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lunedì 26 giugno 2017

Il Tempo intervista il Gran Maestro Bisi: “Con gli attacchi alle logge vogliono minare la democrazia”


Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia
“È allarmante quanto sta accadendo, è in pericolo la democrazia”. Per il Gran Maestro Stefano Bisi, a capo del Grande Oriente d’Italia, la proposta di legge del vicepresidente della Commissione Antimafia, Claudio Fava, che vorrebbe vietare l`adesione alla massoneria a magistrati e forze dell`ordine ha un precedente inquietante.
Bisi, come vede le recenti analisi fatte dalla Dna e dalla Dda reggina sul binomio massoneria-organizzazioni malavitose? “La massoneria è fatta di più organizzazioni massoniche, il Goi è quella più antica. Ma non è l’unica organizzazione massonica che esiste. Io posso rispondere del Goi, non per chi fa parte delle altre. A chi usa il termine generico, anche ad alti livelli istituzionali, vorrei dire di usare qualche cautela in più. Perché le parole sono come le frecce: se uno le tira non tornano più indietro. E a forza di dirlo si possono creare danni alle persone e alle loro famiglie”.
Secondo lei si rischia di sparare nel mucchio insomma. “Esatto. Perché nella famosa inchiesta di Reggio Calabria c’è uno solo su 45 coinvolti iscritto al Goi, che venne da me sospeso perché si sarebbe adoperato per spostare un dipendente della Regione da un ufficio a un altro. Però c’è anche un sacerdote fra questi, allora che si fa? Si vanno a sequestrare i nomi di tutti chierichetti della Calabria come hanno fatto con noi? Con un’azione violenta tra l’altro”.
Come procede il ricorso alla Corte Europea contro il sequestro degli elenchi da parte della Commissione? “Il ricorso alla Corte Europea c’è ma noi abbiamo fatto una denuncia alla procura di Roma. Perché riteniamo che ci sia stato un abuso da parte della commissione parlamentare d’inchiesta. Non c’è stato neanche un grande sforzo di fantasia perché è andato nell’archivio della Camera dei Deputati e ha copiato una legge del 26 dicembre del 1925 firmata da Benito Mussolini. Io credo che questo sia un segnale d’allarme per tutti i cittadini italiani”.
Si spieghi. “Successe una cosa simile prima dell’avvento del Fascismo. Quando di fronte a una proposta di legge contro la massoneria depositata in parlamento si alzò Antonio Gramsci, che non era massone, ma disse che da lì a poco sarebbero
finite le libertà di tutti”.
Rosi Bindi ha detto che la massoneria è uno stato nello Stato. È così? “Credo che noi siamo l`unica associazione che quando un profano diventa libero muratore giura fedeltà alla Costituzione della Repubblica Italiana Nel giuramento c’è proprio scritto di essere fedele a essa e alle leggi che ad essa si conformano. Che vuol dire Stato nello Stato? Nei partiti che l’onorevole Bindi ha frequentato come li tengono gli iscritti? O i verbali delle riunioni? Spero che ci sia la stessa attenzione. Come c’è questa attenzione ossessiva nei confronti della massoneria”.
La pressione su di voi ha subito un incremento di recente, ci sono ragioni più profonde? “L`incremento è lo stesso prima dell’avvento del Fascismo quando all’assemblea costitutiva del partito nazionale fascista venne sancita l’incompatibilità fra l’appartenenza a una loggia massonica e al partito. Oggi ci sono alcuni partiti che sanciscono la stessa incompatibilità. Alla fine, dopo il verdetto della commissione presieduta da Giovanni Gentile, la massoneria venne definita come il cancro della società. E dopo quella commissione arrivò la legge che spiegavo. Oggi, nell’attuale commissione parlamentare, due membri di questa fanno la stessa proposta C`è pericolo per la tenuta della democrazia. Noi andiamo avanti, siamo da tutte le parti. Si cerca di essere pronti e disponibili a fare tutto. Leggo ora: la prossima settimana Mattiello chiede calendarizzazione in commissione giustizia. C`è un’intenzione persecutoria”.
Quello che vi si contesta è un rapporto ambiguo con la legalità. Secondo lei non può darsi che ci siano state responsabilità, anche dei vertici, nei rapporti con le istituzioni? “C’è stata la breccia di Porta Pia nel 1870 che non abbia fatto piacere a coloro che riunivano il potere temporale e spirituale. Poi la pagina della P2 non è stata una pagina bella per il Grande Oriente. Abbiamo fatto le nostre autocritiche, la loggia era fuori controllo. Non so però quanto ci si debba portare indietro questa problematica”.
Enrico Lupino