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giovedì 29 dicembre 2016

Mino Gabriele al Teatro Il Vascello il 28 gennaio per parlare della migrazione dei simboli


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Nella copertina del libro è raffigurato l’emblema ‘L’ da Michael Maier, Atalanta fugiens, hoc est, Emblemata Nova de Secretis Naturae Chymica, Oppenheimi, 1618.
È da pochissimo in libreria l’ultimo libro di Mino Gabriele. “Il primo giorno del mondo”, edito da Adelphi, che approfondisce il tema della “migrazione dei simboli”, oggetto di studio alla fine dell’Ottocento da parte di Eugène Goblet d’Alviella, storico delle religioni e interprete della tradizione massonica, che pubblicò nel 1891 un saggio intitolato proprio La migration des symboles. Trascorso oltre un secolo, Gabriele riprende il tema raccontando la sorprendente migrazione delle immagini simboliche attraverso tempi e luoghi distanti. Ne parlerà sabato 28 gennaio (ore 10:30) al Teatro il Vascello di Roma insieme allo storico dell’arte Claudio Strinati in un incontro pubblico organizzato dal Servizio Biblioteca del Grande Oriente d’Italia e al quale parteciperà il Gran Maestro Stefano Bisi.
Saranno quattro storie, oggetto del libro di Mino Gabriele, ad articolare la discussione: da un bassorilievo del II secolo che rappresenta il primo giorno del mondo, con il dio orfico Phanes al centro contornato dallo zodiaco – bassorilievo al quale si ispirarono, senza mai menzionarlo, diversi artisti cinquecenteschi – alla raffigurazione di un drago immortale le cui radici risalgono fino a un antico dramma indiano; da un raro amuleto giudaico-cristiano del XVI secolo, subito condannato dalla Chiesa, alla singolare incongruenza astrale, coniugata con la teoria dei quattro elementi, del ciclo decorativo del celebre Studiolo di Francesco I de’ Medici. Gabriele propone un cammino che non ha diluito i pensieri e le idee che a quelle immagini hanno dato forma, ma ne ha anzi arricchito la trama e i concetti in spazi sempre più ampi. Fino ad oggi.
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A sinistra Mino Gabriele con il Gran Maestro Stefano Bisi e il Gran Bibliotecario Dino Fioravanti nel gennaio 2015 in un incontro a Roma, al Teatro Il Vascello
Mino Gabriele è professore presso l’Università di Udine, dove insegna “Iconografia e Iconologia”. Studioso noto per i suoi lavori sulla tradizione simbolica nell’arte e nella letteratura medievali e rinascimentali, come per le ricerche in ambito ermetico e alchemico. Ha pubblicato, fra l’altro, Il giardino di Hermes. Massimiliano Palombara alchimista e rosacroce nella Roma del Seicento (1986); Alchimia. La tradizione in Occidente secondo le fonti manoscritte e a stampa (1986); Le incisioni alchemico-metallurgiche di Domenico Beccafumi (1988); L’arte della memoria per figure (2006); Alchimia e iconologia (2008). Ha curato l’edizione di testi inediti, tra cui il ‘De la trasmutatione metallica’. Poema del XVI secolo di Antonio Allegretti (1981) e Le précieux Don de Dieu(1988); si ricordano inoltre: Hypnerotomachia Poliphili di Francesco Colonna (con Marco Ariani, 1998), Corpus iconographicum di Giordano Bruno (2001), Il Libro degli Emblemi di Andrea Alciato (2009), Sui simulacri di Porfirio (2012). Dirige la collana “Multa Paucis. Opere Rare e Inedite” della Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e la rivista «Fontes. Periodico semestrale di Filologia Classica e Storia dell’Arte».
strinatiClaudio Strinati, storico dell’arte è dirigente del Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Docente incaricato di Storia dell’Arte nei Licei pubblici statali dal 1971 al 1973, in seguito è stato ispettore storico dell’arte nei ruoli del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, esercitando la sua funzione prima presso la Soprintendenza per i Beni artistici e storici della Liguria e poi presso quella di Roma, dove è stato direttore addetto alla tutela territoriale e responsabile dell’Ufficio Mostre fino al 1991. E’ stato Soprintendente speciale per il polo museale romano dal 1991 al 2009. Il suo ambito di studi è soprattutto rivolto verso il Cinquecento classicista e manierista e il primo Seicento, specie sul versante della pittura e della scultura. Per i suoi interessi in campo musicale ha collaborato al “Dizionario Biografico degli Italiani” e presieduto per alcuni anni la “Commissione nazionale per la tutela degli Organi antichi” presso il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Ha curato numerose mostre e manifestazioni culturali in Italia e all’estero: le più recenti – tra il 2000 e il 2002 – Caravaggio e i primi caravaggeschi (Museo Teien di Tokio), Raphael. Grace et Beauté (Musée du Luxembourg a Parigi), Titian to Tiepolo (Museo Nazionale di Canberra in Australia). Autore di numerosi articoli scientifici su alcune tra le principali riviste italiane come il Bollettino d’ Arte, Storia dell’Arte, Prospettiva, Antichità Viva, ha svolto attività divulgativa nel campo della storia dell’arte con articoli per La Repubblica, L’Espresso e Art-Dossier. Collabora con il quotidiano “Il Messaggero”. Ha collaborato con il quotidiano “La Repubblica”; dal 2006 al 2015 è stato titolare della rubrica di critica musicale “Prendete nota” sul magazine “Il Venerdì” di Repubblica.
Per RAI 5 ha ideato e realizzato due cicli di trasmissioni, ciascuna di dieci puntate, “Divini Devoti” nel 2014-2015, con la regia di Gianfranco Giagni, e “Strinarte” nel 2015-2016 con la regia di Enzo Sferra. Collabora con il Teatro di Roma (sotto la direzione di Antonio Calbi), con l’Auditorium (sotto la direzione di Carlo Fuortes e attualmente di José Ramòn Dosal Noriega), con il Festival dei 2 mondi di Spoleto (sotto la direzione di Giorgio Ferrara). Ha collaborato anche con SkyArte nell’ambito di alcuni film-documentari. Tiene un Blog sull’ “Huffigton Post”. Fa parte del Comitato scientifico della rivista internazionale “Artibus et historiae”, della rivista “Art e Dossier”, della rivista francescana “Frate Francesco”. Fa parte del Comitato scientifico dell’Associazione “Restauratori senza frontiere”. È molto attivo come conferenziere e divulgatore. In tal senso molti dei suoi interventi più importanti sono visibili su Rai5 e su YouTube.
Ingresso libero
Info: Servizio Biblioteca del Grande Oriente d’Italia: 06 5899344-215/221 | bibliogoi@grandeoriente.it

Il messaggio del Gran Maestro Stefano Bisi: spero che il nuovo anno possa portare luce, bellezza e forza


Carissimi Fratelli
Fra poco il 2016 ci lascerà per fare posto ad un nuovo anno che spero possa portare nella nostra Comunione e nelle famiglie dei liberi muratori del Grande Oriente d’Italia tanta luce, tanta bellezza e la forza necessaria per portare avanti con passione, sacrificio e coraggio la delicata missione iniziatica che ognuno di noi ha intrapreso per migliorare se stesso e contribuire al progresso dell’Umanita’.
Colgo innanzitutto l’occasione per ringraziarVi tutti, anche a nome della  Giunta, per l’impegno che avete profuso in questo anno nelle vostre officine lavorando per il bene dei fratelli e dell’Ordine che continua ad arricchirsi qualitativamente. Desidero poi manifestarVi la mia gioia e il mio ringraziamento per quanto avete fatto per la riuscita delle celebrazioni per i 70 anni della Repubblica; un evento che stava particolarmente a cuore alla Giunta e che in tutta la Penisola vi ha visto protagonisti di convegni che hanno suscitato grande interesse stimolando il dibattito con le componenti della Società’.
Se i trenta e più eventi che sono stati organizzati dalla Sicilia, alla Calabria, dalla Toscana, sino a Milano, Terni e Trieste, sono stati ovunque apprezzati lo si deve prima di tutto all’intenso e generoso lavoro di migliaia di fratelli che hanno capito l’importanza e lo spirito della ricorrenza non lesinando in modo encomiabile gli sforzi organizzativi.
Nel corso di questi incontri, ho avuto la gioia di incontrare tanti fratelli straordinari e di conoscere persone straordinarie come il giovane studente di Alessandria, Federico Negri, quello del selfie della polemica con l’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi. Quando ho sentito Federico al telefono felice prima di Natale la sua gioia mi ha emozionato. I tanti libri che i fratelli gli hanno inviato e che gli serviranno per redigere la sua tesi di laurea sulla Massoneria mi hanno fatto capire quanto grande sia il cuore di noi liberi muratori. Un grazie a tutti i fratelli che hanno donato i libri ed a quelli che, ne sono sicuro, lo faranno ancora in futuro. Sono anche questi piccoli gesti che contribuiscono, insieme alla mirabile rete della Solidarietà, a far conoscere il volto nobile della nostra Istituzione.
Il mio pensiero ed un altro enorme grazie va poi a tutti i fratelli che in Italia e dall’estero hanno offerto il loro contributo da destinare alle popolazioni colpite dal terremoto. A tal proposito possiamo annunciare che il Grande Oriente d’Italia e’ pronto a investire parte delle somme raccolte per realizzare l’illuminazione  di un campo di calcio per i ragazzi di Norcia che ce l’hanno richiesto. Il progetto è in fase di definizione.
L’anno che verrà sarà importante anche per un evento che riguarda tutta la Libera Muratoria Universale che celebrerà i 300 anni dalla nascita della Massoneria moderna. Noi massoni del Grande Oriente, forti della Tradizione, dei nostri simboli e dei nostri valori siamo pronti a celebrare questo evento  con la solennità e l’importanza che esso richiede. Dobbiamo essere orgogliosi custodi della memoria, ma allo stesso tempo gettare anche le nostre radici nel futuro. Per i prossimi 300 anni e più. Perché noi liberi muratori continueremo a batterci per il diritto e la dignità umana, per far sventolare sempre la bandiera della Libertà del pensiero e del dialogo. Senza macchia e senza paura.
E, continueremo a farlo con la trasparenza delle nostre azioni e la bellezza del nostro impegno, quello di tanti uomini che vogliono essere rispettati e tutelati al pari di tutti i cittadini liberi di associarsi senza che qualcuno chieda gli elenchi solo a noi.
Carissimi fratelli il 2017 porterà a tutti  nuove occasioni per crescere e migliorarci insieme. In attesa di riprendere il lavoro nei templi con rinnovato impegno, Vi invio gli auguri più calorosi affinché possiate trascorrere con gioia e serenità l’ultimo atto del 2016. A Voi ed ai vostri cari un felice anno nuovo e un triplice fraterno abbraccio.
Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia

Online il nuovo numero di YR-M@gazine




È disponibile il nuovo numero di YR-M@gazine, il n. 5-6. Per poterlo scaricare e leggere è sufficiente cliccare il link qui a lato. Tra i contenuti, l'editoriale del Sommo Sacerdote del Gran Capitolo dei LLMM dell'Arco Reale Tiziano Busca, due aperture di simbolismo iniziatico, un resoconto di altrettante giornate significative per le attività culturali del Rito di York: il convegno a Genova, al salone delle feste del Palazzo Imperiale, con Aldo Mola, Vinicio Serino e il sen. Mario Mauro e quello a Roma con Giancarlo Elia Valori e Tiziana Della Rocca, giornalista del Fatto Quotidiano. Un grande spazio alla recensioni: dall'ultimo libro di Mauro Cascio, «Umberto Eco e la Massoneria» (Tipheret) a «La scelta di Sigmund» di Carlo A. Martigli (Mondadori).

E’ on line il numero di Hiram gennaio-aprile 2017




E’ on line il primo numero di Hiram del 2017. Nell’editoriale il Gran Maestro annuncia i festeggiamenti dei 300 anni della Massoneria moderna, detta speculativa, la cui nascita si fa risalire al 24 giugno del 2017, quando quattro officine inglesi si riunirono a Londra nell’osteria “All’Oca e alla Graticola”, ponendo fine al periodo definito operativo legato alle corporazione delle arti e dei mestieri. L’impegno della Libera Muratoria divenne quello di  “innalzare il Tempio interiore di ciascun affiliato” e  contemporaneamente di cercare di realizzare la grande utopia massonica: la fratellanza dell’Umanità.  “Da allora –scrive il Gran Maestro- forte della sua Tradizione e della ricerca dell’optimum dell’umano, della perfettibilità di una ricerca che, abolendo i dogmi tenga conto delle necessità spirituali dell’essere, la Libera Muratoria ha attraversato le diverse Ere della storia costituendo ovunque un faro e al tempo stesso un insormontabile baluardo di Libertà, del Libero pensiero, della dignità e dei diritti dell’Uomo”, passando indenne attraverso periodi oscuri,  dittature – come in Italia fu il Fascismo –  estremismi e conflitti, “riuscendo a dare il proprio contributo di uomini, di idee e di sangue all’affermazione dei principi-guida del trinomio che all’Oriente vede scritte le tre eccelse parole di “Libertà-Uguaglianza-Fratellanza”. Tanti e tutti di alto profilo i servizi proposti.  Di grande interesse per gli appassionati di archeologia massonica il pezzo di Dario Seglie sul ritrovamento di un tempio a Pinerolo. “Logos e Comunicazione” è il titolo dell’articolo di Angelo Di Rosa che da giornalista si sofferma ad analizzare i nuovi processi e meccanismi ai quali, con l’avvento dei nuovi media, è sottoposta la circolazione delle idee e del pensiero, spesso a scapito del confronto e del dialogo. Seguono: “L’abisso dell’eterno ritorno e il pavimento a scacchi” di David Mosseri; e ancora un’interessante riflessione su “Metafisica ed economia” di Antonio Dentice D’Accadia; “La Notte”  di Paolo Santarelli; “Giovanni Battista Viotti” di Paolo Bernardo;  “Hiram Re di Tiro” di Marco Migliorini; “La Cina è vicina” di Ernesto d’Ippolito;  “L’aforisma di Ludwig Feuerbach: «L’uomo è, ciò che mangia» “di Adolfo Puxeddu; “I guanti bianchi” di Moreno Neri; “Il carattere iniziatico, rituale e dialogico della Libera Muratorìa” di Alessandro Sbordoni;  “La via del peregrino dello spirito: una voce che chiama dal profondo” di Gianmichele Galassi e Luna Pianigiani;  “Le due vie dello spirito nella chiesa del Santo Sepolcro a Bologna” di Gerardo Lonardoni.  Lo spazio recensioni dedicato a “Iramo – Poemetto” di Franco Salfi e al saggio “La Massoneria femminile nel mondo Dalle Logge d’Adozione alle Grandi Logge Femminili” di Mariano Bianca.

mercoledì 28 dicembre 2016

THE TWO SAINTS JOHN




The Scottish Reformation of 1559-60 swept away the Roman Catholic form of Christianity and ushered in was the new Protestant religion, which had a very different view of how God was to be worshipped. Gone was the Catholic form of worship (particularly the Mass), images of saints, Catholic symbols and other church paraphernalia. That which replaced it was quite different; simpler, plainer and all this took place within the lifetime of William Schaw (1550 - 1602) and his now famous statutes (1598 and 1599). He is the man who many now acknowledge to the Father of Modern Freemasonry for it was he who began the process which led to Freemasonry as we know it today. 
Many Lodges are named after a particular saint (St John is by far the most common, but there are many others ranging from St. Abb to St. Vincent included many Celtic saints) and we frequently hear general references to ‘the’ Saints John within Freemasonry. Some might be familiar with the symbol of the point within a circle, supported (to the right and left) by two parallel lines (see image).
If, however, Scotland's religion was so completely changed by the Reformation why do signs of the previous faith still linger within the modern Scottish Craft by reference to various saints?
Why are these two saints, St John the Baptist and St John the Evangelist, are regularly referred within Freemasonry? Answering these questions is the purpose of this short paper.
However, it is not the religious faith or the theological aspect that are for discussion here (that is for another time). It should always be remembered that the events of the Reformation created enormous and numerous changes within Scottish society. Bearing that in mind we will be better able to understand why saints remain part of Freemasonry today. 
The Edinburgh Register House MS (1696) is the oldest known Masonic 'ritual' in the world, and it is unequivocally Scottish. That is clear from the rhetoric, spelling and syntax etc. This ritual and others very similar to it, the Airlie MS (1705) and the Chetwode Crawley MS (c.1710) are also Scottish and these have been described and analysed elsewhere (see for example The Airlie MS in Vol. 117 of AQC – the annual journal of Lodge Quatuor Coronati, No.2076).
The first mention of a Saint John, and I shall reveal which one in a moment, is contained within the obligation (which is in itself significant) these earliest of rituals. Part of the obligation reads call on. "I swear by St John, and the square and compasses.’ This means that 140 years after the Reformation (1559 - 60), Saint John was still being ‘sworn by’ Scottish stonemasons during their ceremonies and that the saint was on a par with the Square and Compasses.’
Before discussing why St John's Freemasonry is described as such I wish to turn to our pre-Reformation forbears to try and understand what they were doing and what part, if any, St John played in their activities.
In the middle ages most trade(s), especially those with some economic power were able to form guilds (in the Scotland they were usually known as Incorporations). Without going into a lot detail, trades such as Baxters (bakers), Wobsters (weavers) etc. were allowed to participate to a limited extent in a town's political activities. Although they had little real power they at least they had a voice, no matter how small, within the town's political establishment. This was useful to them when matters relating to their craft, stonemasonry, were debated. For example, the incorporation would negotiate working hours and wages and other conditions of employment. In return for the small amount of political representation the incorporations had, in return, to agree to accept certain responsibilities. For example, they had had to agree to control their prentices (apprentices), and had to agree and accept responsibility for improving their member's morals.
The pre-Reformation church had played a much bigger part in people's lives. The day was structured around the timing of church rituals, holy days etc. It was common for groups such as merchants combine to pay for the upkeep of part (occasionally all) of a particular church. Rich individuals occasionally took sole responsibility for a particular place in a church. These ‘particular parts’ of a church were usually side aisles dedicated to a saint where prayers would be offered to that particular saint for the souls of deceased family members. 
When stonemasons attained the status of an incorporation, in Edinburgh, in 1475, they were given the responsibility for maintaining the aisle of Saint John the Evangelist within the St Giles, Cathedral. This meant that they had to keep the aisle clean and tidy, in good order, repair any damage and make regular donations of candle wax (which, of course, was used every day and was therefore expensive over the course of a year). In other words they met there regularly not only to hear prayers said for the souls of deceased stonemasons (The Mass) but also took the opportunity to discuss what was going on within the Craft.
It naturally followed that because the aisle was dedicated to Saint John the Evangelist whose feast day is the 27th December that was when most, if not all, the stonemasons would gather together. It was sensible therefore to use the period after the religious ceremonies had been completed that they conducted business – settle accounts, plan for the future, suggest changes in rules and practice, and most importantly initiate Prentices and make Fellow Crafts. The 27th December remains, the principal day in the calendar of Scottish Freemasonry (with the exception of St Andrew, 30th November – see below). It is for this reason today, that most Scottish Lodges continue to celebrate the 27th December and not the 24th of June (the feast day of Saint the Baptist) After the Reformation, many of the religious elements relating to saints, including aisles dedicated to them were abolished and that meant that stonemasons were no longer required to maintain ‘their’ aisle within St Giles Cathedral or other churches. However, they still required to conduct their annual business and simply continued to hold their ‘AGM’ on 27th December each year. This process can be seen from written records (including those of Edinburgh City Council for example), where this date is recorded as a meeting date of stonemasons both before and after the Reformation.
Once William Schaw (c.1550 – 1602), the Father of Modern Freemasonry, reorganised Scottish Lodges, those 'reorganised' Lodge’s records show that the 27th December continued to be their principal annual meeting. We now call these meetings ‘installations’ (usually on or about 27th December) because this is when the new Master is installed.
It is clear that St John the Evangelist was the patron saint of Scottish stonemasons but the question remains as to why he was chosen. The possible religious and theological reasons might be the subject of a later discussion but the thought does occur to the author that there is a very simple explanation. That is, when stonemasons became an incorporation the next available, or even the only available, aisle was that of St John the Evangelist! If this is true, as seems likely, then it was the church which ‘allocated’ this saint to them rather than the incorporation chose him as their Patron Saint. 
What then of St John the Baptist and St Andrew, both of whom figure albeit not so prominently within Scottish Freemasonry? When the grand Lodge of England was established in the 1717 it was known that ‘St John’ was ‘the’ Patron Saint. There was no doubt about this but there was doubt as to which St. John – the Evangelist or the Baptist? When setting up a new organisation, such as the Grand Lodge of England and there is a choice between a day in the depths of winter, when the days are dark, short, very cold and often wet, or a day in the middle of summer, with warm days and long hours of sunlight, which day would you choose? Our English brethren may have simply automatically assumed that no one would be crazy enough to chose the 27th December. Or, if they did know that Scotland used the feast day of St John the Evangelist, they ‘turned a Nelson eye’ to that inconvenient fact and chose the of the Saint John the Baptist whose feast day is at the height of summer - 24th of June annually.
When Lodges in Edinburgh decided that Scotland should also have its own Grand Lodge they paid particular attention to the procedures used to establish the formation of the Grand Lodge in London, and also adopted (one could believe almost without thinking because the were simply copying a previous example) St John the Baptist Day as their main feast day. Unfortunately, those organising this new body, the Grand Lodge of Scotland, had not taken into account the traditions of Scottish stonemasons, including their Patron Saint - John the Evangelist. The main effect of this was that the majority of stonemasons’ lodges in Scotland did not take part in the formation of the new Grand Lodge as they believed it would be quite wrong to overturn centuries of tradition and adopt a new Patron Saint and one that seemed to have been chosen for them by copying English Masons.
The new Grand Lodge of Scotland had got itself into a real pickle. If it persisted with St John the Baptist Day on which to hold its main annual meeting and installation of the Grand Master Mason it would offend all the stonemasons' lodges. If it adopted John the Evangelist it would offend all the speculative Lodges (the majority).which had been so involved in organising and supported its' creation from the beginning. In other words whichever Saint John it chose, it was going to upset one group or another. In a typical Scottish pragmatic move a compromise was reached – it adopted neither John the Evangelist nor John the Baptist and opted instead for the Patron Saint of Scotland. This is why therefore that although Scottish Craft Freemasonry is known as John’s Freemasonry the Grand Lodge of Scotland uses neither. It is also why St Andrew’s feast day, 30th November, is the Grand Lodge of Scotland’s Installation and Festival of St Andrew.
Last but not least this is also why the symbol shown here (with or without the actual figures representing the Saints John) is not appropriate within Scottish Freemasonry.

TODAY in Masonic History: Feast of St. John the Evangelist


Today in Masonic History we discuss the Feast of St. John the Evangelist.
The Feast of St. John the Evangelist is celebrated annually on December 27th and marks the mid-winter..
St. John the Evangelist, along with St. John the Baptist are the two St. John's referred to in Masonic ritual.
John the Evangelist, also referred to as John the Theologian and the Apostle John, lived from approximately 15 A.D. to 100 A.D. 
In the Bible, the Gospel of John refers to an unnamed "disciple whom Jesus loved." It is believed that the Apostle John wrote the gospel because, in part, the author refers to James and Peter and is not claiming to be either of these two disciples. The writer of this gospel also is writing the Gospel in the light of the Synoptic Gospels which are the gospels of Mark, Matthew and Luke. This leads to the conclusion that it must be the Apostle John. The term Evangelist comes from a Greek word which means "writer of the gospel", it is also in reference to the Latin word evangelium. In most Christian traditions, the Apostle John is John the Evangelist.
John the Evangelist as a historical figure was one of the "pillars" of the Jerusalem Church after Jesus' death. He is believed to be the only one of the Apostles to survive until old age. The other apostles all having been put to death for their faith. 
Some believe that John, around 95 A.D. was exiled to the island of Patmos. There it is believed that he wrote Revelations. This is a matter for debate though. Many scholars believe that John of Patmos was not John the Evangelist. Beyond the Gospel of John, there are many works that are attributed to John the Evangelist, most, including the Gospel of John are still debated whether John the Evangelist actually wrote them. There are some scholars that believe that the Gospel of John was not written by anyone named John. This debate has raged since 200 A.D.
For Freemasonry, the Feast of St. John the Evangelist was utilized by many of the early Grand Lodges in England and Scotland as well as individual lodges. The Lodge of Edinburgh was associated with the aisle of St. John the Evangelist in St. Giles Cathedral as far back as the 15th century. The Grand Lodge of All England, which was a masonic body located primarily in the city of York, as well as it's predecessor the Ancient Society of Freemasons in the City of York, elected it's President and, starting in 1725, its Grand Master on the Feast of St. John the Evangelist. The Antient Grand Lodge of England also elected it's Grand Master on that day. When the Antients and the Moderns merged in 1813 to become the United Grand Lodge of England it occurred on the Feast of St. John the Evangelist.

Inaugurata la mostra di Nidaa Badwan. Con Egidio Senatore



Andare per la Roma dei Templari


di Gerardo Picardo
(Adnkronos)



Un tempo, chi entrava nell’Urbe dalla via Tiburtina si trovava dinanzi un’antica porta di pietra che aveva scolpite due teste di toro. Quella esterna, rivolta verso la campagna, era un lugubre teschio; l’altra, prospiciente la città, raffigurava invece un animale vivo. Le due teste simboleggiavano i viandanti che giungevano nella Città Eterna: affamati e stanchi nell’entrarvi, rifocillati e vigorosi nel lasciarla.

Ma qual era l’aspetto di Roma all’epoca dei Templari, e quali luoghi della città furono teatro di eventi cruciali per la storia del leggendario Ordine? Lo si scopre nel nuovo libro di Barbale Frale, ‘Andare per la Roma dei Templari’ (il Mulino, pp. 156, euro 12), attraverso una serie di tappe significative. Come guida, il lettore ha alcune figure illustri: Hugues de Payns e Jacques de Molay, il primo Maestro e l’ultimo, e fra loro san Bernardo di Clairvaux, il grande mistico del XII secolo che fu la colonna ideologica e spirituale del Tempio.

“È un viaggio di bellezza e sapienza nella Roma del Medioevo, luogo evocativo che mostra il cadavere dell’Urbe antica e un pensiero di ricerca”, spiega Barbara Frale, Ufficiale presso l’Archivio Segreto Vaticano, da più di vent’anni tra i migliori studiosi dei Templari.

“Arrivare a Roma era come vedere Atlantide – rimarca la storica del Medioevo - ma anche un viaggio nella storia dei Templari che devono dialogare con i Papi e convincerli a fare dei frati guerrieri un Ordine religioso. Santa Croce in Gerusalemme resta la testimonianza più importante di questi percorsi, ma c’è anche il portico di San Giovanni in Laterano e Santa Maria all’Aventino, che conserva ancora oggi l’atmosfera originaria. Una struttura su un colle boscoso, come un monastero, metà fortezza e metà palazzo aristocratico. Fino al Vaticano, dove abita il Volto della Veronica e i suoi segreti, ma ci sono anche gli appartamenti papali dove i Templari ‘cubiculari’ erano tra i più stretti collaboratori del Pontefice. Come mostra un celebre affresco di Giotto, ad Assisi, che racconta il sogno di Innocenzo III. In quel dipinto, il templare e l’ospitaliere sono due cavalieri mentre dormono a terra, accanto al letto del Papa”.

Si racconta che il perimetro di Roma somigliasse a un leone. Quattordici porte si aprivano nel XII secolo lungo il circuito delle sue strade che sono sempre state incroci di destini. Quanti provenivano da Sud, come il primo Maestro dei Templari, Hugo de Payns, entravano dalla porta Asinaria, in perfetto stato di conservazione dopo 700 anni. A fare da scenario, una muratura resistente anche all’urto delle macchine d’assedio. Oltre la soglia, il viandante conosceva storie e litanie, tra il tufo scuro e la pietra sbozzata.

Il primo Maestro dei ‘Pauperes Commilitones’ paragona il suo Ordine ai piedi, la parte più umile fra tutte perché poggia direttamente in terra, ma proprio per questo sostiene il peso del corpo intero. I Templari videro quella terra sconnessa, “solcata dai carri dei mercanti e dai cortei degli imperatori”, che rigurgitava spezzoni di colonne, esili eppure immani, epigrafi e relitti di mondi trascorsi che continuavano a raccontare umanità e vissuti.

I guerrieri consacrati conobbero il palazzo del Laterano, dove dimorava l’erede dei Cesari, e le strade della gente comune. Entrarono nelle stanze del Segreto Consiglio ma anche tra i mercati, cogliendo la voce della folla, perché – nota la studiosa - “il contatto con il popolo era una questione vitale per la mentalità del Medioevo. Avveniva continuamente, e la gente entrava nella corte pontificia” attraverso il grande portico che si apriva sulla facciata del palazzo. Lì i primi Templari portarono la ‘bozza’ dell’Ordine del Tempio, composto da uomini vincolati da voti religiosi eppure legittimati a versare sangue: “Un vero e proprio ‘mostro’, qualcosa che in tutta la millenaria storia cristiana non si era mai visto”, rimarca Frale.

I Templari pregavano, combattevano, lavoravano. L’anima della Militia Salomonica Templi era curata da Bernardo di Clairvaux, Chiaravalle era l’altra Gerusalemme. E l’obiettivo dei frati guerrieri era riavvicinare chierici e laici. Godevano del privilegio ‘Omne datum optimum’, una sorta di immunità che oltre e benefici fiscali li portava ad essere una realtà soggetta a rispondere delle loro azioni esclusivamente al Papa.

Ma a Roma i Templari avevano soprattutto una casa che continua a custodire segreti nella pietra: Santa Maria all’Aventino. Nobile dimora, poi fortezza e convento dei cluniacensi – i monaci che coltivavano in allegro miscuglio ortaggi, fiori e frutta - fu proprio in quel luogo che il mistico Bernardo donò la sua tunica ai fratelli della Milizia Templare. Quelle mura sono il manifesto di una proposta di vita ‘altra’, Fatta di ferro di spade e forza di preghiere, con l’etica templare che insegnava a seguire una sana moderazione in ogni cosa.

Eppure quegli uomini devoti potevano celebrare a Gerusalemme gli ‘officia ad tenebras’, poiché avevano il permesso eccezionale di recarsi a Gerusalemme sulla tomba del Cristo nel cuore della notte per speciali cerimonie di adorazione. Chi voleva diventare Templare, doveva dimostrarsi capace di obbedire.

Le pietre dei Templari hanno come radice la grande rotonda dell’Anastasis, la parte interna della basilica che copre la tomba di Gesù, ma hanno anche il volto della magione di San Bevignate a Perugia, nell’essenzialità di un tetto coperto a volte costolonate come in tanti altri luoghi di preghiera templare, dove a dominare è quello che gli storici chiamano il ‘sermo rusticus’, un linguaggio anche artistico semplice e forte. Una tavolozza – scriverà Scarpellini - ristretta a poche ocre e terre, al bianco a calce, al nero vite, all’azzurrite, per cogliere l’immediatezza del segno.

L’Ordine ha fortune immense, ma i frati sono personalmente poverissimi, tanto che la normativa consente loro di tenere solo quattro denari. Eppure quella casa all’Aventino, innalzata in laterizio chiaro, fra il rosa e l’arancio, ospitò i Templari sempre in viaggio nel Mediterraneo con il loro mantello bianco e la croce rossa. Una norma precisa dei loro statuti proibiva infatti di pernottare in luoghi che non fossero le case del loro Ordine.

Gerusalemme, Roma, Parigi, tre case capitane del Tempio ed esse stesse emblema di tre fasi differenti della sua storia, finita con il tradimento di una sola notte. Tra coloro che frequentarono la basilica petrina tra il 1295 e il 1296 c’era anche un uomo che non era dato vedere spesso in Occidente: Jacques de Molay, da non molto eletto Gran Maestro dei Templari. Accompagnò nel suo viaggio di ritorno a Roma il Papa a cui fu legato fino alla morte, Bonifacio VIII.

Frate Molay abitò a lungo nella casa all’Aventino. Lì, dicono le cronache, il Gran Maestro indossava un semplice saio bianco, ma a Roma vide anche la ‘Veronica nostra’, la misteriosa effigie della Passione del Nazareno. Tanti i rimandi a cui invita il libro della Frale, fino a Filippo il Bello, il Re di Francia che fece scattare il piano d’attacco contro i Templari. De Molay gli rispose con espressioni di aperto disprezzo quando il sovrano francese offrì segretamente al Gran Maestro la possibilità di mettersi in salvo con la fuga, poiché non erano gli uomini del Tempio ma i capitali dell’Ordine al centro della macchinazione regia. “Epilogo di uno scontro annoso – chiude Barbara Frale- nel quale entravano rancori privati del re verso l’Ordine, ancora tutti da indagare”.

La Torre di Asti ispirò Disney. La scoperta di alcuni turisti americani:”Ci sono anche simboli massonici”/La Stampa


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martedì 27 dicembre 2016

Questa sera a Cagliari le tradizionali celebrazioni della Loggia Heredom per il San Giovanni d’Inverno


heredom-cagliariNella concezione esoterica, due volte l’anno si aprono le porte del cielo, e il Cielo entra in comunicazione con la terra: ciò avviene in occasione del Solstizio d’estate e in quello d’inverno, che coincidono con la celebrazione dei due santi che la Massoneria Universale ha eletto a suoi protettori: San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista.
La Loggia Heredom (1224) di Cagliari, il prossimo 27 dicembre, come ogni anno, organizza una tornata per la celebrazione del San Giovanni d’Inverno e ripropone il tradizionale rituale della Festa della Luce.
Si legge nell’invito della Loggia Heredom: “Al Solstizio d’inverno – la Festa delle Luce – il Sole, simbolo visibile dello spirito, si è ritratto nelle caverne del settentrione. Le giornate si sono accorciate e le notti allungate. Il dolore è nelle nostre anime perché il Sole è calore, vita, luce. Noi Fratelli ravvisiamo in questa rituale morte del Sole una fase della perenne lotta tra il bene e il male. Ma il nostro dolore è temperato dalla certezza che il Sole, dopo la sua discesa agli Inferi, risalirà allo zenith della nostra coscienza”.
L’appuntamento è per martedì 27 dicembre, alle ore 20,00, presso la Casa dei Liberi Muratori di Cagliari, in Piazza Indipendenza 1. È gradita la conferma della partecipazione al recapito: segreteria@heredom1224.it.
L’evento è a carattere interno.

L'unicorno di Giordano Bruno Galli


di Tiziano Busca



Tutti pensiamo che la luce sia qualcosa di esterno perché siamo 'Uomini della Terra' e la cerchiamo laddove vediamo la sorgente che appare ai nostri occhi, al nostro sguardo.
Se fossimo 'Uomini dell' Universo' avremmo la consapevolezza che la luce ci viene donata dentro di noi come la vita. E come la vita ci appartiene. Spetta solo a noi stessi liberarla nel nostro viaggio terreno e renderla, come una fonte, disponibile a tutti coloro che con noi condividono un tratto di strada, una emozione, un incontro.
Cosa resta all'Uomo dell'Uomo?
Solo la luce dello sguardo, il calore della emozione, l'energia dell'abbraccio, il fuoco della parola!
L'Uomo dell'Universo non scrive, esalta con la parola la sua luce ed il sogno del suo viaggio nella Pietra.
E solo là, dove l'Unicorno racchiude la purezza dello spirito sacro, nella Avalon della nostra ricerca ritroveremo l'essenza del profumo degli iniziati.
Là dove i Saggi ed i Maestri che ci hanno preceduto ci attendono.
I Maestri, per non farci dimenticare la Via, lasciano testimonianze materiali che ogni giorno debbono farci riflettere.
Questa statua che raffigura l'Unicorno è stato il regalo che ho ricevuto da Giordano Bruno Galli nel suo ultimo Natale terreno.
Un monito, un insegnamento, un incoraggiamento, un augurio.
Per non perdersi, come Uomini della Terra, nella materia. 

“L’Antico Codice” di Eugenio Lo Gullo spiega la Massoneria in chiave antropologica


E’ appena uscito L’Antico Codice, il nuovo libro di Eugenio Lo Gullo, pubblicato da Apollo Edizioni.
copertina-libro-antico-codiceIl testo si propone di far conoscere al lettore alcuni aspetti psicologici, antropologici e sociali della Massoneria, attraverso l’analisi dei fattori che hanno fatto nascere negli esseri umani il bisogno di trovare nella loro stessa natura regole e forme di cooperazione, convivenza, sviluppo psichico e di comunicazione universali. Inoltre, ci si è posto l’obiettivo di riportare alla luce le radici dell’Antico Codice, presente in ogni cultura, che raffigura il basamento stesso del Tempio Massonico che vede la sua genesi nella Fisica Naturale volta all’evoluzione psicofisica e culturale della specie umana. Difatti, nel Diritto Naturale, come in Massoneria, gli esseri umani nascono Liberi, Uguali e Fratelli. L’Istituzione Iniziatica, pertanto, al di là di scarni pregiudizi sociali, altro non è che uno straordinario e complesso sistema psicosociale organizzato e universale proiettato verso il progresso psichico e culturale dell’essere umano e dell’umanità intera. L’opera, attraverso un linguaggio chiaro e semplice, vuole stimolare innumerevoli ipotesi di riflessione per far conoscere al lettore la natura massonica intesa come strategia di ricerca e conoscenza, scienza e filosofia, fisica naturale e sociale. Una misteriosa ed affascinante realtà, presente in ogni parte del mondo, che ha coinvolto idee e menti geniali di ogni epoca storica e che ha costruito il mondo moderno, rivelandosi sempre moderna e cosmopolita e tutto questo non può non farci riflettere.
Eugenio Lo Gullo – Nato a Torano Castello (Cosenza) – Psicologo, Psicoterapeuta, Docente Emerito presso l’Università “La Sapienza” di Roma, Direttore di un Centro di Psicologia Polispecialistico, ha condotto Ricerche e Convegni in campo scientifico nazionale e internazionale ed ha pubblicato fra l’altro: L’ambiente domestico, Università “La Sapienza” di Roma, 1994/1995. Prevenzione degli incidenti nella terza età, Spazio Comune Edizioni, Roma, 1995. Bambini in casa, Edizioni Psicologia, Roma, 1995. Peso sovrappeso e obesità, Guidaverde Editrice, Roma, 2001. Talassemia, Edizioni Psicologia, Roma, 2000. Thalassemia, Edizioni Kappa, Roma, 2003. Lo sviluppo umano, Edizioni Psicologia, Roma, 2002. Lo sviluppo umano nell’arco di vita, Edizioni Kappa, Roma, 2003; Psicologia & informatica, Edizioni Kappa, Roma 2003; L’Ipnosi. Edizioni Kappa, Roma, 2003; Psicologia della comunicazione multimediale, Edizioni Kappa, Roma, 2003; Il bambino multimediale, Edizioni Kappa, Roma, 2004. L’Adolescente planetario, Edizioni Kappa, Roma, 2004. L’amare a l’amore, Edizioni Kappa, Roma, 2005.

Festa dei 40 anni e festa della luce per la loggia Armonia di Roma. Celebrazioni a Casa Nathan


Si è tenuta a Roma il 14 dicembre 2016 presso il tempio maggiore di casa Nathan una tornata rituale per celebrare i quarant’anni della fondazione della loggia Armonia (938) all’Oriente di Roma. Alla tornata in grado di apprendista ha preso parte il Gran Maestro e circa centocinquanta Fratelli giunti da vari Orienti. I lavori  sono stati dedicati alla celebrazione del rituale della luce e alla particolare ricorrenza interna all’officinailluminandola di un valore e di un senso che trascendono verso un significato massonico più grande e appropriato.
Intorno agli assi rappresentati dalla luce, il cosmo, e l’amore si è basato il rituale in cui il fuoco ha simboleggiato efficacemente la dimensione liminale del solstizio, il passaggio dalle tenebre alla luce, da una condizione a un’altra. 
Il fuoco, che ai massoni, ricorda e segnala quella che deve essere la loro attitudine più profonda, il porsi consapevolmente tra il bianco e il nero, il vivere e fare proprio l’attimo che connette il passato con il futuro in un unico movimento,
In questo senso l’azione di rimemorazione ha acquisito una funzione vivificante e in questo senso il quarantennale che si è celebrato e festeggiato in catena fraterna, grazie all’abbraccio stretto con i tanti fratelli intervenuti, ha acquisito la sua connotazione profonda e quella che solo ha senso iniziatico massonico.

Tornata delle logge aretine il 27 dicembre ed incontro dei fratelli delle logge di Piombino il 28 alla presenza del Gran Maestro Stefano Bisi


Tornata a Logge Riunite il 27 dicembre ad Arezzo dove si svolgerà il tradizionale appuntamento di fine anno fra i fratelli delle officine della città e della provincia. 
Ai lavori che inizieranno alle ore 20.30 nella casa massonica di Arezzo sarà presente il Gran Maestro Stefano Bisi, accompagnato dal presidente del Collegio dei Maestri Venerabili della Toscana, Francesco Borgognoni e dal Gran Maestro onorario Massimo Bianchi. 
Un’altro incontro si svolgerà mercoledì 28 dicembre a Piombino, dove alle 17.30 e’ prevista la tradizionale riunione tra i fratelli della Val di Cornia a Marina di Salivoli per gli auguri di fine anno. Anche a Piombino parteciperà il Gran Maestro accompagnato dal
Gran Maestro onorario Massimo Bianchi e dal Presidente della Toscana Francesco Borgognoni.

Massoneria, libri in dono al disabile della foto “censurata” da Renzi | Pride Online


Volumi per Natale a Federico Negri. Il 22enne è divenuto un caso dopo che lo staff di Palazzo Chigi ne vietò la pubblicazione d’una foto col premier.
di Francesco Lepore pubblicato su Pride On line il 27 dicembre 2016
Un 25 dicembre speciale per Federico Negri grazie ai massoni di tutta Italia. I “fratelli” del Goi (Grand’Oriente d’Italia) gli hanno infatti donato una cinquantina di libri sulla libera muratoria. E così il 22enne piemontese, che vuole laurearsi in scienze politiche con una tesi sul latomismo, ha trovato sotto l’albero di Natale regali quanto mai inaspettati.
Federico è il giovane disabile, divenuto nel novembre scorso un caso nazionale in occasione della visita di Matteo Renzi ad Alessandria. Al termine dell’inaugurazione del Ponte Meier sul Tanaro l’allora presidente del Consiglio si era trattenuto a parlare brevemente col giovane in carrozzina. Un incontro fissato da uno scatto, mai postato però sulla pagina fb di Matteo Renzi a differenza di altre foto relative alla visita nella città piemontese. Nulla di strano, indubbiamente, se per un’ora non fosse comparsa sull’account del premier una nota di servizio da non pubblicare: «Tutte tranne il disabile».
Un’indicazione che, diretta al social media menager in merito alle foto da postare, non era però sfuggita agli internauti. Su Twitter era stato così lanciato lo screenshot del post originario prima della modifica. Come prevedibile, la notizia era divenuta a tal punto virale da indurre Franco Bellacci, storico collaboratore di Matteo Renzi e componente della segreteria particolare, a rilasciare su fb una precisazione: «Sono stato io a dare indicazione di non mettere la foto scattata ad Alessandria con il disabile sulla pagina di Matteo Renzi. È una bella foto, ma temevo le solite accuse di strumentalizzare la disabilità. Tutte le volte che Matteo posta foto con disabile i commenti sono in maggioranza contrari accusandolo di strumentalizzare. Tutto qui».
Ma anziché scemare la polemica era maggiormente divampata quando si conobbe il contenuto della breve conversazione tra Matteo Renzi e Federico Negri. A renderlo noto il papà del giovane, che aveva anche filmato l’incontro dell’8 novembre: «Quando mio figlio ha saputo di questa polemica sulla foto si è fatto una risata, non è per niente offeso. Anzi. A lui interessa molto la politica ed è contento di aver parlato con Renzi, anche se per pochi minuti. Gli ha raccontato che sta preparando una tesi sulla massoneria. E gli ha pure detto che voterà no al referendum».
Il 10 novembre Federico partecipò al convegno “Le speranze degli italiani”, organizzato dall’officina Marengo di Alessandria in occasione dei 70 anni della Repubblica italiana. Durante i lavori congressuali ci fu l’incontro con Stefano Bisi, Gran Maestro del Goi, che invitò il giovane a visitare l’archivio storico presso la sede romana di Villa Medici del Vascello. «Ringrazio Renzi – così Bisi in quell’occasione – che con questa polemica ci ha dato l’opportunità di conoscerti. Sei un bell’esempio di coraggio, forza, umiltà, cardini dell’idea massonica».
Poi per Federico la sorpresa natalizia. Libri sulla massoneria che, provenienti dal Vascello, dalle logge d’Alessandria e d’altre città italiane nonché dall’editrice senese Betti, sono stati direttamente consegnati al laureando da alcuni esponenti del Grand’Oriente. Stefano Bisi non ha nascosto la sua gioia.
Contattato da Pride Online, il Gran Maestro ha raccontato d’aver ricevuto il 24 dicembre una telefonata da Federico, che ha detto con voce rotta dalla commozione: «Ringrazio tutti voi. Non mi sento più solo». Un gesto di solidarietà e vicinanza che, come ha aggiunto Stefano Bisi, sta coinvolgendo altri massoni: «Sono tanti i fratelli che stanno chiamando, per inviare libri in dono a Federico».
GUARDA LA GALLERY SULLA FOTO “CENSURATA” DI FEDERICO NEGRI