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lunedì 13 marzo 2017

Vascello Letterario, presentato il libro di Alessandro De’ Rossi “Non solo carcere”. Dibattito su diritti e società


vascello“Non solo carcere” il libro dell’architetto Alessandro de’ Rossi, edito da Mursia, è stato presentato il 10 marzo al Vascello Letterario,  che prosegue così la sua navigazione nel mondo della cultura e del sociale. Affollata la sala Paolo Ungari della Biblioteca del Grande Oriente dove si è tenuta la tavola rotonda, moderata da Angelo Di Rosa,  nel corso della quale  sono stati affrontanti temi scottanti e di grande attualità legati alla drammatica emergenza dell’affollamento degli istituti di pena, ai diritti spesso violati di chi si trova dietro le sbarre, alla difficile e toccante realtà dei bambini, figli di madri detenute. All’incontro sono intervenuti Pierluigi Marconi, psichiatra; Tiziana Primozich, giornalista; Leonardo Scarcella, architetto amministrazione penitenziaria. Tutti di grande spessore gli interventi, che hanno toccato tutti gli aspetti di un problema che giace irrisolto da decenni sui tavoli della politica, nonostante svariati e spesso improvvisati tentatavi di soluzione. Tutti di grande spessore gli interventi. De’ Rossi, che ha proclamato con orgoglio la propria appartenzenza alla Lidu, la Lega italiana dei diritti dell’uomo, fondata nel 1919 da Ernesto Nathan grande massone e indimenticabile sindaco di Roma, si è soffermato a parlare dell’interazione tra il luogo e chi lo abita. “Il carcere -ha detto- non deve essere costrizione,  ma deve mirare al recupero dell’individuo.La pena, che è un sequestro del tempo, deve diventare un’opportunità per l’idividuo di migliorarsi. Ma purtroppo, il carcere italiano -ha sottolineato- ancora non funziona. Secondo le statistiche del nostro centro studi l’attuale indice di affollaento è del 123%”. Un dato inquietante, ha sottolineato anche lo psichiatra Marconi, che ha citati i casi di suicidio e tentato suicidio, e si è soffermato a parlare della pietra, la pietra come simbolo della struttura carceraria che scolpisce la mente. “Noi esseri umani -ha detto- siamo abituati a plasmare il nostro ambiente, il carcere invece può influenzare la mente”. La situazione delle donne e dei bambini in carcere è stato l’argomento al centro della riflessione di Tiziana Primozich, che ha riferito che in Italia sono 40 le madri detenute con i loro 46 piccoli e ha sottolineato quanto sarebbe importante prevedere per queste mamme con i figli strutture di detenzione attenuata, che purtroppo sono poche in Italia. Ma una buona notizia c’è, ha detto, ed è stata l’annunciata destinazione, fatta proprio oggi dal sindaco di Roma, dell’imminente apertura a questo utilizzo della Casa di Leda all’Eur. “Dal 2009 al 2014 si è discusso molto e progettato – ha sottolineato poi Scarcella architetto della amministrazione penitenziaria- non i è riusciti a costruire nulla degli 11 istituti e 20 padiglioni che dovevano essere messi in cantiere. Invece bisogna lavorare in fretta e magari dare attuazione alla legge del 1979 che aveva alzato il livello delle strutture ma che poi è stata largamente disattesa”. Ha concluso il Gran Maestro Stefano Bisi, con un appassionato intervento. “Noi -ha detto- non possiamo rimanere distanti e indifferenti a queste emergenze. Non possiamo limitarci al nostro lavoro rituale nei templi, ma dobbiamo portare il nostro impegno fuori delle porte delle nostre officine. Noi dobbiamo diventare una palestra di educazione civica. Deve essere anche questa la nostra risposta a chiuderci negli angoli bui della società, a chi vuole cancellare la nostra libertà”.

Il libro
Non solo carcere De RossiCarceri sovraffollate, invivibili per detenuti e lavoratori. Il problema giace irrisolto da decenni sui tavoli della politica nonostante svariati e spesso improvvisati tentativi di soluzione. Non si può affrontare il problema carceri se non si affronta una visione sistemica che tenga conto di tutti gli aspetti normativi, architettonici, finanziari, sociologici e politici. Questo nuovo testo, che fa seguito a “L’universo della detenzione” pubblicato nel 2011, affronta il problema con una visione d’insieme grazie all’apporto multidisciplinare. Al centro c’è la progettazione architettonica, la “pietra” come elemento determinante della qualità della pena. Un contributo per studiosi e professionisti che operano nel mondo penitenziario, che offre nuovi punti di vista, suggerimenti e analisi per ripensare l’esecuzione penale.
Luciano Bologna è professore aggregato alla Facoltà di Economia dell’Università degli Studi di Roma, La Sapienza, presso il Dipartimento di Management e Tecnologie.
Bruna Brunetti, già dirigente generale del ministero della Giustizia, è stata provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria degli istituti dell’Abruzzo e del Molise, ove ha realizzato un nuovo modello di detenzione secondo le linee di indirizzo europee.
Domenico Alessandro De’ Rossi, architetto e urbanista, è professore a contratto di Pianificazione territoriale, costiera e portuale alla facoltà di Ingegneria dell’Università del Salento. Nel 2005 è stato chiamato dal governo della Libia per la pianificazione del nuovo Programma Penitenziario conforme alle disposizioni dei Diritti umani sotto il patrocinio delle Nazioni Unite coordinando docenti universitari e professionisti per il Piano nazionale delle carceri dello Stato per oltre 6000 detenuti.
Roberto Liso, già dirigente dell’Amministrazione penitenziaria (negli ultimi anni di lavoro si è occupato della sanità nelle carceri) ed esperto di legislazione riguardante l’impiego pubblico, ha partecipato a commissioni di studio di livello nazionale.
Pier Luigi Marconi, psichiatra, studioso delle applicazioni cliniche dell’intelligenza artificiale, ha svolto attività di ricerca presso la Clinica psichiatrica dell’Università di Roma, presso l’Artemis Neurosciences di Roma e presso il dipartimento di Psicologia Clinica e Dinamica dell’Università di Roma.
Stefania Renzulli, architetto, esperta di riqualificazione ambientale e di pianificazione territoriale nel settore dei beni culturali, lavora presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri al dipartimento di Protezione Civile.
Enrico Sbriglia, specializzato in Diritto Amministrativo e Scienza dell’Amministrazione, è abilitato all’esercizio della Professione Legale. È dirigente generale, provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria per gli istituti del Triveneto.