il “Maggio Fiorentino” con il Nabucco. La rappresentazione fu voluta da Benito Mussolini per esaltare l’impegno musicale del regime fascista e al concerto vi fu la presenza di Vittorio Emanuele III. Eravamo nel 1933 e forse Mussolini non aveva ancora assorbito i germi antiebraici del suo collega Hitler. Nel settembre di nove anni fa, sul quotidiano “Il Sole 24 Ore” Francesco Maria Colombo scriveva: “Che cosa si richiede a un Inno? Primo, di incarnare l’animo della nazione che lo ha scelto. Secondo, di essere facilmente cantabile. Non a caso l’Italia ha la canzone di Novaro e di Mameli. La costruzione fra intervalli (la distanza fra le note) ridotti, gli incisi ritmici di elementare quadratura, l’iterazione delle frasi su gradi diversi della scala, rendono il nostro Inno nazionale facilissimo da intonare e da ritenere a memoria. E i versi serbano quell’aura misteriosa e generica che è uno dei punti di forza del nostro melodramma: l’elmo di Scipio fa vibrare anche un animo che non abbia dimestichezza con Scipio, proprio come il verso “all’egre soglie ascese” (nella “Traviata” di Verdi) riesce a commuovere anche chi non abbia la minima idea di cosa le “egre soglie” siano. Negare all’Inno di Mameli dignità poetica e musicale sarebbe un gioco troppo facile e privo di senso: è una pagina che, per la semplicità della struttura e l’ardimento alla portata di tutti che riesce a innestare, non si potrebbe immaginare più efficace”.

Dedico questo mio pezzo all’onorevole Umberto Bossi, con il quale - credo - ho in comune la grande idea di Cattaneo.


di Aldo Chiarle
Gran Maestro Onorario del Grande Oriente d'Italia.

lunedì 2 novembre 2009

E' online il nuovo numero di Ersmo Notizie


ERASMO NOTIZIE N. 17-18, 15-31 Ottobre 2009


E' online il nuovo numero di Ersmo Notizie, il Bollettino d'informazione del Grande Oriente d'Italia


giovedì 29 ottobre 2009

150a Tornata di Loggia - Venerdì 6 Novembre 2009


Carissimo Signore e Fratello,

sei cordialmente invitato a partecipare alla 150a Tornata di questa Loggia che si terrà presso il Tempio n° 4 della Casa dei Liberi Muratori di Piazza Indipendenza 1 a Cagliari, il prossimo Venerdì 6 Novembre 2009, alle ore 19.45 per le ore 20.15.

Durante questa Tornata verrà data lettura della Quarta Sezione della Seconda Lezione Emulation.


Su comando del Maestro Venerabile.


Sinceramente e Fraternamente

Ven. Fr. G.M., Segretario

mercoledì 28 ottobre 2009

ROGHI DELLA FEDE: ardono ancora oggi?



Uccidere un uomo non è affermare un’idea, è solo uccidere un uomo.
Sebastien Castellion



L'Associazione Culturale "Silvio Pilocane" organizza il prossimo Giovedì 12 novembre 2009, alle ore 18,15, presso la Sala conferenze dell'Hotel Mercure Torino Royal, in Corso Regina Margherita 249, a Torino, il Convegno dal titolo: "ROGHI DELLA FEDE: ardono ancora oggi?".



PROGRAMMA DEL CONVEGNO

ore 18,15


SALUTI e INTRODUZIONE
Dr. Giuseppe VATRI

RELATORI:

Dr. Giuseppe PLATONE
Pastore valdese

Rab. Alberto SOMEKH
Rabbino Capo Comunità di Torino

Don Marco FRACON



Nel Medioevo, nei dintorni di Steyr, splendida cittadina austriaca, esisteva una diffusa presenza valdese. L’Inquisizione svolse la sua implacabile attività nei confronti dei cosiddetti eretici, e, tra loro, un centinaio di valdesi che non vollero abiurare la propria fede vennero arsi sul rogo. Correva l’anno 1397.
Le violenze scaturite per motivi religiosi fanno parte, almeno in Europa, con qualche rara eccezione, della storia di ieri, ma il tema della violenza è ancora tragicamente attuale e spesso si colora di fosche tinte religiose.
Non si può e non si deve metter una pietra sopra ad un passato di discriminazione e di violenza, perpetuate anche in nome di Dio, senza cercare di capirne cause ed effetti.
Il capire ciò che è stato fatto, fin dove le fonti rendono possibile e plausibile la ricerca storica, può gettare le basi per un futuro diverso.
Le riflessioni che verranno condotte, toccano i temi dell’intolleranza e dei fondamentalismi, visti non solo in un’ottica storica ma anche per come innervano ancora il nostro presente.




L'Associazione Silvio Pilocane - apartitica, apolitica, non confessionale e senza fini di lucro - ha per scopo l'approfondimento e lo studio della tradizione occidentale e della religiosità, con un approccio laico e multidisciplinare, attraverso l'organizzazione di eventi e dibattiti culturali, diffusione e prestito di libri e finanziamento di borse di studio.
L’attività svolta dall’Associazione è riscontrabile visitando il nostro sito sotto elencato.
La sede, ubicata in via Sineo 7/4 in Torino, è aperta nei giorni di martedì, mercoledì e giovedì dalle ore 16.30 alle ore 19.30.



Associazione Silvio Pilocane
Via Sineo 7/4 - 10124 TORINO - Tel./Fax 011 83.91.571
e-mail: info@associazionepilocane.org
www.associazionepilocane.org

In breve: I Landmarks


Landmarks: E’ un termine inglese che si traduce in limiti, segni di confine o linee di demarcazione.


Questo nome fu adoperato per la prima volta nel 1721, e venne poi citato negli atti costitutivi delle Grandi Logge che hanno giurisdizione nelle Obbedienze di numerose nazioni.

Landmarks è stato confuso molte volte con regole e principi della Massoneria, e numerosi studiosi ne hanno elencati anche 25, come il Mackey nel 1858.


Lo studioso Roscoe Pound, Gran Maestro della Gran Loggia del Massachussets, elenca sette regole, sottolineando che il loro rispetto da parte di ogni Massone dev’essere assoluto e la validità resta immutabile nel tempo e sono:


  1. Monoteismo

  2. Credenza nell’immortalità attraverso la filosofia massonica

  3. Il volume della Legge sacra

  4. La leggenda di Hiram del 3° grado

  5. Il segreto massonico

  6. Il simbolismo dell’Arte Operativa

  7. Il Massone dev’essere libero e di buoni costumi.

Associazione Italiana di Filatelia Massonica - GRANDE ORIENTE D'ITALIA


Carissimi Fratelli,

l’Associazione di filatelia massonica del Grande Oriente d’Italia si avvia al compimento del suo 10° anno di attività.

Nel corso di questo lungo cammino il sodalizio ha prodotto oltre 200 emissioni italiane che testimoniano numerose celebrazioni della nostra Istituzione a tutti i livelli : Gran Logge , Convegni internazionali, conferenze degli Orienti e le ricorrenze delle Logge italiane.
Oltre alle emissioni vi sono state le mostre di filatelia massonica tenute sia nel quadro delle annuali Gran Logge di Rimini sia in altri prestigiosi contesti nei quali lo strumento filatelico propone l’immagine positiva e vitale della nostra Istituzione dei suoi uomini e delle sue idee universali ad un sempre più largo pubblico .
A tal proposito il gruppo di lavoro costituito a Perugia è in attività al fine di predisporre la “Collezione Boeri” , acquisita dal Grande Oriente d’Italia, per proporre al pubblico una grande mostra che si terrà nel corso del prossimo anno.
Sarà la maggiore esposizione di filatelia massonica mai tenuta in Italia.

In questi lunghi anni abbiamo lavorato in ottima partnership con i circoli filatelici stranieri ed godiamo della soddisfazione di essere considerati all’avanguardia per la qualità dei prodotti filatelici emessi e la struttura organizzativa che ci porta ad essere un riferimento per molti sodalizi . A seguito di questi accordi il materiale filatelico di Austria , Francia, Nord America, Brasile , Germania, Est Europa, Olanda e Regno Unito è a disposizione dei collezionisti italiani . Oltre 300 emissioni straniere sono state acquisite da AIFM-GOI per i suoi soci.

AIFM-GOI dal 2001 è membro attivo e partecipe della Federazione fra le Società filateliche italiane , organo di rappresentanza ufficiale della filatelia nazionale.

E’ giusto,quindi, riconoscere la lungimiranza del Gran Maestro Gustavo Raffi, Presidente del sodalizio, che ha creduto nell’attività filatelica come strumento di divulgazione della cultura e dell’immagine massonica in un vasto contesto sociale ed ha consentito nei fatti l’esplicazione della nostra attività.

AIFM-GOI si avvia verso il suo decennale e chiede a tutti i Soci ed ai simpatizzanti di voler avanzare eventuali proposte che possano essere valutate quali momenti celebrativi dell’anno 2010 qualificandone l’attività ed il livello di interesse generale.
Quindi per le proposte di patrocinio di manifestazioni e celebrazioni con annullo filatelico speciale , si prega di contattare il Segretario per tempo , tenendo conto dell'iter tecnico burocratico indispensabile al coinvolgimento nostro e delle Poste Italiane.

In questa occasione vi presento le ultime emissioni AIFM avvenute a Torino in occasione delle celebrazuoni del 150° anniversario della R:.L:. Ausonia e del Rito Simbolico Italiano ( 8 e 23 ottobre ) e Perugia (19 e 20 giugno) Convegno XX giugno 1859-2009 e Solstizio d’Estate .

Concludo con l’invito ai Soci a mantenere saldo il proprio impegno tenendo presente che la regolarità nell'iscrizione e nell'acquisizione del materiale da noi emesso e distribuito rappresenta l'essenziale sostentamento dell'attività filatelica massonica .

Estendo l’invito ai tanti simpatizzanti che hanno l’opportunità di iniziare ( o ricominciare!) a conoscere il mondo della filatelia ed in particolare la tematica a noi cara della Massoneria italiana ed universale.

AIFM-GOI vi ricorda la pagina web sul sito ufficiale del GOI:
http://www.grandeoriente.it/filatelia.php?id=1
ed il Gruppo Facebook : "Filatelia Massonica - Masonic Philately"

Per ogni contatto diretto il nostro recapito email è : fialtelia.massonica@grandeoriente.it

Vi ringrazio per la vostra attenzione e partecipazione.

Con il mio fraterno abbraccio.

Il Segretario AIFM-GOI