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giovedì 27 luglio 2017

La collana del Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia





Il supremo maglietto e la collana sono i due oggetti che identificano simbolicamente il magistero massonico e che si trasmettono da Gran Maestro a Gran Maestro.
Il primo sta a rappresentare la forza di volontà, la determinazione ad agire per il bene secondo virtù e coscienza e la costanza del lavoro per ottenere il risultato desiderato: è lo strumento che modella la materia, l’emblema della capacità di agire rapidamente e con precisione. 
Il secondo è un vero e proprio gioiello prezioso con una sua storia relativamente recente e ben documentata che a un certo punto si ammanta di leggenda. Cesellata e gemmata la collana, di cui i Gran Maestri del Grande Oriente si fregiano in alcune occasioni speciali,
è opera dell’orafo Farnesi di Lucca. Fu donata al Gran Maestro Adriano Lemmi dal fratello Achille Ballori, a nome dell’Obbedienza, la sera del 20 settembre 1895 nel Tempio dell’Istituzione ospitato a Palazzo Borghese a Roma. L’occasione era la celebrazione del venticinquesimo anniversario della fine del potere temporale dei papi e della rivendicazione di Roma all’Italia. Alla morte di Lemmi avvenuta, il 23 maggio 1906 a Firenze, la collana fu custodita dal figlio Emilio che la consegnò al Gran Maestro Ettore Ferrari il 2 settembre 1915 affinché rimanesse “in perpetuo fra i cimeli del Grande Oriente” e affinché se ne potessero fregiare i futuri Gran Maestri. 

E così è stato fino ad oggi. Ma ci fu un momento – e qui si entra appunto nella leggenda – in cui la collana scomparve misteriosamente nel nulla. Accadde dopo il 22 novembre del 1925 quando l’allora Gran Maestro Domizio Torrigiani fu costretto a sciogliere tutte le logge. Contro i massoni si scatenò una inarrestabile spirale di violenza. La sede storica di Palazzo Giustiniani venne presa d’assalto e devastata dagli squadristi in camicia nera. 
Ma la preziosa collana del Gran Maestro fu messa in salvo. Si racconta che, passata di fratello in fratello, riuscì a sfuggire ai fascisti, nascosta tra le pieghe della fasciatura di un neonato, Giulio Paolucci, che da adulto verrà poi affiliato alla Loggia Pisacane di Ponza Hod n° 160 di Roma. Ma, ritornando alla storia, a riportare a casa il gioiello tempestato di piccoli brillanti e smeraldi fu ufficialmente Giulio Bacchetti che lo consegnò al Gran Maestro Guido Laj durante la cerimonia della sua investitura nella suprema carica, nel 1945. 

Da una valutazione dattiloscritta non datata e non firmata, presumibilmente redatta da un gioielliere dopo il 1948, si acquisisce una descrizione completa della collana in oro massiccio del peso di gr. 155 e di tutti i pezzi che la compongono, stimata allora in due milioni di lire.
Il rovescio in oro liscio sottostante al medaglione centrale e propriamente al disco
di catena porta la seguente incisione: "Adriano LEMMI 33, 1885-1896".
Segue il rettangolo, dove è inciso: "Ettore FERRARI 33, 1904-1917".
Segue sul disco: "Domizio TORRIGIANI 33, 1919-1932".
Segue il rettangolo con inciso: "Ugo LENZI 1949".
Comincia il primo rettangolo a sinistra del disco centrale con la seguente incisione: "Ernesto NATHAN, 33 1896-1904, 1917-1919".
Segue il disco con l’incisione: "Guido LAJ 1945-1948".

Documentazione fornita dal Servizio Biblioteca del Grande Oriente d'Italia.



La perizia

Composta da dischi e rettangoli sui quali sono incisi svariati simboli esoterici, legati tra loro da una catena in oro costituita da una doppia fila di nodi d’amore e sul cui retro è impresso il nome dei Gran Maestri che si sono succeduti alla guida del Grande Oriente, ha un medaglione centrale intitolato a Lemmi in forma di corona d’alloro con al centro un compasso a punta allargato e due mani che si stringono.